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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 23 febbraio 2013 alle ore 9:06
    Quattro Cento sessantatre

    Mi fai paura.Mi fa paura la tua mostruosa
    bellezza che ieri avevo dato al rogo ed oggi
    risorge dalle gambe come un incenso
    ammaliante e termina sugli omeri e poi
    ancora sbuffa, vaporoso vagone che avvolgendoti
    il collo, sgocciola al petto e mi dice esattamente
    dove vorrei trafiggerti, spurgarti stagioni e nomi
    ed inalarti la mia carne, distillato di premure
    e guai. Mi fanno paura le tue mani che sanno
    i miei angoli e le cassettiere dove ho stipato
    meglio il sangue per non traboccare.
    Così tu puoi rubarmi quando vuoi
    il senso e la spina dorsale, accartocciarmi
    con il risucchio del palloncino curato
    dall'iniezione dello spillo.
    Vedere come rimpicciolisco e mi allontano
    dopo la penetrazione che libera il
    fiato allagandomi di te.

  • 23 febbraio 2013 alle ore 8:17
    Pensieri di carta e di te

    Passano croccanti sotto le dita,
    pensieri di carta e di te.

    Mente mia!

    Dipingi ascoltando il suono di queste parole colate dall'inchiostro,
    dipingi gli spazi e gli oceani attraversati;

    mente mia dipingi questi fogli pregni d'emozione,
    dipingi ogni sentiero scelto o sperimentato,
    poiché stasera ho voglia di viaggiare remoto.

    Passano croccanti sotto le dita,
    pensieri di carta e di te;

    che sei custode di questa mia eredità sparsa ovunque,
    un retaggio dove ognuno può senza limite attingere,
    ove generare riflussi, o la eco delle mie orme.

    Passano croccanti sotto le dita,
    pensieri di carta e di te.

  • 23 febbraio 2013 alle ore 0:35
    Foglie

    Varie come i fiori
    più durevoli le foglie
    vestono i rami
    di tutte le piante.

    In primavera nuove
    ed estive abbondanti
    in autunno imbrunite
    son d'inverno cadenti.

    Delicate hanno grazie
    dan respiro ai viventi
    e bellezza all'ambiente.

    Ed accenti ben dolci
    con un lieve soffiare
    da lor traggon gli zefiri.

  • 22 febbraio 2013 alle ore 19:19
    Walz of the flowers

    Come un bambino
    dalla plastica trasparente della confezione regalo 
    scorge felice
    il suo giocattolo
    preferito,
                     così
    accolgo la tua voce.

    Quasi fosse un surrogato fatato, ne rido
    raccogliendo fili di seta nella mano.
    Interrogo l'ordito indovinandone i toni,
    ugole
    in campane di cristallo: sono un walzer
    di gigli,
                 gladioli,
                                morbide rose
    le lettere
    danzanti sulle tue labbra,
    viole e girasoli.

    Come in una clessidra
    vitrea 
    scorre 
    la tua voce,
    così 
    la sabbia dorata
    nel mio cuore.

  • 22 febbraio 2013 alle ore 17:42
    PIU' A VALLE

    E gli alberi folli che si sono fatti casa  nei miei occhi ospitando melograni,delle foglie autunnali e delle altalene ...i suoi rami sono prostitute al vento che si lasciano trasportare fino in fondo e abbattere diventando legno da ardere per mani che sanno accendere ,in cui poi la cenere sorprende nascondendo un sorriso di brace che non muore mai -Vieni a cercarti con me piu' a valle..dove attende il calore dell'anima.
     

  • 22 febbraio 2013 alle ore 17:40
    L'ETERNO MOMENTO

    Nel mio viso ci sono verdi praterie e la primavera perché ogni volta che mi hai parlato,inconsapevole mi hai riempito di margherite infinite e rose rosse per presentarmi a Dio vergine e sposa alla vita...mi guardasti come gesu' guardo' i propri figli..

