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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 02 novembre 2013 alle ore 19:44
    Sei Cento Ventisei

    Tante cose non vanno.
    O non vanno più.
    Il cucù guaisce dalla scatola ed al suo
    polletto, pomo d'Adamo non irrorato,
    sbarrato e di traverso, il cattivo boccone,
    hanno messo la museruola anni addietro.
    Un bagagliaio è morto, l'altro sciancato.
    Della panca si narrano leggende: altare
    senza unzione, binario su cui correvano
    le fortune dei parenti  e nella pancia
    stipati come alici i corredi
    per le spose mai arrivate.
    Tante cose liquefatte: il manico
    del bricco, la maniglia del primo
    tema: apritelo per trovarmi, giù,
    in fondo, l'ultimo rigo; la scatola di
    latta, cervella al burro decorate da
    damine, il foraggio per i passeri
    in picchiata. Di tutto mi restano
    solo le mani, intinte e stinte,
    deflagrate e forsennate, un po'
    orfane, un po' maitresses.
    E quando come oggi cominciano
    la tarantella orizzontale dimenandosi,
    mi chiedo se siano davvero figlie dei
    polsi a cui spesso non combaciano.
    Placenta grezza quanto un miscuglio.
    Le mie dita sono muli che scalciano
    da ferme e tori in incornata
    quando impenna il rosso della voglia.

  • 02 novembre 2013 alle ore 19:07
    LEGGO E RESPIRO

    Lavoro, son l’operaio di me stesso
    scrivo,
    sono il poeta di storie sbagliate.
    Respiro,
    respiro aria mista a ingordigia,
    mista a merda e respiro,
    ma respirando spero.
    Leggo,
    leggo di voi, leggo di noi
    operai
    e silenziosamente scrivo.

    -Vincent cernia-

  • 02 novembre 2013 alle ore 19:06
    POCO O NIENTE

    Un'altra vita
    È poco o niente,
    È ferro caldo,
    È acciaio fuso.
    Un'altra vita
    È poco o niente,
    È fatturato,
    È soldi sporchi, color di sangue.
    Cassaintegrato
    O chiuso in cassa,
    Colore rosso, tu sei un ingrato.
    È la paura
    È poco o niente
    O si lavora o si lavora.
    La nostra vita
    È acciaio fuso,
    È poco o niente,
    È fatturato,
    È poco o niente
    È un'altra vita.
    Era operaio
    E se ne andato.
    -Vincent cernia-

  • 02 novembre 2013 alle ore 19:04
    D'ACCIAIO

    La casa è d'acciaio,
    La casa è buia e fumosa,
    La casa è cosa assai rischiosa.
    La casa è d'acciaio
    E dentro si muore.
    La casa è d'acciaio
    E fuori si muore.
    - Vincent cernia-

  • 02 novembre 2013 alle ore 19:03
    IL MOSTRO

    Per voi aldilà della strada
    Lui è muto, silenzioso.
    Parla con fumi, polveri e odori
    Luci e bagliori.
    È maestoso, è spaventoso
    In egual misura, minaccia
    È onnipotente, costante,
    È presente.
    Per noi al di qua delle mura
    Lui è assordante, chiassoso
    Gassoso e arrogante.
    Lui parla, erutta
    Con tutto di se, minaccia.
    È odioso, veleno
    Sudore, sacrificio, è lavoro.
    È lavoro al mattino,
    Veleno al vicino
    Veleno nel pane, veleno nel vino
    Orrore moderno
    Orrore continuo.
    - Vincent cernia-

  • 02 novembre 2013 alle ore 19:01
    DIREZIONE LAVORO

    Nell'autobus buio
    E una canzone di cui il titolo ignoro,
    Tutto è amplificato
    E i pensieri scorron veloci
    Come le strisce bianche
    Sull'asfalto scuro,
    E poi luci e bagliori d'acciaio
    All'orizzonte vedo
    E li
    Saranno otto folli ore.
    - Vincent cernia-

