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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 26 febbraio 2013 alle ore 12:38
    Quattro Cento settantaquattro

    In fondo faresti bene a restare là,
    avverbio di luogo da cui dici
    di aver tentato molteplici fughe
    e contro il quale hai ordito
    magistrali rappresaglie.
    Si, hai inteso bene: proprio
    là, fra i suoi lustrini anni
    settanta e coppe di gelato
    acciaio, tese ballerine opache,
    ombrelli con le budella rivolte
    in su. La tua orchessa di grano
    e sale, bionda e pure madre,
    sa come sollevarti dal piatto
    il mento e riconosce i nascondigli
    per calzini. Quante coppie e quanti
    buchi, quanti coppi fanno un tetto
    e dove vanno le briciole in eccedenza.
    In fondo non ti biasimo: lei adopera
    benissimo i suoi arnesi e non credo
    ne esista uno che mal si adatta
    alle tue falle. Conosce testi e malattie
    di zona, sentieri e scrosci, fa salvataggi
    dai fossati e chiude porte.
    Io sento demodè ma schietto il
    tuo rincasare e poi, ad essere onesti,
    le mie ossa hanno una condotta
    diversa e proprietà che non
    abiterebbero le tue lenzuola
     così bene come le sue .

  • 26 febbraio 2013 alle ore 0:48
    LORO NON TI HANNO MAI SENTITO CANTARE PER ME

    Buon giorno..

    ma con me tu sarai sempre presente...
    Petali incrociatI ,sfiorati e  intrecciati
    ora il rosso sangue ha preso il possesso della nostra anima
    non avremo un posto dove nasconderci.

    Il cuore sta bussando alle nostre spalle per dirci che sta apparecchiando una tavola inbandita
    il pane dei miei occhi si moltiplichera'.
    In te io vidi il posto dove camminare a piedi scalzi ogni giorno...
    nelle mie mani c'è i calice dove berrai sempre  il mio nome
    indosseremo  come corona con gioia anche le sue spine
    che scenderanno come perle sulla tua schiena
    inseguendo con lo sguardo timido,curioso  ma sicuro di una bambina
    e la pazzia di mani  dolci e tremanti
    di una signora che indossa il ticchettio ossessivo di un orologio nel sangue,
    l'infinita beatitudine della follia.

    Loro non potrebbero capire del tempo  che si ferma mentre tu stringi tra le mani quel fiore,
    non ti hanno mai sentito cantare per me.
    _
    Luna che nasce

    08.30 -26-07-2012

    .

  • 26 febbraio 2013 alle ore 0:40
    CANTO RAPACE

    SE vuoi lasciami,sono stata una donna malvagia,una strega ladra al tuo cuore
    Ti ho detto ,come una donna guerriera d'amore ,
    sono entrata con prepotenza e silenzioso volo rapace a strapparti con gli artigli le costole e baciare il tuo cuore ....

    mi hai detto un giorno a volte bastano poche parole è vero...
    ma le mie non sono parole
    ma canti d'amore che ti svegliano il cuore di giorno e
    poi ti cantano una ninna nanna di coperte al petto scaldate  al sole

    Ti ho detto ,lasciami se vuoi,sono una donna malvagia ....sto mangiando il tuo cuore con silenzio rapace ma che fa tanto rumore

    ma lui ricorda si è lasciato rubare...perchè aveva finestre socchiuse e battiti di speranza

    Ti i ho detto ,anche io oggi sono di poche parole dovute alla mia anima indiana,ma non fermo mai il mio lungo canto d'amore

    percio' lasciami se vuoi,io sono una ladra silenziosa impazzita  dei tuoi occhi che continuamente mi strillavano :AMORE!!!!
    .luna che nasce

