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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 03 febbraio 2014 alle ore 21:05
    Istinti d'infinito

    Eppure è così facile.

    Un bacio
    e poi un altro ancora

    con le labbra 
    e il fiato giusto

    a mormorare l'amore

    trasparenze leggere
    a esprimere serenità e concordia

    pezzi d'istinto
    senza data di scadenza

    dettagli selvaggi

    alla ricerca delle stelle
    che irradiano i sentimenti 

    sempre a parlare
    d'amore e d'armonie

    frutti romantici
    d'istinti d'infinito
    .
    cesaremoceo

  • 03 febbraio 2014 alle ore 18:08
    LE STORIE

    Quante storie puoi ascoltare in un vagone,
    quante vite puoi odorare in un aeroporto,
    quante persone puoi osservare seduto in un bus,
    quanti vanno, chissà dove,
    e quanti tornano da mille posti diversi.
    E tu seduto immagini,
    crei le loro storie,
    giri il loro film di vita,
    così, solo osservando, anche la manica di una giacca,
    una ruga sul viso, una scarpa consumata,
    o una semplice telefonata.
    E poi parti,
    non li rivedrai più,
    e loro continueranno le loro vite, le loro storie,
    i loro film,
    chissà se poi continueranno il tuo immaginato.
    E tu partendo prendi nota, 
    e appunti e riponi il tuo Book e viaggi,
    dei tuoi e dei loro.
    E poi ti fermi,
    e poi riparti.... 
    Buon viaggio a tutti.

  • 03 febbraio 2014 alle ore 14:29
    Cercare la morte

    A cercare la morte
    tante vie conducono
    ed è credimi facile
    che abbia la meglio
    sull'invincibile giovane
    a sfidarla incauto.

    Verrà comunque
    col calice amaro
    quando lei crede
    quindi serviti d'altro
    se vuoi dare sapore
    al gran vuoto del cuore.

  • 03 febbraio 2014 alle ore 14:12
    Fiamma

    fuori
    il vento 
    potrà soffiare 
    impetuosamente 
    oppure dolcemente
    e forse lo farà a tuo favore
    oppure no
    ma tu non esitare mai, non aspettare

    poiché 
    la scintilla 
    quella originaria
    quella che accenderà la fiamma
    alberga sempre e soltanto dentro di te

    allora
    tu non aspettare
    non sperare nel buon vento a favore
    preparati,annusa la polvere nel vento
    poggia le tue mani sul selciato
    e non aver paura se non ritroverai le tracce che avevi lasciato

    accendi la fiamma del cuore adesso
    scuotiti, muoviti scardina le catene i vincoli
    e i condizionamenti, le restrizioni, 
    i freni i divieti, le  discriminazioni

    guarda avanti
    e tutt’intorno con attenzione 
     inizia a camminare senza timore
    non dubitare mai
    la fiamma è accesa,
    il vento ti raggiungerà sul cammino
    e così sia

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/fiamma.html
     

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:20
    Un bacio

    Il bacio è uno spazio astratto.
    Anche l'amore lo è, ma mentre lo dico
    diventa concreto,
    e come l'agave in fiore,
    muore.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:19
    Lei

    Quanto si cambia!
    Cambiamo in tutto, tranne
    che nell'amata,
    nella quale si sopravvive.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:17
    Intero

    Vorrei cadermi dentro
    nel pensiero che sfa ogni pensiero.
    Vorrei abolirmi per ricompormi intero,
    inconsapevole
    profondita'.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:16
    Il tuo nome

    Mi sembra di sentire il suono di una stella, 
    quando qualcuno pronuncia il tuo nome,
    farsi d’argento nella  grotta gola ed uscire
    luminoso, come una lucciola di pensieri...

