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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 20 aprile 2013 alle ore 12:38
    Quattro Cento Novantaquattro

    Sulla piazza il rondò dei piccioni
    è sversato, grigia assunzione.
    In fitto i gradini dal sagrato all'asfalto.
    E' che ricomincia la marcatura dei
    cotoni e delle crinoline dopo i lampi.
    Mio amore che sverni ancora la
    tua primavera, mi hai messo
    il cancello alle mani ed una catena
    sugli occhi: come ti tocco se non
    con la pula degli ultimi pensieri?
    Di te che mi morivi addosso
    ansimando e già decidevi
    di rinascere altrove.

  • 20 aprile 2013 alle ore 12:27
    POLITICASTA

    Voltagabbana inciucisti
    Casta voto armata
    Vilipendisti festaioli
    Affamata mignottanza

    Spendiballe improvvisati
    Analcostituzionalisti!
    Cronici poltronari
    Orgoglioni svenditari

    Cenaioli rimborsisti
    Smarionettatori
    Geriatricoforzisti

    Vergogna nostra
    Del nostro onore
    Di gloriosa civiltà

  • 20 aprile 2013 alle ore 9:49
    S'immerge

    S'immerge lo scrittore
    dei sogni
    inventandosi poemi
    che diventano suoi
    vivendoli realmente
    nel suo andazzo quotidiano
    coinvolgendo la notte
    consigliera nella luce
    ispiratrice di una musa
    eccellente, nutrendo
    cellule con centinaia
    di neuroni geniali
    che scrivono un libro
    assaggiando l'uscita

  • 20 aprile 2013 alle ore 9:06
    Quattro Cento Novantatre

    Che sia prima dell'estate: in estate
    io mi ammalo  ed il mare va in fuochi
    e c'è dispersa nell'aria la solita
    fragranza di seta e semi neri,
    di frutta squarciata.  Vieni prima
    che dalla gola di tutto l'Agosto
    si stemperi il bruno rosolio
    dei gradi eccitati: è questo l'incantesimo
    che sta per finire, se tu mi vuoi,
    che sia prima di allora, della mia
    degenza in sandali cipria.
    La ruota di gonne dal mio armadio
    tenta fughe mal riuscite, una classe
    di pavoni taglia quarantadue, ricercati
    nella primina della nuova stagione.
    Ma tu fai prima: prima dei cocomeri,
    delle sdraio sguaiate e piene, dei
    draghi delle quindici e delle
    cordate di vicoli a sud.
    Una mano, la tua, venga a prendermi
     per le scale. Tranciami dal loro
    budellino di maioliche e dall'acconciatura dei glicini.
    Trova una scusa, la data, un appuntamento,
    la ricorrenza e pur senza regalo,
    che sia prima, prima che la luna
    in costume rida di me
    su, fra le stelle che asciugano.

  • 20 aprile 2013 alle ore 8:51
    La tua Africa...

    Una musica tribale
    che ti trascina
    come eco
    d'avventura.
    Ti cattura
    ti sorprende
    e magicamente
    ti attira a sé
    e ne diventi
    prigioniera
    del suo 
    tam tam.
    Ad ogni colpo
    dato
    a percussione
    con forza 
    o con dolcezza,
    ne trovi
    e ne riscopri
    il desiderio
    di cose lasciate
    e abbandonate.
    La gioia
    alla vita
    all'amore.
    Basta solo
    un piccolo gesto
    rituale,
    un tocco
    con le dita
    con le mani
    a farti
    scuotere
    vibrare.
    Ritrovi
    la tua musica
    ricordi assopiti
    dal profumo
    della tua terra
    delle tue tradizioni
    e dalle tue origini.
    La tua Africa...

  • 19 aprile 2013 alle ore 23:00
    I tulipani nuovi

    Ho sorrisi rumorosi
    che urlano dagli occhi
    mentre sistemo
    il vaso sulla tavola.

    Stanno per schiudersi
    i tulipani nuovi
    così come i pensieri
    e le promesse

    (E' tempo).

    Abbasso gli occhi
    con lo sguardo perso
    e le labbra
    che si inarcano
    ad accogliere
    il sole del mattino.

