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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 25 novembre 2013 alle ore 20:54
    Destini contraffatti

    Come infido vento gelido

    che muto sul mondo

    addensa nebbia
    che tutto avvolge

    nel delirio dell'onnipotenza

    con la brina a raffreddare i cuori

    e nel suo biascicare
    sollecita la fantasia
    a trarre i migliori auspici

    Vivere a caviale e champagne

    nel praticare la fede
    che rende cialtroni

    perdersi in congetture
    e fantasiose ipotesi di potere

    in un decadimento morale
    ad arricchire la serenità

    pandemia sociale indistruttibile

    con la natura a produrre 
    uomini feroci

    e tra loro giudicare
    comportamenti riprovevoli
    con "umana" rassegnazione
    .
    cesaremoceo

  • 25 novembre 2013 alle ore 20:53
    haiku n. 126 (scivola chador)

    scivola chador -
    critiche al vetriolo
    sfregiano l'alba

  • 25 novembre 2013 alle ore 19:44
    Das Haus am Meer

    Non sono fatto per amare.
    Lo vedo nelle scintille della mia mente che accende l'aria quando impatta con la realtà.
    Il mondo che mi fa da orfanotrofio è colmo di personaggi, attori, commedianti e istrioni che fanno volare i loro piedi sul terriccio avido; non hanno colpe, è la vita .

    Io non recito, fingo.
    E' diverso.

    Fingo di vivere, fingo di essere adeguato, mi aggrego all'universo. Fingo di essere solo quando in realtà sto con me stesso.
    Non posso fingere di amare. E non amo.

    Il mio ego è stato maledetto da mille Dèi di chissà quale cosmo infame, non riesco ad amare e non so cosa significa essere amato davvero, perchè chi dice di avermi amato voleva togliere il mare dai miei occhi, le foreste dai miei occhi, il fuoco dai miei occhi.

    A volte disegno case sul mare.
    Mi sento così.
    Così vicino all'acqua ma immobile per il resto dei miei giorni, sperando solo che un'onda mi distrugga.

     

  • 25 novembre 2013 alle ore 19:16
    Bitterkeit

    E tu da dove vieni?
    Io vengo dalla terra dei pianti senza fine.
    Le mie montagne graffiano gli occhi di chi lancia uno sguardo impervio, i miei silenzi violentano il vento che si spinge fuori dalle bocche.
    Certe sere vorrei morire tra le braccia del freddo per poi risorgere con il viso immerso negli occhi di qualcuno.
    "Qualcuno" fa paura.
    Mi sanguina la sigaretta.
    Vorrei spegnere la mente ed usare la mia anima come una bandana, un pirata maledetto che naviga nelle vene della gente.
    I piedi mi dolgono.
    Scusa se sono incomprensibile, da dove hai detto che vieni?

  • 25 novembre 2013 alle ore 18:53
    Senza di te...

    Senza di te …

    Senza di te mi sento una foglia pregna sull'asfalto umido bagnato e laconico d'autunno … 

    In terra, senza vita, spento … 

    Come un ex voto che ha terminato il suo compito solenne  ...

    Speranza fugace di tornare a casa … 

    Bimbo epurato d'essenza vissuta …

    Una lacrima dal mio viso scenderà quando dovrai andare e il mio sorriso ti inseguirà fin dove tramonta il sole! …

    Mi trasformerò d'incanto in un contenitore vuoto, in attesa d'esser riempito …

    Ma tutto ciò … 

    Perché? …

    Perché, amore mio …

    Cos'è un uomo senza i suoi sogni, che son poi i suoi sentimenti? …

    Cos'è una mamma senza il suo bambino che è la sua vita che si aggiunge? ...

    Cosa sono io senza di te, senza il tuo profumo vicino che avvolge l'intorno, che pervade la pelle anche mentre dormo? …

    Cosa sarò io quest'anno?

    Senza di te sarò solo una foglia pregna e bagnata sull'asfalto umido laconico d'autunno ...

    ernino 12, 11, 2002 ore 3:24 a.m. 

