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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 17 agosto 2013 alle ore 13:36
    Randagio

    Vedeva lui, misero antenato
    il fuoco che ardeva
    accendersi su di un masso
    di pietra con la mano
    che strofinava quel legnetto
    fumante, una lucina
    speranzosa, per un cibo
    scadente, ma sufficiente
    per povere bocche
    da sfamare, nelle fessure
    intestinali dei dipinti
    delle stelle colorate
    dai suoi sogni degli sguardi
    assenti ed attenti
    nella sua instabile tribuna

  • 17 agosto 2013 alle ore 10:51
    Quel ritmico danzar delle lucciole

    Quel ritmico danzar delle lucciole
    tra l’erbe, il canto delle rane ripetuto,
    già la notte pronta a dominare l’ora,
    l’ultimo sulla aia canto delle donne:
    le ultime gialle umide pannocchie
    denudate con gesti rapidi decisi
    dalle materne frasche protettive
    a riempir le scorbe quasi al colmo,
    l’abbaiare dei cani alla nascente
    luna, quel muggito dell’ultimo nato
    nella stalla dal familiar tipico odore
    tutto cerca oggi la mente alla memoria
    riportar quei giorni della giovinezza:
    sì ancor son lì e l’animo par rassenerarsi
    dal tumulto di un chiassoso caldo giorno.

  • 16 agosto 2013 alle ore 23:41
    Il tatuatore

    Non si distingue, 
    tra il colore ed il sangue,
    se quello che incide
    sia dolore o piacere.
    La mano ferma e lucida
    l'ago impassibile scorre,
    lui amanuense di corpi
    rende unico chi s'appresta
    volontario a questo supplizio.
    Dove la mano di un uomo 
    o le dita di donna
    possono sperar sfiorare,
    lui passa oltre
    e nell'epidermide indifesa,
    s'adagia e fissa la sua arte.

  • 16 agosto 2013 alle ore 22:35
    Brain

    Occhi negl'occhi; ansimi di battiti indecifrabili.
    Desiderio, voglia, passione, violenza, fusione organica di liquidi emessi dal piacere.
    Penetrazione, ancora, penetrazione nell'anima.
    Mani, battiti e carezze sulle montagne erbose del corpo;
    effusioni, orgasmo genitale.
    Le mani dietro la schiena.

    Battiti.
    Battiti.

    L'ansimo dell'attimo, passato, ansimi ripetuti dalla fatica e dall' essere appagato.
    Occhi.
    Passione, baci, i denti che stringono l'ardore corporeo.
    Capelli al vento, poi sul nudo corpo.
    Che angelo.
    Si. Sei così bella, bambina.
    I tuoi occhi sono l'incarnazione della mia voglia.
    Baciami; assapora il gemito intimo della perdizione.
    Oh si! Voglio sporcarti quelle labbra d'angelo che porti che, innocentemente, sorride all'uomo cattivo.

  • 16 agosto 2013 alle ore 21:21
    Amore eterno

    Quando ti giura amore
    amor per sempre
    vuol solo aprir la porta
    che sta chiusa.

    All'uscio spalancato
    quest'è certo
    non v'ha chi vada
    e venga con misura.

    Passati gli anni poi
    preda di tarli e vecchio
    spesso deserto resta
    né alcuno se ne cura.

  • 16 agosto 2013 alle ore 21:01
    haiku n. 116 (Yumi s'attacca)

    Yumi s'attacca
    al kimono di mamma -
    il loto s'apre
     

  • 16 agosto 2013 alle ore 17:42
    Haiku

    Avvoltoi in volo
    Ignare prede in lotta
    L'ora fatale!

  • 16 agosto 2013 alle ore 16:22
    Il gioiello

    Il silenzio della notte
    nasconde tra le sue pieghe
    un arcobaleno rosso
    con stelle rubino
    incastonate nella sua curva
    Nella magia della sua tenue luce
    mi arriva la tua voce
    morbida, suadente
    viva e scalciante
    in un canto che celebra
    l'anima e il suo fremere
    di emozione e di amore
    caldo come lava vulcanica
    ... e mi arrivi forte
    vicina anche se lontana
    presente anche se assente.
    Chiudo i miei occhi e vedo i tuoi
    Mi arriva tutto di te
    il tuo contatto,
    il tuo profumo,
    la tua lingua e il suo gioiello.
    E la mia anima torna limpida
    lavandosi con la tua acqua
    che scroscia su di me come
    una cascata selvaggia
    e incontaminata
    ... e abbandonandomi a questa gioia
    che mi gonfia il cuore
    da te mi lascio
    attraversare.

  • 16 agosto 2013 alle ore 11:22
    Corrispondenze

    Qui, seduto
    una sensazione indicibile
    corre
    è come se mi fosse concesso
    attraverso note umane
    di salire la scala del firmamento
    di afferrare qualcosa
    al di là
    e poi - di nuovo -
    improvviso precipitare
    su questa terra
    da un mondo
    inesplicabile
    così perfettamente totale
    e me ne sto qui
    con sora malinconia
    - ancora -
    a mirare e rimirare
    ricomincio a camminare:
    un'impronta di gioia
    verso la mia meta indicibile

  • 16 agosto 2013 alle ore 10:27
    Adagio

    Suonò per Anja un timido bacio
    che lei più non ricorda.

