username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 28 agosto 2013 alle ore 22:12
    Perle

    PERLE

    Poesia 
    è il tuo misterioso respiro
    intonato
    al suono delle onde
    del mare dorato.

    Scendono piano
    le mie labbra al tuo ventre
    donandoti baci
    che tu trasformi in perle
    e mi rimandi
    intrecciate alle dita
    che scendono piano
    lungo i tuoi fianchi.

  • 28 agosto 2013 alle ore 21:15
    Le parole negli occhi

    Guardo il muro bianco
    e vedo i tuoi occhi fissarmi:
    quel tuo sguardo buono...
    Tu hai capito.
    Tu sai...
    Ci bastano gli occhi per parlare.
    Le parole non servono
    sono senza suono.
    Ma i tuoi occhi...
    cantano,
    gridano,
    piangono, 
    amano,
    ridono.
     

  • 28 agosto 2013 alle ore 17:39
    I MERLI

    Quando nell'orto dissodo 'l terreno
    e la zolla rivolto per renderlo piano,
    arrivano a frotte dall'umido attratti,
    sfidando a volte l'assalto dei gatti.
    I vermi affioranti li spingon golosi,
    senza timor che la vanga li sfrisi.
    La prole impaziente reclama dal nido,
    spalana la bocca in attesa del cibo.
    E' tutto un andare dall'orto a' lor covi,
    per il verme portare ai piccoli nuovi.

  • 28 agosto 2013 alle ore 14:46
    Grate e graticole

    Nello squillante subbuglio
    della mia effimera diversità

    scorgo negli altri

    legittime curiosità da soddisfare

    e il loro agire
    anche in virtù di queste


    mi ritrovo mediatore di mondi

    dove volare basso
    è sentirmi a mio agio

    nel lottare

    contro le caotiche
    immagini della mente

    fino a ritrovarmi silenzioso

    senza dir nulla

    e sentirmi
    come se avessi parlato per ore
    a farmi curare sogni d'ogni tipo

    immerso in un mare
    di scogli di sentimenti

    dove finire sommerso

    da meschinità e abbrutimenti
    .
    cesaremoceo

  • 28 agosto 2013 alle ore 13:57
    Cinque Cento Ottantaquattro

    Sono tutta dolore. Il mio sorriso?
    Uno spauracchio sull'arrendevola
    compagnia della pelle seminata a
    danni e a costrizioni, rimpinzata
    per tempo di acqua in cui fu
    disciolta, curativa,  l'effervescenza
    del buon senso. Ormai niente
    può beccarmi, bacarmi od ararmi
    in controsenso: i revers dell'aizzamento
    spiccherebbero molesti, tanto oro sul
    letame, luccicherebbe più del rame
    e della luna. Sono tutta dolore: mi squamano
    via le frenesie, un'opportuna rasatura corre
    contro ogni capriccio, succedanea a certi
    obsoleti rinverdimenti. Dove passa l'autunno
    non può più giocar la primavera  e quale
    orrore spezzare all'inverno il collo
    con una forchettata di calura!
    Mi hanno frazionata e rimessa in sesto:
    adesso in verità sono tutta un ticchettio
    da fresco rimessaggio, mancano certo
    la doratura ed il nome sulla fiancata.
    Poi il varo,  la schiusa della bottiglia
    lanciata al volo  che puzzerà più
    di un uovo andato a male.
    Sono nuova e post tagliando,
    scemata la tempesta, raffinata
    dalle scorie, balugino come la
    capocchia gufina  di un bel faro
    che fra le onde dice
    dove è solo notte o dove è terra.

  • 28 agosto 2013 alle ore 12:23
    Amore non rinunciare all'amore

    Echeggia nel buio

    un triste canto d’amore:

    dietro i sorrisi

    hai creato una barriera di timori

    e hai gettato ombre

    sul prato della speranza

    Col pennello della notte

    dipingo sogni

    con ali di farfalle

    sulla tela del giorno

    ma

    l’acqua dell’amarezza li cancella

    e lascia evanescenti curve di mistero

    che nascondono la rinuncia, la tua rinuncia.

    Rinunciare? No amore, no.

