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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 23 novembre 2013 alle ore 9:55
    La verità

    La verità io cerco
    dentro un labirinto
    Ombre su ombre
    ombre cupe
    ombre sinistre
    ombre accigliate
    si accalcano
    Non trovo varco
    insisto
    Mi scoro
    persisto
    Senza un attimo di indugio
    avanzo
    indietreggio
    cambio percorso
    mi angoscio negli angusti meandri
    sempre più incerti
    Un leggero raggio di luce
    come per prodigio
    accade all’istante
    toglie ombra
    la riduce
    dà animo
    E poi
    come il sole a mezzogiorno
    ogni ombra si dilegua
    e la verità risplende.

  • 23 novembre 2013 alle ore 0:01
    Piove

    Piove sui monti
    Piove sui pendii
    Piove a valle
    Piove in pianura
    Piove sui terreni
    Piove sulle strade
    Piove sulle case
    Piove sui prati
    Piove ovunque
    Pioggia simil a bomba dal ciel precipita!
    Acqua
    Tanta acqua fluisce
    Niente alberi
    Tanta acqua più forte scende
    Niente muri
    Tanta acqua ancora più impetuosa scorre
    Niente ostacoli
    si riversa nel  ruscello  che s'ingrossa a dismisura
    acqua  che si fa furia
    diventa fiume
    fiume che esonda
    fiume che distrugge
    fiume che trascina ogni cosa
    fiume che porta morte
    fiume che provoca desolazione.

  • 22 novembre 2013 alle ore 15:23
    Una vita a basso costo

    Col desiderio di rigenerarmi
    nella carità soffusa di speranza

    agisco nell'attenzione per la verità

    senza scordare la pratica della vita
     
    Percepire le dimensioni della promiscuità

    nel rumore dei gemiti
    che risuonano nel cuore 

    nella dipendenza degli umori

    oppure d'amari amori

    Amputato nelle risorse

    arranco a scalare
    montagne di dolori

    con le emozioni
    che li accompagnano

    schivando i parassiti
    che si annidano
    tra quelle crepe

    con l'eco
    ad alzare il suo grido

    contro purghe approssimative
    e sentenze compromissorie

    finchè

    con la coscienza addormentata
    e la memoria cancellata

    rimanere solamente
    un rumore di sottofondo
    .
    cesaremoceo

  • 22 novembre 2013 alle ore 13:55
    Haiku

    S' insinua il gelo
    Vibra una scia di luce
    Scalda l'anima!

     

  • 22 novembre 2013 alle ore 9:22
    All'orizzonte

    Vedo Ulisse scrutare l'orizzonte
    il cuore brama Itaca lasciata
    con i pietrosi monti e Penelope
    se mai dopo tanti anni ricorda.

    Immagino Penelope uguale
    l'occhio che corre nel vento
    per ritrovare la nave sul mare
    quella che lo sposo portò lontano.

    Orizzonte fatto di sguardi
    d'attese e desideri di ritorno
    infine diradate scure nubi.

    Lontano andare un giorno
    deserti avere in cuore anni
    per ritrovarsi all'orizzonte caro.

  • 21 novembre 2013 alle ore 22:46
    Il risveglio dei fiori notturni

    Sbocciasti in un balletto
    illuminato dal riflettore della luna
    indaffarata ad annaffiar di luce
    il giardino di stelle.
    I petali si apriron lentamente
    mentre giravi piano su te stessa.
    E tu schiudendo piano gli occhi
    abbandonasti la posizione a guscio.
    In un attimo eri donna
    eri poesia.

  • 21 novembre 2013 alle ore 21:49
    SPETTRI E ANIME SOGNANTI

    Spettri di giocolieri
    errabondi e dannati
    fluttuano a mezz’aria
    con lingue di fuoco
    spaventando
    le fragili anime sognanti
    ai margini delle illusioni,
    sgretolando il muro protettivo
    del loro argenteo giardino
    in cui sorgono
    parole profetiche d’amore.
     

