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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 07 ottobre 2013 alle ore 19:39
    Corteo

    C'e' un grande assembramento oggi in piazza,
    striscioni colorati e fazzoletti sul viso,
    uomini e donne senza autorizzazione
    son pronti alla manifestazione.
    C'e' chi ha in mano i bastoni
    ad inveir contro i servi dei Padroni;
    c'e' chi insulta il Presidente
    mostrando l'avvelenato dente;
    chi invece e' moderato,
    vuol parlamentare con lo Stato.
    Dopo qualche trattativa
    la guerra e' dichiarata;
    i sassi si infrangon sugli elmetti,
    ma si batte in ritirata.
    La carica dei celerini non da scampo:
    chi cade ,chi fugge ,chi scoppia in pianto.
    Una giornata triste che i giornali pubblicheranno.
    e la ragione e la saggezza dove stanno?

  • 07 ottobre 2013 alle ore 18:53
    bolla

    l’effetto è la luce rossa della finta parola
    con insegne al neon fuori dal Mulin Rouge
    spargendo, poi, pailettes per Las Vegas.
    scrivi come mangi e bevi vino
    rosso – preferibilmente – che l’illusione del
    viaggio premium oro ti riproietta al saiwa
    con caffè dignitoso prima del rientro nella bolla.

  • 07 ottobre 2013 alle ore 16:18
    Buongiorno!

    Buono sia il giorno
    come il neonato
    ch'io sappia da alcuno
    creduto malvagio.

    Buono sia il giorno
    come la madre
    ch'io sappia a nessuno
    dei figli crudele.

    Buono sia il giorno
    come la speranza
    ch'io sappia conforto
    sul ciglio all'abisso.

    Buono sia il giorno
    specie il tuo ultimo
    che ti dia tanta luce
    nel ritorno su al cielo.

  • 07 ottobre 2013 alle ore 14:25
    Nell’onda l’ascolto, stanotte

    T’ascolto stanotte,

    il tuo respiro col mio

    e mentre ruggisci

    inondando la rena,

    t’ascolto

    Si confonde la nota,

    che il petto mio innalza

    e si poi sprofonda

    nei polmoni l’eco ,

    coll’alzarsi e abbassarsi

    dell’onda tua nera,

    pesante

    Ti ho sentito stanotte

    mare mio respirare

    in armonia il mio respiro

    e mi narravi di vite

    che or' io,

    per tua voce conosco

    T’ascolto, stanotte.

     

  • 07 ottobre 2013 alle ore 13:39
    A Benito. Cinque Cento Novantasei

    La morte ha tre gusti:  con o senza
    nocciole. Il carrettino adesso riposa carico
    nell'ombra, come la mosca che finisce sul
    vetro e sfrega le ali senza partire. La morte
    ha usato due giorni, interi, con tutto l'albume
    per  finire l'impasto: raffreddata la cialda dell'uomo
    delle quindici in punto ( ai turisti pistacchio, granella
    e limone), gli ha sciolto dalle vene la crema, sul pavimento
    una pozza, dolcissima fuoriuscita  che nessuno ha
    fermato. Toc toc, quando  hanno bussato divise e
    mestieri era già ora di andare e stagione di funghi, 
    era l'ora di uscita.  La morte, gelataia e maestra,
    mescolò ieri l'altro ingredienti dal giusto dosaggio,
    avviato il girotondo nella lugubre planetaria, di
    lì a poco ottenne la consistenza, campanello
    a staccare vorace la spina. Così va bene.
    Si può vendere adesso, un'altra vaschetta
    di concime già pronto.
    Accorrete clienti  del buio a succhiare dal caldo le ossa.

  • 06 ottobre 2013 alle ore 18:27
    Tela

    Animi intrecciati
    cuori avvicinati
    volti uniti
    attimi eterni
    momenti sublimi
    movimenti aggraziati
    pensieri unici
    Messaggi facili
    uniscono noi
    anime semplici.
     

