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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 11 ottobre 2013 alle ore 2:12
    Po, e sia

    Po, e sia
    Po, fiume che scorri dai monti a valle ,
    con acque cristalline che sgorgano da un viso,
    non il mio.
    Attraversi pianure e saluti  i fiumi finendo
    la tua corsa nelle braccia sue,
    il mare,
    a quale affidi le tue lacrime in un addio,
    le acque,
    tue creature .
     
    In piena tu divori tutto al tuo passare,
     i tuoi amici riversano in te la loro fiducia,
    le loro acque,
    che porti via con te nel lungo andare.
    Scorri su letti di ciottoli,
    travolgi sterpaglie e tronchi strappandoli alle sponde,
    senza mai fermarti,
    baci le rive lambendone i fianchi,
    che come un amante travolgi con passione.
     
    Po che vede le barche tagliargli le onde,
    la gente che guarda dall’alto dei ponti,
    le acque cangianti dal verde all’argento,
    scorrendo in silenzio tra ponti e città,
    pianure nebbiose  lo avvolgono in esse
    per farlo svanire agli occhi di tutti.
     
    Po-i apre le braccia nel giungere a mare   
    allarga le  dita sue d’acqua, in estuario
    per stringere del mare quelle sue ,
    per suggellare il patto che da sempre dura,
    in un fraterno abbraccio  gli affida l’acque sue,
     sotto lo  scintillio del sole si fondono
    in un bacio dolce e salato
    e tutto per incanto diventa una poesia
    quella del fiume che raggiunge il mare
    per continuare il viaggio senza mai arrestarsi
    per ritornare a un fiume di nome  Po - e sia.
     
    Anna Giordano

  • 10 ottobre 2013 alle ore 22:22
    Custodire

    Quel fiore sempre avvolge con tenero possesso
    morbosa protezione e dolce profumo,
    il ricordo di quando tu mi prendesti ancora bianca
    e come oggi sempre vergine al tuo sguardo
    Sono un giglio,mi chiudo  e avvolgo per proteggere
    quelle ombre del passato. 
    Mi apro all'improvviso facendole danzare quando tu che accendi costante con le tue mani esperte
    un fuoco di sogni
    in un lago di pietre fredde e sveglie
    danza dei fantasmi che fanno rumore in questa vita che della gioia ha perso il sapore.
    Non puoi uscire l'ombra mia sposa
    davanti al rumore confuso del giorno
    solo la notte quando tu che sbatti la porta
    appoggi la schiena su un ramo che non ti ha mai lasciato la mano
    aspettando di essere piegato abbattuto e sempre acceso
    da te che avevi orecchie per sentire  il racconto
    e quale messaggio aveva da darti mentre seduto su un dondolio di ricordi
    e malinconie e di sogni
    nel fuoco vedevi una sposa vestita di rosa.
     

  • 10 ottobre 2013 alle ore 22:07
    Madre sotto le bombe

    Domani potrei non svegliarmi
    oggi ho paura degli spari
    ma trovo dove ripararmi
    non so chi sono i nostri sicari
    si sarebbe potuto ragionare
    ma non sono bastate le parole
    guerra che non si è saputa evitare
    paura e dolore che non si vuole
    sogno un elicottero che mi avvisti
    mentre scappo dalle macerie
    lo sogno con a bordo pacifisti
    che mi innalzino da queste miserie
    sogno tanto se dormo lo voglio
    perchè ho paura di un gas mortale
    paura di saltare in aria con un foglio
    che riporta la tua nascita vitale
    ma non ti assicura una buona vita
    non rassicura dalle incertezze
    ti dice solo che avrai un futuro
    in questo presente di amarezze...
     

  • 10 ottobre 2013 alle ore 21:58
    Vivere con me stesso

    È una lotta continua
    Questo mio vivere 
    Con me stesso.
    È un supplizio
    Al mio esistere.
    Un supplizio 
    A tutto ciò che 
    La mia mente pensa
    Che possa accadere.

    E così, pian piano,
    La mia vita declina
    Ed io con essa.
    E con me
    Anche il mio esser uomo
    Che pare esser già morto
    Da tempo.

