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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 04 settembre 2013 alle ore 9:04
    Contemplazione nr. 2

    Vestita di bianco
    perdevi
    gli sguardi e i sorrisi
    di giovane sposa
    sul cerchio di fiori
    d'intorno
    benedetto dal mare.

    Ed io mi perdevo in te.

  • 03 settembre 2013 alle ore 20:52
    La solitudine corre

    La solitudine corre
    lascia le sue orme andare
    e indifferente guarda
    l'asfalto calpestato
    da scarpe
    che rinnegano sogni
    melodiosi
    curvando il capo
    al nascere del buio
    frizzante
    colto dal vento
    e romanzi
    rilassanti
    letti
    cancellando le paure
    con il fumo dei silenzi

  • 03 settembre 2013 alle ore 14:15
    Cinque Cento Ottantotto

    Da te non si guarisce, è legge
    il wanted che ho affisso sul torace,
    dispenser di tutte le me antecedenti
    al tuo contagio. Piene di sorriso,
    rimpolpate dalla gioia facile, scontata,
    noce di buona fattura, la castagna
    sputata prematura dal ventre acuminato
    esploso sull'asfalto, proprio dietro la
    volpe che rintana, murena di montagna.
    Da te non si guarisce: vengono via
    pelle e detriti, un po' come dopo le
    alluvioni, scendo dal tetto, drago il
    fango, succhio via dal ponfo urticante
    l'infezione, ma più mi addentro in
    quella inalazione, più vado in cerca
    dell'ago che fu l'untore. Così mi siedo
    nelle tue ciglia, paraventi aperti a pochi,
    e spio il saldo di questa stagione: bende
    in offerta, perfino un correttore! Verde acido
    o melange?  Meglio il ton sur ton: tutto valido
    a fornirmi l'assoluzione. Ma no, non funziona.
    Da te non si guarisce, ho piaghe da poco
    decubito ma ad ognuna corrisponde un tuo osso,
    ad ogni ombra un tuo passaggio, voglie insolute,
    chiazze estese di deserto. Le provo tutte: rimedi
    ed accozzaglie di sistemi, formule, pozioni, rieducazione,
    riassestamenti, ma non una mi calza a perfezione.
    Come un alveo imbrattato schizzerei via
    le inopportune applicazioni.  Da te non si guarisce,
    così mi tengo lontana dalle storie e dalle feste,
    dai mulini, dai discorsi e dai beati, dalle stelle e
    dai sospiri. Sono storpia  nella sanezza, lampada
    per il canarino tumescente, bocca della sfavillante
    eruzione, pentola  di malsano bollore. Che però
    mi tiene in vita: benedetto il morbo mi soffia
    dentro, un Dio nero mi alita nelle radici.
     

  • 03 settembre 2013 alle ore 13:53
    haiku n. 117 (nel verde attende)

    nel verde attende
    di coronare un sogno
    bianco gazebo

  • 03 settembre 2013 alle ore 10:31
    Mezzogiorno

    Gli ulivi s’inclinavano al passaggio:
    bande di tronchi plurisecolari
    carnevali di rami d’argento
    ferivano l’aria nuova di carta da zucchero
    la scottavano di vecchiaia condannata a figliare

    ci specchiammo nella calce, lattea e fitta, dei vicoli snodati del passato
    noi soldati bianchi alla deriva nei labirinti della memoria
    noi sabbia elementare tra pennellate di carparo barocco

    una piazza ci restituì la quiete, quell’altra il sole
    “Tu non conosci il Sud”, leggo Bodini bruna a bordo spiaggia
    “Noi siamo il Sud”, rispondi tu sgranando occhi normanni

    che nome, Mezzogiorno! il dardo luminoso perpendicolare,
    la luce che sfianca, sbianca e rallenta
    l’arte di fermarsi – da quando è diventata un’arte, da quando?
    e i contorni si smarcano nella dodicesima ora
    mentre il pizzetto si dilegua tra i banchi del mercato

    qui cercarono di chiudere il cerchio in un castello:
    otto lati otto torri otto stanze – la precisa geometria
    di un messaggio cosmico. Numeri e proporzioni in terra
    per carpire al cielo il suo mistero, stanare la corrispondenza:
    l’umana sciocchezza del terreno stupore

    dammi la mano, stringimi il polso, trasfondimi:
    nuotiamo là, in mezzo ai dialoghi 
    che continueranno dopo di noi.