  • 19 aprile 2013 alle ore 22:19
    La mia libertà

    Agisco con fare calmo e ancora deciso

    accanto a tanti virtuosi della bugia

    che nelle tante dette e fatte

    non distinguono più le stesse dalle verità

    In quell'amarezza dai ritmi opprimenti

    prevale il senso di solitudine

    a far scattare molle

    per vincere le battaglie della vita

    nel piacere di raccontarmi

    adottando mille fantasiosi travestimenti

    essere seccatore di me stesso

    e costruire storie con un certo sapore di verità

    nell'instancabile ricerca di me

    Rinchiudermi nelle oscure camere di riflessione dell'anima

    e lì morire

    Per rinascere nella più immensa libertà...
    .
    cesaremoceo

  • 19 aprile 2013 alle ore 15:47
    Coppa che sogna

    Càliz que sueña

    Por Roma pasò, Roma olvidò, 
    en olvido yace, al olvido lleva,
    al olvido que aguarda entre amapolas amarillas...
    misterio de brumas nuevas.
    El pasado obsesionado sueña...

    Agujereas el tiempo blanco.
    Cantos hieràticos sostienen tu mensaje remoto,
    Roma, unicidad que se queda,
    voz sola del tiempo 
    Roma, piedra dibujada, piedra herida.

    Copa de espejo inmòvil,
    en la paz de tu agua gris llama una llave roja.
    El abismo de tu onda quieta se desvanece en un fuego de silencio.

    Coppa che sogna

    Da Roma è passato, Roma ha già dimenticato.
    Giace in oblio, all’oblio porta,
    all’oblio che aspetta fra gialli papaveri.
    Mistero di brume nuove.
    Il passato ossessivo sogna...

    Incidi il tempo bianco.
    canti ieratici sostengono il tuo messaggio remoto,
    Roma, unicità  che  rimani.
    Voce sola del tempo, 
    Roma, pietra disegnata, pietra ferita.

    Coppa di specchio immobile,
    nella tua pace d’acqua chiama una chiave rossa,
    dal tuo abisso e dalla tua onda quieta
    che svanisce in un fuoco di silenzio.

    Francesca Lo Bue
    Da “Moiras” Ed. Scienze e lettere –Roma 2013 – pagg.62,63.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:51
    Rammendo d'orlo d'onda

    Abito che vento increspa
    Indossa il mare
    Incastonato di corallo
    Il fondale cristallino
    Il fondale cristallino
    Lente d'ingrandimento
    Sotto il ceruleo occhio
    Del cielo.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:50
    Destiny of love

    Serrata dalla malinconia
    questa voce che non ascolti
    che non è piume
    per esserti cuscino
    e spingere il volo dei tuoi sogni.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:47
    In vece tua la voce

    In vece tua la voce amata,
    bramata, attesa, sperata
    entra e fugge come folgore
    a ciel sereno e sconvolge
    l'ora umida del risveglio,
    le mani annaspano l'aria
    inseguendo ali azzurre

    ed invece la tua voce
    si manifesta solo in sogno
    circolare giro d'indice
    sul bordo del cristallo puro
    a farsi suono in note ipnotiche
    ed incorporee.

    Se tu fossi fatto d'abbraccio,
    se tu non fossi solo del sogno la lingua,
    il senso, l'archetto ma strumento e fiato,
    tasti e corde, in vece tua la voce
    si farebbe corpo a divenirmi [in]canto.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:40
    Profumo

    Evoca sui polsi
    la voce dei mattini
    il respiro tuo
    lasciatomi inghiottire,
    noi languide gole, nastri
    che non s'annodarono
    e desiderare ora
    di strapparmi la pelle.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:39
    Essere d(')istanti

    Si chiudono mute le feritoie sulla latitanza
    egemonia di una distanza
    e libertà negata alla fuga.
    Un disegno dissipato nell'effimero risvolto
    di un gioco esperto di specchi
    noi riflessi d'istanti ritratti distanti.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:35
    Cuore di cane

    Nuvole senza cielo dirottano un corpo mobile
    sollevato d'arti sempre aperti
    in bellezza d'abbraccio.
    Sarebbe forse stato più lieve
    circumnavigare in quel tempo
    fra decollo e ritorno e lasciare che la scia
    tracciasse la rotta che invece si dissolse
    nel grigio piombo specchiato di pozzanghera
    odorosa di piscio e umori bastardi
    e sono stata io
    ad incoraggiare l'errare randagio
    di un cuore di cane senza padrone.

  • 19 aprile 2013 alle ore 11:31
    Sera

    A terra 
    un pallone
    Sul viso
    un bagliore
    Lo specchio che 
    aspetta
    Il giorno
    che muore

  • 19 aprile 2013 alle ore 5:23
    Un tempo...

    Un tempo
    in cui credevo
    nell'aria
    che respiravo
    al bene
    che ci circonda.
    Un tempo
    in cui
    l'amicizia
    era una cosa vera
    e l'amore indissolubile.
    Dove Dio
    veniva
    riconosciuto tale.
    Un tempo
    dove regnava
    la Pace
    la fratellanza
    anche nelle
    anime perse.
    Un tempo
    che vedevo
    in te
    l'aurora
    del mio dolce
    cammino.
    Un tempo...

