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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 26 ottobre 2013 alle ore 13:27
    Sei Cento Sedici

    I gerani non mi guardano più,
    tutto il terrazzo è una chiglia
    appollaiata sulla roccia, dai boccaporti
    delle ringhiere sale l'autunno con
    una sciarada di foglie. Ogni cosa
    sfiamma come un passaggio di
    orticaria, defluisce il sangue che
    era in adunata: circolare!
    Ma ho forse colpa di ogni sussulto,
    responsabilità per quello di cui
    sono attrezzata e che negli altri
    è a giusta altezza, ha battiti
    frequenti, ma poche infiorescenze.
    Il mio, invece, spiuma di continuo:
    ho contato già tre mute, l'ultima
    più lunga con carne a vista in
    abbondanza. Tump, tump: scalcia
    più di un feto, più di una vecchia
    lavatrice, verro irrequieto quando
    è a digiuno, bizzarria di elementi
     che richiama  l'attenzione  dalle altre stanze.
    Ma se è amore di cosa ha colpa?
    Ah si, certo: del naufragio.
    In fondo ricordo già durante
    il varo quell' odore di non approdo.

  • 26 ottobre 2013 alle ore 8:38
    Sei Cento Quindici

    Non credo più ai poeti, alle leccornie
    travestite da tormento, ai fusti di versi
    con cui mi ubriacano il sentire.
    La vita  è solo questo: mosto che
    gonfia la sete alle mosche, le grigie
    estumulazioni, drenaggio di novembre,
    il parroco che conta le offerte ed un
    altro Natale senza neve.
    Non è la febbre incandescente con cui
    ci marchiano, la parola cappottata contromano
    che soccorriamo sanguinante per capire
    la dinamica. Incidente di grande effetto
    di cui  restano in bocca le ferite.
    No, non voglio più credere ai poeti
    mentre accomodo il letto che è
    letto e basta, ed il cielo che hanno
    usato come sale e dappertutto,
    osservo senza incanto ed a
    piccole dosi, anonimo quanto
    uno scaffale. E già sto meglio
    adesso che, finalmente, sono
    lavata da tutte le bugie sulla
    bianca indole della strega-luna.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 21:47
    Frammenti

    Schegge di sentimenti
    incastrati nel nostro IO

    senza possibilità
    di essere rimossi

    manifestano
    l'espressione dell'incoscio

    nell'emancipazione
    degli istinti più reconditi

    che imprigionano l'anima

    e inondano il cuore
    di palpitanti emozioni.
    .
    cesaremoceo

  • 25 ottobre 2013 alle ore 19:29
    Tempo d'infanzia

    Una pagina bianca si appresta a colorarsi
    dell'inchiostro dell'esperienza.Una piccola rosa senza spine
    sboccia su un verde prato
    e svetta per profumata particolarita'.
    Un cuore neonato che non conosce
    la schiavitu' del peccato.
    Tempo di giochi senza malizia,
    in un mondo surreale
    di innocenza e di ilarita'..
    Compagni di giochi,
    con cui costruisci i miti gloriosi,
    e sperimenti i dolori delle prime liti.
    Dai alle cose un personale nome,
    le distingui con un semplice diminuitivo.
    E quando il tempo d'infanzia svanira'
    e l'adolescenza con prepotenza sorgera'
    ti volgerai a guardar indietro
    il miglior mondo della fantasia.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 18:55
    Vuoi l'azzurro

    Vuoi l'azzurro
    lo so, amica mia,
    ti serve per il cielo
    del tuo quadro
    con i voli di rondini
    che tornano
    ai nidi della primavera.

    E' lo stesso
    servito per le ali
    dell'angelo guardiano
    che l'Eden preclude
    per la mela d'Eva
    e che sfolgora in mare
    nel giorno sereno.

    Vuoi l'azzurro
    l'avrai, amica mia,
    serve a placare l'ansia
    quando incerto il cuore
    dibatte se mai esista amore
    e all'insonne risponde la Luna
    il blu schiarendo della notte.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 13:21
    100 Stagioni

    Mi perdo sempre nei pensieri … e mi lascio trasportare dai sentimenti .

    Mi portano in un punto in cui decido ...Basta!