  • 22 febbraio 2013 alle ore 17:09
    VITA D'OGGI (DOMANI SI VOTA)

    VITA D'OGGI
    (DOMANI SI VOTA)

    nella giungla della vita
    ci sono
    muti
    trattati come bestie da soma
    a servizio della corruzione
    coperta di menzogne bavose
    c'è
    chi strizza
    mammelle colme di latte e miele
    e chi stringe la cinghia
    ancora di un buco
    ci sono
    operai impiegati giovani
    col cuore tagliato a pezzi
    dalla lama dell'incertezza
    e col desiderio di vivere
    mangiando pane
    e – perché no – companatico
    ci sono
    tristezza paura fame lacrime
    e quelli che
    con grassa mano
    ficcono il coltello
    nel fianco carta velina dei derelitti
    ormai senza voce
    ci sono
    ci sono ora
    mani dure come pietre
    che schiantano le corna del toro
    e
    domani si vota

    c'erano...
    o ci sono ancora?!

  • 22 febbraio 2013 alle ore 16:27
    Quattro Cento Sessantadue

    Mio angelico Belzebù che a novembre avesti
    il tuo corteo, la rossa processione del mio sangue
    spillato in effervescente bollore, l'annusata caparbia
    del cuore fino ad allora assordato da deflagranti
    equivoci. Ho fatto quanto richiesto, compilato
    con ordine la lista delle cose che ho messo
    in vendita. Le ossa: tutte. La carne: pari
    peso. Pari destino. Occhi e pensieri:
    i primi impalano le tue parole, i secondi
    secondini delle tue gambe.
    Bocca  e mani: le labbra non si
    insaporiscono da mesi, le mani vanno
    via come foglie a cercare una tomba.
    Per il resto ho un cancello oltre il
    quale più non passo perchè so che
    è lì che la mia morte attende con
    l'invito suadente di una bacca succosa.
    E vorrebbe addentarmi la fede brulla
    con cui mi dedico a te e dall'anima
    spino ogni altro demone. Al punto
    che ora bussano tutti insieme e fanno
    ressa ed io mi allento un po'
    per inghiottirli e poi sputarli, passeri
    invischiati dalla saliva della tua molteplice nomenclatura.

  • 22 febbraio 2013 alle ore 15:55
    Quattro Cento Sessantuno

    Avevo una sola amica, alta come
    un pensiero, con aspirazioni da
    giunco e storpia d'animo. 
    Si piaceva quanto ci piacciono
    i chiodi della Croce, i palmi
    frantumati dalle saette del
    volgo. Lei mi parlava ma non
    diceva i segreti di cui le cose segrete
    sono di solito incinte.
    Trascorrevamo il tempo a raccontarci
    merlature e conquiste, i castelli
    biondi o bruni di cui avremmo arreso
    patte e patti ,  burrosi ponti levatoi.
    Ma poi eravamo inermi e sciocche,
    stolte e della stoltezza che hanno certe
    tazzine da corredo tutte impettite
    nelle vetrine delle credenze.
    Tronfi ghirigori  che aspettano
    di essere scaldati dal liquido
    a cui si offriranno  nel giorno
    degli ospiti, nell'istante della bella figura.

  • 22 febbraio 2013 alle ore 15:12
    Quattro Cento sessanta

    Mercoledì che non è stato grasso e non è stato santo, solo
    dispari e sfortunato. Tondo furfantello imbucato nella settimana
    insonne a prendere le misure del mio lato buono, lugubre
    dimestichezza al destino orizzontale che è di tutte le
    creature già svezzate. Mi sono morte tante cose, stessa
    data: a volte di mercoledì, a volte di domenica.
    Candele più che candeline, il mio genetliaco è
    l'esequie meglio eseguita. Fiori e cenere sui
    binari di Pompei, fiori e cenere nei corridoi
    al neon della grigia torre degli ecografi e dei
    tracciati. Ho messo gli anni come spilli, io sono
    la bambolina della maledizione su cui scocca
    il dardo con l'acutezza d'acciaio di una  fiocina
    nel viscido dorso del pescato. E non mi paro
    il fianco, aspetto con la posa inerme
    del bersaglio che tutto torni a ricompormi
    in questa scena: fra i riccioli cerco l'indizio
    del dolore che il nuovo inserto dovrebbe darmi.
    Ma è tutto buio, del bianco non vi è mai
    odore: avrò sempre capelli d'ebano  e schiena canuta.

