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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 07 novembre 2013 alle ore 21:29
    Ventaglio

    Sciolsi i miei capelli
    sul tuo petto,
    ventaglio di note armoniose,
    per carezzare il tuo cuore
    l’anima e il corpo
    Le tue mani nel ventaglio
    suonarono musiche struggenti
    E piansero i salici,
    i girasoli chinarono il capo
    le rane nello stagno zittirono
    Cicale e grilli smisero di cantare
    Ombre di mani coprirono ogni luce
    e nel tepore del silenzio
    ci amammo.

  • 07 novembre 2013 alle ore 19:39
    Il cane che inseguiva la farfalla

    Correva veloce e la lingua di lato, 
    E il sorriso dell'erba bagnata
    Che si strusciava felice
    Sul fiorito
    Terreno.
    Planava leggera
    E il vento di ali spiegate
    E mille sbatter di leggiadre
    E Sottili come due mani
    Protese alla gioia.
    Un rincorrersi gioioso
    Un inseguirsi di festa
    Farfalla a mezz'aria
    E il cane di code felici.
    Vento di alberi mossi
    Sole di novembrine giornate
    Plana la farfalla il muretto
    Salta il cane 
    Ad inseguirla in fretta
    E Boschetti di metropolitane
    Realtà
    E rumori intorno
    Di quotidiani affannati.
    E a rincorrersi
    La farfalla
    Il cane
    Tranquilli
    Di giochi e feste
    Di libertà
    Concesse.
    - Vincent cernia-

  • 07 novembre 2013 alle ore 18:53
    Dedica per il libro NESSUN VOTO.

    A Te,
    Giorgio,
    mio Primo Amore.
    A Te,
    Uomo Giusto, Uomo Onesto, Uomo di Pace.
    A Te,
    che troppo presto al Cielo sei tornato.
    A Te,
    che dolce e amabile sei stato.
    A Te,
    questo libro
    che mai con occhi terreni leggerai ho dedicato.
    A Te,
    mio adorato papà,
    mio Primo Amore.
     

  • 07 novembre 2013 alle ore 12:26
    Sei Cento Trentasette

    Mi dicono di scrivere di me:
    nell'obliquo sanatorio ogni
    barella è orizzontale,
    qualcuna più di altre.
    Infanzia, puerizia,
    dondoli ed inezie.
    Allora comincio: pose di caffè
    ed edera sui bordi. E' femmina,
    tranquilli! Ha quell'ala sotto pancia
    che non mente, che non mente.
    Siamese e bianconero, il salotto
    con le teche, cento tazze e porcellane
    murate più dei santi: clavicole, femori
    e falangi. Tutti in fila sul divano damascato,
    vagone bordeaux, in carrozza tutto il corpo,
    esclusi i piedi. E le piume dei pavoni, cotoni
    per giganti e tre specchi, bolle argento, la scatola
    di Barbie, la bacchetta. Ma io volevo essere un
    maschio: maschio come il robot, l'autotreno
    ed il soldato. Alle sedici papà litiga, pure la zia:
    è colpa mia, dei miei occhi sempre pronti a
    non parlare. Ma la lettera a Natale sotto il
    piatto è come l'ostia. Devi schiudere le
    labbrucce, inghiottire e dirle amen mentre
    va dentro e già conficca, radar bianco,
    spina tonda, l'ago mago toglie al pus la pia catena.

  • 07 novembre 2013 alle ore 8:16
    Passanti

    Provi a immaginare le vite
    fermo a scrutare i passanti
    nel corso pieno di gente
    osservandone i volti
    a volte le voci cogliendone
    attento al tipo di abiti
    il portamento studiandone.

    Ci sono quelli coi bimbi
    altri gravati da borse
    da cani grandi o piccini
    ce n'è appoggiati al bastone
    tanti alle chiacchiere intenti
    rotte da qualche accattone
    che fiuta la pista dei soldi.

    E' varia umanità del presente
    diversa e uguale dall'ieri
    da cogliere per ricordare
    se mai muterà il domani
    i prossimi nel mondo a stare.

