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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 07 gennaio 2014 alle ore 13:37
    Notte estiva

    Lente e lunghissime  ombre
    la candela proietta sulle pareti,
    stanze bianche, sedie di legno.
    Suonano violini immaginari
    in queste lunghe notti afose,
    scorrono piano, come gocce.
    Tutto precipita verso un oblio
    sublime, mistico, infinito tormento,
    piacere lento ed estatico che stringe
    come un nodo, che stinge come
    zucchero  nel forte nero assenzio.

  • 07 gennaio 2014 alle ore 11:22
    Mi incammino

    Mi incammino nella speranza
    di una notte che finisce
    oltre rugose occhiaie
    di sporgenze infinite
    che tagliano il tempo
    urlandogli in faccia
    momenti sofferenti
    colmi di nostalgia
    e sogni che altro non sono
    in questo solitario universo
    silenzioso, dove tenerezza
    non c'è, nel vivere male
    dell'eterna imperfezione
    dell'umana condizione

     

  • 07 gennaio 2014 alle ore 11:11
    Passaggi segreti

    La lontananza di questo
    oro del giorno che misura il cielo
    sulle frontiere di marmo
    è diventata viva come
    una montagna invincibile.
    La mia voce ha lavato il confine
    con una seconda lingua
    e dice dell’incolore del tempo
    e delle carcasse dei meli,
    dei mari lasciati nel viaggio
    in un incompiuto di
    passaggi segreti.
    Da ogni fonte scaturisce
    la siccità molteplice delle distanze,
    il giorno passerà con le sue ali di roccia
    e infine il fiume
    parlerà con la mia voce
    tra le sue
    correnti di nostalgie.

  • 07 gennaio 2014 alle ore 10:35
    Paura Di Amare

    Intensa la paura
    Dell’andare incerto
     
    Tra le rocce sconnesse
    E una pioggia violenta
     
    E confidare nell’ardente
    Tragitto luminoso e lieto
     
    Lontano dalla solitudine
    Tra Profumi del prato
     
    Nei cuori cercati orizzonti
    Vicino al faro guida celeste

    Che protegge le fife del buio
    E l’insaziabilità delle voglie
     
    Nel quotidiano vivere la luce
    E l’amare fatto di semplicità

    Con nuovi propositi futuri
    E molte riflessioni d’amore

  • 06 gennaio 2014 alle ore 21:39
    Il richiamo

    Non guardo mai il cielo,tranne quando c'é il richiamo,
    l'eterno appuntamento con la luna
    non guardo il cielo per avere una mappa
    non mi guidano le stelle sono troppo belle
    e la bellezza sconvolge e inganna....
    questo mare scuro ,questi percorsi difficili
    questi sentieri pieni di ostacoli dove spesso annego
    sono il mio percorso.
    inganni e ostacoli sono due cose diverse .
    Sono arrivata all'appuntamento
    ci sei tu ad attendermi
    ma non avevo tutta questa certezza...
    alcune stelle non sono presenti dalla vergogna;
    C'é una grande differenza tra certezza e fede.
    Sai,non ha mai stonato il mio canto d'amore

  • 06 gennaio 2014 alle ore 20:13
    Onde di silenzio

    Il silenzio dice tante cose.

    Dice chi sei, perché soffri.

    Avvolge misteri dentro ai quali noi

    abbiam dimora.

    Avvolge momenti indimenticabili.

    E, in codesto silenzio,

    il nostro ascoltar diventa armonia.

    E, in codesta armonia, noi,

    ci ritroviam diversi se vogliamo.

    Ma in fondo siam sempre noi.

    Il silenzio dice tante cose,

    ma chissà come mai tace sempre.