  • 22 febbraio 2013 alle ore 15:04
    haiku n.105 (un banjo suona)

    un banjo suona
    melanconico e solo -
    canta alla luna

  • 22 febbraio 2013 alle ore 14:36
    Temp(i)o

    Segue 
    la sua visione
    di potenza

    Accordando 
    tigri e angeli 

    Perle di
    cristallo
    Occhi 
    di vari mondi

    Il silenzio
    cala 
    Serafico
    velo 

    Calda 
    l'immagine
    nel centro

    Radice
    sfilante  l'ego
    dalla prigione
    invisibile

    Preghiere
    salmodiate
    dai venti
    fissano 
    punti di infinito
     
    Nel tempio
    dell'anima
    l'inautentico
    resta fuori
    a guardare

  • 22 febbraio 2013 alle ore 14:29
    Quattro Cento Cinquantanove

    Vi ringrazio, e di tutto. Delle serate in vostra
    compagnia ed in mia mancanza su tavoli
    di poker mai sfiorati, tra le luci basse ed
    il fumo in fuga dalle ciminiere innalzate
    sulle vostre bocche. Di avermi accolta
    invisibile e meridionale nel vostro parterre
    orientato sulla neve, cavallette in previsione
    di gelo, oracoli dell'erezione delle piogge.
    Di avermi insegnato la curva dei campanili
    colati a picco, le ricette della vostra fama,
    i colori delle case e degli addii. Ringrazio
    tre donne sedute intorno ad un tavolo,
    intessute con gli stessi lineamenti,
    trafilatura al nord, le ringrazio per come
    hanno svasato il mio cuore dalla
    solitudine e lubrificato di speranza il
    suo innesto sulla morbida coperta
    della pianura, in attesa di frutto.
    Ringrazio te per il tempo in cui
    mi hai scelta, lavata dal passato,
    asciugata con un roseo elenco di
    prole, ricoperta di culle e nastrini,
    vegliata nel travaglio, assistita
    al parto. Grazie per aver gioito con me
    che fosse femmina e maschio,
    simile a te e simile a me, con le tue
    spalle ed i miei occhi , la tua voce
    e la mia resa. Quando mi addormenterò,
    dopo la madida fatica che ci fa piovere
    al mondo, quando questo ventre rabboccherà
    il suo dato, obiettivo smesso, retrattile messa
     a fuoco, socchiudi la porta e, andando via,
    conserva insieme al mio grazie, fazzoletto ripiegato
    tra i guardrail della lavanda, il corredo ancora
    intonso, il velo di imprecisata lunghezza, i doni
    di nozze in attesa di ritiro e la pira di felicitazioni
    che non rispondono più ai nostri nomi.

  • 22 febbraio 2013 alle ore 14:18
    QUEL SORSO D'ACQUA DATO ALLA SIRENA

    .Mio pensiero,mio spirito inquieto chi sei?che a volte diventi lacrima e a  volte spina e a volte luce.
    Salice piangente di sogni ,audace quercia accogliente,cipresso impreziosito di farfalle dure a morire.
    Dove hai le tue radici?nel mio folle petto o nei miei capelli che tu dicesti piume di corvo pronte a farti volare anche all'inferno dove io e te vedemmo la luce.

    Dimmi,dove hai le tue radici? nei miei occhi che tu dicesti scoprire la tua anima o nelle mie mani pronte  a coprirti dal freddo.
    fiore a volte smarrito,afferrati forte a questa chioma che come un filo di un aquilone ci fara' perdere negli abissi della follia del nostro petto e lo scrigno del nostro cuore

    ricorda che fosti per me quel sorso di acqua data a una sirena trovata aggrappata alla riva del mare con la voce rotta e malata dai troppi canti non ascoltati  e da anime che stupravano le onde .
    Anima mia crocifissa dal mio canto folle e dolce  che quel giorno ha gridato in silenzio e tu lo hai sentito , vieni da me con quella barca di carta anche a chiedermi della liberta' ,o a ricercare il grande mistero attento a cio' che mi dici perchè il mio cuore è una porta immensa che accoglie e imprigiona.