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:15
    Alterità

    Mi assumo e mi sospendo
    all'infinito.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:14
    Polpa di nuvole

    Piove, luce grigia da un cielo d'argento
    e le nubi, gesti bianchi inespressivi,
    smuovono la propria polpa
    ruotando immobili intorno a me,
    piovasco di pensieri inquieti.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:10
    Pensieri

    Certi pensieri mi frugano le tasche,
    e frusciando come un campo
    di segale al vento,
    mi distraggono dalla menzogna perpetua
    che si interpreta vivendo.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 9:28
    Serenata

    Canto la mia serenata
    Nel bosco che più verde non c'è.
    E canto
    Canto l'amore
    Canto per te, mentre
    Le campane suonano a festa
    Ma festa non è!
    E canto
    Canto la sera
    Più rossa che c'è;
    Canto
    Canto la notte
    E le stelle che brillano per te;
    Canto le luci lontano
    Che scintillano solo per me.
    Allora salto
    Salto d'amore per te
    Salto
    Salto di gioia
    Ed allegro non sono.
    Salto
    Nell'attesa di un giorno
    In cui l'amore nel cuore vivrà
    E la mia serenata nell'aria volerà.
    Allora il tuo cuore saprà
    Che io vivo soltanto per te
    Perché canto la mia serenata
    Nel bosco che più verde non c'è.

  • 01 febbraio 2014 alle ore 12:10
    L'AMICA SVEGLIA

    Si sveglia
    l'amica sveglia
    ogni mattino,
    ti chiama ansiosa
    mentre ancora dormi.
    E tu non sveglio
    ti affanni lento
    e alzarti
    ti risulta tanto.
    Si sveglia
    e ti sveglia l'amica sveglia
    nervosa lei, e tu lo stesso.
    Ti incammini
    in buie mattine
    di freddo addosso
    di bus assonnati
    e lenti.
    E arrivi
    e la confusione è silenziosa,
    t'avvolgi intorno
    di formiche operaie,
    mute.
    Di tornelli impazziti
    e tesserini gelati al freddo mattino.
    Si sveglia l'amica sveglia
    di mattine operaie
    e caffè amari,
    tutte uguali
    di occhi chiusi
    e cervelli spenti.
    Ogni mattina
    di sveglie e operai
    ogni mattina
    insieme.

  • 31 gennaio 2014 alle ore 17:37
    Impeto Rabbioso

    Vivere alla mercè del mio destino; oh, fottuto destino! 
    Avrete anche la mia immensa bontà,
    il candido amore floreale di fanciullo,
    ma, ahimè, l'anima, quella, non l'avrete se non combattendo!

    Strappatevi a brandelli coscienza e intelletto,
    sguazzate in follia e perdizione, 
    gelosia e frustrazione;
    tu dimentichi e io rammento,
    quale duetto migliore.

  • 31 gennaio 2014 alle ore 14:29
    Sei Cento Settantacinque

    Ci pensi tu a richiudermi?
    Si, a richiudermi.
    Confido nel tuo tempo,
    nella tua autonomia, sai ho
    bisogno di essere riallacciata,
    riassestata  e riassettata,
    riammessa, riconnessa.
    Di tutte le mie falle, la tua
    è quella che ha trovato
    dove annegarmi con la perizia
    della manina bianca d'infermiera,
    blu rabdomante blu, che cerca
    e scova, quale bravura, la vena
    sottocoperta. Di tutte queste
    cave che ho sistemate in corpo,
    necropoli fra osso ed osso,
    fra idea e sistema, potevo
    volentieri tenere conto senza
    dolore, ma il tuo viadotto,
    il vaso che volevi, non trova
    ancora il suo rammendo, la
    sutura ed il calzante e se ne
    sta là, accidenti, boccuccia
    spalancata, smagliatura
    senza denari, con la foga
    e l'entusiasmo di chi viene
    prima al mondo e  non sa che
    dietro le spalle, le basterebbe
    una voltatina, tipo Euridice ma
    meno fortunata, c'è tanta folla
    a somigliarle, litri d'acqua
    in suppurazione.
    Così, dicevo, ci pensi tu?
    Hai avuto la chiave, conosci
    i rintocchi: si, hai capito, tipo
    tre colpi a salve, tre incornate
    del battaglio nella campata.
    Tocca a te, magistralmente,
    il lavorio, la bordatura e con
    dovizia sartoriale ed un po'
    di pena, fare cantiere perchè
    di questo  freddo, finalmente,
    io mi possa svestire.

