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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 ottobre 2013 alle ore 17:39
    Compagnia apparente

    Caduche, sole, foglie in balia del vento siamo.
    Sul ramo compagnia apparente, ma, alla fine, niente:
    ci libriamo in volo, 
    e cadiamo al suolo.

  • 30 ottobre 2013 alle ore 12:44
    Sei Cento Ventidue

    Oggi è mercoledì: lo sanno le foglie,
    tutto il dannato paese sa che giorno è.
    Non può certo esserci mistero in una
    casa grande quanto un pollaio.
    In tutte le piazze c'è una Rosa seduta
    ad aspettare la fine della scuola
    contando arance come fossero pepite.
    Girotondo e forchettoni: una finestra
    sbraita il budello della sposa.
    Sulle mensole lucenti come orinali,
    stanno le prove  ed i corredi, tazzine
     e specchi, la noia non ha bussato.
    Verrà dopo lo sbiancamento dell'ennesimo
    merletto, dopo le scorie della cena,
    sotterrate per la differenziata.
    Toccarsi è un miracolo  che fanno
    solo i Santi, quella sacra geologia
    che entra nel costato e cava il fossile
    di un taglio, l'ambra di uno sputo,
    la resina da un pediluvio.
    Noi gli somigliamo:
    le ali inferocite irrigidite già in bastoni,
    l'aureola deglutita  e l'oscuro potere
    di cui ci accusano inciso e deportato
    come la cappella parassita di un tossico funghetto.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 21:09
    Sei Cento Ventuno

    Una muratura non avrebbe saputo far meglio,
    l'apri e chiudi non ha più restituito la combinazione.
    Inutile scardinare: dall'ogiva si stabilisce solitamente
    il colpo, ma l'arma è lontana dei chilometri e resta
    comunque intatto il suo prodigio.
    I muli qui costruiscono case, elevano cortine
    di mattoni, dentature precise quanto l'arco
    di un dio. Ma tu hai fatto di più ed è tutto un
    santuario il tratto dissestato che dal mio ventre
    adesso arriva all'inverno consacrato.
    La bocca di una bambina che ride a colazione
    e tutto quel che dice sembra panna,
    il suo silenzio un bricco di latte appena munto.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 21:01
    Nel ricordo

    Madre avvolgente
    come un'idea
    che non ti abbandona
    come un abbraccio
    che vuol difendere
    il corpo e la mente
    dal freddo pungente
    Madre riunitiva
    della durezza
    e della dolcezza
    ne comprendi la sottigliezza
    anche se sorgo incompresa
    ribelle contraria
    mi allungo nel ricordo
    di bimba cullata
    amorevolmente rassicurata
    e riacquisto saggezza
    evitando il divenire
    mangime per polli e foraggio
    madre del mio coraggio
     

  • 29 ottobre 2013 alle ore 20:51
    L'attesa

    Mi è nemico il tempo
    arido e amaro
    che non sa più distinguere
    la mia presenza
    e la tua assenza.

    Mi è nemico il tempo
    gocciolio spasmodico
    sulla mia testa
    mentre attraversa le sue isole
    senza arrivare mai.

    Mi è nemico il tempo
    come roccia crudele
    passato a dipanare pensieri
    come reti intricate.
    E nel silenzio
    di questo tempo avverso
    io ti apetterò
    come una casa vuota
    bianca di sole
    e profumata di salsedine
    in un giorno d'estate
    ove tu...tornerai
    ancora...ad abitarmi.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 20:47
    Sei Cento Venti

    Avevo una cosa in mente, poi
    l'ho dimenticata. Come sempre accade
    quando mi svesto e metto le tue ossa.
    A chi mi guarda e dice " fa attenzione
    che non sta bene prendersi le malattie
    degli altri, certi catarri asciutti e le
    sconfitte" , faccio spallucce e rido.
    Che già sono te dopo le cinque.
    Avevo una casa e l'ho spogliata:
    adesso è aborto, un nido ormai
    sbiancato dalla covata in decollo
    e laureata, e sta sul ramo tutto
    sciancato, lo spettinato, le travi
    e la pagliuzze puntate in fuori,
    vecchi cannoni, pubblica
    uscita di interiora, come una volpe
    a cui è schizzata la mobilia
    nell'impatto. Dovevo dirti una cosa
    e non so se l'ho già fatto.
    Ma se così non fosse, spero mi
    perdonerai per questo ossobuco
    con cui ti amo, rigido occhio che
    più non vede e per midollo inzuppa la tua tana.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 20:21
    Sociofobia

