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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 20 agosto 2013 alle ore 15:50
    I sogni, le ali

    Ticchettio sul bianco
    preme la biro 
    allo scadere dell'alba.

    Filamenti neuronali 
    paralleli alle mie ali 
    s'elevano, son tali.

    I sogni, trottole furiose,
    spariscono ruotando 
    sul selciato,
    frantumano.

    E la serpe li infetta,
    col veleno li smorza  
    ma loro son tali.
    I sogni, le ali.

  • 20 agosto 2013 alle ore 15:48
    Infanzia

    Beati gli anni tuoi 
    quando al Sole schiude 
    la spensieratezza.

    Si sa...

    Il tempo nuoce.
    Corre , feroce.

    Il millesimo d'un sorriso 
    che si dissolve 
    che nel buio s'addentra.

    Come in penombra,
    sul precipizio 
    del ricordo, in bilico
    tra passato e presente.

    Beata infanzia.

  • 20 agosto 2013 alle ore 15:46
    Sentori d'innocenza

    Quel flebile 
    refolo dal gelido schermo,
    proviene...

    Sentori d'innocenza 
    in congiunzione 
    due fibre spaurite.

    Silenzio.

    Tacito assenso,
    e la morsa nel petto 
    infrange

    Terra serena 
    che dall'autentico affetto 
    mi scosti,
    fammi abbracciare il bene 
    più puro.

    Non appartengono 
    questi incatenati corpi 
    a loro stessi, 
    e sono perduti.

    Ma io non m'appartengo 
    e niente m'illumina 
    se non la fioca immagine 
    riflessa in trasparenza.

    Sentori d'innocenza.

  • 20 agosto 2013 alle ore 15:44
    Monologo

    La realtà qual è 
    non che un filo 
    inconsistente.

    Risucchiato.
    Travolto dal grigiore.

    Improrogabile ripiegamento
    contornato dall'odio ,
    mi siedo e quasi 
    mi pento .

    Tela variopinta 
    dal vivace sostegno 
    qual sentiero mi porta da 
    te?

    Indifferenza umana 
    rintoccata dal suono .
    Il suono com' è , emesso 
    stridulamente nel cinereo
    ciel incontaminato dal promiscuo regno 
    de le mie resistenze mentali .

  • 20 agosto 2013 alle ore 11:09
    La voce

    Strana felicità
    che arrivi insaspettata
    a cancellare giorni
    dal sapore di fiele
    e sorprendi le mie piccole ore
    con le mani nel sacco
    ad aspettare in silenzio
    un tuo cenno
    nel ticchettio di lancette
    che si infiltrano
    tra i battiti del cuore
    diventando una cosa sola
    datti voce
    tra un sorriso e una sillaba
    pronunciata in silenzio
    nella penombra di un sogno
    a confondere sillaba e sogno
    abbandonando questo
    retrogusto di buio sporco
    che troppe volte
    ti ha allappato la bocca.
    Sali sul trono di questo segreto.
    E' arrivato il tuo tempo.

  • 20 agosto 2013 alle ore 10:09
    Poi si frantumarono

    Poi si frantumarono i soli
    delle rose senza spine
    nei giardini appassiti
    che non avevano concime
    per abbeverare piantine
    acerbe, con semini distratti
    spandendo un caldo mite
    in tuffi sfumati
    nelle orbite chiare
    un'oscillazione di una radio
    rompendo pensieri
    emotivi ed interrotti
    dal bruciore degli squilli
    che dipingevano pareti
    soffiati dalla poesia
     

  • 19 agosto 2013 alle ore 18:49
    Cinque foglie

    Nell'angolo di un muro.
    in alto
    al quinto piano
    nate per un grumo di terra
    e un minuto di sole,
    cresciute per il profumo del mare
    e per un sorso d'acqua:
    cinque
    piccole
    lucide
    foglie.
    Sorprende
    sempre
    la forza della vita.

  • 19 agosto 2013 alle ore 10:42
    In una notte afosa

    Ci mancava solo la zanzara
    a pizzicarmi nel sudore a letto
    sfuggendo al castigo dello schiaffo
    calato immantinente sulla faccia!

    Adesso sveglio scrivo la mia rabbia
    pur sapendo che mi serve a poco
    ché per natura così fa l'insetto
    a chi la pelle porge nuda incauta.

    Però mi vien da dire a mente fredda
    quanto son suscettibile a un evento
    banale e conosciuto da gran tempo
    solo perché spiacevole mi tocca!