  • 06 gennaio 2014 alle ore 18:07
    presto partirò

    presto partirò
    ho un appuntamento
    un appuntamento con un sorriso al crocevia dei sogni
    un appuntamento alla stazione della compassione

    il mio treno non aspetterà per molto, non aspetterà in eterno, no
    il treno ad alta velocità e intensità di emozioni non attenderà i ritardatari 
    e non farà eccezioni, no
    il controllore chiederà di vedere il biglietto
    il lasciapassare che noi tutti abbiamo inciso dalla nascita sul cuore
    e mentre il treno correrà veloce in un senso 
    io lo camminerò in senso contrario sino all’ultimo vagone
    è lì che un frammento del senso della vita e del mondo sarà alloggiato
    in attesa, a riposo 

    e all’arrivo al capolinea forse l’avrò raggiunto,
     forse l’avrò colto e assaporato,
     forse no
    ma poco importerà
    l’importante è partire
    l’importante è essere coscienti che
    mentre la vita scorrerà sempre e solo a senso unico 
    verso lo stesso capolinea per tutti noi passeggeri paganti e non
    la nostra anima prima o poi cercherà la ragione di questo viaggio, sempre a ritroso sempre alla fonte originale
    nella culla del cuore da dove noi tutti siamo partiti un tempo
    sempre là all’inizio del nostro pellegrinaggio
    e il senso della vita ci attenderà nell’ultimo vagone 
    a noi indovinare la giusta direzione
    nella tormenta nell’indecisione nella confusione
    che sempre ci accompagneranno
    a noi annusare la polvere nel vento 
    nel mezzo della tormenta, nell'occhio del ciclone
    e indovinare la giusta direzione

    presto partirò
    e così sia

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/presto-partiro.html

  • 06 gennaio 2014 alle ore 16:23
    Il giorno prima dell'addio

    Non mi amerai 
    come i misteri
    di spine e rovi
    Celanti dentro
    del mondo 
    il segreto

    Non ti amerò 
    distante 
    Pensato
    Creduto vicino
    E le ciglia umide
    sotto i capelli 

    Non scalerò 
    i gradini del tuo corpo
    Incostante di luna
    Caldo e nobile principe

    Per poi tramutarti
    in terra sconosciuta

    Non mi amerai paura
    di cambiare
    D'esser piccolo
    Fragile giocattolo
    fatto di specchi

    Ti amerò 
    Per sempre
    Allora 
    Libertà dell'attimo

    Albatros e rondine
    Come mistero 
    ineffabile

    Sogno proibito
    d'avere due ali

    Rinuncio a D(io)

    Perfetto in me

    Poiché io
    ho ancora
    qualcosa
    di 
    Te 

  • 06 gennaio 2014 alle ore 13:15
    Alle terme

    Claudicanti, curvi, col bastone andavano avanti
    non si sarebbero fermati se non là alla fonte
    quella della giovinezza ai vigorosi corpi rinnovati
    col magico liquore per i fuochi amorosi del cuore.

    Era la promessa dell'acqua nei contenitori
    cantava dai putti danzanti con ninfette bionde
    sull'etichetta a prova d'irresistibili imbonitori
    certo agli stanchi vecchi piacevole illusione.

    Un'orchestrina allietava coi suoi suonatori
    alle terme i balli e le conversazioni nel salone
    e camerieri impeccabili passavano fra i tavoli.

    Arrivava di tanto in tanto qualche dottore
    sorridente condiscendente ai facoltosi
    e nelle pause sul silenzio gorgogliava il fonte.

  • 06 gennaio 2014 alle ore 9:34
    La serietà

    La serietà è bellezza
    rara, se non esistesse
    scoppierebbe un pandemonio
    ed il mondo continuerebbe
    a vacillare, senza sostegni
    per attaccarsi a pali forti
    che reggono gli umani
    indeboliti da raffiche di vento
    spaventose, su convogli
    provvisori, che attendono
    sostituzioni, e finire
    temporaneo servizio

  • 06 gennaio 2014 alle ore 2:39
    Sette lune di vetro

    Sette lune di vetro
    ti veglieranno il sonno
    come sentinelle appostate
    sull'altana del mio sguardo.

    Si svestirà la sera
    dai panni d'imbrunire
    e indosserà Poesia
    e i colori della notte.

