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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 04 maggio 2013 alle ore 4:41
    Schivo scrivo

    Schivo scrivo un racconto diverso,
    attento sfuggo alla morsa di questo universo.

    scrivo ma il mo foglio resta bianco,
    indicando una matura voglia di cambiamento,
    disteso lungo i margini di un banco,
    rifugge scacciando gli effimeri del firmamento.

    Non restano più dolci affilate parole,
    non quando le si dà sempre via per le spade,
    al soldo di chi le rende vuote e sole,
    tacciono i deboli finchè non riempiono le strade.

    Schivo scrivo ma resto immerso
    nel racconto che più mi rende perverso.

    Son favole o promesse non fa differenza,
    ora restan le ceneri e poco altro importa,
    un mondo dipinto con la su indipendenza,
    un fondale stampato che alla fame riporta.

    Svelto, impeto di lino, slancio di fango,
    corri, non lasciar che corrompino il tuo sogno,
    ancora nel vento balla il tuo tango,
    ancora nel fulmine esaudisci i tuo bisogno.

    Schivo scrivo una speranza in un verso,
    son sempre io che il mio cuore riverso.

    Un cielo assai differente confonde,
    le colline al di là delle case,
    l'ombra che genera e infonde,
    distese d'idee in cerca della giusta fase.

    Inserisco nel conto anche questo,
    un giorno di nuovo mi sveglierò presto,
    cercando di scrivere assai più che solo un testo,
    conscio che sempre sarò quel che resto.

    Schivo scrivo ma ora l'ho perso,
    schivo e chino su questo universo.

  • 04 maggio 2013 alle ore 0:55
    Preghiera all'Angelo

    Angelo Santo
    che mi stai accanto
    tienimi tra le braccia
    abbracciami col tuo sorriso
    stringi forte le mie mani
    tra le tue e fa che io preghi
    insieme a te

    Angelo mio caro
    tra le tue braccia
    non temo più nulla
    e niente di più io bramo.
    Angelo Santo
    rimani al mio fianco
    e prega per me.

  • 03 maggio 2013 alle ore 22:27
    La famiglia

    Tutti insieme come una volta
    sotto lo stesso tetto

    a ubriacarsi
    mantenendo la botte piena

    a toccarsi
    a distanza di un pianerottolo

    straordinario punto di riferimento
    nel disagio della crisi che avanza

    a ritrovare antichi assetti 

    e disporre di risorse e affetti
    inclini al rispetto

    a evitare che le speranze
    si trasformino in illusioni

    e non sentirsi fanalini di coda
    .
    cesaremoceo

  • 03 maggio 2013 alle ore 19:08
    Ripensandoci...

    Da tempo non rimembra la fanciulla
    forse poco odoroso il maggio
    serene vie quasi miraggio
    ed inquinati gli orti.

    Anche la morte è altra
    di più a venire tarda
    pur se rimane brutta.

    Così la poesia divaga
    stona talvolta apposta
    e rara dà risposta.

  • 03 maggio 2013 alle ore 18:29
    Commiato

    Commiato che si apre
    nel cammino dei giorni
    d'acqua e di fiori,
    primavera ambulante
    di torri di sabbia e vortici di sole
    che nulla nasconde né muta.
    La luce che lacera,
    la grazia che si spegne,
    l'accenno che non ricordo.
    Mi basta forse sapere
    della cavità che abita
    nella conchiglia
    levigata,
    il suo barlume fragile
    e la pietra bianca
    nell'arco di luce
    della risacca
    ai miei piedi.

    da: La mia Dolce Cenere/Moj slatki pepeo, Prosveta ed. 2012, Belgrado

  • 03 maggio 2013 alle ore 18:06
    Razzolare

    C'è un razzolare bello
    forse dimenticato
    dal senso distorto
    se riferito all'uomo.

    Ammiri la gallina
    libera nell'aia
    coi piccoli a corona
    a becchettar nell'erba.

    Razzola
    ed è una cosa bella.
     

  • 03 maggio 2013 alle ore 15:17
    A lei...mia Madre.

    Tra rossicci bagliori
    di uno stanco
    tramonto d'autunno,
    si erge possente
    la minuta figura.
    Come vessillo di vita...

    In controluce
    ti guardo il viso scontento
    e gli occhi velati
    affidano
    come foglie al vento
    angustie e desideri.
    Ti guardo le mani,
    ali di colomba,
    che infinite volte
    mi volarono
    sui capelli e sul viso.
    Le tue mani,
    Mamma,
    ancora odorose
    di ballotte calde,
    di lavanda,
    di candidi lini sciorinati,
    di dolci rimbocchi.
    Quelle mani
    che il tempo avvolse
    di preziose trame
    ma che lasciò
    fresca la voce
    ed il cuore fanciullo.

