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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 15 novembre 2013 alle ore 15:20
    Delicato Fiore

    Delicato fiore
    Accarezzo i tuoi petali respirando la tua essenza.
    Fugace passione come un vento improvviso e tagliente avvolge le tue lacrime in un manto di luce.
    Delicato amore
    Le mie mani colgono il tuo più puro sorriso incastonandolo nella mia mente e nel mio sguardo che lentamente si allontana da te.
    Le nostre anime silenti danzeranno eternamente freddate dall’errore umano della perdizione.
    Delicato fiore
     I tuoi petali odoranti danzano nel mio paradisiaco sogno proibito.
    Guardo lei e vedo te
    Eternamente insieme.
     
     

  • 15 novembre 2013 alle ore 14:19
    Haiku

    Grigio novembre
    La pioggia batte fiacca
    Arde il camino
     

  • 15 novembre 2013 alle ore 9:43
    Come mia madre e mio padre

    Come mia madre e mio padre

    che sono forti in due

    e sorridono sullo stesso divano

    strofinando gli occhiali

    con dita improvvisate.

    Assomigliano a tartarughe antiche

    col naso bello, però.

    Come loro, che hanno la fissazione

    per alcuni bicchieri e alcune forchette

    e si ricordano di un tempo marino sopra gli scogli

    o del primo marciapiede 'mangiato'

    in corsa, su gambe ancora esili, sottili.

    Come mio padre e mia madre

    matassa sola anche nel dolore

    più intollerabile

    lei sa come fare con lui

    lui sa quello che lei pensa davvero.

    Come loro

    che non hanno più sogni da sgranare

    (e lo sanno)

    ma inventano percorsi per arrivare a me

    con la memoria che c'è nel piatto

    a me tutta legnosa

    brusca

    pane buono soltanto da grattare

    a me, lampada intermittente

    faro generoso di poca luce

    terra nervosa sotto pennellate di mare

    vecchio di burrasche

    a intitolare sempre nuove spiagge.

    A me che a volte

    cosa me ne faccio di questo tanto amore

    non farà la guardia quando me li porteranno via

    sarà semplicemente un angelo disperso

    e la luce arriverà fredda, allora,

    anche per le sue ali grandi.

    Iole Troccoli 23 settembre 2013

  • 15 novembre 2013 alle ore 8:30
    Lo stronzo contromano

    Lo stronzo contromano
    è un uomo che non muore,
    sniffa solo sogni
    e ha polvere nei pugni.

    Lo stronzo assai felice
    non ha mai vergogna,
    la sua luce brilla
    e lui ne ha sempre voglia.

    Lo stronzo ancor più lesto
    fa l'amore tre volte al dì:
    sempre dopo il caffè,
    mai prima di colazione,
    e... tra il dolce e il limoncello.

  • 15 novembre 2013 alle ore 1:14
    Assorbimi

    Assorbimi
    nel silenzio spugnoso
    dove covano rabbie
    figlie di colpe storiche.
    Narcotizzale Madre,
    tu che di immacolata dolcezza
    tutto puoi.
    Spegnimi mente e pensieri
    e chiudimi gli occhi
    sul mondo che muore suicida.
    Forse domani
    sarà un altro domani
    costruito su ciò che si salva
    del domani di oggi.
    Ma adesso assorbimi Madre,
    ti prego addormentami
    e di encefalogramma piatto
    isolami,
    spegnimi, 
    annullami.

  • 15 novembre 2013 alle ore 1:07
    Questa non è una poesia

    L'uomo è libero - per comodità fingiamo che si tratti di una libertà assoluta (senza star qui a filosofare sulla libertà) - e non è obbligato a far nulla.

    Se una cosa non piace, non vi è l'obbligo di entrarne a far parte, ma non esiste nemmeno l'obbligo o il diritto di distruggerla.

