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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 17 aprile 2013 alle ore 22:54
    Andata e (forse) ritorno

    La strada che porta lontano da me
    è dritta e senza ostacoli.
    La percorri senza fatica
    anche se ti volti a guardarmi
    perché hai una nuova meta,
    un nuovo luogo da vivere,
    con nuovi e più vividi sogni.
    Se mai tu volessi tornare,
    riprendere inversa la strada,
    la troveresti cambiata.
    Diversa nel senso diverso.
    Arduo sarebbe percorrerla,
    irta e difficile a fare
    ostacoli ad ogni tuo passo
    ti sembrerebbero indomiti.
    Ostacoli che nascon da te,
    paura, ansia, orgoglio.
    Paura del tempo passato
    di giudizi, odio, vendette.
    Orgoglio di non dire ho sbagliato,
    l’ansia di un mancato perdono,
    di occhi che guardano oltre,
    di spalle girate a lasciarti.
    Di domande pressanti
    rimproveri, accuse, condanne,
    di braccia richiuse a respingere.
    Se mai la dovessi riprendere
    nel senso che riporta da me,
    domani, tra un anno, tra anni,
    non devi veder quegli ostacoli.
    Non mi dovrai dire ho sbagliato.
    Non mi dovrai chieder perdono.
    Vedrai i miei occhi guardarti
    negli occhi, cercando il profondo.
    Vedrai le mie braccia abbracciarti.
    Parole soltanto d’amore,
    gesti che ne emanano altro.
    Ne danno, senza chiedere in cambio
    che il senso di una nuova presenza.
    Non devi veder quegli ostacoli
    perché cercherò di spianarli,
    di rendere liscia la strada,
    di darle un abbrivio in discesa.
    Perché, se dovessi rifarla
    vorrei che sia svelta da fare.
    Perché ogni minuto che tardi
    è un poco di cuore che manca.

  • 17 aprile 2013 alle ore 21:26
    Figli delle stelle

    Prostrato dalle angosce 

    sfoltisco ombre d'artefatte vivacità

    nell'eco dei falsi ricordi

    col cuore che batte speranzoso

    E guardare avanti

    supportato dall'esperienza
    di viscidi colpi ricevuti

    cercando ogni giorno
    una nuova emozione

    e in quegl'incubi
    che bruciano ancora l'anima

    subire la paura
    di lunghe notti insonni

    minaccia continua

    con nevrosi improvvise
    ed eccitati stati d'ansia

    Arcobaleni infiniti

    bagliori splendenti 

    si fanno spazio
    nell'immobilità del mondo

    a cercare il senso di questa vita
    solitamente parca di gioie

    Noi figli delle stelle

    a conservare ognuno

    una impronta dell'universo.
    .
    cesaremoceo

  • 17 aprile 2013 alle ore 17:11
    Quattro Cento Novanta

    Quante vite avrò già vissuto, le ali
    ferrate nelle tue mani per correre
    bene il mio volo su, tra pendici
    che non hanno picchi e tutte uguali
    danno il ventre al riposo, verdi e bovini
    adombrano. Quante vite avrò già
    vissuto in bilico sui tuoi sostegni,
    io spettrale filare carponi,  poi
    traballante sulla scala
    nerboruta dei castagni.
    E se mi fossi lasciata andare
    prima al tuo nome, dieci o più
    stagioni fa mi avresti arata
    ad  ammansirmi  oggi alla zuffa di
    zolle: calze dilatate e calde,
    a cui i semi vanno
    come i piedi alle case.

  • 17 aprile 2013 alle ore 13:19
    L'ultima soglia

    Ci lasciano le persone a noi care
    passano il confine ineluttabile
    la porta che non vorremmo aprire.

    Sappiamo per dolorose esperienze
    che s'apre a tutti con lacrime
    di quelli che restano a piangere.

    Abbiamo ricordi da misurare
    abiti che ci tocca indossare
    noi i prossimi la soglia a varcare.
     

