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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 28 marzo 2013 alle ore 18:30
    ancora

    Vedi ancora oggi, come ieri il tempo non passava,  e lento probabilmente si muove ma rimango ancora fisso come per aspettare che piova o che smetta,E il freddo passi tra maglioni che ancora portano una memoria  tra intrecci di lana  e  buchi di sigaretta. Tu per una volta ancora mi hai dato un sogno che mi sono creato, e al momento mi sembra  di non poterlo più ricostruire  e mentre vegeto, mi vedo nel momento in cui un arrivederci  era stato sinonimo di addio. solitario ho lasciato un limite per non tornare.

  • 28 marzo 2013 alle ore 13:54
    Quattro Cento Ottantadue

    Ti presento il martedì: il ruffiano blatera
    nella folla, la voce gli schizza dal cappotto,
    eiaculazione asciutta e contro vento.
    Lo scirocco, intanto, alza le ali.
    Ho le tasche imbrattate dei centesimi con cui mi pago l'ansia.
    Ogni mia settimana, ogni mio mese di  nodi e noia
    non valgono  questa sera che mi offro, in cui è
    martedì  tra le vetrine ed il Corso ma dietro il
    battiscopa del lungomare, lo schiocco di una lancetta
    già prevede zingaresco il mercoledì sul campionario
    assonnato del primo treno.  Ma è ancora martedì
    e tu stai con la certezza malleabile delle boe:
    non eviterai la carica dell'onda, il bisonte di sale
    non ti atterrisce più del mio ritardo o dell'assenza,
    del mio sfuggirti a vele dirottate, orecchie ammainate
    dal richiamo del padrone.  E' questo tuo istinto di terra
    che mi insegna quanto sia inutile il mare alla mia età
    e pure tutto l'affaccendarsi che credevo viaggio,
    è solo farsi attraversare da chi va, restando
    con la voglia di sveglie shakerate  e di partenza,
    con le mani cariche  di bagagli sempre incinti della roba altrui.

  • 28 marzo 2013 alle ore 12:14
    L'uomo che lasciava cadere le parole

    L’uomo che lasciava cadere le parole

    Quando la notte respira di nascosto
    ansimante
    soffocando i vagiti ingenui del giorno
    la baldanzosa alterigia dei pensieri lascia il posto alle ombre
    esili presenze al cospetto del buio.
    Le ombre sono come le increspature delle onde
    può scorgerle solo l’occhio vigile, attento
    a distinguerne il contrasto con il riflesso argenteo della luce
    che dopo  il crepuscolo esala dai lampioni
    o  promana dagli ultimi tenui raggi solari.
    Procedeva assaggiando le strade con il suo passo cadenzato e lento
    un vecchio dalla  barba bianca, umile
    ma dignitoso nell’aspetto
    che pareva avere singolare confidenza con le ombre
    quasi fondendosi con esse.
    Parole lasciava cadere
    dal suo zaino lacero di anni
    ma non se ne avvidero i passanti di turno
    immersi nei meandri indefiniti dei loro labirinti.
    Su tutto vegliava l’uccello sacro a Minerva
    impassibile e distante dalle vicende umane.
    L’uomo, avvezzo a vivere di notte
    avvertì una presenza alle sue spalle
    o piuttosto un tiepido calore
    così diverso dalla gelida scia lasciata dai viandanti.
    Dai delicati riccioli biondi
    come spuntato dal nulla
    un bambino gli apparve
    che raccolte da terra due parole gli tendeva
    con timido gesto di restituzione.
    “Mettile in tasca” disse l’uomo
    altrimenti si dissolvono nell’aria
    perle preziose  poco avvezze a questo tempo.
    Sono tue, se le vuoi – continuò il vecchio –
    e puoi prendere anche le altre
    tanto i passanti non sembrano curarsene
    hanno sguardi fissi e menti così sature
    come i loro computer pieni di virus.”
    “A cosa servono?” chiese il bambino.
    “Dentro di loro c’è la nostra memoria”
    egli rispose
    “per questo appaiono di notte
    nella frenesia del giorno non potrebbero
    sorelle come sono del silenzio.
    E’ da là che veniamo, dalla terra del silenzio
    mentre gli uomini sono smarriti nell’assenzio
    di gorghi in cui annegano esausti
    riflettendovi le loro iridi di pietra.
    Se nessuno le raccoglierà
    le parole resteranno sospese nella notte
    confuse nella nebbia, come rugiada
    che lieve al mattino si dissolve.
    Ma tu chi sei, bambino
    alieno dalle chiacchiere arroganti
    scagliate al cielo da un delirio paranoico
    che sfida i venti e i flutti degli oceani
    e violenta le cifre della vita
    confondendo vocali e consonanti
    sacrificate all’altare di una lingua storpiata?”
    “Vengo anch’io da una terra lontana
    e martoriata dalle cicatrici della guerra.
    Per questo vanno raccolte le parole
    prima che la notte concluda il suo viaggio
    e affidate alla pazienza di qualcuno
    che con cura sappia cesellarle
    strappandole ad una roulette da giocatori di dadi.
    Angherie e mostruosi gesti, deportazioni e sguardi persi
    di poveri spettri vaganti nel nulla
    hanno visto questi occhi
    in una terra priva di pietà
    dove i capelli sciolti delle donne
    da sempre simbolo di libertà
    restituiscono alla terra la misera cenere
    sparsa dal vento
    che forse è proprio quella dei loro defunti
    in un’immane fossa comune a cielo aperto
    in grado di risucchiarti nell’eternità
    di un male che trasforma la vita in un deserto.
    Per questo, uomo che vaghi in confidenza con le tenebre
    ho bisogno delle parole che lasci cadere
    gendarmi della memoria e custodi del silenzio
    in cerca di qualcuno che le sappia decifrare
    per costruire nuovi sensi che lavino
    il sudario delle nostre incomprensioni
    e i capelli sciolti delle donne
    saranno di nuovo baciati dalla luna.”
    Così disse e si congedò con un cenno di saluto
    prima di essere inghiottito dai tentacoli del buio.
    E nuda spettatrice la notte
    salutava le parole in attesa di un poeta
    per brindare ad un canto che sfidasse la morte.

