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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 marzo 2013 alle ore 4:41
    Mis ideas

    Mis ideas...
    Ideas mías, quitaos la ropa,
    arranca la camisa y salís desnudos.
    Si dentro la ropa no se sienten cierto, los vestidos ¿A qué sirven?
    Corran sin vestidos por la calle,
    y si se junta gente, caminad despacio.
    Si alguien grita, no se detengan: una idea desnuda hará siempre muchedumbre.
    Corred hasta la cima de una montaña, y cuando los pies se hayan consumido:
    con coraje gritad, golpead,
    cerrando los ojos antes de golpear.
    ¡Os vendrán desnudos, no importa!
    Siempre hay alguien conocido, que nada dice... que se queda mudo...

  • 30 marzo 2013 alle ore 23:17
    Libertà

    Chiamami se vuoi
    sarò qui a sperarti
    quando verrai
    diletto per me sarà
    capirò libertà
    cosa sia
    accanto a te
    volerò alto
    nel cielo respirando
    i tuoi grati sospiri d’amore
    ti cavalcherò
    disinibito
    e tu mi trasporterai
    nel mondo dei sogni
    dove gusterò
    la dolce ambrosia
    delizia della mia sensibilità.

  • 30 marzo 2013 alle ore 14:08
    L'airone

    L'ho scoperto al canneto
    ritto a guardare pensoso
    folaghe e germani col cigno.

    Mi sono messo ad avvicinarlo
    cauto per non fargli spavento
    ad ogni minimo passo attento.

    D'un tratto m'ha visto
    l'ali rapido ha aperto
    a pelo d'acqua in decollo.

    Così l'airone cinerino
    uccello magico del lago
    via s'è involato d'incanto.

  • 30 marzo 2013 alle ore 12:29
    Sospensione

    un camminare nella morte dicevi
    come su vetri non conti le ferite
    aspettare di nascere uscire
    da una vita-a-rovescio

    riconoscersi enigma dicevi
    di un Eterno nel suo pensarsi

  • 30 marzo 2013 alle ore 10:37
    Quei Sabato Santo

    In quei Sabato Santo non so dire quanti.

    sono passati ormai più di sessant’anni

    mentre suonavano con rintocchi forti

    a festa e in lontananza le campane

    annuncio del Signore Gesù la resurrezione

    chiamava a sé la nonna i suoi nipoti

    gridandolo con dolce storpiatura

    quel latino Christus Dominus Resurrexit.

    Pronta già da tempo era l’acqua dal secchio

    in fondo al pozzo azzurra limpida raccolta

    per bagnar di tutti, lì presenti, gli occhi

    ad evitar secondo la credenza contadina

    malocchi guai malattie o peggio malasorte,

    già pronti pur campane e campanacci dalle stalle

    tolti dal collo delle mucche del bue e dei cavalli

    già prese dal camino quelle di ferro catene

    lunghe strisciate sulla terra per fare compagnia

    con squilli suoni chiasso festoso alle campane.

    Oggi e da anni il Concilio ha cambiati i riti

    non più il Sabato Santo è giorno di campane

    giace ancora Cristo muto nel Sepolcro solo

    lontano è il ricordo all’animo struggente

    delle catene dei campanacci di quel perduto suono.

  • 29 marzo 2013 alle ore 23:24
    Soffrire e sognare

    Intirizzito da tortuose parabole
    clonate con soprusi lacrimati

    soffro ancòra in quest'inverno
    che non vuol saperne di finire

    Rimango incagliato in questi freddi
    ancor più raggelati da ipocrite falsità

    a scorrermi addosso i giorni

    nella vana attesa di qualcosa
    che mi faccia scaldare
    nelle notti insonni del vuoto della mente

    La Tua immagine riflessa
    nella penombra dei miei occhi

    compare a graffiarmi l'anima
    e investire l'aria del Tuo etereo profumo

    e lì s'accende il braciere di fragranti istinti d'amore
    sospiri e gemiti della passione

    col cuore che riconosce il cuore

    e scaldare l'essenza della vita

    nella connessione che accresce la gioia
    di quella emozionante conquista. 
    .
    cesaremoceo

  • 29 marzo 2013 alle ore 22:46
    haiku n. 108 (su rami spogli)

    su rami spogli
    passeri infreddoliti -
    non hanno collo

  • 29 marzo 2013 alle ore 19:04
    LXXXI

    Intanto Votto dona di se il meglio,
    costantemente, in aula, attento resta,
    un sol pensiero nuota nella testa:
    Di mamma e del casato esser l’orgoglio.

