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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 20 novembre 2013 alle ore 8:49
    Sono io o sono altro?

    Sono io o sono altro
    in questo cosmo
    che mi stringe?
     
    Sono io o sono altro
    in questa società
    che mi confonde?
     
    Sono io o sono altro
    in questa vita
    che non è vita?
     
    Non riesco a discernere
    l’un dall’altro
    e questa inabilità mi sconcerta!
     
    Vorrei essere io
    libero da vincoli
    ma l’altro mi soggioga!
     
    Credo di essere io
    ma la gabbia che mi rinchiude
    non ha pareti sincere.
     
    Scelgo o non scelgo
    questo è il dilemma
    che m’affligge!

  • 20 novembre 2013 alle ore 0:18
    COLLUSIONI

    Acciaio
    Politica
    Mafia,sangue.
    Acciaio,siderurgia
    Taranto, Chiesa.
    Tubi, lamiere
    Chiesa, stato
    Tangenti, bugie
    Tumori.
    Morti bianche, morti rosse
    Fabbrica
    Gas, minerali, polveri
    Tumori.
    Rotoli, lamiere
    Collusioni, amicizie,
    Ipocrisia, veleni, acciaio
    Rotoli, tubi
    Chiesa, stato.
    Collusione, collusi,
    Contusi
    Acciaio.

  • 19 novembre 2013 alle ore 17:07
    Eldorado

    E' come se il mio cuore fosse nelle tue mani,ed il mio sentimento fosse in viaggio alla ricerca di esso,sa dove può trovarlo,conosce bene la strada,ma i metri diventano chilometri e la notte giorno,e il giorno notte.
    L'estate viene inghiottita dall'inverno,e la primavera tarda ad arrivare,come quel fiore... 
    Si,sempre quel fiore che timido si affaccia sotto una lama di neve alla ricerca del suo raggio di sole,così è il mio stato d'animo adesso,perso sulla via di casa.
    E l'esilio forzato perde la sua essenza nell'attimo stesso in cui la libertà cela il desiderio di uno sguardo vigile sulla montagna di cenere,che si muove silenziosa come foglie al vento.
    L'oblio stesso diventa oblio,e le mie mani diventano ali senza piume,inutili fardelli di un'esistenza ormai stanca,che vive al riflesso di un'epoca d'oro.
    Eldorado,io ti troverò o morirò cercandoti ! 

  • 19 novembre 2013 alle ore 15:43
    Punta Turchino

    Non volevo più credere 
    alla nascita segreta delle cose
    ma farmi madre
    sentirmi pancia
                             partorirti
    richiamare a battesimo la luce del Turchino 
    sciogliere i capelli al trabocco
    sostenerti
    nel mio tempo non tempo
    variabile femminile
    amore indisponibile 
    per questo eterno
    cantilena dolce di bambina.
     
    Volevo metterti tra le albicocche 
    schiacciarti un poco la testa sui rami 
    o più forte la bocca
    su una fetta di pane 
    raffermo mangiarti 
    insieme ai cannolicchi
    darti la nuca e i nascondigli tutti mancare 
    la notte dei falò.
    E altro volevo
    molto altro 
    non volevo altro volevo
    abitare nella casetta sul mare.
     
    Di me non si dica che ero bella e di buon cuore
    si dica solo che avevo il coraggio.
     

  • 19 novembre 2013 alle ore 13:09
    Lo scoiattolo

    M'ha attraversato la strada uno scoiattolo 
    impellicciato di rosso ci ha messo un istante.

    S'è fermato a guardare quest'essere strano
    dal lato opposto ho colto come un compatire.

    Nel primo pomeriggio d'un novembre tiepido
    è stato un regalo sorprendente da visione.

    E le violette fuori stagione gli hanno sorriso
    visto l'animaletto al loro muretto sostare.

