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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 29 maggio 2013 alle ore 20:11
    Corolle d'ambra

    Per la mia gioia basta un sussulto d’attesa
    risorta, quando cedendo, speranze
    e bisogni, tornano in onda, trascinano piano.
    Ma le tue dita correggono mira, forza, equilibrio, le tue dita
    disciolte in canali da bere, tue perle d’argento, al
    collo, alle reti, che porti ai capelli, che alzi dal mare.

    E corolle d’ambra, mio traguardo,
    per incendiarmi il cuore.

    Alle mie ossa basta una piccola casa lontana
    da tutto ciò che mi abita: tristezza, malinconia,
    nostalgia sottile. Scavano tunnel
    di rara ampiezza, svuotano terra, fendono
    roccia, fanno braci all’aperto sotto un cielo
    viola, è una gara al disfacimento, è
    un’opera d’arte che tira via il sangue.

    Ma le tue dita sapranno innalzare
    colonne e recinti per questo dolore,
    il mio aguzzino già curvo, ma in piedi, impietrito,
    ormai secco, discinto, disfatto e coperto di terra
    fino alla bocca.

    Le tue dita roventi di fiamma
    spengono incendi di
    pelle e parole.
    E tu berrai al sole la
    freschezza mite di un
    nuovo cielo trasparente.

    Corolle d’ambra, vero inizio,
    verranno a baciarmi il cuore.

  • 29 maggio 2013 alle ore 17:19
    Il più bel silenzio

    Lasciare vagabondare lo sguardo
    tra le variazioni dei colori dell'arcobaleno

    con la mente incontaminata
    in assoluto eremitaggio

    che approda nel più assolato silenzio 

    ad ammirarne la bellezza 
    e ascoltarne la quiete

    interrompere in quell'angolo sperduto
    il ritmo frenetico della vita

    librarsi nei sogni e riannodare

    in una pratica spirituale

    i fili del discorso con l'umanità

    ricominciare a vivere
    e respirare a pieni polmoni

    coltivando i sentimenti

    in quell'intrinseco scenario
    che tocca la profondità dell'anima

    ed esplorare i propri limiti
    senza soccombere
    a nessuna raffigurazione.
    .
    cesaremoceo

  • 29 maggio 2013 alle ore 15:30
    Poetandomi

    Scrivo di me per me
    perché rileggendo
    come mi accarezzassi
    come fossi tu
    o chi per te
    a dedicarmi versi
    ad essere pensiero dentro.
    Amandomi come fossi
    altri occhi che mi desiderano.
    Poetandomi come fossi
    lingue e parole
    che scivolano sulla schiena
    mentre quasi dormo
    girata di spalle
    in attesa abbracciandomi.
    E di essere un solo cuore
    non mi accorgo
    perché ne ho pezzi
    che sono versi
    che sono racconti.
    Ogni angolo pulsante
    concesso o avuto
    è storia tenue,
    nostalgico andare
    di notti strette
    quando un altro corpo
    c'era caldo a scaldarmi
    e poi fu freddo allontanandomi
    e ora come fossi stato
    sempre tu soltanto
    e per sempre potresti essere
    mentre immagino che domani
    o più in la negli anni
    sarò ancora nei miei versi
    a innamorarmi di me
    e a ricordarci di noi. 

  • 29 maggio 2013 alle ore 11:20
    C'è un canto

    Questo confuso assalto
    delle cose vuote
    scende dai muri,
    come stoffe color zafferano
    tra le mosche.
    C'è, lo sento,
    un canto
    su un albero che stenta,
    che vuole entrare nella casa.
    Se il labirinto ti aggrada uccello,
    entra.
    Mi troverai appesa
    e canterò con te
    rivolta alle architravi infinite,
    voce silenziosa delle muraglie,
    sulla collina sopra la città.