  • 02 novembre 2013 alle ore 19:00
    L'OPERAIO MARRONE

    L'operaio è prima di tutto un figlio, 
    È un fratello, un padre.
    L'operaio è prima di tutto un amico,
    Un compagno, un marito.
    È colui che ride al mondo e che piange solo,
    Chiuso a Riccio, marrone.
    L'operaio è colui che respira veleno
    E che sputa amore.
    È quello che ha le mani ruvide
    Ma il cuore liscio.
    Quello che ama e quello odia,
    Quello che vive e quello che muore.
    L'operaio è un numero, una matricola,
    Una pedina.
    È colui che soffre vedendo soffrire,
    È colui che lavorando cammina,
    È colui che si ostina.
    L'operaio sente gli odori,
    Ama i suoi figli e piange nel cuore.
    L'operaio è felice, è triste,
    È un essere umano,
    Sbaglia, fa bene,
    Grida, sussurra,
    Vive.
    È felice.
    L'operaio si guarda morire
    E lacrime rosse
    Color minerale, sgorgan sole.
    L'operaio sogna un futuro migliore,
    È altruista,Bastardo, è cafone.
    È buono
    È cattivo
    Spera in un mondo migliore.
    È quello che respira veleno
    E che sputa
    Amore.
    - Vincent cernia-

  • 02 novembre 2013 alle ore 18:58
    IL MONTE

    Che la tua libertà di occhi socchiusi
    Ti accompagni per il sentiero,
    E che sempre dritto arrivi al Monte.
    E lassù si allarghi lo sguardo
    E l'orizzonte.
    Vedendo il mondo come vuoi
    Guardando il movimento
    Osservando anche l'andamento.
    E sul monte il vento
    E sul monte il fresco
    E sul monte tu.
    Io.
    Ragionando con l'esistenza
    E i litigi inutili
    Nella testa.
    Ragionando con l'esistenza
    Sul monte
    Ti accompagni un sogno
    E ti accarezzi il mondo
    E sul monte
    Le tua dita uniscono i punti
    All'orizzonte
    E il disegno è chiaro
    E chiaro il volto.
    Felice e sereno 
    Il giorno.
    - Vincent cernia-

  • 02 novembre 2013 alle ore 18:14
    Sarà chiesto

     
    Quando l’appello si farà
    richiesti non saranno denari accumulati
    auto possedute viaggi intorno al mondo
    cultura appresa figli generati.
    E neanche quanto felice sia stato
    libri divorati coraggio dimostrato
    tempo sprecato malinconia ricercata.
    Semplicemente verrai interrogato
    sull’ Amore donato.
     

  • 02 novembre 2013 alle ore 15:18
    Assurdità

    Mi piace pensare
    mi diletta criticare
    amo giudicare
    biasimare e anche censurare
    ma poi nell’agire smentisco il mio dire.
    Prego genuflesso all’altare il signore
    che perdoni i miei peccati
    espio con supplica le mie colpe
    osanno la vita
    anelo la libertà garante d’equità
    celebro l’amore
    glorifico la bontà
    stringo la mano a chi mi sta a fianco
    come segno di pace e fraternità
    mi riempio di grazia
    ma poi, incurante di tutto ciò,
    pugnalo il mondo intero
    osannando le armi, strumenti di morte
    adulando il tiranno
    che mi rende inconsapevole schiavo
    disdegnando il diverso
    che ha la mia stessa umanità
    disprezzando il nero ridotto a servo
    arricchendomi, alfine, spudoratamente
    alle spalle della povera gente.

  • 02 novembre 2013 alle ore 11:53
    Sono restata

    Sono restata,
    accanto alle ceneri dei drappi
    che hanno volato
    sui mari disabitati.
    Ho guardato bene nei dintorni
    e ho visto
    che anche i merli hanno una casa
    nel giardino e aspettano
    un piccolo segno, sempre lo stesso,
    molto preciso.
    Sono restata
    ad aspettare
    il tuo pane silenzioso.

