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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 17 aprile alle ore 18:00
    Petali sciolti

    E' forte il desiderio di aggrapparsi alla terra
    tanto quello di spiccare il volo

    fiato corto nella rincorsa appena presa
    e inarrestabile impeto ad afferrar certezze.

    Cade il giorno dentro il silenzio di questa stanza
    tra i versi di un chiedere
    ed un se per sognare

    e fuori ancora vento a portare polline
    a mielare il presente di magnolie in fiore.

    Chissà se anche loro ricamano sogni
    nel breve adagio dal ramo alle zolle erbose.

    Di tramontana si è vestita la sera
    ha portato con se i petali sciolti

  • 17 aprile alle ore 18:00
    Il futuro sognato

    Oh, primavera!
    Ho una poesia in attesa
    Il tuo sorriso.
    Una poesia indecisa
    Tra coraggio e vigliaccheria.
    Una poesia di gioia lirica
    Trattenuta,
    Temendo di essere in ritardo
    Ed essere anticipata.
    Prima sei nata
    Quando ti ho annunciato.
    il passerotto cantava,
    E nel mio angolo è successo
    Come tempo dopo ha confermato.
    Ogni verso é il fiore che hai promesso
    Nel futuro sognato ...
    Ora, la legge è diversa: principi,
    E solo allora canto con sicurezza.

  • 17 aprile alle ore 11:39
    Un’attesa in due stazioni

    Un caldo insopportabile questo gelo,
    respiravo a fatica quell’aria della carrozza.
    Si partiva, per ritornare di nuovo,
    nel treno in corsa, eravamo
    due binari paralleli, per destino
    i nostri scambi, gli incontri all’infinito.
    Due soste, la partenza
    che sembrava già una fine,
    l’altra stazione un abbraccio.
     
    Un’attesa esiste: La sosta,
    è la sensazione, che questo viaggio,
     
    non avrà fine, se c’è l’amore.

  • 17 aprile alle ore 11:37
    Cuore

    Il confine, una regola del cuore.

    In questo limite invalicabile,

    io sogno,

    ed è una notte chiara senza stelle.

    Al risveglio, ascolto

    prima di scorgere

    la meraviglia di un'alba.

    Una sola immagine

    o un punto piccolo,

    fiorirà negli occhi,

    in quell’orizzonte,

    un cuore perfetto.

    Un Sole, illumina, riscalda,

    vive, nell’Universo.

    Sarà vento e rosso di sera,

    mi affido, ancora, al suo cuore.

  • 17 aprile alle ore 11:36
    Simile e diverso

    È sorprendente.
    Esiste una famiglia speciale di sette sorelle ed un cugino
    del Sole a meno di quaranta anni luce.
    Immagino delle forme di vita aliene che passeggiano sulle
    acque, nell’orizzonte universale di rime animate da
    scenari futuristici.
    Spazio Divino, oceani aperti agli occhi,
    nell’orbita un sistema planetario, simile e diverso,
    visioni armoniche di atmosfere
    meno infernali del mondo globale,
    climi favorevoli alle navicelle
    che gravitano nella Via Lattea,
    nelle galassie non troppo distanti.
    Anime di pianeti le ombre misurate nella luce,
    rivelano dall’altra parte dell’infinito
    le affinità dei corpi celesti.

  • 17 aprile alle ore 11:32
    Il tuo sogno nel petto

    Il tuo sogno nel petto
    ha saputo parlarti
    quando si faceva buio,
    il risveglio ti addolorava,
    ma la tua anima piano
    maturava.
    I sogni ti fanno sentire
    come un bambino,
    la realtà ti scrive addosso
    gli anni che hai accumulato,
    tra una ruga che scopri
    allo specchio
    e un acciacco improvviso,
    tu cerchi ancora un qualcosa
    che somigli all'idea di paradiso,
    poi ti perdoni di essere lontano
    da quello che cercavi,
    restando a guardare la luna
    che appena in una magia ti chiama.

  • 16 aprile alle ore 19:48
    Sole

     
    Anche quest'oggi
    Si è levato il sole
    Con la sua luce
    E il tanto calore.
     
    Tutti i giorni
    Si affaccia
    Alla finestra del cielo.
     
    Non riposa mai
    E mai si lamenta
    Di lavorare troppo.
     
    Ci dona la vita
    Ci dona la luce
    Ci dona il calore.
     
    Matura i nostri frutti
    Non ci chiede mai nulla
    In cambio.

