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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 26 aprile 2013 alle ore 19:55
    La strada dei ricordi

    Risalgo
    La strada dei ricordi e delle emozioni
    Risento:
    l'odore dolciastro della terra
    che arsa attende l'acqua;
    l'asfalto che esala il tanfo
    di pneumatici bruciati sul bitume,
    la fontanella che canta argentina
    alla cantoniera del crocevia,
    la stazione d'attesa
    la rivista sfogliata distrattamente
    la mente che si perde nei pensieri,
    il marciapiede gremito di gente sconosciuta
    il saluto semplice della mano di un bimbo.
    Monotono e triste paesaggio
    il viale costeggiato di alberi frondosi
    bisognosi perché malati di malinconia
    in un pomeriggio deserto di afa.
    Stanca raccolgo pinoli d'energia
    e attraverso il cielo senza voli,
    tendo l'orecchio al canto della natura
    che geme e vuole pretende amore.

    © Eleonora Ruffo Giordani

  • 26 aprile 2013 alle ore 15:50
    Lo spegnimento dell'anima

    Anche i sentimenti
    a furia di spenderli finiscono

    restano soltanto
    piccoli scampoli d'emozioni

    scremati legami fatti di piccole
    spontanee attenzioni e nulla più

    nel ventaglio variegato dei contatti umani

    con la delusione a spegnere i sogni
    far scelte di solitudine

    mentre la tempesta
    trascina in acque sconosciute

    Come un fiore annegato in un bicchiere
    riprende il suo fiato

    colmo quei vuoti d'inerzia

    accettando sacrifici e vincoli
    che essa m'impone

    senza cercare altre scorciatoie 

    guardando al futuro
    e al nostro sole senza tramonto

    In questo splendore

    con i corpi svaniti nel nulla

    resterà ciò che abbiamo creato
    e il piacere di manifestare amore

    superando i drammi
    della dignità dispersa al vento 

    a raccontare l'eterno spegnimento dell'anima.

    cesaremoceo

  • 26 aprile 2013 alle ore 14:58
    Cinque Cento Undici

    La signora domenica rideva:
    a tavola fra i cuccioli sorseggiò caffè,
    un mezzo volentieri ed un pettegolezzo
    intero. La domenica batteva  in azzurro
    fra il corridoio e le finestre e fino al letto
    il bacio del sole era alla francese.
    La signora è giovedì: non fuma.
    Il cervello spento tiene ostinato
    il soppalco della cotonatura
    delle sette e trenta, parrucchiere e
    piaga, tintura a volte; l'angoliere con
    l'ultima ricetta, mesto leggio,
    esibisce tre dosi di accompagnamento,
    due di pazienza. Dalla porta vola acre
    la corrispondenza fra la trapunta da
    cambiare e la fronte cera, o
    c'era un segno per intervenire.
    Salotto di mestiere l'imprevisto
    per la morte che rispettò il festivo.
    Intorno circola commosso il sangue
    ancora in forze spiando
    il collega ormai fuori dal turno.
    La signora incanalata fra le coperte,
    funebre cialda, ha indetto un ultimo
    raduno, Svizzera e Costa, con gli
    occhi affusolati,  discorso fra
    parentesi già chiuse.
    Un'altra nonna le sfiora il piede,
    l'onda sotto il marmo piano raffredda.
    E verso sera sarà già tutto ghiaccio
    da quella pozza di capelli e vene.