  • 19 novembre 2013 alle ore 10:21
    Giacqui solitario

    Giacqui solitario
    Debole e accorato
    Avendo perduto
    Il sentore di lei
    Che m’aveva avvinto
    Come un tralce di vite
     
    Giacqui solitario
    Pensoso e irretito
    Avendo smarrito
    Il senso della vita
    Che mi donava
    Rettitudine e conforto
     
    Giacqui solitario
    In balia di Ipno
    Che a guisa di Palinuro
    Fece svanire
    Nel pelago aperto
    Me nèctes inesperto

  • 19 novembre 2013 alle ore 9:35
    PISTICCI FERITA

    Cade incessante...
    pioggia prepotente 
    su fragile asfalto;

    Su strada impotente,
    simbolo 
    d'evanescente umanità.

    Scende giù 
    dal plumbeo cielo 
    forza spaventosa 

    che assale gli animi 
    impauriti e 
    persi, 

    in solitaria 
    stoltezza 
    di fisici sensi.

    Guardo impietrito, da auto 
    in cammino, Chiesa solitaria;
    nel profondo ferita!

    Grande Santo giace lì a terra,
    in solitudine prostrato ad ansimar 
    per troppi messaggi invano inviati.

    San Rocco dissero che fu... 
    Santo Tanto venerato, 
    immensamente mortificato.

    Patrono di soffice paese 
    poggiato su argilla, in tenera 
    terra scavata... da sorgenti pungenti; 

    monito di frana 
    nascosta accennasti, Oh...
    tanto distruttiva!

    Uomini stolti, 
    San Rocco Vi chiama! per dir
    che Pisticci fa molti capricci!

    Borbotta e si dimena 
    in Chiesa oltraggiata, 
    in casa dissestata che... 

    lamento porterà ,
    se sensibile istituzione 
    a Lui...non darà proficua Ragione .

    Pisticci mio diletto, 
    dormi e vegli fra la gente, 
    dormi e sogni nel mio affetto;

    rattristato e 
    un po' scioccato, 
    da incuria e tanti affanni. 

  • 19 novembre 2013 alle ore 8:56
    Inquietudine

    Mi trovo a camminare,
    per le vie della città 
    deserte e spoglie,
    avvolte dalla nebbia,
    sembra un quadro in
    bianco e nero
    solo le luci dei lampioni
    indicano la via da percorrere,
    illuminando le panchine,
    nude e fredde.
    come i marciapiedi abituati
     al calpestio della
    gente sembrano piangere
    tristi aspettando il giorno.
    sento il mio respiro affannoso,
    ammalato d'amore che fatica,
    c'è un silenzio che rimbomba,
    prepotente e insistente,
    si possono udire le urla
    di malinconia, ttrasportate
    dall'eco della notte
    che si propagano nell'ombra
    dell'oscurità.
    Cammino, cammino
    non penso a niente
    in questa notte freda,
    non cerco nessuno,
    in questa città fantasma,
    resiro il silenzio,
    l'amante che ho sempre respinto
    ma che mi accompagna nei
    miei giorni di solitudine,
    senza mai stancarsi.
     

  • 18 novembre 2013 alle ore 16:45
    L'urlo dell'anima mia

    È come un'onda
    stanca di ballare 
    su e giù
    ogni giorno a riciclare
    quel po' di schiuma giornaliera
    senza ormai pensarci più
    è come un'ombra
    che sbadigliando esce
    ad ogni sole
    quatta quatta
    dal suo rifugio
    poi si posa, danza, si deforma
    attorno al suo padrone
    piccola noia giornaliera
    così l'anima mia
    risbatte
    contro il quotidiano muro
    e poi ridevia
    eppure è urlante
    di presenza eterna
    così l'anima mia
    perdette la vista
    e ripartì
    - inseguendo un'eco
    di speranza -
    per il lungo viaggio
    della riscoperta.

  • 18 novembre 2013 alle ore 16:36
    Luna

    Era lì a guardarmi la luna
    la stella piccola vicino
    nel blu cobalto brillava
    incurante del traffico.

