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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 27 ottobre 2013 alle ore 21:08
    Immoralità

    E sbattere le palpebre

    tradendo accenni di sorrisi

    a manifestare
    il mondo di slealtà in cui vivere

    professando una religione
    da protestanti part-time

    dove si vorrebbe fermare il tempo

    a restare sempre vecchi
    e godere in capricci e perversioni

    traviazioni del buon senso

    oppure credere
    di rimanere eternamente giovani

    per sfruttare le fresche forze
    e continuare a giocare con la vita

    tra lacrime di autocommiserazione

    nella paura di esprimere i sentimenti
    in letti disfatti 

    esternare ruvide emozioni 
    e condividere in comunione

    le evanescenti sensazioni
    di dipendenti del sesso

  • 27 ottobre 2013 alle ore 19:22
    Fantastica follia

    Bella questa follia
    che mi prende per mano,
    improvvisa m’ innalza
    e mi mette allegria.
     
    Fantastica follia che arriva nel mio autunno,
    mi fa volar col vento
    appesa ad un ombrello
    d’arcobaleno tinto.
     
    Follia magica e bella,
    mi scompiglia  i pensieri,
    rimette le ali ai sogni,
    mi fa tornar bambina felice nei miei ieri.
     
    Follia dentro i miei anni,
    con lei posso cantare stornelli a squarciagola
    in mezzo a tanta gente
    che guarda e non comprende.
     
    Follia divina che mi fa star bene,
    sconvolge la ragione
    e io la seguo danzando insieme vento
    come un bambino fa col suo aquilone.
     

  • 27 ottobre 2013 alle ore 19:14
    Esercizio semplice

    Parole, nulla di più leggero da dare.
    Parole, nulla di più pesante da portare.
    Parole, dette e taciute, ceneri e memorie.

  • 27 ottobre 2013 alle ore 17:57
    ...

    i tuoi occhi
    hanno il sapore delle nuvole
    hanno il suono del mio accordo preferito
    non hanno il colore del cielo di oggi
    ma quando il cielo è come oggi, penso ai tuoi occhi
    questo giro di la minore che suona 
    le stanze silenziosamente si riempiono di noi
    e i tuoi occhi, i tuoi occhi sono gli occhi più belli che conosca
    il pomeriggio passa
    la domenica pomeriggio non passa mai
    e vorrei che i tuoi occhi mi sorridessero 
    come quando sono esaltato 
    come quando sono triste
    come quando i tuoi occhi sorridono ma 
    vogliono piangere.
    E pare che non capisca mai cosa vogliono i tuoi occhi
    pare che non capisca mai di che colore sono i tuoi pianti
    ma suonano anch'essi come questo giro di la minore 
    che ripetutamente non smetto di ascoltare
    evocandoti, ogni volta che il tempo scandisce le sue pause tetre
    e tu, tu e i tuoi occhi state là
    troppo lontani così vicini
    ma che ce posso fa
    è domenica pomeriggio 
    se non pensassi i tuoi occhi 
    mi annoierei

  • 27 ottobre 2013 alle ore 17:17
    Io resto accanto a lui

    Io... resto accanto a lui,
    freddo o pioggia...
    io resto accanto a lui.
    Lui non mi abbandona mai.
    Ci attraversano
    attimi di vita insieme
    sguardi curiosi
    a volte indifferenti
    passi affrettati…
    Il suono di una monetina
    scalda lo stomaco.
    Il corpo, immobile, intirizzito
    impregnato di rassegnazione…
    Mi tende la mano…
    Gli do la zampa…
    Io… resto accanto a lui.
    Mi da’ la zampa
    la stringo nella mano…
    Io… resto accanto a lui.
     

