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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 27 novembre 2017 alle ore 3:22
    Enigma | micropoesia

    C'è un mistero in me, un enigma;
    l'enigma che anima l'anima mia.

  • 26 novembre 2017 alle ore 20:33

    Quanto siete bravi nel chiamarci "Pazze". Oppure nel dirci che non vi facciamo respirare. Siete bravissimi in questo... Il punto è che dietro a tutta questa vostra bravura nel mostrarvi ingiustamente accusati e quindi feriti, non c'è un minimo di intelligenza che vi spinga a domandarvi se magari siete voi quelli che hanno ecceduto, provando a fare fin troppo i furbi, i finti tonti e magari pure gli infedeli. Non chiamateci pazze quando ci incaz...mo perché spesso quando lo facciamo è perché vi state arrampicando sugli specchi! Aspettate a chiamarci ossessive, guardate prima se non vi siete presi troppe libertà che da "impegnati" non vi spetterebbero! Insomma, noi donne, siamo anche comprensive e spesso se innamorate troppo buone, ma coglione ancora no.

  • 25 novembre 2017 alle ore 20:39
    Camminando... pensando... scrivendo...

    Nell'immenso diletto
    cosparso nell'anima

    immagino un futuro
    in cui si parli di Noi

    e si ricordi nel tempo
    di quanto siamo stati legati

    mia Cefalù

    già nel tuo Essere
    famosa e gloriosa

    Fin da ragazzo
    mi hai dato piaceri

    senza insidiare
    i miei sentimenti

    senza offuscare
    infanzia e passato

    ma divenendo
    il mio mondo da sogno

    in cui permeare
    il sentire interiore

    e i moti del cuore
    in ogni mio amore

    E oggi nient'altro
    mi riempie la vita

    di più del pensare

    ai nostri nomi abbracciati
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 25 novembre 2017 alle ore 20:37
    La salsedine nel sangue

    Infervorato dalle zizzanie
    a voler governare il mondo
    negli attimi d'infelice modernità
    in cui cerco d'esser protagonista della mia vita
    ritrovandomi spesso a far da comprimario
    oltrepasso la soglia delle più intime confessioni
    per sfuggire alla mia solitaria quotidianità
    intrisa da continue riflessioni esistenziali

    Ed è per quello
    che pervaso da una inguaribile nostalgia
    rimango qui da solo
    con il mio Noel
    a parlare al mare
    e ad esso e alle sue onde
    a volte malinconiche e altre gioiosamente allegre
    confido i miei pensieri e i miei silenzi
    in questo vivere con la salsedine nel sangue
    che rende i miei giorni meno angusti.

    Cesare Moceo destrierodoc @
    Con la gentile partecipazione di Lidia Gabriella Giorgianni

  • 25 novembre 2017 alle ore 20:17
    Tra le nude rocce

    Un filo d'erba
    La gioia di vivere

  • Lingue di fuoco nel camino,
    la nebbia fitta fitta alla sera,
    la galaverna sù usci e finestre.

    Bruciano  in casa le candele
    Dal fuoco s’alzano spire di fumo,
    disegni guizzanti e bizzarri;
    subito si consuma la legna
    e di sé lascia solamente
    cenere e tizzoni ardenti.

    Nuda di pelle e di anima,
    profumo d’arancio e mandarino.

    Riscaldami la pelle con il tuo corpo,
    portami oltre la nebbia della sera,
    oltre il freddo nemico alle finestre.

    In silenzio rendi eterno l’istante
    che ci vede assieme accoccolati.
     
    Il fuoco piano si spenge
    ma brucia anima e pelle.

  • Sa di me
    e di te
    l’abito nero
    morbido,
    leggero;
    sul pavimento
    scivola piano
    mentre
    le tue mani
    ardite cercano
    del mio amore
    l’intimità
    fra le nude gambe
    l’una all’altra accoste
    come chiese
    conchiuse.Sì sciocco il mio cuore
    vuoto di parole.

    “Sei troppo vicina”,
    così dicesti,
    distratto
    per finta.
    Tra un silenzio
    e un altro poi
    lento piangesti.

