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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 24 ottobre 2013 alle ore 21:12
    Oh! Italia !

    Verità nascoste
    all'ombra di silenzi

    traditi dall'insofferenza

    soffocate dall'odio

    nel susseguirsi di stagioni
    travolte dai marosi dei tormenti

    e vivere intere giornate
    a riempirne i pensieri

    Cedere al richiamo dell'azione

    nella costanza di quanto
    essa mi costi

    con la sacca piena di quegli strazi
    a pesare sempre più

    e agire in quell'attesa snervante
    che pare dilatare il tempo all'infinito

    cancellando i confini
    tra il dì e la notte 

    sprofondare in sonni
    pieni di sensazioni angosciose

    e risvegliarsi ogni volta
    sempre più ansante
    .
    cesaremoceo

  • 24 ottobre 2013 alle ore 21:03
    -SCONCLUSIONATE STORIE-

    E la penna prese l'iniziativa,
    con la musica che sembrava miscelata alla birra ghiacciata ,
    e nell'aria profumi d'incensi variegati di fragranze lontane, odori di paesi stranieri.
    E la carta prendeva sotto di me,
     colore e forma ,
     come un film scorreva sulle pagine bianche.
    E la mente era seduta su scogli a guardare gabbiani volare 
    era in piedi su rive a raccogliere il vento e accarezzare il mare.
    Poi lei, che dettava emozioni,
     è lei, l'anima chiamata passione, 
    come una fata di fiabe mi accompagnava e suggeriva i pensieri.
    Vola sulle teste di noi,
     poveri automi,
    l'immaginazione,
    prendiamola e facciamone realtà felici ,
    e favole radiose.
    E la penna prese l'iniziativa, 
    con la musica con ogni odore,
     e oltre ai lamenti, 
    alle ansie ai moderni inutili timori,
     e oltre ,e oltre,
     tranquillità di libri e storie.
    VINCENT CERNIA

  • 24 ottobre 2013 alle ore 20:26
    Solitudine assetata

    Fa buio presto sulla pianura, tramonti a singhiozzo e albe a vapore, ispirazioni invisibili, gemiti codificati da intonaci che paiono refrattari agli abiti. Umidità e scialli a cadere su jeans che si ingambano da soli. Finestre che non sanno da che parte stare in quel confondere fuori e dentro, profumo di caffè riscaldato e scroscio d'acqua veloce, roba da un piatto, una forchetta e forse un bicchiere, svuotato.

  • 24 ottobre 2013 alle ore 18:48
    dal momento che siamo su un prato

    dal momento che siamo distesi su un prato
    le cose che dici non hanno valore
    valore concreto dico
    è facile oltreché naturale discorrere sui prati
    tra il trifoglio fiorito e le prime margherite dell'anno
    si possono dire tante cose
    ma di queste quante hanno valore
    valore concreto dico
    io credo che nessuna di esse valga una lira
    sono come i petali cedui
    come i filini d'erba teneri e timidamente gialli
    che mai saranno verdi veri
    pure gli aghi dei pini che il vento depone
    trafiggono i tenui steli delle parole nostre che diciamo
    ma io non ho voglia di svegliarti
    io voglio che tu dorma ancora

    domani sarò più certo che sognare è questo
    e forse ti farò capire con garbo pignolo
    come non un valore concreto abbiano i discorsi sui prati
    come le parole siano correnti d'aria leggera che l'aria dissolve
    oggi intanto mi accontento di essere l'eco che ti fa seguitare
    e di guardarti fremere e frusciare tra i rami dell'albero
    dove un ragno ubriaco fa le sue folli corse trasversali

  • 24 ottobre 2013 alle ore 18:09
    Infatuazione

    Tensione piacevole che mi sorprende,
    mi aggredisce,sfondando allegramente
    le barriere di una sopita razionalita'.
    tutto e' contorto;
    tutto e' obliquo e distorto
    per chi dall'infatuazione
    e' sepolto;
    A nulla serve il tentativo
    di spegnere il pensiero;
    l'interruttore e' difettoso.
    La tensione si e' incollata
    nella mia mente come un folletto
    dispettoso.
    Una guardia diligente mi spia le spalle;
    un intruso sconosciuto
    che riesce ad orientar
    la mia attenzione
    su un qualcosa di eccitante
    che e' spumeggiante infatuazione.

