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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 25 gennaio 2014 alle ore 12:59
    Haiku

    S'apre una rosa
    vermiglia e senza spine.
    Dolce eppur punge!
     

  • 25 gennaio 2014 alle ore 12:11
    Semplice, come una poesia.

    (a mia moglie Eva)

    Semplice è quel tuo sorridere.
    Quel tuo accarezzare le cose
    nel nostro quotidiano.

    Semplice, come una poesia 
    è l’amor che mi regali 
    toccandomi il cuore.

    E lo sento, quel battito frenetico; 
    quel ticchettio che m’accompagna giorno e notte
    e che mi riserva emozioni in codesto tuo vivere al mio fianco.

    Lo sento, il respirar del tuo cuore, 
    il respirar di quell’anima pura e sincera.
    Lo sento…, sento tutto questo nel mio vivere.

    E tutto è semplice, come una poesia.
    Come quando mi sveglio 
    e ti vedo li, ancora al mio fianco.

  • 24 gennaio 2014 alle ore 21:14
    Ai ladri del XXI secolo

    Brucia l'innocenza nei nostri sguardi 
    avvolti dal mantello di arcani dogmi

    con la purezza dei pensieri
    a tener testa agli eventi

    e la dignità straripante
    di voler sembrare eroi
    senza esserlo

    Esser usati come scudi
    per proteggere le vostre infamie

    nell'evasione dalla noia

    mentre nel Cielo volano
     
    stelle suicide
    impoverite della luce
    di fulminei idillii

    a sperperare la felicità
    nell'oscurità che nasconde
    i colori della vita

    e ricercarli nel desiderio
    di libertà dell'anima 
    consumata dai tormenti

    lontano dalle nebbie della mente

    nel dubbio che pure il cuore
    speculi su se stesso
    .
    cesaremoceo

  • 24 gennaio 2014 alle ore 20:57
    Sotto il sole...cenere

    Ha latrato ancora il vagone
    al suo arrivo
    questa notte.
    Come un cane rabbioso
    portava tra le fauci
    altra carne da macellare
    altre ossa da accatastare.
    L'ho udito forte
    quel malefico latrato
    nel vento di ghiaccio
    che soffiava libero
    sulle mie rovine.

    Quanto freddo questa notte...
    passata ad aspettare
    un altro giorno senza Dio,
    a fissare un cielo
    che si stendeva nero,
    come un sudario
    sui miei occhi e sulla terra.
    Ma già si affaccia,l'alba nuova,
    reca in bocca il sapore della morte,
    col suo cuore di nebbia
    avvolgerà il mio capo nudo,
    si plasmerà
    sulle mie membra agonizzanti,
    si insinuerà
    tra le striature di una stracciata identità.
    A goccia a goccia
    mi fu distillata questa vita
    ed ora...non sono altro
    che ombra tra ombre,
    consapevole di volar via
    ...domani...
    come cenere
    verso il sole.

  • 24 gennaio 2014 alle ore 19:02
    Pecore

    Placide pecore sul prato
    allo sfumare delle nubi
    sui colli intorno al lago
    stan solitarie o in gruppi.

    Sono uscite dall'ovile
    salendo su alla collina
    fino al chiuso limitare
    e un agnellino guarda.

    S'aspetta un sole pallido
    convalescente dalla pioggia
    che scaldi giù in basso.

    E rispunterà la montagna
    dietro il velame grigio
    segnando l'orizzonte candida.

  • 24 gennaio 2014 alle ore 18:07
    Corpo di mille soli

    Dea dagli occhi color smeraldo
    Corpo di mille soli tu sei
    che illuminano di luce purissima
    il profondo del mio cuore e della mia anima
    I tuoi raggi solleticano la mia mente
    e la cullano in pensieri di sublime dolcezza
    pensieri che mi portano lontano
    a camminare sul tuo suolo
    tu che sei pianeta lontanissimo da me
    e su cui cercherei rifugio
    alla mia tormentata esistenza
    nascondendomi all'ombra di una tua carezza
    sfiorandoti senza toccarti
    addormentandomi guardandoti
    avendo i tuoi occhi come ultima visione
    prima che il buio mi avvolga.