    Sette lune di vetro
    sfumeranno all'alba
    sciogliendo i cristalli
    in un inchino
    prostrandosi alla bellezza
    dei tuoi occhi
    dischiusi dentro ai miei.

  • 06 gennaio 2014 alle ore 0:51
    -LO SCRITTORE PAZZO-

    Questa è la strana storia
    di uno scrittore pazzo 
    che voleva raccontar la sua folle vita.
    Di corvi neri sulla sua testa a volteggiar felici
    di carrozze al galoppo
    di funebri episodi, 
    di mari agitati e
    di cuori rotti
    di cuori in cocci,
    frantumati,
    ma il folle non aveva fretta.
    Lui scriveva
    e intorno a lui
    fumo di sigaretta.
    Questa è la strana storia 
    di un uomo affranto
    rideva di gusto ma assaporava il pianto,
    voleva mille e più distese di felicità infinite
    voleva sognare
    di oceani 
    di deserti
    di amicizie mai finite.
    Questa è la strana storia
    di lui e della sua penna
    di una amata figlia
    e di una amica musa,
    di bevute amare e salivazioni mute
    di occhi rossi e occhiaie nere
    di notti insonni e di molte candele,
    di fogli strappati
    di libri scritti
    di libri finiti e
    e poi bruciati e pianti odiati.
    Questa è la strana storia
    di un visionario d'amor
    che per resister allo stress
    narrava storie,
    che per riempire i vuoti
    cantava di luppolo e
    e
    scriveva di cuor.

  • 06 gennaio 2014 alle ore 0:13
    -VINTI-

    Abbiamo fatto vincere l'invidia
    la mala gente, la malvagità,
    abbiamo fatto vincere i cattivi sui buoni
    i malpensanti 
    i mentecatti
    i ricchi sui poveri
    i prepotenti.
    Abbiamo fatto vincere il malcostume
    la cattiva politica
    l'Italia piccola su quella enorme,
    abbiamo fatto vincere l'inettitudine sul merito
    il male sul bene
    i rancorosi sui buoni amici
    i pensieri cattivi su quelli positivi.
    Abbiamo lasciato il campo alla merda
    abbiamo calpestato i fiori e il profumo d'erba,
    abbiamo chiuso gli occhi sui delitti evidenti
    gli abbiamo riaperti quando ormai i fari erano spenti.
    Abbiamo fatto vincere la noia sulla voglia di fare
    un bicchiere mezzo vuoto su uno mezzo pieno,
    il vomito 
    il delirio sulla ragione,
    abbiamo pianto al posto di sorridere per ore
    abbiamo fatto vincere il lamento sul fare
    la malattia
    l'aria inquinata
    la tastiera sulla carta d'inchiostro bagnata.
    Abbiamo fatto arricchire chi già lo era
    impoverito chi le lacrime neanche aveva
    la sudditanza sulla propria coscienza.
    Abbiamo, abbiamo fatto
    e lo rifaremo
    poi non lamentiamoci del cattivo pensiero,
    abbiamo, abbiamo fatto
    e lo rifaremo
    poi non piangiamo sul nostro stesso veleno.

  • 05 gennaio 2014 alle ore 15:43
    Un giorno al finire

    Lento un velo

    dal mare s’innalza

    Pennellata distratta

    di blu

    l’orizzonte esalta

    Ali si spiegano

    a tagliare la linea, lì

    dove il mondo finisce

    Resta fermo lo sguardo

    sul velo pudico

    che il viso del sole

    lentamente occulta

    Son occhi quei cirri

    a tergo d’ un tiepido vento

    che scemando, accarezza

    e con cura disegna

    languidi occhi

    di un giorno al finire.

     

  • 05 gennaio 2014 alle ore 10:36
    Epifania 2014

    La Befana Genoveffa 
    la sua scopa guarda mesta
    il governo l'ha tassata
    grama inizia questa annata.

    Col carbone che scarseggia
    la vecchina si riscalda
    e leggera n'ha la sacca
    per i doni della festa.

    Verrà a notte la vecchietta
    ed il bimbo che l'aspetta
    avrà piena la calzetta.

