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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 22 giugno 2013 alle ore 18:21
    Solo non sono

    Solo non sono
    in questo mondo affollato,
    posso sempre contare
    su me stesso
    e sulla mia anima.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:20
    Un angelo con la cetra

    Ho visto un angelo con la cetra
    tra le stelle e le cime delle montagne
    nel crepuscolo d’una sera di primavera.
    Aveva ei l’aspetto di bambino,
    biondi boccoli arruffati come cornice
    ad un roseo e tondeggiante volto
    dalle morbide gote.
    S’aprivan in quell’innocente viso
    Due vive foreste,
    una linea color lampone
    delineava un benevolo sorriso.
    Un leggero velo turchese
    Celava le sue nudità,
    le abili mani, veloci
    correvano tra le corde dello
    strumento della cultura
    dando vita a deliziose armonie.
    Un ameno e pacato canto
    Rallegrava il suon di questo
    Fin a raggiungere l’esaltazione della vita.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:19
    Il compositore

    Scelte note
    ravvicinate l’une alle altre
    plasmano inconsapevolmente
    favolose armonie,
    sinfonie dell’anima,
    specchio dei più arcani sentimenti
    del giovane compositore.
    Sui tasti d’avorio
    le dita scorrono
    in una danza naturale
    per dar voce a vivaci emozioni
    su di un palco sfarzoso.
    Il compositore svela
    Ciò che è lui,
    rivela i segreti fin allora nascosti,
    racconta le infinite pagine
    della storia sua,
    si dona a colore
    che odono con piacere
    in un brivido di passione.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:19
    Il mio richiamo all'amore

    Quei silenzi
    Eran forse
    Il mio richiamo all’amore.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:18
    Profumo di lavanda

    Vorrei
    Nell’aria
    Profumo
    Di lavanda
    Sintomo
    Di primavera.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:18
    Cuore innamorato

    Batteva in silenzio
    Il suo cuore pulsante
    Imprigionato
    Tra le sbarre della timidezza.
    Trottava più forte
    D’un libero
    Cavallo al galoppo.
    Lente scorrevan
    Come un fiume
    Lacrime infinite
    A volte di gioia
    Talvolta di dolore.
    Vicino all’amore
    Era una florida foresta,
    senza di quello
    regnava l’aridità d’un deserto,
    ogni granello
    un’immensa delusione.
    Continuerà a rullare
    Come un tamburo in festa
    Quel cuore,
    attraverso le stelle
    e gli abissi del mare.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:17
    Nell'innocenza d'un sogno

    Nell’innocenza
    D’un sogno
    Affogava il dolore,
    guardava in avanti
    scrutando il destino,
    dimentico sempre
    di viver le gioie
    del presente.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:17
    Ritorna

    Ritorna solo
    Chi ha nel cuore
    Un ricordo.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:16
    Un riflesso

    Una bianca nuvola
    Sul mare
    Riflessa
    Mi ricorda
    Il tuo candido volto.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:16
    Un apiccola ape

    Una piccola ape
    Si posa tra
    I bianchi petali
    D’una margherita
    E nel quadro
    Della primavera
    Si nutre
    Di poesia.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:16
    Un pettirosso

    Ho visto
    un pettirosso
    danzante nel vento,
    sotto i riflessi
    delle stelle,
    sul palcoscenico
    di un’alba.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:15
    Solitudine

    Forse
    È la paura
    Di restare solo
    Che mi porta
    A vivere una vita
    Di solitudine.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:15
    Il piccolo minatore

    Piccole mani
    Tra la polvere
    Scavano lente
    Nella miniera
    Fredda e buia,
    nasce tristezza
    dai cupi canti
    d’un ragazzino,
    il minatore,
    maturato già,
    il fumo copre
    la sensazione di fame ma la
    solitudine resta dolente,
    nell’aria brucia
    la fiamma d’una
    candela sola
    danzante sotto
    sottile vento
    impregnato di
    viva povertà,
    tra le pietre va,
    s’incanala lì,
    in galleria
    dove scava lo
    sfruttato pupo
    che stanco cessa
    di vivere la
    vita, l’incubo
    d’una nottata.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:14
    Vento, leggiadro pittore

    Nel cielo cinereo
    Oltre i più alti tetti
    Il vento, leggiadro pittore,
    iniziava a stendere i colori.
    Riflessi di luce
    Si dipingevano
    Con pastelli giganti
    Dalle infinite sfumature.
    Dal rosso forte come il sangue
    All’arancione fresco d’un’albicocca,
    dal giallo d’un acre limone
    al verde d’una tenera foglia,
    dall’azzurro d’un ciel sereno
    all’intenso blu della notte
    per perdersi poi nel viola d’un odoroso glicine.
    Terminato il dipinto
    Ammirato da molti
    Iniziava lui stesso
    A spargere il colore
    Per donare alle stelle
    Un nuovo, inconfondibile
    Odore.

  • 22 giugno 2013 alle ore 18:13
    Ode a Madre Natura

    Voglio io cantar
    In liberi versi
    A Madre Natura
    Un’ode
    Per la maestosità
    Del suo creato.
    Dalle vette taglienti
    Agli abissi celati,
    un’armoniosa complicità
    nutrice
    e sorella
    d’uno scorcio di natura
    sulla tela d’un quadro.
    Voglio io ringraziar
    Per la fantasia
    Delle ali d’una farfalla
    Che con pudore
    Si posa silenziosa
    Sul bocciolo della vita.

