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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 12 marzo alle ore 12:34
    Sogno Ricorrente

     
     
     
    Castelli di sogni nel mio cuore
    E l’alba dispettosa mi butta giù
    Sulla strada tortuosa della vita
    Fra la luce del giorno
    E nelle onde selvagge
    Che si frantumano
    Contro gli scogli immobili
    Assieme ai miei sogni.
    Il mio petto
    Dal dolce linguaggio
    Impreca giustizia
    Verso chi ha rubato
    Il mio disegno di vita
    Da consumare
    Dolcemente
    Nel sacralità della vita.

  • 12 marzo alle ore 11:46
    Un Dì Di Febbraio

     
     
    Mah!
    In questo momento
    Ti voglio tutto il bene dell’anima!
     
    E così inizia la nostra Commedia Divina
    “Non ti curar di loro ma guarda e passa”.
     
    È vero oggi la mente litiga
    Con gli stessi sentimenti
    E mentre vivo del mio oggi
    Del mio ieri
    Sogno il mio domani
    In una dolce melodia
    Guida sicura
    Sotto un caldo
    Che danza e avanza
    Nella mia stanza.
     
    Picchia il sole della notte
    Sulla stradina brecciata
    E campi di grano
    E nella mia casa.
     
    Illumina
    Elettrizza
     
    Questo giorno freddo e caldo
    Caldo e freddo di febbraio
    Con la paura che scaccia la paura
    Che poi si fa da parte
    Per far posto all’amore.
     
    Un amore da ibernare
    Amore figlio di un sudore
    E di una sete dissetata
    Da una donna sognata
    Che vive dentro di me.

     

     

  • 11 marzo alle ore 22:05
    Larvale blu

    E' la primavera, credo.
    Il suono 
    batte le porte
    -il tamburo fa la pioggia.

    Il cielo è giù.
    Si sono piegati i limoni, 
    a baciare il suolo.

    Ci vuole speranza
    ci vogliono pose
    -potrò (mai) ridere
    dei dolori dell'inverno?

  • 11 marzo alle ore 20:36
    Pianti di sconforto

    Creste d'inchiostro
    sconfinano al di là degli attimi

    vegliando sul mio vivere

    con la grandezza che
    emana il loro imporsi e il perdurare

    E mi rivolgo alle mie rime

    fedeli alla mia semplicità
    nella loro intensa commozione

    musa ispiratrice
    e sirena ammaliante

    che cattura e pervade
    l'anima mia devota

    e mette a nudo
    tutto il mio Essere

    facendogli esprimere
    tutta l'interiorità

    con la sua forza spontanea

    incontrollabile nel suo donarsi
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 11 marzo alle ore 20:34
    Il mio poi

    Vivo d'invecchiata fama

    dal mio primo volo
    nella voluttà della memoria

    ora che a stento
    fra lunghe pause di silenzi

    escon dalle labbra le mie parole

    Non temo il mio futuro

    né ho possibilità d'evitare gli appuntamenti
    che il destino ha fissato per me

    E mi consola

    nel mio sognare mazzi di narcisi bianchi
    e le loro intense essenze

    d'aver in quel poi

    la compagnia dei vostri occhi
    che leggono nei miei
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 11 marzo alle ore 20:32
    E ci affanniamo tanto per il superfluo

    Risolvo e non mi dissolvo

    nei viaggi siderali
    che mi portano verso l'infinito

    dentro al fulcro del mio scrivere

    a far divenire un'accezione
    l'interiorita' della parola

    oggetto del mio desiderio

    E grida di dolore
    mostrano la mia vera natura

    la reale essenza del mio essere

    trasfigurato nelle istantanee
    delle sue metafore

    nei miei sensi di smarrimento
    per questa umanità

    nell'angoscia
    di non arrivare a comprenderla
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 11 marzo alle ore 20:21
    Al di là nell'ombra

    L'ombra non protegge il cuore, dal dolore di un'assenza.
    Non copre la mancanza e neppure la nostalgia di un abbraccio.
    Non dà conforto se non ci sei.