  • 16 aprile alle ore 19:45
    Solo tre parole

    Piensa en mi
    Così voglio esprimere
    il desiderio testardo
    di averti dentro
    me

  • 16 aprile alle ore 8:44
    Notre-Dame de Paris

    Inerte la parola rimane
    al cospetto di tal immane tragedia
    dal quarto elemento causata
    indotto da mente incerta.
    Secoli di storia racchiusi
    in un simbolo
    e dal grande Victor
    tanto decantati
    per sempre volati via sono
    generando sconforto
    e dolore
    che mai si saneranno.
    Bruciano mostri sacri
    saccenti di storia,
    divampano fiamme altissime
    come rogo che annulla
    ogni eresia umana.
    Dubbio m'assale
    durante la notte
    prima che Morfeo
    prenda il sopravvento,
    e mi toglie il respiro
    sulla sorgente di tal disastro
    che sconvolge l'intera umanità.

  • 15 aprile alle ore 21:28
    Un uomo nel deserto

    Un uomo andò nel deserto
    per ritrovare se stesso,
    si era perso col tempo,
    si era affidato alla memoria
    della sabbia
    e alla libertà del vento.
    Ad ogni passo il sole,
    poi la notte riposava
    sotto le stelle e l'infinito
    e ricominciò a tessere
    il suo profondo stato,
    con l'amore chiuso nei pensieri
    ed un sogno che aveva
    abbandonato.
    Quell'uomo sentiva
    il suo lamento,
    ma fra le dune prevalse
    il suo commovente canto,
    che salì fino agli angeli
    e la sua anima
    ritornò da sola a reggersi.

     

  • 15 aprile alle ore 21:06
    Pan xe sempre pan

    Panini caldi che la muleria
    gusta sporcandose le man
    ma resta sempre pan

    panini de gelato, i esisti per bon....
    ma se no te se movi se squaia
    e te rovina la festa....
    ma sempre pan resta

    toast magnadi de furia,
    formagio che fondi e fila
    sarà anche fatti col pan quadrato,
    che el peck  gà fato pian pian
    e quindi resta sempre pan

    ndemo in gita a far pic-nic!
    cossa portemo ? un dò panini!
    De crudo, cotto e formaio,
    xè più san,
    ma il pan xè sempre pan

    per impanar fetine
    bisogna farlo gratà,
    ma anche se prima iera un toco intiero
    sempre pan xe restà

    per merenda de picio
    i me dava pan ,zuchero e buro
    provèlo, xè bon sicuro.....
    anche se lo fazè col pan duro!
    se po' el pan xè ssai duro,
    alora i lo taia e i lo brustola in forno:
    vien fora fetta biscottata
    e sora ghe và la marmelata.....
    per i miei fioi xè tuto una ridada
    meter la marmelata per tuto,
    meno che sulla fetta biscotada
    ma no voio perder el fil del discorso:
    anche se xe la feta
    pan iera e pan resta

    no fa differenza gnanca el tipo de pan:
    pol eser un bon filon
    ma anche la schioppetta o l’integral
    no fa mai mal
    xè logico che la zavata no xè per far panini
    e no se gà mai visto far tartine co le bighe o le sfogliatine
    el pan caldo se sposta  nelle varie tratorie
    presto, la matina
    e co te vol merenda
    el se compagna con un poco de porzina
    insoma
    che sia panini o  toast,
    pan grattà o fette biscottate
    xe sempre uno il grande protagonista
    semplice o vestido a festa
    gira e missia
    sempre pan resta...

  • 15 aprile alle ore 13:40
    La Mezza Luna

    Datemi una penna
    Un foglio di carta
    La solitudine
    Il silenzio
    E vi regalerò una poesia
    Più o meno bella
    Frutto del cuore.
     
    Con un nodo in gola
    Dall’emozione ardente
    Si fermerà nella mente
    Il tempo passato
    E le speranze vissute.
     
    Una storia di vita
    Di tempo sciupato
    Fra ombre furtive
    E segreti celesti
    In squassanti silenzi.
     
    L’animo sognerà
    Quello che c’è
    Quello che non c’è.

    Dolcezze amare
    Candidi desideri
    Lancinanti dolori
    Nel sole che vive.
     
    Nelle vene bollenti
    Il sangue della verità
    Ispirerà quello che c’è.
    Nel sole duraturo.

  • 15 aprile alle ore 13:39
    Notte Solo Mia

    La neve ha smesso di fare silenzio
    Il nuovo sole si è addormentato
    Alzo gli occhi al cielo
    Desideroso
    Di penetrarlo per vedere Dio.
    Mi viene sete, mi viene fame
    Ho fame e sete di buio e d'amore.
    Ormai la vita dei vivi volge al termine
    Aspetto che tutti dormono
    E che nasca il buio.
    Sento che questa notte e mia.
    È la mia notte.
    Pigiama di luna sulla pelle
    E via per i miei vicoli deserti
    Voglio ritrovare l'amore perduto
    E mentre cammino con i miei pensieri
    Una dolce voce mi penetra il cuore
    Comincio a sentire le pene dell'amore
    Inizia una notte di malattia
    Che piange amore da ogni stella.
    Ho ritrovato l'amore
    Ora che l'ho ritrovato
    Vorrei arginare il fiume della gioia
    Per non farlo trascinare verso il mare
    Insieme ai miei sogni rinati
    Vivi negli occhi
    E nel cuore dell'anima.

