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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 09 settembre 2013 alle ore 18:00
    Giorni da amare

    E' ascoltando
    le proprie emozioni

    che si può trovare
    quella felicità

    dove i sentimenti
    non debbono nascondersi

    in corpi
    che non gli appartengono

    a sperimentare
    le grandi difficoltà

    nei diversi ruoli
    che la vita impone
     
    Sofferenze di cuori
    avvolti da sensi confusi

    che invocano amore

    in giorni dismessi

    nei quali

    con ali tarpate
    e senza la voglia di volare

    cerchi trampolini
    da cui tuffarsi

    nelle bellezze
    di quella stessa vita
    .
    cesaremoceo

  • 09 settembre 2013 alle ore 17:21
    Cogli l'attimo

    In una stanza buia
    ti ho trovata,
    in una stanza radiosa
    ti ho conosciuta.
    Tra mille passanti
    chilometri di lettere
    rubano le tue parole
    guardandoti negli occhi.
    Un lucente raggio di sole…
    emozioni, pensieri ed alchimia
    confidiamo nel segreto
    di un incontro illuminato.
    Sotto parole incantate
    e una polvere magica,
    i nostri cuori si sono aperti
    con la sola chiave della fiducia.

  • 09 settembre 2013 alle ore 17:09
    Haiku

    Fiocchi di cirri
    gli aghi dei pini a guglia
    E' arte in natura

  • 09 settembre 2013 alle ore 16:40
    Inconclusa VI

    Sentirsi qualcosa nel petto e non riuscire a toglierla,
    sentire un peso che tiene lo spirito a terra.
    Cerco dell'aria più pulita per i miei occhi;
    cerco più tempo per i miei pensieri.
    Odio e rancore stanno bruciando via
    il mio fegato ed il mio cuore lentamente,
    tant'è che ora desidero diventare 
    etilista per dimenticarti per sempre.
    E tu che fai? Dormi,
    racchiusa nel fondo
    di uno specchio rotto.
     
     

  • 09 settembre 2013 alle ore 13:47
    Cinque Cento Novanta

    Ancora vengo in tuo nome, tutte le ossa fanno
    la croce, il cuore confessa il mio ventre, le braccia
    si vorrebbero ali, spirito poco santo, devozione da
    bicchiere, preci da tabaccheria.  Sono la più a sud
    delle tue cattedrali, fagoceri di meches che ti
    assaggiarono prima di me per non deglutirti ma
    nelle mie navate scorre il tuo siero, pozione perfetta
    nata da un domani in perenne ritardo, setaccio  per
    intrugli di dubbia composizione.  Sono guglia?
    No, sono doglia, ma più insistente di un campanile: di tanto
    in tanto mi scuotono svegliando il dovere al battaglio,
    gelida tonsilla ingrossata, figlia obesa, intasatrice
    di tutto il cavernoso piazzale.  Che se poi facessero
    meglio, ancora di te si parlerebbe, di come mi faccio
    buona , obbediente e sanata, burattino in attesa di
    raccomandazione, quasi pronto ad impilarsi di carne
    e vedersi vestito di vene, di tane dove accucciano i
    desideri. Cani per troppo tempo affamati che ancora
    fiutano il tuo sapore a distanza di giorni.
    Non basta la pioggia, non lava via nulla l'osceno
    battesimo di cui mi vogliono destinataria.
    Non ho bisogno di esperti per  sentire dove
    crollo, so stare alla larga dalle tavolozze
    imbandite ad uso restauro.
    Basta sfilarmi via il tuo nome come la
    sorpresa dal pesce, la lisca è una rosa,
    breve trave pari e portante  per fotografarmi
    nel barbecue fumante  di una  cinerea maceria.
     