  • 28 marzo 2013 alle ore 10:06
    Orizzonti colorati

    Grovigli d'effusioni disincantate

    doni d'emozioni di concupiscenti piaceri...
    che strozzano le amarezze sul nascere

    e ammansiscono ogni inquietudine

    Ritrovarsi in universi dolcemente immaginati
    con voglie struggenti forti d'amore

    e la fantasia che vola cullata dal vento

    lievi brezze di malinconia che soffiano

    tra i marosi dell'anima
    annebbiata dall'inerzia del creato

    Chiudere gli occhi

    rimanere sospeso in ladri pensieri

    a rubare il mondo

    e darlo a Te

    dissetandoLo con gocce d'amore

    riempire di gioia le speranze del cuore

    teso verso accesi orizzonti

    e nutrire nuovi sogni

    colorati d'intenso
    .
    cesaremoceo
     

  • 27 marzo 2013 alle ore 21:11
    Guerriero nell'anima

    Certe paure e traumi ti spiazzano.
    Fatichi a fidarti di te stesso.
    Ti accorgi
    che non puoi più guardare le cose con lo sguardo di prima.
    E ti ci devi abituare.
    Ed è difficile abituarcisi.
    Ogni giorno, ti svegli non più col pensiero di vivere,
    ma con quello di indossare maschera ed armatura.
    E combattere, combattere e combattere.
    Il tuo ' Te Stesso ' ti reclama
    offuscato e sottomesso dalla quotidiana battaglia.
    Ed ecco,
    tra un battito di cuore e l'altro,
    nascere un nuovo Guerriero Nell'Anima,
    diverso, certo molto diverso,
    ma sicuramente più forte.

  • 27 marzo 2013 alle ore 21:09
    Le linee del cuore

    Come due rette parallele,
    Io e Te,
    seguiamo le linee del Cuore,
    separati da chilometri di Ricordi,
    accomunati da un ormai superfluo legame di sangue,
    offuscati da vani sentimenti.
    Inconsapevoli del nostro valore,
    viaggiamo secondo dopo secondo,
    Uno al fianco dell'Altra,
    con la crudele e gelida consapevolezza
    di non incontrarci mai più.

