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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 21 gennaio 2014 alle ore 15:29
    La vita ci tiene in pugno

    Gaiezza mite indugia
    felicità soave esita
    delizia tenera tituba
    diletto eufonico tarda
    convito bramoso attende
    Tutto s’incunea
    con vigoria
    nelle umane fantasie
    Tutto sfarfalla
    nei miraggi più genuini
    tanto attesi
    ma più volte disattesi
    Questa è la vita
    che non dà respiro
    Questa è la vita
    che non conferisce slancio
    Questa è la vita
    che non dà transito all’amore
    Questa è la vita
    che ci tiene in pugno.

  • 21 gennaio 2014 alle ore 12:29
    Sei Cento Sessantasette

    Le ultime case stanno nella nebbia.
    A guardare. Spettacolo vietato
    la linea scosciata dei monti che
    precipitano al mare, cieche gatte
    dalla testa di coppi e terrazze,
    spianate di budellini bianco-ecrù.
    Che storia questa vessazione di
    agnelli con le zampine di cemento
    e  pietra, di limoni e falle!
    Due spalle salgono gli scalini
    tramortiti; anche io, come loro,
    mi sono spenta, una cassa nella mente,
    ben imburrata dal morto sorridente,
    grigio nera  poggia la pioggia sui
    ciottoli, seppie investite, acciambellatura
    dei vermetti padroni dell'umido, liquirizie
    piediformi, rotelle in congedo dallo svitato
    che gestisce oggi il cielo.
    E se urlo il nome, il nome mi si ritorce
    contro: ciò che si recide è reciso,
    al cordone non si riattacca la santa
    camicina imboccatrice, la pancia
    esplosa non riprende mai indietro
    il benedetto innesco. Conto pagato.
    E tutto ciò che mi manca è quasi
    sempre fra due tronchi ed un precipizio:
    altalena - carota all'asino -baratro.
    Gioco micidiale del malato.
     

  • 21 gennaio 2014 alle ore 12:23
    Sei Cento Sessantasei

    La poesia è questione di sangue.
    Una bazzecola imbrattare, scorazzare
    con il verso sotto il braccio a mo'
    di baguette, o di giornale.
    Ma la poesia, quella che io
    e te sappiamo, è come il parto,
    l'ustione, la frattura. Scrunch fa
    l'osso ed il tendine saluta, vaporetto
    in partenza all'ora di punta.
    La poesia è il primo dente cavato
    dalla tenaglia con insolenza,
    il primo ingresso di uomo in donna,
    la macchia di femmina nella
    teglia immacolata della fu - bambina
    in un giorno di scuola. E poi è
    lutto, tac, finito, rotto,irrimediabile,
    inguaribile, letale. Quindi a tutti
    gli impostori, agli sfaccendati,
    ai presuntuosi va detta questa
    cosa: poesia è fame più dolore.
    Quando vedo tanto sorriso,
    quando fiore e gioia rimano
    sale e pepe, inorridisco.
    Noi siamo ingessati o contusi
    dopo ogni cosa che ci esplode
    dentro e si aggrava.
    Guai ad alzarsi sani  dalla diagnosi
    di questo malanno. Non si cura
    al moncherino il pezzo mai formato.

  • 21 gennaio 2014 alle ore 11:39
    IMPLORAZIONE

    La vita fa paura,
    l'amore vi fa paura.
    La libertà vi terrorizza.
    Quale dio vi ha amato
    incondizionatamente
    da donarvi tanto terrore,
    cosi tanta privazione?
    E se un dio non c'è
    e ognuno è per se tale:
    Chi siamo allora?
    Cosa cerchiamo?
    E perchè cerchiamo altrove?

    Siddharta-Asia Lomartire 

  • 21 gennaio 2014 alle ore 11:31
    Malato religioso (Impressioni)

    Quando il sole arriva
    la vita ti sorride
    ti da quel senso di pace
    che cerchi ogni mattina
    al tuo risveglio preoccupato
    Sorridi timidamente, per non
    apparire stanco, in quegli occhi
    segnati dalla sventura
    che ha fermato i tuoi percorsi
    costruiti con fatica, in assenza
    di paure e fragilità, nell'ottimismo
    senza cedere un momento
    in tanta sicurezza, nella grazia
    di Dio, con il cuore fortemente sentito

  • 21 gennaio 2014 alle ore 11:22
    L'Istrione

     
     

     
     
    Con sintonia cosmica
    Il sornione istrione
    Detta i tempi della gara
    Al piccolo branco allo sbando
    Che si adegua
    Come quella bianca giumenta
    Addormentata nella stalla
    "Del non lavorare".
     