  • 29 maggio 2013 alle ore 6:46
    Il nido nei tuoi capelli

    Se non avessi avuto per me
    parole di fuoco, avanzerei
    la mia richiesta. Farei il nido
    nei tuoi capelli, nel folto
    riccioluto groviglio che il vento
    invano scuote. E ti seguirei
    nei tuoi quotidiani andirivieni
    di quartiere in quartiere,
    di dolore in dolore.

  • 28 maggio 2013 alle ore 23:20
    Tracce

    Eccomi,
    uscita dalla mia bocca
    o dalla finestra che trapassa il muro.
    Un corpo minore.
    Pulviscolo scarso, qualcun'altro,
    tracce chimiche.
    Logore parole,
    inconsistenza abile nel suo nulla
    che scala le tende.

  • 28 maggio 2013 alle ore 22:29
    Il bacio del sole

    il Sole è lì per noi
    il suo bacio è la speranza
    si ringrazia per tutto
    anche per niente
    quel niente vorresti 
    che fosse infinito
    perché c’è di peggio e si vede
    perché c’è di meglio e si sente
    ogni giorno è bellissimo
    soffrendo si ama la vita
    per  un Cristo che  subisce
    con le braccia allargate
    ce n’è un altro che sanguina Amore
    Le parole sono rughe sulla fronte
    pungono come spine
    se non parli si nascondono
    vivono dentro di te
    un Eco bisbiglia ignoralo
    il suo nome è paura
    ed indossa un  abito nero
    lentamente si spegne
    tra lenzuola di bianco cotone
    una mano accarezza la fronte
    come a cancellare il brutto
    per sempre
    non siamo soli
    il riposo  diventa coscienza
    che nel risveglio accoglie
    il bacio del Sole.

  • 28 maggio 2013 alle ore 21:15
    Sentirsi sempreverde,senza più esserlo...

    E mi ritrovo così
    ad essere un uomo forse snaturato

    che dice parole strampalate e contorte

    nella volontà di non appassire

    consequenza di un'infanzia piena di solitudine
    dalle tante troppe assenze genitoriali

    e da una formazione imposta da proiettili e bombe

    Reduce da quell'educazione
    e sopravvissuto alle sconfitte

    oggi vivo la soddisfazione della libertà conquistata

    dell'amore dato e ricevuto

    dei miei sorrisi elargiti con la purezza dell'anima

    del mio "sentire col cuore" che sorride all'amore

    della mia democrazia a scegliere
    prima le idee e poi l'apparire degli uomini

    del mio "pensare positivo"
    nel silenzio che aleggia tra me e il Cielo.
    .
    cesaremoceo

  • 28 maggio 2013 alle ore 19:51
    UTOPIA

    Avrei voluto essere di cielo
    navigare nella luce
    essere più leggera

    Avrei voluto
    una voce dorata
    capigliatura al vento
    che ti prendesse al volo

    Avrei voluto
    essere nell'oro del filo di Teseo
    diventare preziosa
    apparire nel nulla
    come in un vuoto pieno
    Avrei voluto
    essere di sole
    di mare tempestoso
    nell'alta marea

    Avrei voluto
    essere perfetta
    trattenermi nel tuo sguardo
    come una dea

  • 28 maggio 2013 alle ore 19:46
    MISTERO

    Luce che cerca
    l' avventura di un nome
    origine nascosto
    tra le rune

  • 28 maggio 2013 alle ore 17:45
    Del dolore non necessario.

    Non è necessario il dolore
    e si elimina con l’oppio o la morfina
    lasciando alla mente solo il buio
    di un incubo che di nuovo ti ferisce.

    -Sono entrate dalla finestra le cattive streghe
    e hanno gridato in nome della morte
    dure condanne alle pene nel fuoco dell’inferno
    e poi volavano animali strani nella stanza-

    Lasciami andare oltre ogni mia assenza
    nella quiete di un bosco con le foglie verdi
    nei silenzi di un silenzioso stallo del vento
    in un momento che mi accarezzano le stelle.