  • 01 novembre 2013 alle ore 21:06
    Ambigui equilibri

    Percepire giorni
    di strane atmosfere

    verso mucchi d'idee

    accatastate
    su fantasmagorici
    e misteriosi atteggiamenti

    stranamente ammiccanti

    come se fossero avvolti
    in segreti fin troppo stravaganti
     
    ingialliti dal tempo

    confidati da chi sente
    di non aver più tempo

    Con lo sguardo dei sessant'anni
    e la coscienza sempre in ebollizione

    resto pervaso
    da eccessi di sensibilità

    a condurmi verso piaceri immorali

    senza esser caro agli dei

    con la voglia di risvegliarmi

    nei cuori di chi
    mi resta amico senza tempo

    e con cui dividere ancòra
    passioni e tristezze

    rabbie e tenerezze
    .
    cesaremoceo

  • 01 novembre 2013 alle ore 20:19
    Gocce

    Gocce di rugiada
    lambiscono
    il volto del bimbo
    che nel prato piange
    Gocce di sangue
    inondano
    il viso del fanciullo
    che lotta nell’umano deserto
    Gocce d’amore
    uniscono
    il mondo se al pensiero
    si sostituisce il cuore.
     

  • 01 novembre 2013 alle ore 16:42
    spray art

    la vita appare come una spray art che a caso designa i sopravvissuti
    su una maleodorante tavolozza chiazzata da memorie imbrattate,
    murales ornamentali di un unico piscio metropolitano.

  • 01 novembre 2013 alle ore 14:43
    Senza titolo III

    Adoro la dolce curva
    del tuo fianco tenero!
    Non posso dire di più
    non posso dire meno.
    La tua carne mi
    ottunde la mente,
    mi confonde, come fa
    il fulmine con il corvo.
    La tua carne mi 
    ammalia lo spirito,
    mi tenta, come fa
    la ciliegia con il corvo.
    Resto perciò così,
    fermo, la testa poggiata
    sulle tue cosce, la bocca 
    rivolta al tuo grembo,
    silente ti carezzo come
    silente mi carezzi tu.
    Mi nutro del tuo amore.

  • 01 novembre 2013 alle ore 9:58
    Sei Cento Venticinque

    Dove dovrò aspettarti?
    Ah si, certo: sul pontile a vista roccia,
    ormeggio dieci, lo riconoscerò dalla neve.
    L'orario  scritto nel sussurrato: sotto
    le stelle a mezzogiorno, in fondo tutti e due
    amiamo il buio quando è di fuoco.
    Si mi coprirò, stai tranquillo,  ma
    con l'ombelico al vento.
    Le suole nuove ed i lacci del nonno,
    la brillantina per lucidare il cuoio.
    Io col bianco scintillante del lutto e tu
    sorridente nella divisa da sub con la piuma
    sul cappello; tu con il bernoccolo della
    mia prima carezza ancora intatto, io con
    la pancia carica del tuo aborto.
    Mi prenderai la mano e sull'anulare
    già occupato da una corona, sostituirai
    il tuo pegno: intorno pochi invitati e tutti
    malvoluti che parleranno solo al momento
    del taccia per sempre. Ma all'uscita
    della Chiesa le colombe saranno
    colombe ed il riso sarà riso, i confetti
    cilindri per le mandorle - coniglio.
    E per bacio ci daremo un bacio, ma
    forse tu sulla mia bara,
    od io sulla tua foto.

  • 01 novembre 2013 alle ore 9:40
    A Volte Capita...

    A Volte Capita Che Una Semplice Parola Detta in Un Determinato Momento e in un Determinato Modo Possa Confondere Chi La Ascolta......
    Si Diventa Preda Credendosi Invece Cacciatore e Nella Solitudine di Una Mezzanotte Qualunque Si Cade in Una Rete di Mezze Verita'.....
    In Agguato c'e' il Nulla Che Con Fare Incerto Ma al Tempo Stesso Attento Ti Studia.....
    Vede i Colori Della Tua Anima e non Ti Accorgi Nemmeno che Sei Tu Col Tuo Dolore a Suggerirgli le Parole Giuste da Dire....
    E' Astuto il Niente che Rappresenta,Mascherato da Poeta in Croce si Dimena Nell' IO Che Non E', Magari Gia' Pronto a Darti La Dose Giusta di Quello Che Cerchi.......
    Intirizzita La Sua Anima Di Vetro Si Confonde Coi Tuoi Sogni Di Cristallo e Poi Quando Arriva il Momento Giusto....Ti Frantuma il Cuore.

  • 01 novembre 2013 alle ore 9:25
    Polvere dispersa

    Ceneri vissute,

    il tempo della danza

    l'ora della foglia.

    Carta ingiallita

    su scaffali traballanti

    dal peso dei libri.