  • 09 settembre 2013 alle ore 12:12
    Haiku

    Sorride al sole
    sulla soffice sabbia
    Stella di mare

  • 09 settembre 2013 alle ore 10:48
    Il canto del cigno (la scena della vita)

    Suono al pianoforte
    una famosa sinfonia,
    per entrar con l'auditorium
    in piena sintonia.
    Dinanzi a una platea festosamente
    riunita,
    le mani scorron nervose
    sui tasti
    e vanno via da sole,
    inseguite affannosamente
    da laconiche parole.
    Un canto armonioso
    mi sale dalla gola
    come mai era accaduto prima.
    Canto l'ardore di una giovinezza
    con impeto virile
    di stampo leonino.
    Tanto si snoda il sogno
    di un'esuberanza fino adesso taciuta.
    L'ultimo refrain non e' ancora scoccato
    gia' il pubblico e' tutto in piedi
    ad applaudir estasiato;
    i riflettori si spengono,
    le poltrone si svuotano,
    gli orchestrali riupongono
    nella custodia i loro strumenti;
    ed esco dal palco
    ormai pago di un'unica vittoria;
    cammino in punta di piedi
    per non tradire il religioso silenzio,
    vero alleato
    di chi ricalca rinvigorito
    la scena della vita.

  • 09 settembre 2013 alle ore 10:39
    Quell'undici Settembre

    Com'è strano quel vuoto
    che le torri han lasciato!
    Al tuo occhio appare
    solo la grande statua,
    arrivando dal mare.
    Chi poteva pensare
    che l'aereo in volo
    quella mattina,
    non s'era perso nel cielo,
    ma era lì per rovina?
    A seguirlo, un secondo
    l'altra torre abbatteva
    e attonito il Mondo,
    e incredulo lasciava.
    Perché tornava alla vita
    il sopito terrore,
    e fu tragedia infinita,
    non soltanto scalpore.
    Facciam che la data
    non sia solo memoria
    immortalata
    sui libri di Storia.
     

  • 09 settembre 2013 alle ore 10:35
    ULIVO CADUTO

    impotente

    l'ulivo alza al cielo

    vuoto

    le sue braccia nodose:

    nel duro cuore

    folgorato

    il tempo

    aveva nascosto ulteriori sospiri

    a lungo trattenuti nelle fragile mani

    la luce di un solare vento

    asciuga le ultime gocce

    che indugiano sulle tremule foglie

    intorno

    il silenzio esala

    odore di parole bruciate

    perché l'amore

    cerca ancora l'amore?

  • 08 settembre 2013 alle ore 12:48
    Contraccolpo

    Più dei colpi dati
    contarono quelli
    lasciati dare.

  • 08 settembre 2013 alle ore 12:48
    Stagnazione

    Persino la rana
    nascosta nel limo allo stagno
    gracida al cielo la sua rabbia
    se le sfugge la cena
    coi salti saputi del girino.

    Io
    all’urlo dell’anima
    affamata d’amore
    rispondo con l’afonia del cuore
    né più m’importa trovare una rima perfetta
    che colmi d’incanto il vuoto
    della perduta poesia.

  • 07 settembre 2013 alle ore 23:22
    Così come l'autunno

    Così come l’autunno

     

    Non è più caldo il vento

    e dal mio sguardo escludo

    gli alberi nudi e inermi.

     

    Svaniscono nell’ombra delle nebbie

    carezze estive

    e il sole a testa china

    esilia nel tramonto.

     

    S’annega la mia anima nel nulla

    e tenta a trasformare

    il pensiero in primavera.

     

    Ma

    di colori caldi

    si veste la collina

    solca una lacrima l’anima

    mentre la pioggia

    sul vetro scivola

    in me il dolore ti racconta.

     

    Fuggo l’autunno

    e la nostra storia 

    il tempo si tinge di rosso purpureo

    colore che a te mi riconduce.

     

    Nell’anima ora…

    solo malinconia

    ma…

    tutto passa

    così

    come l’autunno.

    Anna Giordano

  • 07 settembre 2013 alle ore 21:50
    Contemplazione nr. 3

    Sarà la stella marina
    adagiata
    sulle tue belle mani
    a suggerir parole
    per cantarti
    come pastelli a colorar
    gli interni di un disegno
    già perfetto.

