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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 29 marzo 2013 alle ore 12:56
    Luci nelle notti

    Solista nella coralità del vivere quotidiano

    abito nell'oscurità delle notti
    rifugio e salvezza dalle mie condanne

    a percepire l'armonia d'insieme
    che nella nostra unione ci riempie e ci completa

    Scorre il tempo e con lui i miei battiti

    a dissolvere immagini di vacue speranze
    visioni di cose perdute

    sostituite da nuove emozioni

    morbide nuvole giaciglio soave
    su cui riporre i miei stanchi gangli

    Raccolto in me stesso m'immergo in quel buio
    a svolazzare tra la realtà e i sogni

    un fremito

    un sospiro

    una carezza

    un bacio

    e libero finalmente

    la vereconda luce dello Spirito s'illumina.
    .
    cesaremoceo

  • 29 marzo 2013 alle ore 11:01
    Primavera

    Quando risorgeranno i fiori del ciliegio nel bosco
    torneremo a congiungerci nel nostro albero.
    L'abbraccio sarà più stretto e la luce scalderà le nostre
    membra, mentre le lingue, le mani e gli occhi si cercano.
    Quando i petali rosa copriranno le nostre carni,
    allora, le unghie, le dita e le bocche
    esploreranno le ardimentose sponde
    dei nostri corpi, estensione del pathos.
     

  • 29 marzo 2013 alle ore 7:29
    Passione in cuore mio

    Pioggia incessante
    mischiata a doloroso sangue
    scivola sul dolce tuo volto,
    caro amico mio.
    Occhi rivolti al cielo,
    insensibile cielo nel toccare
    tua passione affranta,
    dolore lancinante che...
    penetra le carni graffiate e
    martoriate da frusta d'uomo ingrato.
    Cammino d'indicibile tormento
    t'attendeva su quella croce
    portata a spalla,
    tra sguardi duri,
    insulti, e tante offese
    nel tuo triste atto di dolore.
    Caro amico,
    uomo ricorda in sua abitudine noiosa,
    il tuo sofferto calvario.
    Tu hai posto il tuo essere
    dinanzi a noi
    emeriti peccatori,
    falsi e ipocriti!
    Hai salvato le nostre vite
    portando il tuo amabile essere
    su quel duro legno pesante,
    inchiodato, oltraggiato,mortificato
    dalla stessa umanità feroce che salvasti.
    Qual bislacco sentimento,
    quale umana miseria,
    quale grido di dolore
    potrà mai apportare
    gioia al mondo intero!
    Quando gli uomini saranno
    in grado di farti scendere
    da quella Croce senza fine?

  • 29 marzo 2013 alle ore 7:23
    Controcanto

    (Annegherò
    questo dolore
    dentro agli occhi
    spingendogli la testa
    sotto l'acqua
    delle lacrime).

    E' un nastro
    pieno di errori
    registrato male
    il frammento della vita
    che riascolto.

    Vorrei cancellarlo
    e registrarci sopra
    altri ricordi
    seguendo un nuovo click
    ma ho spezzato a suo tempo
    le protezioni e il cuore
    e il rec non entra.

    Posso soltanto
    usare un'altra pista
    per registrare ex novo
    la mia voce rotta
    infranta
    contro al muro sonoro
    della rabbia e del rimorso
    nell'illusione di zittire il resto.

    Ma il risultato
    è un controcanto strano
    inascoltabile.

    (Non sentira nessuno
    mentre smanaccerà
    gridando aiuto
    imbarcando acqua nei polmoni.
    Allenterò la presa
    e la mia rabbia
    e mi sentirò svuotato
    guardandolo galleggiare
    esanime dentro di me
    con gli occhi suoi sbarrati).

  • 28 marzo 2013 alle ore 21:26
    Certe Notti

    Certe notti
    Sono particolari
    Ti negano al sonno
    E ti regalano
    Una serena pace.
    La gioia
    Che tutti dormono
    Ti spinge a giocare
    Al gioco
    Delle combinazioni:
    Può andare bene
    Può andare male.
    Io sono qui!