    Come cuccioli di menzogne usciamo alle nostre vite,
    usciamo fuori al reale esposti ad un fallimento costante,
    agnelli sacrificati al altare della vita e della società.
    Come tanti piccoli nematodi ci aggiriamo strisciando
    in un putrido humus sociale, tutti uguali, tutti conformi,
    vedendo ciò che vogliamo, ascoltando solo chi ci da ragione.
    Spogli della sicurezza in noi stessi, nudi alla luce del mondo
    ci creiamo riparo nell'essere tutti cloni di un abozzo.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 20:19
    Canto di un bevitore d'assenzio

    Caro amico che attendi,
    lieto ed immobile nel tuo calice,
    le gocce d'acqua che scendono
    dalla fontana e bagnano, sciolgono, 
    l'amata zolletta 
    che giace su cucchiaino.
    I flussi ti intorbidiscono
    ti rendono opaco ed amabile,
    liberano il tuo potere ed
    il tuo aroma irresistibile,
    dolce amante di un sorso
    che doni percezioni liete
    in un rituale lento, eterno.
    Pochi istanti ancora e potrò averti
    prima di ritirarmi in me e pensare
    a come saranno i miei sogni,
    a come accarezzi le mie papille.
    Portami per mano nelle mie pupille!

  • 29 ottobre 2013 alle ore 17:24
    C'è posto per due

    Restiamo così,
    una spina nel fianco dell'altro
    accampati nei giorni
    nel miele-oro d'autunno.
    Con te sarò buona,
    riconosco dal fiuto
    il randagio fratello,
    siamo qui per pigrizia,
    c'è posto per due
    affamati
    che pensano ad altro.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 16:13
    Vedo tanti amici zoppicare...

    Nel cielo grigio di grigie prospettive

    sono ostaggio consapevole
    di misteriose incertezze

    lame di un debole sole al tramonto

    che sgorgano nell'infinita speranza
    di frenare le lacrime e gli anni

    e scordare umiliazioni e vergogne
    per mille azioni misere commesse

    che ancòra impregnano
    i meandri dell'anima

    centellinare istante dopo istante
    sogni celesti

    e in quel chiarore

    accorgermi di essere parte di essi

    impedire al cervello
    di manifestare le sue tristezze

    e far si che smarrimento e impotenza
    non divengano ostacoli invisibili

    nell'ammaliante nebbia
    che intralcia il cammino

    inalarne l'anestetizzante
    e intensa fragranza

    e risvegliarsi in nuovi fulgidi sorrisi
    .
    cesaremoceo

  • 29 ottobre 2013 alle ore 14:11
    Sei Cento Diciannove

    Faccio sempre lo stesso sogno:
    tu che mi sproni ai fianchi e che
    ripeti: " Sono io, sono io per te".
    A volte sei vestito da dottore, in
    altre da ambulante: o mi curi
    o mi nutri. Di certo sai di pino,
    di gomiti puntati su tavolacci e
    pegni, di cortesie mancate e lana
    usata più che spesso, armatura
    su cui sono caduti tanti inverni.
    Di certo sai di spalle e di pensieri,
    di tegole e spioventi, di fiori che stanno
    solo in piano e per i quali ogni declivio
    è ghiaccio. Faccio sempre lo stesso
    sogno: il mio seno che chiude dopo
    le venti come un confessionale, le mani
    nella folla delle prudenze e dei dinieghi e
    la tua forma confusa con quella di
    un bancale. O siete immobili o
    siete vivi. Certe fiamme sembrano
    dipinte fino a quando attraversandole
    senza guardare, il fuoco non ci investe.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 13:39
    In Certosa

    Di primo autunno,
    quanto è dolce
    andare in Certosa, se piove.
    Solo qualche ombrello
    si conta sulle dita
    di una mano.
    E nel grande camposanto
    tanto silenzio
    che fa compagnia...
     

  • 29 ottobre 2013 alle ore 13:12
    Al lettore

    Tu che mi leggi 
    partecipe d'emozione
    ti compiaci dei versi
    oppure dell'immagine
    consona ai palpiti
    diversi del tuo cuore
    ma puoi anche irridermi
    condividendo niente
    dei mille miei segnali.

