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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 22 maggio 2013 alle ore 13:46
    Agave

    Agave, mito e corteccia, imprimi
    il tuo volto su carta di vetro,
    e poi coi taglienti bordi
    conficcami i polsi e i pensieri.
    Null’altro avrei cercato
    fra le carte, nei sudati spogli
    domenicali, scavando fra gli
    archivi ed i tarli impressionati
    sulle cassapanche della tua memoria.
    Sotto le spire di fuoco
    della stagione intrisa d’umori
    la tua vena della fronte
    fa pulsare a ritmo
    le mie dita
    sui quaderni.

    Hanno fatto tanta strada per vederti
    queste poche cose che ti porto e che
    mi hanno abitato, per contatto trafitte
    dalle spine dell’irrefutabile tua sorte.

    Agave, mito a foglia carnosa,
    tu crei colonne d’aria coi capelli
    d’ambra e la corolla, sfidi
    le vertigini e sei immune
    a ogni riparo. Se cresci, forte,
    avrai acqua nuova e più luce, ma
    crescendo tu vai incontro al mio
    destino.

    Ed io sono il figlio che vieta
    e tu la madre di fibra micidiale
    strumento.

  • 22 maggio 2013 alle ore 11:24
    Linguaggi nuovi (A Piero Ciampi)

    Cerco linguaggi nuovi
    in note di un passato
    remoto quanto basta
    che era già futuro.

    Visionario
    tempo raccontato
    che ancora non ho visto
    esploro
    e palmo a palmo
    imploro.

    Fluisce
    come vino nelle vene
    il verbo
    cantato dentro a un fosso
    a godere delle stelle.

    Da dimensioni inverse
    eppure parallele
    sento gli umori fondersi
    come alchimia d'acciaio
    sul fare della sera.

  • 22 maggio 2013 alle ore 10:27
    Seduta con un brillo

    Al diavolo
    le filosofie orientali,
    affogate in una bottiglia
    d'Amarone!
    Fanculo l'analisi
    suicida in un cannone!

    Io sono ebbro
    bello e facoltoso;
    un uomo di successo
    che stima l'eccesso
    e ama
    il soutè di cozze.

    Bollicine a volontà
    e l'amore
    in un letto caldo.
    Vestaglia di seta
    e aroma di caffè,
    sono brillo
    da oggi alle tre.

    Ora
    voglio solo andare a dormire:
    stanotte sognerò che è mio
    il sol dell'avvenire.

  • 21 maggio 2013 alle ore 22:38
    Hangul

    Viveva su una barca
    cullata dalle onde
    Una bimba rapita
    dal sogno

    Si dondola
    e un Buddha
    colorato
    le sorride
    Egli vede tutto
    Anche la schiavitù
    del vecchio
    Innamorato
    ossessionato
    dalla carne pura
    tremula
    Evanescente
    dell'equilibrista
    silenziosa

    Asseconda le sue follie
    ma lo tradisce
    con gli occhi al tramonto
    mentre scrive
    nelle memorie
    la malinconia
    di un mondo
    che spera esista

    Lui la trafigge
    pungola
    la sua vita
    per svelare
    gli arcani marini
    di pesca
    e visite
    saltuarie

    Ascolta musica
    senza fili
    piccola sposa
    Hangul
    tesa
    bellezza

    E tutto quello
    che non comunica
    lo urla dagli occhi
    Lanterne rosse
    e fughe che scavano
    sulla scia delle onde
    la libertà
    dello schiavo
    che ha rotto
    infine
    il cuore
    del suo aguzzino

    "Strength and a beautiful sound like in the tautness of a bow. I want to live like this until the day I die."