  • 06 novembre 2013 alle ore 20:59
    Moìne da povertà

    Con una parte dello spirito lacerata
    e la convinzione che la vita

    ognuno decide di viverla
    come egli stesso crede

    viaggiando su percorsi d'anima propri
     
    a godere della rara bellezza
    degli spettacoli naturali che essa offre
     
    vivo in retoriche che attecchiscono
    nelle crepe di terreni concimati dalle paure

    pur senza sopprimere la fantasia

    per il piacere di non inaridire il cuore

    felice così di confortare
    e lenire ogni sorta di lacerazione
    .
    cesaremoceo

  • 06 novembre 2013 alle ore 17:25
    L'amore perduto

    Pensieri che
    fuggono ribelli
    come criniere
    di cavalli
    al vento...
    Dove sei?
    Di cosa
    ti nutri?
    Di quale
    battito vivi?
    Quale strada
    calpesti
    senza me?
    Eppure
    un tempo
    ti ho conosciuto!
    Ti ho vissuto
    ti ho respirato
    ti ho avuto!
    DIMMI:
    Quale mano
    ha impugnato
    l'ascia del
    destino
    dividendoci
    per sempre.
    Dimmi
    per chi vivi e
    perchè vivi,
    dimmi
    cosa sei
    esanime corpo
    prosciugato
    della linfa
    della vita...
    Sordo eco
    di un battito
    il mio cuore
    non mi appartiene.
    Ricordo
    quante volte
    siamo partiti 
    e ritornati
    sempre
    tenendoci
    per mano
    seppure
    senza sfiorarci..
    diviso
    il nettare
    prezioso che
    generosamente
    sgorgava dalle
    nostre labbra
    senza bagnarci
    Quante volte...
    Ricordo
    i nostri respiri che
    si rincorrevano
    per raggiungere
    insieme
    l'estasi
    della passione
    Quante volte...
    Quante volte
    le tue mani
    hanno percorso
    il mio corpo
    rovistando
    nella mia anima
    senza mai
    impadronirsene.
    Ricordo 
    quante volte
    la mia calda
    natura ha
    offerto asilo
    alle tue folli
    corse e
    quante volte
    il mio corpo
    si è rifugiato
    nel tuo
    consapevole
    dell'incerta
    dimora.
    Dovrò
    trovare 
    una valida
    ragione per
    spiegare
    al mio
    nostalgico
    cuore che
    tutto questo
    non c'è più.
    Tutto
    è perduto
    ogni cosa..
    siamo
    rimasti soli
    tu ed io.
    Tu che 
    ogni tanto
    bussi alla
    mia porta
    senza
    l'intento di
    restare..
    tu
    perfetto
    estraneo che
    mi dormi
    accanto
    senza conoscere
    i miei sogni e
    i miei desideri..
    Io eterna
    vagabonda
    nell'estanuante
    ricerca del
    posto che
    cercavo..

     

  • 06 novembre 2013 alle ore 17:16
    Attese all'imbrunire

    Il respiro della notte
    avvolse gli orizzonti stanchi
    in una timida carezza
    quasi nascosta.
     
    Bisbigli di ninfe
    nel respiro delle ore rubate al buio.
     
    Suoni e voci
    nel tremito
    preludio di passioni.
     
    Lungo le vie
    solo lo stormir del vento
     
    a chiamar la notte
    come amante
    ferito e corrucciato
    che dal desiderio
    è vinto.
    C.aurora
     
    Da “Nel migrar dei giorni” 2000
     

  • 06 novembre 2013 alle ore 16:28
    Parole s'addormentano

    Parole

    rincorrono il pensiero

    ne afferrano i colori

    stupite lo spandono

    Ma esso fugge

    potentemente fugge

    E parole restano appese

    a filamento di tenue colore

    Fra ali d' ombra evanescente

    il pensiero

    che ora c'era ed or non c'è più

    s'addormentano parole.

     

  • 06 novembre 2013 alle ore 13:52
    Haiku

    Ulula il vento
    Alzo gli occhi dal libro
    E corro da te!

