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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 21 aprile 2013 alle ore 9:55
    Quattro Cento Novantasette

    La sera è difficile:
    i merli smettono  il ricamo dei canti
    fra le palme spampanate dalla
    tintura del mezzodi ed i rondinotti 
    mestruano  il primo volo nell'utero  dei vicoli
    in grigio. Intorno si accendono braci
    e luci ed una voce da quiz
    accompagna la raffinatura dei sughi.
    Sulle tavole i piatti intonano i bicchieri,
    maggiori e minori sul pentagramma
    a quadretti rossi  delle venti,  il pane
    accucciato nella patena
    di vimini è umana eucaristia.
    La sera è difficile:
    difficile dosarne il dolore.
    Di solito arriva in un getto e
    mi investe sulle strisce del primo
    sonno, vapore  con il tuo nome
    scappato alla valvola brilla.

  • 21 aprile 2013 alle ore 9:17
    Alle pareti

    Scrosciano
    scoscesi
    sulle cosce
    e sui tuoi seni
    i desideri
    come temporali antichi
    come aghi di viti
    che feriscon
    di piacere
    e di tormento.

    Non fermare
    le mie mani
    e la mia bocca
    adesso che la notte
    ci avvita alle pareti.

    Sento la filettatura
    stringersi al mio cuore
    nella spirale
    che avanzando
    si allarga ed aderisce.

    Mi stringe lo stomaco
    il languore
    al pensiero
    del rischio di spanare,
    di sfondare la magia
    del turbamento
    lasciandomi a terra
    a sanguinare.

    Ma tant'è...

  • 21 aprile 2013 alle ore 9:04
    L'amico delle stelle

    Spesso sorridendo mi diceva: amico
    non ho mai sognato ma se le stelle
    guardar sognar vuol dir, sì son, ad occhi
    aperti, un grande sognatore ch’a Sirio e sue
    sorelle, alle lucenti stelle, di cader prima
    nelle braccia di Morfeo affido i pensier
    miei e quei miei voluti inappagati desideri;
    così, lassù, vedo rasserenati i primi, forma
    prender poi i secondi per celeste incanto,
    infin mi prende il sonno dolce, dolcemente.

  • 20 aprile 2013 alle ore 23:24
    Quelle notti

    Sogni proibiti

    in notti passate in compagnia
    di mesti momenti

    eternamente vestiti
    d'avviliti misteri

    nel mio istinto intriso
    di profonde amarezze.



    dove gli angeli
    piangono dolorose lacrime

    a bagnare il destino
    di iracondi uomini

    contro il tempo che
    inesorabile

    scorre a frantumare i ricordi

    nella libertà oltraggiata
    con la dignità negata

    labbra chiuse
    si parlano addosso

    nell'unica luce
    ancorchè fioca

    che apre il cuore
    ai nuovi orizzonti

    Cerco Te Speranza

    a risanare quelle cicatrici

    a Te attingo limpide acque
    a riscattare la coscienza

    sospesa in quei vuoti

    Tu che mi scaldi
    con la Tua umile fiamma...

    T'aspetterò ancora paziente
    nelle magie di altre notti...
    .
    cesaremoceo

  • 20 aprile 2013 alle ore 15:55
    Attaccami

    Attaccami
    Vedrai il sangue confondersi con la terra
    perché cadrò sicuramente
    e farà male, molto male.
    Il mio viso sarà sporco,
    e avrò gli occhi gonfi di spavento.
    Attaccami
    La tua lama sarà forte più di mille pugnali.
    Vedrò il mio dolore, profondo,
    nutrire la tua anima avidamente.
    Attaccami!
    Ho bisogno di ogni singola ferita,
    ho bisogno di guardare i tuoi occhi infiniti luccicare di vuoto,
    devo saziarmi dalla tua pochezza.
    Capir fino in fondo dove l'assenza
    di qualunque umanità
    può spingere la tua mano contro di me.

    Attaccami, sono qui.
    Sferra il tuo colpo ferale!!!
    Resterò sospesa in aria,
    come una melodia che non vedi ma c'è,
    come l'odore del buono che ho e che non troverai altrove.