    “E’ vero,
    sono già oltre
    l’arcobaleno…”.

  • 25 novembre 2017 alle ore 13:47
    Sogni e baci

    Ultimamente faccio molti sogni. Succede difficilmente, ma oggi ho potuto trovare un po’ di tempo per un riposino pomeridiano. Camminavo per un bosco con una maschera sul viso, e mi sono imbattuta in un cavaliere bellissimo anche lui mascherato. Lo guardavo con ammirazione e si è tolto la maschera.. era il ragazzo della mia migliore amica! E’ sceso da cavallo e mi ha baciata ed accarezzata.. voglio molto bene alla mia amica, ma quel bacio….!  :)

  • 25 novembre 2017 alle ore 11:59
    Verso un raggio d'ombra mossa

    Disperano alla nebbia
    le tracce dei baci del vento
    sulla memoria 
    di foglie vive. Il destino
    feroce naviga l’inverno
    a vele ammainate
    nella notte rovente.
    Su ogni rotta il muto orizzonte 
    e s'ostina solo scheggia di remo
    verso un raggio d’ombra mossa.

  • 25 novembre 2017 alle ore 11:57
    e poi uno schiaffo

    e poi uno schiaffo
    di sangue sulla neve-
    chiede perdono 

  • 25 novembre 2017 alle ore 7:05
    Paure e contrattempi coi sorrisi

    La solitudine reale
    di paure, in uno smanto
    che adagia il nero e logora
    memorie di assonanze:
    chi l’ha chiusa, in dure impalcature?
    (e contrattempi coi sorrisi)
    chi ha tramato al silenzio?
    Dovrò per colpa offrire epifanie
    al primo solo orfano di abbracci
    coscienza di supplizio
    per le sembianze d’anima
    portate in viso, assottigliate
    da stelle senza sèguito
    in cielo da palude
    quando sembra finito
    e sai che dietro, in briciole
    esiste un altro morso:
    pane e parole
    spezzati contro il muro della gioia
    in avaria da un mondo atroce
    che non ha cura
    di aberrazioni
    e cellule indisposte.
     

  • 25 novembre 2017 alle ore 4:07

    Io non dimentico niente. Non ho motivo di farlo. Mi ricordo il bene, gli abbracci, gli aiuti sinceri e le presenze salde e concrete che hanno reso veritiero un "Ci sono "! Mi ricordo il male, la cattiveria, le parole, le bugie e lo squallore di una malattia chiamata invidia che echeggia nell'animo dei piccoli. Mi ricordo il tempo che passa sereno, pieno di risate e gioia. Quello che scivola libero sulla pelle e ti fa sentire vivo, ma non dimentico il tempo sprecato, le lacrime e l'amarezza che si attacca come un abito che non ti piaceva e quindi non hai scelto tu di comprare ed indossare. Mi ricordo la fragilità dei momenti difficili, ma non dimentico l'estrema forza che da essa ho imparato! 

  • 24 novembre 2017 alle ore 20:44
    "Nienti aveva, nienti haiu, comu vinni minni vaiu"

    Nella meschinità dell'orgoglio
    e nell'odio d'ogni cultura

    vivere di turbolenze e sedizioni

    E di queste non darsi pensiero

    con la miseria dell'anima
    sposata alla povertà della tasca

    a lasciar il cuore conservato d'ogni infarto

    Ah...come vorrei
    che Questi mi dessero del "tu"...

    nel rumoroso gorgogliare della vita
    affinché di di candore e di pace

    vivrebbero l'anime nostre
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • Seduto su questa pietra
    ancor dopo tant'anni

    ascolto pensoso
    il sussurrìo dell'onde

    che a piccoli moti
    accarezzan la riva

    in una dolce nenia
    che accompagna la vita

    É chiaro il tuo dire
    al mio stare solitario

    e al godere nello sguardo
    che aiuta il respiro

    Tu mare

    con la tua voce dolce e gentile
    inebriata di mille ricordi

    mi parli innocente

    a lenire tormenti e affanni
    e il soffrire dell'anima

    Ed io risorgo ancora
    nelle tue onde

    quali grazie d'amore
    a indicarmi il cammino
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 24 novembre 2017 alle ore 19:41
    Mimesi

