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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 08 maggio 2013 alle ore 1:29
    LETTERE AL FIGLIO

    Eterno
    Non esiste fine
    Perché non vi fu un'inizio.
    Ascolta il battito del tuo cuore.
    Espansione e contrazione
    Questa è la chiave
    Prendi l'aria e restituiscila
    Osserva il tuo petto ricevere la vita,e poi restituirla.
    Pieno nel vuoto
    Non esiste l'assenza.
    I tuoi sensi non possono ingannarti
    Quello che imparerai a riconoscere come dolore è una parte immutabile dell'espansione.
    Non potrà accaderti nulla che non faccia parte di te
    Nella gioia sii pronto ad accogliere il dolore
    Perché senza di esso non avresti coscienza.
    NeI tempi di sofferenza,prepara un banchetto,preparati alla felicità.
    Osserva le bolle di sapone nella vasca.
    Come loro,attirerai verso di te,anime a te simili che aumenteranno la tua grandezza.
    Impara a conoscere il tuo limite,perchè troppo grande potresti dissolverti.
    Attirerai anime opposte,che compenseranno la tua energia.
    Conserva nitidi i tuoi ricordi,affinchè tu possa valutare con saggezza.
    Prima di agire,soffermati a ricordare.
    Respira e sorridi.
    Sei coscienza.
    Sei vivo,figlio mio adorato.

  • 07 maggio 2013 alle ore 21:52
    L'eclissi

    Notte scesa sul giorno
    paura che il Sole non torni
    a donare il bel chiaro
    a far schiudere i fiori
    a ispirare alto canto.

    E' l'eclissi per gli avi
    attenti al potere dell'Astro
    su tutte le creature viventi
    uno sparire funesto
    ed è nell'inconscio di oggi
    significato dal grido
    gioioso al riemerger dei raggi.

     

  • 07 maggio 2013 alle ore 20:00
    Mano nella mano

    Come fratelli, compagni
    come amanti, innamorati
    non è fatica tirare avanti
    mano nella mano al domani
    ma sono ben pochi i fortunati
    con indietro tanti respinti
    senza più lacrime agli occhi.

  • 07 maggio 2013 alle ore 13:29
    Dove nascono le Comete?

    Dove nascono le Comete?
    Dell'Universo profondo osservatrici
    ciclano in tondo, non hanno mete
    s'allontanano e ritornano, cacciatrici.

    Un po' di sé donano al passaggio
    tutti ad osservarle quando vicine
    indifferenti continuano il lungo viaggio
    ma un giorno sarà pure per loro la fine.

    Uguali un po' diverse salutano dall'alto
    tra le stelle fioche esse si stagliano
    mirarle dovresti per compiere il salto.

    Di meraviglia per sempre ci abbagliano
    con onirici sogni dal color cobalto
    che tutte le certezze, invero, scarmigliano.

  • 07 maggio 2013 alle ore 11:48
    Ragazza sushi

    Giù

    la goccia cadde fredda

    su baci che bruciavano

    labbra di sakè,

    occhi di fanciulla

    coloravano la notte

    che regalava sogni

    a samurai senza pietà.

  • 06 maggio 2013 alle ore 23:19
    Dignità e coscienza

    Ci sono tanti modi per capire
    quanto sei importante

    se un giorno avrai voce
    cerca di capire sempre
    se hai qualcosa da dire

    Ricordo queste parole
    che risuonano ancora nella mente

    col tempo passato

    a credere di potersi dar delle regole
    nelle continue esistenze d'amore

    con la dignità a opporsi alle nebbie
    che ammorbano le nostre vite

    popolate da anime nere

    vaganti

    insoddisfatte

    che portano ovunque rovine e distruzioni
    e perdersi fra le brume del creato

    Cosi percosso

    indosso le ali della poesia
    e volo con le mie nudità

    nel distillato di emozioni infinite

    con la coscienza incauta ma mai sperduta.
    .
    cesaremoceo

     