  • 06 novembre 2013 alle ore 12:26
    Sei Cento Trentasei

    Torna pure alle tue Grete:
    sono fonde, pozzi oscuri
    come ai sogni dei bambini.
    Rosse fosse accomodanti,
    caramelle multi gusto, scorza
    opale e polpa blu, zucche isteriche
    esplose contro i semi.
    Torna quindi alle tue api con la
    chiave sempre in bocca ed il miele
    in punta d'ali: majorette appiccicose
    come il bacio alla francese.
    Io non ho trascorsi dentro il ventre:
    se vuoi entrare porta al seguito una
    torcia, da qualche parte giuro, credo,
    stia il pulsante che potrebbe duplicarmi.
    No, va bene, lascia stare: torna pure alle
    tue Veneri, alle sere bionde e brune,
    ai crani in ebollizione,
    misto carne a taglio vario.
    Io non ho culle da svezzare, faccio un
    letto ed un letto è altare, le carezze
    son candele comprate dalla  foga
    e dalla moneta, lingua - robot che
    già scava la fessura.
    Il mio sapore non fa rima,
    non ho il turgore nè la ghianda
    da cui cola il gran secreto con
    cui ti tengono all'inganno:
    passeretto nella morsa del malefico collante.

  • 05 novembre 2013 alle ore 22:18
    La ballata della piccola Marta

    Eccolo, arriva, e Marta lo sente.
    Lui sale le scale con passo pesante.
    E quella paura nel giorno latente
    diventa terrore, arriva suo padre.
    La gola si serra, sparisce la voce
    il sangue si gela,
    non c’è più speranza
    ormai lei lo sa …
    Fra poco di nuovo accadrà,
    ancora una volta, l’ennesima volta.
    Nascosta là dietro la porta
    a sé rannicchiata lo attende.
    Non piange nemmeno,
    non è più capace.
    Le mani sul volto per farsi un riparo
    e un vortice scuro che presto le invade la mente,
    sul fondo c’è fuoco  e spire di fiamma
    risalgono e bruciano tutto d’intorno.
    Ma l’orco è arrivato e ormai l’ha trovata,
    le grida:
    stracciona, che fai là, così rannicchiata?
    S’abbassa  quell’orco e le molla un ceffone.
    Lei alza lo sguardo, lo vede:
    suo padre ha bevuto
    ha gli occhi iniettati di sangue,
    colpisce il suo ventre con calci e con pugni,
    urlando parole sconnesse.
    Nel cuore di Marta soltanto terrore,
    resiste con tutte le forze,
    non vuole provare dolore.
    Per farsi coraggio ripete in cuor suo
    quel bel ritornello di quando felice
    con mamma varcava il portone di scuola:
    “Io son contadinella, alla campagna bella,
    se fossi una regina sarei incoronata …”
    Più volte la semplice rima l’aveva aiutata.
    Ma l’orco non smette, non sente pietà,
    continua a inveire, insiste a colpire,
    la piccola Marta si sente morire.
    Ma ecco ad una tratto qualcuno la viene a salvare:
    arriva la morte e la porta con sé …
     

  • 05 novembre 2013 alle ore 22:16
    L'inquietudine dell'animo

     
    Nel buio della notte
    non v’è stella alcuna
    che possa rischiarar l’animo inquieto
    di chi pace non trova.
    Spirito vagabondo e confuso,
    che si ostina e sogni va cercando
    scavando un cielo nero.
    S’ illude, raccoglie speranze
    nascoste sotto veli cupi.
    Anima che  non trova quiete
    mentre la notte  ruba istanti come acini di vita
    sgranati  dai grappoli del tempo.
    La notte, che succhia avidamente al ritmo dei respiri
    là, dove il sangue pulsa,
    come fosse vampiro
    e al chiaror del mattino
    esangue, spossata è l’anima
    lasciata al suo destino.
     

  • 05 novembre 2013 alle ore 21:14
    Brontolo

    Un pensierino per Brontolo
    a cui niente va bene
    di tutto quanto critico
    nano mai sorridente.

    Ai piccoli è indicato
    fra i sette da evitare
    indisponendo il prossimo
    bastian contrario sempre.

    Vedi nei sette nani
    insieme a Biancaneve
    dei tipi proprio umani.

    E chi non riconosce
    il sé dei borbottii
    con quel di più persone?