    E i cammelli con la sfoglia
    porteranno alla capanna
    i Re Magi alla Famiglia.

  • 05 gennaio 2014 alle ore 8:43
    In balia del caso

    In balia del caso
    t’incontrai
    primula rossa
    novella primavera
    afferrai la tua sensibilità
    odorai il tuo profumo
    come avida ape
    gustai la tua dolce ambrosia
    osservai il tuo fascino
    nella sua genuina probità.
     
    In balia del caso
    ora il mio cuore languido
    trafitto da un aguzzo dardo
    giace esanime e inerme.
    Come goccia d’acqua
    sul terso vetro
    sei scivolata via
    in un attimo
    ti sei fatta eterea.

  • 04 gennaio 2014 alle ore 22:33
    Conti quanto vali

    Conti quanto vali
    l'unica cosa che conta
    davvero per il nostro
    domani, che si affaccia
    dalle nubi, di contrasti
    quotidiani, tra la gente
    ed il dolore intollerante
    che si combatte
    con la forza del pensiero
    di mine vaganti, nei respiri
    affannosi, per testardi
    che impediscono di respirare
    di vivere serenamente

  • 04 gennaio 2014 alle ore 21:51
    Problema (Impressioni)

    Parliamone, non ci teniamo
    il fermento nel cuore
    che rovista i nostri pensieri
    accomunati da un solo pensiero
    lui, raccoglitore di eventi ripresi
    che spaziano e circondano noi
    raccolti in quel contenitore indispensabile
    per noi, della nostra storia riavvicinata
    venendoci incontro

     

  • 04 gennaio 2014 alle ore 21:33
    Per piacere

    Un corpo di giovane
    faustiano desiderio
    per innamorare
    le rose del mattino
    e il profumo averne
    cancellando il tempo.

    Le rose restano belle
    accettandosi vecchio
    capaci di affascinare
    fino all'ultimo sguardo
    ed è il vero amare
    a sconfiggere il tempo.

  • 04 gennaio 2014 alle ore 21:17
    Daisen (esserci)

    Esserci, da poco qui
    piccolo mio, piovuto nel mondo,
    con il ricordo inconscio dei tuoi suoni ovattati
    e l’acqua che ti rendeva più pesce che uomo.
    Poi sei piovuto qui
    nel nuovo mondo
    di cui assapori più incertezza che chiarezza.
    Di buono c’è il seno della mamma,
    che ti promette cibo e amore.
    Ma anche quello lo devi guadagnare,
    ed è un lavoro nuovo,
    da esplorare.
    Ci sono voci,
    che non riconosci,
    intorno a te…
    che noi sappiamo voci,
    ma tu non discerni che rumore,
    incertezza anche quella
    che non assicura, ancora, amore.
    Poi lo saprai,
    che il suono delle voci
    è quello di chi ti aspettava al mondo
    voci di chi amava ancora prima che tu nascessi,
    voci di chi ti ama oggi e ti amerà domani.
    Ma tu, piccolo mio, piovuto al mondo,
    lanciato in mezzo a noi,
    con il ricordo inconscio di una quiete
    che hai perduto,
    adesso ancora lotti, ogni minuto,
    coi tuoi sussulti,
    le manine aperte,
    i tuoi sospiri
    e i tuoi pugnetti stretti nella quiete.
    Noi, già piovuti in tempi differenti,
    in questo mondo,
    che conosciamo appena un poco più di te,
    staremo attenti
    a darti sicurezza
    amore, certezza e consuetudini felici.
    Staremo attenti a farti un po’ da nido
    e un po’ da allenamento al volo,
    per fare sì, che tu,
    cresciuto, un giorno,
    ne voli, con ali forti e nuove,
    sempre più fuori.

    In tedesco, Dasein è sinonimo di esistenza. Il  filosofo Heidegger parlava di "esserci" e l'essere umano viene "lanciato" nel mondo. Ho pensato al mio nipotino, lanciato nel mondo, proveniente dal suo mondo e mi sono immedesimata nella sua naturale difficoltà di adattamento e comprensione. "Esserci", vuole dire vivere il tempo e lo spazio della nostra vita ed interagire con gli altri... un po' semplificato, ma è il senso che ho dato al titolo.