  • 28 marzo 2013 alle ore 18:45
    Una pagina si chiude

    Resti immobile
    ad attendere
    il tuo tempo
    Una pagina
    si chiude
    ed aspetti
    la fine
    andando
    a dormire
    per sempre
    in un ripostiglio
    segreto
    Miriadi di stelle
    riflessive scaldano
    freddure che porti
    nella tua misera valigia
    soltanto di sogni svaniti

  • 28 marzo 2013 alle ore 18:34
    mexico lontano

    Quando fuggo,scappo da me.
    E ovunque vada mi ritrovo sempre.

  • 28 marzo 2013 alle ore 18:33
    provo

    Ancora oggi quando tutto sembra risolto e tutto l’avuto e il ridato. e un pensiero amaro rimane chiuso nella sua cassa da qualche parte del cervello e non rido più per qualcosa che mi faceva ridere come che non piango più per qualcosa che mi faceva piangere. Adesso mi sento senza forze ma con una forza interiore che esce al suo momento.
    Sento che non posso più amare se qualche volta ho amato. Vorrei odiare ma no ne sarei capace.
    Vorrei un segnale che dica sbagli o fai bene ma non esiste un dio per questo.
    Così navighiamo nel mondo sbattuti dalle onde contro onde che non mi danno la possibilità di tornare.

  • 28 marzo 2013 alle ore 18:32
    deserto

    Non esiste nessun posto dove ti puoi sentire perduto a un punto tale  come quando lo sei con la tua ragione.

  • 28 marzo 2013 alle ore 18:30
    ancora

    Vedi ancora oggi, come ieri il tempo non passava,  e lento probabilmente si muove ma rimango ancora fisso come per aspettare che piova o che smetta,E il freddo passi tra maglioni che ancora portano una memoria  tra intrecci di lana  e  buchi di sigaretta. Tu per una volta ancora mi hai dato un sogno che mi sono creato, e al momento mi sembra  di non poterlo più ricostruire  e mentre vegeto, mi vedo nel momento in cui un arrivederci  era stato sinonimo di addio. solitario ho lasciato un limite per non tornare.

  • 28 marzo 2013 alle ore 13:54
    Quattro Cento Ottantadue

    Ti presento il martedì: il ruffiano blatera
    nella folla, la voce gli schizza dal cappotto,
    eiaculazione asciutta e contro vento.
    Lo scirocco, intanto, alza le ali.
    Ho le tasche imbrattate dei centesimi con cui mi pago l'ansia.
    Ogni mia settimana, ogni mio mese di  nodi e noia
    non valgono  questa sera che mi offro, in cui è
    martedì  tra le vetrine ed il Corso ma dietro il
    battiscopa del lungomare, lo schiocco di una lancetta
    già prevede zingaresco il mercoledì sul campionario
    assonnato del primo treno.  Ma è ancora martedì
    e tu stai con la certezza malleabile delle boe:
    non eviterai la carica dell'onda, il bisonte di sale
    non ti atterrisce più del mio ritardo o dell'assenza,
    del mio sfuggirti a vele dirottate, orecchie ammainate
    dal richiamo del padrone.  E' questo tuo istinto di terra
    che mi insegna quanto sia inutile il mare alla mia età
    e pure tutto l'affaccendarsi che credevo viaggio,
    è solo farsi attraversare da chi va, restando
    con la voglia di sveglie shakerate  e di partenza,
    con le mani cariche  di bagagli sempre incinti della roba altrui.