    La vita è cerchio senza quadratura
    che sfugge alla riga e al compasso
    e non si chiude ma si riavvolge 
    spirale in vortice continuo.
    A volte si decentra
    ora in ellissi ora in linea retta
    fune dai mille trefoli intrecciati 
    ombrello dorato di polvere di loto.
    Sorpresa metamorfosi
    d'irrealtà visibili
    solo alla percezione dell'istante
    mimesi di un sogno in poesia
    saputo bruco teatrante
    che dispare sulla foglia verde.

  • 24 novembre 2017 alle ore 19:05

    Non mi piacciono le persone furbe, preferisco quelle intelligenti. Non mi ritrovo nella convinzione, mi rispecchio di più nell'umiltà. Non amo le storie fasulle sul mio conto, soprattutto da parte di coloro di cui potrei raccontare scomode verità. Non mi piace circondarmi di ipocrisia, preferisco restare nella mia semplice ignoranza. Non ho scale illusorie da salire, ne' troni fasulli su cui sedermi. Il posto che occupo nel mondo mi piace e mi basta. Semplice, concreto, onesto e senza troppe presenza indegne. Giudicatemi, attaccatemi, odiatemi... Poco importa. C'è un punto nella vita di tutti noi chiamato "Capolinea". E' un punto importante, dove si tira le somme di ciò che si è dato, di ciò che si è tolto, di ciò che abbiamo seminato e soprattutto di ciò che siamo. Ho scelto di arrivare a quel punto con estrema serenità. Ho amore da dare, per chi vale. Il resto del mondo resti pure seduto ad osservare la vita degli altri, la mia compresa, segnando sul suo taccuino personale ogni virgola da giudicare... Mentre loro scrivono... IO VIVO!

  • 23 novembre 2017 alle ore 23:34
    So vivere?

    Immagini ed emozioni
    scorrono sotto la pelle
    come pioggia nei rigagnoli
    lo sguardo segue
    percorsi e onde sull'anima
    ma non sente suoni
    So vivere?
    Crepita il ricordo
    lontano lontano
    s'ode appena l'eco 
    sotto la pelle
    vagare incrinarsi fuggire.

  • 23 novembre 2017 alle ore 21:39

    E' molto più bella una persona che sorride. Anche con occhi velati, con cuore deluso e animo affranto, se sorride comunque è perché ha una marcia in più delle altre. E' semplicemente una persona che non si arrende, che non si lascia soccombere dai fatti e soprattutto la sua anima possiede quella capacità di partorire nuove possibilità, nuove aspettative e di non lasciar morire mai quell'ardore che la rende unica. Le persone che sorridono sempre, hanno una positività che anche dentro a periodi bui e difficili riescono a donare agli altri. No, non chiedetemi come fanno, il loro è un segreto impresso dell'anima... Uno di quei doni rari che appartiene al cuore ed una forza che la loro mente ha imparato ad alimentare, far crescere e sfruttare al meglio. Da loro c'è solo da imparare.

  • 23 novembre 2017 alle ore 20:38
    M'addormento con le dita sporche d'inchiostro

    M'incalzi
    celata di taciti passi

    arrogantemente cinta d'allori

    a liberare le rime
    dai gorghi del torpore

    Calliope

    E mentre la notte m'aggioga la mente

    m'assisti nei riti in tuo onore
    e con le tue chiome

    adorni di delicate corone

    pensieri parole e emozioni
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 23 novembre 2017 alle ore 20:34
    Vergogne che infettano l'aria

    Vivo la mia vita umile e serena
    ancora e sempre in riva al mare

    con gli occhi che guardano all'orizzonte

    su cui si stagliano nitide e colanti

    trasportate dal vento leggero del sud

    le lacrime assurde delle sventure
    che affliggono gli uomini al di là del cielo

    E si diffondon per l'aria
    meste voci e lamenti

    e grida di bambini

    mentre io percosso dall'eco
    rimango immobile

    a guardare e pensare
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 23 novembre 2017 alle ore 6:05
    Una goccia cade dal vento

    Una goccia cade dal vento
    invaso che non colma il destino
    rovente e al futuro ci giriamo
    scesi di un tono, per segni fiochi
    in acedia di archivi.
    Un piglio calcareo divaga
    i lineamenti, in raggi obliqui
    la stasi ornamentale
    del sé di sguardo, solcato.
     