    Le professioni intellettuali, senza Ordini, sarebbero (mi si passi l'ironia) disordinate: puro e semplice mercato, legge della concorrenza, zero deontologia (credo poco nel self-control della gente e nell'autoregolamentazione).

    La liberalizzazione porterebbe alla creazione di "s.p.a." e "multinazionali del diritto" più di quante non ne esistano già. 

    E lì si che il singolo diventerebbe un semplice ingranaggio della produzione. Si baratterebbe l'attuale sistema (sbagliato quanto si vuole) con un sistema ben peggiore - molto simile al sistema liberale che, proprio mentre parliamo, sta ancora chino a raccogliere i cocci della "bolla" che non ha saputo controllare.

  • 14 novembre 2013 alle ore 21:45
    Stimmate

    Andare avanti senza sbattersi
    l'un l'altro in faccia il passato

    far digiuno di ricatti emotivi
    nella sofferenza delle parole

    e acconsentirsi di piangere
    incompresi nelle angosce

    in questa sottospecie d'esilio

    innanzi a baluardi amorali

    teatri di atroci orrori

    con la consapevolezza
    di non aver futuro

    in questo presente

    sfidando il tempo che passa

    d'avventura in avventura

    a sfamarsi solo di briciole

    combattere bassezze sociali

    stimmate da sopportare

    e reinventarsi
    rivivere
    e sublimarsi.

    Al di là di qualsiasi parola
    .
    cesaremoceo

  • 14 novembre 2013 alle ore 21:30
    Baci di pace

    Fiammate di calore e di speranze

    semplici certezze

    colonne portanti dell'amore

    ciascuno a provare emozioni diverse

    nel coinvolgimento dei sentimenti
    nell'immensità dell'ostinazione

    intenso turbamento
    nelle banalità della vita

    voler capire sempre
    e sorridere col cuore

    nell'oceano invaghito di queste
    infinite sensibilità

    e chiudere le giornate
    scambiandoci baci di pace.
     

  • 14 novembre 2013 alle ore 14:13
    Sei Cento Quarantotto

    Mamma foca  è anni '70:
    la lampada è portadischi e
    l'edera bimba scavalca già
    il cancello- dondolo, metterà
    gambe robuste la bici operata
    alle rotelle, capolinea di grandi
    conquiste. Mamma foca a viso
    tondo mi tiene raccolta fra lo
    sterno ed il bottone di tutti
    i mondi: io a testa in giù
    succhio e nitrisco, viro e
    vario le posizioni, pum pum,
    scalcio, poi dribblo.
    Ravello è atossica e spalmabile
    sulle tartine di ceramica, vergine
    cruda: limoni come pulsanti
    e pecore che sembrano formichine.
    Fanno lana e fanno tana.
    Gigi  ha la mia età e tanti
    quaderni, una casa in curva,
    bianco Holter Pressorio, fasciatura
    da gomito in panne.
    Mamma foca mi aspetta e sorride
    panciuta, sembra l'otre del grande
    terrazzo, boxeur in pausa consiglio
    dall'allenatore, sembra il vasino
    in cui pioveva possente il tiglio
    decapitato dal vento dei primi Ottanta.
    Mamma foca ancora non sa che
    il nodo in liquefazione avrà più mare
    del mare, lava blu nelle orbite
    tristi. E facendo due conti ripensa e
    non ricorda quando la intinse di sale,
    ma quella riccia semenza si porterà
    dietro per sempre uno zaino di onde:
    necessaire di pinne e boccaglio,
    niente corde e morsetti
    per il cianotico pescetto puntale.
     

  • 14 novembre 2013 alle ore 13:13
    Sottocosto

    Maledetta crisi
    soldi pochini
    commerci languenti
    e impazzano i sottocosti
    subliminali affari
    per tanti poveracci.

    I più gridati i divani
    con strilli spaccatimpani
    e strizzatine d'occhi
    con sorrisi ammiccanti.

    Per eterni riposi?