  • 26 aprile 2013 alle ore 12:57
    Cinque Cento Dieci

    Nell'anno di mia zia immobile, busto issato
    a metà, bianca bugia di resistenza, marciume
    di vertebre, la lisca franata, nell'anno degli
    acquitrini nei letti, di bocche nuove sotto
    la Chiesa, chirurgia del guadagno, sventratura
    di bastioni color moneta. Nell'anno dei fuori
    programma, delle divergenze, dei fuchi audaci,
    delle liti alla luna, licantropia di cuori avventati,
    nell'anno dei manifesti non ancora grattati,
    vincono i muli, dei cantieri accigliati,
    delle gatte facili, matrioske di semi
    bastardi, soufflè di miagolii patchwork.
    Nell'anno dei tavoli tirati all'ombra,
    quadrupedi in naufragio  di sole, nell'anno
    del tuo spettacolo, la prima a poche ore,
    io non sarò in sala, ma conosco la folla.
    Tutta la vita mi dice  come sei fatto
    e l'inguine tace, ma gli occhi hanno
    le impronte dell'odore più simile al tuo,
    la posa sottintende il bouquet.
    Nell'anno senza più esami, dell'amica
    da una visita al mese, nell'anno delle
    scorciatoie e dei riassunti, io ho
    finalmente capito a chi vanno costole
    e fianchi.  Chè una terra arata una
    sola volta con il vomere giusto
    non smette la voglia di quell'affondo:
    la distanza è impotente, la resa
    pronosticata. Nell'anno in cui tutto si appiana.

  • 26 aprile 2013 alle ore 8:38
    Regalo

    Hai infranto
    le nuvole,
    spalancato il
    cielo
    che non tornerà
    mai corto.

  • 25 aprile 2013 alle ore 22:54
    S. M.

    Quando di te rimane solo una foto
    Nel libro che mai avrei creduto riaprire

  • 25 aprile 2013 alle ore 19:39
    Tuono di primavera

    Raccontami la primavera,
    del suo segreto pulsare
    tra zolla e zolla,
    del suo umido odore
    di foglie di viole.

    Parlami,
    di nubi danzanti,
    di leggiadri fruscii
    tra fatui giochi di luce
    Raccontami
    di pittoresche livree
    di vanitose farfalle,
    di un azzurrato ordito
    che al confine
    si salda
    all'altro azzurro
    dell'eterna movenza.

    Narrami la primavera
    e del suo tuono improvviso
    che non ci spaventa,
    che solo per poco
    guasta il chiarore.
    Il suo rombo
    adombra lo sguardo
    ma non il cuore.

    Nella breve tempesta
    non farà rumore
    il fiore di pesco
    che cadrà
    dal suo ramo.

  • 25 aprile 2013 alle ore 13:14
    Cinque Cento Nove

    I polsi planano sui banconi dei bar, autopsia
    di orologi, obitorio di pose. Sul marmo sudato
    interviene un canarino quadrato  di stoffa a
    cancellare il sangue dei caffè, incidenti
    da folla, divinazione  nei fondi.
    I polsi oggi parlano il tuo dialetto:
    si muovono  in fretta sotto i pullover
    inutili all'afa, trecce color salmone
    risalgono spalle dove  poco prima
    aggrappavano bambini.
    L'ultima volta era così: etichetta
    in  azzurro e ventilata, portavi una
    riga di grigio sotto le tempie,
    incolpavi lo scambio di stagione e
    lo starnuto delle palme sul lungomare.
    L'ultima volta delle tue labbra  è
    finita con la tramontana: adesso
    tutto è fiato di sole, le maniche sono
    eserciti in ritirata verso nord, agli omeri
     e le gambe audaci, i piedi evasi.
    C'è voglia di barche fino ai monti,
    un desiderio di vele che non smette
    la sera, anzi s'infiamma  e porta
    con se la luna per mozzo.
    A volte sospetto perfino le vigne,
    che il loro passo si sleghi e
    provi le onde,  come il mio sguardo.
    Nei bicchieri e  negli occhi
    ordinato ancora un quarto di mare.

  • 25 aprile 2013 alle ore 12:47
    Eutanasia

    Prendimi nel sonno,
    accarezzami docile,
    come madre che ama,
    baciami le guance.
    Lasciati osservare,
    mentre splendida te ne vai,
    lasciando inermi
    le mie spoglie nelle coltri.
    Rossi capelli e fiamme
    avvolgono il mio cuore,
    sottili nodi che si riproducono
    come un tumore  nell'anima.
    Affrancami
    da questa vita mortale,
    lascia che la crisalide muti
    e voli libera l’anima
    splendente di nera bellezza
    di ali di farfalla!

