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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 14 aprile 2013 alle ore 18:30
    LXXXVI

    Cinque interruzioni furon mirate
    quasi ad ingarbugliare la matassa,
    ma dolcier’ esperto rammenta glassa
    pur se mille di torte ha impasticciate.

    Così le sospensioni indirizzate,
    a modo ed arte, restare repressa
    lingua e turbare del cranio la massa
    non han le braci spento m’attizzate.

    La continuazione è da lì ripresa
    trovando il professore sbalordito
    di tanta dottrina sì tant’appresa.

    La bronzeo vilucchio all’andito appesa
    avverte che lo tempo s’è partito,
    e attività verrà doman riaccesa.

  • 14 aprile 2013 alle ore 17:19
    Il coraggio di metterci la faccia

    Le mie poesie alleate fedeli
    nella evanescente lotta
    a prendermi in giro

    Rivelare i miei malesseri più intrinsechi
    con l'ironia nelle parole

    e la fantasia di esprimere
    ciò che gli altri
    non hanno il coraggio di dire
    ma che vogliono sentir dire

    Avere la sensazione
    di sentirmi dentro il cambiamento

    e non essere solo spettatore senza timore

    ridendo anche delle mie debolezze

    Comunicare con astruse allegorie

    partorite da un'angoscia

    il cui epilogo non scorgo

    posseduto dall'inquietudine

    nel desiderio di una pace
    che molte volte sembra un miraggio

    e credere sempre nel domani

    sperando che non sia disincanto
    gridato nel silenzio che solo io odo.

    E ricominciare...
    .
    cesaremoceo

  • 14 aprile 2013 alle ore 15:06
    Mia desiderata libertà

    Spazio ristretto e
    oscuro offusca
    ancora desiderio
    di libertà.
    Luce fioca vedo
    spuntare di lontano
    come raggi di sole
    pian piano s'aggrappano
    sulla ruvida montagna
    ad allietare nuovo giorno
    di quotidiana vitalità.
    Senso di immane e
    profondo benessere
    avvolge i miei affranti sensi,
    colora d'esagerata bellezza
    colline supreme,
    plasmando l'immenso ...
    con giochi vivaci ad intrecciar
    colori fantastici,
    nella mia socchiusa mente.
    Miracolo di vita che
    si risveglia in odore di viva,
    amata natura.
    Respiro intensamente
    ultimi attimi d'oscurità,
    prima d' immergermi in desiderata,
    acclamata libertà!

  • 14 aprile 2013 alle ore 15:05
    Quattro Cento Ottantasette

    Le parole verranno via con me:
    fedele condanna, una macina al collo,
    nera esca piantata a fondo nel petto
    del mare, marchio freddo, piccione
    impallinato dalla mira crudele
    nella domenica dei bracconieri.
    Nessuna ristampa: la mia tipografia,
    piazzata fra sterno e bacino,
    non rilascerà copie. I caratteri esplosi
    con la follia di un lanciatore di coltelli,
    intubati,  tuberi sotto la pelle.
    Questa pelle che di buono conserverà
    solo la loro chiodatura antica,
    la palizzata di escrescenze che non
    sanno dirsi eppure tanto hanno detto
    poi tornando in castigo, come fossero
     colpevoli di essere così
    tante, prolifiche, succose sacche di
    seppie pronte a schizzare
    la notte sullo sguardo del mondo.

  • 14 aprile 2013 alle ore 11:53
    L'infinito trasuda

    L'infinito trasuda
    Nell'appariscenza
    della notte corallina
    contrasta
    il tramonto di essenziali
    contadini che s'attardano
    a coricarsi sulle piume
    di un letto speranzoso
    con semini promettenti
    per l'indomani, che sorgerà
    ed un nuovo vento consumerà
    il raccolto seminato, nel sacrificio
    di uno scopo emotivo

  • 14 aprile 2013 alle ore 0:28
    Isaac

    Ho lasciato sul letto
    il vecchio corpo
    con la vecchia pelle
    i vecchi odori
    E lo scheletro di
     tutte le convinzioni
    passate

    Il viso che ho
    è tela bianca
    con cicatrici qua e là
    Ci sono le storie 
    e le maree 
    mi rubano il sonno
    Le cene solitarie 
    i calici imbevuti
    La saggezza dei piccoli dettagli
    E parole che mangiano  terreno
    e ripulito soffiano leggere

    Dritto in faccia
    ho guardato la tempesta
    temprante 
    queste carte  mischiate
    del fato