  • 18 agosto 2013 alle ore 22:42
    Haiku

    L'ode poetica
    come ala di farfalla
    sfiora l'anima

  • 18 agosto 2013 alle ore 18:00
    Atomi spezzati

     Un sottile dolore, silenzioso e testardo
    pervade lento lento ogni cellula.
    Fluisce impetuoso tra le vene,
    si annida nelle viscere,
    contrae senza sosta ogni respiro.
    Egli parla di te, di me, di noi
    di come eravamo
    di come saremo stati.
    Ma noi non siamo più,
    feriti nel profondo dell'anima,
    graffiati brutalmente nello spirito
    Incapaci di sognare
    ci copriamo di buio
    come zingari invisibili.
    Lontana è ormai la nostra terra
    l'orizzonte s’è dissolto,
    vaghiamo sperduti senza meta.
    Siamo come atomi spezzati
    dalla forza ostinata del vento,
    ignaro giustiziere di perfide ombre.
     

  • 18 agosto 2013 alle ore 11:15
    Volontari

    Soccorono i malati
    parlandogli
    con una dolcezza
    straordinaria
    li conducono
    per mano
    nella loro addolorata
    sfortuna, che si compiange
    per non essere sana
    nello Spirito e nella mente
    ragionando col prossimo
    gioiosamente
    prima della tramontana
    che sgomenta la pece
    tenebrosa ed avvilente
     

  • 18 agosto 2013 alle ore 9:56
    Scaglie di sapone

    Si addensano le nebbie
    quando soli risorgono
    in nuovi sentieri
    di speranze
    che ridonano facce
    luminose alle tristezze
    sfinite, in sobborghi
    distrutti da dolori pentiti
    in scaglie di sapone

  • 17 agosto 2013 alle ore 21:42
    Lo schiaffo

    Non sta nel tuo stampino
    la mia anima,
    ha forma differente
    di non forma.

    (Provane un altro, un altro
    e un altro ancora.
    Non troverai un cliché
    che vada bene).

    L'uomo che tu vorresti da me
    è un insulto
    all'uomo che è in me.

  • 17 agosto 2013 alle ore 13:36
    Randagio

    Vedeva lui, misero antenato
    il fuoco che ardeva
    accendersi su di un masso
    di pietra con la mano
    che strofinava quel legnetto
    fumante, una lucina
    speranzosa, per un cibo
    scadente, ma sufficiente
    per povere bocche
    da sfamare, nelle fessure
    intestinali dei dipinti
    delle stelle colorate
    dai suoi sogni degli sguardi
    assenti ed attenti
    nella sua instabile tribuna

  • 17 agosto 2013 alle ore 10:51
    Quel ritmico danzar delle lucciole

    Quel ritmico danzar delle lucciole
    tra l’erbe, il canto delle rane ripetuto,
    già la notte pronta a dominare l’ora,
    l’ultimo sulla aia canto delle donne:
    le ultime gialle umide pannocchie
    denudate con gesti rapidi decisi
    dalle materne frasche protettive
    a riempir le scorbe quasi al colmo,
    l’abbaiare dei cani alla nascente
    luna, quel muggito dell’ultimo nato
    nella stalla dal familiar tipico odore
    tutto cerca oggi la mente alla memoria
    riportar quei giorni della giovinezza:
    sì ancor son lì e l’animo par rassenerarsi
    dal tumulto di un chiassoso caldo giorno.

  • 16 agosto 2013 alle ore 23:41
    Il tatuatore

    Non si distingue, 
    tra il colore ed il sangue,
    se quello che incide
    sia dolore o piacere.
    La mano ferma e lucida
    l'ago impassibile scorre,
    lui amanuense di corpi
    rende unico chi s'appresta
    volontario a questo supplizio.
    Dove la mano di un uomo 
    o le dita di donna
    possono sperar sfiorare,
    lui passa oltre
    e nell'epidermide indifesa,
    s'adagia e fissa la sua arte.

  • 16 agosto 2013 alle ore 22:35
    Brain

    Occhi negl'occhi; ansimi di battiti indecifrabili.
    Desiderio, voglia, passione, violenza, fusione organica di liquidi emessi dal piacere.
    Penetrazione, ancora, penetrazione nell'anima.
    Mani, battiti e carezze sulle montagne erbose del corpo;
    effusioni, orgasmo genitale.
    Le mani dietro la schiena.

    Battiti.
    Battiti.

    L'ansimo dell'attimo, passato, ansimi ripetuti dalla fatica e dall' essere appagato.
    Occhi.
    Passione, baci, i denti che stringono l'ardore corporeo.
    Capelli al vento, poi sul nudo corpo.
    Che angelo.
    Si. Sei così bella, bambina.
    I tuoi occhi sono l'incarnazione della mia voglia.
    Baciami; assapora il gemito intimo della perdizione.
    Oh si! Voglio sporcarti quelle labbra d'angelo che porti che, innocentemente, sorride all'uomo cattivo.