    Il Mio maestro dice che:
     
    "Non conviene al padrone svegliarla,
    Tanto meno che lei si svegli,
    Per il bene comune…"
    E così il gruppo
    O meglio il branco
    Delle gallinelle in metamorfosi
    Vestono le piume del gallo
    Con la cresta dei magnifici quattro
     
    E precisamente in:
     
    Vecchia" padovana"
    Che più non cova
    Ma rumina insidie
    E sorrisi lenti e cadenzati;

    Ruspante pollastrella trita pensieri
    E non solo quelli,
    Ma anche emozioni
    Non di certo trascorse
    E tuttavia sanguigne
    E con gli occhi di un cuore fanciullo
    Proiettati verso il futuro;
     
    Dolce colombella
    Missionaria di pace,
    Ma essendo una donna,
    non è una santa;
     
     
    L’Arpione Istrione!
    Vero gallo del pollaio!
    Uomo Lupo mancato
    Nelle notti di plenilunio
    Del mese di agosto.
     
    Morale della favola:
     
    "Il branco si erge a padrone
    Burbero e cattivo
    Sino all'alba dello sparpagliamento
    Poi ci pensa e ripensa
    Si anima nel corpo
    Pur rimanendo branco
    Che ha rubato e frodato
    Sentimenti, stipendio e futuro!
     

  • 20 gennaio 2014 alle ore 21:49
    La porzione che mi spetta

    Con l'ispirazione che sfugge

    vado in prestito
    di sciagure e preoccupazioni

    per cantare le ipocondrie della vita 

    sballottato

    tra pensieri che sentono
    e sensi che pensano

    a rivelare i dolori
    di questo mondo

    in cui c'è tanto da piangere
    e poco da rallegrarsi

    Mi guardo intorno
    a rivedere le scelte compiute 

    mentre altre
    attendono d'esser fatte

    e nell'attesa
    di "cogliere la pera"
    che mi spetta

    rifugiarmi nei sogni
    e là superare tutti gli ostacoli.
     

  • 20 gennaio 2014 alle ore 17:24
    E' La Vita

     
    Io,
    Tu,
    Tutto
    Contro tutti!
    Personalmente
    Preferisco
    Aggirare
    L'ostacolo
    Per evitare
    Questioni
    Di forza
    Con intelligenza…
     

  • 20 gennaio 2014 alle ore 16:45
    Attore di teatro

    Recita guardandosi
    con la sua maschera
    si guarda, scorgendo
    la platea che incantata
    ammira, il suo repertorio
    vivendo pienamente
    nell'emozione
    che non traspare mai
    in quel vestire non suo
    sulle scene molto marcate
    tra riflettori che vivono
    il poema, assimilando
    sentimenti condivisi
    e calorosi, accolti
    dall'atmosfera

  • 19 gennaio 2014 alle ore 22:26
    Nuotare controcorrente

    Sentirmi sommerso
    nel mare delle fragranze

    che emana il mondo
    con le sue segrete dolcezze
     
    irradiate dal calore del sole
    che illumina e riscalda il cuore

    e fa camminare
    sul filo dell'incertezza

    col destino a scrivere
    il futuro giorno per giorno

    nel gioco dei sentimenti

    sfociando nell'intimo mormorìo
    che dilaga nel fondo dell'anima

    nell'incresparsi delle onde 
    in quel mare in tempesta

    cadere e rialzarmi

    chiedermi continuamente
    quanto costa cercare la verità

    naufragare e salvarmi

    con la rinnovata speranza

    d'esser sempre Io
    il compositore della mia vita
    .
    cesaremoceo

  • 19 gennaio 2014 alle ore 20:30
    Quel giorno tu, Vento

     

    Correva la tua mano

    sulle sponde del fiume

    Cieli le tue dita

    ad accarezzar le acque

    Le palpebre socchiuse

    a trattener quel raggio

    che felice dal cielo

    per te calava.

     

  • 19 gennaio 2014 alle ore 15:32
    Sacrificio di una Donna

    Trascini lentamente 
    le tue mani fra i capelli... 
    quando il mondo, 
    ormai lontano,
    non ti degna di uno sguardo.

    Sola e inerme piangi e
    preghi... 
    mentre lacrime di sangue 
    segnan solchi sul tuo viso, 
    dolce volto assai deriso. 

    Vaghi ancora nel tormento, 
    nell'ingrato turbamento, 
    nell'avere sempre in vena 
    tutti i mali e 
    mille pene... 