  • 06 ottobre 2013 alle ore 17:25
    Haiku

    Erica rosa
    nel giardino di giada 
    Perla d'autunno

  • 06 ottobre 2013 alle ore 16:45
    haiku n. 121 (alba nebbiosa)

    alba nebbiosa -
    fantasmi dell'anima
    prendono forma

  • 06 ottobre 2013 alle ore 10:42
    Abbronzati

    Si torna dal mare abbronzati
    la pelle dorata di vacanza
    magari con oli aiutandosi
    se non si può farla lunga
    evitando di lamentarsi
    quando il solleone impazza
    dei guai che restano lì
    ad aspettarci senza fretta
    coi frutti d'autunno e i colori.

    Distrarsi occorre alla vita
    gravata da innumeri pesi
    e leggerezza ben venga
    che non si attarda fra vizi 
    perché da sempre invocata
    è amata da chi l'ha provata.

  • 06 ottobre 2013 alle ore 10:17
    Cinque Cento Novantacinque

    La mia carne è sciocca, tutta in
    verità lo sono, anemica di sapore
    come la pietanza mal condita.
    I miei polpacci sono sciocchi,
    incapaci di distinguere la corsa
    dall'arresto, il morso dal morire.
    La mia pelle pure, ignorante sul
    quanto darsi e quanto non,  disposta
    a farsi incidere di anni e pestilenze,
    di perenni carestie in cambio di finta,
    caduca attitudine. Lo sono i miei occhi,
    sempre accesi all'ora sbagliata e stranamente
    in ferie quando dovrebbero invece vigilare
    con l'istinto ed il soffio minaccioso del
    gatto insonne, un grillo gigantesco
    nella stagione della caccia.

  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:58
    apprendere il distacco

    Apprendere il distacco
    la necessaria prospettiva
    attraverso il cui prisma
    scindere le emozioni
    dilaganti.
    Osservare in silenzio
    aureo sostare in
    fragranze pazienti
    non deflagrare
    contenersi
    acquietarsi
    placare il tumulto incombente
    ascoltando fermarsi
    In questo fermo esserci
    vederti, saperti ,possibilmente
    senza giudizio
    amarti!

  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:50
    una gioia germoglia

    Una gioia germoglia
    appena appena,
    quasi non compresa
    ma d'una quieta dolcezza
    l'anima mia si nutre,
    stando così nel letto
    accanto a te mentre
    t'ascolto leggere
    con la tua voce rorida, avvolgente
    Una magia ci culla
    amata mia,
    il tuo volto mi inebria
    e nell'aria s'accende
    una pace arcana
    una poesia ancora, mentre
    non più impaziente
    ogni paura s'allontana.
     

  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:43
    cuore

    Ho un cuore?

    Non l'odo che sono più che morto e

    come un legno ritorto mi avvolgo di dolore

    dov'è il mio più grande amore?

    Un vento l'ha rapito

    un fumo acre e cupo ne copre la visione

    dov'è il mio dolce amore

    perduto in un bicchiere

    in una illusa favola

    dentro una sensazione.

    Ho un cuore?

    Non l'odo che troppo forte batte

    una campana a morto

    forse son io perduto

    oppure è questo mondo e tutti quanti

    andiamo in cupo girotondo.

    Ho un cuore che s'apre sull'eterno

    batte posso sentirlo nel cuore

    del mio inverno

    ho un cuore che ancora vuole amare

    batte batte galoppa

    niente lo può fermare!

  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:39
    diventa arte

    Diventa arte o mia forza bruta

    impulso gravido di istinto primordiale

    fatti canzone e vola sopra il cielo

    della mia anima in trepidante attesa

    lascia cadere il peso delle brame

    fatti poesia e senza più timore

    diventa arte e volatene via

  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:37
    Rumore di mare

    Questo rumore di mare che

    mi trascina sulle schiumanti onde

    in cerca d'altri luoghi ove approdare

    Ulisse inconosciuto a che calipso

    mai portato in dono?

    Ah! l'opulenza d'una terra gravida

    l'humus bruno in fumigante afrore

    congiunta carne in estasi d'amplesso

    un rinnovato moto di rinascita

    che scuote il fondamento di me stesso.