  • 21 novembre 2013 alle ore 20:37
    Sei Cento Cinquantacinque

    Quale stupido tributo volevo ti consegnai
    mentre Gennaio infuriava, certo meno
    turbolento di tutto il Gennaio precedente
    in cui ero vestale di un sacro, composto,
    omogeneo patto infantile.
    Una pila di carne imbrigliata fra il pullover
    e la finestra, il contenzioso del darsi
    o meno farcita, inamidata della più
    tenera, bianca delle paure.
    Quale stupido, povero, bislacco
    offertorio la mia professione di amore
    nei tuoi confronti! Io, appena imburrata
    di vita,un furetto, la lepre imbevuta
    dei fari - Parche sulla mezzadria
    di montagna. Ed ero venuta così,
    impreparata, infreddolita, con i piedi
    infilati nelle scarpe come in un'armatura
    di morte, muovevo una gamba e quella
    stessa chiamava l'altra che ancora
    esitava. Sotto il mare, il mare scacchiera
    di Gennaio, le bandiere srotolate dal
    vento, paraventi giramondo e multilingue,
    il sole - ghiaccio piantato come una boa
    in mezzo alla strada, fra le strisce pedonali
    ed una seicento rossa che strombazza
    la follia del suo cocchiere. Ma io amo! -mi
    dicevo - ed il mio  amore mi fa da traino
    e sono tutta dietro questo aquilone che
    mi cinge i fianchi e dal seno scopre
    le ginocchia. Forse perfino  si accorge
    della brulla regione che ancora non
    ha deposto agli armenti la finitura
    con cui avvicendare, come d'abitudine
    umana, alle ossa già stanche nuove,
    fresche giunture. Quale stupido
    tributo volevo tributarti, altero
    Giove veloce più dell'agile Mercurio.
    Io là irretita sulle coperte di altri,
    fra giochi adulti.
    Con tutto il mio mondo pret a porter
    stretto in una borsa, marsupiale
    sporco di chewingum a cui,
    di nascosto da te, sussurro:
    " Ssssh! Non dirgli chi sono"

  • 21 novembre 2013 alle ore 19:55
    Dipinti fiori

    Dipinti fiori al cuore per la gioia
    stanno quando s'oscurano le ore
    in ogni tempo e di vita stagione
    a confortare colorando l'anima.

    Ricordano e promettono momenti
    colmi d'amore con azioni belle
    felici per pienezza dell'esistere
    a chi nel buio dispera d'aver luci.

    Un appiglio sull'orlo del burrone 
    segnalano con dolci profumi
    vincendo la tempesta le corolle.

    Sono della natura esili mani
    a tirar su al nitido celeste
    a rinfrancare come amici cari.

  • 21 novembre 2013 alle ore 19:52
    Sei Cento Cinquantaquattro

    Papà, volevi mettermi al trotto
    una domenica, il maneggio in salotto,
    l'argenteria luccicante la chiostra
    fredda del drago, la faccia del coccodrillo.
    Per staccionata una sola ringhiera.
    Sulla sella superba, duna di plastica
    e senza pelo, una banda color
    saraceno uguale uguale alla
    pelle di Ken, salivo insicura,
     i piedi, cuccioli fra il feltrino
    e la ciappa azzurra, tremavano
    a turno. Ero a qualche centimetro
    dal tappeto color bocca di donna
    eppure tremavo, con te che mi
    incitavi a tenere il passo, a
    dondolarmi, così facevano in
    cento altre stanze altri cento
    bambini. Papà, tutti ci stavano
    intorno ed io nel mezzo, meridiana
    non alta un metro con le lancette
    blu di blu e le unghiette brevi.
    Al centro, si. Come la ballerina
    del carillon, il buco della ciambella
    e tu con i tuoi " Oop!" mi davi
    il tempo, metronomo di un metro
    e novanta, tutto negozio ed
    Alfa sud bianca,  squalo bianco
    col muso prominente e gli interni
    caldi, tu dentro pilota e nocchiero,
    sub e cacciatore, le ray ban pulite
    ed i baffi inquadrati, due parentesi
    in grassetto sulle labbra da Vomero.
    Papà tu mi volevi ambiziosa ed
    impettita sulla schiena toffee
    del nuovo inquilino,comprato
    ricordo nella Napoli che ci piaceva,
    la Napoli dei venerdì e del pesce
    impiattato in silenzio al Sarago vip.
    Ma io scivolavo, poi rimbrottavo
    l'alieno e piangevo, volevo la terra
     e la terra mi chiamava già
    con il suo profumo di acqua
    e di pace, di orizzontale, di
    vermetti tra le anse scure.
    Così mi prendesti in braccio e giù
    sul tappeto con i piedi felici
    e la gola finalmente asciutta
    dal pianto. Mi accarezzasti e
    punisti nell'angolo a nord,
    tra la porta ed il comò, il cavallino
    altezzoso, lui che mi aveva
    nitrito spaventoso il suo bu.
    Quel bu adesso non ha più
    criniera, speroni, sellai,
    le stalle sono vestite di jeans
    e rassicuranti quanto lo sguardo
    del lupo. Ed io piantata sul
    pavimento, avvitata radice
    più buia che alta
    aspetto ancora il vento
    per dirmi finalmente spuntata.