    Nei fatti di campagna resta sveglio
    e in quello che allestisce mai fa sosta
    e a ogni necessità, tosto, s’appresta.
    In diligenza non paventa uguaglio.

    L’abil coltivatore poco invidia,
    conosce strame per formar letame
    e  di  coltura tutte cose  studia.

    Pur se piacevolmente d’esso ha fame
    il ritmo al lavoro deve scemare
    che la coscienza esige altro dettame.

  • 29 marzo 2013 alle ore 19:01
    LXXX

    Or son due mesi già d’intenso studio,
    certo che a breve sarà verifica
    quanto i docenti han dato con fatica,
    risultato indicherà, poi, il preludio.

    D’insegnamento non si dà compendio
    che qual chirurgo bisturi  pratica
    e  ferma  decision  male  districa
    sì di materia non si vuol dispendio.

    L’impegno nell’ascolto è assoluto;
    non un trambusto, non un sol bisbiglio.
    Il tutto  è  fermo, tutto resta  muto.

    Il  silenzio vien rotto  solamente
    da quella voce che con grand’orgoglio
    sa d’essere ascoltata attentamente.

  • 29 marzo 2013 alle ore 18:28
    Serenità

    Cerco Serenità
    dilettevole Musa
    de’ miei sollazzi infantili
    che lambivi il mio cuore
    soavemente
    e lasciavi volare la mia mente
    libera da balordi pensieri
    e traboccante di gioia.
    Tanti anni
    sono trascorsi ormai
    ti  ho perduta
    ti cerco ognora
    ma non ti trovo.
    Torna da me
    già vecchio incanutito
    segnato dal crudele tempo
    lasciati assaporare
    sfiorami ancor per un attimo
    per rimembrarmi
    la fanciullezza perduta.

  • 29 marzo 2013 alle ore 16:37
    Ascolto

    Ascolto

    Sai più di me
    di quanto sa il grembo di mia madre
    senza che io nulla faccia
    per spiegare me stessa.
    Ascolti le mie mani,
    i respiri tra le parole,
    i sorrisi trattenuti
    dalle palpebre socchiuse.
    Ed io fiorisco
    come collina al calare del vento
    bagnata dall'azzurro
    del primo cielo.

  • 29 marzo 2013 alle ore 13:01
    Rispetto

    È minaccioso il  rispetto
    quando l’amore trasforma
    un’attrazione  in sentiero
    di vita insieme

    Lo sguardo acceso
    dritto negli occhi e deciso
    poni attenzione davvero
    a quel che dico...davvero

    Strappa
    dal dizionario dei sensi
    quela parola nemica
    quando la pelle reclama
    suono di erotica amante
    e solo quella

    Buttala via
    gettala forte in un canto
    come un gomitolo sfatto
    dove inciampare
    mettila via per domani
    un’altra me al tuo risveglio 
    ti sveglierà con un bacio
    e tenerezza infinita

    ma chiudi
    dietro a una porta blindata
    baci affettuosi attenzioni
    e tutto ciò che confonde
    ciò che non deve

    chiudi
    doppia mandata di chiave
    libera pelle e deliri
    vola più in alto che puoi
    o il desiderio che esplode
    diventerà con il tempo
    fuoco di neve confuso
    fino a morire
     

  • 29 marzo 2013 alle ore 12:56
    Luci nelle notti

    Solista nella coralità del vivere quotidiano

    abito nell'oscurità delle notti
    rifugio e salvezza dalle mie condanne

    a percepire l'armonia d'insieme
    che nella nostra unione ci riempie e ci completa