  • 06 maggio 2013 alle ore 22:43
    Fuori

    Mescolare  di acquerelli
    a toni forti
    di rosa essiccata
    Nell'agenda
    per ricordo
    d' un tempo
    un odore passato
    Che il presente risfoglia

    Mentre nell'aria
    voltaggiano
    Poesie Sufi
    di uomini
    di Dio
    oltre terra
    fuoco aria
    acqua
    Al di là
    di tutte
    le materialità

    Mi ricopre
    di calore
    la distanza
    voluta
    Sdraiata
    al sole
    che mangia
    una parte del viso

    Saltiamo da un treno all'altro
    ridendo
     con 
    sconosciuti
    Entrati in noi

    Il candore
    dell'infanzia
    contrasta col palazzo
    scricchiolante
    tenuto in piedi
    Da Luisa
    e il suo accoglierci
    di famiglia

    Poi il mare - finestra
     dalla villa
    anch'essa usurata
    Lo si vede
    imponente
    ci invita
    ad entrare
    in lui

    Ma siamo noi
    mare
    ci alziamo
    come  onde
    sotto cieli
    dipinti
    e abbassiamo
    la guardia
    per tornare
    alla costa

    In  cielo
    limpidi
     occhi
    di bambini
    Che giocano
    a prendersi forte
    per poi
    ritornare
    lontani

    A guardarci
    sparire 
    come sassi
    nell'acqua 

  • 06 maggio 2013 alle ore 20:08
    Lo dice il fiore

    Lo dice il fiore
    discreto
    dischiuso al Sole
    tornato il tempo
    dolce d'amore.

    Risponde l'astro
    alle parole
    di gioia brillando
    sulle farfalle
    danzanti in volo.
     

  • 06 maggio 2013 alle ore 19:56
    Anacronismo

    Mi punge vaghezza d'amore
    e mi ride ironico il cuore
    che mi nasconde lo specchio
    trovando carino il miraggio.

    Del resto pensarci fa bene
    e tiene alla larga la fine.
     

  • 06 maggio 2013 alle ore 19:14
    E m'immagino

    E m'immagino Angelica
    nell'erbosa radura
    dalla boscaglia protetta
    col cavallo in sosta.

    E mentre bruca la bestia
    coglie ranuncoli la bella
    per farsene corona
    di Medoro alla vista
    così che lo conquista.
     

  • 06 maggio 2013 alle ore 18:46
    Sul filo

    Sul filo serico sicuro va il ragno
    verso la foglia tesa si porta
    ove attenderà il suo moscerino.

    Sta appena a bordo strada
    fra l'erbe del sottobosco
    vaporanti a fine pioggia.

    Nel pomeriggio di maggio
    con elegante movenza
    attrae per un attimo l'occhio.
     

  • 06 maggio 2013 alle ore 18:31
    Alla grotta

    Sono sceso alla Madonnina
    posta là nella grotta
    come a Lourdes riprodotta
    nella giornata fresca
    appena dopo la pioggia
    come facevo una volta
    n'è passata d'acqua
    che fatica la memoria.

    Solo nel tacito bosco
    tra il torrente e il prato
    dal sole adocchiato
    ho seguito il pendio
    all'inizio ripido
    fino allo slargo
    del luogo pio.

    Ed ho pregato.

     

  • 06 maggio 2013 alle ore 17:35
    I colori di Afremov

    Vorrei scalare oltre questi passi
    e vedere come fanno certe mie parole
    a rimanere fedeli a impulsi e sublimazioni
    senza limare pause, senza cadere vittima
    delle mie illusioni,
    vorrei che fossero lucenti i loro significati
    come un volo intenso e senza pesi
    vorrei fluissero così impetuose
    da trovare ostacoli senz ‘accorgersene
    e alla fine del torrente cadere
    dentro quell’inaspettato mare
    tutto rosso e “gialloarancio”
    nell’unico modo che ho
    d’ amarle ,
    fiera d’aver dipinto un po’ di quel che
    le riveste discrete ,
    e loro, le parole, care e affezionate,
    venirmi incontro
    sconfinando...