     

  • 02 settembre 2013 alle ore 22:23
    Sottile Ossessione

    Perso nell'azzurro del cielo
    m'immergo in sogno 
    incantato 
    aspirando a tue alte,
    preziose abbondanze...
    dolce amata mia.
    Cos'è mai 
    questo improvviso trasporto, 
    questa sottile ossessione a 
    spinger mio cuore 
    in candor celestiale, 
    verso brama 
    d'assaporare 
    aroma tuo vellutato, 
    fugace, 
    intenso sguardo...
    che ammira 
    tutt'intorno...
    purezza di Divin bagliore...
    con grande mio stupore?
    Rosa preziosa 
    germoglia da nuda terra, 
    rossa in sua essenza,
    a testimoniare passione 
    ardente che tutto vince, 
    tutto annienta!
    Donna adorata, 
    bussi al mio cuore, 
    cuore apre 
    in dolce sorriso, 
    affetto traspare 
    in candido tuo viso.

  • 02 settembre 2013 alle ore 17:24
    Il pianto dell'irrimediabile

    Dio maledica
    il mio passato
    istinto primitivo
    del mio canto
    è il pianto
    dell'irrimediabile
    che paralizza
    l'anima mia
    cammino stanco
    con la mia stanca verità
    pronto a correre
    mi colgo voltarmi
    un raggio di luce
    che mi spinge più in là
    non è più serpe
    avvolgente
    a sorprendermi;
    ma come potrò consolarmi?
    il passato
    rimarrà
    il mio libro
    dove decifrerò
    - ancora -
    la calligrafia della provvidenza
    tutta la vita
    in un palpito
    è racchiusa là.

  • 02 settembre 2013 alle ore 17:09
    L'ACCENTO

    Come una freccia dall'alto scoccata,
    da destra o da manca sfiora l'oggetto,
    così la vocale ch'è presa di mira,
    debole o forte respira.
    Quando è acuto leggera la sfiora,
    se cade giù grave, suona più scura.
    Quanto diverse le bòtte
    che si dan sulla schiena
    dal dir della botte,
    sia vuota, sia piena.
    Se mi offende la luce,
    chiudo le impòste;
    altro effetto produce
    non pagare le imposte.
     Frutto è la pèsca che gusti matura,
    altra è la pesca anche se d'altura..
    Quanta importanza assume tal segno!
    Usalo, dunque, sempre con impegno.

     

  • 02 settembre 2013 alle ore 3:17
    Contemplazione nr. 1

    Ti guardavo
    e l'aurora accolse
    l'inizio del mio urlo dentro
    in scia
    sulla coda del buio.

    Restituii alla luce
    il mio sorriso
    di riflesso al tuo risveglio.

  • 01 settembre 2013 alle ore 22:34
    BELLEZZA DI STRANIERO PAESE

    Mi tuffo nella notte
    stellata e 
    solitaria 
    ripensando a chiare 
    membra 
    dalle forme 
    sinuose ed invitanti.
    Bellezza di straniero
    paese 
    entri in me
    rendendo tristi giornate...
    allegre, 
    diverse! 
    odore sensuale 
    respiro 
    quando ammiro 
    il tuo dolcissimo viso.
    Effetto particolare 
    generi nel mio cuore
    Pensiero di straniero 
    candore,
    dolcezza sei...
    in questo nostro 
    immenso amore.

  • 01 settembre 2013 alle ore 21:46
    Haiku

    Su onde di mare
    d'adriatico smeraldo
    sbuffa settembre

  • 01 settembre 2013 alle ore 17:05
    Il sospetto (Impressioni)

    Si accentua il sospetto
    ma si ha la sensazione
    di sentirsi impotenti
    di non possedere giuste
    prove
    per articoli  che si incastrano
    sfoggiando un linguaggio
    dubbioso, che sospetta
    tenendo sveglie le notti

  • 01 settembre 2013 alle ore 15:53
    Tornerà l'estate

    E già s'appresta a partire,
    l'Estate...
    E' stanca
    come una bella donna
    dal viso sfiorito
    del suo tempo migliore.
    Settembre è già quì,
    col suo mazzo di chiavi
    per riaprire i cancelli
    all'autunno serioso.

    E, triste,
    senza più lucciole tra i capelli
    con cura ripone
    un pezzo di cielo,
    una morbida piuma
    di un fenicottero rosa
    alghe,spume
    e una spiga dorata.
    Amori
    ritagliati davanti a un tramonto
    tra uno sguardo
    ed un gelato,
    fresche risate
    di bimbi chiassosi.

    Sabbia negli occhi
    portata dal vento.

    Ma...tornerà ancora
    col trucco rifatto,
    le sue lusinghe
    e lucciole accese
    tra i lunghi capelli.

