username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 08 febbraio 2013 alle ore 0:13
    Il vino più dolce

    Il vino più dolce, il più amaro che c'è
    è quello pregiato, pigiato da me.
    Posseggo barili di pianto invecchiato
    accetto condanne pur senza reato.

    Conati di vomito sento salire
    ma stando più attento mi vedo volare
    e pazzo barbone rifiuto un cartone
    rifuggo l'idea, rifuggo l'azione.
    Però non cedo quel cielo trovato.

  • 07 febbraio 2013 alle ore 21:18
    Ombre nella notte

    Labbra schiuse
    a dispensare giudizi,
    mani rozze a scriver 
    meschine sentenze
    di verità fasulle
    pregne di seduzione
    su rarefatti ardori;
    cercare nella notte
    luci vivaci di stelle
    a ispirare
    il buio dell'anima,
    frutto da coltivare
    prato da innaffiare,
    intrisa di sgomento.
    Luci e ombre
    a illuminarsi dentro
    senza voltarsi indietro, 
    costringersi a gridare
    quelle verità
    e sopportare
    colpe da espiare,
    lottare per trovare
    i sorrisi del cuore
    e diradare nella notte
    le ombre di un sogno
    che durerà per sempre.
    .
    cesaremoceo

  • 07 febbraio 2013 alle ore 20:48
    Bravo ragazzo

    Maurizio si faceva di acido, non lo vedo dall’ottanta.
    Roberto fiancheggiava i fiancheggiatori, è sparito nell’ottantuno.
    La Gianna era partita per l’attraversata della route 66:
    è stata, poi, inghiottita dal Grand Canyon. Alessandro
    faceva l’autostop, morì in quell’auto con l’autista
    che l’aveva raccolto per un suicidio condiviso.
    Non mi sono rimasti molti amici, quei pochi
    “non vivono” all’ombra di una piccola stanza,
    soli nei loro ticchettii. Luca è un bravo ragazzo,
    ogni tanto esce di casa per una birra,
    ci incontriamo al solito bar. Vota PD,
    ascolta Fazio,impara la costituzione da Benigni
    e legge Saviano. Non fa l’autostop, non si fa di acido,
    non ama i viaggi e adora camminare fiancheggiando
    il proprio palazzo ma, in fondo, è un bravo ragazzo.

  • 07 febbraio 2013 alle ore 19:11
    Rosa d'amore

    Stampala per segnalibro
    la rosa parlante al cuore
    di quando da innamorato
    tutto era un canto d'amore!

    Tienila con il suo fuoco
    acceso dalla passione
    che unico arde gradito
    anche se reca dolore!

    Regalala a San Valentino
    sia pure dono virtuale
    a chi il tuo desiderio
    accende solo al pensare!

    E' bella come l'amare.
     

  • 07 febbraio 2013 alle ore 14:06
    Provviste per l'inverNO

    Ho cercato di fissarti
    il più a lungo possibile.

    Ho fatto provviste di rughe
    e sorrisi.

    Ho cercato di catturare
    ogni minio dettaglio.

    Il più minuzioso, il più prezioso,
    del tuo volto e delle tue mani,

    consapevole del fatto che
    sarebbe stata l'ultima volta che

    t'avrei visto e sfiorato.

  • 07 febbraio 2013 alle ore 13:50
    Non esisti

    Sei un pensiero, non esisti
    sei un'intrigo di parole
    sei la pioggia
    sei la notte
    sei quel figlio senza amore
    poi la voglia, poi il sudore
    la speranza se c'è il sole.

  • 07 febbraio 2013 alle ore 11:10
    Quattro Cento quarantatre

    Del tuo funzionamento, incasso e batteria,
    rotazione ed ingranaggio, manopole e start,
    ho fiammate di bisogno. Decine di allarmi
    banditori della scintilla che solletica la fuoriuscita
    del tuo nome, meccanico scampanio da cui
    non mi difendo. Regolata sul tuo cuore,
    sterno sullo sterno, avvitata a perdifiato,
    stuccata ed oleata, in te riconosco il mio
    sistema. E se vuoi spegnermi, non cercare
    pulsanti, non uno spiffero a scongiurare il
    moccolo: incolpa solo il giorno in cui
    la tua distanza mi collauderà al disuso.