  • 21 maggio 2013 alle ore 22:11
    Monella

    Donna affascinante,
    bella,
    in carne...
    attira questi occhi miei che
    bramano passione insistente ed
    intramontabile.
    Senso di libertà
    ritorna in te...
    candida monella mia,
    quando mano d'uomo
    malato
    cessa di sfiorarti col pensiero.
    Nuova vita attende te,
    cara monella...
    Vita colma d'affetto,
    di sole,
    di profondo calore.
    Siedi qui,
    ritrova serenità perduta...
    l'orco è andato,
    più non tornerà!
    assapora ritrovata gioia
    di viver in serena letizia...
    godi e vivi,
    monella...tanto dolce,
    tanto bella 

  • 21 maggio 2013 alle ore 18:43
    Albert Einstein giugno 1905

    Penso alla luce.
    Come si propaga
    in questo spazio immenso che circonda
    uomini e cose? La mia mente indaga
    alla doppia natura sua di onda
    e flusso di corpuscoli che vaga
    per l’Universo. Credo che nasconda
    la chiave di ogni umana conoscenza
    e le premesse di una nuova scienza.

    Se l’Universo è un continuo spaziale
    in cui s’incarnano la geometria
    e la metrica, sembra naturale
    sostituire l’antica teoria
    con un assetto spaziotemporale
    sviluppando l’ipotesi che sia
    anche per considerazioni estetiche
    determinato dalle sue geodetiche.

    Se c’è un conflitto fra due leggi  aperto
    dovrai sicuramente rinunciare
    all’uno o all’altro. Ma quando hai  scoperto
    i perché più profondi già ti appare
    l’ipotesi che spiega in modo certo
    il tutto, e chiaro, e quasi lineare,
    in veste matematica perfetta,
    che chiamo relatività ristretta.

    Sbalorditiva, semplice e compatta
    come un antico vaso di ceramica,
    la teoria suggerisce in forma astratta
    una nuova visione panoramica
    da un’esperienza ch’era stata fatta
    nell’ottica e nell’elettrodinamica
    da Lorentz e dalla rivoluzione
    che nacque dalla sua trasformazione.

    Nella fisica quella asimmetria
    facea velo all’essenziale bellezza
    dell’universo intero, all’armonia
    prestabilita, all’estrema purezza
    della natura. La nuova teoria
    era già scritta in tutta chiarezza,
    affidata a un tensore riemanniano
    come a un violino, a un flauto, a un fortepiano.

  • 21 maggio 2013 alle ore 17:48
    Er Barbone

    Lui ch’ha sofferto sempre er freddo, er gelo,
    sotto quer ponte indove s’era messo
    sotto ‘n cartone a faje su da telo
    pareva lo spauracchio de se stesso…
    Un povero barbone nun fa’ danno
    la nebbia già l’avvorge de bambace
    cià er Tevere fratello pe’ compagno
    e ‘n friccico de luna je dà pace.
    Trastevere già inzogna, e nun lo vede
    la Secca, adacio adacio l’avvicina…
    All’arba: “annamo…”disse, e lui ce agnede…
    Trovarono du’ stracci la matina…
    Libera ispirazione tratta da una foto della pagina fb "Trastevere"

  • 21 maggio 2013 alle ore 15:58
    Romantico...

    Come una pallina che rotola in discesa
    Come un ramo trasportato dalla corrente
    Come una stella cadente d’estate
    Come un sentimento che irrompe nei cuori
    Comeu n dolce pensiero lontano
    Come unaf avola portata dal vento
    Comeu n finale ancora da scrivere