  • 31 gennaio 2014 alle ore 13:47
    Strano incontro

    Un giorno ho incontrato la Sofferenza
    nell'abito scuro d'ordinanza
    figura tristissima a prima vista
    che mi chiamò lacrimosa.

    Mi raccontò malattie e disgrazie infinite
    perché m'associassi al suo piangere
    e prendessi di lutto ugual veste
    ovunque spargendo dolore.

    Mi fece impressione non nego
    ma mi rafforzò del contrario:
    che meglio è fingersi allegro.

    E più confrontato al patire:
    quando non si può evitare
    allora fa bene sorridere.

  • 31 gennaio 2014 alle ore 12:15
    Sei Cento Settantaquattro

    Ho fatto un sogno, un sogno
    rugiada, alambicco, una placentina
    sturata bene dal fagottino, sognato
    presto, all'oretta -missile che dalla
    fonderia  del buio ti raffredda  al
    giorno, non di lunedì, il mio sogno
    tutto uguale al papà mercoledì.
    Tu eri in teca come un Vishnù,
    murato ed occultato, retto nella
    pancia di una mansarda mai vista,
    casa sconosciuta, e tutta realizzata
    in su.Dietro le tue spalle un bollitore-
    guscio, una caldaia, un porro bianco,
    ti stava a pennello,
    tipo Invicta da lumaca, equipaggiamento
    dell'astronauta nel benedetto dì
    dell'allunaggio. Io ti facevo un segno,
    uno di quelli sciocchi che si fanno
    quando si commette una marachella,
    un tranellino ruba biscotti, smorfia
    aerea nella foto di fine anno,e tu
    facevi su o giù, a seconda del
    mio nascondino telecomando.
    Ti tenevo là, e di riserva, come
    si tengono erba cipollina, timo
    e curcuma, comprati, erano in
    lista.Di quelle cose che apri
    la bocca al mostro pensile
    e ti dici serena se stanno buone
    in panchina ad esalare il loro
    alito millefiori.
     E tu pistone, infiorescenza,
    venivi su al mio richiamo per
    poi sparire se la situazione era crac.
    Ho fatto un sogno, ti tenevo
    lì, non pronto all'uso, di proprietà.
    Ma tu non sei se non dei sogni,
    dei morticini che non hanno nome,
    solo parvenza e son vestiti
    da postini, da corridori,
    da fresie o da aquiloni.
     

  • 30 gennaio 2014 alle ore 18:15
    La vecchia scala (dedicata a mio padre)

    Riconoscevo il rumore del tuo passo stanco
    cadenzato  sulla vecchia scala
    della nostra casa.
    Entravi   posavi il tuo zaino e ti sedevi,
    io bimba lo aprivo curiosa
    ben certa di trovarci qualche cosa:
    un frutto,  la tua  merenda,  una  pallina…
    Grandi tesori per una bambina.
    Poi te ne andasti  senza salutare
    così in un sol momento
    sotto quel  muro che ti seppellì cadendo
    un dì di marzo con un forte vento
    e non tornasti più.
    Ma io ti sento ancora dentro
    e  sempre attendo
    di udire all’ improvviso il passo tuo stanco
    cadenzato  sulla vecchia scala della nostra casa.

     
     

  • 30 gennaio 2014 alle ore 18:14
    Tic E Tac Nella Notte

     
    La nuova stagione
    Si colora di fiori
     
    Il cielo e il mare
    Respirano piano
     
    Nella tanta quiete
    Del mio interiore
     
    L’orologio oltraggia
    Una notte prodiga.
     

  • 30 gennaio 2014 alle ore 16:26
    Sotto la neve...

