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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 02 ottobre alle ore 20:42
    Il piacere di vivere

    Il piacere di vivere

    Sono qua

    seduto ancora
    su questa terza scala
    del mio lungomare

    con le punte dei pensieri
    a sfiorare tutte le date
    che hanno segnato la vita

    e a ripensare e ricordare
    a quante cose non tutte buone
    ho imparato dal vivere

    E mi riesce difficile
    non rivedere davanti agli occhi

    mimetizzato all'orizzonte

    tutto il mio passato

    e nel piacere d'averlo vissuto
    accettare ora il presente

    ancora con maggior piacere
    di poterne godere
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 02 ottobre alle ore 20:40
    Troppe giovani età chiamate dal Cielo

    Attimi

    in cui la vita possa divenire
    d'un tratto breve

    accompagnano di paura e di tristezza

    i giorni

    E scariche d'adrenalina immediate

    sfrecciano nelle vene
    nel trasalire di quel tormento che accalda il cuore

    mentre il bisogno immenso di scappare

    portandosi dietro i segni del proprio declino

    assale

    nell'agitazione che aspetta
    solo di scoppiare
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 02 ottobre alle ore 0:44
    I giorni uguali

    I giorni uguali
    uguali uguali
    diversi diversi.
    la gente, le orme
    di nostre ombre
    come poesie
    le tue parole

    i giorni uguali
    in parte giá visti
    credo sognati
    i cuori segnati
    le matite nascoste

    il tuo ventre mi parla
    la bocca 
    la noia
    sbiadita , una gioia
    come le lenzuola
    nei giorni uguali.

    uguali e diversi
    in giro
    fra questi versi.

  • 02 ottobre alle ore 0:39
    Il viaggio

    E ci imbarcammo in un viaggio lungo e denso
    Stretti come bottiglie di vetro
    fra riflessi fragili e confusi
    A destra il buono
    A sinistra il cattivo
    Dentro le luci della folla ogni sguardo mi sembra già abitato 
    E lo sconosciuto
    È una malinconia presto 
    dimenticata.

  • 01 ottobre alle ore 21:39

    Inutile continuare a voler tenere in piedi rapporti che non sanno di "Reciprocità". Inutile dannarsi nel voler bene a qualcuno quando i continui messaggi che riceviamo sono opposti alle nostre aspettative, a ciò che meritiamo e ci aspettiamo. Niente ci è dovuto, verissimo, ma ricordiamoci anche che niente è dovuto a nessuno! Vedo amori sfiniti, amicizie spente e cuori sempre più aridi. Sono poche le persone che ancora portano il sano concetto di un rapporto giusto, equilibrato e sincero. Se ritenete di appartenere a quei pochi, laddove vi trovaste in una situazione poco chiara, alzate i tacchi ed andatevene. Basta rincorrere, perché chi ci tiene a noi, chi vuole a noi lo stesso bene che riceve ci cammina a fianco senza essere implorato. Basta amare chi non ci ama, chi sostituisce il tempo che gli dedichiamo con tempo passato altrove e con altre persone. Basta cercare chi ripetutamente non ci cerca, perché chi è capace di sentire la mancanza di qualcuno, merita di sentirsi dire ogni tanto un "Mi manchi". Basta continuare a sfondare porte e muri se ogni volta che sfioriamo l'obiettivo è un'altra porta che ci viene sbattuta in faccia! Facciamo ogni tanto il punto della situazione, affidiamolo alla "Ragione" e riprendiamoci cioè che ci spetta di diritto: il nostro tempo, il sorriso, i nostri occhi che brillano e la nostra serenità! 

  • 01 ottobre alle ore 21:09
    Solo dettagli

    Nell'autocommiserazione

    da cui faccio nascere
    il me stesso d'ogni giorno

    m'accorgo d'esser perseguitato
    dal tempo incalzante

    che in virtù dei suoi buoni propositi
    mette in risalto i miei mille difetti

    tramutandoli in ilari apologhi

    a riparare sotto le tegole dei pensieri
    sottratti alle emozioni

    in questo presente che corre veloce

    e mi sorpassa ogni dì
    per arrivare prima d'ogni mio domani

    E così la mia vita diventa tutta
    solo una questione di dettagli Altro...
     