    Mi regalasti all'estate,
    e di lei a me
    regalasti
    vermigli papaveri,
    zuccherini sapori
    e tutti i suoi azzurri.

    Mai abbastanza,
    ti dissi grazie...
    Voglio far per te,
    Mamma,
    ghirlande di primule e rugiada
    per cingere
    i tuoi sogni,
    e intreccerò
    arabeschi di farfalle
    per adornarti la gonna.

    Inventerò per te
    ancora
    mille...e mille primavere
    perchè il triste inverno
    che incalza
    stia lontano dal tuo sorriso.
    Mamma

  • Vorrei sorridere
    come un tempo
    parlare
    con i miei figli
    e famigliari,
    ma sono prigioniera
    di lui chiamato:
    coma vigile.
    Posso solo
    ascoltare
    sentire il contatto
    del calore delle mani.
    Vorrei gridare
    far uscire 
    la mia voce
    avere la libertà
    di pensiero
    poter agire
    camminare
    come un tempo
    sulle mie gambe.
    Non mi lascia
    respirare
    mi da torture
    di dolore atroce
    su tutto il corpo.
    Riesco
    ad emettere solo
    suoni di dolore
    con la mia voce.
    Dio mio
    come vorrei
    gridare
    e che tutto finisca
    al più presto.
    Oggi 12 dicembre 2009
    ore 07.00
    il mio aguzzino
    è stato magnanimo
    ha voluto concedermi
    la mia libertà.
    Adesso
    non sento più
    il peso delle mie gambe,
    del mio corpo
    del mio dolore.
    Ora spazio nel cielo infinito
    e volo felice come una rondine.
    Ora sono libera...

  • 03 maggio 2013 alle ore 14:08
    Cinque Cento Ventuno

    Ho scritto di merletti e cesoie,
    del cuore incassato nell'albo
    sbagliato, di messe a fuoco
    sulle dita dei monti. Ho scritto
    della balbuzie del sole a Novembre
    e della dose di pioggia che
    si confà alla mia schiena.
    Ho declinato lacrime e
    complimenti intorno ai veli
    e alle spose, ma sono un
    gambo nella crinolina,
    stantuffo a giorno,
    vergogna del cilindro.
    Ho scritto dei giardini spolpati
    dalle vanghe, di vene infilate
    dal vento, di tristezza a ritorno
    stagionale, influenza in polvere,
    di femori e diaframmi, di ossa
    in ammutinamento, di pelle
    e fuscelli. Ma la verità è che
    dovrei solo sedermi a fare
    esercizi sopra il tuo nome,
    drizzare bene le lettere mettendole
    a faccia col mondo, povere
    streghe rannicchiate
    per non dare fastidio.
    Ognuna stuoino della bugia
    e stoppa per la bocca
    di chi non vorrà leggere.
    Nome, cognome, segno zodiacale,
    città ed occupazione, vicende
    del corpo, incidenti, cicatrici,
    carezze, lussuria, migrazioni
    e svogliatezze.E poi ancora
    l'ora della nostra prima parola,
    il mese del bacio, l'anno del
    tuo fianco terrazza del mio.
    Allora si che verrebbe a letto
    una bella poesia, amante
    disposta e paziente.
    Perchè così, storpia festa
    di impostori che prendono
    con garbo il tuo posto,
    è solo una carnevalata e
    lascia macchie che non
    suggeriscono una falla
    nel bricco da cui sono venute.
    Forse dovrei aggiungere anche
    il tuo numero di scarpe,
    l'altezza, l'apertura alare
    ed il fiuto: fare tutta una poesia
    di losanghe, angoli, perimetri
    e cifre ma inetta alla conta che avalla i nascondigli.

  • 03 maggio 2013 alle ore 13:12
    Uguali e diversi

    Nel corso degli anni
    come le stagioni
    siamo uguali e diversi
    simili ai riflessi
    rimandati da specchi
    concavi e convessi
    così che riguardandoci
    strano a noi stessi
    abbiamo l'io di ieri
    pur se vicino all'oggi.
     

  • 03 maggio 2013 alle ore 11:30
    Non voglio l'amore domestico

    Per quei tuoi occhi scuri
    lanciati come pugnali
    sulla sua gonna
    non posso restare.

  • 03 maggio 2013 alle ore 9:35
    La Mia Canzone

    Occhi che guardano
    Per non essere visti.

    Ti amerò mio sogno!
    Non ti dimenticherò!

    Amore quieto sempre vivo
    Solitario nella mia anima.

    Canterò la mia canzone
    Sapendo che ti piacerà.

    Dalle tue lacrime capirò
    Per quanto potrò averti.

    Sarai una pietra  miliare
    L’incendio del mio cuore.

