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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 06 settembre 2013 alle ore 23:00
    Diventa poesia

    Diventa poesia
    la mia malinconia
    ad un passo di respiri
    si chiude
    in un trepido vagar

  • Sono sguardi
    quelli di una madre
    umidi e dolci
    come pozze di rugiada
    appena velati da segreti tremori.
     
    Frementi attese
    rassegnati istanti.
     
    Ombreggiar di ciglia
    Guizzar di vacui lumi.
     
    Sono sguardi
     quelli di una madre
    che depositano sul cuore
    sabbia senza tempo
     
    E rimangono lì
    a scandire i giorni
     come una clessidra vuota.
     
     

     
     

  • 06 settembre 2013 alle ore 21:16
    Canzone

    Musiche inebrianti
    canti divini
    accordi eccellenti
    tutti per lodarti
    tutti per descriverti
    Cinque minuti
    troppo brevi
    troppo corti
    per enumerare tutte le tue doti
    per abbracciare tutte le tue doti
    Un’altra musica suonare fai
    altri tre minuti
    altri pochi istanti
    per illudermi
    per ingannarmi
    Finiscono questi attimi
    le nostre menti
    sono ormai distanti
    sbiadiscono le immagini
    si allontanano i ricordi.
     
     

  • 05 settembre 2013 alle ore 14:54
    Nessuna riconoscenza (Impressioni)

    Guardati dalle apparenze
    sembriamo tutti bravi
    e poi si scopre una realtà
    ben diversa
    da come la vediamo
    in questa società
    legata al denaro
    e no alla spiritualità
    Nessuna riconoscenza
    per chi dà un suo contributo
    di saggezza e di  bontà
    per fortificare persone
    che deludono
    a nostra insaputa
    camminandoci sopra
    finendo sotto
    nelle suole sgualcite
    del marciume seccato

  • 05 settembre 2013 alle ore 12:33
    Valentina

    Ho visto una donna bruciare
     di passione come una sigaretta,
    e poi perdersi abbandonando
     tutto come fumo nel vento.
    Nei suoi occhi leggevo
    la speranza e la paura
    per un domani incerto e felici.
    Vissi in lei quel sentimento,
     ed ora mi manca
    mi mancano le sue immagini.
    Riincontrai la donna sigaretta,
     ferma in un angolo
    ma ormai era tardi,
     si era consumata restando solo il filtro,
    ancora avvolto dalla neve che la offusca,
    vissi quel momento,
     come la polvere bianca che le sale al cervello
    ed ora mi manca,
     mi mancano le sue immagini.
    Talvolta lasciamo che gli altri ci amino
    provando noia e assuefazione per i loro sentimenti,
    attaccando chi ci difende.
    Talvolta amiamo chi non ricambia,
    bruciando velocemente di passione,
    riempendo con le droghe
    il vuoto che abbiamo
    nel cuore.
     

  • 05 settembre 2013 alle ore 10:29
    CHI LA FA L'ASPETTI

    Picchiava forte il sole
    quel pomeriggio di Luglio
    quando, grondante sudore,
    s'arresta all'ombra quel figlio
    che spingeva la vecchia carriola
    dove, assiso, c'era suo padre
    che stava portando all'Ospizio.
    Preso un sorso dalla borraccia,
    terso il sudore dalla faccia,
    s'appresta a ripartire
    quando si sente dire:
    "Sotto quest'ombra, stanco,
    anch'io mi son fermato, un tempo".
    "Come stai facendo tu ora,
    spingendo la stessa carriola,
    tuo nonno portavo all'Ospizio;
    sono io che ti ho fatto scuola!
    Pare sia diventato un vizio".
    D'improvviso si vide lui stesso
    disteso su quel "trasporto".
    Rifece a ritroso il percorso
    con passo alquanto veloce,
    perchè nella testa ronzava
    del padre la flebile voce.
    Lo tenne con se fino a morte,
    avendo cura di sua sorte.

  • 04 settembre 2013 alle ore 22:04
    Eran in 200

    Sono andati in guerra

    Ed eran in 200

    Sono andati in guerra

    Ed eran morti

    Ancor prima 

    D’arrivar al fronte.

