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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 05 gennaio 2013 alle ore 13:19
    Il fiore che non c'è

    Il fiore che non c’è

    Nel sepolcro ardente della sera
    sale
    tremante
    l’esile canto del Muezzin.
    A fargli eco
    furente
    il boato dell’ennesima
    autobomba su Baghdad.
    Quando è sbocciato l’ultimo fiore
    nei giardini pensili di Babilonia?
    Senza risposta
    è la domanda sgomenta nella notte.
    Attende una madre nell’Ohio
    la bara avvolta dalla bandiera
    che una delle sue stelle ha perduto
    nel più inutile macello mai compiuto.
    E intanto l’ultima petroliera
    è salpata verso la terra della sera
    orfana di quel fiore che non c’è.

  • 05 gennaio 2013 alle ore 12:13
    Stendi il tuo tempo al sole

    Intessi il vento
    tra le verdi dita
    che rigogliose
    salgono alla vita
    e fà tue
    le sue correnti.

    Stendi il tuo tempo
    al sole dell'età
    che ti appartiene
    e lascialo asciugare
    della rabbia.

    Dolci e forti
    son le correnti
    che spirano
    in direzione della morte
    a spazzar via paure 
    ed evenienze di rimpianti.

    Siamo solo di passaggio.

  • 05 gennaio 2013 alle ore 10:44
    Colui che intinge...

    1.
    “colui che intinge con me nel piatto”

    … non si estingue questo fuoco
    che passa per la carne del cielo
    -il mio abbracciare dalla croce il mondo
    -il tuo trafiggere nei secoli
    questo Cuore senza più sangue

    2.
    di giuda è piena la storia – tu
    guardati intanto da chi
    credi un amico:
    è quello che con te condivide
    il pane la luce l’obliquo raggio
    degli occhi

  • 05 gennaio 2013 alle ore 8:45
    Un sorriso

    Quanto bene fa un sorriso !
    Un sorriso si può fare
    un sorriso si può dare 
    è un bene assai prezioso
    chi lo dona è generoso
    costa poco forse niente
    ma rimane nella mente
    è un ricordo sempiterno
    chi lo riceve ne fa perno
    è un bene naturale
    specialmente a Carnevale
    si elargisce con amore
    fa felice ogni cuore
    è una luce illuminante
    che rischiara ad ogni istante
    e anche se non trasparente
    è sempre molto seducente
    se ti acceca col bagliore
    si risveglia l'Interiore
    della tristezza è medicina
    nelle pene ci avvicina
    da valore ad ogni cosa
    se lo offri con una rosa
    e se uniamo due sorrisi
    diamo un calcio anche alla crisi.
    .
    cesaremoceo

  • 05 gennaio 2013 alle ore 2:52
    Periferia...

    Sono nata
    e vivo
    in un quartiere
    di periferia,
    un nome
    come tanti altri,
    ma considerato
    a "rischio".
    Gente comune
    come me
    che ci si alza 
    al mattino presto
    per poter
    portare avanti
    la famiglia
    crescere
    con sacrifici
    i propri figli
    col sudore e
    il dolore nella spalla.
    Gente volenterosa
    di fare
    progredire
    migliorare
    usata a volte
    come una
    differenziata..
    Ragazzi che studiano
    hanno dei sogni
    nel cassetto,
    anche io
    come loro
    sognavo..
    Bravi ragazzi
    puliti
    onesti
    che  vanno avanti
    nella società
    a gomitate,
    si arrampicano
    con le unghie
    ben salde
    per non scivolre.
    ma come sempre
    c'è chi
    ci mette
    i bastoni fra le ruote
    portandoci
    nella realtà
    più assoluta
    e se non fosse
    per rovinare
    l'etica della poesia
    vorrei gridare
    con tutto il fiato
    che ho in gola
    il mio...
    a te
    che non ha
    mai creduto in me
    e a tutti quelli come me
    ghettizati
    e mai valutati
    e grido ancora
    il mio...
    a chi poteva
    e può fare tanto
    per noi
    fieri
    di poter dire
    di essere gente di 
    "Periferia"...

    ,
                                               

  • 05 gennaio 2013 alle ore 2:47
    Abbraccio

    Tu chi sei? Forse un gelido anello
    di ghiaccio che in bello
    pietra cerulea
    ha raccolto
    e molto
    ha
    già
    in silenzio
    senza indizio
    sunto con erculea
    ostilità negl'iridi
    ch'or sono bigi e aridi
    i qual s'affannano pietosamente
    ed or lambiscono la morsa ardente?