  • 03 maggio 2013 alle ore 0:47
    Buonanotte

    Buonanotte
    quando le stelle arpeggiano
    di luce nera
    e i raggi come sciabole
    incidono parole
    sui riflessi scuri.

    L'Orsa Maggiore
    allatta i cuccioli di sogni
    attaccati alle sue tette
    mentre fiumi astrali
    di parole e di dolcezza
    scorrono.

    (Buonanotte
    al firmamento e all'alchimia
    che viaggiano su treni di parole
    transitanti sui sorrisi
    agli scambi delle labbra).

  • 02 maggio 2013 alle ore 21:53
    Rimmel

    Davanti allo specchio

    la mano cancella

    con il trucco

    la stanchezza di vivere

    ma essa violenta

    si rifiuta di andare

    e lotta tenace

    tornando sul viso.

  • 02 maggio 2013 alle ore 21:51
    Egoismo

    Eloquenti strepitosaggini
    abbandonate
    al sale delle lacerazioni

    verità insapide
    tra gusci vuoti
    di sentimenti e sentenze

    a capire e dibattersi
    tra volere e volare

    cercare la felicità
    in ogni angolo

    e rotolare sempre
    dentro il cerchio dell'orgoglio
    per ciò che sei stato
    .
    cesaremoceo

  • 02 maggio 2013 alle ore 20:11
    Il nido

    A riva ho visto il nido del cigno
    galleggiava sull'acqua torbida
    continue erano state le piogge
    pericolosamente alto il lago.

    Sul mucchio ingegnoso di legna
    la femmina stava ferma a covare
    in attesa del proprio maschio
    guardando gli svassi e le folaghe.

    Dietro s'allungavano le case
    diverse con sui muri la muffa
    corse dai fumi delle auto
    acri a far fosco il tramonto.

  • 02 maggio 2013 alle ore 17:36
    Lupo solitario

    Dentro una pioggia incessante d'emozioni

    mi nascondo nel soffio oscuro del vento
    con i contorni dell'anima sfumati.

    Eolo sparla ubriaco di freddo

    intrecciando duelli
    con i battiti frementi del cuore

    mentre stormi di sentimenti contrastanti
    danzano spettatori coinvolti in questa tenzone

    Antiche musiche nelle orecchie m'imbeccano
    sotto il cielo cupo dei ricordi

    e la malinconia nello sguardo

    ha gli occhi della compassione
    e della commiserazione
    di persone confuse tra dignità e povertà

    nell'indulgenza
    che genera conflitti interiori

    a incontrarsi nei silenzi 

    vivere una libertà risicata
    nell'etica ammainata

    in un gioco di colpevoli dissennatezze
    taciti accordi e sfoghi liberatori
    e rimanere sempre e comunque
    in compagnia della solitudine
    .
    cesaremoceo

  • 02 maggio 2013 alle ore 16:08
    A volte

    A volte così vicini
    in lontananze disciolte,
    vicini come
    la chiglia lenta all’onda,
    dimenticanze azzurre scomposte
    il mio nome, ed il tuo.
    Desidero
    e di te anelo alla linea che s’innalza
    di mezzo
    alle tue terre assolate,
    alla scia biancheggiante
    che solca quel mare
    e conduce poi alla baia in quiete.
    Io
    solo alta tempesta
    tra le tue acque d’oltrecielo,
    un soffio solo distante
    dal canto di balene.
    Desidero l’oltranza
    del tempo che conserva,
    il ghiaccio già disciolto,
    il segreto intravisto che perdura.
    Un monolite di piume
    il passaggio che indica il giaciglio,
    un giardino di cuori
    il varco nascosto tra lo sguardo.
    Tu
    solo un biancheggiare di schiuma
    e lente le tue mani,
    lento il ritorno.

    (da. L'Oasi e la Neve, poesie d'amore e d'eros, Il Calamaio ed. 2010)

  • 02 maggio 2013 alle ore 16:06
    Non lo sapevo ancora

    Che fosse
    il tempo del bianco
    dopo il mare
    non lo sapevo ancora,
    né del luogo
    dove si rivelano
    le acque e spariscono gli astri.
    Altri come noi sapranno
    guardare le distanze
    e farne parte
    senza venire attraversati
    né dischiusi dai venti dell'est.
    Per saluto mi basterà
    la lenta andatura
    delle macchie scure sull'acqua
    tra luci che risanano profondità
    mai rivelate, e sapere
    che le rose non bruciano nel gelo
    ma infine resta tutto ciò che non fugge.
    Lo spazio bianco del viaggio
    abiterà con me
    per farsi scorgere nella crepa
    di una parete,
    a me forse passerà per la mente
    di essere stata qui
    e poi scacciata dolcemente.