    Mi creo cerchi di fumo nell'aria e guardo il mondo da un'altra prospettiva.

    Ti sento vicino eppure sei talmente lontano. Quasi impossibile incontrarci mai.

    Chiudo gli occhi e per un attimo lascio scorrere il tempo .

    Senza far nulla ...cosa succederebbe ?

    Vogliosa di appartenere a qualcuno ma mai sazia nell'assaggiare la libertà .

    Raccolgo frammenti di qualcosa che penso sia amore...qua e il là .

    Non ricordo di aver mai riuscita a finire questo puzzle ..eppure sono brava con gli altri.

    Ascolto mille parole al giorno senza mai capirci nulla...

    Presente eppure assente nella tua presenza .

    E quando sto male è allora che ho voglia di scalare quelle montagne .

    Montagne di sogni che a distanza di stagioni si dimostrano cosi …piccole .

    Sarà per questo che ho perso cosi tanto tempo …

    Una primavera ..20 inverni,24 estati e questo autunno .

  • 25 ottobre 2013 alle ore 11:11
    La rosa dei venti

    Da nord, ma con il tempo asciutto,
    gelida e fredda vien la tramontana.
    Il Grecale si, è molto brutto,
    sale dal nordest e con la Bora
    la corsa verso casa rende vana.
    Quindi ci amareggia il Maestrale
    che viene dal nord, d’origine polare
    si scontra con il clima temperato
    siccome sale su dal nostro mare
    e il gelo suo sfidar non vale.
    Ponente e Levante sono venti estivi
    da ovest ed est detti primitivi;
    il primo soffia presto dal mattino,
    il secondo concilia la mia siesta:
    sorvolano il Tirreno da vicino
    e anche all’altro mare fanno festa.
    Il sudest genera il Libeccio,
    un vento umido e violento;
    assai temuto per le mareggiate
    per l’intreccio delle condizioni
    di burrasca e piogge esagerate.
    Umido e secco invece è l’africano,
    lo Scirocco, caldo e pieno d’afa.
    Invece l’Ostro che è meridionale,
    poco si sente e poi non fa male.
    Direte: e il Fohn l’hai dimenticato?
    No, no, l’Alpi ascende in primavera,
    risale freddo e cala riscaldato
    tra le region del nord di giorno e sera.
    Ecco, la rosa dei venti ho dettagliato,
    tolgo il disturbo e passo all’altro lato.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 11:10
    Abbandonata

    Poco brillante e lo sguardo spento,
    l’ostilità del tempo appariscente,
    velato e lento il suo nativo acume;
    è quel che fu d’una bella donna,
    ritrovatasi sola e solamente nonna.
    Quasi più nulla della sposa ch’era,
    madre esemplare, fine e premurosa.
    Pena il capriccio d’un’età distorta:
    quarant’anni consumati insieme
    e a settanta: io non t’amo più.
    Pugnalata l’aorta, la vita cancellata,
    come un tornado che s’abbatte giù.
    Pulsioni estreme al suon d’una risata,
    la confusion dell’anno con un giorno,
    il genitor che chiude in buffonata.
    Il divenir che manca del contorno
    ch’annienta ragion e realtà snatura;
    l’illusorio vigore divenuto attacco
    che il valore antico trasfigura.
    Paradisi di carta e pueril distacco.
    Questo è un canto per la delusione,
    è il lamento d’un amico affranto,
    un tormento offerto all’illusione,
    questa è un’ode forte come il pianto.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 11:09
    Io non c’ero

    <Ancora qualche giorno
    e toglierò il fastidio.>
    Vedersi tutti intorno
    mia madre ne soffriva.
    Lei se lo sentiva,
    infatti dopo poco
    contrita, dipartiva.
    Ed io non c’ero,
    non c’ero io
    quando l’Angelo di Dio
    ti tese la sua mano
    per elevarti al piano
    oltre il firmamento.
    Più tardi, m’arrivai.
    Il farti compagnia
    fu eco e antologia
    di tutti i miei perché.
    Eri severa in volto
    come nell’ore estreme,
    io un po’ stravolto
    di quel stare insieme,
    e ne approfittai:
    non piansi, ma parlai.
    Muto ed in catene
    ti dissi all’infinito:
    ti ho voluto bene.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 11:08
    Amore incredibile