    Non chiudere la porta ai sentimenti:

    la rinuncia non è liberazione

    Dai voce al tuo cuore

    e lasciagli stendere le ali come uccello felice

    che intreccia i suoi voli nell’azzurro.

    Nascerà un nuovo giorno

    e alla sua luce e alla sua gioia

    matureranno i frutti dell’amore.

    In silenzio li divideremo

    nel dolce profumo dei fiordalisi

    ascoltando il canto del fiume.

     

  • 28 agosto 2013 alle ore 10:58
    Gli erranti

    Durante il nostro errare nel bosco
    ignota la meta
    le foglie calpestate parlavano di noi
    le fragranze scomodate
    sparse nell’aria
    inebriavano distrattamente  i nostri corpi
    le verghe eccitate vibravano
    emettendo suoni monotoni
    gli alberi affusolati
    dalle alte chiome esili
    formavano ombrelli intrecciati
    che nel lasciarsi ferire
    da tenui raggi solari
    chiari e scuri offrivano
    e rendevano il peregrinare incerto.
    Angoscia  e mestizia
    avvolsero i nostri animi.

  • 27 agosto 2013 alle ore 22:52
    Utopie

    Vorrei ritrovare come un anno fa...fughe dal reale verso utopistiche irrealtà...ore vissute come minuti, bevute in fretta in fretta consumate ma lentamente assaporate nel tempo del poi. 
    Lunghi viaggi attesi per pochi attimi di te e di te poi lunghi attimi per scordare. 
    Brevi fugaci fantasie realizzate nella fantasia di esserci trovati...nella realtà di non esistere oltre , nella realtà di non conoscerci nemmeno oltre il tempo e lo spazio che è stato quel momento. 
    Vorrei ritrovare, come un anno fa, qualcosa che non è mai esistito nella realtà!!!

  • 27 agosto 2013 alle ore 21:41
    A Cesare

    E' stato molto bello

    quel giorno

    averti dato la mia parola
    e riceverne in cambio tantissime

    bellissime immagini

    dove tra tutte

    spicca dentro me
    quella di Lei

    la mia giovane ragazza

     Insieme a lei
    sto imparando veramente

    profondamente

    cosa sia l'amore
     
    Ecco cosa mi hai regalato

    non inutili consigli

    ma una bellissima
    piccola grande parte

    della tua esperienza
    di uomo innamorato
    che viene dal cuore ...

    Ti accetto così come sei
    e ti sistemo in un angolino del mio

    sperando che anche tu
    possa gioire un pò
    del mio amore...

    si chiama Mia.

    Grazie di cuore.Saverio

    Questo piccolo pensierino mi è stato regalato da Saverio un'artista di strada che ho incontrato per caso al quale m'è sembrato naturale regalare uno dei miei libri
    .

  • 27 agosto 2013 alle ore 21:06
    E' così bella la vita

    E' bello
    alzarsi stordito la notte

    dopo aver sognato
    cavalcate a briglie sciolte

    godere del tempo
    così limitato

    senza viverlo
    alla mercè del destino

    la tua fragilità
    i tuoi spettri

    tutto concentrato
    in una trama di passioni

    dove l'unica che conta
    è l'amore 

    riempirne il cuore

    e vivere tutto
    nel desiderio di giorni felici
    .