  • 17 aprile 2013 alle ore 11:40
    Un tempo fermato (Impressioni)

    Un tempo fermato
    con l'oscurità
    di un momento
    lughissimo o interminabile
    pensiero di una mente
    riversa a finire i suoi giorni
    nel riflesso di un amore
    infinito, che non si vuole
    abbandonare
    perchè è tutto
    la vera essenza
    di quell'impronta
    celeste, nella sensibilità
    dell'anima chiusa

  • 17 aprile 2013 alle ore 7:39
    Ci sei tu...

    Ci sei tu
    nei pensieri
    costanti,
    il desiderio
    di un tuo
    ritorno
    dove tutto
    sarebbe
    più facile.
    Il dolce
    oblio
    dell'infinito.
    La luce
    che illumina
    e riscalda
    il cuore.
    Parole in 
    monosillabi
    poco pronunciate.
    Oltre
    i confini
    del male
    oltre
    la vita:
    Ci sei tu...

  • 17 aprile 2013 alle ore 1:35
    Pensieri…..

    Allontanali se puoi
    ritorneranno forti.
    Oppure seppelliscili.
    Ma certo, san scavare,
    e dalla terra uscire,
    vengono a tormentarti.
    Gettali in fondo al mare
    legati a pietre enormi
    leggeri ed impalpabili
    riaffiorano improvvisi.
    Mandali tra le nubi
    appesi a un aquilone.
    Ricadono pesanti
    togliendoti all’oblio.
    Chiudili in una grotta
    profonda e senza luce,
    eterei e inconsistenti
    passano nella roccia
    fino nella tua mente.
    E arrivano, istantanei
    se ti credevi libero,
    se riappariva il riso
    se gli occhi erano allegri
    e il corpo più leggero.
    Ti fan curve le spalle
    ti velano lo sguardo,
    ti mettono in catene.
    Pensieri. Inesorabili.

  • 17 aprile 2013 alle ore 1:32
    Blood, sorrow and tears

    Si son presi da me
    sangue, dolore e lacrime,
    Così, senza pensare.
    Così, senza rimorso.
    Come se fossi niente.
    Un niente da schernire,
    da prendere e buttare,
    come una cosa rotta
    dopo finito il gioco.

    Sangue non più ho da dare.
    Per angustianti pene
    ne potrei fare dono.
    Potrei farlo a difesa
    del debole, incolpevole,
    sconfitto, calpestato,
    afflitto o depredato,
    per donne sopraffatte,
    o per bambini offesi

    Aridi sono gli occhi.
    Secche dune biancastre
    Han pianto Dei crollati,
    ideali abbandonati,
    assurde morti han visto,
    grandi amori dispersi,
    anime solitarie,
    madri piangenti figli,
    bimbi imploranti aiuto.

    Dolore, è custodito,
    con cura e con affetto.
    Lo tengo dentro al cuore,
    nell’anima, la mente,
    e nella carne inflitto
    a mia memoria rendere
    Non voglio condividerlo.
    Non voglio regalarlo.
    Rimanga mio soltanto.

  • 16 aprile 2013 alle ore 23:17
    Tre pensieri in versi

    Ho già fatto degli insoliti
    e curiosi viaggi senza corpo,
    tra essi alcuni dentro me stesso, 
    e le esperienze sono state
    le più diverse e sorprendenti.

    Ho sognato che percorrevo
    il tunnel tra l'aldiquà e l'aldilà.
    Ero già alla metà del cammino,
    ma sono tornato indietro.
    Non era ancora la mia ora,
    forse non era solo un sogno.

    Ci sono sogni che non sono
    semplici sogni...
    sono invece ricordi di incontri
    extra fisici tra le anime
    che si amano o si odiano.
    Per questo è sempre meglio
    amare che odiare.