    Resterò sospesa in aria finché non mi vedrai più,
    finché non capirai
    che l'unico nemico
    è dentro di te.

    Impara...

  • 20 aprile 2013 alle ore 13:15
    Quattro Cento Novantacinque

    Ti porteranno le bocche, sono mani:
    un obolo nel palmo la tua voce.
    Loro fanno così: si accontentano,
    si propongono e danno.
    Ma lo sguardo, il filo, gli occhi,
    quelli erano i miei e quanto
    mi batteva il ventre contando i passi
    alle tue braccia, nessuno saprà.
    Distinguere  se fu tonfo,
    o burrasca.
    E' che non avrei mai osato
    una porta che si apriva
    tenendoti dietro come un sermone.
    L'ariete che mi ha rovistato la pelle
    non ha mai forzato un respiro.
    E adesso che smetto tutti
    sorridono disattenti all'apnea
    con cui mi vieto anche 
    solo una frase di vento.

  • 20 aprile 2013 alle ore 12:38
    Quattro Cento Novantaquattro

    Sulla piazza il rondò dei piccioni
    è sversato, grigia assunzione.
    In fitto i gradini dal sagrato all'asfalto.
    E' che ricomincia la marcatura dei
    cotoni e delle crinoline dopo i lampi.
    Mio amore che sverni ancora la
    tua primavera, mi hai messo
    il cancello alle mani ed una catena
    sugli occhi: come ti tocco se non
    con la pula degli ultimi pensieri?
    Di te che mi morivi addosso
    ansimando e già decidevi
    di rinascere altrove.

  • 20 aprile 2013 alle ore 12:27
    POLITICASTA

    Voltagabbana inciucisti
    Casta voto armata
    Vilipendisti festaioli
    Affamata mignottanza

    Spendiballe improvvisati
    Analcostituzionalisti!
    Cronici poltronari
    Orgoglioni svenditari

    Cenaioli rimborsisti
    Smarionettatori
    Geriatricoforzisti

    Vergogna nostra
    Del nostro onore
    Di gloriosa civiltà

  • 20 aprile 2013 alle ore 9:49
    S'immerge

    S'immerge lo scrittore
    dei sogni
    inventandosi poemi
    che diventano suoi
    vivendoli realmente
    nel suo andazzo quotidiano
    coinvolgendo la notte
    consigliera nella luce
    ispiratrice di una musa
    eccellente, nutrendo
    cellule con centinaia
    di neuroni geniali
    che scrivono un libro
    assaggiando l'uscita

  • 20 aprile 2013 alle ore 9:06
    Quattro Cento Novantatre

    Che sia prima dell'estate: in estate
    io mi ammalo  ed il mare va in fuochi
    e c'è dispersa nell'aria la solita
    fragranza di seta e semi neri,
    di frutta squarciata.  Vieni prima
    che dalla gola di tutto l'Agosto
    si stemperi il bruno rosolio
    dei gradi eccitati: è questo l'incantesimo
    che sta per finire, se tu mi vuoi,
    che sia prima di allora, della mia
    degenza in sandali cipria.
    La ruota di gonne dal mio armadio
    tenta fughe mal riuscite, una classe
    di pavoni taglia quarantadue, ricercati
    nella primina della nuova stagione.
    Ma tu fai prima: prima dei cocomeri,
    delle sdraio sguaiate e piene, dei
    draghi delle quindici e delle
    cordate di vicoli a sud.
    Una mano, la tua, venga a prendermi
     per le scale. Tranciami dal loro
    budellino di maioliche e dall'acconciatura dei glicini.
    Trova una scusa, la data, un appuntamento,
    la ricorrenza e pur senza regalo,
    che sia prima, prima che la luna
    in costume rida di me
    su, fra le stelle che asciugano.

  • 20 aprile 2013 alle ore 8:51
    La tua Africa...