     

  • 04 settembre 2013 alle ore 21:40
    In pace con me stesso

    Stati d'animo

    docili e inquieti

    agitano il mio sangue 
    sporco di vita

    intriso dalla cocciutaggine

    che mi sprona
    a superare
    continue profonde amarezze

    preparate ad arte
    da chi si ciba
    della diversità degli altri

    disgrazie

    che diventano cene sazianti

    nel compiacimento
    della cattiveria umana

    e da queste 

    cavare giovamento 
    negli sguardi 

    negli odori
    nei sapori
    di questa frivola vita

    immergermi
    nelle più gioiose
    percezioni sensoriali

    assaporare
    nuovi massicci tripudi dell'anima

    rammentando
    che nulla mi è dovuto

    guadagnarmi con sacrificio
    ciò che desidero

    convinto che ogni semina
    ha bisogno del suo tempo
    per dare il giusto raccolto

    e sentirmi
    in ogni modo
    libero...

    anche nelle sconfitte
    .
    cesaremoceo

  • 04 settembre 2013 alle ore 17:21
    Cinque Cento Ottantanove

    Un giorno non verrai da me: causa improvviso
    turgore comparso su una piana dopo un non
    ben noto scambio epistolare, casuale mortaio
    di sguardi. Francobolli come ovaie e l'ovulo
    una tessera quadrettata, forse un tasto,
    un urto all'uscita di un bar " prego, prima lei".
    Vorrai che capisca. Come potrei. Un giorno, io
    sarò forse novembre e tu una prugna, mi ricorderai
    di tutto il tempo che avevo avuto per riempirti le
    ossa laddove i setti vacanti, potevano dar adito
    ad ambiziosi commissariamenti di pelli più
    disposte della mia, furbe matrici di nuovi tessuti.
    Quello stesso giorno spero di indossare meglio
    la mia carne, di restare sana e dritta, un'asta
    rasata dalla bandiera. Non serve per forza un
    morto per stare a lutto: ci sono neri che ti
    incartano il cuore e lo fanno seppia,
    nascondendolo come l'infante nato deforme,
    inguainato agli sguardi nel fondo della cuccia.
    Ci sono neri senza bara, senza preci, si può
    occupare un loculo anche da vivi, farlo con
    la stessa compostezza che se si fosse
    stesi, castrarsi così bene da credersi
    già andati. Comportarsi come sotto terra:
    ben disposti al verminare ma con il sangue ancora caldo.

  • 04 settembre 2013 alle ore 12:33
    SOLITUDINE

    Giace sullo scoglio uomo afflitto
    un tempo che fu un adesso che appare.
    In collisione con se stesso perde la bussola
    compagno dei mille litorali.
     
    Uomo che definirsi ama
    ma che nessun delimitar vuole.
    Candela sempre accesa nel suo essere immateriale
    nel concretizzarsi anima atavica.
     
    Ricerca la pergamena affondata nei recessi
    per ritrovar quel bagnasciuga di cui si nutriva.
    Tormentato ma non spaventato
    si ristora sotto una pioggerella fine che spera
    risciacquerà quel senso d’inadeguatezza
    che perisce sui dorsi stanchi.

  • 04 settembre 2013 alle ore 10:33
    L'Alba Di Ieri

    Una ragazza di paese
    Vestita color porpora,
     
    Capelli ben pettinati
    Scarpe con tacco alto,
     
    Con il suo andare elegante
    Tra il vociare di tanta gente,
     
    Apriva e chiudeva il telefono…
    Voleva rompere i suoi silenzi,
     
    Per nutrire quel suo vecchio sogno
    Lontano dall’amara terra del Sud.
     

  • 04 settembre 2013 alle ore 10:17
    UN Cuore Sbandato

     
    Nella romantica natura
    Tra un deserto di gente
    Vi è un cuore che osa…

    Nel tempo che vola lesto
    Verso la felicità sperata
    Quasi mai raggiungibile
     
    Un cuore lotta senza fine
    Veramente a denti stretti
    Governato dalla mia luna
     
    Questo pazzo, pazzo cuore
    Forte e  grande vagabondo
    Insegue sempre una traccia
     
    Autonomo e  incontenibile
    Nel pieno delle aspirazioni
    Desidera sempre godersela.
     
    È un cuore originale
    Nei suoi modi di fare
    Per intere settimane…
     
    Ma un giorno di un mese
    [ Che forse non esiste
    Concilierà tutto il mondo
    Per regalare rose e fiori.
     

  • 04 settembre 2013 alle ore 9:04
    Contemplazione nr. 2

    Vestita di bianco
    perdevi
    gli sguardi e i sorrisi
    di giovane sposa
    sul cerchio di fiori
    d'intorno
    benedetto dal mare.