  • 21 maggio 2013 alle ore 14:55
    Cinque Cento Quarantacinque

    Detesto del pomeriggio il pomeriggio,
    ed il gre gre di valigie, di case da asporto
    su rotule artificiali  che battono asfalti,
    poi pavimenti di navi e poi ancora
    piazze, rodei di destinazioni in cui
    non ho posto. Detesto la lanugine
    dell'afa dopo il pranzo, i piatti
    scrostati come pidocchi dal
    cuoio delle tavole, cerchioni da
    riciclare, dischi e volanti, manubri,
    e le forchette accavallate, bambine
    di ferro e la finta diplomazia delle
    lame chiamate a violare tranci,
    molliche, interi, nodi e, missione
    di spicco, i chiassosi pappagalli
    dell'ultimo packaging. Detesto del pomeriggio
    lo stretching fino alla sera, era bello
    abbandonarsi al buio qualche frazione
    dopo il mattino, sentirselo addosso
    vorace, impaziente, amante tenuto
    a dieta di pelle per troppo tempo.
    Detesto pensarti con questo
    pensiero che non accetta tregue,
    che un giorno è tutto baldanza e
    self control ed un giovedì dopo
    sta inselvatichito e secco come
    l'innesto mal riuscito.
    Una bestia che poteva essere
    bella se addomesticata ad
    amarsi per quello che è:
    ma nel recinto in cui sola
    si scuote, ballando a vortice
    non trova che coda e
    la testa più pesa se cerca una scusa.

  • 21 maggio 2013 alle ore 14:17
    Cinque Cento Quarantaquattro

    I miei meccanismi di difesa.
    Si, editi  o anche non. In piedi,
    va bene.  Prendi nota, ma in fretta:
    così cambio la forma, come il cielo
    imbusta Marzo, coniglio del mago,
    camaleonte, turbina, veloce, abbaglio,
    stortura, una nube, poi sole, poi scroscia,
    rigetto e dai tuoni nessuna divinazione.
    Non so farti da spalla, ma lussare
    questa passione si,  sono perfetta,
    non so curarti dalla mia infezione
    con metodo sano, io posso solo
    aggravarti, come al mulo  riempio
    la sacca a carico giallo e lo avanzo
    già stanco su nuovi  gradini. Toh! Sfusati alle grotte,
    due chili di battagli per una campana,
    di solito in vetro e a forma di cello,
    di bacca, di squama. Così io ti appoggio
    addosso il mio non saper stare senza.
    Di te, oltre te, dopo te. Ma prima com'era?
    Ah si ricordo, ed inorridisco. Tre volte caduta
    tre rialzata, l'ultima folle quanto una prigione
    di cui si conosce la toppa, deflorata dalla
    giusta chiave eppure si condanna l' inappropriato
    amplesso delle due per l'ora d'aria.
    I miei meccanismi di difesa: sfuggirti,
    provarti, rodarmi alla tua pelle  ma poi
    stazionare e farmi stanziale, dire fredda,
    meschina la migrazione , dondolarmi
    quindi nella stessa stagione, nell'antico
    cruccio e , valutando il passaggio,
    la portata e lo stormo, tenermi a distanza
    per non prendere il corso, la scia,
    lo schiaffo di vento che corregge
    ogni vela dall'assurda pigrizia.

  • 21 maggio 2013 alle ore 1:52
    Aspettavo te...

    Aspettavo te
    dolce sinfonia
    armonia dell'amore.
    Respiri caldi
    e brividi sul corpo.
    Il tuo amore pronunciato
    dichiarato
    con bisibigli di soave
    parole dell'amore.
    Tutto si infonde
    e si confonde
    nell'oscurità 
    della magia
    di questa fantastica notte
    creata per noi
    ed io mi sento
    una ninfa dell'amore
    quando sono vicina a te.
    Aspettavo te...

     

  • 20 maggio 2013 alle ore 22:23
    La poesia

    Nell'incantevole potere
    delle sue narrazioni

    e una venerazione
    sempre apparentemente inattuale

    nel cui intreccio
    si coglie l'Essenza degli ideali

    che Essa ispira e rianima

    in una sorta di lucida follia

    a descrivere le atroci realtà

    fino a incontrare il Nulla
    e le intrinseche verità in esso nascoste

     Rimanere prigionieri delle Sue visioni
     a livellare differenze sociali

    anche nelle sofferenze

    senza perdere di vista gli affetti personali

    E non è forse la fede in Lei che ci governa e ci guida ? 

    O solo perchè non ci promette soldi e ricchezze
    deve essere aberrata ? 