    Mio pensiero spirito inquieto vieni ogni notte da me se vuoi a sperimentare la presenza del grande mistero,ma ricorda che lui verra' a salutarci solo se all'alba ci trovera' ancora abbracciati.ma intanto voglio dirti che quel sorso d'acqua dato alla sirena ha fatto rinascere campi di girasoli non piu' piegati ma assenti di luce e lui da lassu' che applaudiva sorridendo e commosso alla tua meravigliosa follia.

    Buon giorno mio spirito inquieto,indomabile al cuore,cosa fai qui accanto al mio letto?

    Luna che nasce

  • 22 febbraio 2013 alle ore 14:08
    MIO SPIRITO IMMORTALE

    Cosi' io  ti amo  nel freddo e nella solitudine  nostra  compagna  e sicurezza,nel fuoco  e nella protezione  dei  tuoi occhi
    i tuoi passi lupo frettolosi nella notte  senza mancare  mai all'appuntamento

    il vento mi parla  di te e mi fa da coperta
    il silenzio e l'istinto  compagni da sempre
    le tue impronte nella foresta fanno eco alla mia schiena
    segni  di un amore con il sudore  negli occhi  e la pesantezza  di un cuore
    eterni canti d'amore in quell'istante  tutto  si ferma
    lunghe corse inseguendo  tracce  e profumo di luna.

    Sei il mio sogno e  la liberta' che violenta  i miei occhi senza  tempo
    sei la realta',una continua presenza  che si fa sentire
    tu sei il mio anello chiuso
    ti uccideranno tante  volte ma rinasci sempre  nel bosco  dove io ti ho conosciuto
    tu....lupo....sei il mio amore immortale.
    Ti vorrei  qui  per farti vedere  quante volte  il  tuo  nome abita  nei  miei  fogli 
    ma in questa tempesta frettolosa  che è la vita
    a noi è riservato il  momento in cui il vento  si ferma  e tutto sa  di eternita'

    Luna  che nasce

  • 22 febbraio 2013 alle ore 13:23
    Nel giardino d'inverno

    Sbocciano le viole mammole in serra
    candida fuori tutto copre la neve
    e tu vuoi colori per luce all'anima.

    Stanno i fiori a offrire sereno
    innamorando il tuo cuore
    nel loro discorrere teco.

    Dicono che c'è la bellezza
    che disperare finisce
    e rifiorisce la vita.

    Sì, ha giardino l'inverno:
    riparo da cruda tormenta
    appuntamento a te lieto.

  • 22 febbraio 2013 alle ore 12:31
    Non so Amata cara

    Non so se quando sarò freddo e muto
    farai come Didone che un dì ruppe fede
    al cener spento di Sicheo, non so amata cara.
    Questo pensier che per anni mi turbò la mente
    risposta trova  e giusta, lo dice del Sacramento
    il rito che muore con la morte di un dei due Ministri,
    quindi libero io della vita dagli affanni libera tu,
    da me non più amata,  di amar poi  felice chi tu credi.

  • 22 febbraio 2013 alle ore 11:35
    i miei pensieri

    I miei pensieri
    volano via col vento
    come le foglie di glicine
    soffici e delicati sul tuo cuore
    si sono posati come addormentati
    ma tu col tuo volto caloroso
    li hai risvegliati…
    Non erano mai sopiti
    erano come bozzoli arrotolati
    di farfalla
    ma il tuo amore li ha fatti
    uscire fuori e sono diventati
    crisalide e poi farfalla
    e poi sono volati
    su nel cielo…

  • 22 febbraio 2013 alle ore 7:41
    La luce della speranza

    Contrapporre pudiche
    volontà illibate
    a questa natura
    esuberante e vivace
    corrotta da sgraziate 
    ragioni materiali
    che han preso il posto
    d'ogni valore morale;
    Specchiarsi sempre
    nel mare dell'onestà,
    pulito e limpido,
    senza andare mai
    al fondo e curarsi
    delle dignità offese
    vivendo avventure
    senza l'ironica pietà
    d'ipocrisie continue,
    nell'altrui solenne malinconia, 
    e morire e rinascere,
    fermarsi e riflettere,
    per ridare un senso alla vita
    nella luce di una speranza
    sempre accesa.
    .
    cesaremoceo

  • 21 febbraio 2013 alle ore 21:05
    Festa

    D’inverno una sera
    stanza piena
    di persone folla
    in discoteca

    tra tavoli
    di gente assiepati
    compari
    avanzi

    i tuoi passi
    d’amor guidati
    cuori innamorati
    cuori infranti

    ti arresti
    ti avvicini
    baci reciproci
    baci scambiati

    mi saluti
    mi abbracci
    corpi vicini
    sempre più vicini

    ora senza parole
    sorridente
    gaiamente
    gioia traspare.