    Abbiate cura della vostra follia
    Portatela a spasso sino a farla urlare

    Così che il cielo
    somigli di più
    Alla stoffa
    Dell’anima

  • 13 aprile 2013 alle ore 22:58
    Richiamo

    Oggi m’incateno al sonno mentre fuori
    il vento affaccendato porta in vetta il ricordo
    son sette giorni che la schiuma del mare
    allarmato balla sulle finestre della mia dimora

  • 13 aprile 2013 alle ore 20:31
    Fanatismi

    Come treni viaggiamo
    in direzioni opposte
    presi dal nostro vero
    avversi a chi non crede
    e appena ci sfioriamo
    basta non deragliare
    convinti di far bene.
     

  • 13 aprile 2013 alle ore 20:21
    Incontro

    Gelidi polpastrelli
    su di un viso
    carnoso.
    Brividi
    lungo il corpo.
    Tachicardia.
    Sudorazione impazzita.
    Adrenalina
    cooptata e sospinta in un sorriso che esplode
    isterico.
    Ma prima che tu percepisca
    il fremito,
    io mi volto.
    E’ già dietro le mie spalle,
    quel
    “c i a o”
    tremante
    come queste parole,
    spezzate.

  • 13 aprile 2013 alle ore 18:38
    Parole...

    Ho prestato la mia vita,
    mi è ritornata a pezzi
    ho sbagliato sempre
    le cose giuste mai.
    Non mi è rimasto molto,
    nulla da regalare.
    Vi posso dar parole
    se possono bastare.
    Parole a volontà.
    Prendete se volete
    e siano fatte vostre,
    che portino sollievo
    a chi le vuol sentire
    che esprimano disprezzo
    da offrire a chi vi odia.
    Di zucchero dorato
    per chi volete amare,
    che invoglino speranza
    a chi non ha futuro.
    Oppure solamente
    per farci qualche gioco
    Parole sparpagliate
    buttate, ritrovate,
    distorte e raddrizzate.
    Parole senza costo
    per chi le sta a sentire,
    parole senza prezzo
    per chi le vuole usare.
    Parole, parole in abbondanza
    Questo vi posso dare

  • 13 aprile 2013 alle ore 17:52
    Haiku

    La luna scappa
    Spira impetuoso il vento
    La notte è inquieta!

  • 13 aprile 2013 alle ore 13:20
    Mala tempora currunt

    Fiondare i pensieri come sassi
    acuminati contro le ingiustizie
    e soprattutto avere risultati
    sì che sarebbe bello da vedere
    ma le nemiche sono tanto forti
    in anni oppressi dal lor crescere
    così che vani d'invettive i lanci
    insufficienti le pur molte fionde
    conviene a sé salvezza procurarsi.

     

  • 13 aprile 2013 alle ore 13:15
    Quattro Cento ottantasei

    E' leggera la matrioska a cui hanno
    smarrito il ripieno: rossa regina della mensola,
    melograno tra cornici e soprammobili,
    uovo  orfano del tuorlo con la faccia piatta da sarcofago.
    La bambina che ne svelò la sorpresa,
    curiosa e disattenta, ne sgusciò dal ventre le tre asciutte riduzioni .
    Abbandonate le lucide gemelle da qualche parte tra il divano
    e gli ospiti:la prima rotolò forse dietro una tenda,
    la minore, alta quanto un mignolo,
    l'unica sterile, spinta chissà dove da una scarpa.
    Nessuna denuncia per le scomparse:
    alla mamma il compito di custodire la triplice semenza.
    La matrioska capovolta, dimezzata,
    unica volontaria al miglior numero
    del mago, tagliata all'equatore,
    adesso rimpiange la nidiata che non crescerà.
    Così è il tempo che mi è cucito dentro:
    ho lo scafo a cui manca l'incastrato.
    Una cassa senza morto in cui la cassa è il morto.

  • 13 aprile 2013 alle ore 10:43
    Voli a solcare l'indaco

    (voli a solcare l'indaco
    staccandosi dal tramonto)

    ti sveni come questa luce -
    dai muri diroccati
    dalle feritoie a spiarti
    gli anni spogliati nel cuore:
    l'infanzia che rimonta
    dentro te come un sole (il sangue
    sparpagliato nella luce):
    l'esplodere dei sogni che aprivano
    i mattini - l'innocenza
    negli occhi di pianto
    di quel fanciullo col suo aquilone -
    sparito nel profondo azzurro...