  • 25 novembre 2013 alle ore 16:45
    Donna

    Combatto,

    con i miei cavalieri oscuri

    ognuno mi porta pezzetti di vita

    e li stende, beffardo, davanti a me

    e devo guardarli, muta

    Altri cavalieri, altri pezzetti di vita

    sempre più laceri e insanguinati

    e li devo guardare

    perché è la mia storia

    perché devo renderla edificio

    della mia vita di adesso

    Devo pulire

    e del letame rimasto farne concime

    per il mio nuovo giardino

    Dai soprusi su una bimba

    nascono alberi

    Dalle violenze su una donna

    trionfano esplosioni

    di cespugli colorati

    Dagli abbandoni

    fiori meravigliosi

    Dal dolore, s’erge amore.

  • 25 novembre 2013 alle ore 13:11
    I racconti del cuscino

    Dipingerò per te la primavera

    timida che fiorisce

    come il ciel sereno

    all'aurora.

    Dipingerò per te l'estate

    calda e lussuriosa

    come un girasole fiero

    d'ergersi verso l'infinito.

    Dipingerò per te l'autunno

    ridente e passionale

    come il sole al tramonto, sul mare.

    Dipingerò per te l'inverno

    come ali di neve

    che lasciano sulla terra

    un velo di candore.

     

  • 24 novembre 2013 alle ore 22:37
    C'è una cometa nel cielo

    Vivere il destino a compiersi

    senza confrontare
    l'alba di oggi
    con quella del domani

    nel bisogno di  qualcosa

    che possa condurre
    oltre l'essenza umana

    a prendere per mano la vita

    declinando deleghe
    prive di responsabilità

    e colmando lacune inventate
    per riempire vuoti interiori

    Restare integri nel piacere
    di amare se stessi
    per amare gli altri
    .
    cesaremoceo

  • 24 novembre 2013 alle ore 21:07
    Ali spezzate

    Riesumare sguardi di ribellione

    a far vibrare
    intime corde di desideri

    tra rivoli d'umori frizzanti
    e onde d'istintività

    a stupirsi delle passionalità
    rafforzate nella sfera dei sentimenti

    Felicita' e paure
    celate in quei flutti

    a percepire dolori e vergogne

    nei rifiuti che cambiano la vita
     
    Inaridirsi nell'eternita' che sfugge

    e nella foga di quest'incazzatura

    ritrovarsi senza sogni
    e non sentirne la mancanza
    .
    cesaremoceo

  • 24 novembre 2013 alle ore 20:35
    La sarta cinese

    I pantaloni stretti ancora buoni
    del completo blu nell'armadio
    ieri facendo ordine ritrovati
    praticamente nuovi senza uso.

    Dispiace di lasciarli come lisi
    con la giacca aderente il giusto
    e cerchi una sarta che li aggiusti 
    professionale senza chieder troppo.

    Stiliste sono quelle per i ricchi
    con ateliers le stanze di lavoro
    rinnovanti le loro collezioni
    in mostra alle sfilate di Milano.

    Al prezzo conveniente per i tuoi
    venuta dalla Cina per il taglio
    la trovi infine brava ad allargarli
    e come lei di lì era il tuo abito.

  • 24 novembre 2013 alle ore 13:51
    C'è un tramonto

    C'è un tramonto che non vede confini
    ma solo orizzonti infiniti, piangendo
    lacrime d'addio, in un bicchiere
    dove annegano sentimenti scuciti
    con valige preparate, per ripartire
    andandosene felice, nel fascino
    misterioso di universi stellari
    che non conoscono cose terrene
    vandalismo e superbia incallita
    del pianeta dei viventi torturati
    dalle durissime ipocrisie

