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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 29 agosto alle ore 12:54
    Più di tutto l'erba alta

    La circostanza degli occhi alla luce 
    che preme da una curva,
    un’aria di domanda 
    che non dice niente. Prende la matita
    pensa e spaventa, non dice ma
    disegna un altro volto nel volto 
    apre le valve alla parte del buio
    che non sappiamo.

    ..."tra le folate d'un fumo di resina, strane figure, che sembravano fatte della sostanza stessa dei sogni..."
    M. Yourcenar

  • 28 agosto alle ore 18:48
    E non so nemmeno morire di te

    Disegno movimenti meccanici
    come punti di sospensione
    in ordine casuale
    e nutro il mio ego
    con la solitudine di un sesso dozzinale
    che non lascia spazio al vento
    e disperde l’immaginazione.
    mentre l’amore soffoca
    tra le foglie di un oleandro.
     
    E non so nemmeno
    morire di te.

  • 27 agosto alle ore 13:28
    Mia faglia dal basso

    Non è che questa mia
    faglia dal basso
    stelo nascente lamina
    di spada
    erba molle erba rude
    erba stacciata
    culmine di grano nervo del sole 
    vena dove vengono i venti
    vento brado scheggia rovente
    innumere schegge: vaso
    forte e fine, anfora
    a bocca a reggere
    il fiore a lungo getto
    a vita
    deriva~sfuocatura.
     

  • 26 agosto alle ore 22:14
    Poi, una sera

    Mi liberò dalla disarmonia
    quel tuo bussare con nocche leggere
    alla mia vita
    in una sera fatta di vento.
    Mi lasciai carezzare
    dal tuo parlare piano
    e tra le linee dei miei palmi
    tracimarono emozioni.

    Lago calmo e accogliente
    fu il tuo sguardo
    dentro i miei occhi
    colmi di silenti inverni.
    E fu lungo quelle sponde
    che ricominciai a cercare
    il mio perduto sogno
    io... che avevo scordato persino il colore del cielo

  • 26 agosto alle ore 21:24
    Senza appiglio

    Quando si spegne
    la poesia
    si precipita inesorabilmente
    in un abisso vorticoso.
    Senza alcun appiglio

    Incubo onirico!

  • 26 agosto alle ore 18:13
    Farne a meno

    Non puoi farne a meno del tuo mare, delle tue onde alte. Di una carezza di vento che porta i sogni con sé.
    Non puoi cancellare le gocce di sale delle tue mareggiate, il bacio di Giuda dopo una promessa.
    Tu e le sirene che non han gambe per sfuggire da questa trappola di vita che non riconosce esca, se non il dolce delle parole che non bastano mai, che non ti bastano più.
    Non puoi farne a meno del tuo mare, non posso, io, fare a meno di te.

  • 26 agosto alle ore 18:06

    Era senza padrone questa terra che nessuno ha partorito. Era la madre di tutti, prima che i suoi figli di polvere diventassero fango.

  • 26 agosto alle ore 15:33
    Alla mia città

    Il canto sei di antiche acque che mareggia tra i lidi e la campagna.
    Il sole che mescola i colori dei palazzi,
    la salsedine che accarezza viali e cortili.
    Sei la luna che corteggia il mare e tace al Fiume la veglia dei pescatori.
    Il graffio dell' alba che accende gli orizzonti, 
    la confidenza del tramonto che incendia i silenzi.
    Sei Procoio e il maggese che esulta, la Via Severiana dove fiorisce l' alloro.
    La Villa di Plinio che riposa fra i ruderi, la resina delle pinete.
    I delfini che si rincorrono a Tor Paterno, l' odore dei krapfen a Piazza Anco Marzio,
    le telline del Borghetto, le dorate dune.
    Sei Torre San Michele ancora ritta e fiera  senza pace e senza piu' una guerra,
    le bianche vele in porto, le verita' dell' Idroscalo, l' Isola dei Cavalli,
    Tor Boacciana a guardia del Tevere fin su a Fiumara Grande.
    Le immortali vestigia e la Rocca della Citta' Antica
    che sfidano i giorni con un ironico inchino.
    I pittori , i poeti, i gabbiani , gli innamorati che al Pontile si vanno a raccontare,
    la voce del vento che continua a chiamare.
    Sei le mie stagioni, il mio cammino.
    Le radici che palpitano e si tuffano nella tua terra, citta' mia ,
    il cielo di cui ho bisogno, quel nome che si fa sogno
    tutte le volte che la Sacra Regina e la solitaria Venere
    ti augurano la buonanotte

