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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 18 marzo 2013 alle ore 17:46
    Non è un'anima pura

    Non è un'anima pura, ma oscura,
    vomitato dal male,
    ha patito sofferenze,
    portatore di memorie orride,
    di cuore impassibile,
    di viso solcato dall’indifferenza,
    di mani forti di chi lavora il nulla.
    L’ozio è il suo vessillo,
    la sua è un’avida fame di carni eppure, al sol avvicinarmi,
    pace e tranquillità vengono innescate come esplosivo,
    pronto ad echeggiare tra i confini del mondo perduto.

  • 18 marzo 2013 alle ore 13:30
    Il cormorano

    Come una freccia veloce
    traverso il cielo sul lago
    passava in nero volo
    di pesci il cacciatore
    con occhio acuto
    scrutante cormorano
    pronto a pescare
    cogliendo l'attimo
    ogni incauto affaccio.

    Spettacolo era certo naturale
    eppure stretta dava al cuore
    alle prede corso a pensare.

  • 18 marzo 2013 alle ore 12:57
    Nudi

    quel ramo
    s’apre alla finestra
    nudo, ancora per
    poco, interroga
    sguardi indifesi
    in attesa di riscatti
    che il tempo rimanda
    tra silenzi di tutti

  • 18 marzo 2013 alle ore 11:03
    Verità inconfutabile

    Vivere giorni colmi di perplessità
    e d'assenza di dottrine palesi

    mi guida in dedali di chimerici sogni

    soffermandomi a scrutare
    l'assedio perenne che mi cinge
    con intenzioni ostili

    e in quel profumo intenso
    inebriarmi di mille emozioni diverse

    tra lacrime vere e simulati sorrisi

    nel rimpianto della gioventù smarrita
    e nell'utopia dell'inatteso

    anelato lungo il viale dello squallore
    che si inerpica nella palude
    consueta dei tormenti e delle illusioni

    nel sapore disgustoso
    di essere continuo carnefice di me stesso.
    .
    cesaremoceo

  • 18 marzo 2013 alle ore 1:12
    L'attesa

    (Sale dagli occhi
    e dentro gli occhi inverte
    il senso infinito
    della pioggia).

    Son perle date ai porci
    le parole
    passate per le orecchie
    e transitate invano.

    Alzo lo sguardo al cielo
    dalla finestra chiusa
    ed in silenzio attendo
    la salita della sera
    mentre cerco
    tra le pagine del cuore
    un nome da dare
    a questo senso
    senza senso.

  • 17 marzo 2013 alle ore 20:08
    L'AMORE CHE NON CONOSCE ARGINI

    L'amava così tanto
    da cercare una luna
    da regalarle...
    l'amava così tanto
    da non vivere più la notte
    per poterla sognare
    ad occhi aperti...
    l'amore era il cibo che nutriva
    il suo cuore...
    sapeva di vivere in un mare
    impetuoso e tempestoso
    nel quale prima o poi
    sarebbe annegato...
    ma la lontana speranza
    di poter approdare sull'isola
    del suo amore...
    gli aveva dato la forza
    di non cercare argini...
    perchè sapeva che avrebbe
    potuto perdere qualcosa...
    se avesse posto dei limiti
    al suo amore...
    a lui bastava navigare
    quell'immenso mare...
    non curandosi del mutar delle onde!

  • 17 marzo 2013 alle ore 20:01
    L'ABBRACCIO

    L'abbraccio
    è la luce che illumina...
    il calore che riscalda...
    le mani che s'intrecciano
    dove prima era la solitudine...
    l'abbraccio è la solidarietà
    che prende forma...
    la vita che torna a sorridere
    dove prima piovevano
    le lacrime...
    l'abbraccio è la speranza
    di non essere più soli...
    la gioia di condividere
    tra le altrui braccia!