  • 23 novembre 2013 alle ore 22:15
    Fuochi caldi dell'anima

    Nell'espressione appena abbozzata
    del tuo sorriso

    Ti scruto sognante

    con l'allegria a traboccare

    Silente mi avvicino a Te

    sempre più bella
    nel fluire degli anni

    con la voglia d'accarezzarTi
    e risvegliare desideri e passioni

    Ti guardo e mi perdo in voglie
    che graffiano il cuore

    con i ricordi a levigare il presente

    nel suo facile inquisire
    sconcertanti trasgressioni 

    e accendere i fuochi caldi dell'anima

    con i sentimenti a ritornar vivaci

    e nell'eco di quell'eco 
    acuire i piaceri dell'ardore
    .
    cesaremoceo

  • 23 novembre 2013 alle ore 21:18
    Sogno o son desto

    Da un sogno
    destato
    il tuo viso
    ancora nel mio intelletto
    ancora d’amore per te vivo
    nonostante ci separi l’oceano
    Come fanciulla ancora ti vedo
    piano piano restare a me accanto
    gli anni passare a me accanto
    gli occhi aprire proprio a me vicino
    un sorriso scoprire proprio a me vicino
    un bacio inviare a me proprio
    Hai rubato il cuore a me proprio
    innamorato di te proprio
    amore ci prese proprio
    affetto ci trasformò proprio
    lontananza ci riunì proprio
    lo scriverci ci avvicinò proprio
    Più ti penso
    più ti immagino
    più ti ricordo
    così le ore passo
    così i giorni conto
    quando rivedrò te proprio.
     
     

  • 23 novembre 2013 alle ore 13:59
    Il profumo dei ricordi

    Limbo di rifugio
    sei tu rassegnazione

    che provochi silenziosi orgasmi

    spirali di sgomento
    incapaci di organizzare i pensieri

    nuvole sparse
    a oscurare la luce dell'intelletto
    e diffondere ombre grigie
    nel cuore delle genti

    Risvegliarsi
    nell'aurora lattiginosa del mattino
    e credere che la vita sia
    un'avventura colma di sorprese

    immaginandosi maestri di vita e

    in quest'arroganza

    dimenticare il rispetto di se'

    smarrire speranze di felicità

    considerare l'avidita'
    l'unica moneta di scambio

    con i sentimenti impelagati
    in un incolto groviglio di rovi

    Rabbrividire
    al pensiero che fosse questo destino

    a rendere più acuto
    il senso del fallimento

    e cercare alibi e riparo
    da queste verità crudeli

    nel profumo dei ricordi
    .
    cesaremoceo(c)

  • 23 novembre 2013 alle ore 13:32
    haiku n. 125 (apre la scena)

    apre la scena
    con voce recitante
    rosso tramonto

  • 23 novembre 2013 alle ore 9:55
    La verità

    La verità io cerco
    dentro un labirinto
    Ombre su ombre
    ombre cupe
    ombre sinistre
    ombre accigliate
    si accalcano
    Non trovo varco
    insisto
    Mi scoro
    persisto
    Senza un attimo di indugio
    avanzo
    indietreggio
    cambio percorso
    mi angoscio negli angusti meandri
    sempre più incerti
    Un leggero raggio di luce
    come per prodigio
    accade all’istante
    toglie ombra
    la riduce
    dà animo
    E poi
    come il sole a mezzogiorno
    ogni ombra si dilegua
    e la verità risplende.

  • 23 novembre 2013 alle ore 0:01
    Piove

    Piove sui monti
    Piove sui pendii
    Piove a valle
    Piove in pianura
    Piove sui terreni
    Piove sulle strade
    Piove sulle case
    Piove sui prati
    Piove ovunque
    Pioggia simil a bomba dal ciel precipita!
    Acqua
    Tanta acqua fluisce
    Niente alberi
    Tanta acqua più forte scende
    Niente muri
    Tanta acqua ancora più impetuosa scorre
    Niente ostacoli
    si riversa nel  ruscello  che s'ingrossa a dismisura
    acqua  che si fa furia
    diventa fiume
    fiume che esonda
    fiume che distrugge
    fiume che trascina ogni cosa
    fiume che porta morte
    fiume che provoca desolazione.

