username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 23 gennaio alle ore 11:41
    Se fosse lago

    Se fosse lago la pagina
    ci vorrebbero i cigni
    candidi a traversarla.

    Se fosse lago la pagina
    ci sarebbero i riflessi
    di monti ed i salici in ombra.

    Se fosse lago la pagina
    le camelie cercherei
    e le ortensie alla riva fiorita.

    Se fosse lago la pagina
    barche sarebbero i versi
    su rotte lucenti di fantasia.

     

  • 22 gennaio alle ore 20:00
    Acqua

    Poiché essi
    Vagano
    Nel buio

    Non sanno ...
    Quel che fanno

    E se lo sapessero

    Forse lo rifarebbero

    Ugualmente

    Fammi rinascere

    Con fauci di lupo

    Poiché essi non sanno

    Quel che dicono

    Sulla parola
    Madre
    Sulla parola
    Martirio

    E nell'abisso
    In cui
    Per precisa
    Volontà
    Ci affogano

    Perdonali tu

    Perdona
    L'imperdonabile

    Sulla parola Madre
    Sulla bocca di figlio

    Guarisci
    L'inguaribile
    Stigmate

    Di chi dimentica
    Per precisa
    Volontà

    L'alfabeto umano

  • 22 gennaio alle ore 11:27
    Il gatto rosso

    "Sto qui tranquillo a farmi i fatti miei
    ed ecco un perfetto sconosciuto
    puntarmi con la fotocamera inquietandomi.

    Ci fosse un giudice per i gatti!

    Questo è stalking applicato ai felini
    e difficilmente ha scusanti."

    "Le tue ragioni intendo, micio cannobino,
    però se ti lasci inseguire da divo
    forse è questione di compenso."

    Da bravo smesso hai il miagolio
    e a leccarti riprendi il pelo rosso.

     

  • 21 gennaio alle ore 11:19
    Gennaio 1945 (Per non dimenticare)

    Picchiava duro l'inverno
    nell'ultimo anno di guerra
    il quarantacinquesimo del Novecento
    breve solo per uno storico di fama
    di grandi tragedie stracolmo.

    Finiva il sogno nazista sanguinario
    là in un Campo in Polonia
    liberato finalmente a Gennaio
    con l'orrore portato alla vista.

    Ecco! Uomini e donne scheletriti
    spettri viventi scampati alla morte.
    Ahi! Le camere a gas della strage
    della "Soluzione Finale" di idee folli.

    Torna il dovere della Memoria
    a dolore e vergogna di quei giorni
    perché non dimentichino le generazioni
    e mai più sull'Uomo prevalga la Bestia.

    Pochi rimasti hanno il numero ora
    ed è museo il lager dei massacri
    mentre scende la neve ed imbianca
    la targa tombale dell'Arbeit Macht Frei.
     

  • 20 gennaio alle ore 18:48
    Lo stagno è un altro pullulare

    L’interno degli steli ha desiderio
    di mollica, cura pori invisibili
    origlia dallo stagno vitreo
    dove slittate. C’è un podere, sotto
    di amenti che si appostano
    scalpelletti di istanti
    vicini ai graffi ma più piano
    come asterischi
    e punte di sbadigli.

  • 20 gennaio alle ore 13:33
    Memoria

    Ricordo ancora
    quando ci conoscemmo
    per la prima volta
    quando con ardore
    ci baciammo
    quando ti accompagnai al tuo paese
    ove ora viviamo insieme
    teneri amanti
    anime sincere
    angeli annunciatori
    della stagione dell’amore.
     

  • 20 gennaio alle ore 9:37
    Sarajevo mon amour

    Sapessi quante volte
    ti ho cercata
    per le vie di Sarajevo,
    lungo le sponde della Drina,
    nelle piazze affollate di gente,
    nei mercati di verdure,
    nei silenzi delle bombe appena esplose.
    Ma tu eri lì accanto
    a sussurrarmi nell'orecchio
    parole di dolcezza intrise di spavento.
    Chiudemmo gli occhi un giorno,
    fingendo di dormire
    con l'orgoglio di svegliarci
    alla fine della guerra.
    Nessuno lo capì e morimmo lo stesso,
    increduli, abbagliati da verdi luci
    in una notte d'inverno secco
    con la polvere acre nei polmoni
    e gli occhi sgranati verso il mondo.
    Fu solo un attimo
    e la pace ritornò
    nei torrenti inquieti​
    del vivido sangue, nella testa di politici spenti.