  • Passeggio stamattina
    ancora mezzo addormentato

    in questo mio lungomare
    malinconico e deserto

    guardando le onde del mare
    ancora dormienti

    e con la mente immersa
    nel contrasto fra illusioni e realtà

    con le illusioni a darmi inganni

    e la realtà a farsi carico
    d'avvilenti meschinità

    che non promettono speranze

    E mi giro e mi rigiro
    nei miei sguardi di passione

    fra sentimenti d'impotenza
    e desideri di felicità

    rivolgendo il mio pensiero
    alla coscienza

    che mi spinge a repentini scatti

    nella pietà della mia sorte

    di ribellione senza apatia

    nella volontà vincere le angosce

    e nutrirmi ancora
    della mia presuntuosa giovinezza
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 01 ottobre alle ore 20:51
    Il mescolio dei sensi

    Incursioni di pensieri
    attraversati da scariche di adrenalina
    nella sensualità di corpi
    che nel loro dimenarsi
    scelgono istanti di lotta o di fuga
    a garantirsi pertinenze
    e chiedersi se il godere
    sia il frutto maturo di scelte calcolate
    oppure la conseguenza naturale di "ballate"
    accettate nel mescolio dei sensi
    in intese raggiunte dalle singole emozioni
    a suggellare il miracolo della passione
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 01 ottobre alle ore 20:41
    Dopo il tuono

    Ignora il tuono la deriva
    d’anima arresa e irrompe
    - coda alla folgore, d’attrito.
    Attimo eterno che s’acquieta
    in muscoli e cadenza, a soffio
    di petali di seta.

  • 01 ottobre alle ore 19:24
    Nel dolore del muschio

    Qual è il dolore

    che di muschio ha l'odore
    E qual è l'odore
    che di funeree macchie
    ha il colore
    Dov'è il dolore
    cosa fa cosa dice
    che riflette
    quando è il ventre
    a perder se stesso?
    A chi si accosta
    e piange e consola
    il dolore
    E dove lentamente poggia
    per ritornare Amore?
    E penetrare un figlio
    e scuoterlo scuoterlo scuoterlo
    a ché vomiti il diniego
    e ritorni Vita.

  • 01 ottobre alle ore 8:30
    Ottobre (acrostico)

    Orli di colibrì che arrossano
    Tutto il tempo d’estate
    Tatuo in fronde si avvolge
    Ombra-culla al crepuscolo
    Bucato il nastro densità del lumen
    Rimesta petali di effluvi
    E cromie in balletti su e giù d’incanto   