  • 06 maggio 2013 alle ore 15:38
    Nell’onda l’ascolto, stanotte

    T’ascolto stanotte,
    il tuo respiro col mio
    e mentre ruggisci
    inondando la rena,
    t’ascolto
    Si confonde la nota,
    che il petto mio innalza
    e si poi sprofonda
    nei polmoni l’eco ,
    coll’alzarsi e abbassarsi
    dell’onda tua nera,
    pesante
    Ti ho sentito stanotte
    mare mio respirare
    in armonia il mio respiro
    e mi narravi di vite
    che or' io,
    per tua voce conosco
    T’ascolto, stanotte.

  • 06 maggio 2013 alle ore 15:28
    A MIA NIPOTE

    A mia nipote

    Bambina, tu oggi compi due anni.
    Il nove dicembre del duemilasette
    venisti alla luce e non desti affanni,
    ma sol vagiti, placati dalle tette.

    Io ti chiamo con diversi nomi
    di uccelli, di gatti e pur di gnomi,
    ma il tuo nome ha un suono bello:
    Eléna è splendido come Maria Stella;
    il tuo viso sembra un acquerello,
    ma, se piangi, scateni una procella.

    Bimba, sei giunta tardi sulla terra;
    infatti, la mia vita è già passata
    e la mia gioia è quasi cancellata
    dalla sofferenza, che il mio cuore serra.

    Sei un essere tenero e spigliato,
    la tua vivacità mi ha conquistato.
    I vecchi facilmente danno il cuore
    a chi dimostra loro un po’ d’amore.

    Ahimè! Il faro della notte è quasi spento
    e il dolce giorno mi porta sol tormento.

    Oggi, però, Eléna, son felice alquanto,
    poiché la notte all’alba cede il passo;
    questo ricambio è per me un incanto,
    che mi dà lena e non mi rende lasso.

    Ti auguro salute, letizia e gran fortuna,
    nonché romantici momenti al chiar di luna.

    La poesia è tratta dal mio libro "LACRIME E SORRISI"
    Pellegrini Editore - Cosenza 2014
     

  • 06 maggio 2013 alle ore 15:21
    L'ALBERELLO

    L’alberello

    Un alberello, misto ad altri fiori,
    spuntò tra i vasi del suo verone.
    Una donna bella di viso e di cuore
    innaffiava il suo giardino con amore
    ed esso le donava spesso l’emozione,
    che danno i profumi e i bei colori.

    La solinga donna era mia mamma,
    che nei dì di mia quiete vesperale
    incontravo nella sua dimora antica.
    Fu sempre solidale come una formica,
    visse santamente, pur se fu mortale,
    ricordando della croce il dramma.

    Con ella piacevolmente dissertavo,
    rimembrando mio padre e la “pipina”,
    per la quale il bene fu la sua dottrina ,
    ch’io facevo mia quando l’ascoltavo;
    per quel che m’insegnò e che mi disse
    “la pipina” fu terrena sol perché visse.

    L’alberello, che io prima mentovai,
    è un nespolo, che divenuto adulto,
    dello stesso mia madre attese il frutto,
    ma non ebbe sorte e per me fur lai.
    Morì!
    La sua casa dei ricordi fu venduta
    e gli oggetti ebbero altra dimora,
    ma il nespolo a “Mattè” trovò il sito.
    La pianta con tanto zelo fu cresciuta,
    io ne ho premura ancor tuttora
    ed essa produce il frutto saporito.

    Sfiorando le sue foglie, io m’illudo
    di sentire viva la mia dolce mamma
    e teneramente di carezzarla ancora.
    La sua effigie nel mio cuor racchiudo,
    la mia mente al suo pensier s’infiamma
    ed io la vedo, mista alla sua flora.