  • 25 agosto alle ore 18:30
    Mi fido

    Mai tal dire
    fu più bestemmia!
    Fu tenace lotta
    fra inferi e schiere celesti
    -quella volta-
    Mi fido
    Dissi fanciulla
    rinnovata nel cuore
    S’incendiarono i cieli
    Precipitarono al suolo
    Lo perforarono
    -quell’altra volta-
    Mi fido
    Disse ancora
    l’anima bambina
    Fu fiamme e fauci bramose
    Serpeggi di esseri infidi
    a smembrare le terre
    Mi fido
    Fu il flebile ultimo
    soffio di voce
    S’aprirono famelici vortici
    Sotto i miei piedi
    -quell’ultima volta-

  • Lascia che vada
    paesaggio dai fronti deformato,
    sia il letto cespuglio
    per uccelli dal canto straniero
    a me prossimo. Lascia
    che a Tarusa sigilli ogni squarcio
    e affidi al sambuco le soglie
    dove ha pace la voce.
    Che al custode consegni
    le case vuote, il freddo
    di ponti arcani,
    la mano mancata dal bene.
    Le non confessioni di libertà
    sotto vesti logore, lasciale
    armarsi di primavera
    quando anche il corpo avrà gioia
    in una piana
    di blu, per confine.

  • 24 agosto alle ore 19:41
    Per certe vie di Roma

    Come quando mentre addenti un ghiacciolo
    al limone lo sguardo ti si fissa
    s’un ammasso di polvere che addensa.
    L’occhio assorbe col palato l’irsuto
    dorso, l’attrito al morso che ripugna.
    Rovinano l’acido dolce, l’aspro
    e un attimo secco si ferma in gola
    e dura, finché vuoi che duri, sino
    allo sterzo dell’iride, che torna
    a servo ottuso sull’ammasso marcio.
    Non lo devii se non ti forzi: ansia
    contro ansia e l’amaro che rimane
    anche se ora scende – insipido – il sorso.
    Questo senti per certe vie di Roma.
     

  • 24 agosto alle ore 17:44
    Il suono del vivere

    Dalla finestra annoiata
    un raggio di luce 
    conforta il mio inquieto vivere
    riverso su enigmi slabbrati.

    Il suono del vivere 
    mi è nemico e taglia
    le mie canoniche speranze,
    luci torbide di un mio pietoso vagare.

    La porta dell'anima
    si arrende e reclama 
    agli sconosciuti e consueti tramonti,
    idillio perpetuo di 
    una fievole vita. 
     

  • 24 agosto alle ore 17:39
    Silenzio

    È un silenzio profondo
    si staglia su
    vite colme di
    rumore assordante, 
    inutili viaggi
    di sterili cuori.

    E un silenzio di
    pace attraversa
    le anime stanche 
    fiori sbiaditi di
    un tempo slegato
    vogliosi d'amore.

  • 24 agosto alle ore 17:34
    Sulle ali del Tiaso

    Mi innalzai
    sulle orde del tempo, 
    sul profumo superbo
    di zagare oscure,
    dove l'avido Eros
    mi accolse dormiente.

    E acerbi germogli 
    di un pavido vento
    mi furono dolci
    su fragili porti
    di un sorriso accogliente.

    Così, saffica,
    piansi nel Tiaso
    dolecezze svanite
    disadorno oramai 
    di pietre e 
    rubine e lanterne...
    aspettando sbiadita
    l'imillarsi del sole 
    sul pallido ventre.

  • 24 agosto alle ore 13:28
    Rivolti al passato

    Sei apparsa nei miei sogni
    in quei respiri sento il silenzio
    una musica nuova
    traspare nel sole
    vellutata si adagia
    e posandosi sui pensieri
    vedo uno sguardo sorridente
    molto rilassato
    che non sa dare una risposta
    mentre un'emozione
    vola e di impulso l'anima respira
    quando insegue la mattina
    dubbiosa con gli occhi
    rivolti al passato
    non tanto lontano.

  • 24 agosto alle ore 2:10

    Non siamo costretti a restare nella vita di nessuno e nessuno è costretto a restare nella nostra. Tuttavia, spesso, costringiamo noi stessi ad adeguamenti inauditi per non perdere qualcuno, per non sentire un vuoto o non vedere una porta chiudersi definitivamente. Ogni volta che ci obblighiamo a questo, dobbiamo essere consapevoli che abbandonando in un angolo ciò che eravamo, perdiamo un pezzo di noi stessi che non ritroveremo mai più. Ogni volta che accomodanti abbassiamo la testa per non perdere qualcuno, probabilmente stiamo perdendo i nostri lati migliori. Lati che muteranno definitivamente il nostro essere, fino giù... In fondo all'anima. 
    E niente di ciò che cade a morire in fondo all'anima, torna mai indietro... 
    Ricordiamocelo quando per troppo amore verso qualcuno... Smettiamo di amarci. 

  • 22 agosto alle ore 21:51
    Frammento 13

    Le tue parole...
    Pensavo esprimessero
    la tua anima.
    Invece no!

