username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 19 luglio alle ore 19:06
    Ho immaginato

    spiraglio all’apnea un muro madido.
    prendere gli angoli, negare
    il palpito dell’aria. -cedevolezza, lasciami -
    voglio l’inquietudine che bussi,
    il buio rivolto, che graffi calci infette.
    alla chiave il tempo fermo, è poco.
    se lui porta un labbro di affacci, lì 
    mi attacco.

    quella incolta più di ogni altra
    preme sull’asfalto, sparisce.
    va in un orfanatrofio
    priva dell’altra
    che dentro le moriva
    come saliva e pasto, viscere e buio.

    (In "Versante ripido" n.3   luglio 2019)

  • 18 luglio alle ore 22:00
    Lo straniero chiamato amore

    Tutto ebbe inizio con un tuo sguardo,
    penetrante come la lama di un coltello.

    Non conoscevo questo straniero chiamato amore
    tanto avvolgente quanto disarmante
    come le mani di un pittore.

    La tua voce candida è ardente come la legna di un camino,
    le tue mani morbide come un bacio di un angelo,
    di lì a poco mi sentii rinascere avvolta dal tuo profumo,
    che ancora rivive negli angoli più belli della mia mente.

  • 18 luglio alle ore 19:52
    Silenzio assoluto

    Nessuna sorpresa
    La bottiglia ha un tappo  seduto
    Sul collo di vetro
    Tutta la stagione trattenuta nel
    Liquido costante
    Strada Provinciale
    Declivi e orli mischiati
    Le baite  si arrampicano
    Ai pali di sostegno
    Silenzio assoluto
    Nathan dice che (qui) qualcuno
    Ha rubato il colore agli abeti
    La luce  differita delle stelle
    Le etichette si strappano
    Dal contenitore graffiato
    Facile il sudore
    Dieci ore di sonno trovano
    Un lettino bluastro
    Il Vecchio col vestito
    Del grande freddo
    Due lancette
    Una tenaglia
    Il pascolo delle mucche
    Aggrovigliato
    Nel vuoto enorme
    Non c'è un filo d'erba
    Nebbia notturna
    Ombre ruvide
    Dove le frasi
    Si scontrano in segreto.

  • 18 luglio alle ore 17:37
    L'eco sempre più lontano

    Lassù tra i monti
    lascio un po’
    della mia anima
    ogni vola che torno
    qui, in città.

    Ho negli occhi
    l’azzurro chiaro del cielo
    e nelle mani ancora
    la voglia di toccarlo

    Sento il profumo
    delle erbe e dei fiori
    e nel palato il gusto
    delle bacche asprigne

    ma del grido del falco
    sopra la mia testa...
    nelle orecchie ho l’eco
    sempre più lontano.
     

  • 17 luglio alle ore 22:26
    Compluvium

    da stanza a stanza
    sono oceani trascorsi 
    vaghi di neve.
    al suo posto ogni linea 
    -perfezione del gesto o 
    primigenio spazio difeso,
    complice lo sguardo 
    che taglia lembi oscuri.

    se potesse, la forbice, 
    creare campi rossi di papaveri
    in posizione zen un minimo 
    cielo che basti, se potesse
    anche il grano che arride al sereno
    e tutto l’ordine tutto compreso
    in un semplice foglio di luce.

    (per "Composizione II in rosso, blu, giallo", Piet Mondrian 1930)

  • 16 luglio alle ore 12:26
    Un cuscino di venti (a pillow of winds)

    Una nube di piumino si disegna intorno a me
    Ammorbidendo il suono
    E' tempo di dormire quando sono coricato con il mio amore al mio fianco
    E lei respira piano, e la candela si spegne.
    Ora si sveglia la civetta, ora dorme il cigno
    Guarda un sogno, il sogno è finito
    Verdi campi, una fredda pioggia
    Cade in un'alba dorata.
    E nelle profondità del terreno i suoni di prima mattina
    E io scendo
    Tempo di dormire quando sono coricato con il mio amore accanto
    E lei respira piano, e io mi alzo come un uccello
    Nella foschia quando i primi raggi toccano il cielo
    E i venti notturni muoiono.

