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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 19 gennaio 2013 alle ore 8:59
    Quattro Cento trentaquattro

    La fine, occhio robotico, e' computerizzata , tappezzerie d'acciaio, singhiozzi di vortici meccanici e l'iride in off. La morte e' mora e senza bacca, un fanale che abbaiava alla notte reciso da un sasso. Uno stelo accecato dall'abbraccio della falce , sterminio di corolle, placenta dei campi staccata anzitempo. Altrove il liquido amniotico irrora i bulbi , le calve semenze abboccano all'irsuto lombrico delle radici: e' maschio il frutto, femmina la foglia, solido il fusto, robusta la ramificazione. Speriamo che cresca, e più alto di quello vicino, più alto di ieri. E che non contragga i parassiti di compagni di classe ,che svetti sempre più verde. Più bravo. Quanto mancherà all'autunno e'sempre scritto nel tronco: la mano sudata di vento già dice la pioggia, ma dove stanno in cerchio gli anelli la sposa e' senza anulare . Tra i vermi un moncone di sughero riceve preci, dente spezzato, lapide marchiata dall'hula hoop dello spietato, nero compasso. 

  • 18 gennaio 2013 alle ore 23:24
    Vorrei avere le ali

    Vorrei avere le ali
    per volare in alto nel cielo,
    prendere una stella
    e portartela in dono.
    Vorrei saper suonare il violino
    per recitarti
    le più belle frasi d’amore.
    Vorrei saper dipingere
    per rendere eterno,
    di un solo istante
    il tuo dolce sorriso.
    Vorrei cullarti
    per farti respirare
    i più bei sogni
    assieme a me.
    Vorrei scavare nei tuoi pensieri
    per scoprire l’amore
    che allevi per me.

  • 18 gennaio 2013 alle ore 23:13
    Ricerche

    Ricerche

    Si scava, si scava con le parole della supplica
    per cercare nel cuore nero della terra
    il segreto,
    l’idea,
    i segnali,
    la scintilla enigmatica,
    vuoti morbidi nel vuoto tenace,
    luce rossa nell’abisso tondo della roccia,
    perchè il rotondo vuoto morbido, illuminato dalle voci bisbiglianti
    si riempia d’eternità.
    Custodiscono le voci, nel cuore morto della rocca,
    il sentiero fulgido del cuore di Dio.
    Portano verso il cuore nero della terra di radici di pietra.
    Si scavano, si scavano le gallerie trasparenti di Dio.
    Sole sepolto.

  • 18 gennaio 2013 alle ore 21:07
    Las rosas del camino

    ¿Y la brisa tenue de la rosa, en el tiempo huida
    Caìda en el camino mustio de su tiempo
    [traicionado,
    Para morir en una acera de hierro?
    ¿Tiempo para ser voz entre postigos cerrados,
    Soñando un ramo blanco en el aire grande sin
    [horizontes rojos?
    ¿Y porquè la calle en cruz,
    Y el àrbol desposeìdo en el sol nublado?
    ¡Para què! si el grito està solo,
    Y no llega, no llega
    La vida plena, la vida larga,
    Si tiembla oscura el agua quieta en el verdegris de
    [cuarzo...
    Es asombro plúmbeo y nada màs.
    Gloria frìa del crepùsculo.

  • 18 gennaio 2013 alle ore 20:20
    Bussa

    Bussa, bussa
    ma non apre
    insensibile il portone.

    Bussa, bussa
    ma non sente
    non ha orecchie
    vecchio il cuore.

    Bussa, bussa
    grida "Amore!"
    schiuso a te
    vedrai il portone.

  • 18 gennaio 2013 alle ore 19:24
    Vuoto candore

    Vorresti gridare parole
    che nell’eco del cielo
    abbiano un senso
    e nell’eco vorresti tornasse
    un pensiero sano e compiuto
    Ma è arido oggi l’azzurro
    il sole non scalda
    e se pur illumina l’anima
    è vuoto
    questo candore.

  • 18 gennaio 2013 alle ore 18:53
    Se amare fosse facile

    Se amare fosse facile,
    non ci sarebbe tanta gente che non ama,
    né tanta gente che non è amata.

    Se amare fosse facile,
    non ci sarebbe tanta fame nel mondo,
    né tante guerre.