    Accade ad ogni autore
    che le parole adoperi
    scegliendole a sé giuste
    contento dei lor suoni
    immagini evocante
    a crescere piaceri
    per un fantasticare
    aperto a tanti mondi
    non certo adatti a tutti.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 7:37
    DAWID

    Passione e amore per sempre avrò...
    pensando a te amato figlio, 
    vedendo te nell' immenso splendore
    che circonda il nostro fragile cuore.

    Lì,
    oltre l'azzurro del cielo, 
    ammiro il mio Dawid che 
    canta la Gloria e vive di pace...

    Nuova vita... d'amore, 
    nuova vita di luce
    accoglie dolce fragranza
    di vellutata essenza.

    Si!
    candida... 
    armoniosa luce 
    sei per me, caro figlio mio.

    Sei dentro questo cuore che
    pulsa solo amore.
    Sei dentro una farfalla che 
    vola e mai si stanca.

    Sei dentro la tua mamma che 
    t'ama e ti consola, 
    in quella tomba di dolore che 
    tanta speme forgia in cuore.

    Sei dentro una canzone, 
    per dar spazio ad emozione.
    Sei dentro un angioletto
    per dar voce a immenso affetto.

    Sei dentro chi ti ama, per far loro ricordare... 
    quanta vita vuoi donare,
    quanta gioia vuoi mostrare,
    quanto affetto nutri in petto.

  • 28 ottobre 2013 alle ore 21:41
    Ancora di salvezza

    Nel naufragio
    del mio animo
    il mio pensiero
    a te fisso
    salva me medesimo
    dal mancamento
    dal venir meno
    dallo svenimento
    Come medicamento
    come unguento
    come rimedio
    il tuo esistere quotidiano
    placa il mio cuore tumultuoso
    rasserena il mio animo
    dona la pace a me medesimo
    rendendo tutto più sicuro
    Ci unisce il pensiero
    ci avvicina il ricordo
    ci accosta il discorso
    ci incatena il laccio
    ci lega l’innamoramento
    ci stringe l’inconscio
    ci preme il disagio
    ci comprime il desiderio.

  • 28 ottobre 2013 alle ore 17:09
    Haiku

    Carezza il mare
    con lieve  tocco di blu
    Sogno d'autunno
     

  • 28 ottobre 2013 alle ore 14:29
    Liberi

    liberare la mente con le parole

    sciogliere i nodi del cuore

    emozionarsi ancora

    cogliere sfumature della vita

    complicità spontanea

    poesia di movimenti

    fantasia di misteri

    seguire la corrente

    correre a perdifiato

    fino alla fine della discesa

    sospinti da un vento magico

    attirati dall’infinito

    li dove l’arcobaleno finisce

    li dove inzia un sogno

  • 28 ottobre 2013 alle ore 12:53
    Sei Cento Diciotto

    Tu sei il fosso, io il piede
    che vi cade fino alla caviglia.
    A caccia sei micidiale ed
    orizzontale e quanto più
    mi torco, più mi avviluppo
    nella morsa al punto che,
    disincastrata, non so librarmi
    e voglio nuovamente intorno
    il dentato girello doloroso.
    C'è un mondo intero che potrebbe
    vivere senza di te, ma io sono come
    il pesce quando è pescato, argenteo
    astronauta privo di tuta  sollevato
    paonazzo dall'atmosfera delle onde.
    A cui basta poco, una calatina,
    per riaccendere la branchia.

  • 27 ottobre 2013 alle ore 21:08
    Immoralità

    E sbattere le palpebre

    tradendo accenni di sorrisi

    a manifestare
    il mondo di slealtà in cui vivere

    professando una religione
    da protestanti part-time

    dove si vorrebbe fermare il tempo

    a restare sempre vecchi
    e godere in capricci e perversioni

    traviazioni del buon senso

    oppure credere
    di rimanere eternamente giovani

    per sfruttare le fresche forze
    e continuare a giocare con la vita

    tra lacrime di autocommiserazione

    nella paura di esprimere i sentimenti
    in letti disfatti 

    esternare ruvide emozioni 
    e condividere in comunione

    le evanescenti sensazioni
    di dipendenti del sesso

  • 27 ottobre 2013 alle ore 19:22
    Fantastica follia

    Bella questa follia
    che mi prende per mano,
    improvvisa m’ innalza
    e mi mette allegria.
     
    Fantastica follia che arriva nel mio autunno,
    mi fa volar col vento
    appesa ad un ombrello
    d’arcobaleno tinto.
     