  • 25 febbraio 2013 alle ore 20:34
    QUELLA SPINA

    Una spina nel petto che a volte taglia il respiro
    una spina dal sapore lento che abita nella mia gola e mi riporta in vita
    una spina come un ostia che una volta assaggiata ti fa venire voglia di peccare e di essere continuamente assolta
    una spina nel cuscino stanotte che continuamente gridava il tuo nome
    una spina bruciava troppo questa notte,all'alba sono dovuta uscire nei campi di grano e mentre pioveva partecipare a quelle lacrime di cielo che mescolate alle mie davano da bere a chi sta dormendo dentro al cuore.
    Mio spirito inquieto,,il grande spirito ci ha donato una spina,lo so ma dentro è nascosta la sacralita' di un eterno fiore chiamato amore.
    Luna che nasce

  • 25 febbraio 2013 alle ore 18:03
    Serate...da sogno

    Soffia il maestrale
    scuotendo i vetri
    delle ante scintillanti 
    di limpide stille di mare
    simili a schegge accese
    di smeraldi vagabondi
    nell'aria irruenta.
    Le stelle nel cielo
    brillano rilucendo
    raggi vorticosi,
    nel vento impetuoso,
    a delineare
    speranze e certezze.
    Sogno il tuo corpo
    nel calore di un letto disfatto,
    tra lenzuola spiegazzate
    madide del tuo umore,
    aggrapparmi al cuscino
    spogliato ormai
    della tua fragranza,
    fradicio del gusto 
    sgravato dalle emozioni
    appena vissute;
    mi regalo beffardi sorrisi 
    e rivivo ogni attimo,
    ogni sospiro
    nella cruda realtà del risveglio
    che rende vano
    ogni godere. 
    .
    cesaremoceo

  • 25 febbraio 2013 alle ore 13:49
    Quattro Cento settantatre

    Parla ancora di noi un balcone,
    salato e sciocco.
    Parla del mio maglione ecrù,
    del tuo sorriso quando non
    sapevi da dove si sfilava
    l'inverno.  Ne parla come
    si parla della fine di una
    migrazione: lieto ritorno
    di code,  marezzatura di
    piumaggi esperti,  pavoni,
    non cincillà, non pipistrelli.
    Gatte arruffate sui davanzali:
    non vanno mai via  se il  mare profuma.
    Da allora , giorno dispari,
    numero pari,  ancora provo
    a spinarmi il tuo odore,
    gaglioffo di gran carriera e
    generosa prole  distribuita
    più o meno equamente.
    Poi mi dico che forse con
    me vengono meglio.
    Per questo di te conservo
    tanti detriti: con un dito in più
    di posa vinco i bicchieri
    da cui hai già sorseggiato il frutto.

  • 25 febbraio 2013 alle ore 13:26
    Quattro Cento settantadue

    E' terribile, ogni cosa di
    te è terribile. Dai gusci d'uova
    non viene verdetto se propongo
    il tuo nome. Ho scelto più
    oracoli e in più  mi hanno delusa:
    la mia vita è cosi piena di
    Cassandre che ho schiere
    di aruspici come vene ed il mio
    sangue si dispone per essere
    scrutato.  Ma tutto in te sfugge
    con la sfuggevolezza  dell'ortaggio
    che guizza podalico  e fuori tempo
    e fa del contadino un nuovo Abramo
    per la fogliosa beffa con cui la sua
    fresca nudità ed imprevista
    a pelo di terra lo deride.
    Ogni cosa di te scalcia e
    scalpita  ma accetto questa aritmia,
    il tramestio del tuo nero appuntamento.

  • 25 febbraio 2013 alle ore 12:47
    Quattro Cento settantuno

    Posso restituirti tutto, volendo.
    Con grande, generoso sforzo.
    Lo sfriso  colato nel nostro ultimo
    abbraccio, è ancora impilato
    sul pavimento di una palafitta
    di città. Con il piede, prima
    di salutarti, sfollai in un angolo
    le ceneri del veloce amplesso:
    dubito sinceramente che
    abbiano pulito.  Chi ci girerà
    intorno lo farà senza attenzione:
    che vuoi ne sappiano di due paia
    di braccia evase per qualche
    ora alla galea della distanza?
    Chi vuoi che sotto il getto della
    felicità noti quell'ossicino in
    polvere che è nostro?
    Frutto del tuo ginocchio
    contro il mio, della mia mano
    ingabbiata nella tua, della
    mia testa afferrrata dalla tua.
    POsso restituirti tutto, dicevo.
    La donna di servizio non conosce
    la mia voce però, come tutti,
    ricorda le tue spalle.
    Al buio saprebbe riconoscerti:
    alla luce nemmeno mi vedrebbe.
    Ciò che posso renderti indietro
    è quanto segue:  una promessa,
    le cavolaie  venute a spiarci,
    il microchip  fra le ali di terra,
    un nastro e qualche sillaba.
    Altro non do. Se permetti,
    mi tengo il resto, in fondo
    abbiamo già sporcato abbastanza.
    A cosa serve restituirsi tutto
    se siamo ancora nostri?