  • 13 novembre 2013 alle ore 23:49
    L'oratore

    Cercare di commuovere
    come intagliare l'acciaio
    con decisa precisione
    affondare le dita
    nel posludio d'organo
    quanto presenze sconosciute
    nel galoppo di un cavallo
    indagare le parole più alte
    dell'arte del perorare
    per fare apparire come ufo
    lacrime intrattenibili
    dagli ugelli degli occhi
    increduli ospiti dell'oratore

  • 13 novembre 2013 alle ore 21:12
    Il calore del silenzio

    Frustrato da questo mondo

    a cui non importa negare
    la dignità di portare
    un pezzo di pane a casa

    cerco di sfuggire
    a questa schiavitù

    vortice di dolori e sofferenze

    cercando la mia libertà

    E in questo peregrinare interiore
     
    m'immergo nei miei silenzi

    dimensione principale
    della mia umanità 

    a indagare nelle mie riflessioni

    gustarle fino in fondo
    nel loro sapore di gioia 

    in un crescendo d'amore e d'affetti

    fino a scovare
    qualche timido raggio di sole

    per mitigare quest'inverno
    .
    cesaremoceo

  • 13 novembre 2013 alle ore 20:44
    Sei Cento Quarantasette

    Io volevo crederti, ma
    la donna conosce bene il
    tuo indirizzo, il pedigree
    dei fiori, la doglia serpente
    e luglio agosto con il cane agonizzante.
    Lei è rossa e rosse sono febbre,ruggine,
    luna e rabbia. No, scusami, lei
    è bionda: e biondi sono grano e sole,
    urina ed angelo custode.
    Io volevo crederti ma lei, di 
    qualsiasi colore l'abbiano chiamata,
    è arrivata prima con piegaciglia e pettinini,
    con le fusa della sfinge e strani giochi
    di pedine, rebus e sciarade.
    Quindi non so come dirti che il
    mio mostro cambia foggia e poi
    misura, è spaventoso di notte
    ed infuocato di giorno.
    E quando tu lo richiami a letto
    con un sogno o con il campanello
    trillo di un ricordo ben dovuto,
    io sono l'orco, la megera  perchè
    sputo affranta tutti i malanni:
    una bella mescolata, un minuto o poco
    più e dolorosa
    ecco sale  profumata
    la mia  minestra di parrucche.

  • 13 novembre 2013 alle ore 20:05
    Sei Cento Quarantasei

    I muli - Lattari dormono anche
    stasera, la fredda colata è
    nera e dalla punta di tutte
    le punte si muove discreta
    un'anca più chiara, il morticino
    luna ci prova a fiatare,  ma poi
    subito smette ed ogni ricordo è martirio.
    Più sopra, dove l'abitato è afono,
    stanno le tane di chi ha traslocato:
    bionde e bruni, giacche, ombrelli,
    pari e dispari,troppo presto o longevi.
    Sui miei nonni non ci sono nomi:
    la croce è  il nano di due cumuletti
    smemorati, la terra una gobba,
    il boa orizzontale digerisce ex
    bambini sotto coperta, un'arca
    che ruba alle case con un buio rintocco.
    I miei nonni sono spenti in quel letto
    da anni: papà volle fossero zolle
    senza mai marmo, i fiori sparsi,
    coriandoli anche dopo il martedì grasso.
    Ogni tanto un tafano gli ronza intorno
    e li prega. E racconta, piccione
    furioso, i giorni di chiusura e quelli
    di concerto, il mio ventre ancora
    sfitto e l'abito che mi corre
    davanti, bianco poltergeist sacro.
    E di me,  in catene, che
    sciocchina e sudata  da
    tempo gli tendo un patetico agguato.

  • 13 novembre 2013 alle ore 18:47
    Si, ti amo.

                           Sì,
     Ti amo,
     Senza, forse, appieno capire
     La profonda armonia
     Dell'immenso sentimento.