    Nulla cerchi,
    nulla arranchi,
    nulla affidi:
    non ti fidi.
    Nulla chiedi,
    ivi assedi
    la punta
    delle dita ch'ancor
    s'inebriano toccando
    il cuor della tua
    nuda scorza.

    E allor
    qual forza
    non ancora amor
    che non sia amor
    mi induce
    all'aspra duna
    della bocca tua
    si' tanto truce?

    Fai me custode
    delle piume tue,
    sia angelo
    di chi luce non ode.
    Sia io cerèa
    languida stretta
    sulla tua costa
    come candida livrea.

    E non prestarmi fede.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 21:39
    La Befana

    Come un'aquila solitaria
    voli nel cielo
    verso mete sconosciute
    cosi irragiungibile
    e sempre cosi vicina
    a camminare
    su strade ruvide
    e impalpabili
    imperterrita nella tua corsa.
    Non porti oro
    ne incenso 
    oppure mirra
    ma l'umile scopa
    simbolo d'un suono
    solfeggio d'amore
    sogno vissuto
    tra musica e cuore 
    e gioie e dolori
    e incrociare
    l'Essere in ogni condizione
    e portar in dote
    il dono di un amore sincero.
    .
    cesaremoceo

  • 04 gennaio 2013 alle ore 20:00
    Passeggio di parole

    Scrivere un poco
    passeggiare sulla pagina
    con le parole del momento
    diverse come la fantasia
    che le va a dettare.

    E il cuore se le gusta
    trovandoci il piacere
    della novità bella
    dal sapore lieve.
     

  • 04 gennaio 2013 alle ore 18:15
    Militante puro

    Militante puro di questa comune illusione non conosco utopia e non cerco redenzione, ma avanzo su questo terreno arido come l'ultimo baluardo di un esercito decimato dai sentimenti e dalla ragione.

    Passo dopo passo, attimo dopo attimo la mia vita viandante viaggerà di cuore in cuore e innalzerà il conflitto fino a sacrificare la propria identità perché qualcun altro tengo duro, perché si dipinga di rosso a questo muro.

    Militante puro di questa vita zingara mi rialzerò dopo ogni colpo e ricomincerò la salita prendendo forza dai miei compagni e in loro assenza dai miei sogni e non avrò paura di voltarmi e scoprire che sono cambiato negli anni.

    Militante puro di questa miliare ossessione trasformerò tutto in passione e regalerò ad ogni attimo la mia attenzione. Studierò la storia di ogni pensiero e non perderò mai il senso collettivo di ogni idea.
    Militante puro di questa maledetta Rivoluzione scorrerò come il sangue per le strade. Prenderò spunto dal passato e ogni giorno preparerò la vittoria del domani.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 18:14
    Tornerò a letto...

    E' già l'alba, oppure è ancora pesto?
    Stavo dormendo, non capisco,
    e poi dov'è finito tutto il resto?
    Si son svegliati, son partititi e di me si son dimenticati?

    Faccio presto, apro una finestra.

    Fuori è come se piovesse,
    ma il sol levante aldilà del fumo,
    filtra oltre la pioggia, è giunto ormai il mattino.
    E' ormai ora di andare, ma nessuno mi è venuto a svegliare.

    Faccio presto, infilo una scarpa.

    Sul cammino, fogli sparsi e un po' di vino,
    li avevam presi per sognare meglio
    e per dormire sollevati dal cuscino.
    Guardo meglio, tutt'attorno immobile il contorno.

    Fermi tutti, tanti ancora dormono.

    Vuoi veder che quel frastuono,
    che ha fatto il sol nello spuntar,
    non tutti l'hanno udito? Nessuno l'ha sentito!
    Avvilito quasi demordo, son da solo ad esser sveglio?

    Fermi tutti, serve una sveglia.

    Cerco intorno, frugo veloce,
    l'armadio è pieno di cose da buttare,
    soprattutto quel vestito atroce,
    cucito apposta per sembrare.
    Sotto le cianfrusaglie, qualcosa da dimenticare, tutto regolare.

    Penso che impazzirò.

    Butto tutto all'aria, cerco di farmi spazio,
    la corrette spinge indietro ma non mi arrendo,
    cerco ancora un campanello ma dietro un libro c'è un megafono,
    ma di che parlo? Son io la sveglia che annuncerà il nuovo giorno!

    Penso che...