  • 13 aprile 2013 alle ore 8:45
    Davanti ad una tazza di tè

    Per sempre
    vorrei
    che tu mi guardassi
    come fai ora,
    seduti a questo tavolo
    in quest'aria
    sospesa e fruttata
    di un tè caldo d'oriente.

    Mi cerchi
    e mi sfiori le dita
    come corde
    di una chitarra.
    Io sarò
    il tuo spartito
    e tu
    la mia canzone più bella.

    Lento
    si distilla
    un sentimento agro-dolce,
    sorso dopo sorso
    tra fili fumosi
    di una tazza di tè.
    Ti parlo
    e addolcisco l'aroma
    col tuo sorriso di miele,
    nettare ardente
    che scuote i miei sensi,
    mentre ascolti
    accarezzi
    la bianca teiera
    custode di nuvole e nebbia.

    Per sempre
    vorrei
    che tu accarezzassi
    come fai ora,
    la mia pelle
    docile e ambrata
    come questo
    tè caldo d'oriente.

  • 13 aprile 2013 alle ore 5:47
    L'Odissea...

    Ho sentito
    il pianto
    sommerso
    di un bambino
    nel vento
    al di là
    del fiume.
    La disperazione
    di una madre
    alla ricerca
    dell'anima
    sperduta
    del proprio
    figlio
    nelle grotte
    di Cuma.
    Ho trovato
    risposte
    dell'Odissea
    di noi poeti
    astratti
    e maledetti.
    Ho visto
    gli inferi
    avvicinarsi
    a parlare
    con le ombre,
    per rasserenare
    le anime
    perse
    nell'Eneide
    di Enea.
    L'Odissea...

  • 13 aprile 2013 alle ore 2:29
    Il Medico E Le Ali

    Il tocco leggero della tua presenza
    Ha sfiorato la mia vita,
    gentile, chiedendo il permesso
    come entrando nello studio di un dottore.
    Mi hai curata, ti ho curata
    Con pazienza, dedizione,
    senza aver paura di infliggere dolore.
    Dottore, paziente,
    due corpi
    Due identità.
    La mia malattia hai curato,
    il mio veleno che non ha età
    con il tuo anelito di libertà,
    che ho riempito di orgoglio,
    quello buono, quello sano,
    la giusta medicina per guarire
    le tue ali intorpidite.
    Sei entrata nel mio studio
    Mentre leggevo stanche carte
    Polverose, e via dal tavolo le hai gettate
    Con la dolce rabbia del tuo sguardo,
    le hai spazzate via con un colpo secco
    Che come un lampo mi ha scosso
    E la mia cieca attenzione hai ottenuto.
    Quella rabbia ci consuma,
    non conosce ruoli, né definizioni,
    come questo amore incompleto.
    E’ la rabbia che si nutre di noi,
    la rabbia della lotta
    fra pacatezza e pienezza
    fra silenzio e coraggio, la rabbia
    che ci tiene unite, la rabbia
    della rincorsa prima del salto.
    Il movimento,
    da assecondare,
    senza forzare, scivolando,
    fendendo l’aria, senza sciupare
    il meccanismo perfetto
    che confonde l’identità
    e, insieme,
    il volo ci farà spiccare.

  • 13 aprile 2013 alle ore 2:15
    La Bestia

    Mangia la tua carne
    affondando i canini appuntiti
    nel caldo liquido metallico
    unico testimone della tua esistenza.
    Si nutre del tuo tempo
    perforando i tuoi pensieri
    più innocenti.
    Scorre la penna mentre
    si scrivono giorni
    pieni solo d’illusione
    mentre ticchetta l’agonia
    della pazienza, della speranza
    e danza la macabra bestia
    sul piano traballante di una vita parallela
    che non appartiene al tuo corpo,
    come il sangue che scivola via
    in rivoli e rami che disegnano
    quella ferita sempre aperta.
    Vivere è lontano solo una parete d’aria
    vivere è il filo che segue la miccia
    di tutte le parole rimaste inesplose.
    Vivere a volte lo puoi sfiorare,
    se ti spingi abbastanza in su,
    i nervi e i fasci tesi come corde
    anelando verso un piano superiore.
    Vivere è ereditare il fardello
    del suo stesso male
    E nuotare controcorrente
    Per non affogare nel tuo stesso sangue.
    Vivere è quello che devi imparare
    prima che Lei riduca a brandelli
    l’ultimo tessuto e trangugi
    anche l’ultima goccia
    della tua essenza.

