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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 13 maggio 2013 alle ore 11:35
    AHIME'

    Ahimè!

    Come l’uccello aspetta nutrimento
    nel suo caldo nido e, sempre attento,
    mira la madre, che lo mise al mondo,
    volare spesso qua e là sul latifondo
    in cerca di cibo e, ai falchi sfuggita,
    tornare lì, dove, implume, freme,
    perché sa che il lombrico gli dà vita,
    essendo per esso l’unica sua speme;

    così io attendo, ansioso, il tuo ritorno,
    che m’impregna la mente di fervore,
    che colma i miei vuoti d’ogni giorno,
    che al mio cuore dona gran fulgore,
    perché è desso che mi dà salute e lena
    quando il greve sconforto m’avvelena.

    Con tanta gioia un dì ci unì l’amore,
    che avvolse i corpi e le nostre menti,
    che fu per noi luce vivida e sapore
    della natura, madre di soavi sentimenti.

    Io ti chiamo, ma l’eco non ti arriva,
    navigo in un mare che è in tempesta;
    la mia speranza, ahimè, è alla deriva,
    io naufrago, ché il fato non s’arresta.

    Gino Ragusa Di Romano
    Dal mio libro "LACRIME E SORRISI" 
    Pellegrini Editore - Cosenza 2014

  • 12 maggio 2013 alle ore 20:19
    Si piangono

    Si piangono le morti bianche
    vittime di mancata prevenzione
    di risparmi su pelli umane
    costrette ad accelerare
    a fare in fretta a produrre
    profitti ad altri e rischiare.

    E quando la disgrazia accade
    c'è sempre un rimbalzo di colpe
    ancora calde le lacrime
    a chi non resta che piangere.
     

  • 12 maggio 2013 alle ore 18:55
    L'uomo del piccone

    Mancava alla galleria degli orrori
    alle sceneggiature indecenti
    l'uomo nero con il piccone.

    Mai l'avremmo voluto vedere
    colpire con violenza brutale
    uccidere e poi dire "Ho fame".

    Si sprecano gli strizzacervelli
    per l'incredibile strage
    nella jungla dei muri
    l'assalto fatale ai passanti
    con tanti ancora a dormire.

    Guai a strumentalizzare
    rinfocolando i risentimenti
    guai a giustificare
    cercando sociali mandanti!

    E' segno d'orribile tempo
    di chiusure egoistiche
    di un montante disagio
    per cui dispera un paese.
     

  • 12 maggio 2013 alle ore 18:15
    A cavallo

    Invidio, lo confesso,
    il monumento equestre
    che eterna nel ricordo
    il personaggio illustre.

    Esalta la grandezza
    il nobile destriero
    e guarda avanti fiero
    il prode condottiero.

    Di vento gonfia fama
    adesso solo nani
    che come coraggiosi
    si spacciano ai giornali.

    Le guerre si combattono
    con spreco di parole
    e esempi soprattutto
    nessun davvero vuole.

    Nel mondo dominante
    è l'egoismo gretto
    insieme all'indecente
    elogio del superfluo.

    Finiti i tempi sono
    dei cavalieri veri
    modelli in bronzo e marmo
    di cui andare fieri.

  • 12 maggio 2013 alle ore 17:26
    Sei apparsa

    Sei apparsa
    Quando non speravo più

    Mi hai sorriso
    Quando ero afflitto dal dolore

    Mi hai dato la mano
    Quando non volevo più camminare

    Mi hai donato la bellezza
    Quando avevo chiuso gli occhi

    Mi hai aperto l'anima
    Quando io l'avevo persa

    Sei apparsa
    per donarmi la libertà!

  • Tra donne sole sole da tempo abbandonate
    in un ospizio tetro triste figlio esser vorrei
    per donar loro un bacio una carezza lieve
    tra donne sole sole carcerate quale la colpa
    giardin fiorito verde prato senza sbarre esser
    vorrei almeno per sette otto non di più ore
    tra donne sole sole in gramaglie nere figli
    mariti persi in guerre senza senso atroci
    esser di consolazione vorrei ma non so come
    da Abele e Caino falsa parola e la parola pace
    tra donne sole sole denutrite coi figli loro
    che piangono la fame nutrimento manna
    vorrei essere celeste che nel pianeta per sempre
    tolga questo risolva questo atroce dramma
    tra donne sole sole che nella vita mai amore
    bussato ha ai cuori deserti freddi loro Amore
    essere vorrei almeno per un secondo solo
    dare felicità un bacio una carezza basta poco.