  • 07 settembre 2013 alle ore 18:10
    Visione

    Non mi muovero' da qui
    senza avere tue notizie;
    non stacchero' il mio sguardo
    dalle tue finestre
    finche'
    non si chiuderanno per sempre;
    non ti lascero' andare
    ramingo per il mondo
    alla merce'
    dio mercanti senza scrupoli;
    non permettero'
    l'ennesimo insulto
    alla tua poverta' di spirito;
    ma saro' sempre al tuo fianco
    a vigilare,custodire,
    con te soffrire e gioire,
    perche' vedo in te
    lo spirito di Cristo.

  • 07 settembre 2013 alle ore 16:04
    Il tagliando

    Nel coraggio
    di dover trovare
    le emozioni per il futuro

    nei vortici di un'esistenza
    che oscilla
    sull'orlo degli abissi del nulla

    in cui le strade da percorrere
    son talmente visibili

    da non vederle

    aprire le finestre del cuore

    e sognare ad occhi aperti
    scelte di vita impegnative
    ed importanti

    nelle abbuffate
    di casalinghe quotidianità 

    a far diventare
    sempre più intima

    ogni singola emozione

    e quando la tristezza
    comincia a fiaccare

    nella sua onda demolitrice

    col silenzio che sveste l'anima

    riprendere quelle strade

    che collegano
    l'esistenza al Paradiso
    .
    cesaremoceo

  • 07 settembre 2013 alle ore 15:41
    LA FESTA PATRONALE

    Il vescovo San Grato,
    che fu Pastor d'Aosta,
    fu scelto qual Patrono
    della Parrocchia nostra.
    Si parla di Bobbiate,
    sobborgo di Varese,
    un tempo terra ricca
    di orti e di cerase.
    La scelta di San Grato
    a protettor del borgo
    è ancora sconosciuta,
    chè visse un tempo tardo.
    Per celebrarlo ancora
    a mo' del tempo andato,
    si compie qualche gesto
    da tradizion salvato.
    L'incanto dei canestri,
    già colmi di fragranza:
    di fichi e d'uva, allora
    prodotti in abbondanza,
    oggi ancor si svolge,
    me le cassette o i cesti,
    purtroppo sono colmi
    di beni dei mercati.
    La corsa con i ciuchi
    tuttora si tramanda
    e, qualche volta ancora,
    viene a suonar la banda.
    I fuochi d'artificio
    sono la conclusione
    di questa nostra festa,
    di questa tradizione.

     

  • 07 settembre 2013 alle ore 15:18
    LE PAROLE

    Quante ne ho sbucciate,
    quante sono rimaste strozzate in gola,
    quante ne ho sputate via.
    Alcune le ho vestite a festa
    e fatte risplendere,
    altre le ho messe in un angolo
    in abiti logori e scuri.
    Le ho fatte volare,
    avvolte dal tuonare della voce
    o ben custodite in un silenzio gonfio
    in cui guizzavano dentro.
    Le ho usate per placare la follia,
    mi hanno portato in strade senza ritorno
    senza farsi più trovare,
    hanno custodito ricordi
    tra il tepore dei pensieri
    e sono state il giaciglio
    di tormenti e passioni.
    ( edita dal mio libro "Anima nuda" )

  • 07 settembre 2013 alle ore 2:28
    Indomito eremita

    Sorseggia
    l'indomito eremita
    lo scricchiolio
    arrugginito, scorticato.

    Dallo scalpiccio
    tuonante rifugge
    dai tempestosi 
    gemiti.

    E' un fuscello
    nell'aria
    l'eremita
    un granello piazzato
    per caso

    Un fannullone
    che impreca
    che sguaina l'elsa
    e che poi si ritrae
    cautamente
    E' indomito, è eremita.

  • 06 settembre 2013 alle ore 23:00
    Diventa poesia

    Diventa poesia
    la mia malinconia
    ad un passo di respiri
    si chiude
    in un trepido vagar

  • Sono sguardi
    quelli di una madre
    umidi e dolci
    come pozze di rugiada
    appena velati da segreti tremori.
     