  • 24 gennaio 2014 alle ore 17:26
    our own silent song

    our own silent song

    the thunderous emptiness of the present silence 
    will tear away the mask of the past noise 

    sincere silence 
    false and misleading the noise 

    but we should not be afraid 
    we should be grateful 
    and look straight into the eyes of silence 
    and then challenge it 
    surround silence in the corner 
    crush it
    dance on it with passion 
    and build over it our own noise 
    our own silent song
    the sincere one
    the one that will never abandon us 
    the one that will  never betray us

    our own noise 
    our own silent song
    the rich, colourful joyful, new and sacred noise
    just like a  feast
    just like a symphony 

    nothing else is worth for our the journey 
      if not music and emotions to give away with both hands,
     to give out without fear, without hesitation 

    this is our own noise
    our own silent song 
    se clear and present
    so joyful and free! 
    and so be it

    Marco Bo

    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/our-own-silent-song.html

  • 24 gennaio 2014 alle ore 14:58
    Rosdiana

    Sul tuo volto un sorriso
    si allarga e brilla, sembri
    quasi un angelo con i tuoi
    capelli chiari e quegli occhi verdi.
    Sento il calore delle tue
    Soffici guance, la timidezza
    del tuo giovane sorriso,
    il tuo modo unico di dire
    grazie con lo sguardo per
    nascondere la tua voce.
    Eravamo fanciulli che
    giocavano a nascondersi
    nei reciproci abbracci, carezze, baci,
    affannati nello scoprire l’altro.
    Ti ricordo dolcemente, mia
    amica, primo tepore dell’anima.

  • 24 gennaio 2014 alle ore 14:56
    Futuro

    Caricando il software
    Che ci funge da cervello
    Osservando il mondo
    Con freddi occhi di vetro
    Guidati da impulsi
    Anziché ormoni
    Lottiamo per l’aria
    Che non possiamo respirare
    Perché è resa tossica
    Dai nostri cuori meccanici
    Che vanno a carbone
    Ed ogni essere viene liofilizzato
    Per poterci nutrire di esso
    Prima che piova ancora acido
    Come alcool che disinfetta
    Il mondo da noi tumori maligni

  • 24 gennaio 2014 alle ore 13:33
    Ogni pensiero (Impressioni)

    Ogni pensiero è un ritorno
    un susseguirsi di parole
    uno strano sentire
    che va al di là dei sentimenti
    ripercosi dai ricordi
    dimenticati esternamente
    ma dentro ancora vivi
    come se vivessero nel presente
    non volendoci lasciare mai
    per riportarci indietro 

  • 24 gennaio 2014 alle ore 12:13
    Sei Cento Settanta

    E sei andato.
    Adesso della tua carne ho un
    ricordo appena  confuso e d'armeria,
    l'ippocratica città ha pagato tutto
    il conto, saldo, investimento e dai
    tavoli cinesi si alzano fumi leggeri,
    le seppie aperte come paraventi
    istoriati dalla profondità del mare,
    incisi  di catrame imbustato,
    liquida pistola proteggi piccoli.
    Ora la bandiera, segnalibro
    al mio peccato,  ha smesso
    d'insegnarmi dove girare
    per poi trovarti,  attesa e
    resa, alte quanto il muricciolo
    che non sapeva farci zitti,
    cancello -murena e spia
    prontamente decodificata
    dall'estivo, crudele ritorno
    in se. La casa igloo da spiaggia,
    gli Inuit svestiti son pescatori
    e le reti in putridume, cruciverba
    di cani a pancia
    a terra; e donne strane e strane
    coppie, e le boe birilli atterrati dall'onda
    giovane del pio Gennaio.
    Adesso della tua carne ho forse
    solo più stima ed è di me che
    perdo il senno. Ero forse io
    il gioco a bordo riva? Ero
    forse io a correre al riparo
    dall'urlo, sempre uguale,
    sempre uguale?
    La vita tua - diceva quella
    voce- cornacchia astuta
    mai migratoria - la vita
    tua è dove sta la palizzata
    rossa delle dune -case,
    la cordigliera autobus
    e curve serpente, cesario
    di montagne,  la vita
    tua è un corri a casa.
    E ripulita, un po' riassettata,
    i capelli riacconciati nel modo
    del primo mattino,  le mani
    lavate dall'amore che non
    viene sempre, ostetricia
    senza mai frutto, la voce
    segugio, fanale e posteriore,
    grillo luminoso ed urticante,
    i libri corso studi allineati,
    parata senza marcia.
    Torna a casa, a quella vita:
    statino, foto, sei la più
    brava. Anche il mare
    asciuga, se si fa caso:
    dove è passato con il
    piede sale resta poi
    l'istante secco.
    Spazio -pausa fra
    un rigo e l'altro della
    meccanicissima catena-
    stesura blu.