  • 24 ottobre 2013 alle ore 17:58
    Joele

    Non ci son mani che possano salvarti

    da quest'incubo che si chiama inferno.

    Non ci son mani che possano farti sorridere.

    Il sorriso è un sogno lontano,

    irraggiungibile.

    È un sogno che ogni genitore

    vorrebbe avere per i propri figli.

    Ma ahimè..., com'è dura la realtà a volte.

    Ti spezza il cuore senza che neanche tu

    te ne possa accorgere.

    Ti spezza i sogni in mille incubi

    che volando spazzano via la tua vita.

    E ti ritrovi, alla fine di tutto questo,

    senza conoscere la tua vita.

    Senza conoscerti...

    Ciao Joele

    Joele Leotta era un ragazzo che voleva cambiare la sua vita.

    Voleva migliorarla per sentirsi utile a sé stesso e alla sua famiglia.

    Ma qualcuno ha deciso il contrario: qualcuno chiamato demonio.

  • 24 ottobre 2013
    Ozono

    Guardando dritto al cielo
    un crocifisso sovrapposto
    io e dio natura
    su un letto d'acqua salata
    immersa nell'infinita
    concertazione d'amore
    che ci ha generati
    bucata dalla distrazione
    dal dare più attenzione
    a un danno che da guadagno
    nel suo lamento mi bagno
    troppi buchi sulla pelle
    troppi buchi alla natura
    salviamo l'odore del fulmine
    salviamo il nostro profumo

  • Precìpuo compito
    da reggitori dello stato

    riconoscere al popolo
    meriti e virtù

    esercitare l'onere
    d'estirpare il vizio

    ovunque esso alligni

    al contrario lumeggiare

    aspetti pervertiti
    delle loro personalità

    in vere combriccole
    di oziosi e incolti tizi

    sempre pronti alla passione
    per i rapporti conviviali

    cercare svaghi inusitati

    facendo semina di piaghe
    tra gli uomini già flagellati

    dall'esordio
    della fame nelle case

    tra i loro figli.
    .
    cesaremoceo

     

  • 23 ottobre 2013 alle ore 18:47
    Resurrezione

    Ma non eri finito?
    Non eri seppellito?
    Tutti ti davano per spacciato,
    fatto ormai scontato;
    tutto pelle ed ossa
    con un piede nella fossa.
    Ma ora sei ancora qui,
    piu' in forma e in gamba che mai,
    ad affilare le tue armi,
    ad incedere con passo sicuro,
    scavalcando ogni ostacolo.
    Le ingiurie non t'intaccano,
    le lusinghe non ti attentano,
    le tentazioni non ti prendono.
    Sei qui magicamente,amico,
    audace compagno di ogni battaglia,
    esempio di una fede,
    incarnazione di sublime virtu'
     

  • 23 ottobre 2013 alle ore 15:56
    sarcastico

    Oh, c’era una volta Il Poeta
    che scriveva del suo tempo
    intriso di emozioni.
    c’è, oggi, un poeta
    che, oh, scrive del c’era una volta
    perché il tempo è sempre quello
    e le emozioni aspettano
    da qualche parte.

  • 23 ottobre 2013 alle ore 15:55
    popolo

    sarebbe bello se un popolo
    riscuotesse i propri crediti
    e non si facesse abbagliare
    da bianche e variegate dentature
    di ingannevoli spot televisivi.
    sarebbe bello se questo popolo
    non fosse la maledizione quale è.