  • 22 novembre 2013 alle ore 15:23
    Una vita a basso costo

    Col desiderio di rigenerarmi
    nella carità soffusa di speranza

    agisco nell'attenzione per la verità

    senza scordare la pratica della vita
     
    Percepire le dimensioni della promiscuità

    nel rumore dei gemiti
    che risuonano nel cuore 

    nella dipendenza degli umori

    oppure d'amari amori

    Amputato nelle risorse

    arranco a scalare
    montagne di dolori

    con le emozioni
    che li accompagnano

    schivando i parassiti
    che si annidano
    tra quelle crepe

    con l'eco
    ad alzare il suo grido

    contro purghe approssimative
    e sentenze compromissorie

    finchè

    con la coscienza addormentata
    e la memoria cancellata

    rimanere solamente
    un rumore di sottofondo
    .
    cesaremoceo

  • 22 novembre 2013 alle ore 13:55
    Haiku

    S' insinua il gelo
    Vibra una scia di luce
    Scalda l'anima!

     

  • 22 novembre 2013 alle ore 9:22
    All'orizzonte

    Vedo Ulisse scrutare l'orizzonte
    il cuore brama Itaca lasciata
    con i pietrosi monti e Penelope
    se mai dopo tanti anni ricorda.

    Immagino Penelope uguale
    l'occhio che corre nel vento
    per ritrovare la nave sul mare
    quella che lo sposo portò lontano.

    Orizzonte fatto di sguardi
    d'attese e desideri di ritorno
    infine diradate scure nubi.

    Lontano andare un giorno
    deserti avere in cuore anni
    per ritrovarsi all'orizzonte caro.

  • 21 novembre 2013 alle ore 22:46
    Il risveglio dei fiori notturni

    Sbocciasti in un balletto
    illuminato dal riflettore della luna
    indaffarata ad annaffiar di luce
    il giardino di stelle.
    I petali si apriron lentamente
    mentre giravi piano su te stessa.
    E tu schiudendo piano gli occhi
    abbandonasti la posizione a guscio.
    In un attimo eri donna
    eri poesia.

  • 21 novembre 2013 alle ore 21:49
    SPETTRI E ANIME SOGNANTI

    Spettri di giocolieri
    errabondi e dannati
    fluttuano a mezz’aria
    con lingue di fuoco
    spaventando
    le fragili anime sognanti
    ai margini delle illusioni,
    sgretolando il muro protettivo
    del loro argenteo giardino
    in cui sorgono
    parole profetiche d’amore.
     

  • 21 novembre 2013 alle ore 20:37
    Sei Cento Cinquantacinque

    Quale stupido tributo volevo ti consegnai
    mentre Gennaio infuriava, certo meno
    turbolento di tutto il Gennaio precedente
    in cui ero vestale di un sacro, composto,
    omogeneo patto infantile.
    Una pila di carne imbrigliata fra il pullover
    e la finestra, il contenzioso del darsi
    o meno farcita, inamidata della più
    tenera, bianca delle paure.
    Quale stupido, povero, bislacco
    offertorio la mia professione di amore
    nei tuoi confronti! Io, appena imburrata
    di vita,un furetto, la lepre imbevuta
    dei fari - Parche sulla mezzadria
    di montagna. Ed ero venuta così,
    impreparata, infreddolita, con i piedi
    infilati nelle scarpe come in un'armatura
    di morte, muovevo una gamba e quella
    stessa chiamava l'altra che ancora
    esitava. Sotto il mare, il mare scacchiera
    di Gennaio, le bandiere srotolate dal
    vento, paraventi giramondo e multilingue,
    il sole - ghiaccio piantato come una boa
    in mezzo alla strada, fra le strisce pedonali
    ed una seicento rossa che strombazza
    la follia del suo cocchiere. Ma io amo! -mi
    dicevo - ed il mio  amore mi fa da traino
    e sono tutta dietro questo aquilone che
    mi cinge i fianchi e dal seno scopre
    le ginocchia. Forse perfino  si accorge
    della brulla regione che ancora non
    ha deposto agli armenti la finitura
    con cui avvicendare, come d'abitudine
    umana, alle ossa già stanche nuove,
    fresche giunture. Quale stupido
    tributo volevo tributarti, altero
    Giove veloce più dell'agile Mercurio.
    Io là irretita sulle coperte di altri,
    fra giochi adulti.
    Con tutto il mio mondo pret a porter
    stretto in una borsa, marsupiale
    sporco di chewingum a cui,
    di nascosto da te, sussurro:
    " Ssssh! Non dirgli chi sono"