  • 16 agosto 2013 alle ore 21:21
    Amore eterno

    Quando ti giura amore
    amor per sempre
    vuol solo aprir la porta
    che sta chiusa.

    All'uscio spalancato
    quest'è certo
    non v'ha chi vada
    e venga con misura.

    Passati gli anni poi
    preda di tarli e vecchio
    spesso deserto resta
    né alcuno se ne cura.

  • 16 agosto 2013 alle ore 21:01
    haiku n. 116 (Yumi s'attacca)

    Yumi s'attacca
    al kimono di mamma -
    il loto s'apre
     

  • 16 agosto 2013 alle ore 17:42
    Haiku

    Avvoltoi in volo
    Ignare prede in lotta
    L'ora fatale!

  • 16 agosto 2013 alle ore 16:22
    Il gioiello

    Il silenzio della notte
    nasconde tra le sue pieghe
    un arcobaleno rosso
    con stelle rubino
    incastonate nella sua curva
    Nella magia della sua tenue luce
    mi arriva la tua voce
    morbida, suadente
    viva e scalciante
    in un canto che celebra
    l'anima e il suo fremere
    di emozione e di amore
    caldo come lava vulcanica
    ... e mi arrivi forte
    vicina anche se lontana
    presente anche se assente.
    Chiudo i miei occhi e vedo i tuoi
    Mi arriva tutto di te
    il tuo contatto,
    il tuo profumo,
    la tua lingua e il suo gioiello.
    E la mia anima torna limpida
    lavandosi con la tua acqua
    che scroscia su di me come
    una cascata selvaggia
    e incontaminata
    ... e abbandonandomi a questa gioia
    che mi gonfia il cuore
    da te mi lascio
    attraversare.

  • 16 agosto 2013 alle ore 11:22
    Corrispondenze

    Qui, seduto
    una sensazione indicibile
    corre
    è come se mi fosse concesso
    attraverso note umane
    di salire la scala del firmamento
    di afferrare qualcosa
    al di là
    e poi - di nuovo -
    improvviso precipitare
    su questa terra
    da un mondo
    inesplicabile
    così perfettamente totale
    e me ne sto qui
    con sora malinconia
    - ancora -
    a mirare e rimirare
    ricomincio a camminare:
    un'impronta di gioia
    verso la mia meta indicibile

  • 16 agosto 2013 alle ore 10:27
    Adagio

    Suonò per Anja un timido bacio
    che lei più non ricorda.

    Gli dissero che sposò un ufficiale.

    Una nota affonda nel buio,
    grave.

    Dov'e' l'uomo dalle lunghe dita?

    E la polvere giace,
    celebre fra l'eco di applausi.

  • 16 agosto 2013 alle ore 9:58
    M’hai plasmato il cuore

    M’hai plasmato il cuore
    come fosse argilla.
    L‘ hai forgiato
    come piaceva a te
    e  t’ho lasciata fare.
    M’hai plasmato il cuore
    poi l’hai cotto
    per dargli fissità,
    nel tempo durevole.
    M’hai plasmato il cuore
    come fosse argilla
    l'hai trasportato
    dove hai voluto.
    Tanto tempo trascorso è ormai
    indifeso mi sento
    non so più cosa fare
    perché m'hai plasmato il cuore
    come fosse argilla.

  • 15 agosto 2013 alle ore 13:54
    Cinque Cento Settantotto

    Oggi bado alle mie ossa e al loro santo
    pedigree: per troppo tempo ho reso omaggio
    ad incassature che credevo superiori.
    Zincature a fuoco. Oggi onoro il mio bacino,
    la forchetta delle costole ed il vassoio in cui
    si frigge, cottura antica, il rosso pappagallo
    con cui tutte quante impilate e bianche, sempre
    loro, le mie ossa, in una fossa, fanno muraglia.
    Oggi consacro la plancia che dallo sterno alla
    caviglia non dice figlia nè alla foglia nè alla faglia.
    Così austero questo altare che di preghiere
    non ha bisogno, ma di una ninna nanna e di un moccioso
    per candela, per stoppino il capello che sotto il pettine
    non farà l'inchino, un ghirigori di poche cellule  che
    somiglieranno chissà poi a chi. Chè non ho capito
    in quale forma si insedierà la colatura e per rapprendersi
    la faccia di chi  indosserà.