  • 15 aprile alle ore 13:39
    Notte Solo Mia

    La neve ha smesso di fare silenzio
    Il nuovo sole si è addormentato
    Alzo gli occhi al cielo
    Desideroso
    Di penetrarlo per vedere Dio.
    Mi viene sete, mi viene fame
    Ho fame e sete di buio e d'amore.
    Ormai la vita dei vivi volge al termine
    Aspetto che tutti dormono
    E che nasca il buio.
    Sento che questa notte e mia.
    È la mia notte.
    Pigiama di luna sulla pelle
    E via per i miei vicoli deserti
    Voglio ritrovare l'amore perduto
    E mentre cammino con i miei pensieri
    Una dolce voce mi penetra il cuore
    Comincio a sentire le pene dell'amore
    Inizia una notte di malattia
    Che piange amore da ogni stella.
    Ho ritrovato l'amore
    Ora che l'ho ritrovato
    Vorrei arginare il fiume della gioia
    Per non farlo trascinare verso il mare
    Insieme ai miei sogni rinati
    Vivi negli occhi
    E nel cuore dell'anima.

  • 15 aprile alle ore 13:37
    Angelo Per un Attimo

     
    Ogni stella figlia del cielo
    Partorisce un angelo
    Dipinge l’arcobaleno
    E lo veste di sole e di luna.
     
    Io
    Ladro assetato
    Rubo e brillo
    Vivo e sorrido
    Nei loro colori.
     
    Io
    Volevo te
    Tu
    Volevi me.
     
    Credevo di essere un Re
    Lo sussurrava il vento.
     
    Traditrice realtà.
     
    Illusione di un’estate
    Vestita d’inverno.
     
    Inferno tutto mio
    E nei tuoi occhi.
     
    Un amore trafitto
    Da una saetta.
     
    Scoccata a ciel sereno
    Da un destino già segnato.

  • 15 aprile alle ore 10:23
    ARLECCHINO MIO

     
    Le toppe gialle, quelle azzurre
    e le altre, verdi bianche e rosse,
    ogni santo giorno si scolorano.
    La luce del sole non le sceglie più.
     
    Spacciatore di magie, io piango.
    É inutile che spolvero e rispolvero.
    Solo una sola cosa mi rimane:
    buttare tutto e darmi un po’ da fare.
    Cavi d’acciaio e lucenti chiodi
    io li potrò trovare dove voglio.
    Per assemblarli, basterà un minuto
    e uno smalto suggerito dallo spot.
     
    Il tempo della fantasia è ormai finito
    ed anche quello delle belle attese. 
    Mi dicono che è l’urgenza delle cose
    e… non importa quali cose.
     
    Alla maniera di un infermo grave,
    sul mio comò lui ora non si muove.
    E fallisce ahimè l’estremo tentativo
    di farlo vivo al lampo dei miei occhi,
    di ricordargli da ore ed ore i sogni
    dei quali gli sono eterno debitore,
    di scuoterlo al forte battito del cuore
    perché mi doni l’ultimo suo exploit.
     
    Poi, d’improvviso, risorgono i colori
    ma è il riflesso del tramonto rosso
    che insieme ad Arlecchino mio
    dà l’ultimo sussulto. E muore.
     
     
     
     
    *
    Pubblicata sull’Antologia del Premio Belmoro VII Ed. 2009

  • 14 aprile alle ore 20:06
    Il bacio

    Una sera
    mentre si ballava
    accarezzai le sue labbra
    con un bacio

    Esso riaffiora ogniqualvolta
    ci incontriamo
    È lì
    nei nostri sguardi

  • 14 aprile alle ore 19:43
    Diogene ed il sonetto

    Diogene e il sonetto
    Ah, se vita mia fosse
    un classico sonetto,
    un incalzar di giorni
    in rima baciata,
    ed altri, in intervallo, per
    esser poi uniti... logicamente!
    Ma invece ogni mio giorno ... un’apocope!
    Così, somigliano a realtà troncata
    ogni mio dì, a venire.
    Retoriche giornate,
    vuote romanticherie,
    ampolloso sviscerare
    di frasi e di concetti,
    rimbombano nei cassetti
    d’una vita fatta
    di bugie e tanti, tanti
    gli attor distratti.
    Menzogne veritiere
    catturano l’orecchio
    ma non un sofferente
    cuore esperto.
    Continuo invano a cercar
    con lanternino vita
    che mai potrà trovar
    rima baciata,
    ormai costretta a rimaner
    serie di giorni o versi
    fra lor... tutti diversi.
    Anacoluto o dissociato mondo!
    Luciano Capaldo
    Oggi sempre più il bisogno che uno “schiavo ” sia venduto al “padrone” perché questi venga istruito!!!
    Il prezzo di scambio di uno schiavo è un uomo di governo, per poterlo ammaestrare- Diogene docet