  • 23 ottobre 2013 alle ore 15:25
    -MALVAGITA' CELATE-

    Malvagio è colui che si cela dietro un sorriso,
    chi parla d'amicizia e t'accoltella, infimo e cattivo infinito.
    Malvagio è colui che s'accosta,
    e sotto il tuo sguardo,
    striscia.
    Malvagità celate, di amicizie strane,
    malvagità celate .
    Malvagio è anche chi ci crede,
    ma di malvagità ingenua,
    di creder a chi si insinua,
    a chi ti trasporta d'animo e in corpo porta il verme,
    verme pericoloso,
    velenoso,verme che ti mangia piano
    e ti consuma,
    e ti tiene in mano.
    Malvagio è colui che si cela dietro la parola amico,
    che ti guarda da sotto è muto è,
    è il tuo assassino.
    Assassino della gioia e del sorriso,
    dell'amicizia altrui,
    e del giorno,
    e della notte, del cammino zoppo di zoccoli color inferno,
    di code accaldate, di corna appuntite.
    Malvagità celate, di amicizie strane,
    malvagità celate, insignificanti gesti,
    e malvagità celate.
    -Vincent Cernia-

  • 23 ottobre 2013 alle ore 13:47
    Sei Cento Quattordici

    Le parole hanno fatto le valigie,
    alla chetichella fuori dalla porta,
    sgattaiolate come la goccia dal
    rubinetto libertino. Non c'è stato
    il tempo di salutarle, tutte impressionate
    dal tuo nome, decalcomania di breve
    durata, marchio sul trancio migliore,
    codice da pezzatura, tatuaggio  da
    fine galera. Le parole sono andate
    via qualche giorno fa con la faccia
    dei turisti che rimpiccioliscono
    a via Magruni dove i limoneti
    colano come fontane, le fontane
    sono serie e la resina, calamita
    con bouquet, è sirena ai gradini.
    Adesso, sinceramente, non so
    più come chiamarti, indicarti
    mi è difficile: sei una piazza?
    O un vicolo? Forse una scorciatoia,
    il complotto di due percorsi
    somiglianti.  E' che loro, le parole,
    avevano tutto: il criterio dei tuoi
    occhi, la fronte del tuo sorriso e
    adesso, senza quel sussidio,
    quello stipendio di suggerimenti,
    non riesco a tirare  in piedi
    la tua forma. Pertanto taccio,
    più silenziosa di qualsiasi silenzio
    perchè è questa mano che smette di parlare.

  • 23 ottobre 2013 alle ore 13:32
    Bisbiglio

    Si fa la muta,
    come un uccello a primavera;
    nel silenzio dei giorni storti,
    quando vorresti che fossero più obliqui.

    Il canto spezza il suono,
    troppe le parole gettate via;
    basta un po di vento
    e torna una bugia.

  • 23 ottobre 2013 alle ore 13:08
    Castello

    In un paese un castello
    teneva passaggi segreti
    in caso d'assedio ai signori
    serviti in tempi lontani.

    La sala che ora è cappella
    terribili feste serviva 
    con una botola in mezzo
    che a tradimento s'apriva.

    Di pace illusi nemici 
    intenti a balli sfrenati
    i piedi da un pozzo 
    avevano presi d'un tratto.

    Occulta una leva
    d'abisso fauci schiudeva
    e lame taglienti trovava
    chi prima lieto danzava.

    Di fama sinistra ammantato
    a Dio fu dedicato
    ma senti certe notti
    gridare ancora i morti.

