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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 25 febbraio alle ore 19:11
    Lontano lieve

    Un tempo quanto più lontano
    lieve, spinto dal pulviscolo
    già desio di cielo lento
    di voce
    lungo crinali aperti della pietra.
     
    Un tempo d’agavi al fiorire  
    di là dai muri
    coro di erosioni, detriti
    radunati al bianco
    segreto vuoto dell’esistente
    di viaggio, di mimesi.

     

  • 25 febbraio alle ore 19:02
    Rosso amore di vene

    Cerchi
    si arrotolano
    - scarlatte rose divengono -
    in di loro microspazi
    s'arriccia
    l'essenza di pelle fremente
    Amore
    rosso amore di vene
    e luoghi inesplorati
    - da mente -
    in cieli aperti si arrendono.
     

  • 25 febbraio alle ore 15:16
    A volte

    A volte c'è da piangere il mare
    per ritrovare 
    il fondo delle cose.

     

  • 24 febbraio alle ore 23:18
    Non andare

    Un silenzio
    s'incatena allo sguardo
    segue un cielo e il momento
    Lì si perde
    Il grande vuoto s'adombra
    o forse di luce
    d'un ricordo s'acceca
    Non andare ti prego
    non andare resta
    Resta
    in questo mio stesso cielo
    Resta in questo momento
    -utero nostro-
    Inizio e continuum
    di fughe di un sempre
    Non andare ti prego
    Il silenzio
    incatena il cielo
    Lo sguardo
    incatena lo sguardo
    Non andare
    ti prego
    Non andare ...

  • 24 febbraio alle ore 21:41
    Morte di Nicola

    E poco dopo, sì, Nicola  muore,
    e l’indomani all’or di sepoltura
    ecco maestoso, nella Sua Figura
    Francesco, con la salma stretta al cuore.
     
    E piano Ei la trasporta con amore
    d’ umida, stretta cella, infra le mura,
    tra le braccia la regge con premura.
    Quel ch’è dopo, nessun conosce fore.
     
    Il  seguente mattin  l’afflitta madre,
    così sconvolta prega Eccelso Dio:
    fa’, mio Signore, che muoia anche pur io
     
    che mio cuor strazia e pur quello di padre.
    Portami ‘n Cielo, Iddio, portami teco,
    fa’ che figliolo sempre resti meco.
     

  • 24 febbraio alle ore 21:07
    Malattia di Nicola

    Passano i giorni, vanno pure i mesi,
    il buon Nicola sempre assenta e tace,
    ma dentro il cuore lui non tiene pace
    che nieghi madre ‘n mente sono pesi.
     
    A voler d’ella son suoi mali appesi,
    pur conoscendo ‘n Dio sol bene e face
    d’opporsi a nutrice però è incapace,
    frena perciò  ‘n petto tormenti accesi.
     
    Poi che anno corre lo coglie malore,
    e non è leniente a scemar dolore, 
    né medico sa dir qual sia cagione.
     
    Corre Brigida da fratel, sconvolta,
    e tanto a Lui  piangente dice volta:
    ti prego! Dai a figliolo  guarigione.
     
    Volgi lo sguardo a Lui! Ed abbia pietà,
    non meriti cotanta carità!
    Non poss’io dare aiuto ad immeritata,
    ch’ innanzi a Creatore non s’è prostrata.
     
     

  • 24 febbraio alle ore 20:33
    Tutto ciò che vive abita la santità

    Moti di pietà
    strappano lembi di stoffa

    per legare mandibole
    rimaste aperte per la fame

    che adesso odorano di morte

    Non è proprio questo
    che mi promettesti vita

    quando approdai sulle tue coste

    Ora vanita' disperse nei venti
    saziano le tue voglie

    e non ti curi più dei tuoi spergiuri

    "Beato l'uomo al quale è stata tolta la colpa
    e perdonato il peccato"
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 24 febbraio alle ore 20:31
    Senza alcun limite

    Ho preso in prestito dalla vita

    gli istinti che mi hanno distinto
    e li ho distesi nei bassifondi del mio scrivere

    dentro la solitudine

    che accompagna il buio e il chiarore
    dei pensieri che vanno e vengono

    come una luce che si spegne e riaccende
    a oscurare o illuminare la realtà

    E mi arricchisco di pagine vuote
    che improvvisano i miei versi

    senza preoccuparmi di piacere

    dove descrivo la perdita o il ritrovamento
    del mio genio o della mia ignoranza

    nel regalare al mondo la mia inutile storia
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 24 febbraio alle ore 20:29
    Perché? perché dopo... tutto passa...