  • 21 febbraio 2013 alle ore 20:00
    Varchi di coraggio

    Trasfusioni d'amore
    fiumi inarrestabili
    d'umore dinamico,
    importante e profondo
    nelle scarne illuminazioni
    nel buio della crudeltà umana,
    verità che abortisce i sogni
    e porta l'amaro sapore
    di sentirsi tagliati fuori
    in adulteri sensi di rimorso
    nella dura cosciente
    povertà dell'anima
    altalenante tra indugi e silenzi
    nell'impero dei sentimenti
    ad aprire varchi di coraggio
    in quella corazza
    che rende schiavi
    del dolore narcotizzato
    dall'attesa di una speranza.
    .
    cesaremoceo

  • 21 febbraio 2013 alle ore 19:50
    Solitudine

    Solo come un cane
    Ombre di pianto crescono in me
    L’anima mia non trova pace quassù
    Insieme ad essa son morto
    Te l’avevo detto amor mio
    Una volta sola passa la morte
    Da quassù non si torna più indietro
    Inutile chiamarmi
    Non avrò udito per sentirti
    E non avrò modo per amarti ancora

  • 21 febbraio 2013 alle ore 15:56
    BE

    Del fioco bagliore di una luce fuggita
    dalle tenaci porte tue socchiuse
    nutrirmi meravigliandomi dei colori suoi
    già prima che di essa lo splendore
    diventi accecante.

    Imparando a camminare su soffici manti
    di silenzi fatti, interrotti da musiche ridenti
    ove il sospiro della mia condizione
    trova le giuste corde intonate a cantare
    il tuo nome a memoria.

    Nell’immagine ultima di un prato timido
    su cui stendere dei propositi le radici
    confrontando il sogno con la condivisione
    che sai cullare con la dolcezza intima
    di chi tenace, protegge un sogno.

    Raffaele di Ianni.

  • 21 febbraio 2013 alle ore 12:48
    Quattro Cento Cinquantotto

    Non sai se sono vestita di blu,
    se di viola. Se ho freddo là
    dove non sei più passato,
    se i miei capelli tendono a virare
    dalla testa o i piedi ad ammutinarmi
    il desiderio di andare. Nemmeno io
    ricordo più come si componevano
    le tue ossa: ricordo però la traccia
    bordeaux del sorriso che ti dilaniava
    le labbra scusandosi di essersi
    innescato a metà strada fra le rughe
    ed i campi. Ma tu non sai se oggi
    tossisco, se domani mi domerò al
    letto, se il mio  trucco è sbavato
    e senza cilindri, la camicia quella
    di allora e la borsa la stessa,
    nera. Se la vita è incavata e
    le ginocchia adunche, nasi
    che non hanno più familiarità
    col tuo odore. In effetti anche
    io ho difficoltà a rimettere in ordine
    le tue spalle sull'incudinei delle
    gambe che ho toccato abbastanza
    per non confonderne il dolore.
    Oggi è un altro giorno da ieri
    che tanto somiglia già a domani.
    La colpa del lurido lunedì
    ricade su tutta la settimana:
    è congenito il morbo,
    perniciosa decalcomania.
    Eredità assegnata puntuale e senza morti.

  • 21 febbraio 2013 alle ore 12:44
    Solo arse sterpaglie...

    Non di verbena fior non di viole
    profumati prati della musa mia
    contadina è l’affannoso cercar
    onde il canto elevar del cantar mio
    solo arse sterpaglie secchi arbusti
    il piede suo lento stanco percorre
    a noi così sì piace questo odorar
    dal gusto antico intenso e  forte
    altri Pison cerca altri poi sferza
    emulo tu nel cantar aulico tuo
    del miel aspro dolce di Venosa
    alla ricerca dell’inclito verso.