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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 02 novembre 2013 alle ore 11:53
    Sono restata

    Sono restata,
    accanto alle ceneri dei drappi
    che hanno volato
    sui mari disabitati.
    Ho guardato bene nei dintorni
    e ho visto
    che anche i merli hanno una casa
    nel giardino e aspettano
    un piccolo segno, sempre lo stesso,
    molto preciso.
    Sono restata
    ad aspettare
    il tuo pane silenzioso.

  • 01 novembre 2013 alle ore 21:06
    Ambigui equilibri

    Percepire giorni
    di strane atmosfere

    verso mucchi d'idee

    accatastate
    su fantasmagorici
    e misteriosi atteggiamenti

    stranamente ammiccanti

    come se fossero avvolti
    in segreti fin troppo stravaganti
     
    ingialliti dal tempo

    confidati da chi sente
    di non aver più tempo

    Con lo sguardo dei sessant'anni
    e la coscienza sempre in ebollizione

    resto pervaso
    da eccessi di sensibilità

    a condurmi verso piaceri immorali

    senza esser caro agli dei

    con la voglia di risvegliarmi

    nei cuori di chi
    mi resta amico senza tempo

    e con cui dividere ancòra
    passioni e tristezze

    rabbie e tenerezze
    .
    cesaremoceo

  • 01 novembre 2013 alle ore 20:19
    Gocce

    Gocce di rugiada
    lambiscono
    il volto del bimbo
    che nel prato piange
    Gocce di sangue
    inondano
    il viso del fanciullo
    che lotta nell’umano deserto
    Gocce d’amore
    uniscono
    il mondo se al pensiero
    si sostituisce il cuore.
     

  • 01 novembre 2013 alle ore 16:42
    spray art

    la vita appare come una spray art che a caso designa i sopravvissuti
    su una maleodorante tavolozza chiazzata da memorie imbrattate,
    murales ornamentali di un unico piscio metropolitano.

  • 01 novembre 2013 alle ore 14:43
    Senza titolo III

    Adoro la dolce curva
    del tuo fianco tenero!
    Non posso dire di più
    non posso dire meno.
    La tua carne mi
    ottunde la mente,
    mi confonde, come fa
    il fulmine con il corvo.
    La tua carne mi 
    ammalia lo spirito,
    mi tenta, come fa
    la ciliegia con il corvo.
    Resto perciò così,
    fermo, la testa poggiata
    sulle tue cosce, la bocca 
    rivolta al tuo grembo,
    silente ti carezzo come
    silente mi carezzi tu.
    Mi nutro del tuo amore.

  • 01 novembre 2013 alle ore 9:58
    Sei Cento Venticinque

    Dove dovrò aspettarti?
    Ah si, certo: sul pontile a vista roccia,
    ormeggio dieci, lo riconoscerò dalla neve.
    L'orario  scritto nel sussurrato: sotto
    le stelle a mezzogiorno, in fondo tutti e due
    amiamo il buio quando è di fuoco.
    Si mi coprirò, stai tranquillo,  ma
    con l'ombelico al vento.
    Le suole nuove ed i lacci del nonno,
    la brillantina per lucidare il cuoio.
    Io col bianco scintillante del lutto e tu
    sorridente nella divisa da sub con la piuma
    sul cappello; tu con il bernoccolo della
    mia prima carezza ancora intatto, io con
    la pancia carica del tuo aborto.
    Mi prenderai la mano e sull'anulare
    già occupato da una corona, sostituirai
    il tuo pegno: intorno pochi invitati e tutti
    malvoluti che parleranno solo al momento
    del taccia per sempre. Ma all'uscita
    della Chiesa le colombe saranno
    colombe ed il riso sarà riso, i confetti
    cilindri per le mandorle - coniglio.
    E per bacio ci daremo un bacio, ma
    forse tu sulla mia bara,
    od io sulla tua foto.

  • 01 novembre 2013 alle ore 9:40
    A Volte Capita...