    L'ombra finge di fare buio, di coprire, di nascondere, ma in realtà fa una luce immensa in fondo al cuore.
    Perché in fondo al cuore, ci sei sempre tu.

  • 11 marzo alle ore 18:54

    Sono un mondo unico ormai lontano da tutto ciò che è generico. Vivo di colori che solo io riesco a vedere e compongo con essi gli arcobaleni più belli sui quali scrivo i miei sogni. Disegno orizzonti sui muri che attorno a me ho costruito e guardo il mondo da lontano, in silenzio. Trasformo in terra ferma e in realtà quell'orizzonte, solo quando trovo qualcuno che merita di vedere quel mondo unico a cui appartengo, perché sento che ama gli stessi colori, vede senza bisogno di guardare e soprattutto, grazie al cuore riesce a "sentirmi" anche senza aver bisogno di ascoltare.

  • 10 marzo alle ore 20:28
    E Voi...

    E voi

    a cui il destino
    ha riservato obbedienza

    vietandovi sublimi amori

    continuate così

    poiché verrà il giorno

    che con infauste lacrime
    e impallidite pene

    piangerete dell'odio
    che ha piegato la vostra anima

    Nulla è male più grande
    della malvagità che vi distingue

    e il vostro agire

    portato alla sofferenza
    e mai alla gioia

    vi colpirà ancora alle spalle
    per come voi avete sempre colpito

    e vi punira' di un dolore più grande
    di quello che avete imposto

    senza darvi l'onore d'aver mostrato
    il vostro petto
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 09 marzo alle ore 23:36
    Sono premesse, attimi

    Sono premesse, attimi 
    di suoni a frugare fiati, in una scena 
    si fa basso il meriggio con il ronzio del vento 
    lascia un campo indifeso, a lame. 
    Zitti, nel nostro farci in parti.

    E presi: la scena e l’invisibile tutt’uno
    e giù: la terra ha un limite 
    che esala dalle pozze.

    E tu: guardiano d’erba 
    stendi le mani 
    ritagli un lago disgelato
    un pensiero ultimo, compiuto
    migrante dove
    se non lo impunti, tattile 
    ancora molle - oh sì la neve che si scioglie
    sui rododendri alla finestra 
    evapora perfino
    e tu sei il vetro, il dito che vi scrive
    la visione.

  • 09 marzo alle ore 20:56
    I miei versi,le mie ali

    Racconto al mondo
    senza alcuna vergogna

    il mio idillio d'amore
    e la sua intensità

    Là tra le parole

    io ritrovo me stesso

    mi ascolto

    e non mi giudico

    in questo indissolubile amore
    forte come una roccia

    Io padre del cuore dei miei versi

    non mi rassegno alla loro morte
    sul dorso dei miei pensieri

    ma li faccio rinsavire

    lasciandoli liberi di volare
    dentro la mia anima

    che anche nelle sue bufere

    ha voglia d'essere dolce e tenera
    e pure furibonda

    E non faccio mai caso a ciò
    che ogni giorno potrebbe capitarmi

    ai dolori alle sofferenze
    ai tormenti e alle allegrie

    nell'accettazione del mio Essere

    nel rifugio tra le mie rime

    dove cerco di foggiare il mondo intorno a me
    ancor più bello e più brillante
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 09 marzo alle ore 20:54
    Tu,inverno

    Un giorno generale
    e un altro caporale

    dormi e vegli
    in mezzo a noi

    maestro di un coro

    di cui cogli i frutti
    della tua stagione

    E se nei tuoi venti gelidi
    eppur soavi

    maturano quei frutti

    indigesto diviene il tuo tempo

    e gli stomaci e le menti
    fai sussultare

    Dei nostri corpi
    farai sempre parte

    della nostra vita

    per il tuo quarto

    sarai padrone

    e infin delle tue sorelle
    non esser geloso

    che ognun di voi
    dell'altra ha bisogno
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 09 marzo alle ore 20:51
    Deliri muttutini

