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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 15 maggio 2013 alle ore 17:31
    Il diluvio

    Mi viene in mente il diluvio
    con Noè salvo sull'arca
    grazie al suo essere pio
    certo non siamo a quaranta
    giorni di pioggia a scroscio
    ma appena poco ci manca
    come la colomba al naviglio
    tenuta a volare ben pronta
    incerto se tornerà con l'ulivo.

  • 15 maggio 2013 alle ore 14:38
    Cinque Cento Trentaquattro

    Sfebbrare:  mi strofinano
    con l'alcool. Ero sporca di sangue
    quando con una pacca mi diedero
    al mondo. Dovevo già allora
    non restare nè rosa nè calda,
    certo non così a lungo.
    Il serpente da cui ebbi la vita,
    mi attanagliò il collo con
    doppia mandata, per poco
    mollavo, invece voilà: eccomi
    qui, a testa in giù come
    sempre, come Pietro rivoltata,
    crocifissa al mio Santo di fine
    maggio. Ero sporca di sangue,
    sarò sporca di fuoco. No, dicono.
    Il fuoco andrà via con questa
    energica aspersione di palmi
    unti dallo Spirito in flacone.
    Sfebbrare: in fondo è solo
    estrarmi dal cuore il tuo nome,
    ma se fosse poi così facile
    credo basterebbe portarti
    sopra il mio seno e chiederti
    gentilmente di riprenderti
    il colpo.Ecco che accorrono: orario
    di visita. Sono la torta del capezzale,
    la ciliegia nel letto.  Hanno più
    fame del  " come è successo" che
    del mio sanamento. Si allungano su
    di me con gli stetoscopi dei nasi:
    la fine se è fine ha un odore
    sottile; mi adombrano con le
    fonti aggrottate, con le mani
    al Mercurio. La curiosità ingrandisce
    i difetti: le pupille sono nei
    gettati nel mare che mi è venuto
    in eredità, dicono, da un lontano
    cugino del nonno , o forse chissà,
    ancora più su sull'albero antico
    sta il ramo con appesi il corredo
    e i miei dati. Adesso spiegato
    il perchè dei capelli.
    La seconda volta avevo già
    un dente: una pausa e non
    respiravo più, terrore di mamma,
    papà  non trova il Rosario.
    Nessuna pacca, nessun intervento:
    da qualche parte mi oliò
    il buon Dio. Miracolo e Osanna
    per la bambina con il cielo 
    negli occhi  che si salva ancora
    una volta. Sfebbrare?
    Non credo.
    Questa deve essere la
    definitiva. Inutile accorrere:
    il soccorrere burla.
    Non sono mai stata più
    morta che in questa morte
    che ha le tue spalle, il tuo
    mento fiorito dall'incuria
    di soli due giorni e gli
    occhi fermi del predatore
    un attimo prima del balzo.
    E guai a chi mi salva!
    Finalmente mi concedo
    alla chiave di tutte le porte.

  • 15 maggio 2013 alle ore 14:30
    Sogni di sabbia

    Lento si dissolve
    il maniero di sabbia
    che con cura e pazienza
    innalzai.

    Ma troppo vicina
    era la marea.

    Maestoso,
    perfetto,
    pareva schernire
    il vento ed il mare.
    Ma eccola...
    l'onda vorace
    che sale e risale,
    lambisce ed ingoia
    granello per granello
    portoni e torrioni
    ponti
    e mura merlate.

    Non ha fondamenta
    l'effimero sogno di sabbia.
    Vacilla,
    si gretola
    ora anche il vento
    infierisce
    che solleva
    sabbia su sabbia.
    Ancora un'onda
    lo scava,
    un ultimo colpo di vento
    e poi...
    più nulla rimane
    se non un cumulo infome
    di sogni disfatti.

