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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 31 ottobre 2013 alle ore 17:23
    Haiku

    Si leva il vento
    sparge effluvi di tiglio
    Appaga i sensi

  • 31 ottobre 2013 alle ore 16:22
    Haiku

    Tra foglie secche
    fiori color del sole
    Inno alla vita!
     

  • 31 ottobre 2013 alle ore 15:18
    corteccia

    dopo è sempre facile dire:
    “ Ma io l’avevo detto ”
    prima si riteneva
    che le convinzioni
    altrui fossero più verdi
    mentre l’erba marciva
    per via del continuo licenziamento
    di giardinieri che non irrigavano
    più la limbica corteccia
    e quella quercia monoica
    si racchiudeva nell’unico
    e certo sapere

  • 31 ottobre 2013 alle ore 12:37
    incertezza

    quando la luna è di traverso
    come uno spicchio rovesciato
    che pare precipitare storto
    si prende a caso un puntino
    imprecisato del mappamondo
    nel prossimo giro la certezza
    dell’eclisse sfuma tra l’acqua
    e la poca terra.

  • 31 ottobre 2013 alle ore 12:19
    Sei Cento Ventiquattro

    Ho un altro spettro da combattere,
    recente e così vivace, come il
    Beaujolais stappato a rue de la
    Turbie, traditore, resistente.
    La chioma non sta nella cornice,
    ma vanno tutti gli occhi e sanno
    di posa, di muffa da cui non si
    cava antidoto, solo dolore,
    suppurazione. E' una vena
    che non affiora, corridore in
    immersione, anguilla verde\blu.
    Lei non ha un'investitura, da ieri
    so solo del suo odore ma la diceria
    è feroce , una squama che resta
    nel pattume dimenticata e macera.
    Sono stata felice e bella come non
    mai: avevo tre camicie da notte
    per un solo letto, nera, bianca e seta.
    Ero la bambina che tutti guardavano
    per l'azzurro e per il buio.
    Adesso mi nascondo, mi fa
    male anche la luce, il vento
    abrade,
    una carezza è mortale quanto una pozione.
    Tutto mi invade come se avesse
    jus di perquisizione,  forse l'unico torto
    è nella muraglia dei vestiti.
    Nuda sono come il pane quando
    si offre e per spezzarmi basta solo  già la fame.

  • 31 ottobre 2013 alle ore 12:14
    Intuizione (Impressioni)

    Sai benissimo ascoltare
    ti basta fissare lo sguardo
    e percepire il silenzio
    che t'avvolge in un mistero
    nel grandioso sesto senso
    Tocchi il cuore stimolando
    i suoi impulsi, che rivivono
    innamorandosi
    come uccelli migratori
    di infiniti orizzonti
    sulle ali variopinte
    di comete lontane
    e sogni avverati
    nella pazza felicità

  • 31 ottobre 2013 alle ore 9:34
    Sei Cento Ventitre

    O è joule o anestesia, ma io non sono da montagne
    russe: una sedia a capotavola  è già la mia vertigine.
    Ho il cuore in superficie, all'imbocco come il vomito
    della bulemica, maremoto sotto pelle, l'osso esclamativo
    nel tema dello stento, il totano evocato dagli abissi.
    O è giostra od orfanotrofio, shock od epidemia:
    tu puoi uccidermi e salvarmi, solo non ti
    rendi conto che l'ancora è la lama, la
    rete come il cappio e che in tutta
    questa confusione, mi tumuli
    lavandomi alla luce.
    Così che non distinui il mio respiro
    dall'ingoio, l'apnea dal suo siamese
    in sonno. E la sirena del tuo soccorso
    stasera è come il lugubre corteo
    dei cavalli in grassetto.
     

  • 31 ottobre 2013 alle ore 8:57
    Elaborazione

    Una farfalla
    mi scese in volo dalla bocca
    planando
    sull'elaborazione di un discorso.
    Concetti grezzi
    lentamente mutarono la forma
    abbandonando la rudezza 
    intorno al volo
    come fiori piumino
    che si disfanno in aria.