  • 28 marzo 2013 alle ore 12:14
    L'uomo che lasciava cadere le parole

    L’uomo che lasciava cadere le parole

    Quando la notte respira di nascosto
    ansimante
    soffocando i vagiti ingenui del giorno
    la baldanzosa alterigia dei pensieri lascia il posto alle ombre
    esili presenze al cospetto del buio.
    Le ombre sono come le increspature delle onde
    può scorgerle solo l’occhio vigile, attento
    a distinguerne il contrasto con il riflesso argenteo della luce
    che dopo  il crepuscolo esala dai lampioni
    o  promana dagli ultimi tenui raggi solari.
    Procedeva assaggiando le strade con il suo passo cadenzato e lento
    un vecchio dalla  barba bianca, umile
    ma dignitoso nell’aspetto
    che pareva avere singolare confidenza con le ombre
    quasi fondendosi con esse.
    Parole lasciava cadere
    dal suo zaino lacero di anni
    ma non se ne avvidero i passanti di turno
    immersi nei meandri indefiniti dei loro labirinti.
    Su tutto vegliava l’uccello sacro a Minerva
    impassibile e distante dalle vicende umane.
    L’uomo, avvezzo a vivere di notte
    avvertì una presenza alle sue spalle
    o piuttosto un tiepido calore
    così diverso dalla gelida scia lasciata dai viandanti.
    Dai delicati riccioli biondi
    come spuntato dal nulla
    un bambino gli apparve
    che raccolte da terra due parole gli tendeva
    con timido gesto di restituzione.
    “Mettile in tasca” disse l’uomo
    altrimenti si dissolvono nell’aria
    perle preziose  poco avvezze a questo tempo.
    Sono tue, se le vuoi – continuò il vecchio –
    e puoi prendere anche le altre
    tanto i passanti non sembrano curarsene
    hanno sguardi fissi e menti così sature
    come i loro computer pieni di virus.”
    “A cosa servono?” chiese il bambino.
    “Dentro di loro c’è la nostra memoria”
    egli rispose
    “per questo appaiono di notte
    nella frenesia del giorno non potrebbero
    sorelle come sono del silenzio.
    E’ da là che veniamo, dalla terra del silenzio
    mentre gli uomini sono smarriti nell’assenzio
    di gorghi in cui annegano esausti
    riflettendovi le loro iridi di pietra.
    Se nessuno le raccoglierà
    le parole resteranno sospese nella notte
    confuse nella nebbia, come rugiada
    che lieve al mattino si dissolve.
    Ma tu chi sei, bambino
    alieno dalle chiacchiere arroganti
    scagliate al cielo da un delirio paranoico
    che sfida i venti e i flutti degli oceani
    e violenta le cifre della vita
    confondendo vocali e consonanti
    sacrificate all’altare di una lingua storpiata?”
    “Vengo anch’io da una terra lontana
    e martoriata dalle cicatrici della guerra.
    Per questo vanno raccolte le parole
    prima che la notte concluda il suo viaggio
    e affidate alla pazienza di qualcuno
    che con cura sappia cesellarle
    strappandole ad una roulette da giocatori di dadi.
    Angherie e mostruosi gesti, deportazioni e sguardi persi
    di poveri spettri vaganti nel nulla
    hanno visto questi occhi
    in una terra priva di pietà
    dove i capelli sciolti delle donne
    da sempre simbolo di libertà
    restituiscono alla terra la misera cenere
    sparsa dal vento
    che forse è proprio quella dei loro defunti
    in un’immane fossa comune a cielo aperto
    in grado di risucchiarti nell’eternità
    di un male che trasforma la vita in un deserto.
    Per questo, uomo che vaghi in confidenza con le tenebre
    ho bisogno delle parole che lasci cadere
    gendarmi della memoria e custodi del silenzio
    in cerca di qualcuno che le sappia decifrare
    per costruire nuovi sensi che lavino
    il sudario delle nostre incomprensioni
    e i capelli sciolti delle donne
    saranno di nuovo baciati dalla luna.”
    Così disse e si congedò con un cenno di saluto
    prima di essere inghiottito dai tentacoli del buio.
    E nuda spettatrice la notte
    salutava le parole in attesa di un poeta
    per brindare ad un canto che sfidasse la morte.

  • 28 marzo 2013 alle ore 10:06
    Orizzonti colorati

    Grovigli d'effusioni disincantate

    doni d'emozioni di concupiscenti piaceri...
    che strozzano le amarezze sul nascere

    e ammansiscono ogni inquietudine

    Ritrovarsi in universi dolcemente immaginati
    con voglie struggenti forti d'amore