  • 15 maggio 2013 alle ore 12:46
    Vivere

    Vivere con sfrontatezza d'allegria
    nel calore umano che la vita emana

    sapendo di essere un albero
    che fiorisce solo nel pensiero

    entrando in una dimensione
    nella quale ritrovare l'armonia

    cercando continuamente
    il giusto passo nel mondo

    per recuperare il contatto
    con la realtà nel suo contesto
    semplice e complice allo stesso tempo

    rifugiandosi in una schietta fantasia

    lontano da segregazioni
    e da violenti pregiudizi.
    .
    cesaremoceo

  • 15 maggio 2013 alle ore 12:04
    Sei tu poesia...

    Sei tu poesia
    il sangue che mi pulsa
    e scorre nelle vene,
    veloce
    instancabile
    di cercarmi
    e venirmi a trovare
    a dar vita
    alle mie parole.
    Il cuore
    che batte e scalpita
    per ogni colore e calore
    per ogni pensiero d'amore.
    L'anima 
    è la vita
    la voce
    che mi accompagna
    e mi avvicina a te
    come un sussulto
    come un soffio
    di respiro.
    Gli occhi
    fissi nel presente,
    ma che hanno vissuto
    antologie del passato.
    Lacrime
    che scorrono
    ad aiutare a
    vomitare l'anima
    ubriacare
    e far scoppiare 
    il cuore
    il mondo
    in una mano.
    Sei tu poesia
    insaziabile
    inafferrabile
    dolce e amara
    amica
    nemica.
    Non chiedi venia
    ne per beltà
    ne per fierezza
    di gran turpiloqui
    o di gran parolieri
    cerchi solo
    la luce
    l'amore
    l'odio.
    Sei tu la musa
    dell'amore.
    Sei tu poesia...

  • 15 maggio 2013 alle ore 9:59
    Natura Amica

    Amica mia!

    La natura è nostra
    Le sue meraviglie
    Le tante lusinghe
    Vivono in noi.

    Segna la via del bene
    Apre la pista dell’animo
    Ci accompagna ovunque
    È il nostro miglior dono

    Lei è l’anima del creato
    Basta saperla rispettare
    Nelle sue insite evoluzioni
    Per non farla incapricciare.

    Amica nostra!

  • 15 maggio 2013 alle ore 9:48
    Cara Signora

    Cara Signora

    Bella e Bruna!

    Mai, sempre, ferma
    Indomabile Signora

    Piccolo fiore di prato
    Dalla vita sopportata

    Aspetti il sole del poi
    Con allegria nel cuore

    Il tuo insistente silenzio
    È una richiesta d’amore.

    La tua pelle abbronzata
    Emana odore di salsedine

    Sotto i respiri della luna
    Sfuggi e fuggi l’abituale

    Per assaporare il piacere
    Nella magia delle serate

    Al sole chiudi il tuo cuore
    Nell’attesa del vento ti sfiori.

  • 15 maggio 2013 alle ore 9:47
    Preghiera Nel Silenzio

    Seduto alla panchina
    Il silenzio si allunga
    Respiro rimpianti

    Disegno nel vuoto
    Sogni di lucciole
    Con le ali del vento

    Nell’aria stagnante
    Al sorriso del cielo
    Stringo una nuvola.

  • 15 maggio 2013 alle ore 9:46
    L'Alba Di Ieri

    Una ragazza di paese
    Vestita color porpora,

    Capelli ben pettinati
    Scarpe con tacco alto,

    Con il suo andare elegante
    Tra il vociare di tanta gente,

    Apriva e chiudeva il telefono…
    Voleva rompere i suoi silenzi,

    Per nutrire quel suo vecchio sogno
    Lontano dall’amara terra del Sud.

  • 15 maggio 2013 alle ore 9:45
    Un Lampo Di Luce

    Tra sprazzi di luce
    Il mio cielo piange
    Le parole del cuore

    Canta la vita
    Nutre l’amore
    Il petto si apre

    Nel gioco incerto
    La luce stravince
    Respiro dolcezze

    Nuovi lunghi silenzi
    Sulle ombre del buio
    Il vento parla di noi!

  • 15 maggio 2013 alle ore 9:44
    Tic E Tac Nella Notte

    Quel mondo di luce
    Modella le ombre
    Nel miraggio delle attese
    Dentro e fuori del cuore,

    Impigliato nel mistero
    Di una notte selvaggia
    Accarezza un sussurro
    Mi svuota e mi appaga,

    Un corpo di donna
    Baciato dal sole
    Tra i colori del cielo
    Profuma le attese.