  • 16 aprile 2013 alle ore 22:38
    Il traguardo della vita

    E mi ritrovo così

    ubriaco d'illusioni

    seduto in riva al mare

    a guardare le onde
    che nutrono la sabbia

    e specchiarmi
    in quella fresca brezza

    con gli occhi fissi
    nel silenzio che mi urla dentro

    con l'infanzia
    che accarezza i pensieri

    e accende i sogni
    del bambino nascosto in corpo

    a rincontrarli con la loro ingenuità
    sepolta
    nel campo dei sentimenti perduti.

    E restano quì

    nel nuovo giorno
    che colora nuove speranze

    e rinvigorisce
    di nuova linfa lo spirito

    in attesa
    di tagliare il traguardo della vita.
    .
    cesaremoceo

  • 16 aprile 2013 alle ore 21:57
    Inno al sogno!

    Nel sogno
    trovo lo spazio
    per svelare
    la mia intima essenza.
    Nel sogno
    trovo  le parole
    per decifrare
    i miei affanni
    Nel sogno
    trovo la via
    per cercare
    il senso della vita
    Nel sogno
    trovo la forza
    per addentrarmi
    nei meandri oscuri
    Nel sogno
    trovo la chiave
    per cogliere
    le radici del desiderio.
    Nel sogno
    trovo il luogo
    per apprendere
    l'arte della libertà!
     

  • 16 aprile 2013 alle ore 21:35
    Parole stellanti

    Parole stellanti

    Intingo l’inchiostro
    nel caramello
    liquefatto.
    Come zucchero filato,
    raccolgo parole
    affusolate
    sul legno dell’anima,
    rigonfio
    quand’è pioggia.
    La resina è miele.

    Sciolgo lettere,
    timidi lilium screziati di rosa.

    Riflesso è nel mare
    il tremore delle stelle
    che il poeta cuce
    sull’indaco del cielo.

  • 16 aprile 2013 alle ore 19:05
    Lottando per un sogno

     Lottando per un sogno effimero,
    lottando per speranze inesistenti,
    amareggiato conduco una vita di stenti e infelicità,
    non si tratta di follia,ma di puro avvicinamento alle persone,che ci creano attimi e sfoghi fuori controllo,
    a rotearmi in questa spazzatura vivente,me ne sto accovacciato senza rimedi,
    lottando per un sogno, scopri che questa forza può essere di per se avvincente e puoi intraprendere decisioni fuori dagli schemi.

  • 16 aprile 2013 alle ore 14:46
    Quattro Cento Ottantanove

    Sei ben assortito: dalle gambe all'avallo
    dell'inguine che ti fa alto e ad alta voce
    quando io sto zitta. Ma tu sei più
    grande, anche se parlo e mentre
    rimpicciolisco  le mie paure mi fanno ombra.
    Sei corredato dei pezzi migliori:
    dalle ciglia che mi sbattono in faccia
    quanta vita ho perso finora alle braccia,
    due corde venute a prendermi nel
    sonno mio sveglio. Labbra  e labbra,
    come tetti in difetto o mansarde scuioate
    dai vetri per farsi tuttuno il refolo umido
    e la sintetica scrematura sui gelati
    più panna. Io non so stare in piedi
    più del dovuto, seduta provo
    a nascondermi: i miei occhi
    gettati fra i passi si sono alzati
    solo una volta per sfiorarti il
    mento, lì dove infili tutti i pensieri.
    Una radura a cui non vengo da
    giorni e la strada con cui
    raggiungerla nulla più sa di me.

  • 16 aprile 2013 alle ore 13:12
    Me l'ha detto

    Me l'ha detto un collega
    dell'altro d'improvviso partito
    il cuore a sorpresa che stacca
    e il corpo foglia caduto.

    Me l'ha scritto un'amica
    a condividere il lutto
    per vita prima finita
    degli scrutini di giugno.

    Càpita a tutti si sa
    ma non è grande conforto
    la bocciatura estrema
    volendosi ancora promosso
    quest'essere qui sulla terra
    condotto se è l'ora su in cielo.