    Gli dissero che sposò un ufficiale.

    Una nota affonda nel buio,
    grave.

    Dov'e' l'uomo dalle lunghe dita?

    E la polvere giace,
    celebre fra l'eco di applausi.

  • 16 agosto 2013 alle ore 9:58
    M’hai plasmato il cuore

    M’hai plasmato il cuore
    come fosse argilla.
    L‘ hai forgiato
    come piaceva a te
    e  t’ho lasciata fare.
    M’hai plasmato il cuore
    poi l’hai cotto
    per dargli fissità,
    nel tempo durevole.
    M’hai plasmato il cuore
    come fosse argilla
    l'hai trasportato
    dove hai voluto.
    Tanto tempo trascorso è ormai
    indifeso mi sento
    non so più cosa fare
    perché m'hai plasmato il cuore
    come fosse argilla.

  • 15 agosto 2013 alle ore 13:54
    Cinque Cento Settantotto

    Oggi bado alle mie ossa e al loro santo
    pedigree: per troppo tempo ho reso omaggio
    ad incassature che credevo superiori.
    Zincature a fuoco. Oggi onoro il mio bacino,
    la forchetta delle costole ed il vassoio in cui
    si frigge, cottura antica, il rosso pappagallo
    con cui tutte quante impilate e bianche, sempre
    loro, le mie ossa, in una fossa, fanno muraglia.
    Oggi consacro la plancia che dallo sterno alla
    caviglia non dice figlia nè alla foglia nè alla faglia.
    Così austero questo altare che di preghiere
    non ha bisogno, ma di una ninna nanna e di un moccioso
    per candela, per stoppino il capello che sotto il pettine
    non farà l'inchino, un ghirigori di poche cellule  che
    somiglieranno chissà poi a chi. Chè non ho capito
    in quale forma si insedierà la colatura e per rapprendersi
    la faccia di chi  indosserà.

  • 15 agosto 2013 alle ore 0:07
    Anima

    Anela lo sguardo
    volgersi all'anima
    e riconoscerla.

  • 14 agosto 2013 alle ore 23:15
    Con Arno

    Questa vita incompiuta

    i silenzi della ricerca

    la mestizia del silenzio

    Il silenzio del cuore

    le lacrime che scivolano

    senza pudore e senza rumore

    Il mio cammino leggero

    su erba morbida

    in simbiosi con le acque

    dell’Arno

    diventa la mia preghiera:

    “fratello Fiume

    porta via i miei sentire

    portali nel mare e lì purificali

    Fiume prendi i pensieri tristi

    che pesanti

    schiacciano le menti

    e nelle onde del divenire

    portali ad amore

    Per chi non conosce i suoi suoni

    ma ne immagina i colori”

    Amen

  • 14 agosto 2013 alle ore 21:16
    Ci vorrebbe

    Ci vorrebbe un ballo scatenato
    che desse un brivido da saetta
    screziante l'orizzonte al tramonto
    così che la Luna ad arrivare tarda
    per le stelline confortate al volo
    e che intravista la folle danza
    al ritmo dei tuoni saltellano in cielo.

    Piacerebbe una canzone urlata
    che pazza ti girasse attorno
    frantumando la barriera muta
    che t'impedisce il passo
    rendendoti pesante la vita
    così da cambiarti in un altro
    cui lieve sia esistere in terra.

  • 14 agosto 2013 alle ore 18:23
    Volutamente nero

    Volutamente nero
    è l'olio impresso sulla tela.

    (I dream in infra-red).

    Immerso
    in attimi di seppia
    il quadro prende vita
    cromaticamente escluso
    da ogni interferenza.

    (I dream in black and white).

    Preso
    ad escludere il dolore
    ed isolare il resto
    quasi non mi accorgo
    del graffio
    che hai lasciato sulla tela
    che adesso sanguina di bianco...
    ...volutamente bianco.

    (I don't dream at all).

  • 14 agosto 2013 alle ore 17:59
    NOTTI D'ESTATE

    Mentre l'occhio su, guardando in alto,
    dalla campagna alzo a scrutare,
    corre il pensiero a quando tutto un altro
    era il cielo che potevi ammirare.
    Eran le notti delle calde estati,
    tutte magnifiche per le tante stelle
    che tremolanti splendere vedevi,
    chè l'aria tersa non poteva oscurare.
    Nessun rumore a rompere il silenzio!
    Solo il lontano abbaiar di un cane,
    della civetta il verso, dal camino
    dov'era giunta a sfamar sua prole.
    Al tuo andare un grillo si zittiva.
    Scarse le luci, anche nelle case;
    niente autostrade e fari nella notte;
    solo del profumo del grano mietuto,
    i tuoi polmoni potevi riempire.
    Oggi la notte è più tetra del giorno!
    Corron le auto spandendo veleno:
    appestano l'aria, velano il cielo,
    vietan che l'occhio si sazi del bello.