  • 14 aprile alle ore 18:54
    Dovranno i muri cadere

    Dovranno i muri cadere,
    i nodi alla gola
    sciogliersi in parole di dolore
    e gli occhi dell'amore brillare
    come astri in una notte di magia,
    dimenticata da quegli uomini
    senza più memoria,
    con addosso soltanto
    una smorfia replicata,
    in un teatro dove applaudono
    mani di gesso scolpite
    da un oscuro demiurgo.
    Dovrà la vita uscire dal suo inganno
    e con l'autunno inizieranno
    le vere e candide malinconie
    e le bugie si disperderanno nel vento,
    mentre il mistero dell'uomo
    ribelle al Fato,
    verrà un giorno dai profeti rivelato.

     

  • 14 aprile alle ore 13:39
    Portami al mare

     
    Portami al mare
    in questo intenso autunno.
    Fa’ che dal vivo io risenta
    dell’onda il suono sullo scoglio
    mentre la pioggia fitta di novembre
    non si discosta e anzi mi confonde.
     
    E non lasciarmi poi da solo,
    seduto ad assaggiare un sogno.
    Vienimi accanto ad ascoltare
    quell’emozione che mi prende
    al breve, ingenuo tuffo nell’eterno.
     
    Non ti spostare appena sembra
    che l’acqua inghiottir ci voglia.
    É solo un segno d’accoglienza,
    una catarsi che ci viene offerta
    per ripartire appena spunta il sole.

  • 13 aprile alle ore 19:55
    L'Angelo Perso

    Oltre l’infinito
    L’angelo puro
     
    La fanciulla perduta
    Nel mare dell’universo
     
    Fra tante speranze
    E molte sofferenze
     
    Aspettative perdute
    Nei molti sentimenti

    Desiderosa d’amore
    Bisognosa d’affetti
     
    Quel cuore sempre fanciullo
    Cresciuto in un campo di fiori

    Ringrazia il suo contesto
    In attesa di un sole futuro.
     
    Donna e fanciulla
    Dall’animo altalenante
     
    Che tanto ha dato
    E poco ha riscosso
     
    Dal mondo convulso
    Dai valori superflui
     
    Il suo destino scottato
    Nella sabbia rovente.
     
    L’uomo comune che tutto calpesta
    Ignora la sensibilità di chi è diverso.

  • 13 aprile alle ore 19:05
    Nelle tasche una lettera d'amore

    Un giorno decisi di andare,
    le mie colpe alle spalle,
    i miei sogni feriti nelle scarpe,
    nelle tasche una lettera d'amore
    per rincorrere una storia
    che ricorda il mare,
    i monti e le notti stellate,
    i deserti, le valli e gli alberi
    in ogni stagione,
    una storia per voler esistere,
    non solo nella solitudine,
    dove l'amore parla al dolore,
    dove l'anima si anima
    e riesce finalmente a cantare,
    dopo un silenzio come di neve.
    Una lettera d'amore
    per dichiararsi,
    per donarsi
    lo sguardo più profondo.

     

  • 13 aprile alle ore 19:04
    Cercami in una parola

    Cercami in una parola che scrivi,
    quando i tuoi specchi
    li fai diventare segreti,
    cercami se senti un dolore
    che ricorda una casa senza sole,
    dalle stanze buie.
    Cercami in una parola
    che vorresti dire,
    urlare o sussurrare,
    cercami e forse potrò
    ridurre il male.
    Domani i nostri sguardi
    si fermeranno a guardare
    un sole arancione,
    tra gli alberi
    di una campagna profumata
    e per un tempo saremo
    senza tempo,
    senza penitenza,
    senza rabbia.

     

  • 13 aprile alle ore 11:16
    La mia dimora

    E’nei solchi del carro.
    Ha rami e radici nel vento
    odora di pioggia.
    E’ in cammino,
    come me non ha messo foglie.
    Appartiene all’indulgenza della sera
    sulle colline rivolte al mare.
    La mia dimora è sola
    orme di lacrime
    che nessuno ha visto cadere.

  • 12 aprile alle ore 19:29
    E se vedevo il cielo

    La terra era scura alle mie spalle
    e i miei occhi erano stanchi
    a furia di cercare quel sentiero,
    che in un altro tempo percorrevo
    per non perdere il passo sicuro,
    ma il mio passo, invece, tremava
    e si smarriva in un luogo
    senza primavere,
    il mio incedere mi portava
    nella solitudine
    e se vedevo il cielo
    piangevo,
    perché troppo lontano.