    e la fantasia che vola cullata dal vento

    lievi brezze di malinconia che soffiano

    tra i marosi dell'anima
    annebbiata dall'inerzia del creato

    Chiudere gli occhi

    rimanere sospeso in ladri pensieri

    a rubare il mondo

    e darlo a Te

    dissetandoLo con gocce d'amore

    riempire di gioia le speranze del cuore

    teso verso accesi orizzonti

    e nutrire nuovi sogni

    colorati d'intenso
    .
    cesaremoceo
     

  • 27 marzo 2013 alle ore 21:11
    Guerriero nell'anima

    Certe paure e traumi ti spiazzano.
    Fatichi a fidarti di te stesso.
    Ti accorgi
    che non puoi più guardare le cose con lo sguardo di prima.
    E ti ci devi abituare.
    Ed è difficile abituarcisi.
    Ogni giorno, ti svegli non più col pensiero di vivere,
    ma con quello di indossare maschera ed armatura.
    E combattere, combattere e combattere.
    Il tuo ' Te Stesso ' ti reclama
    offuscato e sottomesso dalla quotidiana battaglia.
    Ed ecco,
    tra un battito di cuore e l'altro,
    nascere un nuovo Guerriero Nell'Anima,
    diverso, certo molto diverso,
    ma sicuramente più forte.

  • 27 marzo 2013 alle ore 21:09
    Le linee del cuore

    Come due rette parallele,
    Io e Te,
    seguiamo le linee del Cuore,
    separati da chilometri di Ricordi,
    accomunati da un ormai superfluo legame di sangue,
    offuscati da vani sentimenti.
    Inconsapevoli del nostro valore,
    viaggiamo secondo dopo secondo,
    Uno al fianco dell'Altra,
    con la crudele e gelida consapevolezza
    di non incontrarci mai più.

  • 27 marzo 2013 alle ore 21:08
    Lo scrigno

    Cingeva forte a se quel Cuore rosso rubino,
    colmo d'amore batteva all'impazzata di felicità sfrenata.
    All'improvviso.
    Tu orgoglioso di egoismo, hai forzato il destino.
    A poco a poco quel Cuore si esaurì,
    mutando di forma e colore.
    Quasi si spense.
    Rinchiuso in quella tetra armatura,
    avvolto da un gelido e duro manto,
    continuò a battere,
    come se fosse imprigionato tra un'incudine e un martello.
    Divenne sorgente di lacrime
    e lentamente nel tempo si logorò.
    Lei, inconsapevole del tesoro,
    possiede ora nel petto uno scrigno tutto d'oro.
    Il destino sapeva.
    Era suo dovere proteggere quel Cuore.
    Come un abile fabbro,
    da un umile metallo arrugginito,
    ha creato e forgiato uno scrigno dorato.
    Il destino sapeva.
    Quel Cuore andava preservato per chi l'avrebbe veramente Amato.

  • 27 marzo 2013 alle ore 17:37
    Niuna stilla d'amor a del cuor l'arsura

    Timida prima poi con gocce tonde e forti
    alla finestra batte la pioggia settembrina
    e ne riga i vetri con intrecci di rivoli sottili,
    al ticchettio ed al ritmo si destan gli assopiti sensi,
    diversi pensier genera la risvegliata mente
    di color allegro il primo cupo nero l’altro:
    che s’alla riarsa natura lieto beneficio occorre
    a spegner del mio cuor l’arsura niuna d’amore stilla!

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:36
    Una piccola parte scura

    Si stacchino da me tutte le foglie
    nuda la mia corteccia resti
    a impregnarsi
    della livida aria della sera,
    non una goccia di linfa trasudi
    pietà dalle arse gemme,
    non resti su di me un solo
    ornamento,
    che io sia un tronco
    inerte,
    emani da me la mia sconfitta
    senza vergogna,
    soffi la sua favola
    il vento
    sui boschi che lontano
    palpitano nell'ombra.
    Sia io una piccola parte
    scura
    saldamente
    abbracciata all'infinito.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:35
    Vorrei essere una culla

    Quando il giorno si raccoglie
    nel ventre della notte
    e densi i pensieri
    stillano dai sogni,
    quando silenzio e oscurità
    spogliano gli inganni,
    e il cielo intero
    trabocca
    turbato,
    travolto
    dall'onda di fremiti
    e sensi,
    allora vorrei essere una culla
    intorno a te,
    allora vorrei farmi
    solo sussurro
    che soffia sul tuo cuore
    e caldo spegne
    nelle note
    di una nenia
    ogni tuo affanno.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:33
    La lucciola