  • 01 ottobre alle ore 1:30

    - GLI IPOCRITI -
    Vorrei vedere quanti di quelli che sono abituati a parlarci alle spalle sarebbero capaci di guardarci dritti negli occhi e non abbassare mai lo sguardo. Mi piacerebbe vedere la loro espressione e il loro sguardo reggere ancora il confronto alla frase: "Dimmelo adesso... Dimmelo qui... in faccia"! Scommetto i "coglioni" che lo sguardo non reggerebbe! Scommetto ancora i coglioni (tanto alla prima scommessa non li ho sicuramente persi) che mi troverei di fronte ad una serie di: "Ma no... Ma vedi... Ma io volevo dire... No, ma io intendevo.. No, ma perché mi han detto... No, ma perché tu ...."... CAZZATE! Sappiate che sono solo un'altra innumerevole lista di cazzate! Io non saprei darvi altra risposta che un bellissimo e raffinato sorriso e tranquilli che il mio sguardo ancora punterebbe dentro il vostro e senza timore alcuno. Poi ci sono quelli che quando gli poni la stessa medesima domanda, solo per dimostrare che hanno le così dette "Palle" e quella grandissima personalità che tanto hanno ostentato, con arroganza e presunzione, vi risponderanno gridandovi in faccia con tono duro da grandi UOMINI o grandi DONNE quello che hanno detto alle vostre spalle. Tranquilli che se in quel momento guardandoli ancora senza batter ciglio, pronuncerete un: "E quindi"!? Li vedrete come annegare in un mare di "?????"... Persi e indecisi. Noterete che la loro grande personalità si è appena sfracellata al suolo! Sapete perché?! Perché quel "QUINDI" che significa esattamente: "A me della tua opinione, del tuo giudizio, delle tue chiacchiere, delle storie che inventi su di me senza sapere niente non me ne frega"! Li metterà a terra.
    Ho visto ipocrisia sputare sul bene e prendere sotto braccio il male solo per convenienza. L'ho vista baciare i piedi ai nemici solo per non averli contro. L'ho vista voltare le spalle dove niente aveva più da prendere. Ho visto l'ipocrisia essere certa dei passi che una persona compie, della vita che percorre, dei dolori, degli stati d'animo e l'ho vista addirittura certa di sapere cosa gli altri pensano, fanno e vogliono! L'ho vista puntare il dito su cose fatte quotidianamente da loro stessi. L'ho ascoltata giudicare parole e comportamenti che accanto ai loro erano degni di " Buckingham Palace". La verità è che l'ipocrisia è qualità dei deboli e dei vigliacchi. L'ipocrisia striscia su fili talmente sporchi che non potrà mai far nascere niente di pulito e tanto meno potrà mai raccontare verità! L'ipocrisia è una qualità di chi non sa da quale parte stare e sceglie sempre la più semplice e la più conveniente. L'ipocrisia è qualcosa che appartiene a chi è "Convinto" di sapere tutto di tutti, ma in verità queste persone non sanno assolutamente niente nemmeno di "SE STESSE"! Chi sa cosa vuole e si conosce bene non segue mai la convenienza. Chi non è ipocrita cammina anche da solo tra tanta merda. Non ha paura di una parola di troppo, di un dito puntato contro, di non sembrare "grande" o di sembrare "Piccolo" perché chi non è IPOCRISIA sa di ESSERE! E non gli importa cosa pensano gli altri... Perché chi non è ipocrita si ama, si sente sereno con se stesso e di conseguenza anche con il resto del mondo. Chi non è ipocrita è in pace anche con chi lo giudica perché sorride e pensa: "Tanto VOI non farete MAI parte del mio cammino. Ovunque vado, io vi lascerò dove siete, assieme alle vostre parole, chiacchiere e convinzioni"! Chi non è ipocrita non ascolta mai la voce del "Nulla". Chi non è ipocrita non deve "Studiare" cosa dire, cosa fare e soprattutto da che parte stare... Lui è già consapevole della sua direzione. 
    Chi non è ipocrita... Le persone qua sopra descritte NEMMENO LE VEDE! 

  • 30 settembre alle ore 21:30
    Nettare inacidito

    Esilarante piacere
    impregna la mente
    quando s'accorge dei fiaschi
    fatti dal mondo
    e dell'imbarazzo con cui
    non riesce ad uscirne
    E non riflette
    sull'essere essa stessa
    il nettare inacidito di quei fiaschi
    da eliminare con lo svuotamento
    dei pensieri bastardi
    che la imbrattano
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre alle ore 21:22
    Quando m'ispira la demenza

    Versi d'altrove scarsi di grazia
    anche spogli d'elegie e d'ogni retorica
    leggo nei miei scritti
    per i quali provo follia e devozione
    E scrivo raccattando
    resti di pensieri e di parole perdute
    nel raccontar di vicende e persone
    e della gioia maligna che in loro si cela
    Né m'aspetto fragorosi applausi
    o segnali d'entusiasmo
    ma solo il distinguermi
    bersaglio della mia vergogna
    nella prorompente decadenza dei tempi
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 30 settembre alle ore 21:19
    Sono nato piromane,morirò pompiere