  • 12 aprile 2013 alle ore 21:33
    Sera

    E’ sera inoltrata
    discoteca affollata
    balli spintonata
    resti ferma
    un secondo e via
    balli sfrenata
    balli senza sosta

    cerco di non perderti
    cerco di raggiungerti
    cerco di vicino esserti
    cerco di individuarti
    cerco di scorgerti
    cerco di vederti
    cerco di riconoscerti

    ci fermiamo per istanti
    aspettiamo lieti
    ci riposiamo pacati
    ci alziamo lesti
    balliamo di nuovo tutti
    ci agitiamo di nuovo tutti
    ci muoviamo di nuovo tutti

    alla fine dei balli
    delle musiche grati
    alla dimora ritorni
    soddisfatta torni
    e contenta intoni
    strani motivetti
    strani motteggi.

  • 12 aprile 2013 alle ore 21:26
    Ode a te,cara amica fame

    Un tempo mi eri familiare

    hai condiviso con me
    i giorni pieni dell'infanzia

    ti sei inserita vigliaccamente
    nel mio vissuto

    mi hai rubato i migliori momenti
    della fanciullezza

    a saziare dispiacevoli silenzi

    con i tuoi morsi tenaci
    provenienti dal nulla

    e ancora oggi ne porto i segni

    respirare la tua aria

    e contorcermi in aspri spasmi 
    nel silenzio del silenzio

    intonare cantiche che scivolano via 
    mute

    per imbrogliarti e disperderti nel vento

    Adesso penso a te senza rancore
    senza rabbia senza dolore

    e ti ringrazio

    Ti sono grato

    perchè hai plasmato il vivere quotidiano
    nelle mie esperienze di vita

    nei rapporti con gli altri

    con la mia famiglia

    nella crescita delle mie figlie

    mi hai insegnato a superare tormenti interiori

    e ricordandoti nell'immenso gusto di quel tempo

    provo il meraviglioso piacere
    di sentirmi in pace con la coscienza.
    .

    cesaremoceo

  • 12 aprile 2013 alle ore 16:52
    A la morte

    Dolcissimo è l'istante in cui mi sei vicina
    e tutto si ferma ad udire il tuo respiro.
    Tutto si inebria di oscuro sapore e vita
    a contatto con l'aere che emanano le tue labbra,
    che son sublimi viole dell'eden,
    che la stessa Lilith invidia.
    La sola tua visione
    sazia ed appaga il mio animo,
    rendendomi positivo e felice,
    anche se il mio cuore geme e piange
    spaccandosi, perché non sarai mai mia!

  • 12 aprile 2013 alle ore 16:52
    Profonda fede infondi in me

    Intenso sguardo fortifica
    la fede in me.
    Profonda e pura,
    amabile come sempre...
    invadi questo cuore mio solitario,
    che torna a risplendere
    ogni qual volta vedo te,
    unico motore del mio amore,
    unico tormento in questo
    lamento perenne,
    in questa dolce brama
    che te reclama.
    Ti cerco in un tenero,
    intenso momento.
    Ti scovo in un amato...,
    immenso tramonto.

  • 12 aprile 2013 alle ore 9:09
    In morte di un fringuello

    Me l'hanno scolpita in pancia
    una poesia che non muore.
    Fan quasi male
    le vertigini in mare aperto
    che van dal basso ventre ai piedi.
    Tremo... come un fringuello bagnato
    che non può volare,
    e che ride
    per il suo destino bizzarro.
    Annegato
    in una botte di vino
    col sorriso sulle labbra
    e troppa gioia nel cuore.
    Si è stretto tra le nuvole
    per scaldarsi l'anima
    tracotante di una vita lasciata
    appesa a un pino.
    L'ha rivissuta tutta
    nel tempo
    di un lungo bacio d'addio.

  • 11 aprile 2013 alle ore 23:43
    Nel sogno!

    Sdraiata sull'erba
    si copre di fili
    solcati da lucente rugiada.
    Respira i profumi
    dei fiori appena nati
    Scivola lentamente
    tra le braccia
    di un sogno mai appagato
    Sospira piangendo
    solleva le ciglia
    rimane abbagliata
    Si fonde d'incanto
    con gli sprazzi di luce
    e vibra pervasa di gioia!

  • 11 aprile 2013 alle ore 22:05
    De brevitate vitae

    Scrivo un sogno
    prima di dormire