    A Volte Capita Che Una Semplice Parola Detta in Un Determinato Momento e in un Determinato Modo Possa Confondere Chi La Ascolta......
    Si Diventa Preda Credendosi Invece Cacciatore e Nella Solitudine di Una Mezzanotte Qualunque Si Cade in Una Rete di Mezze Verita'.....
    In Agguato c'e' il Nulla Che Con Fare Incerto Ma al Tempo Stesso Attento Ti Studia.....
    Vede i Colori Della Tua Anima e non Ti Accorgi Nemmeno che Sei Tu Col Tuo Dolore a Suggerirgli le Parole Giuste da Dire....
    E' Astuto il Niente che Rappresenta,Mascherato da Poeta in Croce si Dimena Nell' IO Che Non E', Magari Gia' Pronto a Darti La Dose Giusta di Quello Che Cerchi.......
    Intirizzita La Sua Anima Di Vetro Si Confonde Coi Tuoi Sogni Di Cristallo e Poi Quando Arriva il Momento Giusto....Ti Frantuma il Cuore.

  • 01 novembre 2013 alle ore 9:25
    Polvere dispersa

    Ceneri vissute,

    il tempo della danza

    l'ora della foglia.

    Carta ingiallita

    su scaffali traballanti

    dal peso dei libri.

    Arbusti sempreverdi,

    un vento pazzo

    sradica le radici.

    Organi donati,

    il corpo senza anima

    è avvolto dalle fiamme.

    Gesto doveroso,

    un rituale sano

    esclama la libertà.

    Regalo al mare, al cielo,

    al prato, a un albero...

    un viaggio senza tempo .

  • 01 novembre 2013 alle ore 0:49
    Sensi sottili ed. Il mondo di A in volo

    Sono in un senso sottile

    che naviga nell’anima

    e vibro nel vento che mostra

    della terra il respiro

    Con lui e come lui

    voglio essere

    perché sono reale

    come il vento

    e lascio la mia impronta

    Questa io sono

    e questa tu mi devi sentire

    Fratello che mi stai accanto

    amante che mi hai vissuto

    figlio che ti sei nutrito

    del respiro mio

    nemico che hai goduto

    l' amaro tempo mio

    passante che hai gioito

    la gioia mia

    Non cercarmi, ti prego

    fra le nefaste folle

    Lì, non mi trovi.

  • Cantilena della notte
    quante cose si son rotte
     
    però, ahimè – Dio mi perdoni! –
    quanti gonfi e bei palloni
     
    ancor fluttuano nel cielo
    belli intatti, opachi o meno …
     
    Pieni d’aria assai compressa
    che ristagna ed è la stessa
     
    da chissà… io credo anni
    e l’intuito non m’inganni!
     
     
    Colorati, rutilanti:
    bei palloni, Oddio… ma QUANTI!
     
    Se li buchi con lo spillo
    poi t’accorgi del distinguo:
     
    c’è chi acido contiene
    (ma è il SUO gas, ed a lui tiene!)
     
    chi presume d’esser Dio
    (meno male… non son io!)
     
    chi si regge fra le nubi
    pien d’invidia.. a metri cubi
     
     
    ma una cosa, bé,  accomuna
    queste sfere: la fortuna
     
    d’aver masse di plaudenti
    sempre pronti, bene attenti
     
    a esser “claque” nella speranza
    (se al GONFIONE  poi  ne avanza)
     
    d’un ”zinzin” di compassione,
    della considerazione
     
    che si volga falsa o seria
    al tapin… ma che miseria!
     
    No! So libera volare.
    Né adulare né comprare
     
    voti o  plausi, vo’, mia gente:
    pazzerella, sorridente
     
    ma me stessa rimanere
    pur se non fra l’Alte Sfere.
     
    Mongolfiera, non pallone sarò io
    poiché m’arde forte un fuoco, vivaddio
     
    che mi spinge nelle altezze.
    Sono aperta, non serrata:
     
    mi godo delle nubi le fattezze
    e ai GONFIONI…  dono una risata!

  • 31 ottobre 2013 alle ore 20:59
    Per te

    Ci vuole la viola fuori stagione
    occorre la rosa col suo oro
    per asciugarti le lacrime.

    E allora riprende il palpito
    sorride al mondo il cuore
    torna luminoso il bel viso.

    Devi guardare altrove
    cercare il raggio oltre il buio
    per tutti c'è e più per te.

    E l'amore sai che hai vicino
    quello che forte t'esige.
    Vedi? Ecco...sorride.

  • 31 ottobre 2013 alle ore 17:23
    Haiku

    Si leva il vento
    sparge effluvi di tiglio
    Appaga i sensi

  • 31 ottobre 2013 alle ore 16:22
    Haiku

    Tra foglie secche
    fiori color del sole
    Inno alla vita!
     