  • 15 maggio 2013 alle ore 9:42
    Spiraglio Di Luce

    Quel mondo di luce
    Modella le ombre
    Nel miraggio delle attese
    Dentro e fuori del cuore,

    Impigliato nel mistero
    Di una notte selvaggia
    Accarezza un sussurro
    Mi svuota e mi appaga,

    Un corpo di donna
    Baciato dal sole
    Tra i colori del cielo
    Profuma le attese.

  • 15 maggio 2013 alle ore 9:41
    Il Suo Sorriso

    Incapace di volare
    Alla ricerca di quiete
    Nell’oscuro silenzio

    La strada è incerta
    Volo fra gli angeli
    Per rubare emozioni

    Confido in risorse
    Innate nel mio Io
    Ritrovo il mio Dio

    Il Suo viso sorride
    Una luce mi cinge
    È l’amore voluto.

  • 15 maggio 2013 alle ore 9:40
    Scintillio Di Un Sogno

    Sull’isola del mistero
    Nel silenzio del respiro,

    Avanza la sera
    Verso il buio della notte,

    Tra le urla del barcaiolo
    Contro l’avaro mattino.

    Adesso il cielo sorride
    All’immensità del mare

    Al ritiro della rete
    Sulla baia dei sogni,

    Vola il canto di gioia
    Sul quotidiano vivere.

  • 14 maggio 2013 alle ore 22:28
    Scrigni di sabbia

    Decostruire una relazione
    in piccole parti di non amore
    e chiuderne ciascuna dentro uno scrigno
    per collezionare cimeli di scenari,
    combinazioni inappropriate di futuro
    Senza sosta con ardore
    invertire le chiavi e nasconderle
    fino a quando soltanto buchi
    oscuri resteranno a fissarci.
    Penseremo che nascondere le parole
    e giocare a dividersi
    ci abbia salvato dalle inondazioni
    e se sotto un cuscino scoveremo
    una indecifrata chiave
    solo di ruggine e sale risplenderà.
    Penseremo che tutto avremmo potuto
    ma non ci saranno che sabbia
    in ogni scrigno dimenticato
    e una catena di scarso valore
    per appendere al collo
    ogni intentata possibilità di apertura.

  • 14 maggio 2013 alle ore 21:31
    La realtà che ci circonda

    Anche chi si nasconde
    dietro nubi d'incenso è peccatore

    per questo la poltrona più alta
     non è sempre la più ambìta

    e ogni interrogativo ne genera sempre altri

    legati tra loro
    dall'incapacità di trovare adeguate risposte

    che in quella strana nostalgia

    diventano utopistiche

    e danno reazioni

    che appaiono più sussulti di sentimenti tribali
    che idee da condividere

    nel contesto in cui viviamo

    ignobilmente degradato
    dalla istituzionalizzazione della violenza
    e dal tutti contro tutti.

    Più corrono gli anni
    e più aumenta il rischio di cadere
    nella più atroce disperazione

    in cui gracili speranze
    s'inerpicano su pendii smottanti

    nel pensiero che
    non esiste nulla di più soddisfacente
    che stare soli con se stessi