    Frementi attese
    rassegnati istanti.
     
    Ombreggiar di ciglia
    Guizzar di vacui lumi.
     
    Sono sguardi
     quelli di una madre
    che depositano sul cuore
    sabbia senza tempo
     
    E rimangono lì
    a scandire i giorni
     come una clessidra vuota.
     
     

     
     

  • 06 settembre 2013 alle ore 21:16
    Canzone

    Musiche inebrianti
    canti divini
    accordi eccellenti
    tutti per lodarti
    tutti per descriverti
    Cinque minuti
    troppo brevi
    troppo corti
    per enumerare tutte le tue doti
    per abbracciare tutte le tue doti
    Un’altra musica suonare fai
    altri tre minuti
    altri pochi istanti
    per illudermi
    per ingannarmi
    Finiscono questi attimi
    le nostre menti
    sono ormai distanti
    sbiadiscono le immagini
    si allontanano i ricordi.
     
     

  • 05 settembre 2013 alle ore 14:54
    Nessuna riconoscenza (Impressioni)

    Guardati dalle apparenze
    sembriamo tutti bravi
    e poi si scopre una realtà
    ben diversa
    da come la vediamo
    in questa società
    legata al denaro
    e no alla spiritualità
    Nessuna riconoscenza
    per chi dà un suo contributo
    di saggezza e di  bontà
    per fortificare persone
    che deludono
    a nostra insaputa
    camminandoci sopra
    finendo sotto
    nelle suole sgualcite
    del marciume seccato

  • 05 settembre 2013 alle ore 12:33
    Valentina

    Ho visto una donna bruciare
     di passione come una sigaretta,
    e poi perdersi abbandonando
     tutto come fumo nel vento.
    Nei suoi occhi leggevo
    la speranza e la paura
    per un domani incerto e felici.
    Vissi in lei quel sentimento,
     ed ora mi manca
    mi mancano le sue immagini.
    Riincontrai la donna sigaretta,
     ferma in un angolo
    ma ormai era tardi,
     si era consumata restando solo il filtro,
    ancora avvolto dalla neve che la offusca,
    vissi quel momento,
     come la polvere bianca che le sale al cervello
    ed ora mi manca,
     mi mancano le sue immagini.
    Talvolta lasciamo che gli altri ci amino
    provando noia e assuefazione per i loro sentimenti,
    attaccando chi ci difende.
    Talvolta amiamo chi non ricambia,
    bruciando velocemente di passione,
    riempendo con le droghe
    il vuoto che abbiamo
    nel cuore.
     

  • 05 settembre 2013 alle ore 10:29
    CHI LA FA L'ASPETTI

    Picchiava forte il sole
    quel pomeriggio di Luglio
    quando, grondante sudore,
    s'arresta all'ombra quel figlio
    che spingeva la vecchia carriola
    dove, assiso, c'era suo padre
    che stava portando all'Ospizio.
    Preso un sorso dalla borraccia,
    terso il sudore dalla faccia,
    s'appresta a ripartire
    quando si sente dire:
    "Sotto quest'ombra, stanco,
    anch'io mi son fermato, un tempo".
    "Come stai facendo tu ora,
    spingendo la stessa carriola,
    tuo nonno portavo all'Ospizio;
    sono io che ti ho fatto scuola!
    Pare sia diventato un vizio".
    D'improvviso si vide lui stesso
    disteso su quel "trasporto".
    Rifece a ritroso il percorso
    con passo alquanto veloce,
    perchè nella testa ronzava
    del padre la flebile voce.
    Lo tenne con se fino a morte,
    avendo cura di sua sorte.

  • 04 settembre 2013 alle ore 22:04
    Eran in 200

    Sono andati in guerra

    Ed eran in 200

    Sono andati in guerra

    Ed eran morti

    Ancor prima 

    D’arrivar al fronte.