  • 16 aprile 2013 alle ore 11:25
    La Mezza Luna



    Datemi una penna
    Un foglio di carta
    La solitudine
    Il silenzio
    E vi regalerò una poesia
    Più o meno bella
    Ma… dettata dal cuore.

    Con la voce ferma in gola
    Per via d’una emozione ardente
    Si ferma nella mente
    Il tempo vissuto
    Le usuali speranze.

    Una storia di vita
    Di tempo sciupato
    Fra ombre furtive
    Segreti celesti
    Silenzi squassanti.

    L’anima sogna
    Quello che c’è
    Quello che non c’è
    Amare dolcezze
    Un sole che muore.

    Nebbie
    Ombre
    Odori.

    Nelle vene fermenta
    Sangue e verità
    Di quello che c’è…

  • 16 aprile 2013 alle ore 7:45
    Correre,sempre correre

    Nelle pagine ingiallite

    che nascondono ancora stupite

    le fatiche d'una vita
    a confermare l'incertezza del futuro

    vanno i pensieri
    dove il Paradiso sembra una prigione

    Bevo bicchieri colmi di desideri

    a innaffiare campi seminati
    a germogli d'afflizioni nell'anima in subbuglio

    lunghi corridoi grigi
    popolati da fantasmi del passato

    a fare a spallate e scalpitare per rivelarsi 

    e in quest'agitazione

    sentire i soffi gelidi d'una brezza gentile

    nel brivido d'emozioni
    che scaturiscono da quel nulla 

    Continuare a correre

    inseguito dalle ombre dei ricordi

    e scivolare e rialzarsi
    sul lago ormai gelato della gioventù.
    .
    cesaremoceo

  • 15 aprile 2013 alle ore 18:53
    I segreti

    La nostra zona d'ombra
    quella dei segreti
    ci serve come l'acqua
    al fondo dei pozzi
    quando la luce violenta
    rischia d'accecarci.

    Gelosi con gran cura protetta
    teniamo l'ombra a difenderci.
     

  • 15 aprile 2013 alle ore 18:48
    Enigma passato

    Qualunque cosa fosse,
    è andata.

  • 15 aprile 2013 alle ore 16:48
    Cercavo amore

    Affamata
    mi saziai solo di briciole
    del tuo amore
    che tu,
    distratto
    lasciavi cadere
    dalle tue mani avare.

    E quando
    l'arsura mi prese
    mi dissetai
    dell'azzurro
    che sgorgava
    dai tuoi occhi freddi.

    Chiedevo dolcezza
    e mangiai
    le tue parole
    di non amore
    come caramelle
    al sapore di fiele.

    Mi accendesti
    e mi consumai
    in fretta,
    come la sigaretta
    che fumasti.
    Nel vento.

  • 15 aprile 2013 alle ore 15:23
    Comico

    Resto a guardarti
    nell'immenso mare
    dei tuoi occhi
    e delle tue battute
    di gesti sorridenti
    che mi catturano
    immediatamente
    ed il mio umore si trasforma
    non pensando più a niente
    al limite del mio lungo respiro
    di un'alga lontana, ove la foce
    si è intrecciata, in un tuo mutevole
    sguardo, addolcito da sorrisi
    comprensivi, dandoti la poltrona
    vicina ai silenzi dubbiosi
    che scruti conoscendo
    la sostanza del rimedio