  • 14 agosto 2013 alle ore 15:34
    Treni

    Volano
    lunghi treni scintillanti,
    come uccelli migratori,
    verso confini
    sommersi da albe e tramonti
    tinti dello stesso rosso.
    Come scarabei fragorosi,
    volano,
    riempiendo l'aria
    dell'inusuale vento.

    Rapidi,
    passano
    come l'amore,
    trascinando addii,
    bagagli di storie
    ripiegate come camicie,
    mani
    in cerca di mani
    contro vetri opachi.
    Incuranti,
    sferragliano
    lasciando baci
    sospesi a mezz'aria,
    furtivi abbracci,
    parole
    come carezze.

    Veloci,
    procedono
    su rotaie sgualcite,
    sorpassano piogge,
    primavere,
    finestre illuminate
    e poi il mare
    e poi i campi
    dei fedeli girasoli.
    Corrono,
    incrociando destini
    di ombre
    che salgono e che scendono.

    Fischiano i treni,
    che rapirono
    i miei occhi di bambina
    tenendo stretta
    la mia mano
    a quella di mio padre.
    Poi...
    sfiancata
    corsi dietro a treni
    su cui non sono mai salita
    e,da quanti,
    sono scesa
    indossando
    sguardi fieri,
    lasciando tra carrozze
    e sul sedile
    due lacrime abbracciate
    e tutto quanto
    che...sbagliandomi,
    pensavo
    fosse mio.

  • 14 agosto 2013 alle ore 14:53
    Fuggiva l'estate...tu fuggivi...

    Fuggiva l’estate dopo i suoi bei mesi
    calda stagione un vibrar di luci di colori
    un malinconico autunno principiava
    già foglie gialle danzavano nell’aria
    così in quel tempo mio caldi abbracci
    dei tuoi occhi la gioiosa luce labbra di fuoco
    scendeva nell’animo forte poi la malinconia
    tu fuggita foglia tu staccata dal pesco dell’amore

  • 14 agosto 2013 alle ore 14:49
    Che fin han fatto quelle mie parole?

    Che fin han fatto quelle mie parole
    di simpatia o d’amor che principiava
    fissate su fogli o colorate cartoline?
    A te lo chiedo oggi in particolare
    dopo cinquant’anni da quell’invio
    ultimo, ricordo, tra i pochi indirizzati:
    lette con rabbia, bruciate o ignorate?
    Mi piacerebbe invece questa sorte:
    lasciate con estrema indifferenza
    sepolte per anni in qualche libro
    in pila oggi su di una bancarella,
    trovatele l'ignoto compratore
    dire potesse facendole rivivere
    sorte eran da un vero intenso amore.

  • 13 agosto 2013 alle ore 20:25
    Per ingannare il tempo

    Per ingannare il tempo propone l'amico
    di scrivere una storia dandone l'inizio
    sbrigliando fantasia per un'esplorazione
    che divertendo dimentichi il reale
    di un vuoto pneumatico talvolta
    regalo non gradito di melanconia.

    E subito accorrono al richiamo
    uomini e donne dal luogo lontano
    che annulla il virtuale nell'istante
    in cui viene la voglia d'esternare
    disponendo ad arte parole in frasi
    per gioia di piacevoli racconti.

    Questi collages di storie- passatempo
    più delle rughe dicono del vecchio
    che desidera sentire pieno il cuore
    lasciando ai giovani violenza di passione
    e se ore vuote attirano malanni
    ad ingannarle s'inventan stratagemmi.

  • 13 agosto 2013 alle ore 18:03
    Haiku

    Estro divino
    perla di estasi pura
    La goccia nuda

  • 13 agosto 2013 alle ore 15:34
    Ciao!

    In due sillabe soltanto,
    l'essenza di un saluto
    di confidenza vera,
    di amistà sincera.
    Lo si rivolge, infatti,
    a chi è ne' nostri affetti,
    chè ha perso quell'antico
    primier significato.
    E' nato come s-ciavo
    là in quel di Venezia,
    quando al "sior paron"
    si facea la "reverenzia";
    ci si scopriva il capo
    dicendo: s-ciavo vostro.
    Da voler dire servo
    al diventare amico,
    quanto progresso fatto
    dal semplice saluto.
    Pur fuori dall'Italia
    è invalsa sua usanza
    per dimostrar, nel caso,
    affetto e confidenza.

  • 13 agosto 2013 alle ore 14:53
    Accontentarsi

    Accontentarsi di veder
    un gabbiano aprire le sue ali
    andarsene per la sua strada
    e saziarsi con i resti che ha scovato
    vivacizzando gli occhi appesantiti
    dalla tristezza inopportuna
    Guardare animaletti
    mentre si rincorrono sui prati
    agitando la coda
    e giocare per far sorridere
    ancora, nell'anima venosa

  • 13 agosto 2013 alle ore 3:35
    Quello che non c'è

    Quello che non c'è
    è nero
    oppure bianco,
    è vuoto
    oppure pieno.

    Fermi come cecchini
    sempre in allerta
    stanno i parolai
    armati della bocca,
    pronta a sparar cazzate
    che quasi sembran vere.

    Quello che non c'è...
    ...non c'è.