  • 12 maggio 2013 alle ore 13:07
    Cinque Cento Ventinove

    La bambina sta bene:
    cresce che è un canto,
    cresce che è luna.
    Ha già gonne e
    corredo, somiglia al
    papà ma l'ala è di mamma.
    La carne frollatura di nord,
    battuto di caselli e
    confini, province con l'altitudine
    in dote e gengive di fabbriche
    intorno alle case. Ma la pelle
    è tutta un Mezzogiorno, estuario
    di limoneti, forchetta di faraglioni,
    massicci erosi da una lingua
    blu più della notte. Ha dimestichezza
    con i ramarri, rivolta gechi , sgambetta
    felice fra i muri e le edere, cappelli
    di boschi per gnomi. La bambina è
    morta, deragliato lo sterno,
    la slavina gonfiata sul cuore con
    uno starnuto, rovinò sulle
    rotule molli. La bambina si è
    spenta più sabato che domenica
    scivolando calda dalla culla,
    cocomero di legni violati, zattera
    con il contagio della groviera.
    La bambina è di cera: dalla
    teca del sonno si intravedono
    ferme le vene, tubicini sedotti
    al riposo, bicchieri dalla posa
    accanita, cannucce intasate.
    Papà e mamma le lasciano
    un bacio: sulla crosta che
    hanno tutte le cose raffreddate
    per non scottare, due paia
    di labbra, rossa sigillatura.
    " C'era venuta così bene:
    era un gioiello, una pesca,
    un Rosario". Il papà raccoglie
    le spalle, un'aquila spillata
    sul ramo, post it di piume,
    la mamma controlla la bacatura
    del ventre da cui colò
    il suo rosa.  La bambina è morta
    nelle ore del festivo: era tutta suo
    padre, era tutta sua madre, il femore
    ago del settentrione, la scapola
    un Golfo. La pozione perfetta,
    le dosi mirabili. Ma l'incantesimo sciolto.

  • 12 maggio 2013 alle ore 12:59
    Mammina

    Come vorrei tornare
    tra le tue braccia mamma
    con le guanciotte rosse
    e quattro denti in bocca
    risentire ancora dita tra i capelli
    mani veloci a sistemar le vesti
    sorridendo così del tempo
    che vola con l'unico amore
    che consola...
    Tu Mamma.

  • 12 maggio 2013 alle ore 11:26
    Prega

    Si va a pregare alla grotta
    là dove apparve Maria
    all'ingenua pastorella.

    Tante ne sono per devozione
    simili a Lourdes riprodotte
    per chi là non può andare
    a inginocchiarsi alla Madre.

    Oh, come grata la vista
    e dolce alla fanciulla
    nella miracolosa giornata
    con la Vergine amata!
     

  • 12 maggio 2013 alle ore 7:05
    La Tua prima comunione-A Mariateresa

    In questo giorno della Tua prima comunione
    i nostri cuori sono pieni di gioia

    Oggi sarai la sposina più bella

    sarai la protagonista principale del Tuo sogno
    e aprirai il Tuo cuore a Gesù

    permettendogli di entrare
    per sempre nel Tuo spirito

    Quando sarai più grande
    rivivrai questo giorno speciale

    e lo ritroverai
    tra i tornanti dei Tuoi ricordi

    intorpiditi dalla malinconia 

    lo coltiverai nelle speciali emozioni provate

    facendo diventare aria pulita
    tutti i Tuoi fiati 

    senza inquinarli
    con la cattiveria degli altri

    Auguri piccolo amore.

    Il Tuo nonno che tanto Ti adora.
    .
    cesaremoceo

  • 11 maggio 2013 alle ore 22:33
    haiku n. 111 (nuvola bianca)

    nuvola bianca
    delicato profumo
    siepe fiorita

  • 11 maggio 2013 alle ore 22:26
    Sotto il cielo italiano

    Fu con il verde dei  pascoli alpini,
    con il bianco di nevai perenni,
    immacolati,
    e il candore dei capelli di addolorate madri,
    con il rosso sangue dei figli immolati …
    il color dei papaveri nel grano,
    di un rosso tramonto siciliano …
    Così nacque il nostro tricolore
    e un accorato è il grazie sale verso il cielo,
    lo stesso ciel d’allora
    e noi,
    con un ugual pensiero di libertà e di pace,
    vediam garrire al vento il nostro tricolore
    insieme lo applaudiamo
    con uno stesso cuore,
    la stessa lingua e un inno
    che affratella.
    Italia, patria nostra,
    sei sempre la più bella!