    Scalfiro' nell'orizzonte
    le mie passioni
    e tutte le volte che lo farò
    tu Calliope
    aiutami a non cancellarne i segni
    e a non spegnerne l'abbaglio
    E rimanete lontane da me
    perfide illusioni
    e lontani restate inganni della mente
    affinché fermo in quel mio volere
    io possa scriver il mio ardire
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 09 marzo alle ore 20:49
    La mia ricchezza

    Nella felicità
    di non essere aristocratico
    passeggio libero e raggiante
    nei giardini poveri della mia vita
    Io figlio del niente
    rallegrato in quel mio andare
    spalanco gli occhi
    sui piaceri quotidiani
    affondando le mie radici
    in ispirazioni che lasciano il mondo
    fustigato nella sua sbadataggine
    E proseguo il mio cammino
    dentro i miei pensieri
    nel piacere dell'orgoglio
    per le mie misere origini
    e del loro aver arricchito il mio vivere
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 09 marzo alle ore 18:46

    Ho imparato così bene a nuotare nella tempesta che quando il mare è calmo sento che mi manca quella spinta interiore con cui ho stretto un patto di alleanza. Tra le onde agitate mi sento a casa, protetta da quella forte personalità che mi caratterizza. Ho smesso di abbattere muri impossibili, voglio concentrare le mie forze su ciò che non devo rincorrere, ma che con lo stesso sentimento e la stessa volontà usa le proprie forze per raggiungermi. Navigo ancora in mari difficili, le cose facili non sono per me, ma l'impossibile che regala un'illusione lo lascio passare in balia della corrente senza cercare più di salvarlo.

  • 09 marzo alle ore 2:00
    Accuso

    Accuso il mio corpo
    Giudico e punisco
    Ha tradito il mio andare
    che pure credevo
    senza pelle
    e bucce da pelare
    Accuso il mio corpo
    che sfacciato mi mostra
    croste che non so levigare
    T'accuso mio corpo
    non più pelle liscia
    da carezzare
    da sfilare nei sensi
    di chi l'ha saputa amare
    Ti accuso mio corpo
    di non saper invecchiare
    di credere ancora
    che amar non vuol dire
    pelle liscia da bramare
    T'accuso mio corpo
    per avermi tradito
    quando bimba credevo
    ch'amor non ha tatto
    se non geografia
    dei sensi d'amore
    T'accuso mio corpo
    per non avermi donato
    l'illusione del sempre
    al di là d'ogni tempo
    Ti accuso mio corpo:
    non dovevi tradirmi
    nell'oggi
    che mi ha visto ancor donna.

  • 08 marzo alle ore 22:54
    Padre Antonio Scozzetta

    Il monaco dei Minori Osservanti,
    predicatore di sciolto linguaggio
    va dicendo, dai pulpiti, a svantaggio
    dell’Eremita, che uguagliava i Santi.
     
    Malvagio esempio monaci pedanti
    seguono, ma prediche son vantaggio
    a Romita che  non vive disaggio,
    anzi vengono a Lui ancor più viandanti.
     
    Tal fallimento più irrita Scozzetta,
    indi di asceta si porta a celletta,
    per il grand’Uomo di Dio biasimare.
     
    Crudo censor rinfaccia l’ignoranza,
    e deplora l’assenza di prestanza,
    e lo diffida giammai  a predicare.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

  • Confesso

    d'avermi lasciato solo

    nell'intento di mascherare
    con la solitudine

    l'ardore per questa mia passione

    E giaccio prostrato nella mia malattia

    punito nella mente

    con la privazione del desiderio
    di volerne guarire

    mal celando con l'ironia

    il tormento e la sofferenza
    che impregnano di miseria

    l'umilta' dei miei pensieri
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 marzo alle ore 20:43
    Perfide illusioni

