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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 17 novembre 2013 alle ore 9:55
    L'istante everso

    Rovescia le ore
    sopra a questo letto
    e fruga nell'involucro del tempo
    se tante volte
    qualche minuto in più
    fosse rimasto dentro.
    Dal canto mio
    dal mio silenzio
    scardino i secondi condivisi
    fatti brillare
    da brividi e parole.
    Non mi sei mai abbastanza,
    non mi sei mai stanchezza,
    non mi sei mai arrivo ne partenza.
    Non mi sei mai...
    ma sei presenza
    anche se non lo sai.

  • 17 novembre 2013 alle ore 9:33
    Luna e nuvole

    Ho visto la Luna 
    il profilo luminoso
    prima della pioggia
    nel nuvoloso abbraccio
    d'una stretta sgradita.

    La notte era vicina 
    di stelle debole il chiaro
    senza speranza d'uscita
    ammassandosi oscuro
    l'umido velo di nuvola.

    Sarà domani il ritorno
    nel volto più luminosa
    del desiderio all'incontro.

    E ci sarà la prima stella
    su a splendere in cielo
    nella notte tornata bella.

  • 16 novembre 2013 alle ore 20:26
    Chimera

    Mentre passano mesi
    cerco di immaginarti
    mentre da sola passeggi
    per la via dove abiti
    Non allontanarti
    non nasconderti
    alla luce vai
    a mostrarti
    Non abbandonarmi
    non lasciarmi
    non restare solo farmi
    non come fiamma consumarmi
    Mattino sole mi svegli
    tu  scompari
    ritornano fatti quotidiani
    vagano di te pensieri
    si spengono improvvisi.
     

  • 16 novembre 2013 alle ore 18:38
    Come un angelo

    Come un angelo 
    appari in questa vita 
    che non è più tua.

    I ricordi ti fan tornare 
    nei pensieri di quella gente 
    che non può dimenticarti.

    Ed è bello rivederti,
    qui, come un tempo,
    quando la vita ti poteva toccare 
    e così anche accarezzare.

    A volte si piange 
    per futili motivi
    che non feriscono l’anima.

    Altre volte invece 
    si piange e basta…
    Si piange perchè 
    hai visto passare un angelo.

    Dedicata a Ermanno Montecchi 

  • 16 novembre 2013 alle ore 17:18
    Sei Cento Quarantanove

    Sono venuta dopo il sogno
    della notte a rendere omaggio alle
    tue Mainarde: certo erano ugualmente
    imprendibili e rosse d'autunno quando
    papà sedeva tutto il sedile
    posteriore- scanno  maneggiando
    la fionda rudimentale.
    Ma al mio arrivo il rosmarino era
    alloro  alla testa delle tavole
    ed il ponte sbieco
    sul fiume  una svastica buona.
    Intorno il fumo furetto delle case
    immerse nel freddo, gestazione
    furiosa delle vette i bargigli di
    prima neve qua e là, cuscini.
    Sono venuta a cercarti  lì, tra il ceppo
    e la gola amaranto dei mosti già
    avanzati in novelli, tra la facciavista
    e le porte aggrappate. Ieri sono
    venuta ad abbracciarti nella pacata
    galleria fascista delle Poste sferzate
    dalla pioggia, nel rintocco del
    pomeriggio, fra i ragazzini zaino
    e feste del corso, gelida cucchiaiata
    tutta vetrine e promozioni, nei cucù
    affacciati alle pareti. L'uomo del bar
    ieri portava sul petto un bottone,
    una coccinella lutto, una nera
    cappella, un chicco di catrame
    per venerare la donna in tailleur,
    biondo Lare ecrù fra il treno dei
    caffè e la pubblicità Toraldo.
    Io non ho mai avuto un posto
    dove appendere la tua fine, che fossero
    una giacca, un bavero,  un cammeo
    issato a prua, tipo una croce.
    Ma sento sangue questa terra
    che mi attraversa e capisco di
    essere venuta dal tuo stesso anfratto:
    dai covoni e dalle fascine shanghai
    di legna Lego e scendendo dagli occhi
    ecco, ho le tue stesse dita:
    sottili, nervose etoiles.
    Lombrichini da penna e da pane.