  • 31 ottobre 2013 alle ore 8:51
    Mezza vita mi è rimasta

    E adesso come faccio?
    Ti ho vista in quello squarcio
    e non ti scordo più.
    Vorrei dimenticarti
    senza averti mia;
    ho detto una bugia
    ma il cuore è andato giù.

    E rimettiti a sedere!
    La luce è ancora spenta.
    Ti adagi sul mio fiore
    e non mi lasci più.

    E' fatta...
    La mia anima è perduta
    e la vendo a metà prezzo;
    ma non ci fate niente:
    è piena di disprezzo.

    Non posso più tornare
    e mi dimentico di me.
    Disegno un'altra vita:
    farò l'artista di tazze e bidè.

  • 30 ottobre 2013 alle ore 21:10
    Sassi e diamanti

    Rotolano
    giorni lenti
    lungo il pendio del tempo.
    Sassi
    che con cura
    la noia levigò.

    Da tanto
    la notte è mia compagna
    e insieme andiamo
    a piedi nudi
    su viali di spine.
    Da tanto
    ho parole senza suoni
    sogni senza ali
    e una chitarra
    senza più corde.

    Ma poi...inaspettata...
    in un'alba dorata
    sei arrivata
    ...emozione...
    a scompigliarmi i capelli
    a regalarmi un brivido nuovo.

    E d'incanto...
    attimi di vita 
    come diamanti.

  • 30 ottobre 2013 alle ore 18:56
    Io...? (autobiografia)

    Io…? ...sono un semplice scribacchino!

    Uso ancora penna e calamaio

    Come un tempo.

    E scrivo il mio cuore

    I suoi pianti

    Le sue preoccupazioni.

    Io…? ...non scrivo menzogne!

    Scrivo, costruisco la realtà.

    Costruisco i miei dolori

    I miei pianti.

    E tutto ciò che mi possa far male.

    Poiché di male è fatta questa vita 

    Uguale alla vostra,

    Ma, allo stesso tempo, 

    Diversa…

    Io…? ...ahimè questo povero scribacchino!

    Usa ancora le lacrime 

    Per scrivere.

    Anno di stesura, 28/10/2013

  • 30 ottobre 2013 alle ore 18:32
    Mio Corpo...

    Un Giorno Mio Corpo ti Guardero' da Lontano,
    Pensero' a Quel Che Ero...A Quel Che Eravamo,
    Alla Vita Che Insieme Noi Abbiamo Vissuto...
    Alle Gioie e Ai Dolori Che Ci Ha Regalato.

    Un Giorno Mio Corpo Non Staremo Piu' Insieme,
    Da Una Sola Diverremo...Due Diverse Catene,
    Saro' Aria e Tu Terra,Ti Potro' Accarezzare...
    Diverro' Quel Tramonto Che Si Fonde Col Mare.

    Un Giorno Mio Corpo Tornero' Quel Che Ero,
    Partiro' Per Un Viaggio,Schizzero' Oltre Il Cielo,
    Smettero' Di Pensare,Svaniranno i Miei Giorni...
    Resteranno Di Me...Solo Pochi Ricordi.

    Quel Giorno Mio Corpo Avro' Poco Da Dire,
    Solo Poche Parole...Ma Tu Stalle a Sentire,
    "Mio Corpo...Mia Casa...Mio Compagno Fedele...
    Chi Ti Piange e' Il Tuo Amico...Che Da Quassu' Or Ti Vede".

  • 30 ottobre 2013 alle ore 17:39
    Compagnia apparente

    Caduche, sole, foglie in balia del vento siamo.
    Sul ramo compagnia apparente, ma, alla fine, niente:
    ci libriamo in volo, 
    e cadiamo al suolo.