  • 20 gennaio alle ore 8:28
    I due fanciulli

    Fantasticavano i due fanciulli nell’altana:
    percorreremo insieme i sentieri della vita
    si dicevan tra loro, bruno il primo dai bei
    capelli biondi l’altro, ad esplorare giungle
    sconosciute scalar  vette inviolate sfidare
    tempestosi mari, sogni infantili di bimbi fole.
    Ma diversi cammin la vita a noi viaggiatori
    per tempi a noi ignoti indefiniti poi riserva:
    presto quella bella chioma cessò di gareggiar
    in gara di colori coi del sole i lucenti raggi
    e a lei s’aprì quel dolce sonno eterno, il bruno
    vide poi nel tempo quei capelli suoi di bianco
    colore rivestirsi e sfortunato pone i sonni suoi
    sul negro cuscino sporco di un anonimo cittadino
    dormitorio ma prima di affidarsi alle braccia
    di Morfeo sempre a una vecchia foto dà un sorriso:
    al fantasticar nell’altana di due fanciulli
    giungle lontane alte vette mari tempestosi!
     

  • 19 gennaio alle ore 19:15
    Nemesi

    Lo spettacolo è finito,
    il programma è chiuso

    e con esso tutto
    perchè tutto era con(n)esso.

    Tu ci sei ancora?
    Sei sicuro?
    Sai fendere l'aria con la faccia?

    È tempo di chiudere la lanterna magica, togliere i vetri colorati,
    oscurare lo schermo, scoprire cosa rimane ancora di noi;

    presto la luce si spegnerà e calerà il sipario.

    (R)esistere senza scomparire sarà la nostra nemesi.

  • 19 gennaio alle ore 16:49
    Senryu

    Ho camminato
    Nell'immenso universo
    Per cercare te

  • 19 gennaio alle ore 15:35
    Così fummo

    Tu tronco
    e io farfalla
    Disteso fra i miei spazi
    fra i tuoi sensi
    volteggio.

    - Così fummo -

  • 19 gennaio alle ore 13:40
    Frammento 59

    Ho camminato a lungo
    Nell'immenso universo

    Per cercare te

  • 18 gennaio alle ore 16:36
    In un presente dalla voce bassa

    Nascono nuove distanze,
    nascono fragili giorni
    in un presente
    dalla voce bassa
    che non riesce
    a farsi ascoltare,
    ma che sogna un varco
    da cui si vede il mare
    e da lì poter anche urlare.
    Nascono carezze
    da uno sguardo,
    crollano incertezze
    se solo ti guardo,
    nasce un deserto
    quando l'amore
    non ritorna
    e la voce bassa
    del presente
    si chiude in un pianto.

     

  • 18 gennaio alle ore 15:36
    Tre sorsi

    Ho aperto le porte
    dell'antico tempio,
    ho trovato nella penombra
    il calice del perdono.
    Tre sorsi,
    tre respiri,
    tre volte il suono
    di campane
    e la salvezza
    del mio spirito
    sembra avverarsi.
    Giunge una preghiera
    ed il mio cuore si solleva
    e tutte quelle lacrime
    nel tempo
    si fanno estate.

  • 18 gennaio alle ore 11:50
    Frammento 58

    Non posso gridare
    al vento
    ciò che vorrei dirti

    La mia anima trema!

  • 17 gennaio alle ore 19:52
    Il buio nella tempesta

    Le sei del pomeriggio e già tutto è buio,
    ma è presto per uscire,
    da dietro i monti spolverati dalla neve,
    m'accorgo, sta per venire
    ad arrestare i flebili raggi del sole,
    una coltre di nubi nere,
    nunziando infine una breve tempesta.
    Attendo un po' alla scrivania,
    mentre la pioggia investe i vetri già opachi,
    ma a tradire l’ora ed ogni altra idea,
    è un fuscello sferzato dal vento,
    mentre un lieve solletico reca un dubbio,
    confuso un po’ tra i sibili
    che fischiano ad una miseria inumana.
    Eppure è dato ad ogni persona
    che vince le guerre nella luce propria,
    di gareggiare in un'arena,
    per la memoria di generazioni
    che non temono un disegno senza colore,
    per camminare sicuri,
    anche tra i fantasmi che ululano nella bufera.

  • 17 gennaio alle ore 14:40
    Amo il tuo sorriso

    Amo il tuo sorriso,
    la tua ironia,
    la tua sincerità,
    ti amo alla follia,
    sono così innamorato di te
    che soffro quando non sei con me,
    la tua presenza  mi rende felice,
    come una farfalla vorrei posarmi su di te
    e mai volare via,
    piccola mia,
    angioletto mio,
    non andare via,
    resta sempre con me.

  • 17 gennaio alle ore 14:10
    Non avevo mai visto una fata

    Non avevo mai visto una fata,
    fino a ieri.
    Da bambino me l’ero immaginata,
    come tanti,
    un po’ sul genere della turchina.
    Niente male
    l’assolo di bacchetta sulle dita,
    occhi verdi.
     
    Al primo nodo di cravatta azzurra,
    diciottenne,
    nel corpo d’un amore la cercai
    e nell’anima.
    Poi, quando la denudai al sole,
    piano piano,
    guardai solo una ragazza bella,
    punto e basta.
     