  • 24 gennaio 2014 alle ore 1:16
    Costernando fiocchi di neve

    Parole
    sfilano dentro pensieri
    Scrosci lievi
    dosi e ronzii per l’orecchio
     
    Una storia infinita…
    sento la voce narrante,
    ardita la recito
    come fosse la mia
     
    Oh, la danza dei fiocchi di neve,
    come va oltre
    i vostri gelidi sguardi!
     
    Mi perdonino,
    dimentico l’arte
    nel gioco di camuffare
    la blanda apparenza
     

  • 24 gennaio 2014 alle ore 0:15
    Delizia

    Riscrivi lentamente
    la mappa del mio petto
    lasciato in balia della tua bocca.
    La sensualità che prende forma
    si plasma alle tue labbra profumate
    come spicchi di mandarino
    tuffati nel cioccolato.
    E mi ritrovo perso
    nei tuoi profumi,
    nei tuoi occhi
    e i tuoi sorrisi.
    Deliziami.

  • 23 gennaio 2014 alle ore 23:37
    Haiku

    Senti piacere
    agli intrecci dell'eros
    Il corpo esulta

  • 23 gennaio 2014 alle ore 21:50
    Pensieri sparsi...

    Come acqua limpida
    il mio cuore
    tra le tue mani.

  • 23 gennaio 2014 alle ore 20:52
    Pensieri sparsi...

    E un bel giorno ti svegli
    ti guardi allo specchio...
    e guardandoti negli occhi
    ti chiedi il perchè
    di tutto questo amore sprecato che ti porti dentro.
    Mai dar voce al cuore.
    Mai lasciarlo in mano a chi non lo capirebbe.
    Impara a voltare le spalle
    ...e a dire addio.

  • 23 gennaio 2014 alle ore 19:52
    Pensieri sparsi...

    Sospesa
    ...tra il desiderio e l'assenza
    in equilibrio folle
    cerco le tue mani.

  • 23 gennaio 2014 alle ore 18:48
    L'inganno

    Fu il sole a rubarmi la vita.
    Non la morte che tu mi donasti.
    Ne tanto meno l’inganno 
    da te ricevuto.
    E seppi morir con onore,
    quando ti vidi colpir il mio cuore.
    E non ti odiai, no…!
    Nemmeno per un istante ti odiai.
    L’avresti fatto tu al posto mio.
    Ti osservai solamente
    per distinguerti dall’odio,
    Poiché la tua rabbia 
    era più forte dell’odio stesso.
    E nel momento in cui caddi a terra,
    cadesti anche tu.
    Te l’avevo detto: - Tu morirai con me
    e con la tua anima.
    E la tua ira sarà l’unica tomba che ti ospiterà.

     

  • 23 gennaio 2014 alle ore 17:32
    Igor

     
     
    Da un sogno sognato
    Ad una realtà vera e reale
    Veramente!
    E così l'angelo dei sogni
    Lontano da ogni realtà
    I è materializzata creatura
    In un essere nero
    Pennellata di bianco
    Dall'animo candido.
    Impaurito e subito rinfrancato
    Dall'affettuosa accoglienza.
    Il giocherellone sa agire
    E farsi fare del bene.
    È educato, rispettoso un po’ meno,
    Tuttavia promette bene.
    Si…è lui, proprio lui
    Il festeggiato battezzato Igor
    Un volpino e bastardino
    Solamente nei geni
    Perché nobile in tutto.
    Nero come il padre
    E bianco di entrambi.
    Erede dell'animo
    Storico e laborioso degli avi
    i carrettieri,  “trainieri”
    Insomma la mistura di furbizia e giocosità.
    Io lo chiamerei bontà
    Senza far torto e togliere nulla
    Alle mie figlie

  • 23 gennaio 2014 alle ore 15:59
    Haiku

    Bianco deserto
    Germoglia un ciuffo verde
    Schizzo di vita

  • 23 gennaio 2014 alle ore 13:29
    Novelli spazi

    Cosi t’accoglie la nuova strada
    sognata quando tenue era la luce
    reca seco timori inesplorati
    e sobbalza l’animo impreparato.
     
    Eppur fresco l’orizzonte posseduto
    che si snoda dal tramonto al saluto
    valido a donare l’intera condivisione
    sugellata dalla perfezione mistica
     
    Qui il percorso diviene lesto
    a svelare l’abilità d’un sorriso
    o soltanto a tramutare in estasi
    la pelle nuda dei giovani mattini.

    Raffaele di Ianni.