    (Pink Floyd, dall'album: "Meddle", 1971). 

  • 16 luglio alle ore 11:59
    Un, uno, una...

    Un'impronta
    lasciata dietro
    di sé
    uno di noi
    un bambino che
    piange
    un'amico che muore
    solo
    un fuoco che arde
    una donna che ama
    una vita che finisce
    una farfalla che si posa
    su un fiore
    un diamante che risplende
    al buio
    un temporale
    di giorno
    una spiaggia desolata
    un deserto popolato
    da fiori
    uno stormo caduco
    di fate
    un fantasma gentile
    una chitarra che suona
    un cuore affranto
    un mare in tempesta
    una candela accesa nella notte.

    Taranto, 15 luglio 2019.

  • 14 luglio alle ore 19:04
    Atelier

    La piccola figura apparsa
    -da quale spigolo?-
    parla col mio pensiero
    già prima che alla tempia sia rintrono.
    Lui che amministra la follia
    delle mie nocche vuote
    mi fa un bilancio di ectoplasma
    -tale divento, pane al suo sorriso.
    Lo chiama il tempo
    mi muore in faccia lento
    tronchetto erboso che si affloscia.
    Nelle orbite ho pianeti sconosciuti,
    il pugno della mia esistenza
    picchia sui muri per fuggire a ieri,
    al non sapere se aggrapparmi e dove
    se ho scelto il poco eterno
    di poppe madide di una compagna
    per l’illusione di non essere
    un niente d’ossa
    al cospetto di un niente
    dalla statura enorme,
    addio empatico che latra
    rinchiuso nella nicchia.
    Ora, chi mi resuscita?
     

    Ispirata a “L’assassinio del commendatore”, Murakami Haruki.
     
     

  • 14 luglio alle ore 12:48
    Contro

    Le mani insorte 
    morte
    levate al cielo
    ri-sorte
    verso
    un filo di luce
    filo che sfreccia
    feccia alla guida
    uno spasso spararsi
    stradine strette
    a cento e zitti
    tutti tutti zitti
    solo mani insorte
    morte 
    sull'asfalto muto
    come tutti
    sempre zitti.

    ai due bimbi di Ragusa, Alessio che è deceduto e suo cugino Simone in gravissime condizioni (apprendo ora deceduto anche lui) per essere stati investiti da un criminale

  •                                                                                 da: Attilio Bertolucci.

    A Roma, quell'estate lontana;
    le piazze ricolme di gente, noi due soli insieme
    sereni e schietti senza creme
    tu padre io figlio amici: per una settimana.

    A Bologna, alla vecchia stazione
    straziata (così) mutilata da bomba assassina;
    il treno che ci porta su: la calura non é frizzantina
    ma era (sì) la nostra [estate], invero, a ragione.

    Nel mezzo Pescara ed il mare
    "quasi" uguale al nostro; il viale
    lungo che porta allo stadio, il caldo non  faceva male
    da un sorriso freddato: senza parlare!

    Al pranzo e per cena solo un panino
    caldo ripieno di gusto;
    mangiato all'uopo (sì) quello giusto,
    le stelle bagnate di luce...
    innaffiàte da un dorato vino.

    Eppoi al mattino presto arrivammo
    alfìn nelle Trieste giuliana;
    lungo il viaggio; meglio d'una puttana
    in calore: davanti a San Giusto di vento c'inebriammo!

    Taranto, 14 aprile 2017. 
     
     

  • 13 luglio alle ore 23:22
    Frammento 32

    La poesia
    Un riflettore sulla bellezza
    Sui dettagli, negli angoli nascosti

    Sulla vita

    Uno squarcio...
    Una pennellata

  • 13 luglio alle ore 23:03
    Solo andata

    Ho fatto solo andata
    perchè non mi va di tornare.
    Davanti a me ho un muro di mani alzate
    e un canto.