  • 27 agosto 2013 alle ore 17:30
    Cinque Cento Ottantatre

    La casa è disabituata, io son l'eretica
    che l'ha disabitata, emigrata senza coda
    a giugno o non ricordo ed esiliata pur
    riempendola di più me, sempre occupati.
    Una gruccia più non basta per metterle
    il fardello ad agio ed a riposo, riposta
    ormai ogni cosa, alle mie domande tacciono
    tutti i muri e pure i pavimenti.
    La casa che mi spoglia , di me non è più
    figlia:  mi guarda dall'alto del suo muso
    e del tetto, la riga in mezzo, bis da parrucchiere
    ed ossa da rigattiere. Ci scrutiamo, preda e
    predatore: dove tenevo i miei segreti
    non era un buco, nè un ascensore.
    Mi ammalerò di nuovo, sul divano,
    tappezzeria altrui è già sdrucita,
    buttando gli occhi nella tela di un
    panorama, Sindone di banale ispirazione,
    poi cercherò sostegno nelle placche azzurre
    della ceramica,  tonsillite a doppia cottura,
    nei bernoccoli di limoni, pustole dagli angoli
    tondi. Ma il mio cuore, degradato carillon,
    strozzò di soppiatto la sua ballerina, chiudendo
    la valvola con la velocità maligna di una trappola
    da piramide, e maledetta. Così che adesso
    quello che si avverte, dal letto alla cucina, dal molo
    del terrazzo all'albero e alle travi, è tutto suono,
    gracchiante abuso, forzato quasi a stare in piedi.
    Un, deux, trois e pirouette, la caviglia gonfia,nessuna
    evoluzione. L'etoile rossa di sangue, già riemerge, lo chignon
    spettinato essere sconcio e se la vedi, la morticina, è
    mummia riesumata, sa di cadavere, è putrescente
    e con lo sguardo decomposto, perla andata a male,mi spia
    sinistra dalle valve del vital tamburo.
    Come un fantasma, che rievocato, con un tum
    risponde alla seduta e vibra fra le costole impaurite.

  • 27 agosto 2013 alle ore 14:16
    Sogno

    Vorrei che il sole si fermasse
    e riflettesse nei giorni appesi
    come fiumi di parole
    nel mio cuore che ha smesso
    di credere a quello che non vede
    Vorrei metabolizzare
    aspettandolo e crederci
    a quel sogno piccolino
    in sedute quotidiane

  • 27 agosto 2013 alle ore 13:56
    Cinque Cento Ottantadue

    La bimba, fuori dalla placenta, gheriglio che
    si scopre, accaldato dalla custodia, ecco già
    avvizzisce. La bimba, con o senza trecce,
    meritava certo altra finitura.
    Si industriarono sui nomi, sulle cure e le
    movenze, il baco che non da seta è
    piuttosto paradossale. Meglio allora
    lo scarafaggio, nero ed indurito sterco
    primordiale, fiorito dal pavimento come
    un bocciolo di catrame. La bimba,
    e tu la conoscevi, ti reclamava già
    per se e da lassù: con l'iridiscenza
    della stagnola si sarebbe un giorno
    vestita, lucertolina castana dalla
    voce in technicolor e dalle mani
    già curiose, polipai intorno ai giochi
    ed ai parenti, sette scatole di
    mattoncini e cantieri di ossa
    in feroce allungamento.
    La bimba adesso è stesa ed
    inodore nel suo sudario di
    previsione, sogno e supposizione:
    non le ronza intorno più di una
    mosca e si scaccia con l'addio,
    lei correttamente spenta, perchè
    non fumi, come un canale che
    va subito oscurato.
    La bimba, che bella invenzione!
    Arti e pelle appiccicati con vinavil
    e date,  due lampare dentro gli
    occhi, da questo mare a quella
    cava lei organo e tendinite.
    Adesso tace nella forma che
    prendono i muti a cui mai
    fu imboccata una parola.
    Dimenticavo: mia madre
    non spara a salve. Qui,
    sotto i suoi no, c'è più sangue che in un'arteria.

  • 27 agosto 2013 alle ore 13:10
    Ti ho immaginata

    Ti ho immaginata scalza
    avanzare
    in fragile equilibrio
    a piccoli 
    sensuali passi
    lungo la mia schiena.

    Ti ho immaginata sale
    vertebra su vertebra
    bruciarmi dentro
    al passaggio del tuo pube
    cadutami in ginocchio
    lungo i fianchi.

    Voltandomi,
    le mani alla tua pelle,
    ti ho immaginata fuoco
    bruciarmi di passione
    dentro gli occhi
    e attraversarmi il ventre.

    Ti ho immaginata.

  • 26 agosto 2013 alle ore 23:33
    Tutto finisce

    Ogni giorno con la sua luce
    dà forma e colori alle cose
    e trasmette nei cuori
    freschezza e ilarità
    poi sul finire, lentamente,
    su di esso la tenebra prevarrà
    e col buio ogni cosa cesserà,
    così il mio amore
    per te.