  • 25 febbraio 2013 alle ore 12:26
    Quattro Cento settanta

    La mia vita trompe l'oeil: giù
    dalla china dei fianchi ammirerete
    ghirigori di vette e più mani,
    decalcomanie di vedute azzurre,
    fogliame spillato da pruriginosi innesti.
    Dalle gambe celebrato in concomitanza
    alle embolie di movimenti, il  puntuale
    solstizio di carezze.  Ricca la sentieristica
    d'emergenza, mappature  accovacciate
    come galline in materno sforzo,
    nascondono la meta. Tutta questa
    abbondanza di finte scene con cui
    mi ricopro e ritardo all'esposizione,
    tutta questa mortifera natura che
    brulica e ronza ed ancora non smette
    la sua bugia. Non c'è più
    niente da vedere: allontanatevi, circolate.
    Il paesaggio ha chiuso.
    Con i biglietti acquistati farete
    coriandoli e qualche battaglio per fionde.

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:54
    E' UNA FOLLIA

    E' un qualcosa che spaventa i vigliacchi...che fa sdraiare le tenebre al sole...e l'inchiostro delle formiche in fila per un pezzo di pane...é il trucco sugli occhi di ogni battito d'ali di farfalle impazzite e prepotenti alla morte,ape pentita che scappa e ritorna al suo nido...
    E' scolpito nel mondo,incastrato nelle rocce,impresso nelle foglie ,spirito del bosco ,tondeggiante come le perle di mare....trafitto tra le pareti infinite degli alberi...crocifisso dall'inverno ma liberato sempre dal sole..è una follia ...si una follia il nostro amore...
    Luna che nasce 

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:43
    ADAMO,MA COSA HAI COMBINATO?

    Adamo ,Adamo,ma cosa hai combinato?
    Se la lasciavi fare,caro,magari potevi capire che prendendo il serpente tra le mani,in un certo modo,il suo veleno poteva diventare zucchero,poi magari faceva anche una danza per voi,colpito da quel suono di tamburo dell'amore...se la lasciavi fare caro Adamo,magari anche a letto con lei potevi capire quanto è bello vedere il mondo anche dal basso e non solo dall'alto.......
    Se la lasciavi fare caro Adamo....................ma tu.... tu eri preso solo da te stesso...e dalle sacre scritture
    se  lasciavi fare Lillith caro adamo.......potevi capire che se qualcuno l'ha creata con ali di civetta alle spalle e lunghi capelli rossi e ricci e corpo e cuore invitante ci sara' stato un motivo......ognuno è stato creato con la sua natura,che,se non viene rispettata caro adamo,si ribella!!! adamo,adamoooooooo ma cosa hai combinato?? ♥

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:35
    FILO SPINATO

    Delicatezza nel cuore,non fragilita'
    molto emotiva nel sangue non debolezza
    amo la solitudine ,ma non sono mai sola
    per questo che io e la mia intimita' ci conosciamo benissimo
    amare la rabbia,ma non essere arrabbiati con la vita
    intendo dire amare quel braccio di ferro che in qualche modo siamo costretti a fare io e te
    costretti da quel filo spinato che è stato legato alla nostra anima,da un antica catena

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:28
    NEL CAMPO DELLE LUCCIOLE