    ...d'uomo stolto che trafisse 
    angioletto mio indifeso,
    scaricando sulla schiena
    quel rancore e la pazzia che
    privaron labbra tue di parola e libertà!

    Donna forte, tu sarai! ...nell'amare 
    gioie e guai; accettando di buon cuore,
    con pazienza e con amore,
    nefandezze e gelosie,
    cattiverie e peripezie;

    tra stanchezza che ti prostra
    e amarezza che ti costa
    nel badare al tuo lavoro,
    ai tuoi figli e al tuo "tesoro",
    che pretende e che offende
    se la "serva" non acconsente...

    Donna cara, donna dolce!
    Dio t'ha dato un peso enorme;
    da gestire, 
    da condurre...
    da abbellire ed arricchire

    col tuo lieve, inebriante...
    sacrificio fra la gente.

  • 19 gennaio 2014 alle ore 13:35
    Se pensassimo

    Se pensassimo che il male
    non è provocato dal mondo
    il cuore potrebbe gioire
    restituirci l'avvalente
    armonia, che si forma
    addolcendo l'interiore
    di quell'essere malvagio
    rinchiuso in noi, lui
    che non desidera venir fuori
    ma fermarsi lì e sbarrarci
    la strada, abbassando le sbarre
    e non tirarle più sù, neppure
    se imploriamo pietà
    fino all'ultima nostra ora

  • 19 gennaio 2014 alle ore 9:35
    Il poeta si sforza

    Il poeta si sforza
    scrivendo emozioni
    che non riuscirebbe a descrivere
    se non con la carta ed una penna
    su fogli svolazzanti senza voce
    ma silenzio assoluto. Se manca
    l'ispirazione si chiude come un eremita
    cercando parole che non escono
    dal suo cuore rattristato
    in attesa di un'altra sua nuova ispirazione
    leggendosi dentro, nei sentimenti

  • 18 gennaio 2014 alle ore 23:29
    Haiku

    Alberi muti
    Le foglie son cadute
    Freddo l'inverno

  • 18 gennaio 2014 alle ore 23:16
    Haiku

    Non voglio andare
    Ti prego di restare
    Amo la luce

  • 18 gennaio 2014 alle ore 21:18
    Nozze di zaffiro

    Rapido passa il tempo

    a tremolare i sorrisi sulle labbra
    screpolate dalla senilità
     
    Noi a nutrirci di piaceri e pene

    concimando il terreno dei sentimenti

    con reciproche complicità

    per esser migliori
    ancora l'uno dell'altra
     
    a fortificarci nelle lotte dello spirito

    reminescenti ebbezze
    della vissuta gioventù

    e arrivare alla pienezza
     
    consapevoli delle virtù
    dei nostri difetti

    nel desiderio intatto

    di continuare a vivere
    in una sola carne

    e accompagnarci insieme
    nella pace del nostro
    sereno crepuscolo
    .
    cesaremoceo

  • 18 gennaio 2014 alle ore 19:41
    L'ADDIO DEL SACCO

    attaccato a un soffitto
    Pende li,
    Pende in bilico, solo
    Il sacco,
    Pende triste 
    Pende e si dondola stanco 
    Malconcio il sacco 
    Di pugni e calci
    Esausto e vecchio
    Marcio e lercio 
    Solo il sacco.
    Attaccato al soffitto 
    E il buio
    E il sacco stanco affannato
    Di cazzotti in faccia
    Di calci ai fianchi
    Di legnate dietro
    Fra collo e spalle.
    Pende il sacco 
    E piange
    Solo
    Il sacco 
    Urla di silenzi assordanti
    Di solitudini alte
    Come di montagne enormi
    Invalicabile.
    Attaccato dondola il sacco stanco
    Marcio e lercio
    Di pugni e calci
    Esausto e vecchio
    Fermo.
    Immobile l'addio del sacco
    Muto e vuoto 
    Di buio e nero
    Cupo.
    Attaccato al soffitto 
    Fermo 
    E non è sudore
    Quello che scende 
    Copioso 
    È pianto.
    L'addio del sacco.

  • 18 gennaio 2014 alle ore 12:59
    Destino

    E' tutto scritto
    pagina per pagina
    il libro del Futuro.

    Leggere è cosa proibita
    dall'invisibile inchiostro
    per benevolenza divina.

    Scegliamo in apparenza
    sperando e temendo
    fra le occasioni di vita.