  • 17 marzo 2013 alle ore 17:57
    Le porte del tempo

    Nelle notti insonni grida vivaci mi cullano
    canti di gioia echi soavi invadono l'anima

    ombre dorate s'attorcigliano a cavalcare
    attimi di sogni negli occhi aperti

    la notte scorre veloce
    tronfia di vertiginose trame mentali

    Vorrei larghe ali d'entusiasmo
    per abbracciare il mio istinto naturale

    alla perenne ricerca della felicità

    e crearmi un rifugio segreto
    dove tutto s'accompagna ai desideri

    tra maestose voglie prive d'ostacoli

    e dare libero sfogo alla fantasia
    nelle dolci note del cuore 

    perdersi nel piacere
    di un domani eterno

    sorriso smagliante dei volti
    di chi mi ha donato amore

    porto sicuro su cui attraccare
    quando si naviga oltre le porte del tempo.
    .
    cesaremoceo

  • 17 marzo 2013 alle ore 16:37
    Rosso scarlatto

    Raro ardore
    misto a intenso tremore
    nell’animo mio
    vedere innanzi a me
    un vivo rosso scarlatto
    fervido e caloroso
    disperdersi nel cielo
    sfiorare le cerulee acque
    e penetrarmi come lama nel cuore
    suscitò
    attimi incantevoli di passione
    e con te consumai
    commozioni impure di eccitazioni
    sussulti con fremiti patii
    bisbigli e sussurri d’amore declamai
    le delizie amorose alfine assaporai.

  • 17 marzo 2013 alle ore 13:29
    Se non fai il male

    Se non fai il male
    non ti serve il perdono
    sembrerebbe logico
    salvo che non ti spetta
    giudicare il tuo agire
    e neppure il pensiero
    dal principio alla fine.

    Bene e male nel tempo
    fra le genti ed i luoghi
    hanno stime diverse
    così il buono per gli uni
    cattivissimo è agli altri.

    Dunque per non sbagliare
    chiedi sempre perdono
    vivi oscuro nel mondo
    e fai quel che ti pare.
     

  • 17 marzo 2013 alle ore 12:57
    Visite di cortesia

    Il buio è una condizione esistenziale,
    è un modo di essere, è un modo di vivere.
    Un peso, appeso al centro del petto,
    un vuoto che sale e si espande.
    Esce e si fa tutt’attorno,
    ti divide dal resto.
    Pensieri negativi affiorano,
    si mandano giù come un sorso d’acqua fresca.
    Il liquido di cui non possiamo farne a meno,
    risulta più pesante della trasparente acqua.
    Rabbia, perché stai così,
    rabbia, perché ti riduci così.
    Mentre navighi in tutto questo cerchi un salvagente,
    ma solo tu puoi aiutarti a stare a galla.
    Cerchi una lampadina,
    che ti aiuti a fare luce.
    Ma come un calo di corrente,
    a volte la lampadina si spegne
    e il buio si espande.
    Un generatore d’emergenza,
    che ti tenga sempre acceso.
    Una batteria tampone,
    che eroghi energia al bisogno.
    Un percorso guidato che ti porti
    ad un’uscita di sicurezza.
    Sempre e perennemente incatenata.
    Troverai la chiave,
    aprirai il lucchetto prima o poi.
    Intanto il buio ogni tanto arriva,
    passa e poi ritorna,
    sono visite di cortesia.
    (13/03/2013)

  • 17 marzo 2013 alle ore 10:16
    Il picciotto e il commissario

    Il picciotto baldanzoso e fiero
    col capo celato da un casco nero
    in una muta di grigio colorata
    tra vie e viuzze della borgata
    sulla sua robusta motocicletta
    sfreccia come una saetta.
    Uomo di pancia e di coltello
    quest’omino sin da pupo
    privato del suo cervello
    conosce solo ciò che è cupo.

    Nel suo misero animo sadico,
    vile  e meschino, il picciotto
    violenza e odio conserva
    paura e codardia scatena
    sparare sulla folla lo esalta
    il fulvo fluido fluire
    dell’apostata la sua vista anela.

    Il prodigo commissario
    di castigo cultore,
    alla ricerca del picciotto efferato
    tra vie e viuzze della borgata va,
    agghindato di fiero coraggio,
    chiede del boia feroce
    causa di profondo terrore,
    ma la folla smarrita
    non ha visto né sentito e non parla
    lui caparbio, impavido, persevera,
    incalza, cerca e ricerca
    alla fine il carnefice stana
    che dietro le grate posa.

