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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 01 maggio 2013 alle ore 15:14
    Sussurri

    Il cinguettio degli uccelli
                                                - festoso -

    il sole
                - timido,
                                paglierino - 

    un gruppo di margheritine
                                                    - gialle -  
    nate sui resti di un muro diroccato, 
    tendono i petali
                                 più su
    come la corolla
    di un fuoco pirotecnico, 
    come al suo risveglio,
    dopo uno sbadiglio,
    la mano di un bimbo appena nato.

  • 01 maggio 2013 alle ore 12:03
    Una sera lontana a Motta Visconti

    Riempiva l’aria della sera al calar
    l’odorosa menta verde selvaggia

    il calor dell’aia si spegneva profumo
    di pannocchie lì di granturco al sole

    il silenzio rompeva del grillo il canto
    dal fosso della rana il gracidar s’unia

    la Lilla e la Dora care di mia nonna
    allegre cagnoline con l’abbaiar piano leggero

    lo starnazzar dell’oche e dei tacchini
    il goglò voci più davan al serotin concerto.

    La frugal cena poi già pronta era sul desco
    oggi così vorrei dopo che il tempo fuggito è tanto

    risponder come allor a quel su corri è pronto:
    vengo sì cara mia vecchia cara nonna vengo.

  • 01 maggio 2013 alle ore 10:39
    Lacrime di sangue

    Il cuore piange lacrime di sangue
    chè più chi gli è in amore a esso punge,
    l’animo, anch’esso, tristemente langue
    chè non è segno d’amor che a esso giunge.

    Pria che su terra lor fossero in vista
    per lor animi e cuor furo in sussulto,
    quando che furo, poi, discesi in pista
    spesso per loro in gola fu singulto.

    Or da quercioli son cresciute querce,
    ma pur stamane ho fatto l’altro sforzo
    ver loro ch’anno per noi anime lerce
    e mio livore ancor contengo e smorzo.

    L’amor ch’è in petto, si, subisce pene,
    ma non arretra, no, perché vessato
    canco  pure  maggior sprigiona bene
    anche per chi per lui è crudo e ingrato.

  • 01 maggio 2013 alle ore 9:31
    Nel corteo

    Nel corteo tante bandiere rosse
    pochi i garofani d'ugual colore:
    è un primo maggio scontento
    d'esserci quasi vergognoso
    da troppo tempo poco festa
    col dispiacere di quanto valeva.

    Poi sul palchetto a fine comizio
    un'orchestrina e un giovane canto
    per rallegrare un sole stanco.

  • 30 aprile 2013 alle ore 20:35
    L'informazione

    Nel tempo della continua connessione
    in mezzo alla tempesta di notizie
    non semplice dirigere la nave
    per l'intelligenza degna del nome.

    Chiamano le cronache-sirene
    sgomitano per accalappiare
    per incagliarti alle scogliere
    e farti disseccare la ragione.
     

  • 30 aprile 2013 alle ore 19:43
    prospettive

    c’è sempre una parete
    che nasconde la vista
    del bello.
    c’è sempre un orizzonte
    che si apre alla visione
    dell’incubo.
    c’è sempre una spiaggia
    che segna le orme
    di un paio di scarpe.

  • 30 aprile 2013 alle ore 19:09
    Carabiniere

    Solo te ne stai
    in tua onorata divisa,
    caro mio dolce carabiniere,
    trasportando ogni giorno
    in straordinaria responsabilità,
    tuo pesante fardello
    a curvar la schiena
    in arduo impegno,
    in rischio perenne che
    annebbia l'animo
    in questa nostra affranta società.
    Rischio infinito
    ad occupar la mente;
    consolazione alcuna non v'è
    quando malvagia azione
    si presenta innanzi
    a turbar la vita tua e
    di tutti i tuoi cari
    Nell'aria un dolce sospiro
    vola placido verso te,
    caro amico carabiniere.
    Sospiro di moglie attenta,
    tesa,
    ansiosa per te.
    Ella si avvicina,
    offre a te il suo amato amore,
    carezza divina che
    consola il tuo cuore.
    Non sei più solo,
    mio caro amico ferito.
    Ferito dentro, giammai fuori.
    Coraggio,
    siamo tutti con te, amico carabiniere.