    Lei s'allontana e parve a un tratto

    che senza la sua forma tutto

    di un mondo tacque

    in un silenzio pregno d'impressioni

    che si rivelano riverberi

    d'arcaiche emozioni

    ma ecco che ritorna

    dopo le sue abluzioni

    con passo lento incede portentosa

    la forma contro il cielo disegnata

    forte e suadente la mia dolce sposa

    Così la vita appare in un frangente

    come sfuggente ombra che

    si frappone tra quella luce

    limpida che interna dai nostri occhi

    tutto intorno infiamma e

    quanto da noi stessi è scaturito

    ritmo incerto d'un canto mai compreso

    Se ci sveliamo oltre i nostri sensi

    forse potremmo alfine divinare

    una parvenza di quello che portiamo

    come gli scrigni

    d'una gemma mai mostrata

    che se brillasse libera sua luce

    tutta la vita ne sarebbe illuminata

  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:33
    piccole musiche

    Piccole musiche di grilli ed

    echi che si nutrono di voci

    piccole noie del vivere,

    l'apparenza dei ricordi

    dalle immagini che sovrappongono

    i giorni agli anni

    gli anni ai minuti

    senza pausa, senza vergogne

    senza consigli

    questo è quel che fù e

    quel che è stato ancora sta accadendo

    Noi mordiamo l'aria scura

    nella notte piccole musiche dalle vene

    dai nervi dalle fibre del tempo

    un concerto di suoni

    in pulsazioni di tempi concentrati che

    tutti gli orologi della vita

    accordati sul nostro immaginario

    stanno scandendo

    ora, prima,dopo,sempre

    Turbamento,rancore delle cose

    dei sensi tumultuosi

    mentre le foglie crescono

    si avventano,succhiano luce

    ed aria restituiscono

    poi è il lamento dell'acqua

    la pressione nelle nervature

    come linfa perchè la rabbia del legno

    erompa dalla placida terra

    in giocosa sfida contro il sole.

  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:30
    semplicità

    Semplicità di un eco tra le mura

    un commento circoscritto

    in acrimonie di pensieri e

    trasparenze infette

    d'oleose visioni ultramondane

    Semplicità di un vagito

    un grido notturno

    un riflesso d'intento

    incomparabile l'incanto

    di un ricordo perduto

    colori di noia sul volto delle cose

    Semplicità della tua mano sulla pelle

    una tiepida corolla

    sintomatica circospezione

    d'un ragguaglio intravisto.

  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:28
    notte colorata

    Una notte colorata

    di sospiri, le mani

    danzano sul viso

    tocchi si lievi,

    mi paiono ali di falena

    che insistono

    sulle calate palpebre

    fruscii setosi o

    soffi delicati

    con le socchiuse labrra

    amo guardarti in questa

    tua mimata assenza

    la quieta luce

    scolpisce le tue forme

    appena avvolte

    in un vestito lilla

    canti fumando insieme

    al tuo cantante preferito

    a voce bassa

    lasciandoti abbracciare

    dalle note in un andirivieni

    di impressioni ignote

  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:25
    ubiquità

    L'ora s'appressa che il torpore del sonno

    quasi nebbia del giorno

    sciama dai fondi occhi

    a turbinare intorno la scialba luce

    La stanza all'aria appesa

    esce con il suo spazio

    dalle finestre aperte

    su questa notte umida e frizzante

    Tu giochi un balbettio

    di imput e algoritmi

    con schiocchi e fischi che

    alle mie orecchie offerte

    al tremito degli atomi

    a tratti vi scalfiscono striature

    Mi sembra di sentire mille grilli

    che in sottofondo friniscono

    una distesa univoca di punti luminosi

    non mi rammarico di questa sera oblunga

    La mano si raccoglie su grumi di pensieri

    che dalla fronte esalano

    sentieri senza sfondo mentre

    ben più d'intorno sfilano le tue note

    visioni ancora ignote d'un mondo  inconfessato

    Odo chiuder le imposte

    dalla casa di fronte

    s'acquietano nel vicolo i suoni della notte

    a tratti mi rapiscono

    immagini errabonde su mappe

    senza limiti dalle inventate rotte

    che verso mete oscure

    conducono la mente

    Così son qui e lontano

    quasi un'ubiquità

    ti guardo e già ti vedo

    come una vacuità

  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:04
    Il nostro tempo migliore

    Io mi ricordo
    del gusto agrodolce
    del nostro tempo migliore,
    che mai assaporammo.
    Del profumo del mosto
    che non ci inebriò,
    e delle dita che non ci scottammo
    mangiando castagne al fuoco.