    Un giorno andremo nel campo delle lucciole,a fare la pace con Dio ,dopo le varie volte in cui lo abbiamo gridato perché credevamo che lui ci avesse regalato un amore dentro una scatola chiamata ritardo
    ma si andremo io e te nel campo a brindare anche con lui,dove non ci sono veli sopra i capelli messi da suore che si nascondono di notte per uscire di giorno,ma ci sono lucciole che di notte si accendono e accendono,non hanno niente da nascondere.Niente veli o seni nascosti e appiattiti da una stoffa,ma é tutto in vista,quasi si fa fatica a credere a quella bellezza libera....
    Noi un giorno andremo li nel campo delle lucciole ,quando sembrera' tutto finito,ci sara' una signora che si toglie quel velo finto che ha nella testa ,avra' una lanterna sempre accesa,perché ha deciso di stare dalla nostra parte e di essere complice di un amore che si perde sempre  per  poi  ritrovarsi
    Luna che nasce

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:24
    CHISSA' SE IL SALICE E' PIANGENTE

    Era un salice piangente si,ma se ci salivi sopra ti dovevi tappare le orecchie per quelle risate che sentivi da quelle foglie stese perché si stavano godendo il cielo e la terra...
    è un salice piangente si...ma piange per chi non ha il coraggio di arrampicarsi alla sua anima....
    Ma le sue foglie sono lunghee libere ,come i capelli di una bambina che se li fa trasportare dal vento
    Un salice piangente,che prende tutto dalla terra,se ci sali sopra te ne accorgerai,ma tu non hai il coraggio di arrampicarti alle sue gambe?
     

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:12
    L'INTERMEZZO

    LEI  amava lei
    Si la amavo
     bellezza  prepotente arrivo' prima del  sogno,
    quando sembrava andata via ,era pronta a tornare  .
    nell'intermezzo del sogno e della realta'
    perfezione dell'imperfezione

      per me che non amo realizzare del tutto i sogni perchè dopo viene a trovarmi la malinconia...
    e che non amo vivere la vita fino in fondo se non ci sono i  sogni

    l'intermezzo...
    il sapore  che c'è tra il digiuno e il primo cibo in bocca
    l'eleganza della donna che danza sopra i grappoli d'uva
    e il fascino della parola dopo l'ultimo sorso a tavola.

    l'espressione tra  l'esternazione dei colori della primavera
    e la forza di un bacio in un autunno imminente.
    l'improvvisa salute del sangue andato a male
    di un uomo e una meretrice
    dentro a  lenzuola di verita'
    dove l'albero dell'ulivo  nascondeva la fede.

    Luna Che nasce

  • 25 febbraio 2013 alle ore 4:26
    LA STRADA ROSSA

    Ti ho sentito arrivare...
    trovai le tue orme come se fossero pezzi di pane vicino al mio cancello di rose rosse ghiacciate ma mai uccise dall'inverno e dove un petalo cadeva ogni volta io passassi davanti per svegliare il mio sonno  freddo e rotto
    MI disse che eravamo  fatti per essere nostri e che tutto cio' che c'eraora, gia' ci aveva avuto prima di noi ,ammalati e forse mai guariti,ci avevano invece preparato per il cancello:
    E' il cammino della strada rossa,Ti prego, non badare a quel frastuono  degli alberi che sentirai  prima dell'autunno che sembrera' dolore come  una foglia che vuole correre ma è bloccata dai rami che litigano come api per  spartirsi il miele,è il tempo che si sta preparando  anche lui all'effetto che fara' la neve  su un corpo gelato nell'anima  ma con occhi di sole
    E' il cammino della strada rossa,mani che si uniscono,mani ribelli,mani piu' dure  a morire,mani che si sentono
    LI ti ho incontrato mano piu' stretta  delle altre ,mani di appartenenza  di un cuore perso milioni di anni fa,quel battito di ricordi di amore lontano venuto da noi  a portarci il respiro e non il sospiro
    Si,era nel cammino della strada rossa che ti dissi ti amo una parola che non andava taciuta
    ora cosi' come allora dammi ancora la mano  per raccogliere i fiori del nostro sentiero e arrivare  fino alle stelle
    non importa  quelllo che sara' se ci ritroveremo se quel filo legato si spezzera' lungo il nostro cammmino
    io cantero' il mio rito d'amore,te se non mi amerai,io lo sentiro',perchè tu non ti avvicinerai piu, le mie parole d'amore saranno come una spina di rosa nera che sanguina grida di corvo, un pungiglione di un ape regina impazzita della perdita del tuo nome indossato come corona.
    solo  se la mia canzone improvvisa  sara' stonata,capiro' che il tuo cuore non era piu' nel mio
    comunque andra',so  gia' come sarebbe bello amarti,me lo dice sempre una particolare stella che non vuole andare a dormire neanche di giorno,  per desiderarsi gia pronta  di te la sera dopo
    -TU amore non sei mai stato morto eri da me allattato  di dolcezza tenuto al riparo da certi cattivi ostacoli,ci  siamo uccisi alla vita mille  volte, per sfuggire alla felicita' per delle colpe  da noi attribuite.,potremo salvarci solo se contagiati dalla fine e dall'inizio.io allattavo dolcezza e tu mi cullavi  e ancora non fermi quel dondolio che mi ha fatto tua per sempre.
    ■Luna che nasce

