username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 29 aprile 2013 alle ore 18:49
    Sotto il segno dei pesci

    "I pesci non chiudono gli occhi"  ,diceva.
    A volte vorrei chiuderli non perché io non voglia vedere
    ma  vedo troppo e hanno bisogno forse di riposare
    poi c'è il sale  del mare che hanno i pesci
    si i pesci,quelli con gli occhi sempre aperti.
    il sale brucia,specialmente dove ci sono ferite
    e poi quella guarigione nel il dolore-
    Certe volte vorrei chiudere gli occhi almeno mentre dormo
    poi mi accorgo che al  risveglio  ricordo tutto il sogno
    cosi' mi rendo conto di aver vissuto la realta' nel sogno 
    di vivere poi la realta' sognando........
    Neanche nel sogno i pesci chiudono  gli occhi.
    allora prego di andare in letargo,sono stanca,chissa' se nel letargo li chiudero' per lunghi giorni..
    ma , se nel letargo,con gli occhi forzatamente chiusi,mi verrebbe voglia di aprirli per difesa ,per una cosa per cui vale la pena vivere,e non posso ?
    E allora niente...non rimane che sognare la morte per chiudere gli occhi...
    ma non si deve sognare di morire.....ma vivere sognando,altrimenti moriremo senza i sogni.....
    l'unico momento forse è nell'amplesso,in quei pochi istanti,gli occhi si chiudono davvero,collegandosi,al sogno,alla realta',alle stelle,dando un bacio alla morte e sorridendo e brindando per un attimo con il grande spirito per poi tornare  sulla terra  ad occhi aperti....

  • 29 aprile 2013 alle ore 18:36
    Rosa gialla

    Aspro il mio profumo,dolce il mio sapore.
    sono baciata da un sole
    il fuoco dagli occhi conserva possesso e batticuore ....

  • 29 aprile 2013 alle ore 15:10
    Anamorfosi

    Numeri come lettere, parole come formole
    oscillazioni schizofreniche
    poesie come leggi della natura.
    Eternità nello stile.
    Strutture nei contenuti.
    Unità nella duplicità.
    Significati come forma.
    Anamorfosi, privilegio del punto di vista,
    Amore, privilegio di un cuore.
    Odio e rigetto come attrazione.
    Eternità nel cervello.
    Razionalità rifugio stanco della follia.
    Architetture sublimi e forme geometriche
    morbidi corpi che sospirano.
    L'indicibile si compie in ogni attimo divenente
    L'incommensurabile accompagna il divenire,
    memoria obliante come una linea retta piegata.
    Bellezza passeggera e virtù spezzata.

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:47
    Narcisi selvatici

    Hai mangiato le noci
    stasera?

    O un pistacchio
    verde, 
    sgusciato con avidità nervosa?

    O un'arancia
    succosa
    di un'energia calda,
    liquida?

    Nè l'una, nè l'altra  cosa.
    E nemmeno l'altra ancòra,
    vero?

    Hai affondato i denti nel cioccolato
    per sentire tra lingua e palato
    dolce
    un sapore.

    E quando hai finito di scrivere ti sei stropicciato 
    con i polpastrelli morbidi, 
    gli occhi?

    Hai sonno, ma sei hai ancòra sveglio. Lo sento. 

    E sento che te lo chiedi anche tu
    perchè 
    tra me e te 
                        ...parole...
                                           ticchettii di orologi...
                                                                                puntini sospensivi...
                                                                                                                     silenzi...
    e il profumo dei narcisi selvatici...
    e quella promessa sempreverde
    di quel bacio, ricordi?
    ...
    Che sia
    sotto la pioggia
    oppure al sole.
    Che sia
    all'ombra dei tigli
    odorosi
    cascanti di fiori.
    Che sia
    tra lo scorrere bianco
    di una fontana zampillante.
    Che sia
    nell'abbraccio di un pergolato, 
    di rose, 
    luogo candido,
    stupido, 
    romantico.

    Aspetteremo quel giorno
    con ardore
    per togliere
    le spine dal cuore.

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:41
    Mi sono spogliata

    Mi sono spogliata del tempo
    sentendo  il richiamo del vento
    urlante tra foglie ingiallite.
    Lo sguardo lanciato lontano
    a tessere stoffe sbiadite.