  • 30 ottobre 2013 alle ore 12:44
    Sei Cento Ventidue

    Oggi è mercoledì: lo sanno le foglie,
    tutto il dannato paese sa che giorno è.
    Non può certo esserci mistero in una
    casa grande quanto un pollaio.
    In tutte le piazze c'è una Rosa seduta
    ad aspettare la fine della scuola
    contando arance come fossero pepite.
    Girotondo e forchettoni: una finestra
    sbraita il budello della sposa.
    Sulle mensole lucenti come orinali,
    stanno le prove  ed i corredi, tazzine
     e specchi, la noia non ha bussato.
    Verrà dopo lo sbiancamento dell'ennesimo
    merletto, dopo le scorie della cena,
    sotterrate per la differenziata.
    Toccarsi è un miracolo  che fanno
    solo i Santi, quella sacra geologia
    che entra nel costato e cava il fossile
    di un taglio, l'ambra di uno sputo,
    la resina da un pediluvio.
    Noi gli somigliamo:
    le ali inferocite irrigidite già in bastoni,
    l'aureola deglutita  e l'oscuro potere
    di cui ci accusano inciso e deportato
    come la cappella parassita di un tossico funghetto.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 21:09
    Sei Cento Ventuno

    Una muratura non avrebbe saputo far meglio,
    l'apri e chiudi non ha più restituito la combinazione.
    Inutile scardinare: dall'ogiva si stabilisce solitamente
    il colpo, ma l'arma è lontana dei chilometri e resta
    comunque intatto il suo prodigio.
    I muli qui costruiscono case, elevano cortine
    di mattoni, dentature precise quanto l'arco
    di un dio. Ma tu hai fatto di più ed è tutto un
    santuario il tratto dissestato che dal mio ventre
    adesso arriva all'inverno consacrato.
    La bocca di una bambina che ride a colazione
    e tutto quel che dice sembra panna,
    il suo silenzio un bricco di latte appena munto.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 21:01
    Nel ricordo

    Madre avvolgente
    come un'idea
    che non ti abbandona
    come un abbraccio
    che vuol difendere
    il corpo e la mente
    dal freddo pungente
    Madre riunitiva
    della durezza
    e della dolcezza
    ne comprendi la sottigliezza
    anche se sorgo incompresa
    ribelle contraria
    mi allungo nel ricordo
    di bimba cullata
    amorevolmente rassicurata
    e riacquisto saggezza
    evitando il divenire
    mangime per polli e foraggio
    madre del mio coraggio
     

  • 29 ottobre 2013 alle ore 20:51
    L'attesa

    Mi è nemico il tempo
    arido e amaro
    che non sa più distinguere
    la mia presenza
    e la tua assenza.

    Mi è nemico il tempo
    gocciolio spasmodico
    sulla mia testa
    mentre attraversa le sue isole
    senza arrivare mai.

    Mi è nemico il tempo
    come roccia crudele
    passato a dipanare pensieri
    come reti intricate.
    E nel silenzio
    di questo tempo avverso
    io ti apetterò
    come una casa vuota
    bianca di sole
    e profumata di salsedine
    in un giorno d'estate
    ove tu...tornerai
    ancora...ad abitarmi.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 20:47
    Sei Cento Venti

    Avevo una cosa in mente, poi
    l'ho dimenticata. Come sempre accade
    quando mi svesto e metto le tue ossa.
    A chi mi guarda e dice " fa attenzione
    che non sta bene prendersi le malattie
    degli altri, certi catarri asciutti e le
    sconfitte" , faccio spallucce e rido.
    Che già sono te dopo le cinque.
    Avevo una casa e l'ho spogliata:
    adesso è aborto, un nido ormai
    sbiancato dalla covata in decollo
    e laureata, e sta sul ramo tutto
    sciancato, lo spettinato, le travi
    e la pagliuzze puntate in fuori,
    vecchi cannoni, pubblica
    uscita di interiora, come una volpe
    a cui è schizzata la mobilia
    nell'impatto. Dovevo dirti una cosa
    e non so se l'ho già fatto.
    Ma se così non fosse, spero mi
    perdonerai per questo ossobuco
    con cui ti amo, rigido occhio che
    più non vede e per midollo inzuppa la tua tana.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 20:21
    Sociofobia

    Come cuccioli di menzogne usciamo alle nostre vite,
    usciamo fuori al reale esposti ad un fallimento costante,
    agnelli sacrificati al altare della vita e della società.
    Come tanti piccoli nematodi ci aggiriamo strisciando
    in un putrido humus sociale, tutti uguali, tutti conformi,
    vedendo ciò che vogliamo, ascoltando solo chi ci da ragione.
    Spogli della sicurezza in noi stessi, nudi alla luce del mondo
    ci creiamo riparo nell'essere tutti cloni di un abozzo.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 20:19
    Canto di un bevitore d'assenzio