    Non è necessario il dolore
    e in esso non deve perdersi il pensiero
    quando ogni percorso è ormai concluso
    e altro non resta che -muta- un’ illusione

    Lasciami almeno una flebile speranza
    che il tempo mi conceda un ultimo sorriso
    e il cielo l’ultima luna e del mattino
    il primo sole a frangersi nei vetri della casa.

    Sospendi questa mio vagare nella notte
    questa immutabile non esistenza
    che mi trascina in un profondo niente
    e ritarda soltanto l’ultima mia partenza.

    Riscrivi le mie sensazioni sul diario
    per chi ancora crede fermamente
    che si elimina con l’oppio o la morfina
    il dolore non necessario.

    Italo Zingoni – Nuove Poesie – 2013 – Inedito –
    ©Tutti i diritti riservati

  • 28 maggio 2013 alle ore 17:35
    Parole biscottate

    Profumate cialde
    croccanti e calde
    le parole.
    Volano,
    hanno ali che nessuno vede
    portano messaggi e sogni di biscotto.
    Hanno un’anima,
    le parole,
    biscottata anch’essa
    e piena di pensieri,
    gravida d’ emozioni
    Parole da ascoltare,
    da cantare, da aprire e gustare
    per coglierne il sapore.
    E poi riempirsi il cuore
    di musica e poesia,
    biscottate parole
    in lieto divenire
    con la fantasia.
    E del mare il colore,
    del cielo, del sole
    e della notte,
    unite al dolce miele, al vino e al pianto,
    al tempo e al vento
    danzano parole.
    Dentro di noi, con noi
    d’intorno,
    parole biscottate
    compagne di ogni giorno.

  • 28 maggio 2013 alle ore 14:18
    Sotto Lo Stesso Cielo

    Sorrido perchè farlo cambia le mie giornate ..
    Con la voglia di imparare anche dall'errore lo farò per trovarne "soluzione"...
    Sorriderò ai miei ricordi perchè daranno vita alle sensazioni che doneranno al mio viso una lacrima a volte di malinconia altre di pura.. felicità .

    Vincenzo Lubrano

  • 28 maggio 2013 alle ore 14:15
    Sogni beati...

    Apro la finestra
    e ne sento
    i profumi
    sapori antichi
    di aria salmastra.
    Aleggiano nell'aria
    oniriche visioni
    di realtà riposte
    sogno
    di quel tempo che fu
    spezzato
    fermato
    rincorso.
    Adesso
    il profumo
    mi arriva più intenso
    sento la salsedine
    che arriva a toccarmi
    bagnarmi
    le mani
    il viso
    il corpo.
    Brividi
    sulla pelle
    un soffio di vento
    una porta che sbatte con forza
    mi riporta alla realtà
    lasciandomi ancora
    sulle labbra
    il sapore di sale
    di mare.
    Sogni beati...

  • 28 maggio 2013 alle ore 13:50
    I baci del mare

    Baciato dalla luna
    il mare s'inargenta
    ed all'amore chiama
    là dalla passeggiata
    al bordo della spiaggia.

    E suona la chitarra
    al cuore s'accompagna
    nell'estasi sognata
    con dolce serenata.

  • 28 maggio 2013 alle ore 11:45
    Ricordi (... e proseguire)

    Fili d’argento
    come a carnevale
    ma che diventan fili
    di sutura
    delle ferite accese
    e quelle spente
    rimarginate piano con il tempo

    fili pulsanti
    quando ci fai caso
    che legano le braccia dei pensieri
    alta tensione
    gioia nostalgia
    e brividi di freddo qualche volta
    se poi non ti ritrovi in quel che eri
    come sovente accade.
    per fortuna
    o con la nostalgia
    di quel rimpianto
    che ti farebbe correre
    all’indietro