    Sfasate e sfocate volontà
    trasfondono nell'apatia più angusta
    e nel silenzio più disagevole ...
    quando incessanti infecondita'
    rivestite di scarsa considerazione
    e stimolate da soliloqui egoistici
    s'impongono nella dinamica
    filosofia dell'Essere
    E si svuota ogni operosa saggezza
    nella servilita' poco ortodossa
    d'una incomprensione
    del contrasto tra le illusioni
    e le esigenze dell'anima
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre alle ore 21:14
    Sei lo splendore delle mie albe

    Nel mio giardino tutto adornato
    ti vedo al dì fior germogliato

    sei un giglio di color purezza
    tutto lucente nel sol che t'accarezza

    E nel mio sguardo che a te s'inchina
    amor furente s'intarsia e t'avvicina

    del mio cuor pregno di pace
    sei divenuta rondine e aquila rapace

    Or io ti amo e per te io vivo
    e il tempo infame fo divenir giulivo
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti(e gli obbrobri)riservati
     

  • 30 settembre alle ore 21:11
    La cultura non assolverà la mia natura

    Datemi un deserto
    e lasciatemi là
    nella mia solitudine
    a godere della mia autostima
    E non m'interessano
    nè oggi nè domani
    i rimproveri
    per le mie iperboli comiche
    né i biasimi
    per il mio inchiostrare esagerato
    Io mi chiedo ogni giorno
    cosa posso farne
    del mio talento
    ...e penso che
    potrebbe andar bene
    anche per concimare
    i tanti terreni della retorica
    E penso pure che è inutile
    che cerchiate aghi
    nel mio pagliaio
    in esso troverete
    solo il mio essere un uomo
    di questa umanità
    e...nient'altro
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre alle ore 21:08
    I labirinti della coscienza

    Afflati religiosi molto ampi

    mi fan riviver la vita
    in pensieri che io stesso metto in piazza

    nella sacralità del mio dire

    E si dilatano e si restringono

    e s'immergono e riemergono
    e si nascondono e ricompaiono

    nel loro sorgere e nel loro tramonto

    luci e tenebre della mia coscienza

    a perdersi nei labirinti delle Verità
    attraverso cui gioco e rischio

    per cercare qualche via d'uscita
    dalle complessità che m'avvolgono

    e da cui sembra impossibile districarmi
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservatiAltro...
     

  • 30 settembre alle ore 21:07
    La mia gioventù

    Tormentato dall'insonnia

    mi paventa nella mente
    il passato e Il suo presente

    strane visioni d'antiche sere
    concertate d'intense voci

    a stagliarsi nei ricordi
    involtati di voluto ozio

    voci rauche e felici

    dall'alito avvinazzato

    in giorni passati
    a giocare e gozzovigliare

    E in quel vivere senza futuro
    trascinavo le mie ore
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre alle ore 21:05
    Forse dobbiamo recitare il mea culpa

    Forse dobbiamo recitare solo il "mea culpa"
    (ci vorrebbe un altro '68...solo un po' diverso)

    Nel sarcasmo
    che deve farci tutti vergognare

    raccontiamo unzioni di gloria
    di presunte innocenze

    pestate duro dalla società

    ma che abbiamo lasciato sempre
    a un passo dal cappio e dalla forca

    Compagni di vita

    con cui abbiamo passato il tempo

    e gioito nella pervasivita' di criteri
    e pensieri di breve durata

    diffusi repentinamente

    a stimolare emulazioni dileggianti
    e inneggianti alla condivisione
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 30 settembre alle ore 21:02
    Lo scorrere del tempo

    Raccolgo e custodisco il nostro tempo

    accettando le ore
    che ci vengono strappate al vivere

    e che fuggono via

    E non ti trascuro né ci trascuriamo

    riempiendoci gli attimi di prepotenza del Nulla
    e nutrendoci della consapevolezza

    che i giorni muoiono l'un dietro l'altro
    e noi con loro

    E così rimaniamo ancora abbracciati

    assieme

    Io Tu e le ore

    pregando il nostro Dio

    che il loro scorrere
    non uccida le nostre passioni
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre alle ore 20:59
    Notte di pioggia incessante