    e in quello stimolo

    innescare circoli viziosi

    da cui diventa difficile uscire

    se non facendo del lavoro
    la propria religione
    .
    cesaremoceo

  • 14 maggio 2013 alle ore 21:12
    Stornello delle figlie che fanno domande

    l'altra sera andando a letto \ le mie figlie in cameretta
    forte urlarono il mio nome \ ed io accorsi di gran fretta
    scusa papi non temere \ non ci è successo niente
    ma abbiamo una domanda \ forse un poco impertinente
    come sai noi siam piccine \ quanti anni lo sai tu
    ma ci capita ogni tanto \ di ascoltare la tivù
    non soltanto quei canali \ dove passano cartoni
    bensì altri più noiosi \ dove dan le informazioni
    una cosa abbiam capito \ anche noi che siamo infanti
    che di ricchi ce n'è pochi \ mentre i poveri son tanti
    altre cose invece sai \ non ci sono molto chiare
    ad esempio che vuol dire \ la parola governare?
    ludovica è stata a casa \ quando voi andaste a votare
    sol tre giorni poi ha ripreso \ perchè tanto ha da imparare
    ma chi insegna a noi le cose \ tu, la mamma, le insegnanti
    possiam dir che ci governa \ che ci fate andare avanti?
    perchè allora l'altro giorno \ uno dallo sguardo tetro
    tutto serio ed arrabbiato \ urlava "stiamo andando indietro"?
    perchè quelli che governano \ per cambiare questo scempio
    non fan come tu e la mamma \ che ci date il buon esempio?
    perchè quelli che comandano \ quelli forti e prestigiosi
    si continuano a insultare \ e a gridare "COME OSI?"
    perchè sembra che a qualcuno \ questa idea del governare
    piaccia assai ma poi alla fine \ fa sol quello che gli pare?
    perchè chi vince le elezioni \ grazie alle sue promesse
    poi di colpo cambia idea \ non dimostra più interesse
    ad esempio a noi bambini \ che guardiamo spaventati
    tutte queste litigate \ tra quei 4 disgraziati?
    non sarebbe molto meglio \ a noi sempre lo insegnate
    di restare tutti calmi \ e cessar certe scenate?
    non sarebbe forse il caso \ vista questa situazione
    di esser tutti un po' più onesti \ e cercar la soluzione?
    ma cercarla per davvero \ non soltanto a paroloni
    non riempendosi la bocca \ ma facendo tutti i buoni?
    mami e papi noi vi amiamo \ di viver qui siamo felici
    ma iniziamo a preoccuparci \ tu che pensi, che ne dici?
    care figlie anch'io vi amo \ siete il mio significato
    per la vita, per l'amore \ che io e mamma vi abbiam dato
    ogni giorno, ogni mattina \ mentre ancora voi dormite
    io e la mamma riflettiamo \ sulle nostre 4 vite
    noi per voi vogliamo il meglio \ il "più meglio" che c'è al mondo
    può sembrare cosa semplice \ ma è un fatto assai profondo
    governare una famiglia \ serve proprio a tutto questo
    e per farlo un genitore \ deve esser certo onesto
    quindi non vi mentirò \ noi viviamo un tempo duro
    e i politici, che gente \ stan rubandoci il futuro
    il mio futuro siete voi \ voi virginia e ludovica
    ogni giorno un po' più grandi \ donne in men che non si dica
    ed io lotto tutti i giorni \ cerco di restare ritto
    e son tante oh sì le volte \ che non riesco a stare zitto
    ma vi dico con il cuore \ fate il meglio che potete
    non guardate chi fa male \ imitarli non dovete
    non vi serva come scusa \ dire "ma così fan tutti"
    perchè il bene ci fa belli \ mentre il male ci fa brutti
    quello che stiamo facendo \ pur non senza confusione
    io e la mamma è indirizzarvi \ in una chiara direzione
    a prescinder dai politici \ dai cattivi e dai furfanti
    noi dobbiamo tener duro \ e guardare sempre avanti
    questa strada è ben in salita \ e percorrerla è un sudore
    io non vi nascondo nulla \ nè lo sforzo nè il dolore
    ma vi posso assicurare \ che in qualunque situazione
    noi sarem gli uni per gli altri \ un rifugio ed un bastone
    una casa dove stare \ un giaciglio assai accogliente
    un aiuto a camminare \ in mezzo a tutta l'altra gente
    perchè ciò che voglio dirvi \ figlie di sto logorroico
    è che il bene al giorno d'oggi \ ormai è un fatto quasi eroico
    non smettete di cercarlo \ perchè è il più grande tesoro
    conservatelo con voi \ è prezioso più dell'oro
    non ne siate mai avare \ perchè deve esser condiviso
    chi fa il bene il bene avrà \ ve lo dico col sorriso
    ora vi spengo la luce \ e vi dico buon riposo
    tanto è un'ora che dormite \ si lo so, sono noioso. 