    Scorre il tempo e con lui i miei battiti

    a dissolvere immagini di vacue speranze
    visioni di cose perdute

    sostituite da nuove emozioni

    morbide nuvole giaciglio soave
    su cui riporre i miei stanchi gangli

    Raccolto in me stesso m'immergo in quel buio
    a svolazzare tra la realtà e i sogni

    un fremito

    un sospiro

    una carezza

    un bacio

    e libero finalmente

    la vereconda luce dello Spirito s'illumina.
    .
    cesaremoceo

  • 29 marzo 2013 alle ore 11:01
    Primavera

    Quando risorgeranno i fiori del ciliegio nel bosco
    torneremo a congiungerci nel nostro albero.
    L'abbraccio sarà più stretto e la luce scalderà le nostre
    membra, mentre le lingue, le mani e gli occhi si cercano.
    Quando i petali rosa copriranno le nostre carni,
    allora, le unghie, le dita e le bocche
    esploreranno le ardimentose sponde
    dei nostri corpi, estensione del pathos.
     

  • 29 marzo 2013 alle ore 7:29
    Passione in cuore mio

    Pioggia incessante
    mischiata a doloroso sangue
    scivola sul dolce tuo volto,
    caro amico mio.
    Occhi rivolti al cielo,
    insensibile cielo nel toccare
    tua passione affranta,
    dolore lancinante che...
    penetra le carni graffiate e
    martoriate da frusta d'uomo ingrato.
    Cammino d'indicibile tormento
    t'attendeva su quella croce
    portata a spalla,
    tra sguardi duri,
    insulti, e tante offese
    nel tuo triste atto di dolore.
    Caro amico,
    uomo ricorda in sua abitudine noiosa,
    il tuo sofferto calvario.
    Tu hai posto il tuo essere
    dinanzi a noi
    emeriti peccatori,
    falsi e ipocriti!
    Hai salvato le nostre vite
    portando il tuo amabile essere
    su quel duro legno pesante,
    inchiodato, oltraggiato,mortificato
    dalla stessa umanità feroce che salvasti.
    Qual bislacco sentimento,
    quale umana miseria,
    quale grido di dolore
    potrà mai apportare
    gioia al mondo intero!
    Quando gli uomini saranno
    in grado di farti scendere
    da quella Croce senza fine?

  • 29 marzo 2013 alle ore 7:23
    Controcanto

    (Annegherò
    questo dolore
    dentro agli occhi
    spingendogli la testa
    sotto l'acqua
    delle lacrime).

    E' un nastro
    pieno di errori
    registrato male
    il frammento della vita
    che riascolto.

    Vorrei cancellarlo
    e registrarci sopra
    altri ricordi
    seguendo un nuovo click
    ma ho spezzato a suo tempo
    le protezioni e il cuore
    e il rec non entra.

    Posso soltanto
    usare un'altra pista
    per registrare ex novo
    la mia voce rotta
    infranta
    contro al muro sonoro
    della rabbia e del rimorso
    nell'illusione di zittire il resto.

    Ma il risultato
    è un controcanto strano
    inascoltabile.

    (Non sentira nessuno
    mentre smanaccerà
    gridando aiuto
    imbarcando acqua nei polmoni.
    Allenterò la presa
    e la mia rabbia
    e mi sentirò svuotato
    guardandolo galleggiare
    esanime dentro di me
    con gli occhi suoi sbarrati).

  • 28 marzo 2013 alle ore 21:26
    Certe Notti

    Certe notti
    Sono particolari
    Ti negano al sonno
    E ti regalano
    Una serena pace.
    La gioia
    Che tutti dormono
    Ti spinge a giocare
    Al gioco
    Delle combinazioni:
    Può andare bene
    Può andare male.
    Io sono qui!

  • 28 marzo 2013 alle ore 18:45
    Una pagina si chiude

    Resti immobile
    ad attendere
    il tuo tempo
    Una pagina
    si chiude
    ed aspetti
    la fine
    andando
    a dormire
    per sempre
    in un ripostiglio
    segreto
    Miriadi di stelle
    riflessive scaldano
    freddure che porti
    nella tua misera valigia
    soltanto di sogni svaniti

  • 28 marzo 2013 alle ore 18:34
    mexico lontano

    Quando fuggo,scappo da me.
    E ovunque vada mi ritrovo sempre.