  • 05 novembre 2013 alle ore 20:04
    Desideri

    Dimmi cosa desideri
    quando  guardi le stelle.
    Vorresti che un angelo
    scendesse  per portarti
    via da questo mondo.
    Chiedimi cosa penso
    quando guardo ei tuoi occhi,
    capendo che sei un angelo
    sceso per portarmi via,
    verso quella stella spenta
    persa nel desiderio che ci sporca.
    Sei la mia stella morta da raggiungere,
    che  seguo su ali scabbiose
    di una passione corrotta,
    che ci spinge avanti inermi
    verso le fauci abiette del reale.
    Riesco a sentire la tua sofferenza
    a kilometri di distanza,
    vorrei volare da te
    e apparirti come un angelo corrotto,
    androgino e perfetto,
    perché so che è ciò che desideri,
    e tu sai che è u desiderio anche mio,
    il desiderio ci uccide,
    il desiderio ci rende reali!

  • 05 novembre 2013 alle ore 20:02
    Ramingo

    Siam esuli di noi stessi, fratello,
    grandi anime errabonde che
    planano discrete e martiri
    in un dolce cielo porpora.
    Siam come isole raminghe,
    portate via da forze ignote
    allontanate ed avvicinate
    dal caos che regge il tutto.
    Siamo migratori senza meta,
    perenni voli pindarici dell’essere,
    giudei senza promessa del vivere,
    persi in una corrente dal nome vita.

  • 05 novembre 2013 alle ore 15:17
    Laura è nata

    Gioia dolce ch’attende
    Felicità soave che indugia
    Delizia tenera ch’esita
    Diletto armonioso che s’attarda
    Convivio ansioso che aspetta
    Tutto s’incunea con vigoria
    Dà forza
    Conferisce slancio
    Nel vespro tenebroso
    Per dare con voglia
    albore
    Tra forzature e spinte
    Tra urla di spasimo gradito
    Tra grida bramose
    Al roseo bocciolo che si fa fiore,
    Che diventa Laura alfine
    Tenera corolla profumata
    rosea delicata aggraziata
    Che dona
    Leggiadria alla dolcezza
    Affetto alla tenerezza
    Fervore alla passione
    Armonia alla vita
    Tenera corolla profumata 
    che apre gioiosa e gaia
    varco all’amore.

  • 05 novembre 2013 alle ore 14:42
    Evanescenze

    E me ne vado brioso
    per la mia strada
    lasciandomi alle spalle
    storie appese alle pareti del cuore 
    favole infervorate
    accovacciate
    tra le ombre ammuffite
    di ore passate a concepire
    concentrati di godimento
    mandando messaggi
    dentro bottiglie nelle quali 
    sarebbe stato meglio
    guardarci dentro
    invece di scolarle
    per riempire i giorni 
    trascorsi ad annaspare
    in emozioni sempre diverse
    riscoprire il piacere del dare
    nell'avvertire il suono soave
    del tintinnìo dei sentimenti
    e in quella musica
    trasmettere le proprie armonie
    rendendole incantevoli
    come fiori appena raccolti
    che rivelano l'eccelsa bellezza
    dopo l'anonimato del loro sbocciare
    concedersi finalmente
    meritati momenti di delirio
    e inseguire attimi d'eternità
    .
    cesaremoceo

  • 05 novembre 2013 alle ore 13:08
    Sei Cento Trentacinque

    Avresti dovuto vedermi allora:
    un venerdì di parcheggi pieni a
    Monza,il barista è sud alla cintola,
    ma sopra solo  nord, nord di arancini
    chiusi come noci, nord la lingua che
    riconosce la mia dal sole. La pioggia
    sbava diagonale sul trolley delle brevi
    partenze, Rondò dei Pini è l'orbita
    buona di Polifemo, i neon dei supermercati,
    frigoriferi orizzontali. La salopette bianca,
    Napoli  un  damerino, ha i tendini contratti
    dal seno alla mia schiena. Mi guardano
    le gambe, mi danno dell'amante ma sono sana.
    Controllatemi il polso: non ho rubato, tutto regolare.
    Toccatemi: l'unione è consenziente, non ho furbizie,
    orari rimandati. Avresti dovuto  vedermi allora:
    infilata nell'estate, il gambo nella terra, una fiera
    in allestimento, tutta sorrisi e biglietti staccati
    puntuali, ferma nella fila, la carta oleata lascia
    tracce di sudario. Avresti dovuto innamorarti allora:
    allora che ero salubre più di un candeggio, più compatta
     di una candela,una bandiera ancora da impalmare,
    tutta odore di amuchina. Non adesso che sembro
    fuori di miniera, sputata da un setaccio e se negli
    occhi resta ancora azzurro, è perchè gli
    occhi sono barche ed anche  il rimessaggio
    non asciuga mai davvero il mare.