    Notte

    colma d'amore e poesia
    infiorata di tuoni e di fulmini

    di silenzi e gemiti
    nel turbine della passione

    tra flutti d'inchiostro
    e versi di pietà

    che si rincorrono innamorati della vita

    nella sensualità malinconica
    d'emozioni e sussulti

    E vivo
    in questo risuonar dell'anima

    tra le note del mio presente
    a misurar me stesso

    con la sopita speranza che i miei paradisi

    il cielo e la terra

    nel passaggio di consegne che si daranno

    si scambino i complimenti per avermi ospitato

    mentre nella mente

    s'accavallano scompensi di voluttà
    e momenti tormentati di felicità sognata
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • E ti ringrazio mondo

    che accogli con grazia
    i miei non più teneri anni

    e con auguri e lusinghe impregni
    l'anima mia nata nella povertà

    che sente ormai il peso della ragione
    acuito dall'innato desiderio d'amare

    e che nel suo vivere d'amore e vanità

    resta ritta sulle sue punte d'onore
    a discernere tra le apparenze e le verità

    senza andar per cuori
    a elemosinare applausi o riconoscenze

    e godere ancora della sua immensa dignità
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 29 settembre alle ore 18:56
    Vagolante più di un segno

    Socchiusi gli occhi 
    la luce vagola
    in cupole lontane.
    Un trittico d’ignoto
    -spiriti che ci abitano-
    è al centro
    che ci ignora, svanendo
    in un indugio d’avvenire.

  • 29 settembre alle ore 17:51
    LAUDATO SII, O MIO SIGNORE

    Laudato sii o mio Signore,
    nel Cantico di Francesco,
    rivolto al sommo artefice di tutte le creature,
    per le chiare stelle donate, 
    la luna, il sole...

    Laudato per l'Amore generato,
    fattosi martire,
    umiliato e agonizzante,
    poi trucidato,
    barattato col misfatto del peccato.

    Eterogenia d'incalzanti sentimenti,
    emananti emozioni ridondanti,
    discioltesi in lacrimali stille sulle guance,
    fin da epoca remota,
    a suffragar sublime perfezione,
    palesemente trasudante la fede sottintesa,
    latente, dell'artista,
    espressa nel consacrar il volto della Madre, 
    nonché del divin Figlio,
    scolpiti nel marmoreo blocco inanimato,
    arresosi alla ferrea volontà del Buonarroti,
    ai suoi sapienti tocchi di scalpello,
    atti a raffigurar l'apoteosi dell'amor materno,
    conclamante Pietà e Misericordia,
    che s'animò di vita, 
    sancendo avverato l'infausto presagio,
    avvallante sospirata speme di rinascita. 

    Coniugazione di sembianze immacolate, 
    intrise di strazio e d'afflizione, 
    sul giovin viso di Maria;
    di sonno eterno, su quello di suo Figlio, 
    il Nazareno,
    mirabili, 
    nel di lei atto di regger sulle gambe 
    l'adorato corpo dell'Eletto ad Amore universale
    a lei sottratto,
    arresosi a un profetico disegno prefissato;
    di cingerlo, nell'inespresso abbraccio astratto;
    nel di lui riverso viso esangue,
    addormentato tra mortali grinfie fatiscenti
    e adornato da riccioli fluenti, 
    sparsi sul braccio di colei che fu prescelta;
    abbandonate, le discinte, sacre membra,
    l'affusolate mani e i piedi, trafitti e dissacrati. 

    Ha inteso d'esser immortale, il genio,
    velando, del mistero dell'attesa designata,
    tal frangente immaginato,
    susseguente, del Cristo destinato, dall'origine del tempo,
    a essere immolato, similmente a un agnello.

    Vergin Maria,
    a palpebre socchiuse,
    muta, nel suo dolore immane,
    quel palmo della mano verso il cielo,
    par implorare Dio, nel suo pensiero: 

    "Ecco, tutto ciò che hai comandato or s'è compiuto.
    Con dolore, rimetto a Te il Figlio amato, martoriato e ucciso, 
    Tua trascendente Essenza, 
    con speranza di riaverlo fra le braccia, per l'eternità del tempo.
    E così sia."