    "Sotto la neve, pane",
    dicevan i nostri vecchi,
    perchè soltanto fame
    portavan gl'Inverni secchi.
    Ma era pur vissuta
    sulla loro pelle,
    la gran pioggia caduta,
    si diceva: a catinelle.
    Marciva il frumento
    da poco nato, in terra
    che, mancando 'l vento,
    vera palude era.
    Speravan che la neve
    venisse giù copiosa,
    rendendo meno greve
    la vita, già non rosa.
    Anche la verza, in orto,
    sotto la coltre bianca,
    divien gustosa molto,
    seppur di vita stanca. *
    * Stanca perchè lì trapiantata dal campo dove aveva completato la maturazione.

  • 30 gennaio 2014 alle ore 16:02
    GROTTAGLIESI SERATE ESTIVE

    Musica,
    poesia e liete serate alcoliche,
    chianche, vedute storiche
    e mura strette.
    Fresche, alcoliche
    serate estive.

  • 30 gennaio 2014 alle ore 15:08
    Pioggia di Maggio

    La pioggia di Maggio,
    inattesa e forte, copiosa.
    La pioggia di Maggio e le strade bagnate
    e il cuore pure.
    Anche dentro piove,
    a tratti,
    e le nostre aride vite
    e bagnandosi prendono nuove forme,
    nuovi colori.
    La pioggia di Maggio è un abbraccio di solitari pensieri
    e il caldo cede alla grandine
    e lei si arrende al sereno che arriva.
    La pioggia di Maggio,
    inattesa e forte, copiosa.

  • 30 gennaio 2014 alle ore 12:40
    Sei Cento Settantatre

    L'amore vero amore  ama
    fin dentro le budella: le interiora
    sono gambe cucù fuori dal ventre
    minigonna e all'intestino fa un inchino
    come fosse treccia ipogea, la
    sottoposta, vezzo di capigliatura
    interna, acconciatura versipelle.
    L'amore vero amore, steso su
    di un fianco,dorsale appenninica,
    bruciatore spento dopo i seriosi
    ingaggi, mi fece posto nello
    slargo dove parcheggiate stavano
    le gonne già venute.
    L'amore vero amore, un colosseo,
    groviera a più uscite, presa scart,
    usb: le braccia? Due leoni.
    L'amore vero amore mi ama
    pure sconfitta e non gli importa
    di un sorriso cromatina , il lucido
    tirato sulla bocca opaca del
    mio dio-carbone. Perchè il carbone
    poi torna matto e con quell'inchiostro
    provarono già una volta ad assecondarlo,
    ma dopo i primi guizzi, le
    conte giuste, si lasciò  infilare
    domato la camicia, il forsennato.

  • 30 gennaio 2014 alle ore 11:32
    VECCHIAIA

    4 pareti
    Una tavola una sedia un letto
    Un uomo
    Consuma il lavoro di 70 anni:
    una vita senza sole
    (l’ultimo raggio l’ha gelato l’inverno
    lasciando solo il profumo del pane)
    Una goccia che cade
    la tela di un ragno
    un ciocco che brucia…
    i ricordi
    rivivono nel silenzio della solitudine
    L’alba poi non cambia niente:
    i giorni seriali sono industria del tempo
    dove l’uomo rincorre il suo fantasma
    e distrugge l’uomo
    automatizzandolo x la società del consumo
    E quando non dà + di +
    2 calci ed è servito
    Allora vivere è + difficile che morire.

    (da "Numeri")

     

  • 29 gennaio 2014 alle ore 23:07
    Ancella d'inverno

    La neve scende
    e porta via il freddo dal cuore.
    Ci è testimone il fuoco del camino
    che infiamma i sensi
    ché le mie mani
    sulle tue natiche
    furiosamente
    verso di me ti spingono.
    Cola l'amore mio invasore
    dal tuo ventre
    nello spazio temporale
    conquistato dalla quiete.
    Mi appartieni.