  • 26 agosto 2013 alle ore 21:23
    La corazza della speranza

    Uscire dal buio
    più gelido e profondo

    che affascina e trascina 

    e intrufolarsi tra le fiamme
    che tengono accese le speranze

    amiche indispensabili
    più care della vita
    scandagliare momenti meditativi

    per trovare le consapevolezze

    e nei quali rifugiarsi
    per ricaricare le batterie dell'esistenza

    non far diventare
    il silenzio una condanna

    l'oblìo più di un giudizio

    a riempirsi di pane che non sazia

    di gesti che fanno esplodere
    i pensieri e il cuore

    ricordarsi che c'è più gioia
    nel dare che nel ricevere

    nella speranza di
    entrare ed uscire a piacimento
    dai giardini del piacere
    .
    cesaremoceo

  • 26 agosto 2013 alle ore 21:04
    Quel ventisei Luglio

    Si appostò
    dietro la fronda
    ferrosa
    Origliando da lontano
    la favella 
    di due estranei
     
    Poi, assorto
    tornò nel
    suo frangente
    Non era mai stato 
    una iena 
    Era gracile
    un uomo fragile
     
    Nella sua esilità
    sentì un friccico
    quel ventisei Luglio.
     
    Nulla più, nulla meno
    l'ardesia si sfaldò
    Quell'ardesia...
    era lui
    sfaldato nei ripiani appiattiti
    del suo intelletto.

  • 26 agosto 2013 alle ore 17:12
    Cinque Cento Ottantuno

    La paura, sublinguale, serpente acciambellato,
    pillola da attacco, tac. Spezzata, gambina di
    legno, gesso fatto a metà, rancio fra studenti,
    afta e tumescente, iridiscente la minaccia.
    La paura indossa la casa, la casa che non
    scalda e cade a picco, di prua, mentre mi
    accascio e tutte le mie forme hanno un solo
    schema. Ed al corpo perfino le ossa tendono
    un agguato, il mesto tremolio che fanno le
    cose prima di rompersi, la malattia che bussa
    in un giorno che è mercoledì, e sembra fiera.
    Tu stai alla finestra e non ti accorgi  che perfino
    ad una ciocca può appiccarsi il bacillo pomposo
    della fine con quel suo nauseante savoir faire,
    camaleontica piastrina, budello e saggina,
    infilato a perfezione in una vacanza di pelle.
    Piano ti agguanta e ti accompagna al letto.
    " Ieri amava a meraviglia, parlava e poi
    scherzava!"  La paura sotto il diaframma
    tesse vele da Cassandra: i " te l'avevo detto"
    passano la cruna, re scontati. Ma niente
    ferma l'ascesso e tutto il male  che monta
    e si rinforza, caparbio come l'onda che pure
    è sciocca. Tanto minacciosa  fino a che,
    come una bolla, l'ago della riva non l'inchioda.

  • 26 agosto 2013 alle ore 14:08
    Cinque Cento Ottanta

    La tua parabola: aprirmi gli occhi.
    Nuova, salvifica visuale, goccia
    edulcorante, collere  e collirio.
    Ma tu non sei il Redentore e
    l'anima pescata, andrebbe pur
    riappesa al fallo del suo guardaroba.
    Costole, finimenti, bardature, tre
    chiodi per accomodarle la gobba
    che le spuntò nel giorno imprecisato
    di un allora. Mentre due squali
    sbarcano, Pollicini dietro le scie
    delle crociere e dei diamanti, dai
    monti viene eruttando la tempesta.
    E segna: goal dell'autunno già
    scartato. In regalo questo Vangelo
    che mi indottrina all'acquitrino:
    nelle pozze non c'è cielo,
    ma la pozzanghera è battesimo
    del fosso che ha peccato.
    Quindi, forse, chissà, dovrei aver
    allestito almeno un libro di benedizioni
    che in tuo nome sfoglio, e poi sotterro:
    i tesori dei bambini quasi sempre
    son farfalle, violentemente atterrate
    e terrestrizzate. Il mio sta metri
    più sotto: leggenda, inchino, guarda
    bene, reca uno stemma, ma son
    più tipo da cicatrice.
    Aprirmi gli occhi più non basta
    se, oltre al sole, non mi insegnerai la sera.