  • 05 novembre 2013 alle ore 13:04
    Il silenzio...

    Il silenzio
    amico
    nemico
    fatto di pensieri
    parole
    mai pronunciate,
    dietro angoli
    spigolosi
    bocconi di rabbia.
    Il silenzio
    l'alleato
    che non tradisce
    non abbandona mai.
    Il cammino
    torrido
    fatto di salite
    piccoli sassi
    che si infiltrano
    tra le fessure
    delle scarpe
    di chi
    un giorno
    aveva scelto
    la retta via,
    scansando
    gli ostacoli
    per pensare
    al futuro.
    Il silenzio...

  • 04 novembre 2013 alle ore 22:36
    Dieci inverni

    Sì, quell'estate ti volevo amare
    e già ti amavo
    allora tu scappavi
    per togliermi il dubbio
    che fossi cosa mia anche le mattine dopo il fatto.
    Saranno gli inverni,
    avevi detto, dieci
    e ne prendevo atto
    le mani ingiallite ferite dal freddo
    stringevo i denti le spalle agli inverni
    maledetti
    tutti e dieci
    contro di me
    chissà quale concerto però a primavera.

    Invece fu solo autunno
    fu autunno sempre
    quello in cui tu scappavi
    tenendo il vento in testa non so
    quale astro o cappello
    ti credevo a Parigi.
    Senza nemmeno accettarlo
    tu sei andata lontano
    e hai fatto finta di niente
    come me
    che non so nemmeno dire
    se quella musica era quasi roba tua.
    Sfiorivano le bianche campanule
    quella stagione che ti volevo amare
    che già ti amavo.
     

  • 04 novembre 2013 alle ore 21:05
    Frastuoni dell'anima

    Nell'asfissia sbocciata
    nei gorghi vorticosi 
    di usuali peripezie

    si perde il mio respiro
    nel labirinto di tenebre corrotte

    al di là di gioie immaginarie
    in assordanti silenzi

    Col fiato a sostener parole
    trasportate dal vento

    nell'eco d'insonni notti

    a mietere passioni
    franate nel turbinio
    di ambigui momenti

    saccheggiare l'anima
    colma d'incertezze
    e dubbi latenti

    e ricercare invano
    stereotipati raggi di sole
    .
    cesaremoceo

  • 04 novembre 2013 alle ore 19:22
    Ti somiglio ancora

    Il per sempre
    che si fa polvere
    sui primi tetti,
    tra le nubi
    che al primo vento si aprono
    quasi come il ritiro del mare
    o quella distanza inesorabile
    dal ricordo del sud.
    Ti somiglio ancora
    molo di pietre,
    mondo d'acqua estinta,
    distesa di sale,
    nodo allo stomaco,
    luce che affoga
    nel tramonto dietro
    il cartello sull'autostrada.

  • 04 novembre 2013 alle ore 16:57
    All'iperbole

    Tu 
    più della palma elegante
    freschezza sul cuore assetato
    Tu 
    più della fiamma bruciante
    innesco di fuoco al ghiaccio
    Tu 
    sopra tutto emozionante
    sollievo del prigioniero
    Tu 
    amica sei iperbole
    che innamorare fai il verso.

  • 04 novembre 2013 alle ore 14:08
    Quant'è distratto (Impressioni)

    Quant'è distratto
    il mondo
    quanta ironia
    di questi anni randagi
    che non vedono
    al di là del loro naso
    Non si preoccupano
    se uomini sfidano
    la morte, se muoiono
    giovani, scappando
    alla terra, prima che il vento
    li prenda e li trasporta
    sposandoli con l'amore
    di Dio, nel sole che ride
    per la gioia di un figlio
    dolcemente aspettato