    Era solo illusione

  • 22 agosto alle ore 18:50
    Fiore di cactus

    Si schiude il nido molle odor di luna
    come quel fiore ha petali di fiamma
    le stille della notte sulla cruna
    hanno cavato pietra entro la sciamma.
    Ora che il sole irraggia la laguna
    investe il chiurlo sulla dura bramma
    e per la cappa ritta verde bruna
    non si frappone più alcun diaframma.
    Fiore di cactus giallo rosso prugna
    asperso di rugiada ti coltivo
    e sopra al desco colmo la mia brocca
    per quell’unica notte in cui la spugna
    dentro la forra - grato d’esser vivo -
    annego come il nettare la bocca.

  • 22 agosto alle ore 15:49
    Frammento 12

    Mi piaci!
    Mi chiedi, perché?
    Non c'è un perché

  • 21 agosto alle ore 20:38
    Il mio sguardo sul mondo

    Spiaggia
    ricoperta d'anime
    ognuna
    a nascondere il suo vivere
    allegre
    a trovare per un attimo
    la serenitá
    nel gaudio del mal comune
    E ridono e cantano
    e sbraitano e vivono
    contente del loro stare
    tra altre anime sorelle
    unite nello stesso destino
    L'anima
    quella parte dell'interioritá
    che a volte
    riesce difficile da controllare
    a pretendere le sue necessitá
    regalando emozioni indomabili
    e torbide passioni
    E lacrime celate
    asciutte
    inaridiscono i visi spiaciuti
    d'aver perso la gioia degli occhi
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 21 agosto alle ore 20:37
    Sperduto nei miei pensieri

    Nel piacere
    d'essere corteggiato dalle mie rime

    godo la certezza

    che qualcosa in questo vivere
    sia lá ad aspettarmi

    Angoli di felicitá

    illuminati

    dove fermarmi
    quando il nulla mi assale

    dove mi ritrovo nel mio "Cesare"
    dopo ansie e dispiaceri

    quando la solitudine mi ricorda

    che nessuno potrebbe capire
    i terrori interiori

    che da sempre fan compagnia
    all'anima e al cuore

    e al desiderio di superare indenne
    questa fatica chiamata "vita"
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 21 agosto alle ore 20:36
    I mulini della mente

    A volte ho la sensazione
    d'andar con la fantasia
    in luoghi dove
    non potrei mai arrivare
    Come quando la mente
    chiede a se stessa
    se puo' esistere
    sia il bene che il male
    ed é l'anima che risponde no
    in questo mondo
    che ha la presunzione
    di sapere il tutto
    e il suo contrario
    E m'accorgo di essere
    contro tutti coloro
    che sono solo uomini posticci
    che orbitano attorno
    alle necessitá della povertá
    e credono che in quest'agire
    i loro cuori ricevano
    le più intense emozioni
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 21 agosto alle ore 16:27
    Quanti di luce

    Rimbombano i passi

    in eco incantata di nebbia

    Par s’illumini scia

    al tallone fuggita



    -S’apron memorie splendenti-



    Magneti di fiato

    in nugoli spersi

    Quanti di luce

    Fotoni di noi

    furon baci e carezze



    Memoria effusa

    in trini di nebbia

    di bruma s’ammanta



    Spunta su labbra sorriso

    in sua linea

    l’orma d’eterno solcata:

    ti ho amato.

     

  • 21 agosto alle ore 16:26
    Loro, l’albero della vita

    Mute voci di luce

    sfuggono:

    in stille edulcorate di pensiero

    messaggi dell’oltre

    -sdraiati sullo sterno-

    sussurrano

    nel vagare lenti

    Mute voci di luce

    sfuggono

    -marchiate onde d’esistenza-

    Chi del poeta si fa mezzo

    per render verbo

    a sconosciuto dire?

    Di chi è il poeta

    muta voce e luce?

    È fors’egli inconsapevole

    o forse cantor ardito

    di velate verità?

    Il poeta nulla sa

    pur tende il fianco

    a Mondi Altri

    e d’Essi si fa canto

    E Mondi Nuovi

    nell’Eterno vivi

    -inconsapevole

    o forse ardito-

    a se stesso conduce.

     

  • 21 agosto alle ore 16:25
    Al di là del pertugio

    Dal pertugio del sarcofago

    fiammella timida

    spinge

    In sua minuta potenza

    Soffia



    Vedo

    Aldilà del pertugio

    vedo

    Sua focosa impotenza

    -così testarda

    così testarda-

    stilla il pertugio

    Palpebra s’apre e spalanca

    su tremula orbita

    E vedo

    Aldilà del pertugio

    Aldilà del sarcofago

    Vedo

    Impotente testarda fiammella:

    potente calor divenire

    Potente calore

    aldilà del pertugio

    Dissolve sarcofago.