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:37
    Verso sera

    Canterò un verso lieve
    nella sera più oscura
    quando salirà l'angoscia
    furibonda più del mare.
    Proverò sollievo puro
    nel sentire forte il suono
    di armonie volate al vento
    temerarie da paura.
    Le parole uscite fuori
    sputerò sul foglio bianco
    segni neri come pece
    per rubar la pace al buio.

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:36
    Libera pazzia

    Fuggirò da te domani,
    caro senno, vai ti seguo;
    Il tuo mezzo più deciso
    mi divora il bel pensiero,
    ragionare può servire
    ma sognare fa vibrare.

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:35
    Cercarsi

    Afferro ricordi
    di giochi  svagati
    nel vento d'estate.

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:33
    Smarrirsi

    Dove si sono impigliati
    i soli e le lune
    di ore mai trattenute?
    Mentre  la vita
    mi viveva addosso
    e determinava il passo,
    io mi smarrivo
    cercando risposte.

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:32
    Figlio

    Quale tenerezza e spasimo melanconico
    mi assalgono
    ogni qualvolta ti vedo ripartire,
    figlio.

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:31
    Esserci

    Vorrei esserti accanto
    quando l'insicurezza  e la paura
    ti tolgono il respiro.
    Vorrei tenerti la mano
    violacea e tumefatta,
    figlia mai nata in te.
    Vorrei accogliere le tue pene
    perché tu possa addormentarti
    in una culla antica di bambina

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:30
    Decisione

    Devo fermare il cammino ora lo so
    non basta no, rallentare il passo.
    Devo sciogliere quel nodo sinuoso
    che tenace, costringe e possiede.

    Un gesto banale  infine serve:
    fermarsi, chinarsi, levar il sasso.
    Decisione ormai presa dunque,
    via la scarpa e libero il piede.

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:16
    Ho paura

    Il sonno ha rapito l'incanto
    di teneri abbracci di bimba
    cercati a dissolver paure
    delle ombre che il buio produce.
    Più lieve il respiro diventa
    che a sogni leggeri s'appresta
    di canti con rime inventate,
    di giochi lasciati a metà. 

  • 29 aprile 2013 alle ore 14:15
    Capolinea

    Ho fatto brillare la mina,
    con lei, la corazza è saltata;
    Divelto pensieri ossequiosi
    scolpiti  già in  rughe profonde,
    m'appresto a fuggire dal certo
    che blocca il respiro soave.
    Più lieve nel volo ritrovo
    freschezze d'un tempo vitale;
    Colori  e profumi assaporo
    e di bianchi coi neri smarriti,
    dentro grigi fumosi ed uguali.

    Clandestino il presente riafferro
    e la donna bambina rinasce
    nel ricordo di picchi furiosi
    troppo a lungo lasciati dormienti.
    Un cestino di paglia  ed  ancora
    un grembiule a quadretti, rivedo,
    dissepolto il passato riappare
    è  da  lì che potrò ripartire.

  • 29 aprile 2013 alle ore 13:53
    Galassia Amore

    Mentre una collisione interstellare è in divenire
    le nostre strade parallele si sono incontrate
    i cuori fusi assieme, non può finire
    esplosioni cosmiche e stelle ormai nate.

    Pulviscoli gassosi annebbiano i futuri
    che prima o poi si dirandan da soli
    confida in me, i tempi son maturi
    la primavera è tutta pronta con i suoi boccioli.

    Uno spiraglio squarcia l'Universo
    da cui tutto nasce e tutto more.
    Sembra, ma non è tutto perso
    fidati, quest'inquietudine chiamasi Amore.