  • 07 febbraio 2013 alle ore 11:05
    Quattro Cento quarantadue

    Verranno alle nozze vestiti a casaccio, l'invito
    alle sette e tre quarti, capelli sfatti, tinture senza rinforzo,
    un mazzo di carte al posto dei fiori, una cabala invece
    del riso e cani per damigelle. Il celebrante con i
    guanti del guaritore, per altare il moccolo di un
    tronco e due colombe come candele, non un
    bocciolo sprecato e spaiato solo per
    voglia. La cerimonia un replay: tu mi ombreggiavi
    da tempo come il tiglio con l'angolo dove
    stavo seduta in attesa del buio. Hai fatto
    caso che a volte la gioia ci penzola sulla
    testa come un lampione acceso di giorno?

  • 07 febbraio 2013 alle ore 11:03
    Quattro Cento quarantuno

    La morte sfoderata sul divano, sguainata mai
    sguaiata, sonnecchia bugiarda, lingua di rospo
    in attesa del tafano. Nell'ultima ora piatti di ossa
    scuociono nel bollore dell'abitudinaria artrite,
    abiura di movimenti, al patibolo i rinculi da sforzo.
    La morte,sparata verso sera, piomba sulla casa:
    staccato il chiavistello, retina d'acciaio.
    In corteo esce la pedina che il gioco ha vomitato.

  • 07 febbraio 2013 alle ore 11:00
    Quattro Cento Quaranta

    E poi improvvisamente estate e i pini invasi dall'afoso orgasmo di cicale e le liete
    porte dei conventi assicurate al sole. E' bianca l'impennata delle colonne
    quando scalciano fuori dallo zoccolo dell'inverno, destrieri verticali, femori di gesso.
    E tutto il dorato parterre dei giardini in cui applaudono fogge spampanate
    di uccelli, calde rose invasate da giorni e tu che sei e non sei
    e sai di altre estati e non dei miei umori venuti giù a picco
    sentendo improvvisa stagione il tuo ingresso da un ingresso
    di me a me sconosciuto.

  • 07 febbraio 2013 alle ore 8:51
    Felicità

    T'incontrai inattesa,
    aiutato dal destino,
    in una grigia
    giornata d'inverno
    con la complicità
    del silenzio;
    irrompesti con la tua luce,
    piena d'ansia e di quiete,
    a infocare
    gl'intricati meandri
    delle emozioni del cuore
    e tacitare tenebrosi voli
    di fantasie, che bussavano 
    violente a quella porta
    come uragani 
    creati dal tempo impietoso,
    per vezzeggiare
    le mie notti insonni
    e tramutar quell'ore
    in forti e liete sensazioni
    a riempire la mia solitudine
    e nel dolore,
    rubare il posto all'amarezza
    e rischiarare il buio
    con le stelle luminose
    della tua poesia.
    .
    cesaremoceo

  • 06 febbraio 2013 alle ore 22:51
    Chiacchiere

    Si sprecano le chiacchiere
    quando servirebbe l'agire
    ed è ahimè normale
    nel paese della canzone
    ricchissimo di parole
    bravissimo a gridare
    ma quanto al concludere
    incline a delegare
    alle volpi solite
    e a farsi infinocchiare.
     

  • 06 febbraio 2013 alle ore 21:56
    A te

    Un tuo ricordo,
    lo porto sempre con me.
    E ogni giorno, lo tiro fuori dal cuore.
    Come se fosse, un qualcosa da indossare;
    un qualcosa che vorrei sentire; che vorrei toccare.
    E’ un ricordo che mi fa piangere, lo so.
    Ma non posso farne a meno.
    E’ come un tuo abbraccio, un tuo sorriso.
    E’ come sentirti al mio fianco.
    Ed è come scappar via da quel giorno,
    in cui tutto, mi sembrò triste.

    Un tuo ricordo,
    lo porto sempre con me;
    come se esso fosse la mia vita.

    Anno di stesura, 06/02/2013 - Inedita.

  • 06 febbraio 2013 alle ore 21:03
    Le adorate forme

    E' li dove la pelle
    con l'acero si incrocia
    che ti colgo a piene note
    Donna Musica
    dove le mie mani
    come sul palissandro
    scivolano.
    Si riempie l'aria
    di estro armonico
    e di profumi forti
    dettati dal contatto
    dei tuoi seni
    sul mio petto.
    E sono suoni nuovi
    ogni volta che nel buio
    disegno con le dita
    i tuoi contorni
    a modellar nella penombra
    con le mani le tue forme
    come vaso di creta
    che gira sul mio cuore.