  • 25 aprile 2013 alle ore 12:25
    Siesta

    Un gatto mordeva l’aria
    mentre tu giocavi
    a zittire i lamenti
    E i tuoi denti
    non tagliavano ancora
    Erano perle nell’acqua,
    al sole.

  • 25 aprile 2013 alle ore 12:12
    Il vestito rosso

    Da piccola volevo un vestito rosso.
    Ma mi comprarono le scarpette rosse.
    Semplice, anche del mercato, ma non me lo comprarono.
    Non lo volevo stretto, ma lo volevo tutto mio.
    Lo volevo sbracciato e scollato,
    un vestito per farmi guardare.
    Da piccola volevo un vestito rosso.
    Ma mi comprarono le scarpette rosse.
    Semplice e senza malizia, ma non me lo comprarono.
    Lo volevo per essere unica, nessun'altra lo doveva avere come me.
    Lo volevo davvero quel vestito.
    Da piccola volevo un vestito rosso.
    Ma mi comprarono le scarpette rosse.
    Mi dissero che il vestito rosso era per le donnacce.
    Lo volevo davvero quel vestito.
    Ho comprato quel vestito,
    e lo indosso come la mia seconda pelle,
    non importa se sembro una donnaccia,
    ma con quel vestito
    mi sento la bambina che ha ottenuto il suo regalo.
    Da piccola volevo un vestito rosso.
    Ma mi comprarono le scarpette rosse.
    Lo voglio anche per quel giorno, quando mi seppelliranno
    per sempre!
    Lo volevo davvero quel vestito.

  • 25 aprile 2013 alle ore 12:01
    Il cuore come una stanza

    Non soffocarmi il cuore, ogni tanto lasciami respirare... Il cuore è come una stanza, ogni tanto va arieggiato!

  • 25 aprile 2013 alle ore 10:45
    Maleducato

    Non ha bon ton 
    il passato: 
    senza preavviso
    torna
    con un balzo.

    Sa
    di rosa 
    graffiata
    quell' antica
    terra lontana... 

    ...sono ancora inesplorati
                                                   gli angoli
    accartocciati. 

  • 25 aprile 2013 alle ore 0:48
    Uno scenario a colori...

    Sono arrivate
    le giornate di gramigna
    e fili di grano.
    Il profumo
    dell'erba fresca
    non contaminata
    ne arricchisce
    la vita
    e la salute.
    Passeggiare 
    su un prato
    di margherite
    e fiori di camomilla.
    E' inebriante
    tutto questo,
    contemplando
    sembra un fotomontaggio
    creato al momento,
    ma è pura realtà
    è la natura 
    nella sua piena
    rigogliosità,
    e pensare
    che basta
    solo un seme di gramigna
    per dar luce
    e tutto diventa:
    Uno scenario a colori...

  • 24 aprile 2013 alle ore 20:47
    Cinque Cento Otto

    Sposarmi di Maggio o d'Agosto:
    in coda va bene,  nelle rondini
    la desinenza  a faccia di boomerang
    è timone e destriero.
    La fine, se pari,  è rotondità familiare,
    una savonarola in capriola, una
    cuccia spenta, culla e coperta,
    il gheriglio a riparo. E' che di quando
    sei nato io mi chiedo la voglia
    e come cantava tua madre, se il vento
    trottava nell'inguine del sessantasette.
    Tu mi prenderai la mano, abbiamo
    provato: certo non c'era nessuno,
    testimoni tre onde, le nostre schiene
    le panche e per altare la gola,
    ma è strano trovare il proprio
    incasso lontano, l'assenza di ulivi
    irrilevante, innocua la dimestichezza
    con argini che non hanno lampare.
    Sposarmi: gli oleandri assopiti,
    disinnescato il loro talco, orologeria
    velenosa, bizzarria di tornanti, aculei
    di palme, arruffate verdi, ti insegno
    le strade sboccate dallo stesso
    torace, due braccia avvitate,
    snodabili nel  manichino di case.
    Sposarmi  col passo di tutte le
    sere, quando le lucertole lasciano
    il posto ai draghi e sui tetti
    vanno a piedi le stelle.
    E le fate.