    E fu così ancora, da ottant’anni ormai
    anche quel dì di freddo e come ogni mattina,
    che Gianni come sempre fece il suo caffè
    per portarlo a Lina che l’aspettava a letto.
    Un rito cominciato dal primo giorno sposo,
    sempre continuato con lo stesso affetto.
    Un tempo si levava all’alba che bussava,
    ma or che malandato non prima delle nove.
    Gridò: “Stamani piove, non muoverti di lì.”
    E non aprì finestre, anzi accese il fuoco.
    Faceva anche il cuoco per la sua Lillina,
    ne era innamorato come un fidanzato.
    La chiamò di nuovo, ma lei non gli rispose;
    pensò dormisse ancora ma più non era l’ora.
    L’accarezzò, la mosse, le sussurrò qualcosa
    ma lei non lo sentì. Non pianse, si vestì.
    Riesumò il vestito del giorno delle nozze
    triste e senza forze le si distese affianco
    le cercò la mano e la trattenne stanco.
    Nessuno volle intorno, gradì restare solo.
    la morte vide in volo pregando fino a sera,
    quando muta giunse appunto quella vera.
    Alle ventuno in punto così come alle nove
    si destò per sempre mosso a strade nuove.
     

  • 24 ottobre 2013 alle ore 21:12
    Oh! Italia !

    Verità nascoste
    all'ombra di silenzi

    traditi dall'insofferenza

    soffocate dall'odio

    nel susseguirsi di stagioni
    travolte dai marosi dei tormenti

    e vivere intere giornate
    a riempirne i pensieri

    Cedere al richiamo dell'azione

    nella costanza di quanto
    essa mi costi

    con la sacca piena di quegli strazi
    a pesare sempre più

    e agire in quell'attesa snervante
    che pare dilatare il tempo all'infinito

    cancellando i confini
    tra il dì e la notte 

    sprofondare in sonni
    pieni di sensazioni angosciose

    e risvegliarsi ogni volta
    sempre più ansante
    .
    cesaremoceo

  • 24 ottobre 2013 alle ore 21:03
    -SCONCLUSIONATE STORIE-

    E la penna prese l'iniziativa,
    con la musica che sembrava miscelata alla birra ghiacciata ,
    e nell'aria profumi d'incensi variegati di fragranze lontane, odori di paesi stranieri.
    E la carta prendeva sotto di me,
     colore e forma ,
     come un film scorreva sulle pagine bianche.
    E la mente era seduta su scogli a guardare gabbiani volare 
    era in piedi su rive a raccogliere il vento e accarezzare il mare.
    Poi lei, che dettava emozioni,
     è lei, l'anima chiamata passione, 
    come una fata di fiabe mi accompagnava e suggeriva i pensieri.
    Vola sulle teste di noi,
     poveri automi,
    l'immaginazione,
    prendiamola e facciamone realtà felici ,
    e favole radiose.
    E la penna prese l'iniziativa, 
    con la musica con ogni odore,
     e oltre ai lamenti, 
    alle ansie ai moderni inutili timori,
     e oltre ,e oltre,
     tranquillità di libri e storie.
    VINCENT CERNIA

  • 24 ottobre 2013 alle ore 20:26
    Solitudine assetata

    Fa buio presto sulla pianura, tramonti a singhiozzo e albe a vapore, ispirazioni invisibili, gemiti codificati da intonaci che paiono refrattari agli abiti. Umidità e scialli a cadere su jeans che si ingambano da soli. Finestre che non sanno da che parte stare in quel confondere fuori e dentro, profumo di caffè riscaldato e scroscio d'acqua veloce, roba da un piatto, una forchetta e forse un bicchiere, svuotato.