  • 30 aprile 2013 alle ore 18:53
    Dalla fata

    Ero nel giardino della fata
    in sogno non so come
    dentro una gran foresta
    di mille lunari ombre.

    Incespicavo in terra
    seguendo lievi orme
    sospinto dalla musica
    più avanzavo forte.

    E m'aspettava il prato
    d'oro tutto splendente
    dinanzi ad un castello.

    Mille erano azalee
    fanciulle per incanto
    da mai dimenticare.

     

  • 30 aprile 2013 alle ore 18:30
    Corsa a ostacoli

    Sto morendo nel presente
    ma in vita già si sente
    il ritorno del passato
    in un futuro mai sperato.

    Sulla strada dell'inferno
    voglio vivere in eterno
    ora non so più volare
    e riprendo a camminare.

    Tra le stelle ormai correvo
    in un dolore non piangevo
    ma trovavo nel sorriso
    il lucente paradiso.

    La speranza del perdono
    qui rinata dove sono
    custodivo nella notte
    per curare queste botte.

  • 30 aprile 2013 alle ore 18:29
    Fuoco del cielo

    Nella nebbia stavo vagando
    tra gli abissi della mente
    e quegli angeli dal niente
    mi ritrovano cantando.

    Una luce sempre oscura
    mi ricorda promesse rotte
    ora vivo la chiara notte
    che allontana la mia paura.

    Si erano chiuse quelle porte
    non riuscivo a sperare
    ma continuo a provare
    a rinascere dalla morte.

    Vado avanti nel cammino
    tra il sogno e la vita
    nel timore che è finita
    l'amicizia di chi è vicino.

  • 30 aprile 2013 alle ore 18:29
    Tempo perso

    Congelavo nel mio inverno
    disprezzando la primavera
    ora brucio nel fuoco eterno
    che rischiara la notte nera.

    In silenzio nel mio cuore
    dolcemente sei entrata
    e rivivo il mio amore
    in un'anima tornata.

    La mia mente aspetta ancora
    il calore di quel cielo
    che non trova più dimora
    nell'abisso di questo velo.

    A scoprire sono pronto
    che la breve storia nostra
    sia un'alba o un tramonto
    ma il sorriso già ci mostra.

  • 30 aprile 2013 alle ore 18:27
    Amor fallace

    Ti dono amor una ti dice col sorriso
    poi il falso regalo presto si riprende
    quello ti porto amor sincero amica
    quatto lo nasconde e or tosto altra  reca
    ecco son qua fremente mi dice son l’amore
    mi volto un istante solo ecco già fuggita
    dettò  Metastasio un tempo trova qui conferma
    è la fede degli amanti come l’araba fenice.

  • 30 aprile 2013 alle ore 17:19
    La poesia

    la poesia suona come una nota intonata
    in un’orchestra di free jazz o vaga
    come una pecora dolly nel calderone
    del già scritto o si traveste da rivoluzionaria
    nel coro dei Robespierre delle tastiere
    anestetizzate per congedarsi da un teatro
    completamente vuoto e le guarnizioni
    plaudono al silenzio dei sipari.

  • 30 aprile 2013 alle ore 15:43
    E' una follia

    E' un qualcosa che spaventa i vigliacchi
    che fa sdraiare le tenebre al sole
    e 'l'inchiostro delle formiche in fila per un pezzo di parola
    é il trucco sugli occhi di ogni battito d'ali di farfalle impazzite e dure a morire
    ape pentita che scappa e ritorna al suo nido
    è scolpito nel mondo
    incastrato nelle rocce
    impresso nelle foglie
    spirito del bosco
    tondeggiante come le perle di mare
    trafitto tra le pareti infinite degli alberi
    crocifisso dall'inverno ma liberato sempre dal sole.
    è una follia
    si,è una follia il nostro amore

  • 30 aprile 2013 alle ore 15:31
    Luna mezza (Al lupo )

    Questo é il mio essere senza di te
    una luna mezza ,un po' ubriaca dai tuoi occhi stelle scure e invadenti
    questo è il mio essere senza di te
    una luna a meta'
    quasi capovolta perché rabbiosa
    ma sempre folle e tua amante
    amata piu' della nostra prima notte
    Questo è il mio essere se non sei con me
    una luna dal respiro diviso in due
    tagliata da una spada da un ritardo crudele
    ma baciata da un amore sempre pronto a sudare
    Questa sono io se non sei con me ,sempre a meta'
    ma sempre puntuale a raggiungerti alla tua finestra per sposare l'eterna luce .
    Lasciatemi cosi' sempre a meta'..
    poi il mio amore mi riempira' .