    E meno male che non c'impone balzelli !

    Tutto chiaro si potrebbe dire !

    Sembra però che in tanti non abbiano ancora apprezzato
    .
    cesaremoceo(@)

  • 20 maggio 2013 alle ore 21:06
    Di quel che resta

    Come se
    le persiane dei tuoi occhi
    si fossero aperte sbattendo,
    mi perdo nel tuo sguardo livido
    alla foce delle tue parole.

    E mentre fuori
    ancora il buio
    fiacca il mio cercarti invano

    sembrano gabbiani i tuoi baci,
    in continuo volo
    da una sponda all'altra.

    Come quando
    dall'infinito del mare si spostano
    al finito del tuo
    essere stato.

  • 20 maggio 2013 alle ore 20:14
    Poca poesia

    Borbotta lontano il tuono
    il cielo di piombo fuso
    il vento pronto all'avvìo.

    Le piante gemono
    le alte si flettono
    il lago sta scuro
    sul monte il lampo
    saetta zigzagando.

    Poca poesia davvero
    nasce dal freddo
    che ha caro il buio.
     

  • 20 maggio 2013 alle ore 20:11
    haiku n. 112 (nella risacca)

    nella risacca
    si perde un desiderio -
    brilla la luna

  • 20 maggio 2013 alle ore 16:12
    Occhi metropolitani

    Perdersi, onirico Ulisse voluttuoso,
    negli occhi di una sconosciuta;
    naufragare, esule e perduto per un quarto
    d'ora, il tempo di un viaggio, il tempo di un sogno,
    tra le onde dell'anima e dei sospiri, non importa
    se neri, castani, celesti o verdi, sospinta marea
    od onde in tempesta, son cieli sempre nuovi e sempre tersi.
    Perdersi è dolce come un calice di mimosa,
    perdesi è semplice come giuoco di pensieri,
    lasciando per un poco questi sedili scomodi
    per le acque dello spirito di una compagna ignota.

  • 20 maggio 2013 alle ore 15:50
    Ortensie e serenelle

    Dalla strada s’apriva un cancelletto
    su quel nascosto lembo di terreno
    non so se vicoletto oppure povero
    giardino che tra le case della nonna
    e della dirimpettaia se ne stava
    solo ricco di ortensie e serenelle
    i lillà come chiamati altrove
    e nell’anno tra i segnali colorati
    delle stagioni che seguono l’inverno
    unici lì sboccianti tra primavera
    tarda e principio dell’estate.
    Da tempo da anni non più
    le zolle di allora del passato
    non più le ortensie rosa
    rosse azzurre e delle serenelle
    il tenue colore e quel profumo
    caro, tutto sepolto sotto di cemento
    blocchi ma di te nonna
    mia nonna Nina quando passo
    di te io non mi scordo e nel ricordo
    ti rivedo ancora come quando
    di quei fior con mano vecchia e
    tremolante ne facevi con cura
    e con fatica amorevol mazzi
    per portarli poi ai tuoi figli
    che oggi dormon con te
    ma allora l’uno all’altro accanto
    riposavano là nel cimitero.
    ………………………………..

  • 20 maggio 2013 alle ore 15:45
    POESIA DE AMOR

    El sólo pensar en ti me hace feliz,
    El sólo mirarte a los ojos
    curaba mis heridas,
    El sueño de tenerte me llenaba
    El corazón de felicidad.

    Todas las veces que te encontraba
    Podía sentir que el latido aumentaba
    Una dulce sensación
    envolvía mi cuerpo.

    No quería enamorarme
    No quería abrir los ojos
    Continuaba a seguir mi camino
    Ignorando las palabras del corazón.

    Gritaba alto inútilmente,
    trasmitía palabras, sonidos y emociones
    Que yo fingía obstinadamente
    no sentir.

    No queria hacerte saber lo especial que eras,
    Quizás a veces la inconsciencia,mucho más sincera que yo
    Traicionaba mis mentiras,
    y armoniosamente pintaba la verdad.