  • 23 gennaio 2014 alle ore 12:28
    Sei Cento Sessantanove

    Maledetti il mese maledetto
    e del mese il figlio sfasciato
    a piacimento, mostruoso e menomato,
    ventiquattro giri esatti
    sulla piastra porta -tempo
    per sorprendermi nella tua conta.
    Maledetti nel mese maledetto
    l'ora e l'abbigliata, l'istante,
    l'orologio, il disimpegno e poi
    l'impiego, la gonna bordeaux
    ed il tappeto di fard srotolato
    bene, la matita nera parabordo
    all'azzurro del mio visto,  patente
    per guardare, carta d'identità
    del mio gene quasi geniale
    a farmi opposta al corredo
    da cui provengo, che si sa,
    al cielo s'abbina bene il
    grano sulla testa. Io invece
    sono catrame e a nord
    del litorale  e sono mare
    dove mare non ci può stare.
    Maledette le palme ancora
    sane, non violentate dal bubbone
    mangia fusto e secca foglie,
    maledetti lo scirocco,il divisorio,
    di là Salerno, di qua l'imburrata
    dei centri commerciali, i fuochi
    fatui, zona industriale,  e la ferrovia
    di carrelli per la spesa, buste e
    leccornie, portabagagli pronti
    al vomito. Al bambino comprano
    gelato, poi patatine: oleose
    lingue crick e crack, ammucchiata,
    plancton nella bestia rossa col
    ventre alluminio.  Maledette
    le parole venute bene un tempo
    prima ed arrotondate per una sventura,
    ben calzate, prova d'abito,  la sposa
    puzza di rancido e sotto il bouquet
    ha marciume e piccante. Q.b.
    Non era la mia tavola quella
    abbagliata,  nemmeno mio era
    quel cane: sedermi, Dio, il grande
    errore! Dovevo svoltare, si sempre
    là,dove ritte ed extracomunitarie
    stavano le palme ancora sane
    e la dadolata dei pacchi commerciali,
    cubi Rubik monocolore, le facce
    sempre uguali, mamma e papà
    con gli scontrini, ed il via vai
    delle diciotto, al cinema,
    al marciapiede.
    Zonaccia di donnine.
    Bastava curvare ed imboccare
    il letto,quello mio, ancora non
    esploso dal bacio - puntura
    ed urticante del dispettoso
    al palloncino, pura creatura,
    non incinta, ma tronfia d'elio.

  • 23 gennaio 2014 alle ore 8:03
    Il Tonno...mmmm che buono

    Mare 
    ondeggia fra gli scogli, 
    mentre tu, 
    amato mio, 
    corri e nuoti nell'oblio
    per il dolce..triste addio.
    Uomo truce ti trafisse,
    ti tranciò e ti benedisse.
    Dolce Tonno, grosso e solo
    Sei più buono d'un uovo sodo..
    Io t'adoro alla follia
    con un pizzico di nostalgia.
    T'hanno ucciso per mangiarti
    tu sei buono, mi strapazzi!
    Dal tirreno tu venisti
    ed al cuore mi colpisti.
    Tonno bello, tonno buono
    sei il più dolce,sei un tuono...
    Calabrese o Giapponese,
    tu sei pieno di sorprese.
    Tanto gusto e niente più
    Tu fai parte del Menù.

  • 22 gennaio 2014 alle ore 22:29
    Spasimi

    Nel pianto intimo e silenzioso

    che irrora la sensazione
    di assistere alla sepoltura di me stesso
     
    m'opprimo a coltivare 
    la voglia passionevole
    d'inforcare Pègaso

    E mettermi a trottare

    schivo e solitario

    a cavalcare l'estro 

    e curare la tormentata infermità
    del drago ch'è in me
    di seguitare a mordersi la coda

    nella sorpresa di ricevere
    gli applausi dalla vita

    in mezzo a puri sentimenti
    nello spasimo del tempo che passa

    e celebrare ancora
    con gratitudine e speranza

    il sorgere delle prossime albe
    .
    cesaremoceo
     

  • 22 gennaio 2014 alle ore 21:24
    Di notte in città

    Come ombre che si allungano tra i palazzi,vedo le sfumature sciogliersi sui visi pallidi tra la gente di questa città.
    Tra robotici ritmi tribali e seta li vedo danzare frenetici al calar della notte.
    Fari distorti che abbagliano tetri cunicoli affollati da mille pensieri ubriachi,e tu con essi a farti largo cercando un varco per poter respirare,e poi via,lungo la strada.
    E lì,vedi un uomo chiedere due monete per poter completare il suo viaggio,impaziente lo aspetta il tassista,con i suoi remi in mano sulla sponda dello stige,anche lui ormai stanco.
    D'altronde si sa,anche qui gli dei non lavorano a maggio.