     Sì,
     Ti cerco,
     In ogni minuscolo atomo
     Dell'aria che m'attornia
     Vuota della tua essenza.

     Sì,
     Ti desidero,
     Quale piccola bianca luce
     Nell'incipiente crepuscolo
     Che precede la calma sera.

    S.Valentino 1998
     

  • 13 novembre 2013 alle ore 18:43
    Mia, per sempre.

    E' come il voltar pagina
    d'un gran libro
    il trascorrere dei momenti,
    dei giorni e dei secoli.

    Tra le nascoste frasi 
    del futuro discernere
    dovrai quanto il tuo cuore
    cerca da mille e mille ore.

    Dell'inevitabile logorio
    dei fogli del passato
    rimanga nella tua anima
    il sentirti mia per sempre.

    31.12.1999

  • 13 novembre 2013 alle ore 13:34
    Sei Cento Quarantacinque

    Se sposassi l'uomo delle cravatte
    o il metronotte, la notizia ti giungerebbe
    in un plico sordomuto mentre fai buio
    e spedisci le gambe nella nebbia.
    Ore 16,00: la bici è al guinzaglio
    mentre un dado con il mascara e
    la borsetta decide se premiarti,
    o adularti. In fondo non c'è
    storia fra maiolica ed abete,
    fra poiana e branchie.
    Io sono il giù, il sotto,
    il basso, la radice,i piedi,
    sono Positano e troppe scale,
    le case sputate fuori come i
    capezzoli col freddo.
    Sono attracchi e tammurriate,
    i restauri di Pasquale e le vinacce
    accumulate sotto costa, sono le aragoste,
    scarafaggi -sub e la tappezzeria color
    lampara.Io sto bene nel mio ghetto di
    "Dottò!" e castagni -amo, sto bene
    dietro una finestra, radiografo d'autunno.
    Per tanto non scusarti, non rammaricarti:
    questo ritardo era necessario a mettermi
    al dito il nome giusto ed a svezzarti,
    deo gratias, dall'assurdità del varo di uno scoglio.

  • 13 novembre 2013 alle ore 11:12
    DI RABBIA E D'AMORE

    Di rabbia e d'amore il mondo
    E intorno
    Di rabbia e d'amore il foglio
    E intorno
    E scrivo di rabbia e d'amore
    D'amore e di rabbia
    Di sentimenti alterni
    E come la luce e il buio
    Come il sole e la luna
    Come l'acqua e il vino.
    Di rabbia e d'amore il mondo
    E intorno
    Il pensiero e il cuore
    Di rabbia e d'amore il foglio
    E intorno
    La penna e il sogno.

  • 12 novembre 2013 alle ore 21:19
    La forza delle parole

    Nella solitudine che violenta l'anima

    gridare sottovoce parole

    che appena dette
    non  recuperi più 

    nel desiderio 
    che diventino squarci di luce

    ondate di speranze

    nella Grazia che ci fa essere amati
    anche senza meriti

    con l'amore
    a prendere il posto dell'odio 

    il perdono sostituire l'offesa

    l'unione scalzare la discordia 

    e in quell'intimità
    condensare le sensazioni

    non sentirsi prigionieri
    di immaginari nemici

    e rimanere padroni della propria vita

    con lo sguardo sempre lucido
    a fissare il confine dei propri limiti
    .
    cesaremoceo

  • 12 novembre 2013 alle ore 18:51
    Chiaroscuro

    Come calmo mare
    con dolci onde
    incontro vieni a me
    un bacio portando a me
    subito abbracci me
    soavemente parli a me
    Il tuo animo franco
    ispira il tuo dialogo
    mi sussurri il nome tuo
    azioni il mio ricordo
    del passato anno
    quando un giorno
    ci vedemmo
    Ancora mi ricordo
    insieme passeggiamo
    per il centro di Milano
    i nostri problemi dimenticando
    per un breve attimo
    ero tutto emozionato
    Di immaginare ancora cerco
    ma non più riesco
    svanito il ricordo
    questi versi a me rimangono
    ormai spenti nel timor vano
    di non poter più recuperare lo sfuggente istante.
     