  • 27 marzo 2013 alle ore 21:08
    Lo scrigno

    Cingeva forte a se quel Cuore rosso rubino,
    colmo d'amore batteva all'impazzata di felicità sfrenata.
    All'improvviso.
    Tu orgoglioso di egoismo, hai forzato il destino.
    A poco a poco quel Cuore si esaurì,
    mutando di forma e colore.
    Quasi si spense.
    Rinchiuso in quella tetra armatura,
    avvolto da un gelido e duro manto,
    continuò a battere,
    come se fosse imprigionato tra un'incudine e un martello.
    Divenne sorgente di lacrime
    e lentamente nel tempo si logorò.
    Lei, inconsapevole del tesoro,
    possiede ora nel petto uno scrigno tutto d'oro.
    Il destino sapeva.
    Era suo dovere proteggere quel Cuore.
    Come un abile fabbro,
    da un umile metallo arrugginito,
    ha creato e forgiato uno scrigno dorato.
    Il destino sapeva.
    Quel Cuore andava preservato per chi l'avrebbe veramente Amato.

  • 27 marzo 2013 alle ore 17:37
    Niuna stilla d'amor a del cuor l'arsura

    Timida prima poi con gocce tonde e forti
    alla finestra batte la pioggia settembrina
    e ne riga i vetri con intrecci di rivoli sottili,
    al ticchettio ed al ritmo si destan gli assopiti sensi,
    diversi pensier genera la risvegliata mente
    di color allegro il primo cupo nero l’altro:
    che s’alla riarsa natura lieto beneficio occorre
    a spegner del mio cuor l’arsura niuna d’amore stilla!

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:36
    Una piccola parte scura

    Si stacchino da me tutte le foglie
    nuda la mia corteccia resti
    a impregnarsi
    della livida aria della sera,
    non una goccia di linfa trasudi
    pietà dalle arse gemme,
    non resti su di me un solo
    ornamento,
    che io sia un tronco
    inerte,
    emani da me la mia sconfitta
    senza vergogna,
    soffi la sua favola
    il vento
    sui boschi che lontano
    palpitano nell'ombra.
    Sia io una piccola parte
    scura
    saldamente
    abbracciata all'infinito.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:35
    Vorrei essere una culla

    Quando il giorno si raccoglie
    nel ventre della notte
    e densi i pensieri
    stillano dai sogni,
    quando silenzio e oscurità
    spogliano gli inganni,
    e il cielo intero
    trabocca
    turbato,
    travolto
    dall'onda di fremiti
    e sensi,
    allora vorrei essere una culla
    intorno a te,
    allora vorrei farmi
    solo sussurro
    che soffia sul tuo cuore
    e caldo spegne
    nelle note
    di una nenia
    ogni tuo affanno.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:33
    La lucciola

    Non ho pazienza
    lo sai,
    sono come l'incauta lucciola
    che una stagione
    sola
    vive,
    annega di splendore,
    dissolve la sua luce,
    brucia il fuoco di una vita
    intera
    e muore.
    Quante volte mi hai visto morire?
    La tua pazienza,
    amore,
    è la fiamma lenta
    che scintilla
    di cauta forza,
    è la scintilla
    che mi riporta
    in vita,
    perché tu sai che non puoi tenermi
    spenta,
    e ogni volta bruci
    un po' della tua vita
    nella mia.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:32
    Le città perdute

    Quante sono le città perdute,
    le oniriche città
    amate,
    che recluse
    ostinatamente vivono
    intrappolate
    nelle estreme regioni
    del cuore degli uomini?

    La mia città ha le porte
    spalancate
    a lasciarsi accarezzare
    dal sole,
    e noi ragazzi giù nelle discese
    a correre tutte le risate,
    a bruciare i respiri nella gola
    quando le bici volano
    tra gli alberi e il mare.

    Non c’è fretta nella mia città,
    la gente va da qualche parte,
    da qualche parte ama,
    lavora, ride o muore,
    senza fretta.

    Ruvida la corteccia
    di un albero
    accolse le mie membra
    sciolte da un lentissimo
    bacio.
    Guardare l’orologio
    e correre felici,
    domani stesso posto,
    oggi viviamo il bacio.

    Torno senza tristezza
    nella mia città,
    nella mia remota,
    onirica città,
    torno spesso senza fretta,
    con gratitudine:
    la nostalgia passa puntuale.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:26
    Anima

    L’intenso respiro acerbo di un’alba
    aperta sul mondo velato di ambra
    mi immerge nella vita discioltasi
    tra il cielo avido e la terra assorta.

    Vago sulle tue tracce anima mia.
    Mi appartieni o sei un'altra cosa
    da me che ti ricerco, tuttavia?

    Sei nel fluire stanco dell'ombrosa
    materia che ignara si consuma,
    scompare per tornare vigorosa?

    Ma mai nel cuore accorto profuma
    tanto intensa d'autentica angoscia
    la coscienza nuda che nulla dura.