  • 14 maggio 2013 alle ore 20:04
    Il Passato

    El pasado solo

    Soledad inmóvil,
    como el sueño y la distancia,
    el espejo de agua,
    y la retama de oro.
    Soledad muda y blanda,
    como el corazón de la casa antigua
    y la cruz de hierro del camino.
    Soledad quieta y olvidada,
    como las voces del tiempo ido
    y las brisas penumbrosas del árbol amigo.
    Siempre hay una llamada,
    siempre un esperar,
    siempre algo llega,
    siempre corretea un trino, un reflejo,
    un brote, un abrazo de colores.

    Il passato

    Solitudine immobile
    come il sogno e la distanza,
    lo specchio d’acqua,
    e la ginestra d’oro.
    Solitudine muta e blanda
    come il cuore della casa antica
    e la croce di ferro del cammino.
    Solitudine quieta e dimenticata
    come le voci del tempo andato
    e le brezze umbratili dell’albero amico.
    Sempre c’è una chiamata,
    sempre s’aspetta
    sempre qualcosa arriva
    sempre si scorge un trillo, un riflesso,
    un bocciolo, un abbraccio di colori.

  • 14 maggio 2013 alle ore 14:18
    Cinque Cento Trentadue

    Tieni sempre una dose di me
    sotto il braccio:  sia pure una
    sfoglia del mio nome, il codice
    con il colore dei miei piedi
    a maggio, la texture della bocca
    o come arrossivo  se solo i
    tuoi occhi mi prendevano più
    di quel che dicevo.
    Se non sotto il braccio, tienila
    allora nella tasca più a sud
    di tutto il tuo vestiario: l'alcova
    sgranata dalla mano che
    compra o che paga e
    l'infila sovente, si proprio
    lì, vicina di casa del tuo
    bacino, cattedrale ossuta
    da cui parte infinita la
    fedeltà fra le tue gambe.
    Tienila come una fialetta
    di siero, cerotto al morso,
    veleno contro veleno,
    Caino su Abele,
    struggente cura paradossale
    che è familiare del male.
    Come uno di quei parenti
    allontanati per convenienza:
    tienila là, con impressa la
    data del primo contagio.
    Così che saprai sempre
    quanta berne, inalarne,
    iniettarne  se io dovessi
    tornare con la stessa
    minaccia. Un bacio non è
    mai un  bacio se dato coi denti.

  • 14 maggio 2013 alle ore 14:02
    XCIV

    Se vero è che chi semina raccoglie
    diversamente non può, quindi, porsi
    avere  i  pomi  e non puranco  i  torsi
    chi  del  dovere  le fatiche coglie.

    Se, poi, del bene l’indirizzo sceglie
    l’intimo non è tocco da rimorsi
    e pensier la mente non nutre inversi
    che se ribelli, senno annulla e scioglie.

    L’unità di misura è certo colma
    e,  lo contenitore non  è  raso
    se a fatica si dona corpo ed alma.

    Indi, temere non avere 'l colmo
    lo può lo portoghese d’ozio invaso,
    non chi di pregio grande quanto l’olmo.

  • 14 maggio 2013 alle ore 13:57
    XCIII

    In aula sono sempre molto attento
    chè ciò al referente ridonda orgoglio,
    e di cure dando altre materie il meglio
    ogni spiegazione diviene evento.

    Se nel donare egli resta contento
    chi acquisisce deve restare  sveglio
    ch’altrimenti potrebbe usare il taglio
    per l’incurante che lo segue a stento.

    Donato ho quanto in mente  ben fissato 
    sperando portare lustro ai docenti
    e ripagar, così ,  loro operato.

    Dell’illustrazione son soddisfatti
    per quanto di materia  ed argomenti;
    di quanto a conoscenza , stupefatti.