  • 01 settembre 2013 alle ore 14:58
    Cinque Cento Ottantasette

    In fondo due occhi così, accesi di rado,
    spiccioli blu nella tasca delle orbite
    adulte, li trovi dovunque. Stanno spesso
    appesi ai giorni e nemmeno forse ti accorgi
    di come ti guardano, di come ti risalgono
    le spalle, koala di ciglia ben pettinate e
    verdi, giovani ammiccamenti.
    In fondo due mani con questi dossi
    di desideri mai spianati sono più
    commerciali delle mandorle ingessate
    di zucchero nei weekend da paese,
    da elio e da fiera. Se ti porgessi, ti
    concedessi, anche solo per caso, le
    troveresti dovunque, appoggiate, affamate
    della tua pelle, intente ad un gesto che
    indossa la sera e la rende già letto.
    In fondo due gambe tanto insicure del
    passo stanno quasi ad ogni angolo,
    moncherini e protesi oscure, falene
    che affittano in anticipo l'ombra.
    Ma non avresti mai questo bagaglio,
    più o meno insaccato al di sopra
    del ventre, scatola senza l'inscatolato,
    scaduta all'insaputa del best before,
    multato ed  abraso. Questa strana
    formazione è solo mia: gabbietta da
    strillo, cilindro senza coniglio, incasso
    da poco, caveau deprezzato.
    Pensa che tutto il sistema d'improvviso si
    è messo in moto per farsi notare, pavone
    e civetta: ha tintinnato agli occhi, ordinato
    alle mani, urlato alle gambe. L'ominide di
    latta e " poi vengo"  si è incamminato
    marciando al tuo odore, fragranza di impronte
    che dal tuo cuore vengono via come piume
    dalle colombe dopo il volo, transazione
     a favore del  cielo,  o come i semi scrollati
    dagli alberi  alla fine di un temporale.
    Quando pare che le chiome si spidocchino
    volentieri, scimmie verticali ed immobili,
    progenie di una specie infilata in tutte le altre,
    microchip da eclissi, arcigno pro memoria,
    endogeno taccuino inalato per ricordare
    di quale morte, infine, un po' tutti moriamo.

  • 01 settembre 2013 alle ore 9:06
    E' giunta mezzanotte

    E' giunta mezzanotte,
    la stanchezza avvolge i cuori
    gli occhi hanno voglia di dormire
    le membra di distendersi
    e coprirsi con un manto di stelle.

  • 31 agosto 2013 alle ore 16:06
    E' l'ora di cambiare

    Correre insieme verso il futuro

    lasciarsi cullare 
    dentro bolle di stravaganze

    a remeggiare
    tra i resoconti delle giornate 

    perdersi
    in rocambolesche baraonde del cuore

    carezze accompagnate
    da sinfonie di gesti e di sussurri

    da ascoltare nei silenzi
    delle nostre solitudini

    nell'intreccio di vincoli
    dove abbiamo cura l'un dell'altro

    senza soffocare gl'istinti

    nebbie impenetrabili

    piogge insistenti d'angosce

    musica soave
    da cui attingere la forza di cambiare
    .
    cesaremoceo

  • 30 agosto 2013 alle ore 21:52
    Nuova venere

    Quale scultore
    greco saprebbe
    la tua beltà raggiungere
    ritraendoti fedelmente
    Dovrà riconoscere
    in te nuova venere
    di virtù misura oltre
    di massima beltade
    Neanch’io riesco te
    immaginare
    ritrarre
    con miei versi far rivivere.
     
     

  • 30 agosto 2013 alle ore 21:49
    Fiori

    Tutti della terra fiori
    in grande mazzo riuniti
    non sarebbero sufficienti
    ad eguagliare le tue doti
    Né di montagna quelli
    né di pianura quelli
    né di collina quelli
    sarebbero a questa posta atti
    Né i mughetti
    né i biancospini
    né altri fiori
    potranno esserti
    cornici
    ai tuoi bei occhi.
     
     

  • 30 agosto 2013 alle ore 21:15
    Le mie poesie

    Sono la mia voce
    fra gli amori
    e i giorni di mia vita.

  • 30 agosto 2013 alle ore 19:59
    Davanti al fiume

    Davanti al fiume c'è una folla disarmata di pensieri 
    che si accalca per salutarmi

    Pensieri ordinati, stanchi, indaffarati e bianchi

    Li immagino così i pensieri
    mentre tremando litigano tra di loro per comparire davanti ai miei occhi

    Davanti al fiume c'è una folla 
    umida e sporca di pensieri 
    che si affretta per vivere un' ultima corsa

    Li vedo così i pensieri al tramonto.
    Quando stanchi si trascinano
    Sulla collina della mia inquietudine

    un'ora prima di un viaggio lontano.

