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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 16 dicembre 2013 alle ore 13:43
    D'ali un frullio

     
    D’ali un legger frullio
    mentre oscilla una brocca
    ecco una bacca si stacca
    un merlo poi canta felice
    gaiezza si spande nell’aria.
     

  • 16 dicembre 2013 alle ore 13:38
    La rossa bacca

    Sul ginepro innevato bianco
    vispo zampetta un pettirosso
    volto a ricercar le rosse bacche
    desiati frutti alla pressante fame
    sbatton le ali e picchietta il becco
     poi dalla danzante ai gesti brocca
     nivei frusti scesi e una s’accende
    e al cercator goloso fresca si offre
     
     

  • 16 dicembre 2013 alle ore 8:43
    La forza del sogno

    Alcione e Ceice 
    fusi dalla passione
    nel loro candore
    librarono in cielo
    per sempre
    Sogno e vita 
    uniti dal sentimento
    vagolarono nell’etere
    per un po’
    poi il sogno svanì
    togliendo senso alla vita
    per sempre.

  • 15 dicembre 2013 alle ore 21:44
    Haiku

    Spuma di miele
    delizia d'arte reale.
    Dolce richiamo
     

  • 15 dicembre 2013 alle ore 20:08
    Sentinella del Natale

    Ed è di nuovo Natale
    sulle sue spalle stanche,
    mentre adagio cammina
    ai margini di un vuoto
    ovattato di silenzio,
    a ridosso di un dolore
    che come catene
    trascina
    dal giorno che
    ad un crocevia
    smarrì i suoi sogni.

    Ed è di nuovo Natale
    tra le toppe del suo cuore,
    nelle sue mani vuote.
    Gelida è la sera
    in fretta la gente
    chiusa nel cappotto dell'indifferenza
    rincasa,
    tra vetrine scintillanti
    e profumo di marzapane.
    Resterà da solo
    l'angelo di usurati marciapiedi,
    sentinella della notte
    che dall'alto del suo fortino di cartone
    veglierà sulle stelle...
    ricordando un tempo
    quando assieme alla sua mamma
    in quella notte santa
    adagiava nella grotta
    il Bambinello.
     

  • 15 dicembre 2013 alle ore 16:31
    Piccola Betlemme

    Tu, o piccola Betlemme
    che, dalla Galilea,
    vedesti giungere quei Due
    in terra di Giudea,
    non apristi le tue porte
    quella notte che fu Santa.
    Tu negasti una stanza
    dove, in un modo degno,
    dar la luce a chi un regno
    non doveva aver in terra
    e, sol portava la corona
    dell'amore che perdona.
    Dopo tanto camminare,
    obbedienti al dir di Roma,
    fur' costretti a riposare
    fuor le mura, in campagna,
    dove solo c'eran grotte
    per posar le ossa rotte.
    Quei pastori co'i lor greggi,
    non potevano pensare,
    quel che era a capitare:
    cioè la nascita del Cristo,
    com'un tempo è stato scritto.

  • 15 dicembre 2013 alle ore 7:39
    fine

    non v’è altra forma né spiegazione

    basata sulla metafisica, la scienza o la ragione

    non serve imbrigliare e possedere tutto il sapere

    per spiegare il moto che muove gli elementi,

    il mondo gli esseri umani e civiltà intere

    si ama così, semplicemente da cuore a cuore

    e ci si salva soltanto stringendosi per mano

    fine

    Marco Bo

    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2013/12/fine.html

  • 14 dicembre 2013 alle ore 17:05
    Felice Natale

    Fiorisce dicembre
    E muta
    La filigrana dello spirito
    Il canto delle campane
    Così grande e dolce
    Entra nella mistica dei pensieri
    Nell'aria nevosa
    Alberi di stelle sublimano
    Tenere magie di bellezze
    Accendendo di dolcezza
    L'amore sciolto nel cuore
    Esultiamo: arriva la stella cometa