  • 15 aprile 2013 alle ore 15:06
    Quattro Cento Ottantotto

    A chi mi osserva come l'orologio che d'improvviso
    sbotta vomitando il cucù, dico che il fiotto
    di rigurgiti ed inchiostro non è che spurgo
    dei miei malumori, di cose rapprese,
    rancide e risparmiate oltre la lapide  della scadenza.
    Uno sfratto, un inventario con piglio da esecuzione,
    uno scarto, pulizie per tutte le stagioni con cui
    estrarre ed obliterare il vecchio, il disuso.
    Questo il lavoro che faccio ogni volta castrando
    il foglio di voti neri.  A chi mi chiede se ho
    curiosità ed ansia che le risultanze, ripulite,
    abbellite, dosate e domate, vadano di bocca
    in bocca e poi di mano in mano, come
    paralumi dèco nei mercatini o porcellane
    sbeccate trovate per occasione, rispondo
    che io venderei bile, pus e veleno per cui
    non c'è tranciatura, cura od antidoto
    e che forse sarebbe meglio e più sano
    lasciare stipate certe sostanze nella
    concava, buia matrice di produzione.

  • 15 aprile 2013 alle ore 11:31
    Sulle punte

    (Scosta con le dita
    i campanelli,
    tende sonore
    colorate ad arte)

    Vieni,
    vieni ad ascoltare
    il suono oscuro
    della rosa nera.

    Disegni con le mani
    le traiettorie
    del mio desiderio
    e con gli occhi le colori
    volteggiando sulle punte,
    prima ballerina
    Primadonna
    del balletto eseguito
    sul palco dei sensi.

    (Vieni,
    vieni ad ascoltare,
    vieni ad ascoltarti).

  • 15 aprile 2013 alle ore 11:06
    Racconto la mia notte: ricordo a me stesso

    Saranno stati 24 anni suonati
    com'è logico se sono nato col ricordo della campana.
    Sar-anno: forse quello che verrà. O forse l'anno dopo quello che verrà.
    24 come la vigilia per i praticanti del supplizio vissuto secondo la scrittura suggerita.
    C'è stato sulla croce di legno
    sollevata da barboni in carne ed ossa
    ma a fare la festa erano altri, barboni pure loro.
    Sulla croce ci stiamo tutti: non somiglia al motto domenicale né all'ideale romantico;
    ci stiamo tutti perché pure è difficile arrivare alla fine del mese.
    Figurati riposare il settimo giorno!
    24 anni e ho pulito culi sporchi di merda poggiati su letti d'ospedale barcollanti.
    24 anni e ho menato il piede destro alla terra davanti al capitano.
    24 anni ad osservare lavagne vuote e a fottere la poesia.
    C'è stata, una notte, in cui ho toccato il mio corpo sperando che fosse uno spettro.
    Ho sperato che fosse la scultura museale e non la scorrettezza lineare di un passato cibato dalle alimentari abitudini.
    Ho sperato che dentro ci fosse una matrice diversa, divisa dai piccoli strati della pazzia mentale.
    Eccomi: la carica di un equilibrista appeso consapevole del vuoto sotto al filo incatenato agli estremi delle scale.
    Eccomi: con gli occhi chiusi per non vedere il mondo, crudele, battezzato con l'abito scuro.
    Eccomi: con la penna forcina che penetra, scava e attacca buchi d'immagine creata a somiglianza.
    24 anni e un ginocchio malandato,
    24 anni e una barba annaffiata che non vive
    24 anni e una poesia
    24 anni e un ombra soltanto
    che racconta la mia notte.

  • 15 aprile 2013 alle ore 10:30
    Tramonto Celestiale

    Solo con te proseguo
    passione di sensi,
    mirando frastagliata collina
    rocciosa ricoperta
    di maestosi arbusti che
    scendono li', quasi a toccare il mare.
    Voglia di mare
    invade il mio cuore,
    voglia d'amor riflesso
    in limpidi giochi di colori...
    ad abbracciare questo lembo
    di candida sabbia,
    che segna le impronte più
    dolci del nostro soave,
    delicato amore.
    Paradiso s'affaccia
    ai nostri occhi,
    immagine d'immane beltà;
    volgiamo le membra verso il sole,
    accarezzando suoi tiepidi raggi,
    proseguendo man in mano
    verso il tramonto
    della nostra storia d'amore.