  • 04 gennaio 2013 alle ore 18:12
    Napl

    Napl, già te vec mentr sceng e' scal, aret a na' fenest annascunnut,
    a ppier o' mar stesa 'ngopp a na' sagliut.
    O' ciel t'assumigl, na' luc' se stut 'nmiez a tant at appicciat,
    e mentr sceng stu penzier me fà passà a' pazzarij...nun te chied nient,
    nient r'eccessiv,nient ca nun putiss fà,
    ossac ca ij song un comm a tant, ma tu sì una sola,
    e staser me sierv sul tu.
    Ma c't' custass, a te ca si grand,
    e m'arregalà na' cascat e stell pà culurà e' capill,
    nun è nient, pè tte foss fessarij,
    accarezzà o' mar comm foss na' tavl e fermall sott o' ciel,
    mentr ij le ric ca è a' vita mij.
    Adduormet 'ngopp a stu cuscin e suonn,
    pe' cchi nun se l'ha vennut e rest ancor cà,
    astrignet o' tiemp e nun ò fà passà,
    foss pur sul nu minut e cchiù,
    pe' mme perder rint a cchill'uocchi comm me perd guardannete a tte.
    E mentr t'adduorm, dince o' vient e passà senza fà rummor,
    accussì ca me sient mentre 'nce facc' l'ammor,
    e nun te preoccupà si a' terr tremm, è o' core che sbatt,
    'nmiez a chest'onn.
    E quand se fà matina e spond o' sol, fatt accarezzà comm s'accarezzen è sciùr,
    cu' na' lenz e luc' stracc' o' scur accusì ca le pozz arregalà tutt e' culur.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 18:09
    Il principe

    Sto preparando un’epica demenza sulle sponde del malpensante
    per rispondere col fuoco amico ad una richiesta d’aiuto…
    Non ho mai creduto alla fortuna,
    finché non mi sono accorto di essere molto sfortunato,
    ma ho lottato, contro i mulini a vento e i venditori di fumo
    finché non sono stato truffato da un sogno ad occhi aperti…
    tornare ad abitare in un monolocale a piano sfalsato è stato difficile,
    soprattutto dopo aver costruito castelli in aria per un bel po’…
    sono un principe e devo fare i conti con la fortuna…
    se mi chiederai di restare me ne andrò,
    se mi chiederai di restare ti caccerò,
    se mi chiederai di restare penso che resterò…
    son bravo con le parole, meno con le bugie
    ma mi concedo spesso delle fantasie…
    la fortuna è relativa,
    è come stabilire chi è nato prima, l’uomo o la gallina…
    son stato fortunato fino e qui,
    mi dissi nascendo,
    non  sono figlio di un servo…
    sono un principe e devo fare i conti con la fortuna,
    ma non avevo calcolato di essere molto sfortunato…
    l’amore lenisce il dolore che viene
    quando ti accorgi che è tutto virtuale,
    come questo sentimento,
    come il sesso che stiamo facendo,
    ma anche questo è relativo,
    è come stabilire se la rivoluzione passi o meno dal parlamento,
    nel frattempo voto, tanto poi me ne pento…
    sono un principe e devo fare i conti con la sfortuna,
    le macchie che non vanno via sono quelle d’inchiostro,
    quelle che lavi erano di passaggio,
    ma anche le macchie sono relative, che dire,
    è come credere che esistano anche quelle grigie oltre a quelle bianche e nere…
    sono un principe, il principe della sfortuna,
    e se mi chiederai perché,
    ti risponderò che è sfortuna anche quella
    e sarò fortunato se mi crederai…
    sono il principe della sfortuna e devo fare i conti con me stesso.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 15:03
    Attesa

    Oggi che t'aspettavo
    non sei venuta.
    E la tua assenza so quel che mi dice,
    la tua assenza che tumultuava,
    nel vuoto che hai lasciato,
    come una stella.
    Dice che non vuoi amarmi. 
    Quale un estivo temporale
    s'annuncia e poi s'allontana,
    così ti sei negata alla mia sete.
    L'amore, sul nascere,
    ha di quest'improvvisi pentimenti.
    Silenziosamente
    ci siamo intesi.

    Amore, amore, come sempre,
    vorrei coprirti di fiori e d'insulti.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 14:30
    Francesca

    A volte arriva

    E come acqua

    Del pensiero

    Riempie gli occhi
     

  • 04 gennaio 2013 alle ore 8:20
    In cerca di Te

    E continuare a piangere
    con la mente
    ai pochi istanti felici
    d'un tempo lontano
    che il pensiero consuma
    senza lasciare tracce.
    E inghiottire l'amarezza
    dei finti sorrisi stampati
    in facce tramortite
    dal disprezzo di un mondo
    che non sa più guardare
    al di la del proprio egoismo.
    E chiudere gli occhi
    per assorbire
    queste gelide gocce
    che pungono il cuore
    in una girandola di emozioni
    turbinio di un ciclone
    che imperversa sulla realtà.
    E riaprire gli occhi
    accecati d'impotenza
    urlanti di rabbia
    come un vulcano
    che erutta
    in tutta la sua ira
    lacrime arse
    dal gelo dell'anima
    e assetate d'amore.
    E tirare pugni
    contro le pareti del silenzio
    che tutto avvolge
    e graffiarle
    con le mani fredde della paura
    farsi strada
    oltre l'orizzonte infinito
    aprire le porte del cielo
    e varcarle in cerca di Te.
    .
    cesaremoceo