  • 10 ottobre 2013 alle ore 21:56
    Sera

    Quale sera arriverà quest’oggi 
    ad abbracciar il tuo corpo?
    Non senti la luna? 
    Bussa già alla tua porta,
    ma tu non vuoi aprire.
    Hai paura di te stessa;
    hai paura del tuo viso
    che non esiste;
    hai paura, e basta.
    Nessun altro busserà alla tua porta.
    Il cielo oramai è già andato via.
    Via per quella strada che porta ai peccati.
    Quei peccati che ci fan sentir vuoti dentro.
    No…, nessun altro busserà alla tua porta.
    Nessuna altro, tranne te,
    che cerchi ancora la tua vita 
    dispersa chissà dove.

  • 10 ottobre 2013 alle ore 20:58
    Sei Cento Sette

    E magari potevi amarmi e portarmi
    perfino in Africa, spettinarmi dai capelli
    le api, cucirmi vassoi di gerani, insegnarmi
    la gramigna, come si stufa del padrone
    un cane, dove piantare le stagioni e dove
    vederle sollevare la coda, balene  in sbuffo
    con foglie o cicale. E magari potevi davvero
    imbottire il crinale che asciuga da giorni
    e farlo saetta, ma  resta il fatto che chi mi
    allaga non conosce mai la capacità di cui
    mi vanto e perdo nel travaso il rispetto
    dell'orlo, la sazietà del beccuccio.
    Così mi lascio inondare e la sete,
    perenne, sottopagata, triste badante,
     riaffiora leggera dal fondo e cadaverica,
    imburrata di acqua e pietosa,
    come un antico Cristuccio di sughero.

  • 10 ottobre 2013 alle ore 20:32
    Sei Cento Sei

    Non mi hai più cercata, non
    come volevo, con l'asola avida del
    bottone che salpa e la pelle
    intirizzita dal fuoco di aversi,
    con il mirino puntato verso il
    mio ventre. Non vedo più i tuoi
    occhi stiparmi meraviglie  di cui non
    sapevo ancora forgiata la testa, le spalle,
    i dolci nodini di morbida carne, anse da vaso
    di nuova fattura, manici molli di invertebrati,
    lucertoline da nove mesi in  letargo e poi
    puff, sbucciate nel mondo come melette  rosse
     e sanguigne. Non ho più coscienza della tua
    stretta,  poderosa tenaglia che  dragava
    dal fianco la stima più puntuale alle mie ossa:
    di essere incompiuta, incapace, imbrigliata
    in una secolare brinata da cui non si salva nè
    viene mai frutto, non una polpa, tantomeno
    il formicolio scalpitante di un acino giovane,
    succoso puledro impaziente di drizzarsi nel mondo.

  • 10 ottobre 2013 alle ore 20:24
    I poeti non possono tacere

    Sono i poeti i primi a cogliere gli inganni
    benché celati dall’ombra di macchinosi trucchi,
    li sentono nell’aria,
    come i bambini e i cani…
     
    I poeti non possono tacere
    al suon dell’ingiustizia.
    Soffrono, ascoltano, ma non tacciono,
    raccolgono rabbia e la fanno urlare.
     
    Fanno cantare e urlare la penna per scuotere le menti
    alle persone fiduciose, impotenti.
    Empiono pagine di vibranti pensieri i poeti,
    e di sogni per tutti, di pace e di onestà.
     
    Sanno i poeti che democrazia non è solo parola,
    lo gridano forte e spesso profeti inascoltati,
    narrano invano
    del declino di popoli passati …
     
    I poeti conoscono col cuore, come i bambini,
    lasciano uscire luce da sguardi trasparenti
    perché ciascuno colga presto un raggio
    e poi ne faccia vita insieme ad altre vite, con coraggio.
     
     

  • 10 ottobre 2013 alle ore 18:19
    Il volto del dittatore

    Mascelle quadrate
    sguardo fermo e sicuro,
    occhi vitrei e fez sul capo:
    ecco a voi Mussolini.
    Un passato anarcoide,
    una tempra socialista, creatore di una ideologia fascista.
    Un popolo esulta e si infiamma
    alle tue magnetiche parole;
    labbra serrate subiscono ogni prevaricazione;
    un impero africano
    destinato a miraggio vano;
    un'alleanza col Nazismo
    per abolir ogni pacifismo.
    una guerra inutile spezza l'Italia
    in due tronconi;
    le sirene urlano e chiedono giustizia
    per i caduti inermi,
    per i soldati fanciulli
    morti combattendo senz'armi.
    Il 25 luglio ha tradito il codazzo
    con in testa il caro Galeazzo.
    Ti viene imposta una repubblica di Salo',
    capo fantasma e senza poteri,
    succube della ferocia delle camicie brune.
    Molti ti hanno adorato
    la gioventu' che hai forgiato
    imbottita di patriottismo>;
    Starace il tuo alter ego
    all'insegna del me ne frego
    una corsa per l'ultima difesa
    per evitare il disonore di una resa.
    L'arresto e la fucilazione
    senza giudice e difensore.
    il martirio in una piazza
    tra gente disumana
    che schiamazza.