    Follia magica e bella,
    mi scompiglia  i pensieri,
    rimette le ali ai sogni,
    mi fa tornar bambina felice nei miei ieri.
     
    Follia dentro i miei anni,
    con lei posso cantare stornelli a squarciagola
    in mezzo a tanta gente
    che guarda e non comprende.
     
    Follia divina che mi fa star bene,
    sconvolge la ragione
    e io la seguo danzando insieme vento
    come un bambino fa col suo aquilone.
     

  • 27 ottobre 2013 alle ore 19:14
    Esercizio semplice

    Parole, nulla di più leggero da dare.
    Parole, nulla di più pesante da portare.
    Parole, dette e taciute, ceneri e memorie.

  • 27 ottobre 2013 alle ore 17:57
    ...

    i tuoi occhi
    hanno il sapore delle nuvole
    hanno il suono del mio accordo preferito
    non hanno il colore del cielo di oggi
    ma quando il cielo è come oggi, penso ai tuoi occhi
    questo giro di la minore che suona 
    le stanze silenziosamente si riempiono di noi
    e i tuoi occhi, i tuoi occhi sono gli occhi più belli che conosca
    il pomeriggio passa
    la domenica pomeriggio non passa mai
    e vorrei che i tuoi occhi mi sorridessero 
    come quando sono esaltato 
    come quando sono triste
    come quando i tuoi occhi sorridono ma 
    vogliono piangere.
    E pare che non capisca mai cosa vogliono i tuoi occhi
    pare che non capisca mai di che colore sono i tuoi pianti
    ma suonano anch'essi come questo giro di la minore 
    che ripetutamente non smetto di ascoltare
    evocandoti, ogni volta che il tempo scandisce le sue pause tetre
    e tu, tu e i tuoi occhi state là
    troppo lontani così vicini
    ma che ce posso fa
    è domenica pomeriggio 
    se non pensassi i tuoi occhi 
    mi annoierei

  • 27 ottobre 2013 alle ore 17:17
    Io resto accanto a lui

    Io... resto accanto a lui,
    freddo o pioggia...
    io resto accanto a lui.
    Lui non mi abbandona mai.
    Ci attraversano
    attimi di vita insieme
    sguardi curiosi
    a volte indifferenti
    passi affrettati…
    Il suono di una monetina
    scalda lo stomaco.
    Il corpo, immobile, intirizzito
    impregnato di rassegnazione…
    Mi tende la mano…
    Gli do la zampa…
    Io… resto accanto a lui.
    Mi da’ la zampa
    la stringo nella mano…
    Io… resto accanto a lui.
     

  • 27 ottobre 2013 alle ore 14:04
    Sei Cento Diciassette

    Non sono ancora nata: quando
    accadrà, il mio vagito dovrà spezzare
    il mondo, il cordone srotolarsi fino
    all'inguine della montagna, noioso più
    del velo dell'ultima sposa, retto da quattro
    damigelle trafelate, ridicolo crasso
    edulcorato, mondate le budella, accolgono
    il ripieno. Non sono ancora nata:
    quando accadrà voglio tante braccia
    quante saranno le mie smorfie, essere
    accarezzata da prodigio, schiaffeggiata
    non più di una volta, dalla pelle leggeranno
    il mio futuro, tenera posa raffreddata
    dopo il rigurgito, sul fondo dorme quasi
    sempre la verità. Non sono ancora
    nata e quando sarà voglio essere lucida
    quanto una perla, il sangue, farcitura,
    ipogea, tenuto giù all'inferno;
    voglio essere pulita, come  venuta da un
    ordinato anfratto  e non dalla calda conca
    prosciugata dal tuono della spinta.
    Venire come una nevicata improvvisa,
    quando tutto il cielo è in apnea, immobile,
    una bestia coricata sul fianco
    in mezzo alla carreggiata  che sembra
    morta finchè,  guardandoci, non  schizza via.

  • 27 ottobre 2013 alle ore 12:58
    Il Fato

    Or quando il danno la tua vita tange
    ed a nessuno puoi addurne il danno,
    al fato riportar puoi tutte frange
    che sol’esso a vita dà sì tant’inganno.
     
    Non ti curar, perciò, di danno e inganno,
    prosegui per la via irta e spinosa
    ché quello da portare è il tuo affanno;
    nato non sei a condurre vita gioiosa.
     
    Né conviene tener cruccio entro core,
    né a fato  convien pensiero donare
    ché quando mala sorte salta fore
    contro essa nullo pote nulla fare.