  • 18 aprile 2013 alle ore 22:42
    Perso

    Fermo sotto un lampione
    simile a uno sgargiante papavero rosso

    con gli occhi gonfi
    per il pianto della notte insonne

    mi sento perso...

    Perso...e schiacciato dal peso
    della fantasia perduta 

    sono come una pianta
     
    il cui fogliame bello e perenne
    nasconde gli anni e gli acciacchi

    ad adeguarmi
    alle esigenze mutevoli del destino

    Perso... con i sogni a spingersi
    al di là del possibile

    a vivere ancora d'intuito
    e agire sempre con coraggio

    stretto tra le maglie dell'ipocrisia

    Perso...con la mente a far a gara

    tra il non voler ricordare
    e il non poter dimenticare...

    ...perso
    .

  • 18 aprile 2013 alle ore 20:47
    Quattro Cento Novantadue

    Non sono da ribalta: il mio palcoscenico
    è la fossa da suggeritore, lì dove posso
    appendere la voce alla faccia altrui
    e dire che ho detto bene, senza
    vedermi. Io con le ginocchia timide
    e le mani sopra, le rotule nascoste,
    i palmi come maschere.
    Così non si ha mai colpa,
    non si ha mai volto.
    E poi mi guardano, ma io non so guardare:
    quando tiro dai loro occhi il mio
    riflesso, quello è molesto come il capello
    nella pancia a giorno di una pietanza.
    Il nocciolo di quel tuffo che inorridisce
    ed imbarazza, io lo correggo e, sfilandolo,
    me lo riporto addosso, cercando il buco
    a cui è sfuggito e nel cuoio
    la falla  da cui è scivolato.

  • 18 aprile 2013 alle ore 14:32
    POLITICA

    La camicia politica
    stesa la sole ad asciugare
    piange lacrime sporche
    e non basta la luce delle promesse
    a cambiare gli orli sfilacciati
    in ragnatele d’oro

  • 18 aprile 2013 alle ore 13:14
    Ali

    Lo specchio riflette tutto,
    oltre la mia immagine nel mondo materiale,
    riflette la mia anima racchiusa nel petto.
    Scruto l’inafferrabile immagine
    Di crisalide incompleta,
    che attende impaziente
    il giorno in cui, fiera,
    aprirà le sue nere ali.
    Vorace osservo l’invisibile
    Candore dell’insetto che cresce,
    senza aver trovato ancora le ali,
    ed inerme attende chi gliele porgerà.
    Tu sei indispensabile per me,
    non ti conosco, non ti ho mai parlato,
    ma so che sei la bellezza che non ho,
    la mia speranza che giace nella polvere,
    maestosa regina del dolore latente nel mio animo,
    tu che risplendi di rossa luce di lussuria e passione,
    tu sei colei che porta le mie nere ali.

  • 18 aprile 2013 alle ore 13:03
    Quattro Cento Novantuno

    La luce batteva le mani: oltre
    l'ingresso la finestra del primo amore
    più alto. Legato al polso un nome di
    donna, nel cuoio la sua marca,
    fuoco raffreddato sulla cassa del
    bovino. Pezzatura, provenienza.
    O forse lui era solo  un cane.
    Da riportare, se smarrito.
    La sera arrivava presto sulla
    Costa: la smania di starci,
    di montarne i monti  e vedere
    l'indomani una striscia tinta di
    femmina confermare la semina prospera.

  • 18 aprile 2013 alle ore 8:39
    Nullaè perso, nulla è finito...

    Nada se ha perdido, nada se ha acabado...

    Dardos del tiempo que va acabando,
    Brasas cenicientas,
    ¡Son estelas breves y azules de la mañana!
    Abren una sonrisa, horizontes impetuosos estallan rojos,
    Un manantial, nùmeros, geometrìas y alfabetos,
    Y transcurrires, pesares y un acabar.
    Es y ya se apagò, se secò, se helò.
    No es, no està, no fuè. Ya es ido.
    ¿Fuè resplandor, fuè rayo, fuè rescoldo?
    ¿Fuè visiòn, fuè rosa escarlata de vida, pasiòn, congoja?
    ¿Fuè azul de sueño y ternura?
    ¿Fuè odiosa enemistad?
    Fueron vidas y horas fenecidas.
    Fuè todo y no fuè nada. Y ni eso, recuerdo verdeazul,
    Ni tibio aroma gris, ni soplo hueco,
    Ni tiempo transcurrido, ni estatua de sal,
    Ni nostalgia frìa, ni escalofrìo de caricias olvidadas.
    No fuè, ni estàn,
    Pero estaràn siempre, llegaràn aùn.
    Nunca se fueron, nunca se acabaron;
    Oro de naranjos,
    Blanco de camelias,
    Vibrante nube que llora,
    Ecos sobresaltados.
    Caballeros enjutos
    Con espadas de hielo.