  • 30 aprile 2013 alle ore 14:17
    Cinque Cento Diciannove

    L'ora dello scarafaggio , Giano arancio,
    scarabocchio da scarabeo è un quarto
    alle quattordici:  lo sputo  risale con la
    schiena lucida, masso a ritroso,
    anatroccolo senza la pupa dell'unicorno.
    L'atterraggio oscura il brusio peloso
    del motore invertebrato  ed una lente sulla zampa
    indaga la rete, forgia umana ,che mi
    separa dal suo regno.
    Il sole doppia i muri e tra i capperi
    una quadriga di pance verdi
    srotola la lingua.  E' questa l'ora
    dei tavoli da bar, dei coni con
    l'orlo inquieto, delle ordinazioni
    miste di  limonate, birre scariche
     a favor di ragazzi. L'ora dell'insetto
    arriva a puntualizzare la stanchezza
    delle ali, ma quel barbaro sfregarle
    una contro l'altra, orrido lavaggio,
    personale baciamano, auto congratulazione
    mi atterrisce, allora ti ascolto. La tua voce
    vibra tra le locuste ed i campi secchi
    di irtosità, barba in ovulazione.
    In fondo cosa ci separa se non
    un paio di specie fra larva e
    tronco  e qualche metro di stivale?
    Ma le parole, amore mio, sono
    bottoni con cui schermo l'assente
    e nudo e questa voglia, malata a pelle.

  • 30 aprile 2013 alle ore 14:04
    Il rosso papavero

    Le dissi t’amo in primavera
    così come il rosso papavero
    prese color vivace il di lei viso
    anch’io poi rispose e mi sorrise
    ma come morta la stagion del fiore
    pur come quel  avvizzì il suo amore.

  • 30 aprile 2013 alle ore 13:09
    Cinque Cento Diciotto

    Un bargiglio, una guancia di pesca
    il geranio, cucù all'ora dei vasi,
    un ussaro lo stelo che  spurga il terrazzo
    dall'ultimo inverno. Infima la prestazione
    delle mie ossa per trattenerti, ancora impilate
    nella farsa  dei movimenti, sbaraccano il
    teatrino, burattinaio incostante fra i polsi
    della piazza, vene concentriche sbiancate
    dai tutù sangallo di Positano, busti
    nordeuropei per pistillo. Sono ancora
    la bambina dell'All night long, a cuccia
    sulle gambe di mio padre, guardo
    l'estate fino a tardi; nello schermo
    gesso delle bifore, stampelle medioevali,
    passano falene, cambio della guardia
    alle cicale. Fra i ghirigori delle borsette,
    la luna è testa di lumaca, alla gogna
    dei muri la faccia della t shirt , striatura
    di vele, pochi mesi ancora e l'Ottanta
    ruggirà sotto le Chiese, serpente
    mangia cemento. E tu non sai ancora
    l'acconciatura dei miei anni negli anni
    in cui le foto erano nel sonno, con il
    dito a riposare sulla bocca ed il gioco
    del silenzio effetto seppia.
    Sfocatura datata a penna tra i divani
    damascati e le piume di pavone,
    poi la barba degli zii  a tavola
    a Natale, e le  Polaroid che fumano,
    sfornate come pizze al gusto dei miei occhi.

  • 30 aprile 2013 alle ore 12:44
    Bacco

    Vado a passo brado ad alto tasso d’alcool:
    lo sguardo stanco, vacuo, tasto antro e anfratto,
    appaio pazzo, vago rapido fra muri e marmo che inquadro,
    ma cado di naso, molto più ubriaco fradicio che mago,
    mi sfascio il cranio, rado raso il capo,
    resto steso per un pezzo sull’asfalto bagnato
    lercio come un cane sguercio abbandonato!