     

  • 16 novembre 2013 alle ore 12:39
    Tradire se stessi

    Proteggere l'anima
    più delicata e più vera

    nella lealtà mantenuta

    anche davanti
    ad ogni imprevisto

    nelle voluttà divorate

    con l'eco che risuona suggestiva

    creando vibrazioni ai sentimenti

    Immaginare il mondo fra cent'anni

    a raccoglier le tempeste seminate
    dal vento dell'emulazione di malvagità

    divenute piaghe
    nelle pieghe delle verità

    e ritrovarci umiliati

    emarginati e soffrenti

    a dare un senso a quell'avvilimento

    con la paura e la certezza
    d'imboccare la via dell'estinzione
    .
    cesaremoceo

  • 16 novembre 2013 alle ore 12:33
    Dall'anima alle dita

    Nell'incedere fulmineo
    del divenire

    percepire sempre
    l'odore dei propri difetti

    lasciando il passo a ciò che
    vuole essere prima ...
    d'ogni altra cosa

    Vivere la normalità
    con la dignità che spetta

    a sopportare i tanti
    troppi groppi
    fermi nella gola

    Cercare il timoniere di scorta
    per raddrizzare la rotta

    nella perdita dell'orientamento

    nel tracimare di chiacchere
    che si perdono nel nulla

    e tenere a portata di mano
    ago e filo

    piuma e inchiostro

    per rammendare le ferite
    che la vita impone

    e tracciare ancora
    il miglior futuro
    .
    cesaremoceo

     

  • 16 novembre 2013 alle ore 12:11
    Un ragazzo lesto

    Ho incontrato un ragazzo lesto
    che viveva di terra
    e campava di aria.

    Mai sognato di volare.

    Meglio i piedi nel fango
    o imparare a galleggiare
    tra cavoli e cicoria.

    Premura nel far fossi
    e piantarci un po' di gloria,
    sorrisi ben riposti
    a visi rughe e gengive.

    Quel ragazzo lesto
    è ancor lì,
    un po' curvo.
    Questa sera ha bevuto vino
    e scopato
    l'uscio della casa
    dove nascerà
    un ragazzo onesto:
    suo figlio,
    che a terror di rima
    chiameranno Ernesto.

  • 16 novembre 2013 alle ore 11:48
    TRATTALA BENE

    Aspettavo quel giorno, da tempo.

    Arrivò all'improvviso però, col fragore del tuono,

    spaccando il silenzio come se fosse vetro.

    Molte persone in casa, nel silenzio di un urlo soffocato. 
    Molte persone in strada, nel silenzio di un urlo soffocato.

    Non riuscii nemmeno a vedere le corde scendere giu.

    All'uscita, nella confusione delle vie, mi voltai, guardai il cielo
    grigio e dissi...
    "trattala bene... era mia madre" 

  • 16 novembre 2013 alle ore 11:44
    Una settimana

    Rientriamo,
    tra poco il sole scenderà e farà fresco.

    Ti osservo, mentre lentamente prepari il tuo zaino,
    anche in questo una donna speciale,
    poche cose di te porti,
    molto lasci.

    Preparo un caffè, il viaggio sarà lungo, come lunga sarà
    l'attesa di rivederti.

    Ti osservo e tu mi sorridi, quanta luce dai tuoi occhi,
    siedi qui, voglio dirti una cosa ancora.

    Io ti amo, e sempre ti amerò,
    abbi cura del bimbo che porti.
    Sarà una settimana lunga, io ti aspetto,
    mi troverai sugli scalini al tuo arrivo.

    Il tuo bacio sulle labbra e sulla tazzina a farmi compagnia.
    Preparo la tela e gli acquarelli.

    Meglio chiudere le persiane,
    questa sera il vento soffierà forte,
    e non ci sarai a scaldarmi il cuore. 

  • 16 novembre 2013 alle ore 11:43
    ACQUARELLI

    Acquarelli,
    che leggeri immaginano un luogo
    dove una casa bianca con le persiane battenti al vento
    colorate di blu,
    e quegli scalini in pietra fino alla porta anch’essa blu.

    Le nostre orme sulla spiaggia, i resti del focolare della
    notte
    l’alba che nasce e cresce calda, laggiù in fondo.

    Seduti su quegli scalini insieme a
    voli di gabbiani e
    musiche da lontano.

    Noi oltre il giorno passato, il giorno nuovo.
    Il tuo ventre dolce e sempre più rotondo
    la mia mano sul leggero movimento.

    Io e te ci amiamo,
    e nemmeno le impronte lasciate sulla spiaggia
    ci porteranno via
    da quella casa bianca con le persiane battenti al vento
    colorate di blu,
    acquarelli. 

  • 15 novembre 2013 alle ore 15:35
    Suicida

    Lei cammina sul lago,
    la luna è alta e fa paura
    a lei che è piccola,
    il sangue le sgorga dai polsi
    e cade nelle acque,
    riecheggiando concavo.
    La bambina va piano, va lontano,
    non vuol sentire più il peso
    dei lunghi capelli neri, che scendono
    dritti come la notte.
    La bambina guarda la luna,
    che rossa le sorride, come veleno,
    veleno dell’ anima che corrode
    i suoi occhi neri come l’amore.