  • 21 novembre 2013 alle ore 19:55
    Dipinti fiori

    Dipinti fiori al cuore per la gioia
    stanno quando s'oscurano le ore
    in ogni tempo e di vita stagione
    a confortare colorando l'anima.

    Ricordano e promettono momenti
    colmi d'amore con azioni belle
    felici per pienezza dell'esistere
    a chi nel buio dispera d'aver luci.

    Un appiglio sull'orlo del burrone 
    segnalano con dolci profumi
    vincendo la tempesta le corolle.

    Sono della natura esili mani
    a tirar su al nitido celeste
    a rinfrancare come amici cari.

  • 21 novembre 2013 alle ore 19:52
    Sei Cento Cinquantaquattro

    Papà, volevi mettermi al trotto
    una domenica, il maneggio in salotto,
    l'argenteria luccicante la chiostra
    fredda del drago, la faccia del coccodrillo.
    Per staccionata una sola ringhiera.
    Sulla sella superba, duna di plastica
    e senza pelo, una banda color
    saraceno uguale uguale alla
    pelle di Ken, salivo insicura,
     i piedi, cuccioli fra il feltrino
    e la ciappa azzurra, tremavano
    a turno. Ero a qualche centimetro
    dal tappeto color bocca di donna
    eppure tremavo, con te che mi
    incitavi a tenere il passo, a
    dondolarmi, così facevano in
    cento altre stanze altri cento
    bambini. Papà, tutti ci stavano
    intorno ed io nel mezzo, meridiana
    non alta un metro con le lancette
    blu di blu e le unghiette brevi.
    Al centro, si. Come la ballerina
    del carillon, il buco della ciambella
    e tu con i tuoi " Oop!" mi davi
    il tempo, metronomo di un metro
    e novanta, tutto negozio ed
    Alfa sud bianca,  squalo bianco
    col muso prominente e gli interni
    caldi, tu dentro pilota e nocchiero,
    sub e cacciatore, le ray ban pulite
    ed i baffi inquadrati, due parentesi
    in grassetto sulle labbra da Vomero.
    Papà tu mi volevi ambiziosa ed
    impettita sulla schiena toffee
    del nuovo inquilino,comprato
    ricordo nella Napoli che ci piaceva,
    la Napoli dei venerdì e del pesce
    impiattato in silenzio al Sarago vip.
    Ma io scivolavo, poi rimbrottavo
    l'alieno e piangevo, volevo la terra
     e la terra mi chiamava già
    con il suo profumo di acqua
    e di pace, di orizzontale, di
    vermetti tra le anse scure.
    Così mi prendesti in braccio e giù
    sul tappeto con i piedi felici
    e la gola finalmente asciutta
    dal pianto. Mi accarezzasti e
    punisti nell'angolo a nord,
    tra la porta ed il comò, il cavallino
    altezzoso, lui che mi aveva
    nitrito spaventoso il suo bu.
    Quel bu adesso non ha più
    criniera, speroni, sellai,
    le stalle sono vestite di jeans
    e rassicuranti quanto lo sguardo
    del lupo. Ed io piantata sul
    pavimento, avvitata radice
    più buia che alta
    aspetto ancora il vento
    per dirmi finalmente spuntata.