  • 04 gennaio 2013 alle ore 2:32
    Due Tramonti

    Principio di notte,
    rosso tramonto,
    suicidio di luce.
    Va spegnendosi il tepore del visibile.
    Arde il labbro sul sole dormiente.
    Principio di vita,
    armonia del buio,
    vita nascente.
    Caldi tramonti che annunciano il freddo.
    Eppur si scaldano.

  • Cova l'ambita veste
    il duo che con campestre
    desider d'amaro sangue
    unisce ancor un lembo
    fecondo di libidine
    n'cotal scontro de le lingue.
     
    Eterno sia o non sia
    'sto lampo candido
    son io che ambisco mia
    la deliziosa derma.
     
    Azzanna la mia essenza,
    spolpami, ragazza.
    Scarna questa ebrezza
    e saggiala in potenza.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 2:27
    Solchi

    Rivedrai
    rilievi
    tra le labbra.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 2:26
    Virilità

    Maschio come il coraggio,
    maschio come il silenzio,
    come il percorso e l'arrivo,
    come il sangue e come il respiro.
    Maschio come un patto,
    come il verbo e come l'atto.
    Uomo come l'errore,
    come lo sguardo
    e come l'amore.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 2:25
    Poema

    Non ho bisogno di rime.
    Necessito dell'atmosfera,
    di quando, solo, sei in casa
    e l'oscurità ti rinnova.
     
    Ma nella notte non sei solo:
    le luci avvolgono il tuo volto,
    i mille suoni della strada
    coprono i battiti del cuore.
     
    E allora compongo le mie preghiere.
    L'osanna dei miei pensieri,
    le mie riflessioni sul mondo
    prendono forma nella realtà.
     
    Ma forse la realtà
    non è qualcosa di fisso:
    è ciò che ti fanno credere.
    Come questi versi.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 2:23
    Credi agli angeli?

    Vedrei le fila unire ogni mia giunta,
    strizzare le mie ossa e le mie piaghe;
    Respireresti forte ad ogni punta
    mirando mie emozioni altresì vaghe?
     
    Osservami, ossessiva dannazione!
    M'avresti mai pregato di non dirtelo?
    Invoco la tua insita attenzione
    e chiedo, quanto meno, se sei un angelo.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 2:22
    Viso di donna

    Dolci colline prossime ai fiori,
    ampie e lisce distese d'umori,
    solchi di prato di immensa espressione.
    Viso di donna, azzurro e ciclone.
     
    Monte elegante che emana profumi,
    rilascia frammenti di aridi fumi,
    sorseggia la vita e nulla ne dice.
    Viso di donna, amaro e felice.
     
    Grandi fessure dipinte d'astri,
    capaci di pace, eppur sinistri.
    Un lucido specchio che cela uno scrigno.
    Viso di donna, sei truce e benigno.
     
    Tiepidi viveri dell'umana specie,
    son loro che creano il mondo in Sua vece.
    Il lor cratere sia la mia custodia.
    Viso di donna, che m'ama e m'odia.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 2:19
    Insensatezza

    Liquidità. Fluisce alla foce
    un flusso di misera logica,
    con insensatezza tragica.
     
    Le acque dilagano
    fuori controllo.
    Sfuma in ammollo
    la pelle tua.
    Rode lieve
    il tuo silenzio
    solleticandomi.
     
    E, cavalcando le onde,
    il mio siero mi infonde
    nuova ragione.
    E temo tu non l'abbia.
    Non l'abbia mai avuta.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 2:17
    Le mie dita s'immersero

    Le mie dita s'immersero
    nell'aspro aere chiuso,
    le unghie nel sopruso
    di quel piacere effimero.
     
    Libero e relegato,
    lontano dal suo senno,
    sicuro in ogni cenno
    del mostro che ho creato.

  • 04 gennaio 2013 alle ore 2:15
    Ho un varco ornato dal cuore

    Ho un varco ornato dal cuore
    nel petto. Asciutto, arido.
    Ho un vuoto che arde impavido,
    la carne che cerca il tuo amore.
    Sono preda dei tuoi occhi,
    libellula latente nel cielo
    aperto, avvolta nel tuo velo,
    in fuga da te.
     
    Non provo a far altro.
    Fallisco
    e ti amo.