  • 10 ottobre 2013 alle ore 18:12
    Il Mio Respiro

    Nelle notti senza luci
    Nel buio della selva
    I venti si mischiano
     
    Tra il fruscio delle foglie
    La fiumara rumoreggia
    Sulla fauna vagabonda
     
    All’alba l’aria si calma
    Il sole riscalda il mattino
    Mentre l’aria si rasserena
     
    Tra i profumi della buonora
    Un fascio di luce splendente
    Si proietta alla ricerca di lei
     
    Dal cuore pazzo, pazzo
    In un giorno che non c’è.
    E nel mio respiro solo Lei.
     

  • 10 ottobre 2013 alle ore 17:09
    Haiku

    Brezza di mare
    spira al calar del sole
    L' attesa di te!

     

  • 10 ottobre 2013 alle ore 17:01
    Anima di fenice

    Ritornava il pianto antico
    le mie ali hanno bruciato
    senza cuore sono scappato
    per cercare un vecchio amico.
     
    Ora soffro con la mente
    nella luce mai accesa
    e rinnovo la dolce attesa
    per la nuova stella cadente.
     
    Sopra il cielo di diamante
    sto scoprendo un'altra vita
    con la gioia infinita
    che riempie l'amore mancante.
     
    Una mano aspetto ancora
    mentre l'alba di un respiro
    mi ricorda dove ammiro
    dei miei occhi la dimora.

  • 10 ottobre 2013 alle ore 14:23
    ostinata speranza

    Ostinata speranza

    Diamoci appuntamento ai confini del mondo

    là dove non più oltre è il conosciuto

    sull'orlo del tempo dove precipita ogni certezza

    vi spira una eterna brezza

    che

    ha profumi invisibili ai sensi

    là dove non occorrono opinioni o consensi

    dove anche se ami un altro io non soffro

    tu non ti tormenti

    Diamoci appuntamento più in là del domani

    semza brame di ormoni

    oltre le più sottili impressioni

    liberi più dell'aria

    senza più suggestioni

    Vedrai mia cara avrò il volto del tuo amore

    tu vestirai di luce come una stella,

    in pace mi  sfiorerai sapendo che non sarai delusa

    perchè della tua stessa luce l'anima mia è soffusa

    Incontriamoci oltre questa nostre catene

    al di là dei rimpianti

    senza voglie né pene

    Incontriamoci ancora senza alcuna paura

    tu vedrai il mio sorriso

    perchè mai mi hai offeso

     io saprò che il tuo amore  è più caldo del sole

    Incontriamoci ancora

    Incontriamoci sempre

    Incontriamoci ora, dove il cuore ci sente.

     

  • 10 ottobre 2013 alle ore 13:45
    Sei Cento Cinque

    Il ventre del Settantasette era buca
    lussuosa, faglia senza soluzione,
    nessun rappezzo da sartoria adatto.
    Mi accoccolai pigra per spuntare a
    Febbraio con la poca voglia che già
    mi pulsava, turgida vena sul tabernacolo
    della testa ed i reni in combutta per
    diluirmi tutta quella precoce insofferenza.
    Mi girai tre volte la collana  di carne
    intorno al respiro, volevo starmene ancora
    in tana,in conchiglia, godermi  del salubre
    mondo di non guardare in faccia le cose,
    ma solo spiarle, scarafaggino a cui il
    cibo andava comunque. Il ventre del
    Settantasette esplose con la neve
    attaccata alle vie e gli autobus
    che smarmittavano di rossa salute:
    quando arrivai, trattenevo ancora il
    fiato, creatura di acqua, di unte
    immersioni. E per cacciarmi  dalla gola
    la vita credo mi sculacciarono con più
    forza che mai: un ossicino andato di traverso
    dovette sembrare a chi
    mi disincagliò il mio aprire la bocca.

  • 10 ottobre 2013 alle ore 13:11
    Setif

    Come mai passiscono
    così in fretta i fiori?
    La loro vita dura un giorno,
    eppure la loro tristezza è eterna
    vincolati ad un mondo a cui non appartengono,
    destinati a piegarsi ed ad infrangersi
    sotto il peso dei secondi e del vento.
    Sei stata il mio fiore di Loto
    mia piccola dagli occhi egizi,
    ed il verde dei tuoi occhi
     è stato il mio mare.
    Sei stata il fiore che è andato
    prima ancora che potessi odorare,
    è stato per me un onore far battere
    per te il mio cuore.