     

  • 12 novembre 2013 alle ore 12:56
    Colloqui con l'anima...

    Mi abbandono alle maree del mondo interiore
    per abbracciare la vita
    con la  volontà di sapere…
    Richiamo stralci di pensieri seppelliti
    dal mio alter ego
    e  mi ritrovo con l’amara consapevolezza
    di non poter fare alcunché
    per cambiare mille vecchie lune
    dal mio passato impervio.
    Mi  fermo allora ad osservare i passi
    del tempo mio passato
    e  capisco che devo tornare
    ad essere me stesso
    per cancellare a volte a malavoglia
    l’involucro senz’anima che già m’apparteneva.
     
    Respirare aria nuova questo mi dice il cuore…
    Scavo allora dentro per comprendere il denso silenzio
    che avviluppa tante vite attorno a me
    insane e insoddisfacenti.
    Cammino districandomi tra melma putride
    e ossa di animi infranti
    che con ghigno soffocato sorridono
    della mia ingenuità.
    Non è silenzio ciò che odo in ciò che mi circonda
    ma silenzioso rumore  che è stanchezza del vivere
    per non saper ritrovare
    i propri valori perduti
    per non saper aprire la porta alle opportunità
    che la vita comunque ci dona
    per ritrovare quella gioia che ci indurrebbe a camminare… 

  • 12 novembre 2013 alle ore 12:34
    camminiamo insieme...

     
    Camminiamo insieme!
     
     
    Vieni, scendi qui dentro
    in fondo al cuore,
    non aver paura,
    qui c’è la musica che hai sempre cercato
    qui c’è la fine che non hai mai trovato.
     
    Serberò il tuo passo
    sulla terrazza del mio cuore
    e la dolce abitudine
    del tuo alito sulla mia fronte.
     
    Serberò la tua bella mano chiara
    alla portata della mia luce
    e le tue ginocchia audaci
    vicino al mio desiderio…
     
    Serberò l’oblio del tempo,
    delle tue assenze, e la presenza
    del sublime ricordo
    di te e di me in cammino
    verso il sole che domina
    l’ombra fitta delle ginestre.
     
    Mai privato di questo amore
    il mio amore,
    né di nessun amore del mondo
    che mi riconduca al tuo cuore,
    le mie parole si confondono
    se i tuoi occhi danzano innanzi ai miei …
     
    Il tuo bel sorriso
    che riscopro in ogni tua movenza
    io seguendoti lo incido in fondo al cuore.
    Tu m’insegni il puro mestiere
    d’essere felici,
    il cuore addossato al tuo riparo

  • 12 novembre 2013 alle ore 1:19
    Fra le rughe di un viso

    Fra le rughe di un viso
    è intessuta una vita
    col suo canto sussurrato,
    disperso nella memoria
    di chi osserva
    che ritrova un po’ di luce
    fra le ombre
    del proprio viso.
     

  • 11 novembre 2013 alle ore 16:09
    Toccata e fuga

    Toccata di sguardo
    calcola la distanza
    girando il capo
    con grazia la gatta.

    Ferma un attimo
    in basso la coda.

    E al primo passo
    rapida svolta
    protetta dal muro
    senza un saluto.

  • 11 novembre 2013 alle ore 16:06
    Compleanno

    Mi diceva il fratello
    che ad un certo punto
    non pensare è meglio
    a un altro anno passato.

    Non mi trova d'accordo.

    Ogni giro di sole
    piace a me ricordare
    e in ognuno trovare
    quel che avevo da amare.

    Piace a me festeggiare.

    E più a fondo sentire 
    il pulsare del cuore
    con le piccole gioie
    doni grati d'amore.