  • 27 ottobre 2013 alle ore 14:04
    Sei Cento Diciassette

    Non sono ancora nata: quando
    accadrà, il mio vagito dovrà spezzare
    il mondo, il cordone srotolarsi fino
    all'inguine della montagna, noioso più
    del velo dell'ultima sposa, retto da quattro
    damigelle trafelate, ridicolo crasso
    edulcorato, mondate le budella, accolgono
    il ripieno. Non sono ancora nata:
    quando accadrà voglio tante braccia
    quante saranno le mie smorfie, essere
    accarezzata da prodigio, schiaffeggiata
    non più di una volta, dalla pelle leggeranno
    il mio futuro, tenera posa raffreddata
    dopo il rigurgito, sul fondo dorme quasi
    sempre la verità. Non sono ancora
    nata e quando sarà voglio essere lucida
    quanto una perla, il sangue, farcitura,
    ipogea, tenuto giù all'inferno;
    voglio essere pulita, come  venuta da un
    ordinato anfratto  e non dalla calda conca
    prosciugata dal tuono della spinta.
    Venire come una nevicata improvvisa,
    quando tutto il cielo è in apnea, immobile,
    una bestia coricata sul fianco
    in mezzo alla carreggiata  che sembra
    morta finchè,  guardandoci, non  schizza via.

  • 27 ottobre 2013 alle ore 12:58
    Il Fato

    Or quando il danno la tua vita tange
    ed a nessuno puoi addurne il danno,
    al fato riportar puoi tutte frange
    che sol’esso a vita dà sì tant’inganno.
     
    Non ti curar, perciò, di danno e inganno,
    prosegui per la via irta e spinosa
    ché quello da portare è il tuo affanno;
    nato non sei a condurre vita gioiosa.
     
    Né conviene tener cruccio entro core,
    né a fato  convien pensiero donare
    ché quando mala sorte salta fore
    contro essa nullo pote nulla fare.
     

  • 27 ottobre 2013 alle ore 12:53
    La Resa

    Iella da ragazzino ebbi per mano
    e grandicello pur per man mi tenne
    e, poi, quando mia gioventute venne,
    puranco allora mio reagir fu vano.
     
    Allorquando scansare essa volevo,
    più fortemente a presa mi teneva
    e ancora più forte a essa mi stringeva
    mentr’io contro essa sempre più mordevo.
     
    Stretto mi tenne da bambino a vecchio,
    mai seppi chi m’ aggravò di tal malocchio,
    or che m’appresto a varco d’ultimo guado
    lascio  che vada come ad essa aggrada.

     

  • 27 ottobre 2013 alle ore 11:53
    Ottantotto

    Ho intessuto liriche
    su un tramonto a coda
    sfiorando dolcemente
    con le dita a martelletto
    il divenir di tasti
    del tuo arco nudo.
    Bacio su bacio,
    vertebra su vertebra
    ti ho sentita
    vibrarmi nelle code
    mentre annegavo
    di fascino e di amore
    nei tuoi ricci ribelli.
    Fu la chiusa
    suonata a quattro mani
    che diede vita al sogno
    e morte all'incubo
    all'ombra del tuo sorriso
    ad occhi chiusi.

  • 26 ottobre 2013 alle ore 21:40
    Brezze di primavere coperte di neve

    La faziosità scorre
    tra le ombre grigie della vita

    mentre sguardi piangenti
    scrutano oltre i propri ideali

    ad invocare libertà e amore

    Sentire il brivido di quest'emozione

    coltivarlo dentro l'anima

    con il cuore ghermito
    da mille subdole seduzioni

    che s'insinuano
    nei meandri della mente

    con i pensieri costretti
    nel dedalo delle illusioni

    turbinio di piaceri infiniti

    Ma tutto rivive ogni giorno

    nell'impostura mescolata al carisma

    l'imbroglio amalgamato al fascino

    a sopportare il peso di quel pianto
    e dei suoi sospiri

    tra trionfi e sconfitte

    trasformare le aspettative
    in futili certezze

    sempre pronti a inneggiare al serpente
    e giocarsi il Paradiso

    e tratteggiare frivoli orizzonti
    sempre diversi

    nell'immensità del cielo
    .
    cesaremoceo

  • 26 ottobre 2013 alle ore 21:39
    Oltre

    Posta sulle spalle
    colme di umiltà
    questi occhi,
    vedono
    il gregge illudersi
    di sola apparenza
    destinati a perdersi
    in quel baratro del vuoto...