  • 06 febbraio 2013 alle ore 17:05
    IL VECCHIO POETA

    La poesia
    ah la poesia — diceva
    un coito infinito
    segni d’interpunzione niente
    nessun punto e a capo
    fra le parole — come un gioco di echi
    salgono voci respiri epoche
    sale il profumo della terra
    letame e fiore di limone e sperma
    Vedi la zappa il badile
    una casa in attesa
    con tante finestre spalancate
    e un fumo celeste che riverbera veleggiando
    nei vuoti di memoria
    angelicata e nera luce d’infanzia
    qualcosa che ti parla non del passato
    ma che parla d’amore
    E vedi cieli e stagioni
    città che vissero millenni
    e decaddero a pascolo di capre
    e altre germogliate su campi di granoturco
    uguali a quelle
    col sangue degli uccisi murato dentro
    Vedi un ruotare di mani allo scavo
    uomini e donne
    omeri tesi e braccia che lottano
    avvinghiate ad un giro di stelle
    Vedi noi che veniamo dalla sabbia del deserto
    e dai mari di Proteo
    anime raggrinzite da pubblici peccati
    ciascuno col suo rango come l’uccello in gabbia
    Corpi coricati eretti nudi
    un’intera geografia ignota
    studiata mille volte
    appresa a memoria
    eppure ignota.
    Ah la poesia — diceva
    un gioco tra primo piano e sfondo
    una melagrana di pensieri
    che se la spacchi vedi — nervo di radice
    la nostalgia d’una esistenza viva
    il mondo com’era
    il nostro mondo di terra e di tempo
    Ah la poesia — diceva
    la poesia
    fu quando avevo un sogno
    invulnerabile rosso
    Ora non ricordo più
    batto il dito sul marmo
    e ascolto ascolto ascolto
    nel silenzioso ridere del fiume
    l’ironia d’un dio che sembra guidi
    immota danza
    La poesia
    ah la poesia — diceva
    null’altro che amore, riparazione…

    (da Costa Fatica far girare il sole)

  • 06 febbraio 2013 alle ore 15:31
    Tormenti

    Navigo sempre
    nell'alta marea
    della vita
    a disprezzare
    il sogno della falsità'
    e vivere la verità'
    nella bugia
    di me stesso;
    spalmarmi
    sulle labbra parole
    di provocazione
    sfuggite alle tenebre
    fredde,
    inorridite dalle paure
    che avvolgono
    la strada di chi
    sperduto va
    ansimando
    nel suo cammino
    e vedere da vicino
    realtà angosciate
    vissute
    di momenti tormentati
    rubati alla felicità. 
    .
    cesaremoceo

  • 06 febbraio 2013 alle ore 12:21
    Marea

    Libero fui, nel mondo dei mortali dannati.
    Infami assassini s’avvinghiavan tra loro con l’intento di derubarsi dell’anima.
    Libero di viaggiare per quel mondo di sogni di cui io solo ne ero l’artefice ed il protagonista.
    Vedere quel mondo  andare in rovina, vedere il mio migliorare sempre più.
    Libero di volare sul cielo dell’inverno più freddo che vivo e danzare sulle acque della solitudine;
    come una foglia che danza nella tempesta.

    Ero libero di assistere, inerme, al cambiare delle cose, al deteriorarsi della vita, al cambio delle stagioni.
    Vedevo andar via tante  cose importanti...

    Libero di creare mondi colorati e meravigliosi per noi soli,
    per noi stessi,
    per noi per sempre e basta.