    Caro amico che attendi,
    lieto ed immobile nel tuo calice,
    le gocce d'acqua che scendono
    dalla fontana e bagnano, sciolgono, 
    l'amata zolletta 
    che giace su cucchiaino.
    I flussi ti intorbidiscono
    ti rendono opaco ed amabile,
    liberano il tuo potere ed
    il tuo aroma irresistibile,
    dolce amante di un sorso
    che doni percezioni liete
    in un rituale lento, eterno.
    Pochi istanti ancora e potrò averti
    prima di ritirarmi in me e pensare
    a come saranno i miei sogni,
    a come accarezzi le mie papille.
    Portami per mano nelle mie pupille!

  • 29 ottobre 2013 alle ore 17:24
    C'è posto per due

    Restiamo così,
    una spina nel fianco dell'altro
    accampati nei giorni
    nel miele-oro d'autunno.
    Con te sarò buona,
    riconosco dal fiuto
    il randagio fratello,
    siamo qui per pigrizia,
    c'è posto per due
    affamati
    che pensano ad altro.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 16:13
    Vedo tanti amici zoppicare...

    Nel cielo grigio di grigie prospettive

    sono ostaggio consapevole
    di misteriose incertezze

    lame di un debole sole al tramonto

    che sgorgano nell'infinita speranza
    di frenare le lacrime e gli anni

    e scordare umiliazioni e vergogne
    per mille azioni misere commesse

    che ancòra impregnano
    i meandri dell'anima

    centellinare istante dopo istante
    sogni celesti

    e in quel chiarore

    accorgermi di essere parte di essi

    impedire al cervello
    di manifestare le sue tristezze

    e far si che smarrimento e impotenza
    non divengano ostacoli invisibili

    nell'ammaliante nebbia
    che intralcia il cammino

    inalarne l'anestetizzante
    e intensa fragranza

    e risvegliarsi in nuovi fulgidi sorrisi
    .
    cesaremoceo

  • 29 ottobre 2013 alle ore 14:11
    Sei Cento Diciannove

    Faccio sempre lo stesso sogno:
    tu che mi sproni ai fianchi e che
    ripeti: " Sono io, sono io per te".
    A volte sei vestito da dottore, in
    altre da ambulante: o mi curi
    o mi nutri. Di certo sai di pino,
    di gomiti puntati su tavolacci e
    pegni, di cortesie mancate e lana
    usata più che spesso, armatura
    su cui sono caduti tanti inverni.
    Di certo sai di spalle e di pensieri,
    di tegole e spioventi, di fiori che stanno
    solo in piano e per i quali ogni declivio
    è ghiaccio. Faccio sempre lo stesso
    sogno: il mio seno che chiude dopo
    le venti come un confessionale, le mani
    nella folla delle prudenze e dei dinieghi e
    la tua forma confusa con quella di
    un bancale. O siete immobili o
    siete vivi. Certe fiamme sembrano
    dipinte fino a quando attraversandole
    senza guardare, il fuoco non ci investe.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 13:39
    In Certosa

    Di primo autunno,
    quanto è dolce
    andare in Certosa, se piove.
    Solo qualche ombrello
    si conta sulle dita
    di una mano.
    E nel grande camposanto
    tanto silenzio
    che fa compagnia...
     

  • 29 ottobre 2013 alle ore 13:12
    Al lettore

    Tu che mi leggi 
    partecipe d'emozione
    ti compiaci dei versi
    oppure dell'immagine
    consona ai palpiti
    diversi del tuo cuore
    ma puoi anche irridermi
    condividendo niente
    dei mille miei segnali.

    Accade ad ogni autore
    che le parole adoperi
    scegliendole a sé giuste
    contento dei lor suoni
    immagini evocante
    a crescere piaceri
    per un fantasticare
    aperto a tanti mondi
    non certo adatti a tutti.