  • 26 ottobre 2013 alle ore 21:36
    Semplicemente tu

    Lì..
    ho lasciato
    mente, cuore, corpo...
    Ho lasciato annegare i miei sogni,
    in un mare di emozioni
    dove oltre le mura
    l'anima si perde
    nei tuoi occhi...

  • 26 ottobre 2013 alle ore 20:15
    Mattino piovoso

    Mattino piovoso dopo una domenica acquosa
    sotto i portici passanti radi e poche luci
    da vetrine di negozi nel lunedì di chiusura.

    A contrasto sul corso brillano lavati i lastroni
    con la pioggerella che insiste nella fatica
    che ormai non gradita licenziare vorresti.

    E ti rammenti dei balli sotto la pioggia
    pieni d'allegria accompagnati dai canti
    così contrastanti oggi con la paura diffusa.

    Sei però al settimo dei novembrini giorni
    l'estate di san martino con l'undici è vicina
    così per confortarsi il cuor si dice e spera.

  • 26 ottobre 2013 alle ore 18:57
    Portatemi via.

    Come foglie cadono i giorni, trascorrono gli anni, attendo i Malanni, portatemi via.

  • 26 ottobre 2013 alle ore 18:38
    Malinconia

    Malinconia falcidia una deformata mente;
    spezzettandola in mille rivoli;
    frammentando le sue funzioni
    in stolte effusioni;
    una sveglia che ha perso le lancette;
    un bimbo non puo' giocare a pallone
    senza le rosee gambette;
    un sorriso sciolto nel mare della follia.
    parli con te stesso,pronunciando
    collaudata litania;
    le parole non sono quelle che vuoi,
    ma qualcun altro te le mette in bocca;
    uno sguardo non presente
    guerreggia con lo spazio e il tempo
    buttandosi in nero canale,
    finito per sempre
    essere demente.

  • 26 ottobre 2013 alle ore 13:27
    Sei Cento Sedici

    I gerani non mi guardano più,
    tutto il terrazzo è una chiglia
    appollaiata sulla roccia, dai boccaporti
    delle ringhiere sale l'autunno con
    una sciarada di foglie. Ogni cosa
    sfiamma come un passaggio di
    orticaria, defluisce il sangue che
    era in adunata: circolare!
    Ma ho forse colpa di ogni sussulto,
    responsabilità per quello di cui
    sono attrezzata e che negli altri
    è a giusta altezza, ha battiti
    frequenti, ma poche infiorescenze.
    Il mio, invece, spiuma di continuo:
    ho contato già tre mute, l'ultima
    più lunga con carne a vista in
    abbondanza. Tump, tump: scalcia
    più di un feto, più di una vecchia
    lavatrice, verro irrequieto quando
    è a digiuno, bizzarria di elementi
     che richiama  l'attenzione  dalle altre stanze.
    Ma se è amore di cosa ha colpa?
    Ah si, certo: del naufragio.
    In fondo ricordo già durante
    il varo quell' odore di non approdo.

  • 26 ottobre 2013 alle ore 8:38
    Sei Cento Quindici

    Non credo più ai poeti, alle leccornie
    travestite da tormento, ai fusti di versi
    con cui mi ubriacano il sentire.
    La vita  è solo questo: mosto che
    gonfia la sete alle mosche, le grigie
    estumulazioni, drenaggio di novembre,
    il parroco che conta le offerte ed un
    altro Natale senza neve.
    Non è la febbre incandescente con cui
    ci marchiano, la parola cappottata contromano
    che soccorriamo sanguinante per capire
    la dinamica. Incidente di grande effetto
    di cui  restano in bocca le ferite.
    No, non voglio più credere ai poeti
    mentre accomodo il letto che è
    letto e basta, ed il cielo che hanno
    usato come sale e dappertutto,
    osservo senza incanto ed a
    piccole dosi, anonimo quanto
    uno scaffale. E già sto meglio
    adesso che, finalmente, sono
    lavata da tutte le bugie sulla
    bianca indole della strega-luna.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 21:47
    Frammenti