  • 10 ottobre 2013 alle ore 8:53
    In salita

    In salita
    come in cordata
    bianche due rose
    di sotto in su slanciate.

    Più grande la prima
    allo sguardo vicina
    l'altra svettante
    vestita di luce.

    Seguono la scala
    degli angeli da terra
    nel fantastico istante
    per gli occhi del cuore.

  • 09 ottobre 2013 alle ore 22:57
    Colpo di reni

    (Avevo spire
    attaccate alla mia pelle,
    occhi tentacolari
    a stritolarmi).
     
    Danza nervosa
    stretta nella tua morsa
    era il divincolarmi
    ad annullare il Maleficio.
     
    Approfittai (forse)
    del tuo guardare altrove
    per dare uno strattone
    ed evader dalla stretta.
     
    Fu breve distrazione
    ma ti fu fatale
    ché cercasti
    di attaccar le tue ventose
    a riportarmi indietro.
     
    (Sull'aderire della prima
    sentisti il tentacolo tirare
    dal mio colpo di reni
    ed un dolore acuto
    mentre mi staccavo).
     
    Frustasti in aria
    il tentacolo seguente
    ma si infranse sui cristalli
    che avevo superato.
     
    (Ormai ero già lontano
    e tirai il fiato).

  • 09 ottobre 2013 alle ore 21:09
    Sensibilità smussate

    Nel congedo della giovinezza

    vivere il dramma di perdere la dignità

    col malumore dell'anima celato
    dietro comportamenti di circostanza

    a vendersi i ricordi del proprio vissuto

    in cambio di dinamiche sociali
    che intimidiscono

    e impediscono di godere
    delle passioni del presente

    giocando partite di grande fascino

    contro fantasmi
    rimasti impressi nella memoria
    e dissolti nei confini delle illusioni

    per ritrovare la libertà di scegliere
    .
    cesaremoceo

  • 09 ottobre 2013 alle ore 20:42
    Sei Cento Quattro

    Che cosa hai ottenuto ? Ah, si, ce l'hai fatta.
    Hai la nike cucita nel mento, adesso ti
    agiti trionfante e grassa quanto una
    vecchia baccante. Mi hai strappato
    il velo dalle radici, ecco  già
    accorri con il bicchiere a raccogliere
    la prima colata, lava fredda, intingi
    le dita e le porti al collo.
    Benedetta ragazza dovevi restare
    in campagna mentre io venivo
    al mondo già incrinata! Per vincermi
    non servivano poi grandi sforzi, ho fori
    da cui mi allago, basta piovermi
    addosso. Dovevi restare in casa,
    aspettare il cucù di tuo padre
    per portarti in paese, pulire,
    stirare e non offrirti così, slavata,
    pallida ed indifesa ma con l'arma
    giusta accucciata nello stivale.
    Ti vedo, lo sai? Che ridi del mio
    vestito: bianco è bianco, e rispetta
    le usanze che hanno le donne
    che vanno in promessa.
     Ma ha gli orli non rifiniti e stoffa
    in eccesso che sgorga a volontà
    come da un rubinetto schiodato:
    una candida abbazia che la
    maestranza non ha mai
    terminato ed in cui nessun ginocchio si flette.

  • 09 ottobre 2013 alle ore 20:24
    Sei Cento Tre

    La crepa nel muro, perfino lei è
    una bella signora e materna, divaricata
    ad uso e consumo. E pure in quel
    macinato polistirolo, nella sollevata
    coltre di bianco catrame c'è l'istinto
    della proliferazione, verminazione
    al contrario,  parassiti di germinazione
    e non di putrida conclusione.
    La crepa è una fionda, come un paio
    di gambe sotto il turibolo del neon,
    intorno commensali in camice e
    mascherina, carnevalata di sangue
    e cordoni srotolati come il botto
    che partorisce le stelle filanti: da quella
    V contratta viene fuori una coppa,
    cianotica ed intinta dell'ultimo bagno.
    A testa in giù a guadare  il mondo con
    i remi all'asciutto. La crepa è di casa
    vissuta, di parete che ha dato: tutta questa
    mia intonsa, lineare facciata non viene mai
    scossa. Al punto che credo di essere
    esente dall'intorpidimento, dall'esplosione,
    dal lancinante spasmo, dalla gemmazione
    che da una bocca fa zampillare  in pianto l'attesa seconda.
     