    Se amare fosse facile,
    non ci sarebbe tanta gente senza cognome,
    non ci sarebbero bambini abbandonati a se stessi nelle strade,
    né ci sarebbero orfanotrofi, perché le famiglie serene li adotterebbero.

    Se amare fosse facile,
    non ci sarebbero donne maltrattate,
    e mai nessuno negherebbe quello che ha giurato sull'altare,
    e allora non ci sarebbero né separazioni né divorzi.

    Se amare fosse facile,
    non ci sarebbero rapine, sequestri e omicidi.
    Ma l'amore è un sentimento che comporta anche delle rinunce,
    e l'uomo è un egocentrico egoista che si chiude nel suo "IO".
    Ecco perché  amare è difficile.

  • 18 gennaio 2013 alle ore 17:12
    Haiku

    Fiocchi di neve
    Spira il vento tra i rami
    Squarcio d'inverno!

  • 18 gennaio 2013 alle ore 15:32
    Delizie inattese

    Delizie inattese
    al chiarore di un cielo
    mantellato di stelle
    risaltanti l’argentea luna
    il mio senno colgono
    e lo sconvolgono.
    Parole sdolcinate
    saettano nell’etere
    invaso da euritmiche note musicali,
    grate e sensuali,
    risonanti col cuore
    che pulsa di nascente amore.
    Brezze di tramontana,
    immerse nel rosso fervore del cielo,
    flettono canne al vento
    che tamburellano
    in sintonia con il cuore
    che tremola di passione.
    Carezze delicate d’altri tempi
    sperdute in un ricordo lontano
    riemergono soavemente dall’oblio,
    effondono nell’animo,
    lo esaltano,
    lo incantano,
    lo mandano in estasi.

  • 18 gennaio 2013 alle ore 14:56
    Da mani a mani

    Da mani
    a mani bugiarde
    passa l’animo muto,
    un panno già sporco
    di falsi sorrisi,
    sciacquato nell’acqua
    d’ innocue menzogne,
    di grandi paure.
    Di grandi paure
    di panno innocuo vestite.
    Da mani
    a mani bugiarde
    passa l’animo muto
    in acque sporche si lava
    e più sporco si pone,
    si scambia il bianco in sorriso
    di denti lavati di fresco
    in bocche già sporche
    di falsi e morti sorrisi.

  • 18 gennaio 2013 alle ore 13:26
    Quattro Cento Trentatré

    Il cargo viene per me: avanza il polpo emerso con scie di tentacoli acciaio. A bordo rimedi come scialuppe,consigli come mozzi e sostegni per timone. Sfilata la bandiera per offrirsi vergine al mondo, batte all'asta i miei tentativi annegati. Il cargo viene per me , pezzi di ricambio in cassoni innocui: un nuovo diaframma, polmoni che non taceranno la rabbia, una schiena mai più sotto paura ed occhi acuminati come crani di spilli. Nella stiva una lunga stoffa di pelle da donna orlata di rughe in incandescente riproduzione e bianchi filamenti per puntellarmi il cuoio noioso. Zincata dentro un baule sta custodita perfino una creatura che poi mi porgeranno: anche quella nel mio corredo, ulteriore dotazione dell'armamentario che il cargo propina. Gelida dispensa, ultimo binario, ancora tirata su eccitata che  già svetta in puntale. 

  • 18 gennaio 2013 alle ore 13:11
    Quattro Cento Trentadue

    Hanno detto di me in stanze in sottana, scafi di muri ingrugnati come le nuvole prossime al catarro . Opache, febbrili figure discorrevano sul cattivo impiego fatto del tempo, sui grumi formatisi nella mia carne mai correttamente mantecata. Grande poi la dissertazione sullo scempio adottato ad esempio, sul catasto di parti che meglio sarebbero state fra i deportati del macero. Io origliavo del mio deragliamento con la scompostezza di chi si cerca in corpo un alibi. Che so un asso nella farcia del costato, l'anca della vittoria sotto il colletto, una punta spezzata di stella ancora appiccata al mio fianco . Sigillo, lentiggine e voglia, reliquia di un'antica , celeste collisione. 