  • 17 marzo 2013 alle ore 8:44
    A sfumare

    Fade in,
    ed un orizzonte di tamburi
    piano si impadronisce
    dello spazio sonoro
    ad aprire la strada
    a chitarre che ringhiano
    librando nell'aria
    suoni potenti
    fradici di adrenalina.
    Le dita scivolano sulle corde.
    Tutto fa bending
    intorno all'anima incatenata
    mentre il cuore
    elusivo
    è uscito a spasso
    a cercare la notte
    driblando falò fatiscenti,
    ruffiani e parcheggi,
    spose e puttane.
    E la notte scende muschiosa,
    si fà condensa
    e sgocciola piano
    sulle pareti di vetro,
    sulla tua schiena a contatto
    bloccata a ventosa.
    Tutto il mio mondo
    e tra le tue gambe,
    nei tuoi ansimi e gemiti,
    nelle tue contratture
    e nel tuo rilascio,
    mentre ti abbandoni sfinita
    tra le mie braccia.
    Sulle tue labbra
    e la lingua
    che lenta percorre
    di baci il mio collo
    mentre l'acqua continua a cadere
    sei note, su note
    su note, su no...
    ...fade out

  • 16 marzo 2013 alle ore 18:05
    Orizzonti sbiaditi

    Condannare la propria spontaneità
    a vivere solo del piacere della scoperta

    godere sempre di ciò che ti sorprende

    nella nicchia virtuosa
    della legittimazione personale

    nello spettacolo di gioia
    trasmesso dal cuore

    dolce armonia di gesti a saziare la fame
    acqua fresca per calmare la sete

    E allora cerchi di sfuggire al passato
    riversando in versi sommessi 

    lacrime già piante ormai asciutte
    lievi rime struggenti

    passeggeri del treno che corre veloce
    sui binari della memoria senza tempo

    nella fertilità dell'assurdo
    concimato da sberleffi e dolori

    tracce tragiche del pellegrinaggio
    nel Paradiso delle anime perdute.

    Apoteosi inappagata senza odio ne rancore.  

    .                                                                                              
    cesaremoceo

  • 16 marzo 2013 alle ore 14:56
    Anime

    Siamo anime che vagano tra le lacrime del mondo
    siamo ragni che costruiscono ragnatele di progetti
    siamo ladri di sogni  e prigionieri di emozioni
    siamo perle che si perdono tra le nebbie
    siamo petali di un fiore e pagine di un libro
    siamo come stelle che brillano o buchi neri nello spazio
    siamo come siamo tra le tante maschere del mondo.

  • 16 marzo 2013 alle ore 11:42
    Libro sacro

    perché la fede non sia acqua
    Colui che te la dona
    fallo uscire dal libro sacro
    le righe nere diventino il tuo sangue
    fa’ che sia pane
    non polvere nel vento la Parola

  • 16 marzo 2013 alle ore 11:01
    Corre il pensier

    Corre il pensier mio a quel dì lontano

    il mio sincer dir da te malamente inteso

    quell' amorevol del man mia gesto rifiutato

    perché ancor oggi quel fuggir tuo mi domando

    che d’amor eran sorte così dal cuor parole

    povere forse pel labbro incerto ma credi vere

    povera mano, guardo, allora pronta alla carezza

    che ancor sembra patir quel no gridato forte.

  • 16 marzo 2013 alle ore 7:55
    Il mio sollievo sei Tu

    Sospiri carichi di speranza

    caldi raggi di sole cocente

    mi riscaldano nella serenità
    della consapevole reciproca presenza

     sollievo gioioso di sentirsi vivo

    in questo tempo che genera ombreggiature
    d'apprensione e sgomento

    rifugio sicuro divenuto dorata prigione
    d'esplicite avventure dei sogni

    e solitarie aspirazioni protette
    da risapute moceiane certezze

    nel perpetuo che reclama l'esperienza

    relegando gli uni e le altre
    nei cassetti reconditi della volontà

    Là dare libero sfogo alla fantasia che libera
    il cuore alla felicità ostaggio del piacere

    per raggiungere l'Infinito

    gustare i genuini sapori del sapere

     e conservare tutta la forza
    in quella speranza che non s'attenua.
    .
    cesaremoceo

  • 15 marzo 2013 alle ore 22:41
    Rosicchiava ossimori

    La mia cagnetta Iperbole
    continuamente
    rosicchiava ossimori
    appassionatamente.