     

  • 14 maggio 2013 alle ore 12:43
    Cinque Cento Trentuno

    Quello che mi uccide:
    salutarvi tutti, i giorni
    interminabili nei mesi
    più infinito, le sedie
    addomesticate agli schienali,
    spine dorsali di vimini temprate
    alle intemperie, barche all'asciutto
    rodate sul cocchio della piazza
    per la prossima stagione.
    Ed il picchetto ostinato dei
    tigli, l'asfalto così oblungo:
    perfino la cameriera che scodinzola
    fra i tavoli ha indossato gli stessi
    orecchini per tutta la mia vita.
    Ed il cappotto ecrù del primo
    cittadino a Natale, ed il fabbro
    nel suo riconoscibile scamosciato,
    daino nella frazione più isolata,
    o  il panorama annacquato
    dagli stupori dei soliti turisti.
    Quello che mi uccide: la paura
    che dentro la mia voce sia incassata
    la bacchetta con cui fare l'incanto,
    che il mio amore, venuto dal cardinale
    opposto, abbia ragione. Lui è un
    bocciolo nella scatola argento
    delle pastiglie, un misurino di
    buon sesso nella poltiglia dei divieti.
    Il mio amore passerà alle nove,
    se non sarò pronta, tirerà
    altrove il suo cammino.
    Il cammino è un cavallo, basta
    pungolargli i fianchi per l'innesco
    e lui si innesca.
    Dovrei solo chiudere la valigia,
    imbustarvi con la plastica e
    l'indifferenziato. Un lancio e poi
    parola d'ordine, il lasciapassare
    con cui si vive: ho anche io del
    sangue, giuro, da qualche parte accumulato.

  • 14 maggio 2013 alle ore 12:17
    Voci di Angeli

    Ricordo ancora i giorni,
    quando credevi d’essere parte di me,
    quando dicevi di amarmi, ma in realtà era
    un ossessione quel sentimento, null’altro.
    Eppure la mente s’illudeva,
    tanto la tua quanto la mia,
    poiché storditi dai nostri sensi
    non riuscivamo più a comunicare.
    Eppure era bello sentire la tua pelle
    Sulla mia, scivolare l’uno nell’altra,
    e stringere le dita sul tuo collo era come
    sentire le voci degli Angeli.

  • 14 maggio 2013 alle ore 11:52
    CHE COS'É LA POESIA (parte 3)

    ... E nell'orda di un silenzio esploda
    Come un grido in fiamme
    Sopra un mare ingordo.

    Sia parola grave
    Dolce come un tenero suicidio
    Libero di urlare odio
    Fede eterna devozione
    Fiato di un sudore acre
    Come sesso vivo
    Tra parole sacre.

    La poesia come fenice nasce
    Dentro lacrime e ferite
    Per Travolgere le labbra
    Di chi sa ascoltare.

    È pura anima
    Di un miele caldo
    E spina di una rosa morta
    Per il fiele di un amore atroce.

    È un urlo sottile
    Come lame velenose
    E un sogno trascinante
    Come un estasi drogata.

    Perché tu pianga
    Piangono i poeti
    Mille volte
    Nella loro morte
    Terribilmente viva.
    Vedono al di là
    Sopra pagine cadute
    Tra il respiro
    Di un istante
    Da voi creduto
    Scioccamente
    Superficiale
    Vuoto
    E semplicemente
    Inutile!
    Poesia è vivere
    L essenza del dolore
    Fondo e apice
    D'una gloria divina.

  • 13 maggio 2013 alle ore 18:53
    Il saggio

    Tu sei un violino,
    le corde della tua voce dipingono l’aria:
    il cielo, il mare, si riflettono nei tuoi occhi,
    chiave di quest’universo del quale tu sei l’ottava superiore.
    Tu sei un violino,
    mentoniera di legno pregiato, tieni a sordina la dolcezza,
    poggiandola a una spalliera di spugne e coralli.
    Pizzichi il mio sangue che vibra,
    rendendo armonici tutti i miei pensieri.
    Tu sei un violino,
    dalla cassa armonica di pelle bianca,
    dalle curvature di piano e fondo
    addolcite da lacrime di gommalacca.
    Tu sei un violino,
    potessi, io, equilibrarne l’anima,
    sapessi, tu, il suono che odo:
    i tuoi suoni tenuti
    i tuoi suoni staccati,
    di estasi e tormento,
    di fuoco e cenere,
    di intensità e nodi,
    a renderti esile
    e invincibile.