  • 27 marzo 2013 alle ore 14:24
    Dolor che non si spegne e si rinnova

    Abbandonato il giardino ha il pettirosso
    in altri lidi da qui lontan si è avventurato
    or su le brocche antiche e le nascenti foglie
    del vetusto d’anni nespol dal rigor del verno
    tanto tormentato liete dal volo saltellan quattro
    capinere vite e natura nel tempo si rinnovan
    pur non si spegne e si rinnova nelle mutate
    stagion al tuo pensier al ricordo il dolor mio.

  • 27 marzo 2013 alle ore 12:23
    Due versi

    Due parole bastano
    se sai parlare
    se hai imparato
    ad ascoltare
    se sei capace di entrare
    in punta di piedi
    e leggere il poco o il tanto
    che l'animo umano
    tiene al riparo
    da ogni assalto
    di fuoco o d’uragano
    da invidia o cattiveria
    di diavolo o di fata

    Se due parole non bastano
    per accedere
    al sito segreto della gente
    se vuoi dare sollievo
    ad un uomo che soffre
    non negargli un abbraccio
    prova …
    con un po’ d’affetto
    e di condivisione
    guardalo negli occhi
    e accarezzagli il cuore

  • 27 marzo 2013 alle ore 7:27
    La nostra gioventù

    Sere ancòra fresche d'inizio primavera
    ad avvertire brividi di parole raccolte

    vanesi rancori dissolti

    stipati nel vuoto delle verità
    che si fan gioco dei pensieri

    Non scordo mai il tuo volto sereno

    t'incontro dentro la luce del mio spirito

    nei miei sogni

    con lo sguardo rivolto al destino
    e il cuore sempre tra le fauci del coraggio

    Schiavo in questo amore
    mi perdo nell'estasi del Tuo splendore

    Illimitati orizzonti si stagliano

    dinanzi ad angosce ormai disperse

    accendendole di raggianti sorrisi
    note d'albe fresche e gocce di rugiada

    nel piacere che genera giorni sicuri

    e confidare forti emozioni

    a cementare ricordi onnipresenti
    della nostra gioventù che non vuol finire.
    .
    cesaremoceo

  • 26 marzo 2013 alle ore 12:58
    Perfetta

    La bellezza perfetta?

    La trovi nel sogno o in un fiore
    nell'attimo concesso da amore.

  • 26 marzo 2013 alle ore 11:40
    Preghiera per Chiara

    Mia adorata Chiara,
    Tu che con la tua immensa stima
    hai donato a noi,
    umili peccatori, la possibilità
    di purificare il nostro spirito...
    seguendo, con forza di vera e sincera fede,
    il tuo straordinario esempio d'affetto,
    preservaci da ogni possibile errore,
    da ogni azione negativa
    verso i nostri fratelli.
    Aiutaci a proseguire questo
    difficile cammino,
    guidandoci con la luce
    riflessa dei tuoi occhi stupendi,
    Luce che abbaglia i nostri umani sensi
    con estrema dolcezza e
    tiepido calore,
    verso mondi incantati
    fatti di gioia, amore,
    meravigliosi e strabilianti
    paesaggi dai mille colori.
    Grazie di tutto anima di Dio.
    Grazie infinite, dolce amor mio ♥

  • 26 marzo 2013 alle ore 10:02
    L'attesa

    Nel brusìo dei sussurri del mondo
    tengo per me l'essenziale 

    e non restar schiavo delle mille abitudini
    nella storia di vibranti passioni

    vissute a cercare il senso di una vita
    altrimenti senza senso

    Andare oltre nel futuro 

    curando velenosi baci assassini
    con l'antidoto di dolci pensieri e flebo d'amore

    schivando l'esser messo al muro

    mettermi a nudo l'anima

    in compagnia dei volti riveduti e corretti 
    di un passato che ritorna

    con le stesse ombre rosse
    di  braci sempre ardenti

    Regalarmi il cielo in questo blues della memoria

    con gli ideali a indossare le ali 
    volare verso il sole in declino
     
    e scomparire dentro foschie
    che addensano la mente affollata di sospiri

    nell'attesa di nuovi germogli d'albe
    per impiccare ancòra scontati giorni.
    .
    cesaremoceo