  • 24 aprile 2013 alle ore 20:32
    25 Aprile

    Ne restano pochi
    testimoni del venticinque
    del vento del nord protagonisti
    che spazzò via il Male.

    In piazza non saranno molti
    troppa la delusione
    nel venticinque dell'oggi
    pieno di malessere.

    Ma serve l'esserci
    nel giorno della Liberazione
    a memorare i tempi bui
    squarciati col sangue
    dalla Resistenza ai tiranni.
     

  • 24 aprile 2013 alle ore 17:22
    Futuro disidratato

    Vite misere di povera gente
    dagli sguardi intensi
    su facce visibili di volti invisibili

    dove la tristezza dimora
    e le lacrime accompagnano le ore vissute
    con la paura di dar voce ai pensieri
    e di cavalcare le stelle
    briciole fluorescenti dei sogni perduti

    dove la follia è la cosa più sana
    nelle scommesse d'ogni giorno
    che si praticano per vivere
    in questo mondo mediocre

    dove lo stress è diventato
    un mostro inafferrabile
    e l'amore trionfa solo
    nel bisogno di trovare qualcuno
    che faccia sporchi interessi

    dove collassare
    e assolversi in queste atrocità

    e raccogliere quelle lacrime
    nel calice del tempo
    e dissetare il futuro.
    .
    cesaremoceo

  • 24 aprile 2013 alle ore 16:41
    Immobile l'anima celava il mio spirito

    Immobile l'anima grigia
    senza vedere cercai
    quel basilare frantume di me
    nell'oblio caduto
    Fu un istante
    quello in cui caddi
    e trovammi nel tiepido liquido
    dove cellula pura d'essenza
    posava ignaro il mio io
    Ero lì,
    vidi me stessa
    e in suono s' effondeva risposta
    a muti miei dubbi:
    “spirito”
    Il mio spirito acquattato aspettava
    dall'esser dal Nulla scoperto.

  • 24 aprile 2013 alle ore 12:55
    Cinque Cento Sette

    Le finestre a pancia in aria,
    grattino di primavera,
    il caldo opera a cuore aperto,
    teche di mestiere, le stanze
    come ossa, reliquia pagana.
    Il divano nuovo scongiura
    rigetti alle sedie, diritto
    di prelazione. Acconsentono.
    Che resti.Geometria di
    interni poco quadrati
    e battiscopa per gengive
    e pareti per capelli.
    Il solito pazzo del mezzodì
    scuoia la piazza con una
    foto sotto il braccio della
    Ravello che fuma, box
    di defunti primi novecento:
    l'umidità frana sulla stampa,
    acne monocromatica fra il
    cortile moresco e la vecchia
    fontana. Ora capisco cosa intendevano
    le stelle, ora so tutto. So che non
    basteranno tre giri intorno ai tigli,
    la filastrocca dei pulpiti, il Giona
    esploso dalle fauci. So che tutto
    mi sta intorno con la perizia e
    la costanza di sempre:conventi,
    balbuzie di vento se il mare
    inforca l'afa, ginestre e corpetti
    da tarantella. Sono io che ho
    sentore di ingresso appena
    brillato: la gozzoviglia di un'ora
    di nord mi recò un'orma, un indizio.
    E chi mi incontra si volta alla
    scia: faccio odore di te,
    di cosa non loro, di cosa
    straniera. Nocciolo espulso
    dalla balena e ancora indorato
    del suo succo nero.