    La poesia è tratta dal mio libro "LACRIME E SORRISI"
    Pellegrini Edirore - Cosenza 2014

    La “pipina” fu mia zia Marietta, sorella di mia madre, Giuseppina Di Romano. Mattè è la contrada Portella di Matteo in agro di Pietraperzia, dove avevamo la nostra campagna.

  • 06 maggio 2013 alle ore 14:53
    Diario

    Il vento fa volare

    le pagine rosa che ho scritto

    per te.

     

    Sembrano gemere

    per liberarsi

    dal filo di inchiostro

    che le attorciglia e stanca.

     

    Sono poveri resti

    di colori e odori,

    ormai sfuocati

    nelle statiche parvenze

    di un pensiero.

     

    Eppure

    anche loro mi amano,

     

    accolgono nel capace scomparto

    del silenzio

    il mio pianto

    così chiuso e austero.

     

     Da  “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011

  • 06 maggio 2013 alle ore 14:31
    Cinque Cento Ventisei

    A Maggio potrei sembrarti guarita:
    le guance affiatate col sole e la
    fronte in pace come il lino
    non ancora indossato,  gli occhi
    schiusi dalla covata del sonno,
    margherite esplose simmetriche,
    capovolto il paio di gonne
    hawaiane ad una tinta, i ragni
    a pancia in su. A Maggio potrei
    sembrarti tutte queste cose e
    tante altre, il glicine e l'oleandro
    non farebbero meglio di me.
    Sai, ho saputo che qualcuno
    adotta bambini mentre gli
    Americani comprano stole dai
    muri od infusi agli agrumi
    staccandoli dalle bottiglierie
    come da rami di vetro.
    Ho saputo che hanno fatto
    colloqui, migliorato la casa
    e spazzolato il divano, intrattenuto
    giudici ed ispettori con il racconto
    della loro trama d'amore.
    Adesso stanno alla finestra
    per una cicogna dalle ali
    spiumate e dal becco meccanico
    grande quanto l'Osanna.
    Fanno esercizio coi nomi
    e scommettono baci sulla
    capigliatura.  Lei non ha più
    di un dolore, quell'ultimo finito
    da due settimane non ha mai urlato.
    Spenta la semina che sembrava
    attecchita così bene là sotto.
    Ma adesso la pancia è tutto
    il cielo ed in un punto di quella scatola
    è già cresciuta una stella cosacca:
    la neve dentro lo sguardo va sciolta
    più volte perchè dica mamma.

  • 05 maggio 2013 alle ore 23:57
    Guardami

    Guardami
    dietro al velo di stelle
    che dipinge i tuoi occhi.

    Nel silenzio confuso
    di un bacio al tuo ventre
    illuminato
    dalla nuova luna
    tremo.

    E rimango sospeso
    a girar su me stesso
    nel vuoto
    trapezista senza rete
    attaccato coi denti
    al tuo amore.

    Malafemmina
    che nel buio ti doni
    e che al buio appartieni
    imperlato di sensi
    non lasciarmi cadere...

    ...Guardami.

  • 05 maggio 2013 alle ore 22:56
    Acrostico: ROSA

    Rosa, ricchezza dei giardini fioriti
    Oppure di tanti bei campi di fiori,
    Spingendoci a scrivere poesie di
    Amore proprio come quest una.

  • 05 maggio 2013 alle ore 22:04
    Fragile adolescente mia

    Inesorabili scorrono i giorni,
    il tempo non arresta
    la sua corsa frettolosa!
    Tempo fugace che
    fortifica la vita...tra dolori,
    affanni,
    malumori e
    tanti inganni.
    Son quì,
    sola e senza aiuto.
    osservo la mia vita
    andar per ostacoli insormontabili,
    vento impetuoso
    si abbatte sulla mia affranta esistenza;
    scossa e ansiosa
    proseguo nell'oscura,
    impenetrabile tenebra.
    Le forze abbandonano
    le membra pressate
    da sforzi disumani.
    Vorrei scappare, andare via.
    In cerca di una luce,
    speranza rinnovata che
    rasserena e apporta pace
    nel mio piccolo cuore confuso.
    Ho bisogno d'amore.
    Amore vero che
    possa svegliare in me
    quel senso di libertà.
    Per proseguire... colorando
    il mondo di nuova luce.
    Luce che scalda gli animi oppressi
    Luce che allieta i miei riflessi.