    L'ho fissata lì alla fermata
    sceso dal bus cittadino
    mentre tornavo a casa
    e tanto lungo il cammino.

    In un tratto buio della via
    m'ha incantato col profilo
    d'argento di tanta poesia. 

    E la stellina ho invidiato
    dal lume acceso di gioia
    vago d'amore lì accanto.

  • 18 novembre 2013 alle ore 15:17
    Risveglio

    Guardavo
    ma non percepivo l’essenza.
    Udivo ogn’ora le stesse note.
    Lambivo l’effimero.
    Ero come intrappolato
    in quel sogno
    senza alcuna via d’uscita.
    Mi sentivo inerme
    come trasportato da un fiume in piena.
    Il mio cuore turbato
    era come atrofizzato.
    Ansavo,
    pativo,
    m’agitavo,
    mi rivoltavo senza sosta,
    non ragionavo.
    Allorché  Hypnos m’abbandonò
    Mater Matuta finalmente m’illuminò
    la serenità m’afferrò
    e il godimento della vita
    in auge ritornò!

  • 18 novembre 2013 alle ore 14:40
    Quattro balzi

    Quei tuoi balzi d’estasi giovane
    sconfinando le quattro punte dei venti
    che s’alternano al tuo essere racchiuso
    abile ad accogliere l’oro d’una minuzia
     
    La dote che in te sublimata rende capaci
    di veder tornado in un refolo di vento
    accarezzar l’odore del tempo in pioggia
    e percepir l’essenza nella risacca e tra la rena.
     
    Perché gli occhi conoscono l’illusione
    che un tempo consueto e solito dona
    a chi lascia morire l’intento nel reale
    e dimentico resta dell’impermanenza regina
     
    Tu invece sfogli ridendo pagine gialle
    ed hai avvicinato il suono del tuo corpo.
    Tu che caparbia doni perle
    di sorrisi e di sollievi
    in fitta trama intessuto il mio respiro
    al tuo
    cercando la perfetta sincronia
    con il moto dell’universo.
     

  • 17 novembre 2013 alle ore 21:39
    haiku n. 124 (passo randagio)

    passo randagio
    del vento mattutino
    tra foglie morte

  • 17 novembre 2013 alle ore 19:41
    PERCHÉ

    Perché sei grande e caldo
    O sole
    E non mi riscaldi più,
    Perché sei alta in cielo
    O luna
    E non mi illumini più,
    Perché il vento non m'accarezza
    Perché l'erba bagnata
    Non mi rinfresca.
    Sarò triste per una tristezza immatura
    Sarò cupo
    Per qualcosa che non dovrebbe incupirmi,
    Sarà un perché indecifrabile
    Un indecifrabile
    Falso, già capito, già passato.
    E sorrido
    E mi riscaldi sole
    E m'illumini luna
    E m'accarezza il vento
    E mi rinfresca l'erba.

  • 17 novembre 2013 alle ore 19:39
    NOTTI E GIORNI OPERAI

    All'orizzonte ciminiere,il buio e la luna di fianco,
    e mille stelle buie da tristi e velenosi fumi
    coperte come da nuvole 
    assassine e mute.
    All'orizzonte di tubi gialli e polveri rosse
    ciminiere alte e cattive
    e di fianco il sole 
    malato, triste,
    e di fianco un sole morto e insetti strani.
    All'orizzonte di morti bianche
    e di pianti copiosi di colleghi andati,
    di giornate sudate
    di notti fredde
    di urla di dolore
    di denti sporchi e bocche impastate d'odio.
    Notti e giorni operai
    come notti e giorni infiniti
    infinite.
    All'orizzonte ciminiere, il buio e la luna di fianco,
    e mille stelle buie da tristi e velenosi fumi
    coperte come da nuvole
    assassine e mute.
    All'orizzonte di tubi gialli e polveri rosse
    ciminiere alte e cattive
    e di fianco il sole
    malato, triste.
    e di fianco un sole morto e insetti strani.
    Noi operai dentro
    e voi fuori a immaginare
    e noi dentro a morire.