  • 22 novembre 2017 alle ore 21:11

    E' tutto così strano a volte nella vita. I suoi percorsi,i suoi punti morti e quelli di estrema vita. Quando ti svegli da un incubo e capisci che veramente dentro te niente ti lega più a quel momento o a quella persona ti senti strana. Tutto prende una forma un po' assurda, quasi astratta. Ti senti smarrita, quasi ti manca qualcosa, del resto ormai con quel dolore ci avevi quasi fatto amicizia e ogni notte giocavi a fare la guerra con i suoi fantasmi. Quando ti svegli e ti rialzi veramente, ecco che tutto è diverso. E se ci pensi, in alcuni casi, per alcune cose ti senti quasi stupida. Ti domandi come sia possibile aver amato così tanto qualcuno che era proprio il "Niente" fatto persona. Ti chiedi come potevi essere così innamorata di qualcuno che non aveva niente in comune con te e mai niente con te avrebbe potuto condividere. Ti sembra quasi anormale aver pensato che una persona come quella avrebbe potuto renderti felice... E ancora peggio è aver continuato a pensarlo anche quando ogni giorno, poco a poco, si portava via un altro po' di te. Vi dico una cosa molto semplice, amare va bene, soffrire anche, del resto, se non ci fosse il dolore non ci sarebbe sentimento. Perdere qualcuno che si ama fa sempre male, però... Ricordatevi che quando il dolore dura troppo a lungo, quando le mancanze non vengono colmate, le lacrime asciugate e le angosce ascoltate, abbiate la forza di capire che tutto ciò che state investendo nel tempo e con costanza verso quella persona è totalmente sprecato.

  • 22 novembre 2017 alle ore 20:33
    Non so a voi,ma a me così parla il mare

    Onde placide si stagliano
    dinanzi agli occhi quieti...

    e al cuore
    intorpidito nei battiti

    dalla pace sussurrata dai flutti

    Va

    scivolando dolcemente
    sull'acque tranquille

    una piccola barca

    incontro alle sue speranze e alla vita
    col suo carico d'ardore e colore

    lasciandosi dietro
    annegati nella scia

    tormenti e lamenti

    e sensi di colpa e anche rimorsi

    E mi amo in questa visione

    in questo momento d'amore
    che da tregua ai dolori

    e m'allieta ogni istinto di vita
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 22 novembre 2017 alle ore 16:11
    Ho camminato cento passi

    Ho camminato cento passi

    e poi altri mille ancora

    alla ricerca di mani nuove

    e pergamene su cui scrivere.

    Ho assaporato il senso dell'oblio

    e l'onnipotenza dell'amplesso

    prima di cadere dall'olimpo

    restituito agli inferi

    come avanzo di cielo

    in balia d'epitaffio

    che sbeffeggia il sepolcro

    assetato di sguardi.

    Non ho più gli occhi

    dell'amore indulgente

    ma tic tac e bon bon

    a balbettare in un pugno.

    Ho camminato cento passi

    e poi altri mille ancora

    nella solitudine di una stanza vuota

    osservo i ricordi di anime in giubilo

    ora cadenze astratte

    di un giorno lontano

    e un Dio che mi ascolta

    nell'apatia di uno sguardo annoiato.

     

  • 22 novembre 2017 alle ore 6:39
    E della pioggia

    e della pioggia
    che spiega chiusi strappi
    libiamo
    germogli nudi
    in cerche
    irrorate d’affanno