    Disteso sul presente

    mi concedo ai ricordi

    come se volessi sistemare
    al meglio la mia memoria

    e assolvere la mia colpevolezza
    nella bontà d'oscuri moventi

    E mi esaspero
    a quegli sguardi al passato

    nella mia condizione
    tutt'altro che brillante

    di poeta da quattro soldi

    nell'illusione d'avere
    una natura elevata

    che mi affascina

    e mi condanna a attimi di disagio
    e di povertà emotiva

    Alla fine comunque

    io credo ai miei occhi
    e alla mia fragilità

    perché sono io a raccontarmi

    perché dopo...tutto passa
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 24 febbraio alle ore 20:27
    E scrivo...

    In quest'inverno

    ore deprimenti
    avvolgono i giorni

    tuoni tra le nuvole
    sottobraccio a saette

    irridono la mia anima infantile

    sconvolgendola di risa

    e ubriacandola
    di promesse e di depravazione

    e io testardo

    vivo a ripetermi che solo io
    sono il mio sostegno

    E mi bacio mi abbraccio

    mi faccio coraggio

    mi credo in ciò che dico
    e soprattutto non mi contraddico

    accettandomi
    nella mia sofferenza celata

    con il cuore e la mente

    esasperati dalla vanità

    a nascondersi tra loro
    il desiderio di soffrire

    a nascondersi in quel brivido
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 24 febbraio alle ore 20:25
    L'accattonaggio della cultura

    Concetti utopici
    schiavi della cultura della celebrità

    sbiaditi ritratti che raccontano
    di sospetti che annoiano

    che fanno addormentare i cuori

    fino a non far loro capire più
    cosa siano diventati

    senza far loro sapere

    che vanno verso un mondo
    dove non sapranno più per chi battere

    Mi chiedo ancora
    il significato del nostro essere uomini

    che fine ha fatto la nostra fabbrica dei sogni
    un tempo sempre invasa dal sole

    E mi sento in colpa
    nell'autocritica della mia rabbia

    per quello che faccio

    per render pubblica la mia volontà
    di mantenere in vita le verità nascoste

    che assistono inermi alla loro stessa agonia
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 24 febbraio alle ore 19:09
    Avversione di Brigida

    Narrar di prodigioso  San Francesco
    sarebbe dar vita a libro d’effetto,
    però dir mio vuol essere sonetto;
    d’assunto * questo sol conto, poscia esco.  * argomento
     
    Brigida a Santo di sorella ha mesco,
    lo Zio ha, indi, per nipote grande affetto
    e dacché nasce lo tiene ‘n Suo petto,
    e nitido gl’ appare  infra Suo affresco.
     
    D’ amor divino Nicola è  voglioso,
    indi pure di tanto è assai desioso,
    ma madre tale idea soffoca e nulla.
     
    Lui manco fiuta qual  motivazione
    spinga nutrice a sì tale avversione,
    tanto che grande desio avversa e annulla.
     
     
     
     
     
     
     
     
     

  • 24 febbraio alle ore 0:54
    Cado

    cado
    violetta dallo stelo
    a far radice
    dove sei suolo
    e durante: brucio rugiade
     
    quante notti
    il non tempo d’una
    che si consuma la luna
    in solchi e fili,
    mi piove

  • Sul prato con i gomiti
    e le mani adagiate al mento
    immaginando d’una farfalla il volo,
    scoprendo incantati la notte sù di noi
    di lucciole ballerine
    sù gli steli d’erba.
    Stuzzicare il sogno
    con sempre più arditi sogni;
    e l'orecchio tendere
    in attesa d'un sussurro
    che sia lento stordimento;
    e la tua voce che mi racconta
    d’un cielo sopra Berlino,
    di angeli di cristallo innamorati persi
    di attori alla vecchia maniera.