  • 21 novembre 2013 alle ore 14:33
    Sei Cento Cinquantatre

    Se tu non avessi avuto una tale
    perizia di interni, l'abilità di suonare
    certe campane dondolate dal tocco,
    dall'ora, mezzogiorno o poco prima,
    se non ti avessi sorpreso a cercare
    privo della confusione di chi cerca
    davvero ma con la certezza del predatore
    di oro, di quadrifogli, di acque sulfuree
    e sotterranee, chissà forse mi sarei
    detta arca e speciale, arata per prima,
    modanatura di alto lignaggio,
    da asta e non da mercato.
    Ma tu ti muovevi al buio meglio
    del gatto padrone di casa, con
    una teca intera ed una tastiera,
    hai scelto il pulsante giusto.
    Push.
    Insomma, chi vuoi convincere
    con quell'aria da novellino, da
    matricola dei letti  e delle pedane
    in cui si sciolsero altre faccende?
    Certe maestrie non si possono
    nascondere bene, stanno sempre
    in agguato, si può provare a
    fingere, zoppicare per non sfoderare
    il trotto, ma una volta avviata
    la corsa non c'è niente che
    ferma il talento covato fra zoccolo
    ed ossa. E tu mi sorridevi
    con gli occhi puliti del bimbo
    al primo banco del primo giorno
    di scuola,  il fiocco annodato
    da qualcun altro  ma sotto le
    mani sudaticce e pivelline,
    stavano metri di pelle già
    soddisfatta e cantata.
    Un coretto disciplinato dai differenti rodaggi.

  • 21 novembre 2013 alle ore 10:10
    Storie Di Paese

    Oggi all’alba la luna
    Domina da padrona
     
    Presto lascerà il posto
    Al cielo senza affreschi
     
    E nell’azzurro immacolato
    Il sole ristorerà il mio paese
     
    Avido di tantissime speranze
    Della gente dal cuore in mano
     
    Nei nostri luoghi privi di suoni
    Il tempo è un usuale intervallo
     
    Regna semplicemente l’armonia
    Dalle trepidazioni  rassegnate…
     
    La quiete regna per chi è in grado
    Di appagare il sorriso di una donna
     
    Che si ritrova mano nella mano
    Col suo compagno a percorrere
     
    La dolce e sconosciuta strada
    Che conduce all’amore eterno.
     