    Ma sono fili stretti come lacci
    o forti per intessere una tela
    intrisa di emozioni pianti e risa
    chilometri di velo variopinto
    un lungo strascico
    appeso a quel vestito
    che pesa
    ma ti inebria di bagliori
    come uno scherzo il giorno della sposa
    barattoli di latta e quel rumore
    che rimarrà inchiodato alla tua pelle
    Lo stesso
    che ci piaccia o no svelare
    è quel mosaico di vita passata
    difficile intrigante noia e vita
    bagnato dalle lacrime più amare
    o forte di frastuoni allampanati
    dolcissimo di strani batticuori
    e forte di veleni digeriti

    E puoi soltanto tirar su la rete
    in un momento astratto e casuale
    vigore di bracciate nell’oceano
    con il futuro in mano

    … e proseguire

  • 28 maggio 2013 alle ore 9:19
    Quando mancano le parole

    Quando mancano le parole
    biogna trovarle, ad ogni costo
    con tutte le proprie Energie,
    con ogni forza residua a disposizione,
    perchè in verità i versi sono sempre lì,
    in prossimità dei confini dell'Universo,
    lungo le dorsali della nostra Anima,
    del nostro Sentirci presenti, coscienti, Umani.
    Pertanto scrivo, con fatica ma scrivo, con rabbia ma scrivo,
    con dolore, con gioia, con tutti i sentimenti
    che ora stanno violentando le mie dita,
    che schizzano sui tasti tutto il loro desiderio
    di deporre nuovi versi che si inventino una poesia anche
    quando mancano le parole

  • 27 maggio 2013 alle ore 23:13
    I mercanti di spezie

    (Era di sole
    e suoni di mercato
    quel pomeriggio
    tra le case bianche).

    Il vicolo cantava
    note d’Oriente
    curry e pepe.
    Entravano
    dalle persiane semichiuse
    sole, profumi
    e dialoghi
    tra clienti e venditori ignari
    di quel viaggio
    che sulla tua pelle
    le mie mani percorrevano.

    Era furioso e dolce
    il mio avvolgerti le braccia
    intorno ai fianchi
    sul divano
    mentre con gli occhi chiusi
    e la bocca tua di rosa
    semiaperta
    al culmine
    le unghie nella schiena
    mi affondasti
    trattenendo gemiti e pensieri.

    (E sanguinai
    di gioia clandestina
    nel sentirti mia
    stringendoti in segreto
    mentre la vita ignara
    fuori continuava).

  • 27 maggio 2013 alle ore 21:03
    Il muro fiorito

    Ripara dal freddo vento il muro
    misto di pietra e vecchi mattoni
    bordo di via e di villa recinzione.

    Ha la pelle fiorita di xerofile
    col capelvenere in gara
    a formare un rustico decoro.

    Il Sole ci va a posare
    dorandolo verso il tramonto
    proiettando di tetti l'ombra.

    Nelle crepe la lucertola guizza
    o immobile prende calore
    là dove sta la chiocciola se umido.

    Ma l'occhio vola su in alto
    ai volti di gelsomini e di rose
    belli d'un profumo che chiama. 

  • 27 maggio 2013 alle ore 20:49
    Ti voglio bene

    Diamo valore all'amicizia ... il "ti voglio bene" viene usato troppo spesso , detto a chiunque...
    Non è amicizia l'essere morbosi poichè alla base di un rapporto vero c'è IL RISPETTARE LA LIBERTà...
    "Voler bene .. non è un business".. ma è ancor più di un vero e proprio sentimento .. e sta nel dividere non un giorno intero... ma l'attimo di un meraviglioso tramonto...

  • 27 maggio 2013 alle ore 20:39
    Viaggiatori

    Siamo navigatori senza meta,alla ricerca di fenomeni
    che forse vivono solo nel nostro essere .
    Ricercatori di benessere interiore perché
    quello realmente conta.
    Una parte di noi si arresta ,
    come per prendere fiato .
    Poi riparte ...........
    Non esiste nessuna fine ,ogni ricerca verso se stessi
    e' una continua scoperta di innumerevoli emozioni
    d'assaporare .