    Ed io mi perdevo in te.

  • 03 settembre 2013 alle ore 20:52
    La solitudine corre

    La solitudine corre
    lascia le sue orme andare
    e indifferente guarda
    l'asfalto calpestato
    da scarpe
    che rinnegano sogni
    melodiosi
    curvando il capo
    al nascere del buio
    frizzante
    colto dal vento
    e romanzi
    rilassanti
    letti
    cancellando le paure
    con il fumo dei silenzi

  • 03 settembre 2013 alle ore 14:15
    Cinque Cento Ottantotto

    Da te non si guarisce, è legge
    il wanted che ho affisso sul torace,
    dispenser di tutte le me antecedenti
    al tuo contagio. Piene di sorriso,
    rimpolpate dalla gioia facile, scontata,
    noce di buona fattura, la castagna
    sputata prematura dal ventre acuminato
    esploso sull'asfalto, proprio dietro la
    volpe che rintana, murena di montagna.
    Da te non si guarisce: vengono via
    pelle e detriti, un po' come dopo le
    alluvioni, scendo dal tetto, drago il
    fango, succhio via dal ponfo urticante
    l'infezione, ma più mi addentro in
    quella inalazione, più vado in cerca
    dell'ago che fu l'untore. Così mi siedo
    nelle tue ciglia, paraventi aperti a pochi,
    e spio il saldo di questa stagione: bende
    in offerta, perfino un correttore! Verde acido
    o melange?  Meglio il ton sur ton: tutto valido
    a fornirmi l'assoluzione. Ma no, non funziona.
    Da te non si guarisce, ho piaghe da poco
    decubito ma ad ognuna corrisponde un tuo osso,
    ad ogni ombra un tuo passaggio, voglie insolute,
    chiazze estese di deserto. Le provo tutte: rimedi
    ed accozzaglie di sistemi, formule, pozioni, rieducazione,
    riassestamenti, ma non una mi calza a perfezione.
    Come un alveo imbrattato schizzerei via
    le inopportune applicazioni.  Da te non si guarisce,
    così mi tengo lontana dalle storie e dalle feste,
    dai mulini, dai discorsi e dai beati, dalle stelle e
    dai sospiri. Sono storpia  nella sanezza, lampada
    per il canarino tumescente, bocca della sfavillante
    eruzione, pentola  di malsano bollore. Che però
    mi tiene in vita: benedetto il morbo mi soffia
    dentro, un Dio nero mi alita nelle radici.
     

  • 03 settembre 2013 alle ore 13:53
    haiku n. 117 (nel verde attende)

    nel verde attende
    di coronare un sogno
    bianco gazebo

  • 03 settembre 2013 alle ore 10:31
    Mezzogiorno

    Gli ulivi s’inclinavano al passaggio:
    bande di tronchi plurisecolari
    carnevali di rami d’argento
    ferivano l’aria nuova di carta da zucchero
    la scottavano di vecchiaia condannata a figliare

    ci specchiammo nella calce, lattea e fitta, dei vicoli snodati del passato
    noi soldati bianchi alla deriva nei labirinti della memoria
    noi sabbia elementare tra pennellate di carparo barocco

    una piazza ci restituì la quiete, quell’altra il sole
    “Tu non conosci il Sud”, leggo Bodini bruna a bordo spiaggia
    “Noi siamo il Sud”, rispondi tu sgranando occhi normanni

    che nome, Mezzogiorno! il dardo luminoso perpendicolare,
    la luce che sfianca, sbianca e rallenta
    l’arte di fermarsi – da quando è diventata un’arte, da quando?
    e i contorni si smarcano nella dodicesima ora
    mentre il pizzetto si dilegua tra i banchi del mercato

    qui cercarono di chiudere il cerchio in un castello:
    otto lati otto torri otto stanze – la precisa geometria
    di un messaggio cosmico. Numeri e proporzioni in terra
    per carpire al cielo il suo mistero, stanare la corrispondenza:
    l’umana sciocchezza del terreno stupore

    dammi la mano, stringimi il polso, trasfondimi:
    nuotiamo là, in mezzo ai dialoghi 
    che continueranno dopo di noi.