  • 14 dicembre 2013 alle ore 16:03
    La felicità nel cuore

    Con l'umiltà nel sorriso a soffrire
    e proteggere la Tua Essenza 
    a non raccontare effimere storie
    alla fantasia irrazionale
    di "geniali" strizzacervelli
    evocatori di rimpianti
    ammaliati dalla Tua eloquenza 
    Dispiegare le ali del dolore 
    a suffragare i fermenti dell'anima
    senza trasformarTi in figlia di Satana
    e non aver fatto 
    come altri fuggiaschi della vita
    a riapparire sulla soglia di casa
    figliuola prodiga
    colma di ferite autoinferte
    nel patimento di normalizzare
    i rapporti con il mondo 
    Voler andare 
    in fondo al tuo Essere
    a combattere l'idea
    di pensarTi donna
    la cui vita
    può rovesciarsi da un momento all'altro
    incapaci Loro
    nelle sicurezze di uno stile di vita borghese
    d'immaginare la Tua piena grandezza
    e lasciar credere ciò che si vuole
    nella cecità dei sentimenti 
    e non scorgere
    gli occhi vitrei della Tua felicità
    nell'andare avanti
    guardando il mondo dal basso 
    senza chieder mai  a Te stessa
    se potessi esser meglio o peggio
    di come altri ti avrebbero voluto
    e così aver dato un senso alla vita
    .
    cesaremoceo

  • 14 dicembre 2013 alle ore 8:32
    something we call love

    love dwells in concern and in the little things

    in telling one thing at a time

    and colouring the details with infinite nuances,

    just for the pleasure of being together and listening

     the words and the voices

    echos in the room

    echos in the room

    love lives in the small things

      in the pot on the stove in the morning

    in the leather shoes polished for the day of celebration

    in the wood chopped for the stove

     in a good soup for a cold and grey winter evening 

    love dwells in small things, in minimum details

    in the folds of the scented linen 

    in the smile behind the window

    for the late or unexpected arrival,

    in a walk on the beach in the morning

    what do we talk about when we talk about love?

    perhaps it is the wonder and fear of the heart,

      this one and only short breath we own ...

    but now I have no other words,

    I turn around and find your warm breath by my side,

    and I am not afraid anymore, 

    I no longer need an answer,

     in peace I stay 

    'cause your presence saves me 

    and takes my breath away 

    Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino

    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2012/11/something-we-call-love.html

  • 13 dicembre 2013 alle ore 21:38
    Siamo tutti anime perdute

    Tra le fitte tenebre 
    che avvolgono l'esistenza

    con la tenue luce della speranza
    ancor più fioca

    vedere tante sprezzanti felicità
    esaltarsi
    con i pregiudizi divulgati dalla fortuna

    e altrettante angosce
    nei cuori di chi è chiamato
    al restauro della propria coscienza

    nella disperata ricerca
    di un facile approdo

    verso irraggiungibili mete
    degne di questa vita

    Affascinati dal miraggio
    di quest'illusoria libertà 

    con il turbamento
    che invade l'anima

    subire le alterazioni
    profonde e inquietanti

    dell'equilibrio tra il cuore e l'intelletto

    nella convinzione di non avere 
    alcuna via di scampo
    .
    cesaremoceo

  • 13 dicembre 2013 alle ore 21:10
    Amante amata

    Nel morbido tuo corpo

    or io riposo

    Sulle tue lunghe ombre

    ho steso il mio momento

    Altri amar non so

    che te

    mia amante amata notte

    Nelle tue lunghe ombre

    disteso ho il mio corpo

    e serena so di vagare

    nei colori a cui appartengo.

     

  • 13 dicembre 2013 alle ore 20:47
    Sei Cento Sessantuno

    Quando avevo sei anni mi legasti i
    capelli ed i capelli vennero agili
    alle tue dita ma  le tue dita
    non  vennero ugualmente agili
    via da loro,trovando l' uscita
    dalla bocca nera dei riccioli in
    doverosa crescita.
    Quando avevo quella stessa età
    mi comprasti un quaderno, ostia
    quadrettata su cui il pomeriggio
    faceva penitenza e non disturbava
    al nonno le parole crociate, ai
    cugini l'adultezza privilegiata
    da Grecia e la voce bella
    di Phil Collins in certi giorni,
    in una borsa di plastica
    forata crema solare ed oggetti
    che non sapevo.Quando avevo
    sei anni il mondo era tutto fra
    la moka spanata, la credenza
    ingiallita ed il lombrico di tazze
    che pendeva sul lavabo, moccolo
    di narice male sturata.
    Era fra il vimini
    e gli adesivi  a forma di mucca
    schizzati qua e là, stigmate sulle mattonelle
    del bagno ospiti.  Quando avevo
    sei anni i tuoi gatti erano nord e sud,
    uno sbadiglio, l'altro sorriso ed io
    distesa non facevo che poco
    ingombro; il  pesciolino con
    il tuffo negli occhi e le  mani sempre
    a vista sul tavolo. Insieme senza
    segreti aspettavamo la sera e papà
    che tornava giù dalla fatica pigiando
    il citofono- sirena fine turno;
    col maglioncino in ordine scattavo
    in piedi. Io mosto, alè, fra le sue braccia.