  • 17 novembre 2013 alle ore 18:51
    Ti ricordi, anima mia?

    Ti ricordi

    quando completa

    fra le tue fibre mi dissolvevo

    Non c'erano ombre

    e nemmeno colori

    Tiepide note

    e carezze di aria

    Una retta morbida

    era il suolo

    su cui mi stendevo

    Il colore del nulla il mio manto

    E voci dolcissime

    eran le righe

    Ti ricordi

    anima mia

    quando nel nettare dell'incontro

    io t'amavo e tu mi amavi

    Quando il pensare non era pensiero

    ma solo poesia.

     

  • 17 novembre 2013 alle ore 9:55
    L'istante everso

    Rovescia le ore
    sopra a questo letto
    e fruga nell'involucro del tempo
    se tante volte
    qualche minuto in più
    fosse rimasto dentro.
    Dal canto mio
    dal mio silenzio
    scardino i secondi condivisi
    fatti brillare
    da brividi e parole.
    Non mi sei mai abbastanza,
    non mi sei mai stanchezza,
    non mi sei mai arrivo ne partenza.
    Non mi sei mai...
    ma sei presenza
    anche se non lo sai.

  • 17 novembre 2013 alle ore 9:33
    Luna e nuvole

    Ho visto la Luna 
    il profilo luminoso
    prima della pioggia
    nel nuvoloso abbraccio
    d'una stretta sgradita.

    La notte era vicina 
    di stelle debole il chiaro
    senza speranza d'uscita
    ammassandosi oscuro
    l'umido velo di nuvola.

    Sarà domani il ritorno
    nel volto più luminosa
    del desiderio all'incontro.

    E ci sarà la prima stella
    su a splendere in cielo
    nella notte tornata bella.

  • 16 novembre 2013 alle ore 20:26
    Chimera

    Mentre passano mesi
    cerco di immaginarti
    mentre da sola passeggi
    per la via dove abiti
    Non allontanarti
    non nasconderti
    alla luce vai
    a mostrarti
    Non abbandonarmi
    non lasciarmi
    non restare solo farmi
    non come fiamma consumarmi
    Mattino sole mi svegli
    tu  scompari
    ritornano fatti quotidiani
    vagano di te pensieri
    si spengono improvvisi.
     

  • 16 novembre 2013 alle ore 18:38
    Come un angelo

    Come un angelo 
    appari in questa vita 
    che non è più tua.

    I ricordi ti fan tornare 
    nei pensieri di quella gente 
    che non può dimenticarti.

    Ed è bello rivederti,
    qui, come un tempo,
    quando la vita ti poteva toccare 
    e così anche accarezzare.

    A volte si piange 
    per futili motivi
    che non feriscono l’anima.

    Altre volte invece 
    si piange e basta…
    Si piange perchè 
    hai visto passare un angelo.