  • 22 giugno 2013 alle ore 10:52
    Ad Antonia Pozzi

    Poesia – azzurra
    eco del cuore –
    sei musica che piove
    pulviscolo dorato nelle stanze
    della Bellezza

    -eterna armonia

  • 22 giugno 2013 alle ore 10:36
    Languente e invisibile

    Languente e invisibile,
    scovata
    da farfalle notturne:
    le mani tue
    sulla mia anima lunare.
    Sul fondo ambrato della bottiglia,
    una spuma di mare.
    Acquea
    la notte
    in risacca
    ti chiama,
    io non dimentico
    i tuoi fiori innocenti
    sbocciare su me.

    M.Osnato da L'Oasi e la Neve, poesie d'amore e d'eros,
    Il Calamaio ed.

  • 22 giugno 2013 alle ore 9:53
    Il Convivio negato...?

    Lento corre il torpedone, terra di Faraoni,
    verso Luxor da Safaga e d’acqua un canale
    al suo cammin parallelo alla vista si presenta:
    ville isolate deserte senza vita a destra,
    a sinistra un pullular di povere magioni
    e in lontananza campi verdi di culture:
    donne accucciate curve al lavoro intente,
    a ridosso sulla riva ozian fumando vecchi
    giovani anziani e poi  bimbe e fanciulli
    vocianti creano allegria pur se in vita grama
    la lor fanciullezza  trova sì  radici e  linfa.
    Così a loro e a Dante e al suo Maestro greco
    il pensier corre e al desiderio di conoscenza
    di sapere: perché il Convivio a lor negato?
    Uno, il più piccino mi guarda mi sorride la man
    agitando al mio sorriso che tosto, la strada corre,
    si spegne e si rattrista..forse tarpata mente acuta
    che si accontenta di guardar sol lo scorrere degli anni.

  • 21 giugno 2013 alle ore 21:47
    Generazioni

    Ho sentito mormorare il torrente
    il saluto al ghiaccio disciolto
    che l'aveva generato sul monte
    poi prendere voce possente
    nel fiume sempre più grosso
    con ponti da attraversare
    navigato da battelli e chiatte
    fino alla foce col porto
    per conversare col mare
    scherzando le onde alte.

    La voce da piccoli è esile
    incerta di trovare ascolto
    da grandi a volte è tuono
    finché con altre si fonde
    a fare rumore di fondo
    del vastissimo mondo.

    Quando una si spegne
    la viva corrente lasciando
    altra ne viene in cambio
    e mai si secca il torrente.

  • 21 giugno 2013 alle ore 17:38
    Disincanto

    Pendevo
    dalla cima
    di un discorso
    fatto a caso
    uscito
    dalla tua bocca
    senza convinzione.
    Non mi ricordo bene
    le parole
    che annodasti
    nell'illusione
    di rendere più salda
    la mia presa.
    So solo
    che erano di burro
    e mi sorpresi
    a scivolare in basso
    senza farmi male.

  • 21 giugno 2013 alle ore 9:44

           

  • 21 giugno 2013 alle ore 9:19
    Angustie

    Sentire la responsabilità per i nati di oggi:
    sono così pochi con genitori preoccupati.

    Come trasmettere speranza
    se siamo in grave ristrettezza?

    Più ci guardiamo intorno
    meno di luce troviamo
    né ci affidiamo alle preghiere
    perché delusi dal credere
    se mai abbiamo avuto una fede.

    E' lo stato dei tempi presenti
    di un progresso di lustrini
    che mascherano troppe miserie.

  • 21 giugno 2013 alle ore 0:05
    Solitudine

    Quando avvertii solitudine
    sotto i raggi dell'argentea luna
    neppure la sera 
    col suo chiarore
    ebbe il coraggio
    di darmi conforto.
    Nel dolore rimasi
    incredulo e stupito
    come un infermo
    che mai si sanerà.
    Subito il cuore palpitò
    il corpo di fervido sudore
    si coprì
    un brivido lancinante
    percorse le membra intere.
    Intorno tra tanta solitudine e tristezza
    cercai di afferrare un raggio
    che mi desse respiro
    ma soltanto di delusione
    l'animo s'avvolse.

  • 20 giugno 2013 alle ore 22:14
    Il richiamo della vita

    Seduto a questo tavolo

    sto in silenzio e nel buio assoluto

    a raccontarmi con la più totale sincerità
    e dare un senso alla mia esistenza

    così

    mi sento pervaso da qualcosa che mi lacera

    ma allo stesso tempo mi riempie il cuore

    è il richiamo della vita
    che mi accende di gioia

    nella consapevolezza
    che sono un uomo

    partorito dal cielo

    e in questo

    rammentarmi sempre
    di non temere la morte

    per continuare a vivere 
    .
    cesaremoceo

  • 20 giugno 2013 alle ore 16:08
    La nostra sofferenza

    Sentirai urlare questa notte.
    È il mondo che soffre.
    E tu, non dormirai.
    Il dolore è anche tuo.

    Sentirai grida di fanciulle,
    perseguitate da un destino
    che non conoscono.

    Sentirai pianti di bambini
    che non han carezze
    sui loro visi, ma solo
    lacrime di sangue.

    Sentirai il pianto di una donna,
    chiedere aiuto.
    E la sentirai, infine,
    tirar fuori il suo ultimo respiro:
    è il respiro della morte.

    Sentirai le sirene della polizia,
    inseguire il male che fugge.
    E nel fuggire, ahimè,
    si nasconderà nelle nostre case.

    Sentirai dispiacere e odio
    in tutto ciò che noi facciamo
    e che abbiam fatto.

    Sentirai….,
    e tu, non dormirai.
    Non dormirai, poiché tutto ciò
    che avrai sentito in questa notte,
    è la tua…, ma anche la mia sofferenza.

    Anno di stesura, 07/06/2013