  • 12 dicembre 2013 alle ore 21:24
    Senza vergogna

    Ferito nell'anima
    e devastato nello spirito

    cammino verso l'avvenire
    tenuto in vita dalle illusioni

    Rinchiuso nella prigione
    delle mie paure

    guardato a vista
    da carcerieri senza volto

    vaneggio in livide atmosfere
    nell'evocazione di cupi fantasmi

    a svelare i segreti della mente
    e credere che quelle strizze

    possano far scomparire
    i mostri che si annidano dentro

    e così fantasticare situazioni d'incanto

    testimoni di un tempo irripetibile

    e infrangere il senso di abbandono
    che mi accompagna

    senza alcuna vergogna da nascondere.
     

  • 12 dicembre 2013 alle ore 20:53
    A Cannero

    Seduto in panchina
    nel chiaroscuro delle pecorelle
    in cielo avide di lago
    me ne sto concentrato 
    di primavera a sentire 
    i primi passi leggeri
    mentre dorme il vento
    stordito dai gialli profumi
    di mille mimose.

  • 12 dicembre 2013 alle ore 14:53
    non è tempo di portare a casa

    non è tempo di portare a casa

    non è tempo di portare a casa niente

    è tempo di lasciare tutto lì sulla strada

    è tempo di dimenticare tutto

    le cose e le zavorre

    fardelli che fanno male al cuore

    è tempo di lasciare tutto 

    che forse a qualcuno ancora servirà

    ora lo so, se non apro le mani adesso 

    rimarrò per la mia breve e fugace illusione di sempre

     con un pugno di nulla da contemplare la sera prima di dormire

     un vuoto a perdere

    un granello di sabbia nella mia clessidra della vita e del tempo perso nel nulla

    no, non è più tempo di portare a casa 

    non lo è mai stato

    quello che si riporta a casa marcirà sotto la pioggia e seccherà al sole

    quello che si lascia per strada diventerà una sacra semina per tutti 

    e porterà buoni frutti per tutta la vita

    quello che si lascia sulla strada della vita ritornerà 

    ancora

    e per sempre

    e così sia

    .............................................................

    chi al momento di partire ha dato tutto sè stesso 
    sulle strade della vita, 
    ritornerà per sempre

    chi lascia tutto, 
    abbraccia l'eternità

    ::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2013/12/non-e-tempo-di-portare-casa.html

     5 dicembre 2013
    dedicato a Madiba
     

  • 12 dicembre 2013 alle ore 14:29
    Spinge oggi il pensier

    Spinge all’improvviso sorto il pensier alla ricerca ardua
    del tuo viso che sfuocato è il ricordo tuo e come cancellato.
    Perché mi chiedo allor ora m’assale questo tumulto forte?
    Perché ombre nere obliate del passato son a ritornar nel tempo ?
    perché a un dolor antico e spento nuovo dolore oggi risorge?
    Impotente è il voler nostro nullo e perdente nel non dimenticare
    quando per oscura malia s’apre alla mente il libro del passato.

  • 11 dicembre 2013 alle ore 23:34
    Io piango

    Io piango
    nel vedermi bambino
    trastullante per le vie del borgo
    ora che bambino non sono più
     
    Io piango
    nel vedermi giovane
    colmo di deità e di sogni
    svaniti per sempre
    ora che giovane non sono più
     
    Io piango
    nel vedermi padre
    giocherellare con i miei figli piccoli
    che diventati maturi
    ora non giocano più
     
    Io piango
    nel vedere questa fluida società
    crudele e ossessa
    che scorre come un fiume in rapida
    trascinando con sé
    i sentimenti puri
     
    Io piango
    nel percepire che ormai
    si è fatta sera
    e il sonno è prossimo a venire.