  • 23 ottobre 2013 alle ore 11:57
    Deliri risorgenti

    Racchiusa.
    In un istante non effimero
    Ma sempre cangiante.
    E vivo.
    Ticchettio d’orologio che conduce all’estasi dei sensi.
    Voluttà di un sogno
    senza fine.
    Trasecolare di un palpito d’anima.
    Gemito d’orrore, ch’è paura d’abbandono:
    Mai più!!
    Il verde dell’ulivo che accompagna le mie stagioni…
    Alberi che son miei.
    Mi baciano.
    Con dolcezza.
    Scorre linfa nelle loro vene d’acqua:
    L’oro che cerco in una tubatura di colore.
    Gioia dionisiaca
    Mai frustrata,
    Rinascente purpurea,
    Mai sazia
    D’amore invincibile.
    Spazza la vergine terra dell’insondabile mare di donna,
    Sempre toccata
    Dall’irrigazione autunnale.
    Gocce di me.
    Distillate.
    In pomeriggi assolati,
    Assonnati e vigorosi.
    Respiri di prateria odorosa.
    Quando ci sei, andrai..
    Per i tuoi impulsi selvaggi.
    Bestiolina
    Che annusa,
    Fiuta e rifugge.
    Calca di foglie.
    Le pesto protestano:
    “Facci danzare sull’asfalto,
    Rugiada sul tuo viso”
    Farfalle amorfe che prendono vita.
    S’agitano stravolte.
    “Portaci nei viaggi”
    Lambiscono la soglia del viso.
    Toc toc.
    “Prego, care, sfiorate quel corpo.
    È delicato e diafano.
    Brilla da dentro.
    Trasluce, in un coro di manghi.”
    Spiaggia che si fa sera,
    Che diventa rampante,
    S’inerpica tra gl’occhi dei folli,
    E beve alla salute del mago.
    - Tranquilla profondità di sentire
    Riposo dai fanghi del creato
    Tutto sminuzzato-.
    Un passero inumidisce le labbra indurite.
    C’erano un tempo.
    Le ha dimenticate?
    S’è doppiato il capo.
    Strappo..
    Chi è laggiù?
    Una luna che rende il cielo di zolfo.
    Respiralo!
    Aiuta la purificazione.
    Tisana di suoni ancestrali.
    E così sia,
    Mia amante gioiosa,
    E scherzosa,
    E adorata farfuglia.
    Godi il silenzio che fruscia.
    E poi più nulla.
     

  • 23 ottobre 2013 alle ore 11:48
    Vulcano

    Sabbia

    Nera

    Sabbia

    Vulcanica sabbia………

    Che intontisci le menti dei viaggiatori.

    Sirene che risuonano nelle notti insonni.

    Non le odi

    Mentre piangono la tua sorte - Ulisse dei mari mai visti?

    Sono fangose le tue suole;

    Vanno alla ricerca di una casa che non trovi

    Ma poi approdi

    E vedi!

    Chi, forse,

    Non speravi più d’immaginare.

    Non conosci il tuo destino,

     Eppure lo accetti

    Esule, in terra straniera.

     E vai…..

    Continui a percorrere il filo

    Di una storia non scritta

    E che non sapremo mai:

    Perché è tua.

    E tu non lo sai mentre consumi la tua pelle al sole,

    Sbattuto dai venti-

    Tempeste che toccano il cuore-

    Non il nostro, Il tuo…..

    Sì, il tuo cuore di uomo

    Impavido, eroico----------- Piccolo uomo

    Sei tra noi.

    Ogni volta diverso

    Anche se unico.

    Faro che guidi la notte

     La rotta dei nostri confini.

    Insondabile, dolce uomo

    Ti guardo mentre valichi il mare.

    E sei bello

    Perché non conosci paura

    E’ in te:

    Le confidi i tuoi inguaribili segreti.

    E lei si fa arguta consigliera.

    Parlale ancora.

    Sono Penelope

    Ma poi non più.

    Anch’io mi trasformo, e ti ascolto

    Con languidi occhi d’acciaio.

    Parlaci sempre,

    Non tacere: su, vieni!

    E fai gonfiare le mie vele.

    T’aspetto!

  • 23 ottobre 2013 alle ore 11:36
    Notturno

    Fruscìo di capelli sul mondo
    spazzolati dalla brezza di te
    annodati ora non più;
    qui sono
    sparsa
    adagiata sui miei letti di luce.
     

  • 23 ottobre 2013 alle ore 10:08
    Se t'incontrassi!

    E se ti incontrassi? 
    ahh se ti incontrassi 
    no ma se ti incontrassi.. 
    non lo so che farei.. 
    forse.. 
    forse.. 
    ma forse è meglio se non ti incontrassi!