    (1996)

  • 30 agosto 2013 alle ore 16:27
    Daimon

    Mai paga
    la ricerca 
    e i nudi specchi dell'anima
    svelano i demoni

    Febbrili notti
    a scrivere
    alfabeti di carne

    Una parte di lei
    è morta 
    Allora 
    come una corda
    d'arpa
    si ricongiunge 
    all'oscuro 
    maligno
    Nutrendo 
    il mostro
    banchettando 
    e offrendo doni

    Si cuce addosso
    la notte
    tra palpiti
    d'inferno

    Ma il fiore 
    è sempre lì
    pazienta
    e annusa
    la luce
     
    Guerriero alla foce
    il fiume scorre
    il maligno 
    smette di mangiare

    La guerra sta per finire
    Riportatela al mare 

  • 30 agosto 2013 alle ore 13:58
    Cinque Cento Ottantasei

    Al terzo temporale, forse dopo la brina,
    o magari con le dita dei monti appena
    annebbiate, come di bambini che
    schiacciano di nascosto alla panna
    il pulsante. Io rinnegatrice,  Pietro
    più del gallo, campana di tutti  i no,
    battaglio senza guerra, tre rintocchi,
    anche meno, per disossare  la vita
    dell'unico stinco di gioia. Ah, perdente!
    Maledetta e perdente! Ho l'aureola e
    la strenna e ancora ecco che mi confondo,
    che scambio il pianto con la rettitudine ed
    il bisogno con il peccato. L'estate, intanto,
    si smonta: ecco staccano il sole dal cielo,
    si appicca di meno e solo in determinate
    occasioni, il caldo già sotto calcare,
    serpentina tumefatta da troppe afe
    e troppi sudori, vengono via i sandali
    e le crinoline, le fasce dai seni,
    le barche dai porti, le vele come i
    pennacchi delle divise che vanno
    riposte. Quelle da processione,
    un'altra Madonna che dondola, yo-
    yo di mani: più sopra, su, forza!
    Al terzo temporale, alla coda mozzata
    del giorno, lucertola in meritata vacanza,
    sarà allora  che il tuo nome infuocherà
    le mie labbra come fosse il boccone
    preso senza attenzione.  Sputandolo
    ti urlerò, ma tutti mi scorreranno
    indifferenti davanti: il mio grido solo
    un labiale, sfogo abortito, eruzione
    implosa, bernoccolo rivoltato come
    la cuspide di un nuovo inferno.
    Mi venderò gli occhi e forse la
    pelle per quel conato che tuba
    in sciocco ritardo ma tutto il mio
    stomaco, la pancia, le reni
    saranno piene, che dico, zeppe
    di una sola  stella che fuori da quel cavo,
    livido  obitorio più non respira
    e sollevata,  poi schiaffeggiata,
    declina e piano si spegne.

  • 30 agosto 2013 alle ore 13:58
    Un'altra cosa

    L'amore è un'altra cosa, 
    ai miei tempi era solo di Domenica, 
    adesso è quando capita.
    L'amore è un'altra cosa,
    tipo cercarti dietro l'alba,
    che idea meravigliosa.
    L'amore è un'altra cosa,
    nemmeno un bimbo più ci crede
    se non per quel che tocca: o vede.
    L'amore è un'altra cosa,
    libri di storia ignorati,
    pagine di vita precluse agli illibati.
    L'amore è un'altra cosa,
    un angelo disteso al sole 
    a sostituire la giarrettiera rosa.
    L'amore è un'altra cosa,
    tabacco, oppio, religione,
    orchidea, viola ciocca, mimosa.
    L'amore è un'altra cosa,
    sindrome da scarpe lucide
    a fare da pendant con un' elucubrazione farraginosa.
    L'amore è un'altra cosa,
    tipo moltiplicare chiavi
    quando neppure hai una casa.
    L'amore è un'altra cosa,
    cane seduto all'ombra di un palo della luce
    che, aspettando, si riposa.

  • 30 agosto 2013 alle ore 11:46
    VIAGGIO

    Vago a fatica
    tra nuvole di polvere 
    sollevate da vento 
    impetuoso, 
    terra rossa ricopre 
    volto provato 
    da lunga salita, 
    sentiero stretto 
    di ciottoli infuocati...
    da calura insistente,
    rovinano scarpe usurate 
    da troppo cammino.
    Vago fra terra e cielo 
    cercando una dolce speranza, 
    serena condizione..., 
    meta di verde splendore, 
    oasi celestiale 
    per placare tristi sensi e 
    dar voce sensazionale
    a desiderio infinito
    d'amare.
    Amare esser perfetto,
    stringendolo forte in petto.

  • 30 agosto 2013 alle ore 8:38
    L'ansia (Impressioni)

    Le parole si impappinano
    non riescono ad uscire
    viene il magone, l'ansia
    si fa sempre più irritante
    si vorrebbe sprofondare
    chiudersi nel silenzio
    e rimanere aggrappati
    ad una fune ,chiudendo
    gli occhi solamente
    per sognare, una città
    a misura di bambino