    Non ho pazienza
    lo sai,
    sono come l'incauta lucciola
    che una stagione
    sola
    vive,
    annega di splendore,
    dissolve la sua luce,
    brucia il fuoco di una vita
    intera
    e muore.
    Quante volte mi hai visto morire?
    La tua pazienza,
    amore,
    è la fiamma lenta
    che scintilla
    di cauta forza,
    è la scintilla
    che mi riporta
    in vita,
    perché tu sai che non puoi tenermi
    spenta,
    e ogni volta bruci
    un po' della tua vita
    nella mia.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:32
    Le città perdute

    Quante sono le città perdute,
    le oniriche città
    amate,
    che recluse
    ostinatamente vivono
    intrappolate
    nelle estreme regioni
    del cuore degli uomini?

    La mia città ha le porte
    spalancate
    a lasciarsi accarezzare
    dal sole,
    e noi ragazzi giù nelle discese
    a correre tutte le risate,
    a bruciare i respiri nella gola
    quando le bici volano
    tra gli alberi e il mare.

    Non c’è fretta nella mia città,
    la gente va da qualche parte,
    da qualche parte ama,
    lavora, ride o muore,
    senza fretta.

    Ruvida la corteccia
    di un albero
    accolse le mie membra
    sciolte da un lentissimo
    bacio.
    Guardare l’orologio
    e correre felici,
    domani stesso posto,
    oggi viviamo il bacio.

    Torno senza tristezza
    nella mia città,
    nella mia remota,
    onirica città,
    torno spesso senza fretta,
    con gratitudine:
    la nostalgia passa puntuale.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:26
    Anima

    L’intenso respiro acerbo di un’alba
    aperta sul mondo velato di ambra
    mi immerge nella vita discioltasi
    tra il cielo avido e la terra assorta.

    Vago sulle tue tracce anima mia.
    Mi appartieni o sei un'altra cosa
    da me che ti ricerco, tuttavia?

    Sei nel fluire stanco dell'ombrosa
    materia che ignara si consuma,
    scompare per tornare vigorosa?

    Ma mai nel cuore accorto profuma
    tanto intensa d'autentica angoscia
    la coscienza nuda che nulla dura.

  • 27 marzo 2013 alle ore 14:24
    Dolor che non si spegne e si rinnova

    Abbandonato il giardino ha il pettirosso
    in altri lidi da qui lontan si è avventurato
    or su le brocche antiche e le nascenti foglie
    del vetusto d’anni nespol dal rigor del verno
    tanto tormentato liete dal volo saltellan quattro
    capinere vite e natura nel tempo si rinnovan
    pur non si spegne e si rinnova nelle mutate
    stagion al tuo pensier al ricordo il dolor mio.

  • 27 marzo 2013 alle ore 12:23
    Due versi

    Due parole bastano
    se sai parlare
    se hai imparato
    ad ascoltare
    se sei capace di entrare
    in punta di piedi
    e leggere il poco o il tanto
    che l'animo umano
    tiene al riparo
    da ogni assalto
    di fuoco o d’uragano
    da invidia o cattiveria
    di diavolo o di fata

    Se due parole non bastano
    per accedere
    al sito segreto della gente
    se vuoi dare sollievo
    ad un uomo che soffre
    non negargli un abbraccio
    prova …
    con un po’ d’affetto
    e di condivisione
    guardalo negli occhi
    e accarezzagli il cuore

  • 27 marzo 2013 alle ore 7:27
    La nostra gioventù

    Sere ancòra fresche d'inizio primavera
    ad avvertire brividi di parole raccolte

    vanesi rancori dissolti

    stipati nel vuoto delle verità
    che si fan gioco dei pensieri

    Non scordo mai il tuo volto sereno

    t'incontro dentro la luce del mio spirito

    nei miei sogni

    con lo sguardo rivolto al destino
    e il cuore sempre tra le fauci del coraggio

    Schiavo in questo amore
    mi perdo nell'estasi del Tuo splendore

    Illimitati orizzonti si stagliano

    dinanzi ad angosce ormai disperse

    accendendole di raggianti sorrisi
    note d'albe fresche e gocce di rugiada

    nel piacere che genera giorni sicuri

    e confidare forti emozioni

    a cementare ricordi onnipresenti
    della nostra gioventù che non vuol finire.
    .
    cesaremoceo