  • 20 novembre 2013 alle ore 21:41
    Sorrisi perduti

    Radunare veli d'ansia

    col silenzio a urlare
    i bisogni dell'anima

    e il cuore a far capriole
    per distogliere la mente
    dagli strazi

    nel mio andare
    consumato dal passato

    Simulare sorrisi

    traccia perenne
    del tempo che fu

    ormai spogliati

    nudi del loro scintillio

    svuotati delle passioni
    che ne hanno farcito gli anni

    e vivere sempre e comunque

    giornate storte
    per raddrizzare la vita
    .
    cesaremoceo

  • 20 novembre 2013 alle ore 20:47
    Non fermarsi mai

    Stormi d'infelici pensieri

    s'inerpicano
    lungo i sentieri dell'anima

    a raggiunger cime di struggenti dolori

    espressioni lacero-contuse
    echeggianti  dentro le emozioni

    ferite inferte alle magie d'umori
    concesse alla stupidità dell'uomo

    zattere di salvataggio
    tra i flutti di mari agitati

    le cui onde travolgenti

    approdano inesorabilmente
    su spiagge sconosciute

    in spazi immensi dell'anima 

    a tacere condensare e vivere
    le amenità della vita

    nel piacere del progredire
     
    per non restar
    schiavi senza etica

    la cui unica speranza di salvezza
    e' non fermarsi mai
    .
    cesaremoceo

  • 20 novembre 2013 alle ore 20:19
    La danza del mare

    Aspetto
    davanti all’esibizione della natura e
    atterro stanca sulla cima della mia vita.
    Non ci sono onde
    che si sfidano con gli scogli.
    Tutto è calmo, leggero.
    Tacito.
    Vivo la bellezza di un istante
    tuffato nella sua semplicità e
    affondato nella mia mente.
    I raggi di questo nuovo sole, così strano e mansueto
    raggiungono le acque cristalline.
    D’improvviso
    formano rubini d’argento
    sul suo mantello di lacrime confortate
    e di sorrisi esauditi.
    Sembrano minuscole stelle
    che iniziano
    il loro incantevole spettacolo
    trasformandosi
    in divine vestaglie bianche
    che ballano al suono della musica del mare.
    Adorano suscitar sensazioni
    di armonia incandescente
    negli osservatori stupefatti.
    Poi giacciono
    come donne innamorate,
    abbandonate
    al tepore di un dolce fervore,
    continuando a diffondere luce
    nell’abisso di questo mondo serpeggiante.
    Attenderò che la sera chiudi
    il sipario di questo provino
    di abbaglianti  e leggiadre ballerine,
    come sere d’amore sognanti,
    mai svanite
    nel ricordo di chi le ha vissute.
    Poi sparirò con loro,
    rivestita da una coltre di languidi pensieri
    che ondeggiano
    come sirene evanescenti.

  • 20 novembre 2013 alle ore 19:36
    Haiku

    Tra nuvole buie
    uno squarcio di luce
    Il tuo sorriso!
     

  • 20 novembre 2013 alle ore 19:10
    Canzone per te

    Ti corteggio...
    Come quando danzando
    mi sorge il timore
    di andare fuori passo.
    Seguo i tuoi occhi
    colgo lo sguardo
    Ti accarezzo la mano
    sfioro il tuo seno
    Tremo...
    aspetto un sorriso
    Una sola parola
    l'inflessione della voce
    i puntini sospesi,
    l'anima sussulta
    Mi piace cercarti
    desidero trovarti,
    mi piace parlarti
    desidero ascoltarti.
    Mi piace guardarti
    mi sento vibrare.
    Ti sussurro all'orecchio
    parole mai dette,
    si ferma il respiro
    son attimi intensi,
    vorrei abbracciarti
    mi porgi le labbra,
    io sfioro il tuo viso
    tu piangi di gioia
    Sgorga così
    lo stupore d'amore!

  • 20 novembre 2013 alle ore 18:57
    Ormai mia non sei

    Ormai mia non sei
    o idea
    idea malsana
    idea peccaminosa
    che tramavi
    con i miei intimi pensieri.
     
    Ormai mia non sei
    o idea
    idea viziosa
    idea nociva
    che m’hai sconvolto
    per un lasso esteso.
     
    Ormai mia non sei
    o idea
    ho smarrito per sempre te
    che m’hai distolto
    dai dilemmi profondi
    grilli dell’umana gente.
     

  • 20 novembre 2013 alle ore 17:28
    abito il mio cuore

    Abito il mio cuore,
    perchè non mi resta
    altro dove andare.
    ho dato per scontato,
    che nulla mi avrebbe
    intaccato, e ferito.
    brandendo una spada
    come un guardiano
    del tempo, proteggevo
    un tesoro, consumando
    tutte l le forze e
    cadendo in ginochio
    gocciolante di  quel
    sangue, che non ha
    più sapore.