  • 28 marzo 2013 alle ore 18:33
    provo

    Ancora oggi quando tutto sembra risolto e tutto l’avuto e il ridato. e un pensiero amaro rimane chiuso nella sua cassa da qualche parte del cervello e non rido più per qualcosa che mi faceva ridere come che non piango più per qualcosa che mi faceva piangere. Adesso mi sento senza forze ma con una forza interiore che esce al suo momento.
    Sento che non posso più amare se qualche volta ho amato. Vorrei odiare ma no ne sarei capace.
    Vorrei un segnale che dica sbagli o fai bene ma non esiste un dio per questo.
    Così navighiamo nel mondo sbattuti dalle onde contro onde che non mi danno la possibilità di tornare.

  • 28 marzo 2013 alle ore 18:32
    deserto

    Non esiste nessun posto dove ti puoi sentire perduto a un punto tale  come quando lo sei con la tua ragione.

  • 28 marzo 2013 alle ore 18:30
    ancora

    Vedi ancora oggi, come ieri il tempo non passava,  e lento probabilmente si muove ma rimango ancora fisso come per aspettare che piova o che smetta,E il freddo passi tra maglioni che ancora portano una memoria  tra intrecci di lana  e  buchi di sigaretta. Tu per una volta ancora mi hai dato un sogno che mi sono creato, e al momento mi sembra  di non poterlo più ricostruire  e mentre vegeto, mi vedo nel momento in cui un arrivederci  era stato sinonimo di addio. solitario ho lasciato un limite per non tornare.

  • 28 marzo 2013 alle ore 13:54
    Quattro Cento Ottantadue

    Ti presento il martedì: il ruffiano blatera
    nella folla, la voce gli schizza dal cappotto,
    eiaculazione asciutta e contro vento.
    Lo scirocco, intanto, alza le ali.
    Ho le tasche imbrattate dei centesimi con cui mi pago l'ansia.
    Ogni mia settimana, ogni mio mese di  nodi e noia
    non valgono  questa sera che mi offro, in cui è
    martedì  tra le vetrine ed il Corso ma dietro il
    battiscopa del lungomare, lo schiocco di una lancetta
    già prevede zingaresco il mercoledì sul campionario
    assonnato del primo treno.  Ma è ancora martedì
    e tu stai con la certezza malleabile delle boe:
    non eviterai la carica dell'onda, il bisonte di sale
    non ti atterrisce più del mio ritardo o dell'assenza,
    del mio sfuggirti a vele dirottate, orecchie ammainate
    dal richiamo del padrone.  E' questo tuo istinto di terra
    che mi insegna quanto sia inutile il mare alla mia età
    e pure tutto l'affaccendarsi che credevo viaggio,
    è solo farsi attraversare da chi va, restando
    con la voglia di sveglie shakerate  e di partenza,
    con le mani cariche  di bagagli sempre incinti della roba altrui.