  • 18 gennaio 2013 alle ore 12:44
    Aldila del pianto

    Vorrei che
    il tuo pianto
    non fosse
    una costrizione
    ma la sintesi 
    del tuo stato d'animo
    attraverso cui
    i detriti della memoria
    ti scivolino via e,
    in quello sfogatoio
    eliminare i tormenti
    che nuotano
    in trepidanti sensazioni
    e il tuo dolore,
    alleviato
    dalla consapevolezza
    di aver donato
    gran parte del tuo Io,
    rimanesse indelebile
    nella memoria
    di chi hai amato,
    trasformandosi 
    nel sorriso disarmante,
    accattivante ,contagioso
    che ha conosciuto
    l'incandescenza 
    dei sentimenti
    e che è obbligato
    a conoscere ancora.
    .
    cesaremoceo

  • 18 gennaio 2013 alle ore 9:47
    Bull-shit

    Sono caduto,
    ruzzolato giù
    inciampando
    su un gradino che mancava
    nella scala dei valori.

    Erano in cinque
    all'uscita della scuola
    armati di parole strafottenti
    ed aliti pesanti
    che facevano i gradassi
    per farsi belli
    del loro niente
    con cinque stupide galline.

    Non eran grossi
    ma è difficile
    parar cazzotti
    da cinque direzioni.

    Ed è così che mi ritrovo
    con un occhio nero
    e i lividi sul corpo
    perché la madre dei codardi
    è sempre incinta
    e non ha rispetto alcuno.

    In cinque tutti sono forti,
    ma presi ad uno ad uno....

  • 18 gennaio 2013 alle ore 3:40
    Blues e pallottole

    Anche questa notte
    cercherò un amore surrogato,
    tanto chi se ne fotte
    quello vero non l'ho mai trovato.
     
    I vicoli sono sempre più oscuri
    le strade viscidi serpenti d'asfalto,
    le macchine sfrecciano come siluri
    ogni tanto qualcuno è spacciato.
     
    Mi ritrovo come un relitto
    torvo al bancone del bar,
    il barista mi trova sospetto,
    ma solo nel rum voglio annegar.
     
    Non potevo certo sperar,
    che una voce calda e suadente
    potesse anche li arrivar
    vicino il piano stava lei, sorridente.
     
    Mi perdevo nel suo canto
    anche il barista sembrava felice,
    mi ricordavano un tempo
    quando non stavo tra certe facce.
     
    Poi un ubriaco la molestò pesante
    una bottiglia, un urlo, uno sparo
    l'ubriaco per terra morente
    ed io di corsa a cercarmi un riparo.
     
    Esco e m'inghiotte la notte
    arriva nel bar la polizia,
    ma chi se ne fotte
    tanto son già volato via.

  • 17 gennaio 2013 alle ore 19:32
    10 gennaio 2013

    Sguardi tremuli
    in corpi macellati, sventrati
    e pendenti.
    Voci nella notte
    dai corridoi vitali
    e il tintinnio di carrelli
    a rassicurare il sonno.
    Attesa di un nome
    che riporti alla vita
    nella vaghezza di una coscienza
    che pur sa di un divenire
    annodato lieve
    ad un battito d'ali.

  • 17 gennaio 2013 alle ore 17:15
    Tranne te

    Non esiste nessuno
    che sia me
    il contrario di me
    perfetta per me
    non esiste nessuno
    tranne te.

    Non esiste nessuno
    che conosce il peso
    dei momenti neri
    Non esiste nessuno
    tranne te.

    Non esiste nessuno
    che sia me

    Tranne te

  • 17 gennaio 2013 alle ore 16:02
    pomeriggio in città

    fiotti di luce dorata
    perforano il cielo 
    di oro e grigio
    si è vestita
    la meraviglia è solo di chi guarda

  • 17 gennaio 2013 alle ore 8:35
    Andando in cattedrale

    Il cielo cupo
    di nuvole nere
    che ondeggiano
    trasportate dal vento
    a scontrarsi tra fulmini
    e tuoni roboanti
    in lontananza a
    partorire una pioggia
    d'acqua e d'emozioni.
    Suggestioni e realtà
    nate dalla speranza
    che alberga nel cuore.
    Piroettare
    in questa riflessione
    appassionata
    miscelata al desiderio 
    d' immergersi
    nella tenerezza di una favola
    e volare sempre più alto
    fino a evocare
    forti sensazioni
    nella speranza
    d'incontrare Dio
    e rinnovare con Lui
    il patto d'amore.
    .
    cesaremoceo

  • 16 gennaio 2013 alle ore 19:28
    A Te

    Prendi la nullità di donna
    Dio gestiscila
    non so che farne .