    Dedicata a Ermanno Montecchi 

  • 16 novembre 2013 alle ore 17:18
    Sei Cento Quarantanove

    Sono venuta dopo il sogno
    della notte a rendere omaggio alle
    tue Mainarde: certo erano ugualmente
    imprendibili e rosse d'autunno quando
    papà sedeva tutto il sedile
    posteriore- scanno  maneggiando
    la fionda rudimentale.
    Ma al mio arrivo il rosmarino era
    alloro  alla testa delle tavole
    ed il ponte sbieco
    sul fiume  una svastica buona.
    Intorno il fumo furetto delle case
    immerse nel freddo, gestazione
    furiosa delle vette i bargigli di
    prima neve qua e là, cuscini.
    Sono venuta a cercarti  lì, tra il ceppo
    e la gola amaranto dei mosti già
    avanzati in novelli, tra la facciavista
    e le porte aggrappate. Ieri sono
    venuta ad abbracciarti nella pacata
    galleria fascista delle Poste sferzate
    dalla pioggia, nel rintocco del
    pomeriggio, fra i ragazzini zaino
    e feste del corso, gelida cucchiaiata
    tutta vetrine e promozioni, nei cucù
    affacciati alle pareti. L'uomo del bar
    ieri portava sul petto un bottone,
    una coccinella lutto, una nera
    cappella, un chicco di catrame
    per venerare la donna in tailleur,
    biondo Lare ecrù fra il treno dei
    caffè e la pubblicità Toraldo.
    Io non ho mai avuto un posto
    dove appendere la tua fine, che fossero
    una giacca, un bavero,  un cammeo
    issato a prua, tipo una croce.
    Ma sento sangue questa terra
    che mi attraversa e capisco di
    essere venuta dal tuo stesso anfratto:
    dai covoni e dalle fascine shanghai
    di legna Lego e scendendo dagli occhi
    ecco, ho le tue stesse dita:
    sottili, nervose etoiles.
    Lombrichini da penna e da pane.

     

  • 16 novembre 2013 alle ore 12:39
    Tradire se stessi

    Proteggere l'anima
    più delicata e più vera

    nella lealtà mantenuta

    anche davanti
    ad ogni imprevisto

    nelle voluttà divorate

    con l'eco che risuona suggestiva

    creando vibrazioni ai sentimenti

    Immaginare il mondo fra cent'anni

    a raccoglier le tempeste seminate
    dal vento dell'emulazione di malvagità

    divenute piaghe
    nelle pieghe delle verità

    e ritrovarci umiliati

    emarginati e soffrenti

    a dare un senso a quell'avvilimento

    con la paura e la certezza
    d'imboccare la via dell'estinzione
    .
    cesaremoceo

  • 16 novembre 2013 alle ore 12:33
    Dall'anima alle dita

    Nell'incedere fulmineo
    del divenire

    percepire sempre
    l'odore dei propri difetti

    lasciando il passo a ciò che
    vuole essere prima ...
    d'ogni altra cosa

    Vivere la normalità
    con la dignità che spetta

    a sopportare i tanti
    troppi groppi
    fermi nella gola

    Cercare il timoniere di scorta
    per raddrizzare la rotta

    nella perdita dell'orientamento

    nel tracimare di chiacchere
    che si perdono nel nulla

    e tenere a portata di mano
    ago e filo

    piuma e inchiostro

    per rammendare le ferite
    che la vita impone

    e tracciare ancora
    il miglior futuro
    .
    cesaremoceo

     

  • 16 novembre 2013 alle ore 12:11
    Un ragazzo lesto

    Ho incontrato un ragazzo lesto
    che viveva di terra
    e campava di aria.

    Mai sognato di volare.

    Meglio i piedi nel fango
    o imparare a galleggiare
    tra cavoli e cicoria.

    Premura nel far fossi
    e piantarci un po' di gloria,
    sorrisi ben riposti
    a visi rughe e gengive.

    Quel ragazzo lesto
    è ancor lì,
    un po' curvo.
    Questa sera ha bevuto vino
    e scopato
    l'uscio della casa
    dove nascerà
    un ragazzo onesto:
    suo figlio,
    che a terror di rima
    chiameranno Ernesto.

  • 16 novembre 2013 alle ore 11:48
    TRATTALA BENE

    Aspettavo quel giorno, da tempo.

    Arrivò all'improvviso però, col fragore del tuono,

    spaccando il silenzio come se fosse vetro.

    Molte persone in casa, nel silenzio di un urlo soffocato. 
    Molte persone in strada, nel silenzio di un urlo soffocato.

    Non riuscii nemmeno a vedere le corde scendere giu.

    All'uscita, nella confusione delle vie, mi voltai, guardai il cielo
    grigio e dissi...
    "trattala bene... era mia madre"