    Arbusti sempreverdi,

    un vento pazzo

    sradica le radici.

    Organi donati,

    il corpo senza anima

    è avvolto dalle fiamme.

    Gesto doveroso,

    un rituale sano

    esclama la libertà.

    Regalo al mare, al cielo,

    al prato, a un albero...

    un viaggio senza tempo .

  • 01 novembre 2013 alle ore 0:49
    Sensi sottili ed. Il mondo di A in volo

    Sono in un senso sottile

    che naviga nell’anima

    e vibro nel vento che mostra

    della terra il respiro

    Con lui e come lui

    voglio essere

    perché sono reale

    come il vento

    e lascio la mia impronta

    Questa io sono

    e questa tu mi devi sentire

    Fratello che mi stai accanto

    amante che mi hai vissuto

    figlio che ti sei nutrito

    del respiro mio

    nemico che hai goduto

    l' amaro tempo mio

    passante che hai gioito

    la gioia mia

    Non cercarmi, ti prego

    fra le nefaste folle

    Lì, non mi trovi.

  • Cantilena della notte
    quante cose si son rotte
     
    però, ahimè – Dio mi perdoni! –
    quanti gonfi e bei palloni
     
    ancor fluttuano nel cielo
    belli intatti, opachi o meno …
     
    Pieni d’aria assai compressa
    che ristagna ed è la stessa
     
    da chissà… io credo anni
    e l’intuito non m’inganni!
     
     
    Colorati, rutilanti:
    bei palloni, Oddio… ma QUANTI!
     
    Se li buchi con lo spillo
    poi t’accorgi del distinguo:
     
    c’è chi acido contiene
    (ma è il SUO gas, ed a lui tiene!)
     
    chi presume d’esser Dio
    (meno male… non son io!)
     
    chi si regge fra le nubi
    pien d’invidia.. a metri cubi
     
     
    ma una cosa, bé,  accomuna
    queste sfere: la fortuna
     
    d’aver masse di plaudenti
    sempre pronti, bene attenti
     
    a esser “claque” nella speranza
    (se al GONFIONE  poi  ne avanza)
     
    d’un ”zinzin” di compassione,
    della considerazione
     
    che si volga falsa o seria
    al tapin… ma che miseria!
     
    No! So libera volare.
    Né adulare né comprare
     
    voti o  plausi, vo’, mia gente:
    pazzerella, sorridente
     
    ma me stessa rimanere
    pur se non fra l’Alte Sfere.
     
    Mongolfiera, non pallone sarò io
    poiché m’arde forte un fuoco, vivaddio
     
    che mi spinge nelle altezze.
    Sono aperta, non serrata:
     
    mi godo delle nubi le fattezze
    e ai GONFIONI…  dono una risata!

  • 31 ottobre 2013 alle ore 20:59
    Per te

    Ci vuole la viola fuori stagione
    occorre la rosa col suo oro
    per asciugarti le lacrime.

    E allora riprende il palpito
    sorride al mondo il cuore
    torna luminoso il bel viso.

    Devi guardare altrove
    cercare il raggio oltre il buio
    per tutti c'è e più per te.

    E l'amore sai che hai vicino
    quello che forte t'esige.
    Vedi? Ecco...sorride.

  • 31 ottobre 2013 alle ore 17:23
    Haiku

    Si leva il vento
    sparge effluvi di tiglio
    Appaga i sensi

  • 31 ottobre 2013 alle ore 16:22
    Haiku

    Tra foglie secche
    fiori color del sole
    Inno alla vita!
     

  • 31 ottobre 2013 alle ore 15:18
    corteccia

    dopo è sempre facile dire:
    “ Ma io l’avevo detto ”
    prima si riteneva
    che le convinzioni
    altrui fossero più verdi
    mentre l’erba marciva
    per via del continuo licenziamento
    di giardinieri che non irrigavano
    più la limbica corteccia
    e quella quercia monoica
    si racchiudeva nell’unico
    e certo sapere

  • 31 ottobre 2013 alle ore 12:37
    incertezza

    quando la luna è di traverso
    come uno spicchio rovesciato
    che pare precipitare storto
    si prende a caso un puntino
    imprecisato del mappamondo
    nel prossimo giro la certezza
    dell’eclisse sfuma tra l’acqua
    e la poca terra.