  • 20 novembre 2013 alle ore 16:49
    Ricordi di Natale

    Un'altra volta è Natale.
    Si risveglia quel bambino
    birichino che sono stato
    e che, per mia fortuna,
    ancora vive dentro me.

    Ma dov'è Babbo Natale?
    Vorrei tanto ritrovarlo
    per poter abbracciarlo.
    Lo chiamo e richiamo,
    ma non si fa manco vivo.

    Mi viene subito in mente,
    qualcuno che non c'è più.
    Chi? Mio nonno materno.
    Penso sia stato lui a fare
    Il Babbo dei miei Natale.

     

  • 20 novembre 2013 alle ore 16:07
    N E B B I A

    La nebbia stamattina
    s'è alzata sì copiosa
    che lo splendor del Rosa (il monte)
    ti vieta d'ammirar.
    Rubare al tuo sguardo
    una cotal bellezza,
    è grande la tristezza
    che ti fa provar.
    Il lago dov'è nata
    non si lascia guardare,
    e non vale sperare
    se 'l sole non appar.
    Ecco che il sereno
    e una lieve brezza,
    sconfiggon la tristezza
    e 'l bel puoi contemplar.
     

  • 20 novembre 2013 alle ore 15:06
    Aspettiamo la quiete

    Aspettiamo la quiete
    che ci sostiene
    nei tramonti di uomini
    soli, in spazi posseduti
    dagli stessi mali
    addormentati nelle piume
    di letti che piangono
    nell'amarezza di una vita
    abbandonata, al proprio
    destino, senza potersi
    difendere, dire la sua
    anche se si vorrebbe
    esternare tutta l'ira
    che l'anima divora
    e l'addormenta per sempre

  • 20 novembre 2013 alle ore 12:35
    Finestra

    Eccolo che arriva
    il naturale subbuglio
    della sera
    dove in una 
    finestra guardo e
    misuro l'eterno
    senza consapevolezza

  • 20 novembre 2013 alle ore 12:31
    Sei Cento Cinquantadue

    Un giorno anche io dormirò
    con gli occhi posati come
    le mani da fine applauso.
    Tu intreccerai ancora parole
    con l'ibiscus a chilometri
    di chilometri da qui vaneggiando
    sulla mia specie, sulla forma
    dei marmocchietti tribù nati
    da una non specificata notte
    di intento e di caso.
    Il cane, il giardino, la casa
    in montagna: chissà chi di
    noi  due farà prima  a ridarsi.
    Un giorno anche io dormirò
    e pensandoti là con dieci
    distanze di vantaggio non
    vorrò certo svegliarmi.
    Finalmente freddi e violacei,
    passeriformi, la pelle rafferma,
    riavremo, esausti, il nostro appuntamento.

  • 20 novembre 2013 alle ore 12:27
    Sei Cento Cinquantuno

    Ti scrivo dal mio letto:
    maledetto, morbido confino per cui
    non ho colpa, reato, pendenza
    e dunque nemmeno notizia di
    quanto mi servirà per scontarlo
    del tutto. Ti scrivo dal mio letto
    come spesso facevo nei mesi
    che ci vollero più vicini dei rami
    alle foglie, del cuore al miocardio.
    Rannicchiata valgo quanto il passero
    venuto giù anzitempo dalla scodella
    del nido, stesa non faccio paura,
    nemmeno richiamo.
    Non sono binario e del treno ho
    solo sentito parlare, uno sferruzzare
    cominciato a gennaio che mi ha
    smerlata da tutto.
    Ti scrivo dal mio letto mentre tutto
    il tuo corpo ha estirpato il veleno
    di cui sono madre: le tube- scorpione
    hanno alzato il tiro, tenuto al caldo
    un ovetto nocivo allattato di cure,
    ogni tanto saggiato con l'ago.
    Retrattile e scuro, impostore,
    una faccia a cui non affidarsi.
    Così ti allontani, come si fa
    dal cane molesto, dal pericolo
    annusato in anticipo, come
    si scansa dalle labbra la
    molliccia Amanita vorace
    ed ansiosa di schizzare il suo Dio.