    E poi m’incammino, m’inchino
    ad ogni lampione mio amico
    che m’illumina la strada,
    m’indica la via ch’è lastricata di vino,
    e più vado avanti e più i miei passi stanchi
    sono massi grassi che a stento trascino!
    Sento che ho bisogno ancora di vino, ancora di mirto,
    è fitto d’insidie il cammino, irto di spine, sto zitto,
    se il saggio indica la luna io non guardo mica il dito,
    ma miro e m’irrito perché il mio limpido nettare divino è finito!
    Mi dispero, mi celo, e m’arrampico
    su un cancello amaranto di ferro antico,
    impreco contro il cielo, un qualsiasi dio Greco
    ed il solito bieco che mi chiama Dioniso!

    Io non sono Dioniso ne Iacco,
    sono figlio dei romani,
    fra le mie mani
    sorge uva di vino bianco!

    Le mie vene sono piene
    di vino e sangue rosso che
    scende dalle tempie, rende queste sere vere!
    Questa sera resta che
    il mio corpo è un tempio, i chicchi d’uva stelle per te!

    Sputo, poi uno starnuto poi rubo
    un fiore canuto, caduto da un rovo di gigli,
    lo piego tre volte e lo lego in un minuto
    attorno ai suoi capelli biondo-vermigli
    lei ride, mi guarda in faccia, fa due sbadigli,
    fa una boccaccia, io ho la bocca acida,
    la notte gracida come una rana flaccida
    spiaccicata in uno stagno di birra rancida!
    La mia pancia da segni di cedimento,
    ricado secco sul cemento freddo, non mi riprendo,
    lei mi alza, mi rincalza, mi stringe fra le braccia,
    vicino al suo caldo petto,
    mi sento stretto come un insetto in trappola
    nella morsa tragica di una pianta carnivora, ma
    è così dolce che s’è questa la morte
    io vorrei riviverla …

    “O mia bambola questa nottata non passerà in fretta,
    aspetta, ho da farti una promessa, resta…
    Resta con me e resterai per sempre
    la donna di un dio con l’uva alle tempie,
    nelle tende delle terre dove è perennemente
    periodo buono per le vendemmie,
    nelle lande dove gocciola vino buono dalle stelle!”

    Le mie vene sono piene
    di vino e sangue rosso che
    scende dalle tempie, rende queste sere vere!
    Questa sera resta che
    il mio corpo è un tempio, i chicchi d’uva stelle per te!

    Mi desto e mi sento morto e rotto:
    il giorno dopo è sempre un botto.
    Il suo corpo contorto e nudo mi è nuovo,
    il suo volto buono che sorride un poco
    mi sfiora un lobo, non le rompo il sonno…
    La dea che mi giace affianco io non la conosco,
    e neanche il posto mi dice niente,
    ma c’è odore di mosto ed io mi sento un mostro,
    un po’ strano, un po’ stanco,
    mi giro dall’altro lato sull’altro fianco,
    mentre ricompongono la notte che ho scomposto
    a furia di vino bianco, di vino rosso…

    Lei si sveglia, mi guarda e mi gira dalla sua parte,
    mi parla piano, mi chiama già amore, ma io non ho partner,
    le svelo la bella magia, mentre sembra cominciare a piangere
    le confido in segreto che è la solita bugia che racconto a tante…

    Le mie vene sono piene
    di vino e sangue rosso che
    scende dalle tempie, rende queste sere vere!
    Questa sera resta che
    il mio corpo è un tempio, i chicchi d’uva stelle per te!

  • 30 aprile 2013 alle ore 8:28
    Ischia

    Da una città lontana
    arrivai a Casamicciola
    conobbi ragazza napoletana
    con i genitori arrivata
    un’estate passata

    tutta estasiata
    decise uscita
    decise nostra storia
    decise nostra vita
    decise nostra memoria

    dopo l’estate la nostra storia
    continuò a Napoli città
    un natale di anni fa
    al rione dei presepi ancora
    in giro per la città

    un altro incontro a Mergellina
    per vedere attorno la città
    i bar del porto alla marina
    insieme passeggiata
    insieme veduta

    lontana memoria
    flebile rimembranza
    solo in me rimasta
    solo in me vissuta
    per sempre rimarrà.