    Porto con me un ragazzo che vuole sapere
    e una bambina assonnata che accarezza il suo cane,
    quegli occhi ardenti,
    e il rumore secco di due spari.
     
    ---------------------------------------- 
    Note al testo:

    Ho scritto questa breve poesia durante l'occupazione del rettorato di Ca' Foscari, poi

    1. Sono partita col treno per Catania a trovare la mia amica Iela, col solo biglietto d'andata e ho viaggiato in piedi sulla Freccia del Sud (ma pareva una tradotta sovraffollata di deportati, stipati e straniti). 
    In treno ho fatto amicizia con una maestrina della Brianza innamorata dei suoi piccoli e della sua Sicilia e un poliziotto in pensione  che ha vissuto qualche anno nella caserma di Santa Chiara, dove ha condiviso l'esperienza della fondazione del Siulp con Gianni e Riccardo.
    Ho  trascorso alcuni giorni con Iela e i suoi amici (adesso anche miei), poi sono tornata a Venezia con la Freccia del Nord.

    2.Il muro di mani alzate è l'immagine dei ragazzi davanti al parlamento (la foto sul Manifesto e l'Unità) che mi ha commosso

    3. Il canto è la speranza, la vita che va avanti senza spiegare le sue ragioni

    4. Il ragazzo con cui ho parlato la sera a Ca' Foscari è un curioso, gli piace ascoltare e guardare le cose da tutti i lati, anche dal mio.

    5.La bambina che ha dormito nel corridorio davanti all'ufficio 'Affari generali' (?) e al mattino ho rimproverata perchè il suo cane era fuori corso e fuori posto, al che lei lo ha consolato con una carezza.

    6. Gli occhi sono quelli neri di Gianni Trifirò, un amico poliziotto che si è ucciso con la pistola d'ordinanza. 
    Inseguiva un 'sospetto' nei pressi di Piazza Ferretto e  ha sparato per fermarlo. L'altro ha continuato a correre, lui ha mirato alle gambe e l'uomo è caduto. 
    Quando Gianni è arrivato, si è chinato, gli ha sollevato la testa, ha capito di averlo ucciso e ha voltato la canna sulla sua tempia con il secondo colpo.

    Sua moglie era incinta di sei mesi; quella notte ho ricamato per il bambino una camiciola di seta rossa di buon augurio, come si usa in alcuni paesi del sud.
     
     

  • 13 luglio alle ore 22:06
    O' ciel' s' facett' scur'

    Nun è cchiù tiemp
    e' m' chiammà :
    “Ammore”,
    m' dicist' nu' juorn'
    ca' purtav' dint'
    all' uocchie o' sole
    e turnann' turnann'
    o' ciel' s' facett' scur'.
    Quann' arrivaje a' cas'
    o' core tremmann'
    t' chiammava ancora
    “Ammore”,
    ma o' ssapeva
    ca' na' magia era fernut'.

  • 13 luglio alle ore 16:57
    Il dimoiàre (o: dimòio)

    Vento di fronda soffia
    forte in sopra la dimora
    al fondo della valle
    straniera
    e il dimoiàre lento va della neve
    eppoi del ghiaccio stellato
    in poltiglia d'acqua e fango...nel firmamento.

    Taranto, 6 aprile 2019. 

  • Il mio cuore
    é oltre
    queste sbarre
    di acciaio
    hanno chiuso
    la mia bocca
    hanno legato
    le mie mani
    ma
    il mio cuore
    é oltre
    questa cella
    lui assapora
    un sogno
    lui guarda
    dove i miei occhi
    non possono
    più
    guardare
    lui tocca
    ciocché le mie mani
    non possono
    più
    toccare
    il mio cuore
    é oltre...
    l'isolamento
    non é
    solitudine
    per me
    il mio cuore
    é la mia
    compagnia
    l'isolamento
    non é
    buio
    per me
    il mio cuore
    é
    la mia
    luce
    l'isolamento
    non é
    silenzio
    per me
    il mio cuore
    é
    la mia
    voce
    il mio cuore:
    lui
    é tutto ciò
    che mi hanno tolto
    ormai
    é tutto ciò
    che mi resta 
    ormai
    il mio cuore
    é oltre...