    Arduo
    tutto appare
    vacuo il mondo si rivela.

    A  Te
    che forse poco amo
    questa fragile esistenza
    nelle mani  umilmente  pongo.

    Riuscirai Tu
    in altro modo
    a percepirla
    da questi  occhi stanchi
    senza filo di speranza.

  • 16 gennaio 2013 alle ore 18:18
    La stanza dei quadri

    Scende l’alito fatato delle nuvole di ieri,
    oramai inutile alla mia curiosità
    sepolta di ardite certezze
    e scoperte insaporite di bellezza,
    che tenta l’assalto ultimo alle trincee
    maturate su questa pelle novella.

    Ed i suoni della meravigliosa luna
    claudicante, affannata e dispersa
    soffici si smarriscono negli echi
    distanti la lunghezza dei nostri sguardi
    dove evanescenti le nostre frasi
    non più donate all’intento
    ma semplici restano incorniciate
    nella stanza dei quadri remoti
    dove deporre le armi d’orgoglio
    e lasciar crescere una magnolia stellata.

    Raffaele di Ianni

  • 16 gennaio 2013 alle ore 17:59
    Cantico dell'amore

    Battere le mani

    contro il muro

    non è gioire nella notte..

    Incontrare

    i tuoi occhi nell'immenso

    è

    come scoprire l'eterno

    mentre mangio

    la tua bocca di baci.

    Scopro

    di non morire

    nell'inganno...

    Con te.
     

  • 16 gennaio 2013 alle ore 17:22
    GUERRIERO

    Quando il guerriero ritornò
    trovò soltanto tracce sull’acciaio;
    li ripose nell’urna dei ricordi
    con cui ogni sera si tagliò le vene.
    La zia vecchia, unica rimasta,
    attendeva ancora la chiave dal marito;
    a menadito contava le scopate,
    quelle perdute in centosei stagioni
    mentre il suo teschio inveiva al sole…
    Il guerriero sciolse il suo cavallo
    indifferente al tutto.
    Vestito a lutto, piano si convinse,
    che la moglie trovò la soluzione
    per non cadere nel vuoto e dare il suo
    alle sue poche stagioni ancora in fiore.
    S’immerse il guerriero nudo
    nell’acqua putrida dell’infelicità,
    coperta di fiocchi d’immensa solitudine
    e compassione di lui ebbe la morte.
    Vagò per ere senza mai cambiarsi,
    tra scorciatoie che non portano a nulla:
    sulla neve e la rovente sabbia,
    donando giorni ancor più dolorosi
    a un’innocente bionda di taverna.
    La lanterna del filosofo sovvenne
    una sera, sul ciglio del burrone,
    ove un coglione si buttò di sotto
    con mezzo cappotto e la divisa intera.
    Il guerriero cercò un po’ di forze
    ai confini dei mari e delle terre
    iniziando il conflitto, quello vero,
    quello che fa la storia d’ogni uomo.
    Puoi perdere ma morire in pace
    o vincere te stesso e con ragione
    vedere crescere a ritroso tutto:
    la solitudine coi suoi fiocchi amari,
    il falso colore dell’infelicità
    e il dolce dell’avaro traditore…
    Al chiaro di luglio un cavallo noncurante
    guarda i delfini liberi nel cielo
    e le rondini librarsi nei fondali.

  • 16 gennaio 2013 alle ore 14:00
    Itinerari alternativi

    Penetrare fino
    a vertiginose viscere
    echeggianti di ricordi,
    nenie malinconiche
    già cantate,
    condividere gioie e ansie
    nate da
    intrinseche necessità
    in attimi di attesa
    pieni di tensione
    infusa in giorni
    di scosse dell'anima,
    orgogli ed emozioni 
    nei rintocchi delicati
    di un presente
    che pesca nel passato
    e rifugge ogni sussulto.
    .
    cesaremoceo.

  • 16 gennaio 2013 alle ore 12:32
    Amore che non muore

    Del pesco la brocca si vestia del roseo fiore
    con un roseo sorriso disse son il tuo amore

    biondeggiava sotto il sol il campo di grano
    i biondi capelli sciolse disse sai che t’amo

    già le gialle foglie toglea dai rami il vento
    giallo il caro viso e le parole amor amore sento

    di bianco tutto poi coprì il gelo col suo rigore
    pur nel rigor della morte mi sussurrasti amore