    Por suerte la vida
    No es siempre el lecho de un río,
    sino una rueda que gira,
    Un tren perdido pero cogido con retraso.

    http://www.youtube.com/watch?v=8XeqQ6Sr0WM

  • 20 maggio 2013 alle ore 15:44
    L' ELASTICO DELL'AMORE

    Il solo pensarti mi rallegrava,
    Il solo guardarti negli occhi
    Curava le mie ferite,
    Il sogno di averti mi riempiva
    Il cuore di felicità.

    Le volte che ti incontravo
    Sentivo il battito aumentare,
    Una dolce piacevole sensazione
    Avvolgeva il mio corpo.

    Non volevo innamorarmi,
    Non volevo aprire gli occhi.
    Continuavo a percorrere la mia dritta via
    Ignorando le parole del cuore.

    Urlava inutilmente a gran voce,
    Trasmetteva parole, suoni e emozioni
    Che io caparbiamente facevo finta
    Di non sentire.

    Non volevo farti capire quanto eri speciale,
    Forse a volte l’inconscio, molto più sincero di me
    Tradiva le mie bugie,
    E dipingeva armoniosamente la verità.

    Per fortuna la vita
    Non è sempre un letto di un fiume,
    Ma una ruota che gira,
    Un treno perso ma preso in ritardo.

    http://www.youtube.com/watch?v=XNObxBZkd40

  • 20 maggio 2013 alle ore 15:24
    Shanti

    Danzavano le rose
    nel roseto
    e girando sulle punte
    sprigionavano
    profumo di salsedine
    a solleticarmi il naso
    ed il sorriso.

    Donna di mare
    osservavo
    il tuo tracciare
    l'orizzonte con le mani
    e il tuo ridisegnare
    le traiettorie del sole
    con l'ombra
    del tuo corpo.

    Solo la rosa di mare
    che celava il mio sorriso
    si frappose
    tra gli sguardi nostri
    quando girasti il capo
    ad incrociarmi gli occhi.

    Nuda e statuaria
    muovesti verso me,
    meravigliosa.

  • 20 maggio 2013 alle ore 15:15
    Cinque Cento Quarantatre

    Sto bene, davvero.
    Sto bene così, con i punti
    dati al mio male  tutti in riga
    e sull'attenti alla pagina,
    ore quindici solitamente,
    qualche volta anche dopo.
    Che cosa vorreste fare?
    Forse una sutura in braille?
    Un accorato rammendo a
    rilievo? Sentire il mio dolore
    sotto bianco con tutto il palmo?
    Una sposa smagrita dal tanto
    amore che trapana la vestaglia
    con un osso che alza così
    tanto la voce da sembrare di
    troppo , conto dispari,
    non più  206. No, non è da
    me. Non da me.
    Io nascosta ed orizzontale
    riesco a fare tutto ciò che riesco,
    quando poi mi dicono che è ora
    dell'alzabandiera, di mostrare
    dentro le spalle le ali infilate
    con grazia un po' di anni fa,
    mi scuoto, protesto. Ho più
    coraggio nella vigliaccheria, quasi
    mi arrotolo e sbraito e mi raggrumo,
    mi curvo e coagulo dicendomi ormai
    in forma di insetto e solo terrestre,
    che di anfibio non avrò nemmeno il
    cuore nel giorno della comune
    apnea.  Indicherei la schiena  e la
    calotta turgida da cui non spuntano
    certo prove di volo:io sto bene intessuta
    a questa trama che chiede soltanto
    di essere letta, ma nel suo letto.
    Chè da sveglia avrà sempre freddo
    ed il segreto è solo darle una cuccia.