  • 11 dicembre 2013 alle ore 19:09
    (Dove una volta il cuore)

    La striscia bionda di quel mare
    isola viaggiante nelle spume
    che ancora mi stordisce

    il viso sottolineato
    che lascia vuoto il collo
    alla bottiglia verde del respiro

    il mio tappeto in preda all'ombra
    e poi, l'immagine di me
    avete visto? La notte ero io
    quella digiuna in piedi
    alle sue stelle morbide di pane

    io, che ancora vivo,
    stretta
    la tessitura pallida inviolata

    dove una volta, il cuore.

  • 11 dicembre 2013 alle ore 15:22
    Perchè non ti ribelli,coscienza mia ?

    Animato da una smisurata
    volontà di dominio e d'umiltà

    narro la mia storia

    affinché

    non se ne perda la memoria

    a riflettere sull'ambiguita '
    dei miei pensieri

    e sulla fragilità dell'anima

    nel fuoco incrociato del loro scontro

    Possa io redimermi
    ed esser degno di te,coscienza mia!
     

  • 11 dicembre 2013 alle ore 9:06
    Bizzarra

    Bizzarra la giornata di giugno
    d'una primavera piovosa
    nostalgica dell'autunno
    quasi d'inverno premessa.

    L'estate se ne sta all'uscio
    del suo tempo in attesa
    sempre che il sole sia bravo
    a scacciare ogni nuvola.

    Sono fiorite le rose
    il gelsomino profuma
    per l'amorosa stagione.

    E la finestra s'appresta
    per l'accoglienza alla luce
    chiara che i cuori riscalda.

  • 11 dicembre 2013 alle ore 1:11
    Poesia rossa

    Sangue di sangue
    di sangue dissanguato
    sanguinolento,
    esangue,
    lungo le vie di fuga
    sangue di sanguesuga.

    Sangue d'amore
    rappreso
    messo al laccio
    secco in provette d'odio
    sangue di sanguinaccio.

    Sangue carmineo
    rosso od arrossato
    anemico,
    imbiancato,
    libero schiavo imprigionato.

    (In emoglobiche catene
    liberato).

  • 10 dicembre 2013 alle ore 22:59
    Frizzante Armonia

    Dipingo con gli occhi il tramonto
    Sospiro in questo dolce mio incontro.
    Coloro d'azzurro il mio cielo
    amor che lasciasti io vedo.

    Sei terra preziosa e lucente
    in questo orizzonte invitante.
    Sei fuoco che scalda il mio cuore
    sei acqua che nutre un bel fiore.

    Fanciulla dal semplice fare
    i miei palpiti tu fai accelerare
    pensando ai tuoi biondi capelli
    splendenti come cari gioielli.

    Ti porto con me oramai!
    in dolce, frizzante armonia...
    tu sei la mia bella pazzia
    mia amabile... intensa poesia.

  • 10 dicembre 2013 alle ore 21:23
    Scheggia d'amore

    Un solo frammento dell' amore
    che fluisce tra i solchi
    scavati dal tempo,
    la pelle indurita
    dagli attacchi
    di arpie malvage,
    basterebbe a inondare
    di preziose scintille
    la tua anima graffiata
    da lame al veleno.

     

  • 10 dicembre 2013 alle ore 21:16
    Armonie diseredate

    Lascio andare la memoria
    oltre il tempo

    che impietosamente scorre

    a incalzare ricordi
    e recuperare tradizioni
    amate nel passato

    sapori e profumi
    prede delle turbe della mente

    Vagabondo nell'oscurità dei pensieri

    con gli occhi a scrutare
    oltre il buio del mio Essere

    ignorando dove mi porti quel sentiero

    se nell'irrealtà delle convenienze 
    o nella frenesia di giorni
    strascicati di vane speranze

    emozioni che comunque
    lasciano segni marcati nell'anima

    rughe di povertà

    scavate dal tormento
    d'essere derubato del futuro

    in questa vita
    che insegna a essere guerrieri

    senza pensare al domani 

    a mimetizzarsi
    fino a diventare l'ombra di se stessi

    nell'insicurezza
    che trasforma in mostri angosciati
    .
    cesaremoceo