    Distrattamente noi con l'anima
    tuffata dentro all'immaginazione
    commuoverci per una stella cadente
    di chissà quale lontana costellazione.

    Con nastrini di preziosa seta
    legata è l'anima mia alla tua;
    per questo ti chiedo soltanto
    di accarezzami il cuore,
    e di versami poi nell’orecchio
    le bugiarde tue parole di poeta.

    Coraggio amor mio,
    lasciamo libera la fantasia di volare,
    lasciamo che nei colori delle farfalle si versi
    perché sia la nostra favola promessa di fedeltà
    in bilico fra l'eterno sogno
    e la sempre più evanescente realtà

  • 23 febbraio alle ore 15:02
    Libertà obbligatoria

    Ho mille poesie dentro.
    Ho una musica
    che quando sto in silenzio
    sento.

    Ho un grande amore
    che vive sempre lì
    e non sente mai freddo.

    Ho voglia di fango,
    di freddo, di arte,
    di ore di ozio,
    di starmene da parte.

    L'artista
    vuole la compagnia
    dei suoi simili:
    puttane, pescatori,
    amici là fuori
    che cantano al vento,
    che bevono e piangono.

    Lasciatemi qui,
    nella terra che amo.
    Una bottiglia di vino,
    e arance rubate
    nell'orto del vicino.

    So vivere solo così,
    questa la mia condanna.
    Aiutami a essere libero
    e ti amerò per sempre.

  • 22 febbraio alle ore 20:49
    (17) Apparizione

    Ai piè di monte indi compare il Santo,
    e volto al masso con soluto dire:
    donde tu credi di potere tu ire?
    Fermati! Ch’oltre non avrai alcun vanto.
     
    In un momento cheto è tutto quanto,
    che il masso smorza quel furioso ardire,
    e cuor di gente s’è cheto al patire,
    sicuri che del Santo è lì suo Manto.
     
    Nella vallata son case e mulino,
    quanti ‘n essi saria triste destino
    se avesse il masso corsa seguitato.
     
    Potere di Francesco lo ha imbrigliato,
    né mai potrà di loco  essere tolto
    se Man divina non l’avrà disciolto.

  • 22 febbraio alle ore 20:42
    Viscidi serpenti (tra passato e futuro)

    Convivo con la delusione
    e l'amarezza che mi hai donato

    mio passato

    nel tuo NON essere ancora
    una pagina chiusa di questa vita

    E tengo dentro
    tutta la sofferenza che non sfuma

    nel mio successo
    che ha cambiato la mia storia

    e quella di chi ignorante

    nella sua personalità contorta
    e cupa come la sua anima

    ha cominciato a guardarmi
    con aria beffarda

    permeando il suo cuore
    di malvagità e cattiverie

    E quando le sere
    divengon preludio d'amare notti

    a te futuro
    che i giorni miei e i miei passi ceselli

    affido la giustizia di Dio
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 22 febbraio alle ore 20:40
    Sento in me l'eternità del mio vivere

    In cerca di pace

    vivo la mia creatività
    abitata dal deserto

    nella mia pianura
    arsa dal sole
    e immersa nel silenzio

    Là ho messo la penna
    al centro del mio universo

    e là nel suo inchiostro
    cresce la mia desolata malinconia

    avvolta in tutti i suoi angoli
    da un'intima nostalgia

    dove passo gli inverni più freddi
    dentro le estati più calde

    e le estati più torride
    ammantato negli inverni più rigidi

    E descrivo così
    nella mia luce fievole

    l'immagine satirica di me stesso

    la storia della mia anima

    marchiandola con un fuoco
    che spero non si plachi mai
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 22 febbraio alle ore 11:58
    Primo binario

    La notte
    Sempre
    mi dissangua.
    Restano tracce di noi?
    Ricordiamo davvero la speranza
    nascosta nei sorrisi?
    Polvere sulle dita quando ricalco
    quei giorni, imprigionati in un futuro
    che dovevamo esaudire.
    Ma quest’alba, inattesa
    ci restituisce la preghiera
    di un’irrisa felicità, l’amaro
    della rinuncia.
    Quanti treni passati
    inconsapevoli,
    balenati nel buio della stanza.
    L’ultimo, al primo binario
    non ci ha neppure provato.
    Abbiamo perso tempo
    o il tempo si è scansato
    per farci cadere.