  • 05 maggio 2013 alle ore 20:17
    Acrostico: IN QUESTA STANZA BUIA

    Io, solo io, solo io e me stesso,
    Nessun altro che noi, io e me.

    Quanto vorrei qualcuno, ora, qui
    Urlando un canzone che potesse
    Emozionarmi e darmi dei brividi,
    Spinta nuova, forte e propulsiva.
    Tenendomi poi nelle sue braccia,
    Amandomi come ad un bambino.

    Sì, solo io e me ancora una volta
    Tentando di capire il senso degli
    Aforismi sulla vita e sulla morte.
    No, non sto delirando neanche
    Zuccherando il ciuccio con sale,
    Anzi, sto solo parlando al vento.

    Benedette siano tutte le canzoni
    Urlate da noi due, ossia io e me,
    Invitandoci a non mollare né mai
    Arrenderci al buio di 'sta stanza.

  • 05 maggio 2013 alle ore 15:42
    Saresti bellissima

    Saresti bellissima primavera
    con la tua veste dipinta di blu
    se potessi rinascere davvero
    se ti lasciasse il tempo rigoglire
    come vorresti tu, illuminando
    quelle anime inquiete, che smarriscono
    riferimenti insegnati, quando piccoli erano
    e ridevano nel tepore di una chioccia
    scaldata, dall'amore protettivo

  • 05 maggio 2013 alle ore 14:44
    Cinque Cento Venticinque

    Non conosco le tane di questa
    larva, non so come prolifica
    il suo vivido baccello e quante
    porte infila il seme. Non ho pazienza
    con i gerani, e le foglie, per quanto
    belle, non solleticano le mie carezze.
    Dagli alberi mi ritraggo se scopro
    nell'ora di punta la velocità
    del formicaio. Rintano dalle ali
    con la timidezza delle lumache
    ed il guizzo della lepre: il mio
    coraggio è fermo al mercoledì,
    do ai venti la schiena e la
    faccia alle sentenze.
    Ma ho gli occhi impasticciati
    con la prua di un'astronave,
    nove mesi all'atterraggio,
    sogni e molti nomi in lista
    per l'imbarco. Sono colei
    che crede le doglie simili
    alle fasi della luna e le
    stelle miracoloso mentolato
    per zittire alle carni i teneri rossori.

  • 05 maggio 2013 alle ore 14:24
    Cinque Cento Ventiquattro

    La gente che muore la domenica
    dovrebbe indossare un bel vestito,
    una piuma sulla giacca,
    carta velina intorno alle ossa
    e non la confezione ordinaria,
    tantomeno una gru capovolta
    sul bacino, lampo assassina.
    E' domenica di tranci, affissioni,
    di sidri e scosse blu ed una signora
    barocca è venuta a prenderti
    dal mare con l'uncino, una passata
    di funebre manicure ed un'oncia
    di caso, suo figlio maledetto
    per cui non si apparecchia in tempo
    e van gettate le cose alla rinfusa
    o lasciate con l'un, due , tre stella
    dell'ultima faccenda.  La gente
    muore anche la domenica e
    la domenica siede  sugli spalti
    o sugli scanni, la ciaramella
    di una campana, gamba
    elettrica e sintetica, dal festivo
    volge al pianto.  Una pallina
    gialla, un fegatino, già rimbalza
    sul fondo rosso mentre tu
    poco più in là imbustato,
    la causa spiegata con le
    foto  dei giornali, dal corpo
    dritto dai alla domenica  lo sfratto.