  • 05 febbraio 2013 alle ore 22:25
    Il trionfo dei sensi

    Non si finisce mai
    di provare
    emozioni nascoste
    che rendono invisibili
    i disagi
    in un'altalena
    che culla il cuore
    nel dimostrare dolcezza
    e consapevolezza;
    ricevere e dare emozioni,
    elevare l'anima
    fino a raggiungere
    alti livelli spirituali
    facendola divenire
    il tesoro più grande;
    assurgere
    a uno straordinario
    delirio di sentimenti
    senza condurre
    una vita ripetitiva
    ed aver voglia
    di tuffarsi
    nel verde intenso
    dei prati a primavera
    in rinnovati riti
    di devianse giovanili
    a esaltare 
    il trionfo dei sensi.
    .
    cesaremoceo

  • 05 febbraio 2013 alle ore 21:01
    Presa d'atto

    Sei la valanga
    precipite di tuono
    sull'imprudenza
    dello sconsiderato
    che t'accostava
    ignorando
    la cautela dovuta
    immaginando superbo
    di coglierti a sua voglia
    per finire sepolto.

     

  • 05 febbraio 2013 alle ore 20:33
    Facili

    Facili parole d'amore
    zuccherini al cuore
    dal sapore dolce
    esche tanto buone
    per fare abboccare
    unite a belle forme.

    Ma sono quelle difficili
    che chiedono impegni
    di gioie e pure dolori
    proprio le dichiarazioni
    che ci mettono nudi
    anche con i difetti
    a far durare i fuochi
    se riescono a accenderli.

     

  • 05 febbraio 2013 alle ore 17:50
    Il verbale

    Io mi inebrio per amore
    mi sconvolgo d'amarezza
    il divano che mi chiama
    lascia intendere l'ebbrezza

    Forse e meglio non pensarti
    forse e meglio che ora dorma
    e disteso sul sofà
    ci discuto ancora un po'

    Proprio mentre lo convinco
    che tu torni, e io lo so
    il citofono mi suona
    la conferma è questa qua
    corro
    il cuore sta scoppiando
    ma una sedia dispettosa
    mi impedisce di arrivare
    è gelosa poverina

    Si mi pento
    sono nuovo

    L'ascensore sale lento
    lento come il tuo perdono

    Non dir niente
    che ora apro
    non parlare amore mio

    Ma una voce indifferente
    mi riporta alla realtà

    C'è un verbale da firmare
    sono un pubblico ufficiale
    son venuto a pignorare.

  • 05 febbraio 2013 alle ore 16:34
    alta marea

    Misteriosa e lenta
    sotto lo sguardo complice della luna 
    avanzi
    alta marea di nostalgici ricordi
    e di tanto passato pregna.
    Odori vani ed immagini sfocate
    fluttuano ed emergono
    dal turbinio dell'onde
    che pur non posson
    trattenere al fine
    orme di passaggi evanescenti
    dal rapace indietreggiare
    dell'acque.

  • 05 febbraio 2013 alle ore 16:11
    Quante Notti

    Quante notti senza abbracci
    le mie dita sulla pelle
    luna piena nei crepacci
    in un cielo senza stelle.

    Tu, vestito sol di stracci
    la mia voglia da ribelle...
    con i ghigni e i tuoi pagliacci
    tra gli amori delle ancelle.

    E ti manca il mio sorriso
    il mio lato generoso
    tu che eviti il mio viso.

    Non ti curi del mio cuore
    ora che non sei il mio sposo
    e non cerchi più il mio amore.

  • 05 febbraio 2013 alle ore 14:51
    Ballata magica

    Mi piacerebbe scrivere
    le note della musica
    che echeggia nel cielo
    quando gioca un bambino

    Mi entrava nell’animo
    quando ero piccina
    e ballavo a piedi nudi
    con la Felicità

    Vorrei sentire ancora
    quella ballata magica
    che chiami al gioco i grandi
    e sia amore per i bimbi

    Sarei pronta a cantarla
    insieme a voi
    uomini e donne
    tutti in girotondo

    con le braccia appoggiate
    sulle spalle del vicino
    al ritmo sostenuto
    di un vecchio violino

    Come un sirtaki
    dei nostri cugini
    andare e tornare
    con piedi veloci

    guardarsi negli occhi
    scoprirci il sorriso
    che dai piedi è salito
    per fermarsi nel cuore.

  • 05 febbraio 2013 alle ore 1:49
    Quarant'anni

    Quaranta candele da spegnere in coro

    quaranta rimpianti che annaffio da solo

    quaranta le notti di Asie lontane

    quaranta ladroni d'amore sincero

    quaranta coltelli lanciati nel cielo

    quaranta suture per continuare

    quaranta le vite

    o almeno mi pare.