    Taranto, 11 luglio 2019.
     

     

  • 13 luglio alle ore 10:15
    Sospesi in eterno

    Sono i ricordi
    che ci tengono vivi
    in un angolo di cielo
    che sovrasta il mare
    assenti saremmo
    se non esistessero
    la nostra vita non avrebbe
    alcun senso
    dovremmo darle
    immediatamente un taglio
    e sparire sospesi in eterno
    fra le nubi silenziose
    bagnate dai nostri pianti
    di tristezza ma anche gioia
    intrise da malinconia
    e nostalgia
    Viviamo attaccati al passato
    stretti a lui
    Ci bacia e sciogliendoci
    ricorda, di non dimenticarlo
    perchè è ossigeno per noi

  • Passerei la notte a parlare con te
    ma se poi mi venisse voglia di baciarti?

    Come reagirebbe la luna
    sentendosi opaca
    al cospetto di occhi rilucenti
    e fulmini astratti?

    Cosa direbbe una stella
    in disfagia di sfavilli
    ansiosa di tenebre
    come un pipistrello qualunque?

    Quali parole
    sentendosi mute
    trasformerebbero in labbra
    i respiri sospesi?

    E quante bocche
    sarebbero gaudio
    e quante miraggi?

    Passerei la notte a parlare con te
    ma se poi mi baciassi
    dovrei cucire la bocca
    alla prospettiva delle tue labbra.

    E librarmi in te
    come appendice di farfalla.

  • 12 luglio alle ore 18:03
    L'anima è non riciclabile

    quella incolta più di ogni altra
    preme sull’asfalto, sparisce.
    va in un orfanatrofio
    priva dell’altra
    che dentro le moriva
    come saliva e pasto, viscere e buio.

    (In "Versante ripido" n.3   luglio 2019)

  • 11 luglio alle ore 19:09
    Privilegiato? No!!!

    Si cerca sempre in quest'ingrata vita
    In qualche modo le cose di raddrizzare
    Fai di tutto e gli metti tutta l'anima
    Dove vuoi però mai si vanno ad indirizzare

    Mai son stato e di questo son io certo
    Che il termine "indolente" non mi appartiene
    Per questo finché vivo devo lottare
    Per il mal continuo che diventi bene

    Da tanto tempo ormai non sto in pace
    Facile non è 'sto stato di cose ribaltare
    Chi sfortunato è niente da far gli resta
    Io respiro c'è chi non lo può più fare

    Beh..che me ne son accorto è anche vero
    Mi dovevo ritener io forse fortunato?
    Chi son io che non mi doveva capitare
    Son forse da nostro Signore privilegiato?

  • 11 luglio alle ore 12:03
    L'eco e la luce

    Nel ventre generato dai silenzi
    esiste, se si vuole, un buon anfratto
    dov’eco persistente rompe il passo
    e il suono s’impossessa del teatro;
     
    dov’eco gioca all’asso piglia tutto
    e ogni mano vince contro il tempo
    cristallizzando il meglio rendiconto
    e rimandando al dopo ogni sospetto.
     
    Io v’entro perché amo veramente
    anche la vita che mi rende muto
    al primo osare d’una traversia
    intanto che riscatto atteso indugia.
     
    È solo un sistema che ho adottato
    per vincere di netto lo sconforto
    e quando della sala m’impossesso
    quel suono, allora, serenità m’arreca.
     