    Schegge di sentimenti
    incastrati nel nostro IO

    senza possibilità
    di essere rimossi

    manifestano
    l'espressione dell'incoscio

    nell'emancipazione
    degli istinti più reconditi

    che imprigionano l'anima

    e inondano il cuore
    di palpitanti emozioni.
    .
    cesaremoceo

  • 25 ottobre 2013 alle ore 19:29
    Tempo d'infanzia

    Una pagina bianca si appresta a colorarsi
    dell'inchiostro dell'esperienza.Una piccola rosa senza spine
    sboccia su un verde prato
    e svetta per profumata particolarita'.
    Un cuore neonato che non conosce
    la schiavitu' del peccato.
    Tempo di giochi senza malizia,
    in un mondo surreale
    di innocenza e di ilarita'..
    Compagni di giochi,
    con cui costruisci i miti gloriosi,
    e sperimenti i dolori delle prime liti.
    Dai alle cose un personale nome,
    le distingui con un semplice diminuitivo.
    E quando il tempo d'infanzia svanira'
    e l'adolescenza con prepotenza sorgera'
    ti volgerai a guardar indietro
    il miglior mondo della fantasia.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 18:55
    Vuoi l'azzurro

    Vuoi l'azzurro
    lo so, amica mia,
    ti serve per il cielo
    del tuo quadro
    con i voli di rondini
    che tornano
    ai nidi della primavera.

    E' lo stesso
    servito per le ali
    dell'angelo guardiano
    che l'Eden preclude
    per la mela d'Eva
    e che sfolgora in mare
    nel giorno sereno.

    Vuoi l'azzurro
    l'avrai, amica mia,
    serve a placare l'ansia
    quando incerto il cuore
    dibatte se mai esista amore
    e all'insonne risponde la Luna
    il blu schiarendo della notte.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 13:21
    100 Stagioni

    Mi perdo sempre nei pensieri … e mi lascio trasportare dai sentimenti .

    Mi portano in un punto in cui decido ...Basta!

    Mi creo cerchi di fumo nell'aria e guardo il mondo da un'altra prospettiva.

    Ti sento vicino eppure sei talmente lontano. Quasi impossibile incontrarci mai.

    Chiudo gli occhi e per un attimo lascio scorrere il tempo .

    Senza far nulla ...cosa succederebbe ?

    Vogliosa di appartenere a qualcuno ma mai sazia nell'assaggiare la libertà .

    Raccolgo frammenti di qualcosa che penso sia amore...qua e il là .

    Non ricordo di aver mai riuscita a finire questo puzzle ..eppure sono brava con gli altri.

    Ascolto mille parole al giorno senza mai capirci nulla...

    Presente eppure assente nella tua presenza .

    E quando sto male è allora che ho voglia di scalare quelle montagne .

    Montagne di sogni che a distanza di stagioni si dimostrano cosi …piccole .

    Sarà per questo che ho perso cosi tanto tempo …

    Una primavera ..20 inverni,24 estati e questo autunno .