  • 28 marzo 2013 alle ore 12:14
    L'uomo che lasciava cadere le parole

    L’uomo che lasciava cadere le parole

    Quando la notte respira di nascosto
    ansimante
    soffocando i vagiti ingenui del giorno
    la baldanzosa alterigia dei pensieri lascia il posto alle ombre
    esili presenze al cospetto del buio.
    Le ombre sono come le increspature delle onde
    può scorgerle solo l’occhio vigile, attento
    a distinguerne il contrasto con il riflesso argenteo della luce
    che dopo  il crepuscolo esala dai lampioni
    o  promana dagli ultimi tenui raggi solari.
    Procedeva assaggiando le strade con il suo passo cadenzato e lento
    un vecchio dalla  barba bianca, umile
    ma dignitoso nell’aspetto
    che pareva avere singolare confidenza con le ombre
    quasi fondendosi con esse.
    Parole lasciava cadere
    dal suo zaino lacero di anni
    ma non se ne avvidero i passanti di turno
    immersi nei meandri indefiniti dei loro labirinti.
    Su tutto vegliava l’uccello sacro a Minerva
    impassibile e distante dalle vicende umane.
    L’uomo, avvezzo a vivere di notte
    avvertì una presenza alle sue spalle
    o piuttosto un tiepido calore
    così diverso dalla gelida scia lasciata dai viandanti.
    Dai delicati riccioli biondi
    come spuntato dal nulla
    un bambino gli apparve
    che raccolte da terra due parole gli tendeva
    con timido gesto di restituzione.
    “Mettile in tasca” disse l’uomo
    altrimenti si dissolvono nell’aria
    perle preziose  poco avvezze a questo tempo.
    Sono tue, se le vuoi – continuò il vecchio –
    e puoi prendere anche le altre
    tanto i passanti non sembrano curarsene
    hanno sguardi fissi e menti così sature
    come i loro computer pieni di virus.”
    “A cosa servono?” chiese il bambino.
    “Dentro di loro c’è la nostra memoria”
    egli rispose
    “per questo appaiono di notte
    nella frenesia del giorno non potrebbero
    sorelle come sono del silenzio.
    E’ da là che veniamo, dalla terra del silenzio
    mentre gli uomini sono smarriti nell’assenzio
    di gorghi in cui annegano esausti
    riflettendovi le loro iridi di pietra.
    Se nessuno le raccoglierà
    le parole resteranno sospese nella notte
    confuse nella nebbia, come rugiada
    che lieve al mattino si dissolve.
    Ma tu chi sei, bambino
    alieno dalle chiacchiere arroganti
    scagliate al cielo da un delirio paranoico
    che sfida i venti e i flutti degli oceani
    e violenta le cifre della vita
    confondendo vocali e consonanti
    sacrificate all’altare di una lingua storpiata?”
    “Vengo anch’io da una terra lontana
    e martoriata dalle cicatrici della guerra.
    Per questo vanno raccolte le parole
    prima che la notte concluda il suo viaggio
    e affidate alla pazienza di qualcuno
    che con cura sappia cesellarle
    strappandole ad una roulette da giocatori di dadi.
    Angherie e mostruosi gesti, deportazioni e sguardi persi
    di poveri spettri vaganti nel nulla
    hanno visto questi occhi
    in una terra priva di pietà
    dove i capelli sciolti delle donne
    da sempre simbolo di libertà
    restituiscono alla terra la misera cenere
    sparsa dal vento
    che forse è proprio quella dei loro defunti
    in un’immane fossa comune a cielo aperto
    in grado di risucchiarti nell’eternità
    di un male che trasforma la vita in un deserto.
    Per questo, uomo che vaghi in confidenza con le tenebre
    ho bisogno delle parole che lasci cadere
    gendarmi della memoria e custodi del silenzio
    in cerca di qualcuno che le sappia decifrare
    per costruire nuovi sensi che lavino
    il sudario delle nostre incomprensioni
    e i capelli sciolti delle donne
    saranno di nuovo baciati dalla luna.”
    Così disse e si congedò con un cenno di saluto
    prima di essere inghiottito dai tentacoli del buio.
    E nuda spettatrice la notte
    salutava le parole in attesa di un poeta
    per brindare ad un canto che sfidasse la morte.

  • 28 marzo 2013 alle ore 10:06
    Orizzonti colorati

    Grovigli d'effusioni disincantate

    doni d'emozioni di concupiscenti piaceri...
    che strozzano le amarezze sul nascere

    e ammansiscono ogni inquietudine

    Ritrovarsi in universi dolcemente immaginati
    con voglie struggenti forti d'amore

    e la fantasia che vola cullata dal vento

    lievi brezze di malinconia che soffiano

    tra i marosi dell'anima
    annebbiata dall'inerzia del creato

    Chiudere gli occhi

    rimanere sospeso in ladri pensieri

    a rubare il mondo

    e darlo a Te

    dissetandoLo con gocce d'amore

    riempire di gioia le speranze del cuore

    teso verso accesi orizzonti

    e nutrire nuovi sogni

    colorati d'intenso
    .
    cesaremoceo