  • 04 gennaio 2014 alle ore 17:45
    Toto-Kaye

    Un dedicato
    (Per quando ci si deciderà finalmente
    ad uscire da noi stessi medesimi)

    TOTO'-KAYE

    Piccolo essere -
    sintesi d'universo -
    ricordo e omaggio di quel bambino che fu
    ripresentaci le tue gesta,
    i tuoi lazzi
    i tuoi sfottò.
    E in volo elastico
    sorvoleremo miserie e ragadi,
    fino a ricongiungerci
    colla risata finale di noi
    che,
    anziché seppellirci,
    ci libererà.

    (Settembre - 1997)

    A Totò
    A Danny Kaye

  • 04 gennaio 2014 alle ore 16:04
    Vino rosso e dischi in vinile

    il piatto che gira e la notte che avanza
    Io e te da soli dentro la stanza 
    Ci scaldiamo al fuoco del nostro camino
    In questo attimo che sembra divino

    dai solchi ci arriva la musica giusta
    sempre noi due, costi quello che costi
    stringimi forte dammi calore
    attraverso la pelle siamo un solo colore

    le note ci guidano nel nostro viaggio
    la puntina sembra quasi darci coraggio
    il mondo stasera può pure fermarsi
    per chi come noi ha il coraggio di amarsi

    c'è lucio che canta, una ballerina che balla
    i miracoli avvengono, nella notte più bella
    mi stringi la mano, mi baci la bocca
    la vita è la nostra, guai a chi ce la tocca

    un disco nero, ma pieno di vita
    una storia d'amore che sarà infinita
    ti addormenti piano ascolto i sospiri
    ti canto "ti amo" come un 33 giri

  • 04 gennaio 2014 alle ore 12:49
    Anno nuovo

    Ti aspettiamo con le onde
    che flagellano il cuore
    provando a prevedere
    l'inatteso amore
    quello non affacciato
    alla luce dell'impareggiabile
    umore lacerato
    in fondo ad un mare
    di sommersi notevoli istanti

  • 03 gennaio 2014 alle ore 20:48
    Aria notturna

    Nodi scorsoi avvolgono ed ottenebrano,

    immagini che danzano in uno specchio ossidato

    in secoli di folle passione andata.

    Sei tu che mi rendi ansioso di respirare i tuoi capelli,

    o sono io che sono ancora assetato del tuo collo,

    del tuo seno, del tuo frutto, che scorre scarlatto?

    Vorrei saltare il tempo che mi sapera dal prossimo sorso

    della tua vitae oscura, del vino della tua anima,

    dal tuo sorriso docile, di angelo che attende un giudizio.

    Sospiro dei giorni e delle notti mie,

    desiderato, come nero assenzio,

    vacuo, come fuoco fatuo.

  • 03 gennaio 2014 alle ore 20:08
    "UNO"

    Mi ferisce gli occhi Il sole di questa mattina.
    E’ l’uno di un anno che viene per noi, non per tutti.
    Ma uguale al tempo di Cicerone è l’uomo.
    Non vale il pensiero che muti, da un giorno all’altro,
    che impari le piccole gioie della vita
    e si lasci alle spalle con l’anno che muore,
    le angosce senza ragione gli odi,
    i rancori, le false certezze…
    ferisce,
    ferisce il sole dalle tapparelle appena rialzate
    sul nuovo giorno che nasce,
    ferisce il sapere che dall’ieri all’oggi,
    nello spumante stappato, nel panettone,
    non si è annegata la noia,
    la rabbia,
    la voglia di fare del male dell’uomo di terra.
    Non vale chiamare quest’anno che viene
    con un nome nuovo
    se non ci imponiamo a cambiare
    quel tanto di noi,
    quel tanto del mondo che ancora
    ferisce e fa male.