  • 31 ottobre 2013 alle ore 15:18
    corteccia

    dopo è sempre facile dire:
    “ Ma io l’avevo detto ”
    prima si riteneva
    che le convinzioni
    altrui fossero più verdi
    mentre l’erba marciva
    per via del continuo licenziamento
    di giardinieri che non irrigavano
    più la limbica corteccia
    e quella quercia monoica
    si racchiudeva nell’unico
    e certo sapere

  • 31 ottobre 2013 alle ore 12:37
    incertezza

    quando la luna è di traverso
    come uno spicchio rovesciato
    che pare precipitare storto
    si prende a caso un puntino
    imprecisato del mappamondo
    nel prossimo giro la certezza
    dell’eclisse sfuma tra l’acqua
    e la poca terra.

  • 31 ottobre 2013 alle ore 12:19
    Sei Cento Ventiquattro

    Ho un altro spettro da combattere,
    recente e così vivace, come il
    Beaujolais stappato a rue de la
    Turbie, traditore, resistente.
    La chioma non sta nella cornice,
    ma vanno tutti gli occhi e sanno
    di posa, di muffa da cui non si
    cava antidoto, solo dolore,
    suppurazione. E' una vena
    che non affiora, corridore in
    immersione, anguilla verde\blu.
    Lei non ha un'investitura, da ieri
    so solo del suo odore ma la diceria
    è feroce , una squama che resta
    nel pattume dimenticata e macera.
    Sono stata felice e bella come non
    mai: avevo tre camicie da notte
    per un solo letto, nera, bianca e seta.
    Ero la bambina che tutti guardavano
    per l'azzurro e per il buio.
    Adesso mi nascondo, mi fa
    male anche la luce, il vento
    abrade,
    una carezza è mortale quanto una pozione.
    Tutto mi invade come se avesse
    jus di perquisizione,  forse l'unico torto
    è nella muraglia dei vestiti.
    Nuda sono come il pane quando
    si offre e per spezzarmi basta solo  già la fame.

  • 31 ottobre 2013 alle ore 12:14
    Intuizione (Impressioni)

    Sai benissimo ascoltare
    ti basta fissare lo sguardo
    e percepire il silenzio
    che t'avvolge in un mistero
    nel grandioso sesto senso
    Tocchi il cuore stimolando
    i suoi impulsi, che rivivono
    innamorandosi
    come uccelli migratori
    di infiniti orizzonti
    sulle ali variopinte
    di comete lontane
    e sogni avverati
    nella pazza felicità

  • 31 ottobre 2013 alle ore 9:34
    Sei Cento Ventitre

    O è joule o anestesia, ma io non sono da montagne
    russe: una sedia a capotavola  è già la mia vertigine.
    Ho il cuore in superficie, all'imbocco come il vomito
    della bulemica, maremoto sotto pelle, l'osso esclamativo
    nel tema dello stento, il totano evocato dagli abissi.
    O è giostra od orfanotrofio, shock od epidemia:
    tu puoi uccidermi e salvarmi, solo non ti
    rendi conto che l'ancora è la lama, la
    rete come il cappio e che in tutta
    questa confusione, mi tumuli
    lavandomi alla luce.
    Così che non distinui il mio respiro
    dall'ingoio, l'apnea dal suo siamese
    in sonno. E la sirena del tuo soccorso
    stasera è come il lugubre corteo
    dei cavalli in grassetto.
     

  • 31 ottobre 2013 alle ore 8:57
    Elaborazione

    Una farfalla
    mi scese in volo dalla bocca
    planando
    sull'elaborazione di un discorso.
    Concetti grezzi
    lentamente mutarono la forma
    abbandonando la rudezza 
    intorno al volo
    come fiori piumino
    che si disfanno in aria.

  • 31 ottobre 2013 alle ore 8:51
    Mezza vita mi è rimasta

    E adesso come faccio?
    Ti ho vista in quello squarcio
    e non ti scordo più.
    Vorrei dimenticarti
    senza averti mia;
    ho detto una bugia
    ma il cuore è andato giù.

    E rimettiti a sedere!
    La luce è ancora spenta.
    Ti adagi sul mio fiore
    e non mi lasci più.

    E' fatta...
    La mia anima è perduta
    e la vendo a metà prezzo;
    ma non ci fate niente:
    è piena di disprezzo.