    Presentimenti abbiamo
    quando troppa è la gioia
    che finirà ben presto.
     

  • 18 gennaio 2014 alle ore 11:23
    Onirico

    L’arte alla sera rimescola le carte
    e il castello precipita sull’asse di picche.
    La donna di cuori, cortigiana mondana,
    sceglie, a caso, nel mazzo il bacio della rana.

    E la pioggia punteggia,
    puntiglia lo stagno addormentato.

    Ché il vilipendio arpeggia nel vivere contenzioso.
    Sento quella voce,
    una bambina piange l’Euripide sbranato,
    l’opera marcisce nella replica del gran finale
    e quattro cani mescolano i sudori del mondo
    che evaporano e raggiungono il limbo
    alla sommità del quale il corpo ci si butta
    e il cervello va via, intontito, stordito,
    ingannato da trame d’organza sfilacciate
    nel correo delle curve fatali della storia
    e l’allentata corda di memoria sancisce
    il diverso canone per ciascuno
    e la rata scaduta dimentica il pensiero
    che s’allontana rapido dal sentiero
    per inoltrarsi ad alte quote
    dove il vento spira così fresco e libero.

    La pioggia naufraga il cambio di stagione
    e il vestito della mente sdrucciola
    nel rovescio del tempo.

    L’arte alla sera rimescola le carte.

    Diversi i colori
    Diversi i semi
    Quattro “decolletè”

    Il due di briscola, la dama da scartare

  • 18 gennaio 2014 alle ore 9:06
    Ai Miei Genitori

     
    Ho sempre giocato
    Con le stelle
    Senza capire i loro segnali!
    Ora siete lontani
    Ma pur sempre vicini.
    Loro hanno una cosa mia
    Nella cassaforte delle luci
    Ed io non ho la chiave…
    Segnali!
    Tregue!
    Troppe le emozioni
    Nei giorni corti,
    Nei giorni lunghi.
    Vorrei quella chiave!
    Perdonatemi!
    Donatemi!
    Pregate!
    Beneditemi!
    Mi manca il tempo dei sogni.
     

  • 17 gennaio 2014 alle ore 22:09
    Un'insolita tormenta

    Sognare di vivere
    nel tempo, come
    un silenzio vibrante
    che penetra nel sentimento
    d'amore, a due passi
    da un'insolita tormenta

  • 17 gennaio 2014 alle ore 22:01
    Miracolo della natura

    Come piccolo prodigio
    compari nell’intelletto mio
    a suggerire il pensiero mio
    ad accendere l’animo mio
    Con te solo provo io
    nascosto sentimento mio
    per te amore mio
    per te non sono più io
    Sono io che te cerco
    sono io che te non più vedo
    sono io che te non più scorgo
    sono io che te non più miro
    Appari quando te penso
    scompari tu subito
    fugace immagine d’attimo
    lasci tu vivido ricordo
    A meno di pensarti non posso
    a meno di immaginarti non posso
    vivere senza te non posso
    restare da solo non posso.
     

  • 17 gennaio 2014 alle ore 21:59
    Fratello di corde

    "Come stai?"
    E abbozzasti tra i denti
    il sorriso più dolce.
    "Come stai?"
    E la paura si sciolse
    dentro al tuo abbraccio
    di fratello di corde,
    e con essa un dolore.
    "Come stai?"
    Te ne andavi
    e tu lo sapevi,
    te ne andavi
    però sorridevi,
    te ne andavi 
    e non lo sapevo,
    te ne andavi 
    ed io non capivo,
    te ne andavi 
    e non comprendevo
    quanto già tu mi eri fratello.
    Questa vita
    che corre bastarda
    e tra le dita ti sfugge
    come fragile vento
    è barista che ti girà il caffè
    zuccherato al cianuro.
    "Come stai?"
    Ti vorrei poter dire
    che stasera mi manchi,
    che ti sento fratello,
    anche oggi che ti porto nel cuore,
    fratello di corde,
    fratello maggiore.

  • Patire i fardelli
    che costringono
    a venire a patti
    con i sogni

    suggestioni drammatiche
    che soggiogano
    e infittiscono
    le interiorità 

    Tenere al sicuro
    dentro la mente
    i propri pensieri

    avendo poco
    da scegliere 

    nel bel mezzo
    delle peripezie
    della vita

    e tanto da fare
    per mantenere 
    l'onore
    delle parole date
     
    andare avanti
    pur sotto la canicola
    delle imposizioni 

    e placare
    i sussulti del cuore
    in attesa del Cielo
    .
    cesaremoceo