  • 11 maggio 2013 alle ore 20:20
    Tristezza alternata e poi un bigné

    Tristezza alternata
    non salta una rata,
    nel giorno che conta
    mi fotto il destino.
    Ti sono vicino e ti vengo a cercare,
    non sei più vicina...

    addio per Natale.

    Canto
    con la voce rotta.
    Anzi, urlo al nulla
    la mia sete da mignotta
    di un mondo bello
    e pieno di ossessioni.

    Il buio, la terra bagnata,
    un cielo stellato.

    Disteso lì
    a ridere di me
    e cercare un'altra te...

    Porto il cane fuori,
    e quando torno a casa
    mangerò un bigné.

  • 11 maggio 2013 alle ore 17:47
    Altre fragole

    Il tempo delle fragole finito
    senti arrivare sete d'infinito.

    Fluisce il verso farmaco del cuore
    claudica a volte là dove si muore
    con l'anima vibrante per le ali
    bramosa d'incontrare mille fiori.

    Dal fondo dello spirito si prende
    buone parole quali dona amore.

  • 11 maggio 2013 alle ore 14:56
    Un segno notturno

    Dimmi di me
    notte innocente
    che precipiti in altrove
    attraversando-mi
    e gli orli delle ombre
    e le mezzelune hanno merli
    o merletti o uncini,
    hanno rapaci e grotte
    e scavano il sonno e le vene,
    dimmi dove sono
    su questo aliante cieco.

  • 11 maggio 2013 alle ore 14:55
    Il sogno dei leoni

    Tra i due leoni
    incamminarsi al passo
    rapido del commiato,
    cielo che sbianchi la sera
    aiutami,
    chiave del sonno, apri.
    Il fendente della lingua
    è impigliato nell'epigrafe
    e qui l'acqua trabocca,
    per questa bocca il tempo passa e muta,
    per questo chiaro segno gli occhi
    sono chiusi dalla calce bianca.
    Io sono una scalatrice di silenzi
    e spesso piango,
    sono come un poeta pazzo e nudo,
    come una torre vuota o una vetrata,
    ridatemi alle acque
    che sotto i passi il filo si restringe.

  • 11 maggio 2013 alle ore 10:37
    L'officina

    [ispirata dalla definizione di sé
    di Quasimodo: "operaio di sogni"]

    più la insegui e più
    ti sfugge - l'ispirazione - farfalla
    multicolore o bolla di
    sapone che ti scoppia nelle mani

    puoi lasciare ti visiti
    quando non te l'aspetti
    si levi questo sole interiore
    in sogno o ancora nel dolce
    dormiveglia prima che sia giorno
    come un bianco palpito

    ... ti alzi la mattina ed è quasi
    un miracolo
    il silenzio dell'officina

  • 10 maggio 2013 alle ore 23:14
    E' brutto

    E' brutto non comprendersi
    sarebbe bello capirsi
    sarebbe tutta un'altra vita
    se ciò accadesse
    in questa melma di periferia
    che ostacola chi sogna, un mondo
    più giusto, senza ipocrisia
    e vanità, con la pretesa d'esser
    gocce dorate, per l'eternità
    senza un minimo di vera delicatezza
    per cieli trafitti, dalle rughe
    dei cicloni

  • 10 maggio 2013 alle ore 22:50
    Eterno dilemma

    Dedicarsi alle passioni
    per realizzare i sogni

    con il piacere di eccellere
    senza presunzione

    dimostrando qualità e virtù

    fra dogmi scricchiolanti
    di pensieri cinici

    lontani dagli affetti

    Tirare fuori il meglio di sè

    senza andare mai oltre

    conservando educazione e rispetto

    e pretendere lo stesso dagli altri

    Non aver mai paura dei cambiamenti

    sapendo che qualsiasi ritocco
    corrompe lo status intrinseco dell'anima

    ed essere capaci di cucire
    anche la carta bagnata

    senza mostrarsi diversi da quello che si è
    per raggiungere scopi non dichiarati

    e trovarsi sempre davanti
    all'eterno dilemma : ridere o piangere ?
    .
    cesaremoceo