  • Quanto amore ancora credi di avere per me?
    Un amore sconfinatamente illusorio o veritiero?
    Un amore da potersi fidare al pieno come la luna quando è tonda?
    Credimi se ti scrivo, che di tanto amore ne abbiamo piene le vene;
    in ognuna scorre intrepido e tacito, ogni molecola porta il tuo nome.
    Quanto si è disposti al fine di combaciare perfettamente?
    Uccello dell'anima che annida nel petto, scriverti che di tanto amore ne posseggo ancora nonostante le tue dubbiose visioni, è per sino inutile talmente è vero il mio sentire.
    Siamo le due facce della medaglia e tu, Graziano, amore mio sconfinato, perdona il mio sconforto, accogli la mia titubanza.
    Fa di me, Gora, il tuo tempio prediletto, il tuo angolo di paradiso, il tuo amore più segreto.
    All'alba delle parole che ti dedico, sii te stesso e abbraccia la mia sorte;
    un amore è un amore, e tu sei il mio prediletto.

  • 29 aprile 2013 alle ore 23:36
    Dodici

    Ne avrei di lacrime migliori
    da spendere in giorni lieti
    ma non so farne arte
    del vivere senza pesi
    potrei contare l'uno
    e il due del respiro
    potrei fissare gli occhi
    sulle labbra di un bacio,
    ma se conto le tue dita
    io ne trovo sempre dodici
    un dito per ieri
    un dito per domani
    e sono indici puntati
    sul mio stile inetto
    di portare in tondo la vita.

  • 29 aprile 2013 alle ore 22:35
    Quanta violenza

    Quanta violenza
    in questa esistenza
    che si perde e poi si ritrova
    sparando all'ingiustizia
    che trafigge il cuor
    Lo martella e s'impossessa
    di lui, facendo un rotolo di carta
    scombinando i suoi piani
    con prepotenza, senza nessuna pietà
    Ma come si può vivere così
    oramai il pianeta è abbattuto
    non riesce a reggere
    quel lamento pietoso
    di ampia povertà

  • 29 aprile 2013 alle ore 20:11
    Nel giardino

    I mughetti sotto l'agrifoglio
    contrappuntano di campanelline
    i fiorellini fitti ai rami in alto
    aspettando il fiorir delle peonie
    mentre camelie e viole salutano
    il lillà scuro delle serenelle.

    Più in là s'azzurra il rosmarino
    e i tulipani aprono le bocche
    stupite ai rosei petali del melo.
     

  • 29 aprile 2013 alle ore 19:23
    Cinque Cento Diciassette

    Questa è l'ora che più di tutte ti somiglia:
    il rossore cola ai monti, scandalosa 
    battuta che dalle ganasce delle diciannove
    scaccia il giorno;   una sciatta barba
    di penombra  raffredda le cime al sonno.
    Le mamme rinsaccano i figli: bionde o
    brune marsupiali, la curva riappacificata
    alla schiena dopo lo sforzo, investono
    il tempo delle filastrocche e delle
    rincorse brandendo  giacche,
    rossi richiami ai tori ancora teneri.
    Dai fiori si solleva l'ultimo sole,
    tannica sudorazione.
    Questa è l'ora in cui ti immagino
    indossare i ricordi ed un giovedì
    per cena in cui non avresti mai
    supposto il cuore a tua disposizione
    qui, fra i finimenti e le bardature
    che sellano di limoneti i pori
    alle colline. Struzzi azzurrini
    con la testa impiccata a fondo,
    sabbiatura smeraldo, liquida
     lucertola e   binario
    della mia vita su cui traghetto
    cose più o meno vere e mai
    forate di un sorriso intero.
    Poco astuto andirivieni quello
    che lascia sul molo la dose o
    l'ingrediente che fanno perfetti gli scali altrui.