  • 02 maggio 2013 alle ore 15:59
    Lucidamente

    Io ricordo
    di essere stata
    lucidamente pervasa,
    attinta alla stessa misura
    della notte e del suo silenzioso viaggio,
    rimescolata alle essenze del giardino,
    ai suoi imperversi colori inimmaginati,
    attentamente scaturita dall'acqua piovana,
    dal suo ristagno anche,
    dalla goccia, certo.
    Che dire anche
    delle pietre e dei minerali
    portati alla solitudine
    e non solo immobili,
    scavati dall'essere e da mani,
    e le mie mani tinte dalle medesime tracce
    di terre confluite
    e libere ma oppresse dai cieli.
    Mi solleva dal petto
    da dentro il petto,
    anche il più lontano richiamo
    e sono tutti i richiami,
    e sono lucidamente
    nascosta nelle voci,
    pervasa-scaturita,
    liberata dai padri
    e dalle pietre lungo le acque.

  • 02 maggio 2013 alle ore 14:16
    Amicizia

    come perle nella conchiglia
    come un bimbo e il suo sorriso
    come il vento nelle fessure
    come le onde assieme al mare
    come le foglie attaccate a un ramo
    come i vecchi sanno ascoltare
    come conoscersi pian piano
    come amici prendersi per mano
    come granelli di sabbia
    come gocce nell’oceano
    come i colori dell’arcobaleno
    come le note di una canzone
    come vuoi immaginare
    come i sogni

  • 02 maggio 2013 alle ore 13:00
    Cinque Cento Venti

    I sassi delle facciate dicono
    il sesso dei muri, storiche testuggini
    sull'attenti dei viali. La treccia dei
    glicini nasconde cicatrici: affondi
    di denti meccanici e cantieri che
    sloggiano forme per inserire
    nuovi inquilini, incassi industriosi,
    affissioni di porte. Tutta questa
    costola di costa atterrata sulle prime
    infradito, iridiscente ramarro tatuato
    dalla borchiatura degli ulivi, tutto
    questo spazio bugiardo quanto
    la libertà di una gabbia.  E qui
    mi aggiro, sbranato il domatore,
    afa e numeri clichè per il pubblico
    delle venti costumato nelle
    sete da aperitivo, nelle sedie
    da assaggio, box del vespro,
    tra le lune di agrumi annegate
    d'arancio  e le intelaiature di zucchero
    sui bicchieri, bianca granulazione.
    E dai tavoli il solito brioso cicaleccio
    caramellato, scampanellio di mucche
    nel quadrangolare delle aiuole
    guard rail e l'incrocio degli scongiuri
    e delle formule da rito spazzolato
    all'improvviso dall'intrusione tubante
    dei piccioni, uno schiaffo grigio
    svela la polvere in ascensione sull'argano piumato.

  • 02 maggio 2013 alle ore 11:58
    Che cos'è?

    Ti ho, forse, scelto io?
    Mi hai, forse, scelto tu?
    Non so dire,
    non so discernere
    ora
    chi abbia scelto chi.
    Chi sia stato il primo,
    chi sia stato il secondo,
    chi sia stato
    tra i due
    il più scaltro,
                            il più veloce,
                                                   il più intelligente,
    il più percettivamente intelligente.

    Chissà
    se vi sia stata
    invero
    parte attiva e parte passiva.
    Forse no.
    Non c’è stata vittima.

    - È dunque "amore"? -
    - No. -
    - Perché? -
    - Perché molesto non è. 
    Pur volendo, non saprebbe esserlo.-

    - E allora…che cos’è? -
    - E' aria...riusciresti a vivere senza?  
    Basta con le domande.
    Vieni qui.
    Abbracciami.
    E respira. - 

  • 02 maggio 2013 alle ore 11:50
    Individui persi

    Gli altri ti vestono
    di abiti non tuoi
    non ti appartengono
    e te li ritrovi appiccicati addosso
    incollati come la carta pesta
    modellati con i canoni di tendenza

    dentro prorompe un tuono
    quel rumore trascina lontano
    anche se non vorresti
    il riecheggiare nei discorsi
    nelle parole
    nei cenni
    nei silenzi

    annulla i buoni propositi
    sbaraglia il lume della ragione
    e si diventa individui persi
    nel buio della sopravvivenza,
    nella luce della vita
    tra i colori di ogni giorno

    Si può essere cechi davanti all'evidenza
    sordi quando si vuole
    muti all'occorrenza,
    ma i gesti parlano
    ugualmente e gridano
    chi siamo realmente,

    quindi non ti crucciare
    se i cechi, i sordi e i muti
    non comprendono
    raddrizza le spalle e cammina
    cammina dritto come un fuso malgrado
    il tuo fardello.

  • 02 maggio 2013 alle ore 11:30
    Haiku

    Schegge di luce
    Profumi di ginestre
    Perle cosmiche!