  • 23 ottobre 2013 alle ore 10:06
    Senza Titolo

    io ti amo perché sei.. (qualcosa di bello che non mi so spiegare)
    tu non mi ami, e vabè pazienza!
    direte, ma come pazienza..
    eh pazienza, non mi scassate le fragole nel tinello
    poi.. succede che mentre ti amo.. .. a volte...
    comincio ad assomigliarti.. 
    ma non che prendo le tue fattezze.. no.. 
    diventerei un androgino 
    (il che basterebbe a rendermi un essere perfettamente autonomo) 
    no, in pratica un giorno mi sveglio, e sono te..
    il che di per sé è un guaio!
    poi scopro che quando sono te, mi sento te.. 
    parlo canto muovo le mani e sono le tue.. 
    gesticolo nervosamente, parole che saltellano dalla mia bocca 
    e sembrano proprio uscire dalla tua.. con la stessa dolcezza, forza 
    e pure antipatia, 
    quanto mi odio, quando odioso, mi faccio odiare come io odio te.
    ...sicuro non sono te, quando chiedo a qualcuna di fare le cose zozze.. 
    insomma io non lo so cosa voglio dire con quest'ammasso 
    nevrotico serale di parole sparse a cazzo.. 
    ma secondo me, mannaggia a te.. ti assomiglio e questo a chi non lo sa, piace..
    e si innamorano di me.. no, aspe, è di te che si innamorano (ma non lo sanno)
    lo vedi? c'è un tale caos in giro 
    che siamo tutte metà incomplete sparse a prendere l'amore sbagliato
    in tutto ciò mi domando.. io.. dove cazzo sono finito?

  • 22 ottobre 2013 alle ore 23:06
    Vorrei lasciare

    Il mio tempo
    è fiume in piena
    che dirige verso il piano
    dileguandosi veloce
    per sparire ed esser nulla...
    nell'immensità del mare
    È uno spazio virtuale
    affidato a me per poco
    ed io essere mortale
    per impronta
    vorrei poter lasciare
    pochi versi
    ma essenziali...
    che spingano a pensare.

  • 22 ottobre 2013 alle ore 21:58
    -MARE E PENSIERI-

    E d'innanzi a me il mare
    la sabbia, e io seduto.
    E d'innanzi a me il mare,
    è bagnata, dura, è fredda
    è compatta,
    come quando piove e poi rasserena.
    E d'innanzi a me il mare
    mosso, arrabbiato,
    e lo guardo fisso
    e sembra minacciarmi.
    Il cielo è cupo e chiuso,
    fra il grigio e il nero
    e d'innanzi a me il mare.
    E i miei pensieri come di lui il colore,
    e il vento li trascina di qua e di la 
    come gli uccelli, che sbandano
    al cielo felici.
    E il faro, e la luce gira , e, impulsi di luce
    ed io lo guardo fisso, a impulsi i pensieri,
    e arriva lontano
    e d'innanzi a me il mare.

  • 22 ottobre 2013 alle ore 21:57
    PUGLIA

    Le salentine melodie serali
    le magiche meraviglie d'intere apuliche terre.
    Dalle curve nel cielo e nel mare
    di garganiche viste,
    alle distese d'ulivi brindisine,
    alle spiagge di mar d'amare
    tarantine
    e le salentine melodie serali.
    Tamburellanti e lunghe passeggiate baresi
    e cielo, e terra e mare.
    E' puglia che salta di gioia
    è puglia che pulsa di vita
    è puglia di terra e cielo
    è puglia di sabbia e mare.
    Mia puglia natia
    mia puglia d'amor.
    -Vincent Cernia-

  • 22 ottobre 2013 alle ore 21:56
    IL TRENO

    Triste è sempre il ritorno
    Del treno che in avanti va
    Del ricordo che come i binari ti rimangon dietro.
    Triste è la corsa 
    Triste è l'arrivo.
    - Vincent cernia-

  • 22 ottobre 2013 alle ore 21:54
    STRETTA A ME

    A te la mia testa, il mio respiro e il mio cuore, a te le mie lacrime e le mie risate, il mio esser pazzo e il mio esser vivo, a te che sei tutto!
    ...ti ho stretta a me, ovunque tu sia... Ovunque, ti ho stretta a me.... 
    -Vincent cernia-