  • 26 marzo 2013 alle ore 7:31
    La Pasqua ritorna

    Cristo
    - che era stato
    preso in prestito -
    è risorto
    e impregna la pace
    di succo di sole
    gocciolato a lungo
    sul nudo tempo
    dove la cattiveria
    ha divorato  parole
    ed è morta per indifferenza

    chiaro
    il segno all'orizzonte:
    cresce l'amore
    davanti al sorgere dell'alba
    senza parole  e gesto
    e dona la sua luce

    la colomba
    esce dal nido
    e lancia
    un grido di gioia
    verso la vita

  • 25 marzo 2013 alle ore 19:20
    Ego

    "A cosa servirebbe, io mi chiedo, perdersi in quell'attimo di stella caduta che ti porta all'oblio nell' universo? E' meglio limitarsi all'astratta visione o al concreto essere?
    Dimmi, tu che invochi gl'occhi per un ultima volta, per quale prezzo si è disposti a spingersi?
    Se si è al punto d'invocarli, meglio restino astrazioni che misere illusioni."

    "Io penso semplicemente che, da pensatori autonomi quali siamo, sia normale sentire determinate cose. Mi sono detta: 'a cosa servirebbe? Va bene esprimerci, dire ciò che pensiamo ma, al di là di tutto, a cosa servirebbe? Sarà una gioia momentanea, perenne dolore, entrambe o nessuna delle due? E' difficile conoscere la risposta, per questo penso: 'meglio che sia astratta visione che misera illusione'."

  • 25 marzo 2013 alle ore 17:57
    Misteriosi sentimenti

    Estasiato dalla grazia profumata del colombi

    resto restìo sull'orlo della battigia

    a due passi dal mare con lo sguardo sognante

    In compagnia del mormorìo delle onde

    che risuona placido come nenia di balia

    m'inoltro nel mio consueto passeggiare

    sulla sabbia calda e invitante

    Ascolto nei battiti del cuore

    voci stridenti all'ombra di misteriosi sentimenti

    Con gli occhi a girovagare nell'orizzonte

    in un'atmosfera malinconica

    rivedo i miei errori e dar un senso a ogni pensiero

    reiventarmi abbarbicato a emozioni senza tempo

    e ritrovare la pace.
    .
    cesaremoceo

  • 25 marzo 2013 alle ore 17:44
    La solita storia

    Come riflessi di conferme
    questi occhi impiantati
    che fuggono ancora dai progetti
    ma non tacciono l'anima.

    Nel loro verde immaturo
    dove leggi le tue follie
    di voli insensati
    ma non scorgi le increspature

    Ma come l'onda muta e decisa
    alle parole tocca rivelare
    dove salda è l'attesa
    perchè s'arresta il battito

    E magari ansia è voce
    di una visione ancora lunga
    incapace a consumare il tempo
    ingannevole più del cuore.

    Raffaele di Ianni

  • 25 marzo 2013 alle ore 7:33
    Futuro prossimo

    Corro a perdifiato
    riflesso nello specchio di questa vita

    circondato dal nulla a guardare avanti

    Nella mente notti favolose sempre diverse
    sfociate in domani nostalgici

    senza piegarsi ai soffi turbinosi di parole
    e realtà artefatte

    con la coscienza che si lascia andare

    addentrandomi in un confuso crepuscolo imminente

    Giorni subìti tra simulate allegrie
    e tristezze inesplose

    strisce di terra vergine inesplorate

    strade piene di sole ombroso

    calme penitenze

    fino a che accasciato d'aberrazione e violenza

    nell'inerzia degli occhi calano vaghi spettri

    presagi di tempeste.
    .
    cesaremoceo

  • 25 marzo 2013 alle ore 1:10
    La danza di sguardi

    E' folle la danza
    fatta di sguardi,
    con due passi
    ti pesta l'anima,
    mentre l'ombretto
    accentua il mistero,
    fa lo sgambetto
    al mio goffo cuore.
     
    Non resta che ballare,
    coi nostri occhi
    simili a farfalle,
    per te lo chiamerò
    volo d'amore.
     
    Ma lo sguardo ora fugge
    non hai paura certo,
    con la coda mi osservi,
    e se con due battiti di ciglia 
    mi domi come la tigre,
    Io feroce animale
    nel circo chiamato Vita,
    per quel luccichio
    divento un tenero micio.
     
    Che importa se poi
    le lacrime vi scorreranno,
    non ti dirò mai se
    per pura gioia
    o infinita tristezza,
    ricorda, quel che rimane
    importante per me 
    e che con gli occhi
    hai danzato, 
    anche se per un istante, 
    solo con me.