    Io mi ricordo
    di tutta--quella nebbia improvvisa
    che avvolse notti di cristallo
    dove noi non ci perdemmo,
    e...dell'umido odore
    di terra muschiata
    che non respirammo.
    Delle foglie stanche
    dopo l'ultima danza
    che non calpestammo.

    Io mi ricordo
    di uno sprazzo d'autunno
    che nell'attimo breve
    illuminò di un senso
    la vita.
    E...di quel nostro tempo migliore
    che noi,maldestri,
    ci lasciammo sfuggire
    di mano.

  • 05 ottobre 2013 alle ore 22:09
    E MI FERMO

    E mi fermo
    ad un passo dall’aurora
    per sentirmi ancora
    sotto il manto coprente
    del cielo notturno,
    tentando un digiuno di sogni
    per ridurre il dolore,
    perché il sognare innalza,
    ma indebolisce il cuore
    già graffiato dalle unghie
    del reale
    e resto sola a pensare,
    sotto i resti della luna,
    al modo per resistere
    al richiamo
    di un’istintiva passione,
    che possiede l’anima,
    rischiando, senza freni
    la sua distruzione.
     

  • 05 ottobre 2013 alle ore 21:39
    Il sibilo del vento

    Stonata è quest’oggi la voce del vento,
    violenta m’ insegue portando tormento,
    scompiglia la mente, trapassa i pensieri,
    riporta ricordi e parole di ieri.
     
    Confusa, incessante continua ad urlare
    e  nulla in cuor mio si può più fermare,
    vi han preso possesso con sordo rumore
    soltanto emozioni d’oscuro colore.
     
    La testa è ovattata e nel grande fragore
    non ode,  non vede, ma prova dolore,
    perché quelle voci dal vento evocate
    son solo ferite ancor non sanate.
     
    Lo spirito afflitto rimpianti riesuma
    e il tempo impietoso gli istanti consuma,
    incerto è il domani e l’oggi mi sfugge,
    quel sibilo acuto ora l’anima strugge.
     
     

  • 05 ottobre 2013 alle ore 21:00
    Viaggi senza ritorno

    Coscienze raminghe

    migrano
    dentro vibrazioni colorate

    dove volano i pensieri
    che attraversano la vita

    Urla silenziose

    latenti dentro l'anima

    nella quiete
    di variopinte fantasie

    a far breccia
    tra avvilimenti e tormenti

    ad ascoltare il rincorrersi
    dei passi diroccati
    di utopistiche speranze

    fragranze occultate
    dentro le nebbie del cuore

    nelle passioni
    che elevano lo Spirito

    tra le pieghe delle suggestioni

    a logorare i dubbi
    e calpestare gli ardori

    nei lunghi viaggi
    tra onde maestose

    che sottraggono alla memoria
    immaginarie rimembranze.
    .
    cesaremoceo

  • 05 ottobre 2013 alle ore 20:05
    clessidra

    questa scusa
    della sabbia finissima
    scambiata per una spiaggia
    di Itapuà.
    ci si ritrova, poi,
    con qualche spicciolo
    di minuto d’avanzo
    centellinato
    da illusorie medicinemojito
    e i bagnanti, attorno, sembrano fissarti
    per l’ultima volta.

  • 05 ottobre 2013 alle ore 17:45
    Il germe della follia

    Annullamento  di ogni freno inibitorio;
    disconoscimento di ogni ipocrita convenzione
    che porta a superare ogni paura.
    Ragione ormai celata dietro lucida follia,
    si snoda con esaltante mania,
    di affrontar l'insormontabile pericolo,
    di lottar contro i giganti.
    Follia all'ultimo stadio,
    rispettata dai malvagi con orrore,
    scrutata dai savi con timore.
    diadema incastonato in un talento
    che centuplica le forze,
    in dimensione di onnipotenza.