  • 21 febbraio alle ore 21:04
    Armistizio tardo

    Se durasse una notte in più l’inverno
    comparirei fra i morti
    di un armistizio tardo.
    A confondere la neve
    non più lo strillo d’un ranuncolo
    nella forgia dell’ostro:
    solo disfatta
    latente d’abbandono.

  • 21 febbraio alle ore 20:40
    Tolleranza zero

    Nell'intensità di passioni
    intrise di malinconica nostalgia
    generoso consueto malanno
    dei dolori interiori
    e miracolo al contrario
    nella disarmante bellezza
    che condanna il cuore e disperde
    la profondità dei sentimenti
    aspirazioni frustrate
    d'insospettabilita' mentali
    divengon madri
    di ignobili massacri
    nel gioco di carezze
    ricercate e volute
    da innaturali giovinezze
    E se è vero che il dubbio
    è alto segno d'intelligenza
    senza dubbio questo
    è l'infimo realizzarsi
    di quelle menti malate
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 21 febbraio alle ore 20:39
    Dio non è morto

    Si può chiamare vita
    gli anni passati
    nell'attesa infinita
    di un Tuo segno?
    E continuo a pregare
    senza dormire
    e crollare d'amore
    nel cuore delle mie notti
    trascorse a lenire
    il mio strazio e il mio sconforto
    Tu che sei il più celebre
    tra tutti gli uomini fattisi in terra
    aiutaci a ritrovare la nostra fede
    E intanto rimango qua
    col cuore impietrito di dolore
    ad aspettare
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 21 febbraio alle ore 20:37
    Il biglietto d'ingresso

    "Tu,pria che l'erbe inaridisse il verno,
    da chiuso morbo combattuta e vinta,
    perivi,o tenerella. ( G. Leopardi )

    Nel mio bisogno di sentire
    la vita intorno

    scrivo dei miei rumori
    e dei miei ricordi

    abbandonandomi
    agli ideali che nel tempo

    m'hanno fatto compagnia

    e al mio crederci ancora

    con la sopita speranza

    di conservare intatta
    la forza del mio volere

    Ah come siete passati
    compagni della mia giovinezza

    mie speranze disilluse

    quando per voi
    combattevo il mondo!

    E rileggo con parsimonia
    il mio biglietto d'ingresso

    dove sta scritto dell'umana sorte

    che la vita dura un attimo
    nel solo scopo di se stessa
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 21 febbraio alle ore 20:36
    Una poesia priva di logica

    Osservo il cielo e le sue vie sospese

    incredibilmente nomadi a viaggiare qua e là

    e rimbalzare da una esperienza all'altra
    a arricchirmi e farmi ritrovare il mio vissuto

    Sono divenuto così senza colpe

    un uomo ragionevolmente complesso

    circondato da un discreto senso d'umorismo
    a combattere le mie peggiori intenzioni

    E mi oppongo a tutto ciò che invade i miei spazi

    alla violenza avvolta nei silenzi

    nell'intento di trasformarla in un linguaggio
    da condurre ai pascoli delle menti
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservatiAltro...
     

  • 20 febbraio alle ore 23:21
    As an enchantment

    Your love has the magic of an enchantment,
    here or alone, you are always my present,
    bewitching me, you avert all my fears,
    for you I’ve such a joy that I drip tears.
    But I do not boast about it:
    I only wanna lay sweetly,
    and take delight greedily,
    while your magic fils my mind.
    Because I really want you, sweet kind.