  • 15 novembre 2013 alle ore 15:34
    Amore

    Entrano echeggiando
    Dalle porte vuote,
    spiriti felici senza corpo,
    appartenuti ad un’ epoca che fu,
    vortici di vento e speranza
    per una nuova vita che sorge.
    Il sole porge il suo cantico
    In rime novelle e quattro quarti,
    ritmo lento scandito dal rumore
    dei mulini a vento che pestano il grano.
    L’imago imperturbabile,
    Simona che dorme,
    il suo piccolo corpo avvolto
    da coltri protettrici.
    L’innocenza et il candore
    Dei capelli corvini
    Che accarezzano il gentil viso,
    ed i suoi dolci occhi,
    che amo più di ogni altra cosa.
    Vorrei che per te fosse
    Una primavera imperitura,
    che sia eterno il fiore della tua innocenza.
    Prego per te e la tua dolcezza,
    prego che tu non cresca. 

  • 15 novembre 2013 alle ore 15:20
    Delicato Fiore

    Delicato fiore
    Accarezzo i tuoi petali respirando la tua essenza.
    Fugace passione come un vento improvviso e tagliente avvolge le tue lacrime in un manto di luce.
    Delicato amore
    Le mie mani colgono il tuo più puro sorriso incastonandolo nella mia mente e nel mio sguardo che lentamente si allontana da te.
    Le nostre anime silenti danzeranno eternamente freddate dall’errore umano della perdizione.
    Delicato fiore
     I tuoi petali odoranti danzano nel mio paradisiaco sogno proibito.
    Guardo lei e vedo te
    Eternamente insieme.
     
     

  • 15 novembre 2013 alle ore 14:19
    Haiku

    Grigio novembre
    La pioggia batte fiacca
    Arde il camino
     

  • 15 novembre 2013 alle ore 9:43
    Come mia madre e mio padre

    Come mia madre e mio padre

    che sono forti in due

    e sorridono sullo stesso divano

    strofinando gli occhiali

    con dita improvvisate.

    Assomigliano a tartarughe antiche

    col naso bello, però.

    Come loro, che hanno la fissazione

    per alcuni bicchieri e alcune forchette

    e si ricordano di un tempo marino sopra gli scogli

    o del primo marciapiede 'mangiato'

    in corsa, su gambe ancora esili, sottili.

    Come mio padre e mia madre

    matassa sola anche nel dolore

    più intollerabile

    lei sa come fare con lui

    lui sa quello che lei pensa davvero.

    Come loro

    che non hanno più sogni da sgranare

    (e lo sanno)

    ma inventano percorsi per arrivare a me

    con la memoria che c'è nel piatto

    a me tutta legnosa

    brusca

    pane buono soltanto da grattare

    a me, lampada intermittente

    faro generoso di poca luce

    terra nervosa sotto pennellate di mare

    vecchio di burrasche

    a intitolare sempre nuove spiagge.

    A me che a volte

    cosa me ne faccio di questo tanto amore

    non farà la guardia quando me li porteranno via

    sarà semplicemente un angelo disperso

    e la luce arriverà fredda, allora,

    anche per le sue ali grandi.

    Iole Troccoli 23 settembre 2013

  • 15 novembre 2013 alle ore 8:30
    Lo stronzo contromano

    Lo stronzo contromano
    è un uomo che non muore,
    sniffa solo sogni
    e ha polvere nei pugni.

    Lo stronzo assai felice
    non ha mai vergogna,
    la sua luce brilla
    e lui ne ha sempre voglia.

    Lo stronzo ancor più lesto
    fa l'amore tre volte al dì:
    sempre dopo il caffè,
    mai prima di colazione,
    e... tra il dolce e il limoncello.

  • 15 novembre 2013 alle ore 1:14
    Assorbimi

    Assorbimi
    nel silenzio spugnoso
    dove covano rabbie
    figlie di colpe storiche.
    Narcotizzale Madre,
    tu che di immacolata dolcezza
    tutto puoi.
    Spegnimi mente e pensieri
    e chiudimi gli occhi
    sul mondo che muore suicida.
    Forse domani
    sarà un altro domani
    costruito su ciò che si salva
    del domani di oggi.
    Ma adesso assorbimi Madre,
    ti prego addormentami
    e di encefalogramma piatto
    isolami,
    spegnimi, 
    annullami.

  • 15 novembre 2013 alle ore 1:07
    Questa non è una poesia

    L'uomo è libero - per comodità fingiamo che si tratti di una libertà assoluta (senza star qui a filosofare sulla libertà) - e non è obbligato a far nulla.

    Se una cosa non piace, non vi è l'obbligo di entrarne a far parte, ma non esiste nemmeno l'obbligo o il diritto di distruggerla.

    Le professioni intellettuali, senza Ordini, sarebbero (mi si passi l'ironia) disordinate: puro e semplice mercato, legge della concorrenza, zero deontologia (credo poco nel self-control della gente e nell'autoregolamentazione).