  • 24 ottobre 2013 alle ore 18:48
    dal momento che siamo su un prato

    dal momento che siamo distesi su un prato
    le cose che dici non hanno valore
    valore concreto dico
    è facile oltreché naturale discorrere sui prati
    tra il trifoglio fiorito e le prime margherite dell'anno
    si possono dire tante cose
    ma di queste quante hanno valore
    valore concreto dico
    io credo che nessuna di esse valga una lira
    sono come i petali cedui
    come i filini d'erba teneri e timidamente gialli
    che mai saranno verdi veri
    pure gli aghi dei pini che il vento depone
    trafiggono i tenui steli delle parole nostre che diciamo
    ma io non ho voglia di svegliarti
    io voglio che tu dorma ancora

    domani sarò più certo che sognare è questo
    e forse ti farò capire con garbo pignolo
    come non un valore concreto abbiano i discorsi sui prati
    come le parole siano correnti d'aria leggera che l'aria dissolve
    oggi intanto mi accontento di essere l'eco che ti fa seguitare
    e di guardarti fremere e frusciare tra i rami dell'albero
    dove un ragno ubriaco fa le sue folli corse trasversali

  • 24 ottobre 2013 alle ore 18:09
    Infatuazione

    Tensione piacevole che mi sorprende,
    mi aggredisce,sfondando allegramente
    le barriere di una sopita razionalita'.
    tutto e' contorto;
    tutto e' obliquo e distorto
    per chi dall'infatuazione
    e' sepolto;
    A nulla serve il tentativo
    di spegnere il pensiero;
    l'interruttore e' difettoso.
    La tensione si e' incollata
    nella mia mente come un folletto
    dispettoso.
    Una guardia diligente mi spia le spalle;
    un intruso sconosciuto
    che riesce ad orientar
    la mia attenzione
    su un qualcosa di eccitante
    che e' spumeggiante infatuazione.

  • 24 ottobre 2013 alle ore 17:58
    Joele

    Non ci son mani che possano salvarti

    da quest'incubo che si chiama inferno.

    Non ci son mani che possano farti sorridere.

    Il sorriso è un sogno lontano,

    irraggiungibile.

    È un sogno che ogni genitore

    vorrebbe avere per i propri figli.

    Ma ahimè..., com'è dura la realtà a volte.

    Ti spezza il cuore senza che neanche tu

    te ne possa accorgere.

    Ti spezza i sogni in mille incubi

    che volando spazzano via la tua vita.

    E ti ritrovi, alla fine di tutto questo,

    senza conoscere la tua vita.

    Senza conoscerti...

    Ciao Joele

    Joele Leotta era un ragazzo che voleva cambiare la sua vita.

    Voleva migliorarla per sentirsi utile a sé stesso e alla sua famiglia.

    Ma qualcuno ha deciso il contrario: qualcuno chiamato demonio.

  • 24 ottobre 2013
    Ozono

    Guardando dritto al cielo
    un crocifisso sovrapposto
    io e dio natura
    su un letto d'acqua salata
    immersa nell'infinita
    concertazione d'amore
    che ci ha generati
    bucata dalla distrazione
    dal dare più attenzione
    a un danno che da guadagno
    nel suo lamento mi bagno
    troppi buchi sulla pelle
    troppi buchi alla natura
    salviamo l'odore del fulmine
    salviamo il nostro profumo

  • Precìpuo compito
    da reggitori dello stato

    riconoscere al popolo
    meriti e virtù

    esercitare l'onere
    d'estirpare il vizio

    ovunque esso alligni

    al contrario lumeggiare

    aspetti pervertiti
    delle loro personalità

    in vere combriccole
    di oziosi e incolti tizi

    sempre pronti alla passione
    per i rapporti conviviali

    cercare svaghi inusitati

    facendo semina di piaghe
    tra gli uomini già flagellati

    dall'esordio
    della fame nelle case

    tra i loro figli.
    .
    cesaremoceo

     

  • 23 ottobre 2013 alle ore 18:47
    Resurrezione

    Ma non eri finito?
    Non eri seppellito?
    Tutti ti davano per spacciato,
    fatto ormai scontato;
    tutto pelle ed ossa
    con un piede nella fossa.
    Ma ora sei ancora qui,
    piu' in forma e in gamba che mai,
    ad affilare le tue armi,
    ad incedere con passo sicuro,
    scavalcando ogni ostacolo.
    Le ingiurie non t'intaccano,
    le lusinghe non ti attentano,
    le tentazioni non ti prendono.
    Sei qui magicamente,amico,
    audace compagno di ogni battaglia,
    esempio di una fede,
    incarnazione di sublime virtu'
     

  • 23 ottobre 2013 alle ore 15:56
    sarcastico

    Oh, c’era una volta Il Poeta
    che scriveva del suo tempo
    intriso di emozioni.
    c’è, oggi, un poeta
    che, oh, scrive del c’era una volta
    perché il tempo è sempre quello
    e le emozioni aspettano
    da qualche parte.