  • 26 agosto 2013 alle ore 9:10
    Cinque Cento Settantanove

    Non sono una scrittrice: io uso le parole
    per ammenda e per benda. Lo squarcio
    allaga se io accorro con il mio post it
    di consonanti e morti alla rinfusa.
    Non sono una scrittrice: le righe sono
    stecche da frattura, barelle con
    potenzialità di fossa, secche e meretrici
    le mie rime. Si diedero al bordello di
    una passione e di dolori alterni ma
    poi ecco la bianca stanchezza fra le
    gambe della A e dell'alfabeto.

  • 25 agosto 2013 alle ore 23:01
    Grandi occhi come sogni

    Ferma a sentire il mio battito
    come se ali spuntassero dalla mia schiena
    parto da questo pavimento
    ma ho voglia di toccare ogni stella
    ricomporre il mio disegno, mai più sbiadire e camuffare
    “Vola” è un fare, un verbo, una possibilità
    un suono melodico di un altro giorno estivo
    Il non sapere mai la meta
    l’assurdità del sogno
    l’ambiguità dell’esistenza
    Il sorgere di un pensiero e il morirne di un altro
    Io che parlerei alle mani e all’anima
    ritrovo me nella mia solissima seduta
    pungendo questo cielo di carta inconcludente
    esibendo sempre le ataviche collane del mio sentire
    amore eterno
     

  • 25 agosto 2013 alle ore 22:09
    Femminicidio-Nessun perdono

    Quando malati destini

    tolgono per sempre
    ogni tipo di pretesa

    diventare "Giustizieri"

    solo perchè
    non si può più gustare

    quel dolce
    che loro stessi
    hanno reso amaro

    Divorati da questa condizione

    impotenti al gran rifiuto

    inutili sono i perdoni

    poichè sfociano
    nella prossima violenza

    in quella mano
    di chi dovrebbe proteggere
    .
    cesaremoceo

  • 25 agosto 2013 alle ore 16:31
    Basta poco per credere al sempre

    Avere sempre la mano sul cuore
    e conservare tutte le pagine della vita
    anche quelle non scritte

    amorfe e insipide

    senza fare scioperi di parole o di gesti
    a scuotere i pensieri spesso distratti
     
    Prevenuti
    non ci rendiamo conto
    di ciò che abbiamo davanti agli occhi

    e non ci è facile spiegare
    quello che si agita
    nel profondo dell'anima

    dentro le fragilità
    che si annidano in ognuno di noi

    e ci accompagnano

    avvolte e sopite

    per tutta la vita

    fino a risvegliarsi
    appena la coscienza li stuzzica

    e poi nutrirsi di sentimenti
    di nostalgie e di fantasie

    e rimanere sempre in viaggio

    anche quando
    siamo fermi ad aspettare
    di spogliarci

    dalla meravigliosa serie di contraddizioni
    che ci vestono
    .
    cesaremoceo

  • 25 agosto 2013 alle ore 11:59
    Nessuno

    Muori
    nell'insignificanza
    il mondo ti dimentica
    come se tu non fossi
    mai esistito
    che dalla polvere
    non sei mai uscito
    ed il tuo funerale
    non è mai stato celebrato

  • 25 agosto 2013 alle ore 11:33
    Mano materna

    Mano Materna 
    generò in te 
    sublime sensazione 
    d'acclamata libertà.
    Pensieri cupi 
    nella mente 
    avanzano 
    apportando
    dolore e rancore, 
    tristezza e tanta 
    amarezza
    al tenero tuo cuore.
    Abbandonasti serenità 
    in martoriato percorso 
    di vita 
    puntellato d'ostacoli... 
    ad indicare difficoltà 
    di terrena insoddisfazione.
    Cercasti con tutta 
    te stessa 
    via di fuga certa,
    ma luce tardò 
    a giunger 
    in tua salvezza.
    Adesso la mano Materna, 
    poggiando su te 
    suo memorabile,
    incommensurabile Splendore...,
    apporta pace e 
    profondo calore, 
    gioia e 
    tanto amore.
    Temere non serve più!
    abbandona paure 
    terrene e 
    vivi in affetto di 
    candida luce Materna.