  • 15 marzo 2013 alle ore 22:31
    Parentesi chiusa

    Sei arrivata, così, d’improvviso
    Hai messo una virgola
    nella frase sgrammaticata
    della mia vita,
    Hai cambiato
    quella frase senza senso
    in un’armoniosa strofa
    di una poesia infinita.
    Volevo continuasse,
    diventasse un poema,
    con le parole al loro posto
    e la giusta punteggiatura.
    Hai messo un’altra virgola
    in un’altra frase, in un’altra vita,
    senza un punto che chiudesse la mia.
    La tua virgola è diventata parentesi,
    aperta e chiusa di colpo.
    E da quella parentesi,
    col tempo tutto fugge,
    alla fine resterà soltanto
    una frase sgrammaticata
    interrotta da una parentesi vuota.

  • 15 marzo 2013 alle ore 19:44
    Una parola

    Una parola
    è una briciola di dolcezza
    fragile speranza
    a volte è come la neve per i bambini
    è un attimo di felicità
    spesso è un ricordo lontano
    confuso in fondo alla memoria
    può essere un nido
    in cui far nascere un futuro d'amore
    la prima non la ricordiamo
    l'ultima non la sappiamo ancora

  • 15 marzo 2013 alle ore 19:42
    Filastrocca dell'ultimo giorno

    Tre nessuno
    attraversarono la vegetazione di cemento
    sparirono oltre uno dei muri visibili all'uomo
    voci e versi sconosciuti
    agghiacciano le pelli
    tutto è così familiare ma tutto è così straniero
    qualche nero animale
    sorveglia l'incedere della nebbia
    qualche altro sta nascosto
    guardiano del tempo che scorre
    tre nessuno
    tornarono sui loro passi
    incrociarono le loro vite con centinaia d'altre
    piccoli secondi o infiniti minuti
    le foglie cadono e ricrescono
    tre nessuno
    avanti e indietro fino alla fine
    seguendo la danza dei giorni
    osservati da piccoli occhi curiosi tra i rami...

  • 15 marzo 2013 alle ore 19:38
    Poche gocce di te

    non la puoi chiamare pioggia questa...
    cade con il timore di infastidirti
    come un sogno solo accennato
    come memorie che sbiadiscono
    un'altra persona che non esiste più
    ho bisogno di parlare di te
    così non sfuggirai mai dal mio cuore
    ho bisogno di volere altro
    così da non cercare più quella che eri un tempo e ora non sei
    vorrei sapere cosa voglio
    ti rivorrei

  • 15 marzo 2013 alle ore 13:53
    Quattro Cento Ottanta

    Il vero amore fa rumore: schiocco
    o capitombolo, risa gettate come
    riso; nel tunnel  del passante silenzioso,
    il passo si fa uno, le gambe accavallate,
    serpenti in accoppiamento.
    Il vero amore è baldanza ed
    irriverenza: la frase ad alta voce,
    lo sbuffo di balena, cincischiare,
    barrito di lenzuola, trillo di cicala,
    la tortora zittita,  frinire di denti
    nel sinistro del bacio,
    quadriglia di ciglia, nasi in deragliamento.
    Il vero amore non sa la notte e quando
    è l'ora di spegnere la voce: creatura
    irrequieta appena allattata  ed ancora
    in fame. Devi andare a rivoltarla,
    due o tre volte come la zolla in
    lievitazione quando è pregna dell'intimo
    turgore che esplode al buio e la fa
    mamma dall'uno e dall'altro verso.

  • Ho un pigiama bucato
    e un viso da stronzo,
    un naso pronunciato
    e un baffetto improbabile.

    Cammino per le strade di Londra
    con le mani in tasca
    e quell'aria da bohemien.
    Bevo tè il pomeriggio,
    caffè la mattina.

    Scrivo poesie e storie
    solo per essere contento,
    è questo il mio diverimento.
    A modo mio
    spacco il mondo in tarantelle,
    belle, fracassanti, spudorate...

    Le tarantelle dei miei giorni
    che ancora non resistono
    alla gioia di esser nate.