  • 20 maggio 2013 alle ore 14:42
    Cinque Cento Quarantadue

    Ti abbraccerò e dirò che stai
    bene, che la cura, litigio e distanza,
    il dagherrotipo dei si, ma no, e basta,
    può darsi,  che importa, ti ha rimpolpato
    le ossa per reggere meglio il carico
    sempre sporgente, arti fuori sagoma,
    il pane da solo non sana. Però la
    medicina è la stessa: tre giorni di
    vento, un weekend di tapparelle
     a lutto, poi sole fino a nausearsi
    sui polpacci  a segno, dritte frecce
    di carne. Indosserai il solito
    ventaglio di odori che non conosco, senza
    farmi notare cercherò di dar  loro una casa,
    un nome, una coda  o una gonna, poi,
    spaventata, dirò che è essenza da mercati,
    da bar, da piazza con le sedie e la plastica
    abbronzata dalle intemperie, sai quel
    flaccidume seppia su cui si abbandonano
    i retri di interi pomeriggi. Percorrerò dallo
    sterno alla gola una fossa a me cara, che
    poi sia stata terrapieno di altre battaglie,
    frontiera agli sguardi che inevitabilmente
    ti hanno bagnato, quasi io me lo nego,
    le palpebre del tuo respirare hanno
    poteri occulti, dimentico anche l'ora
    della realtà stretta dove tu sai.
    Ti abbraccerò e dirò che conviene
    accostare un poco la luce, oriunda
    su certi pavimenti da poco, balzana
    l'idea di darle spazio: ho fremore ed
    istinto di falena, di talpa, di Dracula
    da fondale e con la solita antenna
    sintonizzata sui cambiamenti del
    mare, farò come fanno le formiche
    eccitate dal boccone sbriciolato.
    Possono sollevare appetiti
    grandi come grattacieli, sapevi?
    Si, tu sai tutto  del popolo che il
    caso risparmia alla jihad delle suole.
    Ti abbraccerò e dirò al crotalo che
    qui dentro con te si è intonato:
    questo è lui. Stenditi, appianati,
    scusati, perdonati, insegnati, iniettati,
    annientati, stordisciti, insultati, tieniti,
    adattati, ambientati, accettati, finisciti.
    Ma poi afferra, tratttieni, adesso non
    dopo: non esiste morte più sciocca
    di quella che si poteva obliterare
    quando, arrivata la salvezza, la si
    ignora credendo quell'occasione
    giunta in formato di gregge.

  • 20 maggio 2013 alle ore 9:02
    Ipocrisie

    Aprire le porte sulla vita
    a scrutarne con fatiscente intensità 
    le emozioni più umane

    e far emergere voglie di cambiamenti
    capisaldi miliari dell'esistenza

    da seppellire
    tra le mille difficoltà giornaliere

    confermare la propria grinta

    recitando a soggetto

    sorretti dalla disperazione
    molte volte esagitata ad arte

    facendo tabula rasa dei sentimenti

    perdendo tutte le ricchezze interiori 

    lasciarsi andare a qualsiasi eccesso

    e riscoprire stravaganze e trasgressioni
    senza più seguire le regole della ragione

     immergendosi ancora
     in ciò che  non è chiaro alla coscienza.
    .
    cesaremoceo(@)

  • 19 maggio 2013 alle ore 19:02
    Regalo

    Davanti all’università
    ascoltavi musica
    italiana
    Cantilene vecchie
    da te riascoltate
    ancora da te risentite
    Desideravi continuare
    ma interrompesti per me
    volendo dopo riprendere
    In regalo per te
    registrai a te
    canzoni italiane
    Solo lettere scrivere
    solo parole tra di noi ascoltare
    nostre anime vicine.

  • 19 maggio 2013 alle ore 18:42
    Ci vuole il buio

    Senza il buio,
    non ci sarebbe
    la notte;

    Senza la notte,
    non vedremmo
    la luna;

    Senza la luna,
    ci mancherebbe
    ispirazione;

    Senz'ispirazione,
    non ci sarebbe
    poesia;

    Senza la poesia,
    noi poveri poeti
    moriremmo...

    prima di nascere.