    © Enrico De Santis

  • 29 aprile 2013 alle ore 12:54
    Cinque Cento Sedici

    L'altitudine è dispari: dal mare salgono cifre
    indivisibili a targare il nido in cui è il mio circolo.
    Ho apparecchiature di riproduzione inutilmente
    oleate, un limo arancia e blu a fecondare il marmo,
    semi a capofitto urtano le ossa rimbalzando,
    gittata seria e senza frutto. Corde di nubi
    disegnano corredi per la sera  che rannuvola
    e nelle culle quelli che erano lombrichi,
    hanno le reni già corpute e pance arzille,
    vulcani di pappe in flautulenza, ocarine
    rivoltate all'occasione per stuzzicare
    il sonno; i piedi riottosi alle suole,
    scalciano proiettili di feltro e le coperte
    mummificano lo spauracchio dei malanni,
    poi scivolano con il passo delle maree.
    A volte credo di essere dispensata da
    questi accadimenti: dai manifesti
    dei compleanni, dai gigli tesi
    in Comunione, colletti ed amido su
    un altro Maggio, dagli allestimenti
    azzurri e dalla rosea metereologia.
    A volte mi avverto ferma come la risulta
    accomodata fuori dai cantieri:
    miscellanea di cose acciuffate fino
    al fondo, e scariche, svernate dal focolaio
    dell'uso eppure cosi intonse da fare
    commozione. Una parata di aggeggi
    con finalità molteplici tenuti
    sapientemente in caldo  per restare ghiaccio.

  • 28 aprile 2013 alle ore 21:40
    Matrioska

    (Belle le parole
    incartate con il fiocco.
    Le scarti e trovi dentro
    altre parole
    chiuse dentro a un altro pacco
    che sono solo un pacco).

    Nel vuoto di discorsi
    senza senso
    che nascondono
    una sòla colossale
    alfabeti di dolore
    hai sigillato
    dietro le coccarde
    scartati con il fiato
    e niente più.

    Resta l'amaro in bocca
    come quello di un bambino
    che a Befana
    scarta un pacco
    e trova  dentro
    pezzi di carbone
    al posto del suo gioco preferito.

    Sono stanco
    di scartare a oltranza
    e non trovare giochi belli
    o piacevoli sorprese.
    Basta!

    (Son bomboniere a lutto
    quelle che ho trovato fino ad ora.
    Ti lascio alle tue parole impacchettate,
    dalle tue stesse parole
    inchiappettate).

  • 28 aprile 2013 alle ore 19:57
    Segreti

    .
    C'è una rosa nel deserto
     forse sono anni che è li  solitaria  e senza acqua
     qualche pioggia che viene dagli occhi  la tiene in  vita
    e' curva  appare fata  in posizione fetale
    C'è una rosa nel deserto
    cosa stai aspettando?
    Solo una cosa lei attende,che tu arrivi a lei scalzo.......

  • 28 aprile 2013 alle ore 14:37
    Cinque Cento Quindici

    Il sole, creatura sudafricana, issato
    a prua guarda le stelle ancora
    sotto coperta: gatto e zitto,
    per non svegliarle, che non è
    ora di luccichii minuti.
    Dai giardini  vengono ali,
    tovaglie a scacchi bronzei
    ed una maratona di api con
    la bocca piena come un secchiello,
    bambine in riva alla primavera,
    gialle sensali dell'impollinazione.
    Tutta questa folla  che parla e
    ride e mastica la domenica rosa,
    tubercolitica già alle quindici
    per il lunedì infiocchettato,
    al primo banco della settimana,
    tutta questa folla  non sa dove
    ci amiamo o non suppone
    la serratura. Della sera con
    il pelo novembrino ed il mosto
    incandescente, in cui ti spiai
    e riconobbi tra le tue dita
    il mio stesso pasto orizzontale.
    E spalancando la fame ti infilai
    la testa fra le braccia con la
    consuetudine del filo che
    va verso la cruna, seducente
    lucciola argento la calamita a cappio.

  • 28 aprile 2013 alle ore 12:57
    Cinque Cento Quattordici

    Le bambine sono papaveri, audaci
    d'innocenza nelle conte ereditate:
    la cena è nell'incubatrice, paraventi
    di insalata  fioriscono, fredde giarrettiere
    intorno ai secondi delle carni.
    Le diciannove e fra le aiuole compaiono
    in quattro con i nomi e con gli elastici,
    le gonne calde di piega, lucido affioramento
    di rossetti ancora intonsi, poi giocano
    alla danza mentre la luna impicca
    un'asola di cielo. E' sera qui, più
    sera che altrove: i gelsomini
    tardano a sudare ed un frack di nubi
    liso dai venti, Colosseo spumoso,
    rilascia leoni gialli sulle ossa del
    Cilento, ancora innocui come mici.
    Amore mio, prima delle rughe,
    delle diottrie, di selle rigide
    a cui dare in adozione i femori,
    prima delle pozioni di pastiglie,
    degli intrugli salva pena, vorrei
    essere piena  e più di tutti
    gli otri, dei vasi ecrù, foche di
    di gerani e folla di viole, delle
    bottiglie che ingoiano
    vele a bocca asciutta.
    Tenermi annodata per i mesi
    che si sanno la creatura con
    la tua razza incisa a fuoco.
    Farmi abitare, un solo ingresso
    e micidiale e poi ragionare con
    tutte le finestre sfitte, le porte vergini,
    con gli zerbini in piume e le mandate
    al primo volo sul tardo copione,
    tardo battesimo schizzato
     a lavare via le attese.