  • 23 ottobre 2013 alle ore 15:55
    popolo

    sarebbe bello se un popolo
    riscuotesse i propri crediti
    e non si facesse abbagliare
    da bianche e variegate dentature
    di ingannevoli spot televisivi.
    sarebbe bello se questo popolo
    non fosse la maledizione quale è.

  • 23 ottobre 2013 alle ore 15:25
    -MALVAGITA' CELATE-

    Malvagio è colui che si cela dietro un sorriso,
    chi parla d'amicizia e t'accoltella, infimo e cattivo infinito.
    Malvagio è colui che s'accosta,
    e sotto il tuo sguardo,
    striscia.
    Malvagità celate, di amicizie strane,
    malvagità celate .
    Malvagio è anche chi ci crede,
    ma di malvagità ingenua,
    di creder a chi si insinua,
    a chi ti trasporta d'animo e in corpo porta il verme,
    verme pericoloso,
    velenoso,verme che ti mangia piano
    e ti consuma,
    e ti tiene in mano.
    Malvagio è colui che si cela dietro la parola amico,
    che ti guarda da sotto è muto è,
    è il tuo assassino.
    Assassino della gioia e del sorriso,
    dell'amicizia altrui,
    e del giorno,
    e della notte, del cammino zoppo di zoccoli color inferno,
    di code accaldate, di corna appuntite.
    Malvagità celate, di amicizie strane,
    malvagità celate, insignificanti gesti,
    e malvagità celate.
    -Vincent Cernia-

  • 23 ottobre 2013 alle ore 13:47
    Sei Cento Quattordici

    Le parole hanno fatto le valigie,
    alla chetichella fuori dalla porta,
    sgattaiolate come la goccia dal
    rubinetto libertino. Non c'è stato
    il tempo di salutarle, tutte impressionate
    dal tuo nome, decalcomania di breve
    durata, marchio sul trancio migliore,
    codice da pezzatura, tatuaggio  da
    fine galera. Le parole sono andate
    via qualche giorno fa con la faccia
    dei turisti che rimpiccioliscono
    a via Magruni dove i limoneti
    colano come fontane, le fontane
    sono serie e la resina, calamita
    con bouquet, è sirena ai gradini.
    Adesso, sinceramente, non so
    più come chiamarti, indicarti
    mi è difficile: sei una piazza?
    O un vicolo? Forse una scorciatoia,
    il complotto di due percorsi
    somiglianti.  E' che loro, le parole,
    avevano tutto: il criterio dei tuoi
    occhi, la fronte del tuo sorriso e
    adesso, senza quel sussidio,
    quello stipendio di suggerimenti,
    non riesco a tirare  in piedi
    la tua forma. Pertanto taccio,
    più silenziosa di qualsiasi silenzio
    perchè è questa mano che smette di parlare.

  • 23 ottobre 2013 alle ore 13:32
    Bisbiglio

    Si fa la muta,
    come un uccello a primavera;
    nel silenzio dei giorni storti,
    quando vorresti che fossero più obliqui.

    Il canto spezza il suono,
    troppe le parole gettate via;
    basta un po di vento
    e torna una bugia.

  • 23 ottobre 2013 alle ore 13:08
    Castello

    In un paese un castello
    teneva passaggi segreti
    in caso d'assedio ai signori
    serviti in tempi lontani.

    La sala che ora è cappella
    terribili feste serviva 
    con una botola in mezzo
    che a tradimento s'apriva.

    Di pace illusi nemici 
    intenti a balli sfrenati
    i piedi da un pozzo 
    avevano presi d'un tratto.

    Occulta una leva
    d'abisso fauci schiudeva
    e lame taglienti trovava
    chi prima lieto danzava.

    Di fama sinistra ammantato
    a Dio fu dedicato
    ma senti certe notti
    gridare ancora i morti.