  • 27 maggio 2013 alle ore 18:30
    Amor di rosa

    Sta la rosa alta sul muro
    attende il Sole alla levata
    per aprirsi al primo bacio.

    Alta sul muro sta la rosa
    del Sole attende il tramonto
    per chiudersi appena lasciata.

  • 27 maggio 2013 alle ore 18:18
    A te mio caro Angelo Custode

    Quanti gli angeli gli arcangeli
    queste entità celesti misteriose
    che come il divin poeta canta
    in Paradiso  con i Principati
    si giran e di Angelici ludi
    agli occhi  danno una mistica
    visione? All’umano pensier
    ardua difficile impossibile  la conta.
    Pochi pure i nomi conosciuti
    dalle Scrittura Sacre solo tre
    Michele Gabriele  Raffaele
    arcangeli  ai quali soli si devono
    riservare incenso  onori invocazioni
    dal popolo orante alle funzioni
    la tradizion antica poi da tempo
    in questa di lor sottile schiera
    quattr’altri pur  ne inscrive
    di suo  pugno il nome  Anaele Azaziele 
    Ezechiel Uriel  gli arcangeli minori
    che coi primi s’alternano secondo
    dall’Alto dettate  indicazioni
    le angeliche schiere a marciar fare
    voi angeli di truppa e senza nome
    qual sei tu mio Angelo Custode!
    Anonimo del cielo mio compagno
    solo Angelo Custode sei quando
    ti prego solitario dai miei pensieri
    dagli affanni della vita preso
    mio solo mio non da invocare
    con alcuno come ha voluto la Pietà Celeste.

  • 27 maggio 2013 alle ore 18:06
    Quando indosso le tue mani

    Adoro annuire con la colonna vertebrale,
    osservare la pentecoste impressa nei tuoi occhi,
    apoteosi per il mio sistema piramidale.
    Adoro leccarmi le ferite bagnate dal tuo sangue, 
    espormi con la lingua alle crepe create dai silenzi,
    simbolo di solitudine che ogni notte incombe.
    Adoro crogiolarmi alla mancanza di presenza,
    trasformarla in ore di ricordi
    maturati da non più di dieci sguardi.
    Adoro immaginare di aver perso l'occasione,
    eritema che mi leva da un disagio immobile,
    falco catapultato verso l'aquilone.
    Adoro la contraddittoria saggezza del Papalagi,
    perdermi a contare la prosperità dei tuoi capelli,
    confondermi tra miriadi di cani, presunti randagi.
    Ma è quando indosso le tue mani 
    che svaniscono tormento e impaccio,
    in quel calore a sciogliere ciò che ci separa;
    ragnatele di ghiaccio.

  • 27 maggio 2013 alle ore 12:48
    Cinque Cento Cinquantuno

    Disperatamente arrivo, onda terragna
    sul torace a facciavista  e osso per
    osso ti strofino, che genio: la lampada ancora in
    gabbia, poderoso mezzo fermo in
    galleria, cotone da lana sulla volta
    serrata, canario di scarsa compagnia.
    Dalla lampada genie di possibilità
    a farmi donna.  Disperatamente ti chiedo,
    labbra sigillate e pensieri alla spina,
    di dimenticare fiere e carrugi ed i vermentini
    e le sangrie di pelli sorseggiate su isole
    gonfie come divani e di cancellare
    i lidi in eresia dai costumi e le felpe
    e doghe e dogane. E scavandoti dal
    ventre alla gola, io proprio io, senza
    mestiere in queste faccende, vorrei
    pulirti da tutte le braccia che certo
    ti tennero più a bordo di me che
    devio e mi annacquo di giorni in cui
    le boe sono imbavagliate dalla marea,
    omertosa salvezza alternata.
    Ho paura di amarti perchè ti amerei
    con il mio malsano agganciarti e ti
    studio da troppo tempo per non saperti
    vergine ai cappi, ai lazi ed alle crune
    a cui infilare il mio amo e strapparti
    la carne che non mi appartiene.