  • 28 aprile 2013 alle ore 10:55
    Ogni giorno

    M'incammino fremente

    andando al lavoro

    con gli occhi spenti della Tua assenza

    e l'anima fedele compagna
    a vivere attimi introversi

    in compagnia dei battiti silenziosi
    del cuore inquieto e trepidante

    Non ci sei e mi manchi

    Soggiaccio alla Tua mancanza 

    godendo del piacere del ritorno 

    con l'idea di Te
    ad accendere imminenti momenti bui

    incombenti

    con la voglia di sorridere alla vita

    sensazione indescrivibile

    necessaria coscienza della mia condizione

    ad accettare la sorte che non ho scelto.
    .
    cesaremoceo

  • 28 aprile 2013 alle ore 0:43
    Donna

    Il volto tumefatto,
    lividi sulle braccia
    “lo spigolo di un uscio”
    un sorriso, un urlo,
    uno schiaffo ben dato.
    Pianti di scuse e di dolore.
    Non succederà più.
    Sai che non è così,
    scappa finché puoi.
    Non succederà più,
    fino alla prossima volta,
    fino al prossimo pugno,
    fino al prossimo pianto.
    Fuggi, vattene, non puoi,
    era diverso prima,
    speri non succeda più.
    Succederà ancora.
    Ti lascerai uccidere, amandolo.

  • 27 aprile 2013 alle ore 23:31
    Una ragione per vivere

    Piangere di felicità
    appena sveglio al mattino

    incorrotto dagli scheletri
    sempre svegli nelle notti insonni

    nei sogni indegni

    nel destino infame
    che compete agli onesti

    nelle sconfitte che contengono vittorie

    Riempirsi di grigiore e d'entusiasmo

    la mente

    alveare brulicante di oscuri pensieri

    fonti di paure e d'incertezze
    che ti rincorrono a prenderti

    e avvolgerti nel freddo gelido
    che ti distrugge il cuore

    trascinandoti in lente spirali
    di finti cangiamenti

    E cercare sempre
    una maledetta ragione per vivere
    .
    cesaremoceo

  • 27 aprile 2013 alle ore 20:57
    Taglienti triangoli ---

    Taglienti triangoli
    certe parole

    si piantano con destrezza repentina
    nelle saporose carni dell’anima

    e lo squarcio s’allarga dalla punta alla base
    atrocemente, silenziosamente, in un terribile
    attonito dolore.

    Ad Acapulco son detti “clavadistas”
    i tuffatori dall’altissima scogliera:

    “quelli che si piantano in mare come chiodi”
    per pochi soldi a capofitto giù - fra sole e schiuma -

    frettoloso e disperato ogni volta il segno della croce…
    ...prima del balzo nel vuoto
    contan l’onde.

    Devo far sì che le cose cattive
    conficcate da quel che mi sta attorno
    (persone, avvenimenti, frustrazioni)

    nella tenera polpa del mio intimo
    contino nell’interezza della vita
    solo istanti, prima di svanire.

    Siano impronta di piede bagnato sulla rupe
    in fretta rasciugata
    dal calore emanato dalla roccia.

  • 27 aprile 2013 alle ore 20:44
    Così forte ---

    Così forte

    la luce del nuovo giorno stamani
    che gli occhi son ferite aperte

    e l’anima ne trasuda fuori
    troppo esposta e inerme…..

    Chiudere, chiudere, far buio!

    Non m’importa del giorno nudo, discinto
    che si svela impudico e mi si offre

    non voglio oggi soffrire.

    Ravvoltolata voglio star nelle mie ombre,
    serrar le palpebre

    cercarmi un cantuccio isolato dalla vita
    e lì ristare

    cantilenandomi
    una consolazione senza senso.