    Provo ogni dì
    a mettermi in guardia più che posso
    impreparato a ciò che deve succedermi
    e quando non riesco
    vado in vacanza nel mezzo del mio Nulla
    E là sentiero lucente
    diventa la strada davanti ai miei passi
    nel ricevere oggi
    quel che ieri mi è stato negato
    mentre dei miei versi vien dato trionfo
    e tormenti e ferite incidono il cuore
    senza offesa d'infetto
    agli amplessi col mondo
    E l'anima m'avverte d'odiar la superbia
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 marzo alle ore 20:41
    Sublimi interiorità

    Frammento d'eternita' è questo nostro amore
    sostenuto dalle grandi ali della nostra pace

    spiegate al vento che soffia intenso
    verso nuovi orizzonti di felicità

    e diviene brezza di salvataggio
    a portarci in salvo dalle tempeste della disperazione

    fino alle incantevoli dimore delle favole

    dove veneriamo la nostra concupiscenza

    avvolgendo i nostri cuori in una fusione magica
    di romanticismo e passione

    a godere ogn'ora delle nostre sublimi interiorità
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 marzo alle ore 20:39
    E combatto la mia sofferenza

    D'un tratto
    tutto diventa chiaro

    Nei miei pensieri

    a farsi largo con la loro inclinazione
    al fantastico e al disordine

    non c'è niente di geniale

    E chissà perché

    me ne sto tutto il giorno
    a meditare sulle mie idee

    e sulla sconvenienza a imitarle

    E Voi

    per stanchezza o per disperazione

    non siate servi delle idee degli altri

    vi ridurreste a fare i latitanti
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 marzo alle ore 20:38
    Cefalù

    E ti amo

    nella tua mania
    d'aggiogare a te

    i colori della natura

    e divertirti

    e farci estasiare
    nello splendore con cui
    avvolgi il tuo Essere

    In Te ogni forma è giusta
    per come Dio ti ha creata

    ...e non smetti mai

    ai miei occhi

    di sembrarmi sempre più bella
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 marzo alle ore 20:36
    Io ho già avuto ciò che mi spettava

    Dalle origini
    dei miei fertili pensieri

    godo della universalità
    che li distingue

    facendo essi parte
    della mia infanzia

    nel nutrimento nel tempo
    dei miei ricordi

    Nel loro passo pieno di gioia
    e nella loro diversità

    senza bussola e senza metà

    il loro scopo è stato sempre e solo
    quello di riprodursi

    E custodisco gelosamente
    questa mia collezione

    per tramandarla al mondo

    cercando di conservarne
    integra l'originalità
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 marzo alle ore 20:34
    Gran bella preda è il mio affanno

    "...perché io sono altro e molte volte...altrove"

    Sentimenti del tempo

    dialoghi fluenti d'occhi lacrimati e tristi
    di visi invisi alla vita

    a contraddire le vitalità corporali

    impurità sublimate

    a garantire preziosità d'intenti
    e imporre vitalità alle passioni

    E cerco la mia innocenza

    figlia legittima del mio Cielo
    dispersa nei conflitti interiori

    rincorsi da lupi affannati di brame
    che porgono rose appassite

    nel soffiare impetuoso del tempo
    che mi arma e mi disarma
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 marzo alle ore 19:39
    Pressappoco una fuga

    Erano carte e inchiostri
    mesi strappati al calendario
    quei messaggi in serie 
    -cosa farai di me
    del mio covo di nervi 
    delirio inappagabile

    -Strega perenne
    preparami altre pozioni 
    di mandragora
    che la vista raddoppi
    quando passi tu
    perfino il tuo nome 
    tanto piccolo
    diventi un suono da salire;
    la tromba delle scale
    fino al terrazzo dei fiori inebrianti 

    Lì sparisce il mondo
    gelosamente mi ripari
    stringendomi la vita
    in un seme letargico

    tutto un inverno, 
    tutto può cambiare
    Dal tuo respiro nasco
    mattino di un convolvolo