  • 24 febbraio 2013 alle ore 21:42
    Lo Specchio del Nome

    E lancio il contenuto delle mie mani
    per guardarlo
    aldilà dell'oggetto
    non esistiamo
    è equivoco
    confondere gli animi
    senza spessore
    se non nelle folate di vento
    di cose perdute trovate per caso
    che chiamano al nome
    chiuso in labbra di perpetui frantumi
    di suoni al primo pianto.

  • 24 febbraio 2013 alle ore 20:47
    Impressioni

    Sul tavolino basso nel salotto
    candide calle con i ciclamini
    stanno sicure dal nevoso tempo
    nel tepore che viene dalle braci.

    Arde un gran ciocco nel caminetto
    e stuzzichini preparano ai piatti
    per gli invitati al tavolo imbandito.

    Il gatto in veranda guarda i fiocchi
    bussa ogni tanto zampettando al vetro
    poi corre via temendo lo si tocchi.
     

  • 24 febbraio 2013 alle ore 15:20
    Tracce di solitudine

                                         Tracce di solitudine

    Pensa prima di camminare,
    guarda i piedi e spostati dove vuoi.
    Soltanto guarda: 
    una strada che traccia ombre.
    Capire il passato,
    odiarlo o amarlo.
    Pensa marciante,
    tutto ha un ritmo,
    anche un viandante.
    Pensa con convinzione,
    è facile cadere nell'illusione.
    Guarda con l’anima il tuo cammino,
    perché le orme non portino più tracce di solitudine.
    Autore  Elena Maneo©
    Tutti i diritti riservati, 2013
    Vietata la riproduzione sotto qualsiasi forma e con qualunque mezzo,
    senza il permesso scritto dei titolari del copyright.
     

  • 24 febbraio 2013 alle ore 14:46
    IL SOUVENIR DELLA CONCHIGLIA

    dov'è la signora in nero? vieni qui... vieni qui...ti facciamo vedere come ci si sente a togliersi il vestito e a buttare il cuore alle stelle.... mettiti giu e assisti  al rumore dei  passi  nel petto, alla carezza di uno sguardo nella mente e al tocco di una voce che ti veste ti rispoglia e ti riveste. L'AMORE  da'  informazioni a finestre semi chiuse dove l'anima non si fa fare domande, non ne ha bisogno, e il corpo risponde. certi accordi giusti fanno il proprio dovere... non hanno paura della signora in nero.. le tendono la mano, se non vuole la spingono , la legano ai piedi di un tavolo apparecchiato con cura ogni giorno e le  raccontano che esiste anche un tempo in cui è giusto riposare, dannati istanti  tra un pasto e un altro. A fine pasto  hai ancora la forza di dire buon appetito?ora puoi andare  zoppicando la tua sconfitta ... .