  • 10 maggio 2013 alle ore 19:20
    Cinque Cento Ventotto

    Questa la mia vita prima di te:
    una vite guidata nella gonna
    buona, filare di merletto a
    boccioli rosa. Il bacino una borsa
    dalla fodera giovane e senza aloni,
    le grinze chiacchiere di comari,
    le gambe soldati, le ginocchia
    due giostre, i piedi facchini,
    gli alluci frecce. Più su il ventre una
     stiva del cargo non ancora salpato,
    il busto una foca per i numeri facili,
    le braccia siluri  indirizzati a dovere,
    il collo un Atlante a favore di vento,
    le labbra conigli, gli occhi due stagni
    travestiti da abisso per scusare
    il nanismo del fondale, i capelli
    bandiere a mezz'asta che ora annodano
    le forme dei Paesi in cui vorrebbero
    averti, battendo nei porti  il tuo nome
    come il ferro picchiato sull 'incudine.
    Questa la mia vita: so che ti addormenti dove posso
    solo disegnarti con i malati indizi
    della foto, del ricordo e dell'idea
    ed affiggo al mondo il tuo ritratto con il wanted
    in grassetto, le ricerche affidate al pendolo
    imbustato nel mio sterno, pesce rossastro
    con le branchie cucite fino al giorno
    in cui dicesti: " E' vivo!" iniziandogli
    il moto con un dito.

  • 10 maggio 2013 alle ore 18:25
    Ultime

    Ultime vengono le parole
    come per la grazia piccina
    che dagli sguardi si esprime.

    Così ci si lega d'amore
    calamitandosi d'occhi
    e da pallore a rossore.

    E' incendio se appena sfiori
    chi ti pare sì in alto
    da disperarne uno sguardo.

    Se poi hai risposte di baci
    tanto di canto ha il tuo cuore
    che infine esplode in parole.
     

  • 10 maggio 2013 alle ore 18:03
    Nota di cuore

    Ami senza saperlo a volte
    potresti magari ignorarlo
    per delle stupide cose
    sprezzanti del sentimento
    però sappi che accade
    credendo passato il momento
    l'inaspettata notifica al cuore
    e piangere non dà giovamento.
     

  • 10 maggio 2013 alle ore 17:49
    Scorticato

    Avviluppato dall'edera
    svuotato dai tarli
    giace l'albero a terra.

    L'hanno prostrato i venti
    furiosi della tempesta
    ed ora è cibo di funghi.

    Qua e là sparita la corteccia
    strappata per i fuochi
    piaga acuisce alla memoria.

  • A FIGGHIA RI LU CIUMI IRMINIO
    A lu tramuntari ri lu suli
    na picciuttedda si sprogghia
    pa rifriscarisi ni l'acqua ri lu ciumi,
    Nun lu fa pi siri taliata,
    idda voli sulu n'suonnu
    e nun ci riciti ca è miegghiu u mari
    picchì nun voli natari
    ciabbasta sulu ca lu ciumi la fa n'acari,
    E sguazzaria, sguazzaria, comu s'arricria!
    Ogni sgricciata r'acqua alluntana li pinzieri ra jurnata,
    taliatila ri luntanu,nu vi pari na fata?
    Si fici tanta strata p'arrivari finu a ca'
    attravirsannu munti e cuticci.
    Nun faciti i miscammicci!
    E sguazzaria, sguazzaria, comu s'arricria!
    Canta li sa sonna,
    scurdannisi qual è a virità e pinzannu a lu futuru
    ri tanti culura,
    abbatti ogni muru.
    S'abbrazza sula forti forti,
    chi sapiti quali sarà a so sorti?
    E sguazzaria, sguazzaria, comu s'arricria!
    e mentri u suli s'arriposa.

  • 10 maggio 2013 alle ore 12:43
    Il vibrare dell'anima

    Il tuo sorriso
    perla di giada
    solcata dal sole
    accende gli occhi
    di attese inesplorate!