  • 09 ottobre 2013 alle ore 20:14
    Sei Cento Due

    Oggi è di nuovo sera, la sera  è malata,
    nemmeno una riga vorrei dedicarle se non
    fosse per tirarti via dal suo grembo e srotolarti,
    linguetta rossa di rospo, dal suo buio cordone
    con un cesareo violento. Ti prego vieni via,
    vieni con me e andiamo a salvarci.
    Oggi è di nuovo sera, questa sera maledetta
    fa sempre prima di tutti i miei desideri e
    proprio quando li impilo per metterli in marcia,
    robottino fantastico con le assi limate ed i
    bulloni scintillanti,  lei mi sorprende. Allora
    mi affretto: presto, più presto, ma nulla.
    Devo aspettare domani, domani per fuggire,
    per annodarti al polso la targhetta col nome
    così che non ti confonderanno se anche
    verranno altri tre vestiti con i tuoi jeans
    sdruciti e la barba in erezione da giorni.
    Per profumarti con una promessa e
    lavarti dal dorso le sue mani che ancora
    ti artigliano come l'aquila con il ratto
    scoperto  dalla nuvola in fuga.
     Oggi è di nuovo sera e mi sembra
    ancora più sera di ieri l'altro:
    questa megera ha i capelli che
    non imbiancano mai,  stecche
    corvine, mangia bambini e  quando
    li slega, le palpebre calano
     agli occhi affrante come lugubri barbari.

  • 09 ottobre 2013 alle ore 18:55
    Sono un uomo, io?

    La mia lingua è inerte
    I miei occhi non percepiscono le onde visibili
    Le mie orecchie non sentono 
    le grida disperate del mondo
    La mia mente è insensibile
    ai richiami della foresta.
    Sono un uomo, io?

  • 09 ottobre 2013 alle ore 16:30
    "VIVA VERDI"

    Da poco aperti gli occhi
    a Roncole di Busseto,
    all'organo i suoi "tocchi"
    fecero capire
    qual genio era a venire.
    Musicista immenso
    fu il "Cigno di Busseto".
    Ancor grande consenso
    ottien suo Rigoletto,
    Traviata e Trovatore.
    E' questa trilogia
    che gli mise l'ale,
    anche se in compagnia
    di Wagner: un rivale
    pure di gran "spessore".
    Barezzi, il mecenate
    che capì suo ingegno,
    oltre a dar figlia in dote,
    provvide al suo sostegno,
    sì che potè studiare.
    Grande fu il contributo
    a far l'Italia unita!
    Famoso e conosciuto,
    quel "VIVA VERDI" aiuta
     più d'ogni altro fare.

    * per il 200° anniversario della nascita.

  • 09 ottobre 2013 alle ore 12:38
    Vecchio

    Affacciato alla soglia del crepuscolo,
    diranno che sei un'incomoda zavorra;
    diranno che non servi piu'
    e sarai scartato dal tessuto sociale,
    avvolto dalla malinconia
    di non avere piu' nulla da dire
    e nulla da fare.
    Sarai il miglior compagno di giochi
    del nipotino,
    lo affascinerai con il viso rugoso
    e le argentate chiome,
    lo accarezzerai con mani tremanti
    e anche se la forza delle braccia
    e' un pallido ricordo,
    solleverai quel bimbo piu' in alto che puoi,
    come non hai mai fatto.

  • 09 ottobre 2013 alle ore 9:19
    Sei Cento Uno

    Tutte le cose sono in calore per te,
    ebbre, mio Dio, del tuo saliscendi
    d'avorio fine, lavorato scettro ipogeo
    con cui governi il mondo e pasci
    greggi che ruminano le tue parole
    come sale grosso non correttamente
    disciolto. Tutte le cose mi
    tormentano: si voltano al tuo passaggio
    con la mollezza snodata dei girasoli,
    antenne sintonizzate a mezzodì sulla bianca
    sepoltura dei tuoi muscoli, linoleum di gambe
    nervose,  sottili giunchiglie ben allenate
    nell'oratorio di non so quale pastore.
    Che vuoi che io possa darti?
     Tu che hai già tutto e fatichi a
    trattenerlo non per incuria ma per
    insana sbadataggine: bello quanto
    un Mercurio ti soffi via la felicità con uno starnuto.