  • 24 aprile 2013 alle ore 9:17
    Cartolina

    Abili mosse
    come scacchiera
    Trieste una favola
    Oggi e com’era

    Prova a guardare
    mentre cammini
    La bora ti parla
    senza confini

    Andare portati
    da un soffio di vento
    Chiudere gli occhi
    vagare contento

    Trieste una nuvola
    Mai dimenticata
    Trieste l’amore
    Una fiaba incantata

    Le vie piazza grande
    A ridosso del mare
    Audace quel molo
    Seduto a pensare

    Per Lei voglio scrivere
    Giocare sognare
    Per questa città
    Sul suo lungomare

    Ancora quel vento
    Idee spettinate
    Scompiglia i pensieri
    Di noi innamorati

    Negli anni ricordi
    Profumi ancor vivi
    Poeti ed artisti
    Ed oggi li scrivi

    A volte nascondi
    Già note bellezze
    Carso e castelli
    Del mare le brezze

    Sei timida e magica
    Emani una scia
    E chi ti respira
    Non va più via

  • 23 aprile 2013 alle ore 23:14
    Falena

    Questa stanza è vuota
    spogliata di ogni comodità,
    poiché la disperazione
    è sufficiente per arredarla,
    l'unica speranza
    è una lampadina
    sistemata alla meglio.
     
    Persino i cavi elettrici, 
    in un sterile tentativo di fuga
    scappano nel muro,
    ma il nastro isolante
    sadico vestito di nero
    le soffoca nel suo
    appiccicoso abbraccio.
     
    Suicida una falena
    gira intorno al calore
    della sfera luminosa.
    E' entrata dalla finestra
    ammaliata dal canto
    del filamento,
    nel suo rovente lamento
    più volte prova
    a toccarlo il bulbo di vetro,
    scambiato forse
    per quello di un fiore.
     
    E' questo suo
    continuo battersi 
    contro un destino,
    certo e impossibile.
    che mi dona forza
    e nel suo gioco d'ombra
    anche le mie ali 
    si fanno immense
    nella stanza vuota.

  • 23 aprile 2013 alle ore 19:54
    Dal Cielo

    Di nulla manco
    se il cuor m’accendi,
    Signore Gesù.

    Salvezza incontro
    nel distorto mondo
    se Amor concedo
    a chi con amarezza
    ricambia genuina bontà.

    Il passo arrestar non posso
    breve è la strada
    e  se il buio mi coglie
    più Speranza non ritrovo.

  • 23 aprile 2013 alle ore 18:56
    L'amore c'è...

    L'amore c'è
    oltre il confine
    del male
    oltre l'orizzonte
    sempre più in alto.
    Il mondo
    ci osserva
    ma tutto resta
    intorno e dentro
    di noi.
    Il nostro viverci
    l'amore 
    che sconfigge ogni cosa.
    I nostri pensieri
    delicati,
    sono sempre
    ogni giorno
    dei fiori
    appena nati.
    Anche la rabbia
    il rancore
    non distrugge
    l'amore
    fra noi
    è sempre
    unico ed assoluto.
    Ci penetra
    ci rende clandestini
    di una libertà
    fatta a metà.
    Ma l'amore
    vince sempre.
    L'amore c'è...

  • 23 aprile 2013 alle ore 18:33
    Linoleum

    scivolo
    i miei artigli non si piantano,
    lastra levigata come il ghiaccio
    fredda come i tuoi occhi
    riempie spazi vuoti
    dentro il silenzio della tua anima.

  • 23 aprile 2013 alle ore 16:09
    Gente di mare

    Con te ci metto
    la maturità di certe stagioni
    dove se si cade
    è dal ramo più alto

    oppure succede in dialetto
    a coccia capaball
    che ci metto l'origine
    le generazioni della mia vita

    quasi ci metto
    i capelli tirati dal vento
    tutti davanti e tutti dietro
    così spinti dall'altalena

    come nel mare la pena
    con te ci metto pure l'attesa
    e l'amo corto
    ci metto la pazienza del pescatore.