    La liberalizzazione porterebbe alla creazione di "s.p.a." e "multinazionali del diritto" più di quante non ne esistano già. 

    E lì si che il singolo diventerebbe un semplice ingranaggio della produzione. Si baratterebbe l'attuale sistema (sbagliato quanto si vuole) con un sistema ben peggiore - molto simile al sistema liberale che, proprio mentre parliamo, sta ancora chino a raccogliere i cocci della "bolla" che non ha saputo controllare.

  • 14 novembre 2013 alle ore 21:45
    Stimmate

    Andare avanti senza sbattersi
    l'un l'altro in faccia il passato

    far digiuno di ricatti emotivi
    nella sofferenza delle parole

    e acconsentirsi di piangere
    incompresi nelle angosce

    in questa sottospecie d'esilio

    innanzi a baluardi amorali

    teatri di atroci orrori

    con la consapevolezza
    di non aver futuro

    in questo presente

    sfidando il tempo che passa

    d'avventura in avventura

    a sfamarsi solo di briciole

    combattere bassezze sociali

    stimmate da sopportare

    e reinventarsi
    rivivere
    e sublimarsi.

    Al di là di qualsiasi parola
    .
    cesaremoceo

  • 14 novembre 2013 alle ore 21:30
    Baci di pace

    Fiammate di calore e di speranze

    semplici certezze

    colonne portanti dell'amore

    ciascuno a provare emozioni diverse

    nel coinvolgimento dei sentimenti
    nell'immensità dell'ostinazione

    intenso turbamento
    nelle banalità della vita

    voler capire sempre
    e sorridere col cuore

    nell'oceano invaghito di queste
    infinite sensibilità

    e chiudere le giornate
    scambiandoci baci di pace.
     

  • 14 novembre 2013 alle ore 14:13
    Sei Cento Quarantotto

    Mamma foca  è anni '70:
    la lampada è portadischi e
    l'edera bimba scavalca già
    il cancello- dondolo, metterà
    gambe robuste la bici operata
    alle rotelle, capolinea di grandi
    conquiste. Mamma foca a viso
    tondo mi tiene raccolta fra lo
    sterno ed il bottone di tutti
    i mondi: io a testa in giù
    succhio e nitrisco, viro e
    vario le posizioni, pum pum,
    scalcio, poi dribblo.
    Ravello è atossica e spalmabile
    sulle tartine di ceramica, vergine
    cruda: limoni come pulsanti
    e pecore che sembrano formichine.
    Fanno lana e fanno tana.
    Gigi  ha la mia età e tanti
    quaderni, una casa in curva,
    bianco Holter Pressorio, fasciatura
    da gomito in panne.
    Mamma foca mi aspetta e sorride
    panciuta, sembra l'otre del grande
    terrazzo, boxeur in pausa consiglio
    dall'allenatore, sembra il vasino
    in cui pioveva possente il tiglio
    decapitato dal vento dei primi Ottanta.
    Mamma foca ancora non sa che
    il nodo in liquefazione avrà più mare
    del mare, lava blu nelle orbite
    tristi. E facendo due conti ripensa e
    non ricorda quando la intinse di sale,
    ma quella riccia semenza si porterà
    dietro per sempre uno zaino di onde:
    necessaire di pinne e boccaglio,
    niente corde e morsetti
    per il cianotico pescetto puntale.
     

  • 14 novembre 2013 alle ore 13:13
    Sottocosto

    Maledetta crisi
    soldi pochini
    commerci languenti
    e impazzano i sottocosti
    subliminali affari
    per tanti poveracci.

    I più gridati i divani
    con strilli spaccatimpani
    e strizzatine d'occhi
    con sorrisi ammiccanti.

    Per eterni riposi?

  • 13 novembre 2013 alle ore 23:49
    L'oratore

    Cercare di commuovere
    come intagliare l'acciaio
    con decisa precisione
    affondare le dita
    nel posludio d'organo
    quanto presenze sconosciute
    nel galoppo di un cavallo
    indagare le parole più alte
    dell'arte del perorare
    per fare apparire come ufo
    lacrime intrattenibili
    dagli ugelli degli occhi
    increduli ospiti dell'oratore

  • 13 novembre 2013 alle ore 21:12
    Il calore del silenzio

    Frustrato da questo mondo

    a cui non importa negare
    la dignità di portare
    un pezzo di pane a casa

    cerco di sfuggire
    a questa schiavitù

    vortice di dolori e sofferenze

    cercando la mia libertà

    E in questo peregrinare interiore
     
    m'immergo nei miei silenzi

    dimensione principale
    della mia umanità 

    a indagare nelle mie riflessioni

    gustarle fino in fondo
    nel loro sapore di gioia 

    in un crescendo d'amore e d'affetti

    fino a scovare
    qualche timido raggio di sole

    per mitigare quest'inverno
    .
    cesaremoceo