    Non avevo mai visto una fata,
    fino a ieri
    quando, il mare ed io incavolati,
    (lui mi somiglia un po’)
    in un tramonto forse d’altri tempi,
    lei arrivò.
     
    Se ne usciva stanca e a testa china
    dalle onde :
     
    “In questa sacca per te ho raccolto,
    con fatica,
    tutti i sogni che ancora devi fare,
    proprio tutti.
    Li ho disincagliati dai coralli,
    uno ad uno,
    per sottrarli ad orrendi pescecani
    Dimmi grazie.
    Adesso dammi la colonia antica,
    per favore,
    e dopo il caldo bagno e un bacio,
    uno solo,
    mi vedrai sparire in compagnia
    del sole.
    Non piangerai in questa notte tua,
    l’alba verrà.”
     
     
    Stesura Anno 2008
    Tratta da “Appena finirà di piovere” - Global Pressi Italia - 06/2010 –

  • 16 gennaio alle ore 10:08
    Muti sguardi

    Le parole
    che non ti ho detto
    mai
    sono quelle
    che avrei voluto dirti:
    eppure
    tra di noi
    bastaron muti sguardi.

    Taranto, 17 giugno 2018.

  • 15 gennaio alle ore 22:33
    Effet de lampe

    Gomiti in attesa, composti
    acuminati fino a smerli
    di malva che già muore.
    Zio Husby dall’umore lacero
    come un seno appassito
    assorbe il giallo della lampada
    e la mia lingua impervia, che non dice.
    Da un lato scocca una tosse di assenza
    rumore di sangue.
    E mamma non sorride, conto
    quei denti uno a uno cadere
    nella frugalità del piatto.
    Mamma che non culla più
    né buona né cattiva
    ꟷ aria battuta, sale ꟷ col naso in su
    trafigge una boccata, e se  
    nascondo in gola rosei labbri
    graffio scorze al presagio
    con il coltello a me affidato,
    infine. A lato quel tossire
    sta congegnando una parola.
    A filo di noia
    ribalteranno l’ombra.
     

    Ispirata a “Le Dîner, effet de lampe”, Félix Vallotton 1899

  • 15 gennaio alle ore 22:02
    Frammento 57

    Il mio desiderio
    Baciare la tua anima

  • 15 gennaio alle ore 17:25
    Uso ed abuso

    Non si può subire
    La vergogna umana
    In virtù del progresso.
     
    Alterare l’ecosistema
    Spezzare gli equilibri
    Vincere l’aria che ci nutre.
     
    Le leggi della natura
    Non vanno scansate
    Ma solo rispettate.
     
    Non bramiamo soluzioni
    Al mistero della natura
    A quello che ci è ignoto.
     
    È rischioso profanarla
    Lei ricambia senza pietà
    L’arrogante uso ed abuso.

  • 15 gennaio alle ore 13:08
    E chiedere silenzio

    Separo il giudizio dall'amore,
    separo il mio dolore dal tuo cuore.
    Mi avvicino al tepore della terra
    in Primavera
    con il mio tempo sulle spalle,
    con i miei pensieri in decadenza
    che attendono rime
    per una nuova danza
    dentro una poesia,
    peregrinando sotto un cielo
    all'imbrunire,
    fermando la memoria
    in un ricordo che vive
    e chiedere silenzio
    per tutte le parole
    di oracoli sbagliati,
    per tutti quei sogni
    rimasti dentro i miei respiri,
    per tutte quelle volte
    che ho desiderato fuggire
    e dimenticare l'infinito
    che mi davi.

     

  • 15 gennaio alle ore 12:40
    Sogno e desiderio

    Sogno
    È un'afflizione.
    Una sofferenza indicibile.
    È il valore della chimera.
    Però la rivivrei.

    Desiderio
    Distogliere la mente.
    Accarezzare il cuore.
    Adagiare l'anima in un abbraccio.

  • 15 gennaio alle ore 12:34
    Sole d'inverno

    Par primavera, questo sole d’inverno.
    Alle guance s'accarezza, con la stesso dolce tocco che han le tue dita, quando sicure, attese, mi scaldano pelle e cuore.
    Un tappeto di fiori, questa vita. Se solo con te l’attraverso, stretta a te, che non mi lasci mai. Neppure quando gli occhi abbandono al sonno, e i tuoi, i tuoi occhi... son lì a far da stelle al mio firmamento di sogni.
    Infinito cielo, questa musica che ho dentro, ché mai può farsi silenzio un cuore che batte, e batte, d’un battito irregolare, che nulla ha dell'andare e venire delle stagioni, del tempo che fugge.
    Eterno giardino, il viverti accanto. Io, piccola rosa, il tuo fiore.