    Una musica tribale
    che ti trascina
    come eco
    d'avventura.
    Ti cattura
    ti sorprende
    e magicamente
    ti attira a sé
    e ne diventi
    prigioniera
    del suo 
    tam tam.
    Ad ogni colpo
    dato
    a percussione
    con forza 
    o con dolcezza,
    ne trovi
    e ne riscopri
    il desiderio
    di cose lasciate
    e abbandonate.
    La gioia
    alla vita
    all'amore.
    Basta solo
    un piccolo gesto
    rituale,
    un tocco
    con le dita
    con le mani
    a farti
    scuotere
    vibrare.
    Ritrovi
    la tua musica
    ricordi assopiti
    dal profumo
    della tua terra
    delle tue tradizioni
    e dalle tue origini.
    La tua Africa...

  • 19 aprile 2013 alle ore 23:00
    I tulipani nuovi

    Ho sorrisi rumorosi
    che urlano dagli occhi
    mentre sistemo
    il vaso sulla tavola.

    Stanno per schiudersi
    i tulipani nuovi
    così come i pensieri
    e le promesse

    (E' tempo).

    Abbasso gli occhi
    con lo sguardo perso
    e le labbra
    che si inarcano
    ad accogliere
    il sole del mattino.

  • 19 aprile 2013 alle ore 22:19
    La mia libertà

    Agisco con fare calmo e ancora deciso

    accanto a tanti virtuosi della bugia

    che nelle tante dette e fatte

    non distinguono più le stesse dalle verità

    In quell'amarezza dai ritmi opprimenti

    prevale il senso di solitudine

    a far scattare molle

    per vincere le battaglie della vita

    nel piacere di raccontarmi

    adottando mille fantasiosi travestimenti

    essere seccatore di me stesso

    e costruire storie con un certo sapore di verità

    nell'instancabile ricerca di me

    Rinchiudermi nelle oscure camere di riflessione dell'anima

    e lì morire

    Per rinascere nella più immensa libertà...
    .
    cesaremoceo

  • 19 aprile 2013 alle ore 15:47
    Coppa che sogna

    Càliz que sueña

    Por Roma pasò, Roma olvidò, 
    en olvido yace, al olvido lleva,
    al olvido que aguarda entre amapolas amarillas...
    misterio de brumas nuevas.
    El pasado obsesionado sueña...

    Agujereas el tiempo blanco.
    Cantos hieràticos sostienen tu mensaje remoto,
    Roma, unicidad que se queda,
    voz sola del tiempo 
    Roma, piedra dibujada, piedra herida.

    Copa de espejo inmòvil,
    en la paz de tu agua gris llama una llave roja.
    El abismo de tu onda quieta se desvanece en un fuego de silencio.

    Coppa che sogna

    Da Roma è passato, Roma ha già dimenticato.
    Giace in oblio, all’oblio porta,
    all’oblio che aspetta fra gialli papaveri.
    Mistero di brume nuove.
    Il passato ossessivo sogna...

    Incidi il tempo bianco.
    canti ieratici sostengono il tuo messaggio remoto,
    Roma, unicità  che  rimani.
    Voce sola del tempo, 
    Roma, pietra disegnata, pietra ferita.

    Coppa di specchio immobile,
    nella tua pace d’acqua chiama una chiave rossa,
    dal tuo abisso e dalla tua onda quieta
    che svanisce in un fuoco di silenzio.

    Francesca Lo Bue
    Da “Moiras” Ed. Scienze e lettere –Roma 2013 – pagg.62,63.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:51
    Rammendo d'orlo d'onda

    Abito che vento increspa
    Indossa il mare
    Incastonato di corallo
    Il fondale cristallino
    Il fondale cristallino
    Lente d'ingrandimento
    Sotto il ceruleo occhio
    Del cielo.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:50
    Destiny of love

    Serrata dalla malinconia
    questa voce che non ascolti
    che non è piume
    per esserti cuscino
    e spingere il volo dei tuoi sogni.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:47
    In vece tua la voce

    In vece tua la voce amata,
    bramata, attesa, sperata
    entra e fugge come folgore
    a ciel sereno e sconvolge
    l'ora umida del risveglio,
    le mani annaspano l'aria
    inseguendo ali azzurre

    ed invece la tua voce
    si manifesta solo in sogno
    circolare giro d'indice
    sul bordo del cristallo puro
    a farsi suono in note ipnotiche
    ed incorporee.