    Poi, lungo il solco mi ritrovo nuovo
    ancor con l’eco a tutta pelle addosso
    e non mi meraviglio se ad un tratto
    vedo una luce che ad uscir m’invita…
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
     
     
     
     
     
     
     

  • 10 luglio alle ore 11:34
    Nel rigoglio del Bois de Boulogne

    sono lì per essere il tempo stesso
    stupendo il lato nord dal rigoglio di selva
    che invita brezze a svelamenti d’ombra
    senz’ordine i pensieri, e sopiti i tormenti
    per vecchie strade che tutte lì conducono
    a vuotare coppe all’essenza del mirto.
    mancanze non si tacciono, più volte sfiorate
    ad accenno di luna. luce colta di sorpresa
    -di chi la presenza che l'assenza comincia a tracciare?
    offre un dolcetto, l’ospite, unico e semplice
    alla fanciulla in fiore -perché si ravveda Albertine
    le cui risa bruciano nevi lontane-
    un sapore che la giovane non ha incontrato
    su nessun tavolo, porto da nessun’altra mano 
    dal nome magico che evoca sogni infantili
    ma non pronunciato. solo successive parole
    alla leggiadra rivolte -perché non t’ha chiamata,
    tua madre, Madèl? s’intona
    tale morbido lemma al tuo passo.
    la radiosa si leva via uno stivale
    e il piede -provocante? sì
    ma dolce nel contempo senza lacci
    lo bagna nel laghetto, come
    la piuma rosea di un cigno.
    balzano gli occhi di ognuno sulle acque cangianti 
    seguono a discorrere, rapiti e taciti
    vi affiorano amori perduti
    qualcuno ritrovato.
    sorride la musa di Vermeer
    da una natura morta destata
    -chi è costei davvero, dov’era in viaggio?           

    Dall'antologia proustiana "Una notte magica", e- book n. 235 della collana Libri Liberi di LaRecherche. it - 10 luglio 2019, nell’anniversario della nascita di Marcel Proust.

  • 10 luglio alle ore 10:20
    L'anima gemella (di Giorgia Castellani)

    Cesare un uomo d'altri tempi, dal cuore grande ed un'anima pura cominciammo così a scambiarci emozioni, sempre più affini. E via via è nato questo feeling portato dal vento, da Cefalù a Roma, ci siamo scoperti quasi " gemelli ", che strana coincidenza il mio sangue acquisito di Sicilia.... Poi leggerti ogni giorno, che gioia tra quelle righe e quante parole rubate al mio pensiero, io ti ringrazio amico caro, davvero grazie di esserci nella mia vita. Scrivi scrivi, non mi stancherò mai di rapirti dentro, perché tu sei il mio destriero, il mio gemello vero. Ma poi sarà vero che i gemelli hanno una marcia in più? A presto con affetto Giorgia <3

  • 10 luglio alle ore 10:11
    Valzer

    Sono rimasto al valzer di "Via col vento"
    che più apprezzo rivedendo la gioia vitale
    di lei nel lutto e lui che "cotto" la tene in volo.

    Invidio il ballo del "Gattopardo"
    col trascinante suo stordimento
    canto del cigno d'attore splendido
    e lei farfalla cinta dal braccio.

    Di giovinezza fantasmi sono
    allora visti senza far caso
    che come vino passato il tempo
    ad ogni sorso mi rendon ebbro.
     

  • 09 luglio alle ore 20:24
    Metafisica

    Tu sai parlare alla notte
    come io alla tua bocca
    allattare l'acqua più nera
    come io le tue labbra
    condire il mio sorriso
    come io i tuoi occhi.
    Strabiliante è perfino perderti
    se poi ancora mi tocchi
    dove non posso sapere
    l'ora in cui ritorni.

  • 09 luglio alle ore 20:23
    L'ora del dormire

    Beh, che dire...credo sia giunta l'ora di dormire, 
    spero nel giorno che verrà,nella realtà condita dalla sincerità.
    Cosa ardua da incontrare, sembra che tutti l'hanno persa, 
    che sia una cosa estinta, solo bugie a doppia tinta.
    Si dice che sia la moda del momento, 
    altri dicono che ci sia sempre stata.
    Ma forse bisogna avere...le cosi dette ..."palle"!
    Ed a parte quelle degli occhi, le altre sono sparite,
    nell'inventarsi, ciò che non si è!
    Ma non per questo smetto di sperare..
    Che ci sia un uomo, 
    che abbia.. ancora qualcosa di vero da dare!