    Nulla è perso, nulla è finito..

    Frecce di tempo che va finendo,
    brace cenerina,
    sono le scie brevi e azzurre del mattino!
    Aprono un sorriso… impetuosi orizzonti scoppiettanti di rosso,
    un ruscello, e numeri, e geometrie, e alfabeti…
    E trascorsi spenti, dolenti.
    È, si spense, s’asciugò, ghiacciò,
    non è, non c’è, non fu. È già andato via,
    fu riflesso, fu raggio, fu scintilla,
    fu visione, fu rosa scarlatta di vita, passione, gemito…
    fu azzurro di sogno e tenerezza,
    fu odio nemico,
    furono vite e ore finite…
    fu tutto, non fu niente e nemmeno ricordo verdazzurro.
    Né fragranza grigia, tiepida, né soffio vuoto,
    né tempo trascorso, né statua di sale,
    né nostalgia fredda, né brivido di carezze dimenticate,
    non fu, non ci sono.
    Ma ci saranno sempre, arriveranno ancora,
    mai se ne sono andate, mai finirono.
    Oro d’aranceti,
    bianco di camelie,
    vibrante nuvola che piange,
    echi sussultanti,
    Cavalieri scarni
    con spade di ghiaccio!

    Francesca Lo Bue

  • 18 aprile 2013 alle ore 6:29
    Acrostico: VOGLIA DI MARE

    Volando sulle onde,
    Ovunque c'è il mare,
    Godo dell'acqua
    Lodando il Re Sole,
    Invitando il vento
    A soffiare le nuvole.

    Dormendo all'aperto
    Invocando l'estate,

    Mi metto a nudo
    All'ombra del nulla,
    Ricordando il passato
    E sognando il futuro.

  • 18 aprile 2013 alle ore 0:53
    Ti è mai capitato?

    Taci.
    Ascolta.
    Non senti?

    Un fruscio di sete leggere
    una brezza che passa veloce
    e ti sfiora la pelle

    Ti è mai capitato
    di essere stanco,
    seduto,  il capo chinato

    e aver voglia di alzarti
    come se qualcuno
    ti tendesse la mano?

    E la sera, nel buio,
    mentre aspetti il sonno
    un bisbiglio… un sussurro:

    una “Buona Notte” per te
    da qualcuno
    che sembra lontano…

    E’ l’Angelo
    che cammina al tuo fianco.

  • 17 aprile 2013 alle ore 22:54
    Andata e (forse) ritorno

    La strada che porta lontano da me
    è dritta e senza ostacoli.
    La percorri senza fatica
    anche se ti volti a guardarmi
    perché hai una nuova meta,
    un nuovo luogo da vivere,
    con nuovi e più vividi sogni.
    Se mai tu volessi tornare,
    riprendere inversa la strada,
    la troveresti cambiata.
    Diversa nel senso diverso.
    Arduo sarebbe percorrerla,
    irta e difficile a fare
    ostacoli ad ogni tuo passo
    ti sembrerebbero indomiti.
    Ostacoli che nascon da te,
    paura, ansia, orgoglio.
    Paura del tempo passato
    di giudizi, odio, vendette.
    Orgoglio di non dire ho sbagliato,
    l’ansia di un mancato perdono,
    di occhi che guardano oltre,
    di spalle girate a lasciarti.
    Di domande pressanti
    rimproveri, accuse, condanne,
    di braccia richiuse a respingere.
    Se mai la dovessi riprendere
    nel senso che riporta da me,
    domani, tra un anno, tra anni,
    non devi veder quegli ostacoli.
    Non mi dovrai dire ho sbagliato.
    Non mi dovrai chieder perdono.
    Vedrai i miei occhi guardarti
    negli occhi, cercando il profondo.
    Vedrai le mie braccia abbracciarti.
    Parole soltanto d’amore,
    gesti che ne emanano altro.
    Ne danno, senza chiedere in cambio
    che il senso di una nuova presenza.
    Non devi veder quegli ostacoli
    perché cercherò di spianarli,
    di rendere liscia la strada,
    di darle un abbrivio in discesa.
    Perché, se dovessi rifarla
    vorrei che sia svelta da fare.
    Perché ogni minuto che tardi
    è un poco di cuore che manca.