    Non posso più tornare
    e mi dimentico di me.
    Disegno un'altra vita:
    farò l'artista di tazze e bidè.

  • 30 ottobre 2013 alle ore 21:10
    Sassi e diamanti

    Rotolano
    giorni lenti
    lungo il pendio del tempo.
    Sassi
    che con cura
    la noia levigò.

    Da tanto
    la notte è mia compagna
    e insieme andiamo
    a piedi nudi
    su viali di spine.
    Da tanto
    ho parole senza suoni
    sogni senza ali
    e una chitarra
    senza più corde.

    Ma poi...inaspettata...
    in un'alba dorata
    sei arrivata
    ...emozione...
    a scompigliarmi i capelli
    a regalarmi un brivido nuovo.

    E d'incanto...
    attimi di vita 
    come diamanti.

  • 30 ottobre 2013 alle ore 18:56
    Io...? (autobiografia)

    Io…? ...sono un semplice scribacchino!

    Uso ancora penna e calamaio

    Come un tempo.

    E scrivo il mio cuore

    I suoi pianti

    Le sue preoccupazioni.

    Io…? ...non scrivo menzogne!

    Scrivo, costruisco la realtà.

    Costruisco i miei dolori

    I miei pianti.

    E tutto ciò che mi possa far male.

    Poiché di male è fatta questa vita 

    Uguale alla vostra,

    Ma, allo stesso tempo, 

    Diversa…

    Io…? ...ahimè questo povero scribacchino!

    Usa ancora le lacrime 

    Per scrivere.

    Anno di stesura, 28/10/2013

  • 30 ottobre 2013 alle ore 18:32
    Mio Corpo...

    Un Giorno Mio Corpo ti Guardero' da Lontano,
    Pensero' a Quel Che Ero...A Quel Che Eravamo,
    Alla Vita Che Insieme Noi Abbiamo Vissuto...
    Alle Gioie e Ai Dolori Che Ci Ha Regalato.

    Un Giorno Mio Corpo Non Staremo Piu' Insieme,
    Da Una Sola Diverremo...Due Diverse Catene,
    Saro' Aria e Tu Terra,Ti Potro' Accarezzare...
    Diverro' Quel Tramonto Che Si Fonde Col Mare.

    Un Giorno Mio Corpo Tornero' Quel Che Ero,
    Partiro' Per Un Viaggio,Schizzero' Oltre Il Cielo,
    Smettero' Di Pensare,Svaniranno i Miei Giorni...
    Resteranno Di Me...Solo Pochi Ricordi.

    Quel Giorno Mio Corpo Avro' Poco Da Dire,
    Solo Poche Parole...Ma Tu Stalle a Sentire,
    "Mio Corpo...Mia Casa...Mio Compagno Fedele...
    Chi Ti Piange e' Il Tuo Amico...Che Da Quassu' Or Ti Vede".

  • 30 ottobre 2013 alle ore 17:39
    Compagnia apparente

    Caduche, sole, foglie in balia del vento siamo.
    Sul ramo compagnia apparente, ma, alla fine, niente:
    ci libriamo in volo, 
    e cadiamo al suolo.

  • 30 ottobre 2013 alle ore 12:44
    Sei Cento Ventidue

    Oggi è mercoledì: lo sanno le foglie,
    tutto il dannato paese sa che giorno è.
    Non può certo esserci mistero in una
    casa grande quanto un pollaio.
    In tutte le piazze c'è una Rosa seduta
    ad aspettare la fine della scuola
    contando arance come fossero pepite.
    Girotondo e forchettoni: una finestra
    sbraita il budello della sposa.
    Sulle mensole lucenti come orinali,
    stanno le prove  ed i corredi, tazzine
     e specchi, la noia non ha bussato.
    Verrà dopo lo sbiancamento dell'ennesimo
    merletto, dopo le scorie della cena,
    sotterrate per la differenziata.
    Toccarsi è un miracolo  che fanno
    solo i Santi, quella sacra geologia
    che entra nel costato e cava il fossile
    di un taglio, l'ambra di uno sputo,
    la resina da un pediluvio.
    Noi gli somigliamo:
    le ali inferocite irrigidite già in bastoni,
    l'aureola deglutita  e l'oscuro potere
    di cui ci accusano inciso e deportato
    come la cappella parassita di un tossico funghetto.