  • 25 ottobre 2013 alle ore 11:11
    La rosa dei venti

    Da nord, ma con il tempo asciutto,
    gelida e fredda vien la tramontana.
    Il Grecale si, è molto brutto,
    sale dal nordest e con la Bora
    la corsa verso casa rende vana.
    Quindi ci amareggia il Maestrale
    che viene dal nord, d’origine polare
    si scontra con il clima temperato
    siccome sale su dal nostro mare
    e il gelo suo sfidar non vale.
    Ponente e Levante sono venti estivi
    da ovest ed est detti primitivi;
    il primo soffia presto dal mattino,
    il secondo concilia la mia siesta:
    sorvolano il Tirreno da vicino
    e anche all’altro mare fanno festa.
    Il sudest genera il Libeccio,
    un vento umido e violento;
    assai temuto per le mareggiate
    per l’intreccio delle condizioni
    di burrasca e piogge esagerate.
    Umido e secco invece è l’africano,
    lo Scirocco, caldo e pieno d’afa.
    Invece l’Ostro che è meridionale,
    poco si sente e poi non fa male.
    Direte: e il Fohn l’hai dimenticato?
    No, no, l’Alpi ascende in primavera,
    risale freddo e cala riscaldato
    tra le region del nord di giorno e sera.
    Ecco, la rosa dei venti ho dettagliato,
    tolgo il disturbo e passo all’altro lato.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 11:10
    Abbandonata

    Poco brillante e lo sguardo spento,
    l’ostilità del tempo appariscente,
    velato e lento il suo nativo acume;
    è quel che fu d’una bella donna,
    ritrovatasi sola e solamente nonna.
    Quasi più nulla della sposa ch’era,
    madre esemplare, fine e premurosa.
    Pena il capriccio d’un’età distorta:
    quarant’anni consumati insieme
    e a settanta: io non t’amo più.
    Pugnalata l’aorta, la vita cancellata,
    come un tornado che s’abbatte giù.
    Pulsioni estreme al suon d’una risata,
    la confusion dell’anno con un giorno,
    il genitor che chiude in buffonata.
    Il divenir che manca del contorno
    ch’annienta ragion e realtà snatura;
    l’illusorio vigore divenuto attacco
    che il valore antico trasfigura.
    Paradisi di carta e pueril distacco.
    Questo è un canto per la delusione,
    è il lamento d’un amico affranto,
    un tormento offerto all’illusione,
    questa è un’ode forte come il pianto.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 11:09
    Io non c’ero

    <Ancora qualche giorno
    e toglierò il fastidio.>
    Vedersi tutti intorno
    mia madre ne soffriva.
    Lei se lo sentiva,
    infatti dopo poco
    contrita, dipartiva.
    Ed io non c’ero,
    non c’ero io
    quando l’Angelo di Dio
    ti tese la sua mano
    per elevarti al piano
    oltre il firmamento.
    Più tardi, m’arrivai.
    Il farti compagnia
    fu eco e antologia
    di tutti i miei perché.
    Eri severa in volto
    come nell’ore estreme,
    io un po’ stravolto
    di quel stare insieme,
    e ne approfittai:
    non piansi, ma parlai.
    Muto ed in catene
    ti dissi all’infinito:
    ti ho voluto bene.

  • 25 ottobre 2013 alle ore 11:08
    Amore incredibile

    E fu così ancora, da ottant’anni ormai
    anche quel dì di freddo e come ogni mattina,
    che Gianni come sempre fece il suo caffè
    per portarlo a Lina che l’aspettava a letto.
    Un rito cominciato dal primo giorno sposo,
    sempre continuato con lo stesso affetto.
    Un tempo si levava all’alba che bussava,
    ma or che malandato non prima delle nove.
    Gridò: “Stamani piove, non muoverti di lì.”
    E non aprì finestre, anzi accese il fuoco.
    Faceva anche il cuoco per la sua Lillina,
    ne era innamorato come un fidanzato.
    La chiamò di nuovo, ma lei non gli rispose;
    pensò dormisse ancora ma più non era l’ora.
    L’accarezzò, la mosse, le sussurrò qualcosa
    ma lei non lo sentì. Non pianse, si vestì.
    Riesumò il vestito del giorno delle nozze
    triste e senza forze le si distese affianco
    le cercò la mano e la trattenne stanco.
    Nessuno volle intorno, gradì restare solo.
    la morte vide in volo pregando fino a sera,
    quando muta giunse appunto quella vera.
    Alle ventuno in punto così come alle nove
    si destò per sempre mosso a strade nuove.