    Con cura  ,spaventosa e dolce paranoia dei dettagli , io apparecchiero' la mia tavola  e tu, sei la benvenuta. le stelle sono affamate sono tante e  io, devo essere puntuale, ci sono due occhi a capo tavola che mi bisbigliano nel cuscino ogni notte vogliono che insegni a lei a memoria tutti i nostri accordi e che li canti ogni volta che va via e mentre sta tornando . non sara' soddisfatto lui fino a che non vedra' io e lei prenderci per mano e versare le briciole della tovaglia, l'ultimo sorso di vino e gli accordi dentro ogni conchiglia per lasciarla come souvenir al mondo che non crede. Racconteranno che eravamo sempre pronti  noi..il cuore  di un lupo sapeva tutto-

    io ero li a digiuno  di una porta sbattuta ,c'è chi vive di queste attese con il sudore negli occhi.

    eravamo sempre pronti noi  a sudare.

  • 24 febbraio 2013 alle ore 9:53
    Etna

    Etna, picco a me tanto caro,
    due volte monte
    nei secoli eletto,
    ogni mattina,
    al cantar del gallo
    che arriva ai timpani
    con la sua monotona filastrocca
    mi desto,
    alla finestra m'affaccio
    e m'appare
    la tua perenne maestosità,
    il tuo ciuffo da bersagliere
    che volgi ad oriente
    sulle ioniche acque
    color del vino,
    la tua finta tranquillità
    che traspare
    dal candido manto che ti copre
    e che copre
    nelle tue turbolente viscere
    tanta fervida passione
    che di tanto in tanto
    sfavilli con spettacolare effervescenza
    orchestrando
    una miriade di colori
    per l’umana gente
    che ti adora
    e ti teme nel contempo.

  • 24 febbraio 2013 alle ore 9:51
    Respiri celesti

    Che spettacolo
    stamane il mare,
    infervorato da  
    creste spumeggianti;
    l'aria frizzante rilascia
    fragranze e profumi di sale,
    la sabbia turbata
    che parla nervosa
    a una coppia accalorata
    in momenti d'amore.
    Il sole sbiadito
    del suo fulgore
    dorme sommerso
    nelle onde eccitate;
    dal cielo a frange
    di cupo colore
    clandestine stelle
    furtive sotto
    nuvole gelose
    riflettono sull'acqua
    il loro opaco splendore.
    Fremiti segreti
    catturano la mente, 
    invitano a fermarmi
    a parlare con Dio
    del tempo che scorre,
    trovar ristoro
    in parole d'amore,
    aprire il cuore
    a nuove speranze
    e... non aver bisogno d'altro.
    .
    cesaremoceo

  • 24 febbraio 2013 alle ore 8:40
    Il suono delle ali eterne

    Non ci sono più opposti quando la dimensione è unica,
    mentre lo spazio si fa infinito inconoscibile;

    lo dice anche il canto antico del cosmo,
    attraverso vibrazioni autentiche,
    provenienti dai luoghi dell'eterno.

    Spiegate le vostre ali,
    poichè è giunto l'attimo di apprendere il volo,
    lo stesso volo che interiormente ognuno sente ed ha.

  • 24 febbraio 2013 alle ore 2:14
    Vento dell'amore...

    Sussurra e soffia
    il vento
    il vento dell'amore
    che ci sfiora
    come un sospiro,
    è vento
    di folllia 
    che pulsa.
    Tu sei
    il vento
    che mi porta
    via con sé
    con passi lenti
    come una chimera,
    verso il lungo
    viaggio
    della nostra
    fantasia,
    al culmine
    della passione.
    Sei soffio 
    di vento
    caldo
    che penetra
    nei pori.
    Sei 
    il mio dolce
    vento dell'amore...

  • 24 febbraio 2013 alle ore 0:42
    Quiete notturna

    La penombra velata
    abbassa le ciglia
    le membra morbide
    si distendono

    nelle ore notturne
    diventa lieve ogni cosa
    anche il tempo
    non si percepisce

    il respiro rallenta
    si sente appena
    lento lento culla
    una marea di sogni

    la notte è l'onda che s'alza
    immersa nella quiete
    e che s'infrange nell'abbaglio
    del nuovo giorno.