    Se tu fossi fatto d'abbraccio,
    se tu non fossi solo del sogno la lingua,
    il senso, l'archetto ma strumento e fiato,
    tasti e corde, in vece tua la voce
    si farebbe corpo a divenirmi [in]canto.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:40
    Profumo

    Evoca sui polsi
    la voce dei mattini
    il respiro tuo
    lasciatomi inghiottire,
    noi languide gole, nastri
    che non s'annodarono
    e desiderare ora
    di strapparmi la pelle.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:39
    Essere d(')istanti

    Si chiudono mute le feritoie sulla latitanza
    egemonia di una distanza
    e libertà negata alla fuga.
    Un disegno dissipato nell'effimero risvolto
    di un gioco esperto di specchi
    noi riflessi d'istanti ritratti distanti.

  • 19 aprile 2013 alle ore 12:35
    Cuore di cane

    Nuvole senza cielo dirottano un corpo mobile
    sollevato d'arti sempre aperti
    in bellezza d'abbraccio.
    Sarebbe forse stato più lieve
    circumnavigare in quel tempo
    fra decollo e ritorno e lasciare che la scia
    tracciasse la rotta che invece si dissolse
    nel grigio piombo specchiato di pozzanghera
    odorosa di piscio e umori bastardi
    e sono stata io
    ad incoraggiare l'errare randagio
    di un cuore di cane senza padrone.

  • 19 aprile 2013 alle ore 11:31
    Sera

    A terra 
    un pallone
    Sul viso
    un bagliore
    Lo specchio che 
    aspetta
    Il giorno
    che muore

  • 19 aprile 2013 alle ore 5:23
    Un tempo...

    Un tempo
    in cui credevo
    nell'aria
    che respiravo
    al bene
    che ci circonda.
    Un tempo
    in cui
    l'amicizia
    era una cosa vera
    e l'amore indissolubile.
    Dove Dio
    veniva
    riconosciuto tale.
    Un tempo
    dove regnava
    la Pace
    la fratellanza
    anche nelle
    anime perse.
    Un tempo
    che vedevo
    in te
    l'aurora
    del mio dolce
    cammino.
    Un tempo...

  • 18 aprile 2013 alle ore 22:42
    Perso

    Fermo sotto un lampione
    simile a uno sgargiante papavero rosso

    con gli occhi gonfi
    per il pianto della notte insonne

    mi sento perso...

    Perso...e schiacciato dal peso
    della fantasia perduta 

    sono come una pianta
     
    il cui fogliame bello e perenne
    nasconde gli anni e gli acciacchi

    ad adeguarmi
    alle esigenze mutevoli del destino

    Perso... con i sogni a spingersi
    al di là del possibile

    a vivere ancora d'intuito
    e agire sempre con coraggio

    stretto tra le maglie dell'ipocrisia

    Perso...con la mente a far a gara

    tra il non voler ricordare
    e il non poter dimenticare...

    ...perso
    .

  • 18 aprile 2013 alle ore 20:47
    Quattro Cento Novantadue

    Non sono da ribalta: il mio palcoscenico
    è la fossa da suggeritore, lì dove posso
    appendere la voce alla faccia altrui
    e dire che ho detto bene, senza
    vedermi. Io con le ginocchia timide
    e le mani sopra, le rotule nascoste,
    i palmi come maschere.
    Così non si ha mai colpa,
    non si ha mai volto.
    E poi mi guardano, ma io non so guardare:
    quando tiro dai loro occhi il mio
    riflesso, quello è molesto come il capello
    nella pancia a giorno di una pietanza.
    Il nocciolo di quel tuffo che inorridisce
    ed imbarazza, io lo correggo e, sfilandolo,
    me lo riporto addosso, cercando il buco
    a cui è sfuggito e nel cuoio
    la falla  da cui è scivolato.

  • 18 aprile 2013 alle ore 14:32
    POLITICA

    La camicia politica
    stesa la sole ad asciugare
    piange lacrime sporche
    e non basta la luce delle promesse
    a cambiare gli orli sfilacciati
    in ragnatele d’oro