     

  • 02 settembre 2013 alle ore 22:23
    Sottile Ossessione

    Perso nell'azzurro del cielo
    m'immergo in sogno 
    incantato 
    aspirando a tue alte,
    preziose abbondanze...
    dolce amata mia.
    Cos'è mai 
    questo improvviso trasporto, 
    questa sottile ossessione a 
    spinger mio cuore 
    in candor celestiale, 
    verso brama 
    d'assaporare 
    aroma tuo vellutato, 
    fugace, 
    intenso sguardo...
    che ammira 
    tutt'intorno...
    purezza di Divin bagliore...
    con grande mio stupore?
    Rosa preziosa 
    germoglia da nuda terra, 
    rossa in sua essenza,
    a testimoniare passione 
    ardente che tutto vince, 
    tutto annienta!
    Donna adorata, 
    bussi al mio cuore, 
    cuore apre 
    in dolce sorriso, 
    affetto traspare 
    in candido tuo viso.

  • 02 settembre 2013 alle ore 17:24
    Il pianto dell'irrimediabile

    Dio maledica
    il mio passato
    istinto primitivo
    del mio canto
    è il pianto
    dell'irrimediabile
    che paralizza
    l'anima mia
    cammino stanco
    con la mia stanca verità
    pronto a correre
    mi colgo voltarmi
    un raggio di luce
    che mi spinge più in là
    non è più serpe
    avvolgente
    a sorprendermi;
    ma come potrò consolarmi?
    il passato
    rimarrà
    il mio libro
    dove decifrerò
    - ancora -
    la calligrafia della provvidenza
    tutta la vita
    in un palpito
    è racchiusa là.

  • 02 settembre 2013 alle ore 17:09
    L'ACCENTO

    Come una freccia dall'alto scoccata,
    da destra o da manca sfiora l'oggetto,
    così la vocale ch'è presa di mira,
    debole o forte respira.
    Quando è acuto leggera la sfiora,
    se cade giù grave, suona più scura.
    Quanto diverse le bòtte
    che si dan sulla schiena
    dal dir della botte,
    sia vuota, sia piena.
    Se mi offende la luce,
    chiudo le impòste;
    altro effetto produce
    non pagare le imposte.
     Frutto è la pèsca che gusti matura,
    altra è la pesca anche se d'altura..
    Quanta importanza assume tal segno!
    Usalo, dunque, sempre con impegno.

     

  • 02 settembre 2013 alle ore 3:17
    Contemplazione nr. 1

    Ti guardavo
    e l'aurora accolse
    l'inizio del mio urlo dentro
    in scia
    sulla coda del buio.

    Restituii alla luce
    il mio sorriso
    di riflesso al tuo risveglio.

  • 01 settembre 2013 alle ore 22:34
    BELLEZZA DI STRANIERO PAESE

    Mi tuffo nella notte
    stellata e 
    solitaria 
    ripensando a chiare 
    membra 
    dalle forme 
    sinuose ed invitanti.
    Bellezza di straniero
    paese 
    entri in me
    rendendo tristi giornate...
    allegre, 
    diverse! 
    odore sensuale 
    respiro 
    quando ammiro 
    il tuo dolcissimo viso.
    Effetto particolare 
    generi nel mio cuore
    Pensiero di straniero 
    candore,
    dolcezza sei...
    in questo nostro 
    immenso amore.

  • 01 settembre 2013 alle ore 21:46
    Haiku

    Su onde di mare
    d'adriatico smeraldo
    sbuffa settembre

  • 01 settembre 2013 alle ore 17:05
    Il sospetto (Impressioni)

    Si accentua il sospetto
    ma si ha la sensazione
    di sentirsi impotenti
    di non possedere giuste
    prove
    per articoli  che si incastrano
    sfoggiando un linguaggio
    dubbioso, che sospetta
    tenendo sveglie le notti

  • 01 settembre 2013 alle ore 15:53
    Tornerà l'estate

    E già s'appresta a partire,
    l'Estate...
    E' stanca
    come una bella donna
    dal viso sfiorito
    del suo tempo migliore.
    Settembre è già quì,
    col suo mazzo di chiavi
    per riaprire i cancelli
    all'autunno serioso.

    E, triste,
    senza più lucciole tra i capelli
    con cura ripone
    un pezzo di cielo,
    una morbida piuma
    di un fenicottero rosa
    alghe,spume
    e una spiga dorata.
    Amori
    ritagliati davanti a un tramonto
    tra uno sguardo
    ed un gelato,
    fresche risate
    di bimbi chiassosi.

    Sabbia negli occhi
    portata dal vento.

    Ma...tornerà ancora
    col trucco rifatto,
    le sue lusinghe
    e lucciole accese
    tra i lunghi capelli.